Ricorrenze

798 anni fa, il 19 ottobre 1216, moriva re Giovanni d’Inghilterra, alias Giovanni Senzaterra, il monarca famoso per aver concesso la Magna Charta al popolo inglese.

Io sono una che, quando studia la vita di qualche personaggio storico o di un autore, se lo immagina nei minimi dettagli e per me Giovanni è sempre stato brutto, gobbo, con il naso aquilino e con la faccia da leoncino spelacchiato (stile disney). Non che fosse tanto bello nella versione reale, ma l’immagine che avevo di lui ha condizionato anche la mia idea sul suo comportamento. Nelle mie interrogazioni, quindi, si sprecavano aggettivi e epiteti come illegittimo e usurpatore, come se fossi una fan sfegatata di Riccardo Cuor di Leone…

Una come me però, dopo aver scoperto che è morto oggi, un po’ di domande su chi fosse davvero Giovanni d’Inghilterra se le fa e per curiosità mi sono messa a leggere la sua storia. Dopo ho capito perché ha fatto quel che ha fatto!
Voi come reagireste se, all’età di 7 anni, vostro padre vi fidanzasse con una bambina più vecchia di ben 6 anni?! Vista con gli occhi del piccolo Giovanni – e con la sua testa – il caro Enrico II gli stava appioppando una tardona solo per conquistare la Savoia! I suoi fratelli però si sono opposti, non certo perché la tardona era bella da “togliere il fiato”, e la storia del matrimonio è finita in un nulla di fatto… Poi sua madre, Eleonora d’Aquitania, lo ha abbandonato per raggiungere gli altri figli e partecipare a una rivolta nei suoi confronti – sempre per colpa del fidanzamento di prima –, finendo in prigione per il resto della sua vita. Ditemi voi se avere una madre del genere non ti segna! Freud avrebbe avuto molto su cui lavorare! Come se già non bastasse, all’età di 20 anni il padre lo spedisce in Irlanda con l’ordine di conquistarla; mi sembra di sentirlo mentre gli dice “E non tornare finché non l’hai fatto”. Con una pressione tale ti credo che non ha vinto mezza battaglia ed è rientrato a casa con la coda tra le gambe! Poi gli annullano il primo matrimonio perché “Sussiste possibile parentela”… Grazie! All’epoca erano tutti imparentati con tutti! Dulcis in fundo – anche se l’elenco delle sfighe è ancora lungo – alla morte di suo padre non ci sono più territori da spartire. “Scusa, Giovanni, ma abbiamo finito le terre! Per te niente eredità”. Da qui l’appellativo Senzaterra! E poi uno non si deve incazzare e non deve provare a prendere il trono del fratello appena questo decide di andare a farsi ammazzare in Terra Santa!

Certo, potrà anche non essere stato sano di mente e aver avuto dei problemi di autocontrollo, ma chi non li avrebbe con una famiglia del genere? E se questa è l’infanzia di Giovanni Senzaterra, non voglio sapere com’è stata quella di Maria la Sanguinaria!

Problemi di comunicazione

Parlare con qualcuno non sempre è facile e può esserlo per diversi motivi. Barriere linguistiche – anche se oggi con l’inglese si arriva dovunque –, non voglia/tempo di ascoltare quello che l’altro sta dicendo o perché siamo arrabbiati sono alcune delle cause che ci impediscono di comunicare con chi ci sta di fronte. È un problema, ma possiamo facilmente risolverlo se ci troviamo davanti una persona in carne e ossa come noi. Le difficoltà nascono quando chi cerca di parlarci è il nostro subconscio.

subconscio 1

Questo rappresenta la maggior parte della nostra coscienza ed è un po’ come se convivessimo con un logorroico, che parla a raffica 24 ore su 24 senza mai fermarsi. Fin qui non ci sarebbero poi grossi problemi – un logorroico lo abbiamo sopportato tutti in vita nostra e siamo sopravvissuti, in qualche modo – ma con il subconscio è diverso.

È il logorroico che fa il simpatico, lui, che ti lancia messaggi criptici credendo di averti detto le cose in modo semplice. È il simpaticone che ti mostra ciò che desideri e poi ti fa “bubu settete” mentre te lo toglie o ti sveglia. È pure poliglotta, perché ti parla in milioni di lingue diverse convinto che tu stia capendo e invece tu ti senti come se Harry e Lloyd di Scemo e più scemo si fossero fusi in una sola persona, te.
scemo_e_pi_scemo_inizi_cos_eric_christian_olsen_troy_miller_010_jpg_bvybEppure con il nostro logorroico e la sua abitudine a non dire mai le cose terra terra ci dobbiamo convivere. Sarà difficile da sopportare e capire quando apre bocca, ma ogni tanto i suoi messaggi arrivano forte e chiaro.

Il mio, per esempio, ultimamente parla con la voce di Tom Petty, cantante dei Tom Petty and the Heartbreakers. Pretenzioso, eh, come subconscio?! Ed era pure intonato mentre mi cantava I won’t back down

#socialbookday

Da “Da qualche parte suona un’orchestrina” di Ray Bradbury

“Ogni libro è Lazzaro, no? E tu, lettore, aprendone la copertina, inviti Lazzaro a camminare. E lui torna a vivere, il libro vive ancora, le parole morte vengono riscaldate dal tuo sguardo”

 

http://linkis.com/www.libreriamo.it/a/Z5wjg

Sonetto 18

th_1dd1d6fe940b0becc9a0299f6069644e_252Ieri ho letto tutto d’un fiato Lo zen nell’arte della scrittura di Ray Bradbury – in un solo giorno, cosa eccezionale visti gli impegni, ma mi ha aiutata il fatto che è composto da un centinaio di pagine –, una raccolta di introduzioni, articoli e prefazioni in cui spiega cosa vuol dire essere uno scrittore secondo il suo punto di vista. È un libro pieno di consigli interessanti, credo anche molto utili, e tra questi, ce n’è uno che voglio sfruttare fin da subito.

Parlando di come mantenere viva la propria Musa, Bradbury consiglia, tra le altre cose, di leggere poesie. Non importa se non le si comprende, quello che conta è che il nostro subconscio le accolga e le faccia sue. Ce le restituirà, comprese e sotto altre forme, quando arriverà il momento giusto.

Oggi è il giorno del Bardo, William Shakespeare, con una poesia… Pardon, con un sonetto.

Shall I compare thee to a summer’s day? (Sonnet 18)

Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate.
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date.
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed;
And every fair from fair sometime declines,
By chance, or nature’s changing course, untrimmed;
But thy eternal summer shall not fade, Nor lose possession of that fair thou ow’st,
Nor shall death brag thou wand’rest in his shade,
When in eternal lines to Time thou grow’st.
      So long as men can breathe, or eyes can see,
      So long lives this, and this gives life to thee.

Posso paragonarti a un giorno d’estate? (Sonetto 18)

Posso paragonarti a un giorno d’Estate?
Tu sei più amabile e più tranquillo.
Venti forti scuotono i teneri germogli di Maggio,
E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo,
E spesso la sua pelle dorata s’oscura;
Ed ogni cosa bella la bellezza talora declina,
spogliata per caso o per il mutevole corso della natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà svanire,
Né perder la bellezza che possiedi,
Né dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra,
Quando in eterni versi al tempo tu crescerai:
     Finché uomini respireranno o occhi potran vedere,
     Queste parole vivranno, e daranno vita a te.