Un giorno come tanti

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All’inizio credevo fosse il solito thriller americano, con un evaso che prende in ostaggio madre e figlio pur di non farsi catturare, uno di quei film dello stesso genere che, visto il primo, sai già quali cliché toccheranno e come andranno a finire… E invece no, perché questa pellicola di Jason Reitman segue alla perfezione lo stile di quelle che l’hanno preceduta.

Come in Thank you for smoking e in Juno, la trama superficiale di Un giorno come tanti è fuorviante per quanto riguarda la piega che prende l’intera storia ed è così che, con lo scorrere dei minuti, si passa dal considerarlo (erroneamente) un thriller a capire che in realtà è un film sì drammatico, ma non uno di quelli che ti mandano in paranoia. Nonostante un quasi finale amaro, l’epilogo è agrodolce e ti lascia negli occhi e nel cuore una sensazione positiva, come se anche di fronte a un ineluttabile condanna la vita possa ancora riservare delle belle sorprese. Ti ricorda che c’è del buono anche in chi, di buono, sembra non avere nulla e che spesso ad essere “cattive” sono le persone che, a causa delle loro circostanze, dovrebbero dimostrare più umanità.

Se una sera non avete nulla da fare e non vi va nemmeno di uscire, ricordatevi di questo film e vedrete che passerete comunque una bella serata!

Aspetto i vostri commenti 😊

Le ultime parole famose

Perdonate l’assenza ma in questi ultimi giorni sono stati più gli impegni del tempo a disposizione! Non che oggi ne abbia molto di più, ma almeno cinque minuti da dedicare al mio piccolo spazio in rete sono riuscita a ritagliarmeli 😊

Sarà che si sta avvicinando il Natale e che tutti sono in preda all’ansia da “Finisci tutto prima del 24!”, ma di gente strana se ne vede parecchia ultimamente, proprio com’è strana la comparsa improvvisa di impegni e disguidi da risolvere. Non vi racconto dei parcheggi assurdi che ho visto fare mentre andavo in università o delle manovre e dei sorpassi da incidente assicurato che mi è capitato di trovarmi davanti stando in coda al semaforo… (Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi!) No, ci sono stati eventi ben più sconvolgenti e, di questi, uno solo è stato positivo. Devo ammettere che, come tempismo, non poteva esserci una sincronia migliore.

Questa settimana – perdonatemi, ma io sono una da “prima le notizie belle, poi tutto il resto” – alla famiglia si è aggiunto un piccolo batuffolino di nome Francesco e io sono diventata zia! È un amore e in poco tempo sono riuscita ad avere sul telefono un servizio fotografico completo! Chissà andando avanti 😉

Però, per quanto incredibilmente bello possa essere l’arrivo del mio nipotino, la mia attenzione è scivolata altrove perché quest’anno la segreteria dell’università ha deciso di farmi dei regali: sistemare l’orario dei due semestri a puffo (a occhi chiusi e con uno shaker tra le mani), così da permettermi di poter dare a gennaio solo due esami dei cinque o sei che ho quest’anno, e far smettere di funzionare la piattaforma online proprio quando io stavo compilando il mio piano di studi!

Il primo regalo me l’ha recapito a fine settembre, ma lì per lì mi son detta che era una normale e che tutti gli anni si ha l’impressione che chi compili gli incroci “aule-orari-lezioni” sia reduce da una partita di Twist giocata completamente da ubriaco! Quindi, dato l’orario sputato da un frullatore impazzito, ho frequentato un solo corso… Adesso però si avvicina il periodo degli esami e visto che per questo corso rientro nella categoria dei frequentanti (quella schiera di studenti disposta a tutto pur di dare un esame in tempi e modi ragionevoli), ho la possibilità di fare una prova scritta subito invece di presentarmi a uno degli appelli più avanti e rischiare di passarci tutta la giornata. Detta così sembra quasi una bella notizia e lo sarebbe anche se la responsabile del corso fosse capace di fare chiarezza, perché in teoria le lezioni finisco oggi ma io non ho la più pallida idea di quando sarà l’esame! Lei lo ha programmato per domani, cosa di per sé già assurda visto che spiegherà pure oggi, ma settimana scorsa, quando avrebbe dovuto dare conferma, si è presentata l’assistente e di lei nemmeno l’ombra! Tenete le dita incrociate per oggi, perché questo pomeriggio a lezione potrebbero succederne di tutti i colori! Sempre se si presenterà…

L’altro regalo, invece, l’ho scartato due giorni fa e ora come ora mi ritrovo con un piano di studi compilato a caso! Dovete sapere che la mia università dispone di uno sportello elettronico, tramite il quale gli studenti possono richiedere certificati, prenotare esami, controllare i voti, ecc. ecc. e grazie al quale è possibile presentare la lista degli esami che vuoi dare durante il tuo percorso di studi senza dover portare la copia cartacea alla segreteria generale. Ottimo strumento, ma solo se decide di non impallarsi, e ovviamente a me è successo! Da quanto ho capito poi, chiedendo aiuto a altri studenti, anche questo è un problema frequente come quello delle combo dell’orario ufficiale.  Giusto dopo aver commentato su un blog che la mia università, se si parla di tecnologia, non fa così schifo, ecco che arriva la smentita. E sapete quel è la soluzione?! Compilare la versione cartacea del piano e portarlo in segreteria!

Tra oggi e domani lo stress e gli impegni dovrebbero esaurirsi, ma non si sa mai, perciò adesso che posso mi dedico a un po’ di sano Relax!
Buona giornata 😊

Sinfonia silenziosa

Così tante voci, troppe per riuscire ad ascoltarle tutte. Nell’oscurità delle palpebre chiuse il ragazzo si sforzava di comprendere le loro parole; erano magneti puntati verso la sua attenzione, ognuno calibrato per andare ad attrarre un polo della sua mente. Alle sue orecchie giungevano le grida di guerra da secoli cadute nell’oblio di una pianura silenziosa, i tuoni che infestavano una notte burrascosa in mezzo al mare, lo spiffero del vento attraverso un’asse del pavimento di una vecchia casa, i baci e le carezze di una madre al figlio appena nato, le confidenze di un innamorato al fiume nel quale voleva annegare se stesso e l’amore denigrato; sentiva lo scorrere della mano sulle corde di un violino, il volteggiare leggero di una ballerina, lo scricchiolio di una piuma intrisa d’inchiostro, il fruscio delicato del pennello sulla tela, i piccoli ticchettii ritmici di un orologio fuori tempo, la condensa dei respiri d’inverno e il cicaleccio dei grilli in un pomeriggio d’estate. Tutti raccontavano qualcosa, tutti avevano la loro importanza e quel briciolo di grandezza capace di rendere una vita mediocre pari alla più grande delle esistenze.

In mezzo a quella eufonia di suoni e parole, il ragazzo pensò di essere per sbaglio entrato in un teatro durante le prime audizioni per un nuovo coro. Non mancava nulla: baritoni, soprani, contralti, mezzosoprani, bassi, tenori e pure stonati mettevano in bella mostra le loro ugole, affinché quel visitatore, capitato quasi per caso di fronte a loro, scegliesse chi fosse il più meritevole in quel gruppo mal assortito. Urlavano tutti come pazzi, raccontavano storie che lui, giovane e inesperto com’era, non aveva nemmeno mai sentito e che forse mai avrebbe scoperto se non si fosse dato tanta pena per ascoltarli. Ma erano così tanti, troppe voci si accalcavano nella sua testa. Aveva paura della loro forza, della potenza dei loro racconti e anche se per alcuni di loro avrebbe fatto meglio a dimenticare che si trovavano lì, tutto quello che riusciva a sentire erano le voci provenienti da quei mondi racchiusi in cuori polverosi e a volte dimenticati.

«Ragazzo io devo chiudere» gli disse l’uomo barbuto passandogli accanto. «Comprane uno o fuori di qui»

Allungò timidamente una mano e non appena la sua unghia grattò la superfice ruvida di una delle tante copertine, le voci tacquero. Il cuore del ragazzo perse un colpo.

Aveva forse ucciso qualcuno? Si era fatto troppo avanti e allora quegli attori si erano vergognati delle loro esibizioni tanto da decidere di fermarsi? Quell’improvviso silenzio era per lui il più profondo dei dolori, la più grande delle incomprensioni e delle delusioni e non riusciva a trovare una spiegazione al perché la scomparsa di tante voci diverse tra loro lo avesse ferito in modo così profondo.

Ritrasse la mano ma nessuno ricominciò a parlare, o a cantare. Sentiva lo sguardo del libraio su di sé, però l’agitazione non arrivava a causa di quegli occhi scocciati. Lui voleva sapere, voleva ascoltare le vite nascoste all’interno di tante pagine e non poteva sceglierne una soltanto. Non voleva portare con sé il vecchio marinaio sopravvissuto a una terribile tempesta quando tanti altri si contendevano la sua mente, le sue orecchie e infine, il suo cuore. Non aveva il coraggio di voltare loro le spalle.

Stava iniziando a pensare di andarsene, che se non sapeva decidersi era meglio allontanarsi con le mani vuote e il cuore spezzato piuttosto che affrettare una scelta fin troppo importante, quando la sovraccoperta che aveva toccato riprese a far sentire la sua voce. Dapprima schiva e cauta, divenne presto più forte e sicura e convinse il ragazzo a portarlo con sé. Aveva la voce di un bambino e prometteva avventure mai viste o immaginate.

Fuori, avvolto nel freddo di quella sera d’inverno e con quel nuovo, ma già vecchio, mondo stretto tra le mani, il ragazzo guardò per un secondo oltre la saracinesca che si chiudeva e là, in quel buio che sapeva di scaffali stracolmi e poco avvezzi a essere toccati, gli sembrò di sentire una piccola sinfonia di voci che lo chiamavano. Il suo cuore era troppo piccolo e impreparato per accoglierle tutte in una volta, ma, con il tempo, la pazienza e la curiosità, sarebbe riuscito a restituire loro ciò che aveva di più prezioso. Non avrebbe smesso di cercare di rendere loro la vita che nascondevano.

Golden Years

Don’t let me hear you say life’s 
taking you nowhere, 
angel

Come get up my baby
Run for the shadows, run for the shadows
Run for the shadows in these golden years

I’ll stick with you baby for a thousand years
Nothing’s gonna touch you in these golden years, gold
Golden years, gold whop whop whop

Adoro questo pezzo, ma deve ammettere che così lo preferisco!

Arriva il Natale

Questa settimana a casa mia sono spuntati i primi addobbi 😄

IMG_0579 La stella luminosissima appesa fuori dalla porta di casa – ottima sostituta per la vecchia ghirlanda

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E l’alberello tutto addobbato di rosso!

Natale si avvicina 🎄 Speriamo arrivino anche i regali!!! O al massimo, un tranquillo periodo di festa con la famiglia 😘