Sbriciolata nutellosa 😋

Qualche venerdì fa leggevo la ricetta di questa torta su Un Diario Per Due Sorelle. Golosa come sono, l’ho salvata tra i preferiti della cronologia, in attesa dell’occasione perfetta per fare un dolce del genere. Oggi quell’occasione è arrivata! Comprata la nutella, io e my mum ci siamo messe dietro (avrebbe dovuto aiutarci anche mia cugina, ma ci eravamo stancate di aspettare 😆). Ecco il nostro risultato

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Noi abbiamo fatto una piccola aggiunta: una spolverata di zucchero prima di infornare per una bella crosticina!

Beh che dire… È una cionata!!! Veramente buona! Però meglio fermarsi a una sola fetta 😆

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Mah

Stasera guardavo Masterchef e pensavo “Mah… Devono averli pagati bene!” perché fan così tanto i pidocchiosi e poi mangiano i sughi pronti spacciandoli per quelli della nonna (Pöra nonna!!!!), comprano le patatine nel sacchetto come tutti i comuni mortali e pretendono che da un rotolo preconfezionato di sfoglia una si inventi un piatto da stella Michelin…

Mah… devono averli pagati bene, anche se non so per quale dei due “lavori”…

Sgoccioli

Buon fine lunedì, cari lettori!

Di norma, il lunedì è il giorno più lento dell’intera settimana per me. Non so se è una questione metabolica o mentale, ma fatico a ingranare la marcia durante giornate come quella di oggi e a risentirne è la lista delle miliardi di cose che dovrei fare (il condizionale è obbligatorio purtroppo…).

Il primo punto della suddetta lista è la tesi di laurea. Essendo per la triennale, non dovrebbe essere un argomento troppo complicato (né troppo ampio) ma ovviamente io ho la non volontaria tendenza ad esagerare. Come tema ho scelto di analizzare l’influenza che le esperienze e i ricordi personali esercitano sulla memoria culturale (o collettiva) attraverso le opere di quel gran genio che era Ray Bradbury. La mia tesi, in particolare, si dovrebbe focalizzare sull’analisi di un racconto intitolato Somewhere a Band is Playing (Da qualche parte suona un’orchestrina)… Qui sorgono i problemi, perché sembra che su tale opera non esistano testi critici. Non è che non sono in grado di analizzarla da sola ma… Sì, insomma, la cosa mi sembra abbastanza esosa, visti i presupposti del “No complicato. No ampio”. Però ho una relatrice che mi ha dato l’ok… Speriamo bene 😆

Quindi ho passato la giornata a cercare il maggior numero di saggi che si occupano di Bradbury nella speranza che almeno uno tratti della mia short novel, ritrovandomi sommersa di titoli e appunti!

E a voi com’è andata la giornata? Io vi farò sapere come va a finire la mia ricerca e ora che il lunedì è agli sgoccioli mi, e vi, regalo una piccola perla 😊 Buona serata!

Ho un blog

imageQuesta perla me l’ha regalata Facebook, o meglio, il profilo Facebook di una mia amica. All’inizio – e comunque anche adesso – mi ha fatta ridere perché, io per prima, sono convinta che tenere un blog ti renda effettivamente uno scrittore/una scrittrice fondamentalmente perché qualcuno (forse) legge ciò che scrivi. È proprio come spacciarsi per un pilota guidando un vecchissimo Ciao della Piaggio (sì, ho meno di 30 anni e so cos’è 😊), uno di quelli consumati dalla ruggine  e con il quale fai prima spingerti con i piedi che usare i pedali!

Però poi ci ho riflettuto e anche se continua a farmi sorridere, per chi vuole che il proprio blog sia una vetrina per ciò che scrive, essere un blogger è in effetti come essere uno scrittore – magari una sua sotto-categoria non così “aulica” – perché ci si mette impegno e dedizione. Il mio blog e lo scrivere nuovi articoli per farlo crescere sono un lavoro (che non si sappia in giro perché potrei dover pagare le tasse come lavoratrice autonoma e di questi tempi non si sa mai…).

Alla fine mi son chiesta: sono una scrittrice perché ho un blog? Credo che la risposta sia sì, perché in fondo è vero. Io scrivo – lo faccio anche in questo momento – e se non lo facessi non esisterebbe un blog, proprio come non esisterebbero gli altri. Che poi, ha davvero senso chiederselo? Se è una cosa che ci rende felici, soddisfatti e che ci fa stare bene, beh basta farla, anche solo per cinque minuti al giorno.
Altrimenti finiremo per diventare pazzi, per sentirci dimenticati e non faremo mai ciò che vogliamo!

 

Occhioni senza tempo (Big Eyes)

Un po’ in ritardo rispetto alla programmazione da multisala, ieri ho visto Big Eyes, il film diretto da Tim Burton che racconta la storia di Margaret Keane, un’artista americana che per dieci anni si è vista privata della paternità delle sue opere da parte del marito. A differenza di quelli da grande distribuzione, ho avuto l’occasione di gustarmi il film in lingua originale e mi ha conquistata.

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Di per sé, la firma di Tim Burton alla regia è una garanzia di successo, però questo è un film biografico e prima di vederlo ero un po’ scettica. Avevo paura che il genere stesse stretto all’artefice di Nightmare before Christmas e di Edward mani di forbice

E invece no! Nonostante la storia escluda, causa di forza maggiore, la componente fantastica dei lavori di Burton, in Big Eyes questo elemento viene usato per marcare la forza delle emozioni provate dalla protagonista (le scene in cui Amy Adams immagina di vedere gli occhioni da lei disegnati sui volti delle persone e sul suo stesso viso). Pensavo che Burton non si conciliasse con questo tipo di film. Sbagliavo, perché Big Eyes trasmette la stessa tenerezza malinconica di Edward Scissorhands, uno sguardo diretto, e allo stesso tempo delicato, verso una donna che si è lasciata condizionare da un marito opportunista forse per mancanza di sicurezza in se stessa e nelle sue capacità.

Più volte ho detto di non essere un’esperta di critica cinematografica e questa non fa eccezione. Le mie sono impressioni e Burton è sempre capace di regalarne a profusione, soprattutto attraverso i colori. Sono proprio loro, insieme all’arte, i padroni della scena e rappresentano appieno il periodo sgargiante tra gli anni ’50 e ’60, dietro il quale si nasconde però una diversa verità.
Impareggiabili i due comprotagonisti, Amy Adams e Christoph Waltz! Un ricettacolo di stereotipi comuni lei (la figura di brava ragazza, moglie e madre tanto cara agli anni ’50) che si scontra e per un po’ soccombe alle dure costrizioni sociali; eccessivo, grottesco e meschinamente sopra le righe lui. Il tutto per finire con un ribaltamento della base di cliché del periodo, con la rivincita della vera Artista e la bancarotta dell’impostore.

L’ho adorato! E ultimamente mi capitano pochi film così… Fatemi sapere se lo avete visto 😄 Mentre aspetto i vostri commenti, torno ad occuparmi della tesi!

Buona giornata!