Time Murder (Capitolo 5)

Time Murder – Vecchi capitoli

V

La mattina del 24 Novembre Anne si svegliò piangendo. Aveva appena dovuto dire addio al suo fratellino e mentre si allontanava da lui era scoppiata in lacrime.
Non ricordava i dettagli di quel sogno, ma sentiva nel petto una morsa che la inchiodava al materasso e che cercò di sfogare lasciando che le lacrime le rigassero le guance. Avrebbe voluto correre nella stanza di Timmy, infilarsi nel suo lettino e stringerlo a sé per sentire il calore del suo corpo; voleva il suo fratellino e più ci pensava, più quella sensazione di oppressione cresceva e le toglieva il respiro. Lo aveva perso e non sapeva dire se lo avrebbe rivisto.

Si rannicchiò sul lato sinistro e affondò il viso nel cuscino, ma ben presto si accorse che lei non era la sola ad essere sdraiata su quel letto. Accanto a lei era steso qualcuno, ne sentiva il calore e anche se aveva ancora gli occhi chiusi, ne percepiva la presenza. Non aveva osato aprirli per evitare che le lacrime straripassero più di quanto non avevano già fatto, ma quando lo fece la sorpresa di trovarsi davanti al volto profondamente addormentato di Hayden fu così forte da spingerla a mettere la voglia di continuare a piangere in secondo piano.

Da quanto stava dormendo? E perché non si era fatto mettere in un’altra camera? Avrebbe dovuto pensarci, visto che la odiava tanto e la trattava come una stupida. E poi quel letto era troppo piccolo perché ci stessero entrambi!
Evitando qualsiasi tipo di rumore o di movimento avventato, scivolò fuori dalle coperte e fece qualche passo all’indietro senza staccare gli occhi dal viso di Hayden. Non era ancora pronta per dimenticare la paura della sera prima e soprattutto non si fidava di lui per come l’aveva trattata. Lui e i suoi cambi d’umore a seconda di come soffiava il vento!
Solo una volta aveva fatto qualcosa di giusto. Non si era infilato sotto le coperte, preferendo sdraiarcisi sopra, e per quello Anne lo ringraziò.

Guardò fuori dalla finestra per capire che ora fosse. Il sole era già spuntato e nel cortile iniziavano a gironzolare le prime persone e qualche gallina. Avrebbe fatto meglio a scendere in cucina in fretta, così da non fornire a Ulstar un ulteriore motivo per accanirsi contro di lei. Già l’aveva fatto la sera prima per tutto il tempo. Non aveva voglia di ripetere l’esperienza.

In punta di piedi si avvicinò allo specchio appoggiato alla parete e cercò di sistemare la stoffa tutta sgualcita. Era andata a dormire vestita. In verità, dopo essersi sdraiata sul letto era crollata senza accorgersene; non ricordava nemmeno quando si era infilata sotto le coperte, ma doveva averlo fatto. Sentendo Hayden muoversi, girò la testa per controllare che non si fosse svegliato. Restò bloccata a guardarlo. Non poteva averlo fatto lui! No, no, no… Non era assolutamente possibile.

Smise di cercare di aggiustare il vestito e corse fuori dalla stanza. Era giunta al limite. Aveva sopportato quel ragazzo fin troppo e aver dormito nella stessa stanza – no, sullo stesso letto – con lui era l’ultima cosa che era disposta a tollerare. Anche lei voleva tornare dalla sua famiglia e aveva paura di essere finita nella stessa casa in cui si aggirava un omicida, ma non si comportava come se il resto del mondo non fosse altro che una sotto categoria della specie umana per poi fingersi amichevole quando ne aveva bisogno. Lei non si sarebbe mai fermata nella stessa camera con qualcuno che odiava. Invece Hayden non sembrava avere scrupoli nel farlo.
Anne non riusciva a recitare in quel modo, né voleva avere a che fare con chi ci riusciva. Se restava lontana da Hayden avrebbe evitato la sua presenza, che le abbaiasse dietro continuamente per ricordarle quanto era sciocca e sarebbe anche stata in grado di cercare qualche informazione su Froster e su chi stava provando a truffarlo. In fondo, per lui contava solo avere un tetto sopra la testa fino al momento in cui Chronos li avesse lasciati ripartire, perciò bastava che non la scoprissero e sarebbero stati entrambi contenti. Anne lo sarebbe stata di certo; di quel che pensava il maniaco del controllo venuto dal futuro non le importava più di tanto.

Entrando in cucina trovò la forza di sorridere alla cuoca, la stessa donna che le aveva chiesto come stesse il pomeriggio prima. Non sapeva chi fosse Hayden o perché lo avesse incontrato, però non le interessava e ora che aveva le idee ben chiare, la prospettiva di trovarsi nel passato con un perfetto estraneo non la terrorizzava più così tanto. Riuscì persino a regalare un sorriso alla figura immobile di Ulstar. Era una Froster e aveva sopportato di peggio; un giorno e mezzo nel 1841 poteva quasi essere una passeggiata.

Hayden arrivò in cucina mentre stava facendo colazione. Anne non si sorprese nel vedere che era perfettamente in ordine, con i riccioli scuri pettinati all’indietro e gli occhi trasparenti puntati su di lei. Lui sapeva essere fastidiosamente perfetto.
Si stampò in faccia un bel sorriso innocente e poi ricominciò a masticare la fetta di pane nero. Evitarlo e non farsi cacciare mentre indagava su Froster; quelli erano i suoi unici obiettivi.
Avrebbe fatto di tutto per scoprire cosa nascondesse l’uomo che cercava di imbrogliare Froster. Sospettava che avesse anche a che fare con le malelingue che circolavano su di lui.
Hayden le si sedette accanto dopo che la cuoca gli ebbe dato un piatto con pane, uova sbattute e un pezzo bollito di carne.

«Non la mangi?» indicò la fetta che Anne non aveva ancora toccato.

Aveva un aspetto per niente invitante ma ciò non impedì a Hayden di metterla nel suo piatto e mangiarla quando lei fece cenno di no con la testa.

«Sei stranamente tranquilla stamattina» disse, mentre assemblava una specie di sandwich con il pane le uova.

Anne, che di solito non si faceva mai prendere dal nervosismo, fu costretta a concentrarsi sul movimento della mascella mentre masticava pur di non dare in escandescenze davanti a tutti. Aveva deciso di ignorarlo, però lui non le facilitava certo le cose comportandosi così. E aveva ancora il coraggio di parlarle dopo quello che le aveva detto la sera prima?

Tranquilla?! Come avrebbe potuto essere tranquilla trovandosi bloccata nel passato con uno schizzato come lui, che prima la trattava da peso e poi si infilava nel suo stesso letto? Nemmeno un sedativo l’avrebbe calmata. Però Hayden non doveva scoprirlo.

«Ho riflettuto su quello che mi avete detto, cugino» le sembrò di essere sbucata da un romanzo vittoriano. Si sentì oltremodo ridicola, ma avrebbe fatto di tutto per convincerlo che aveva deciso di fare come diceva lui. «E d’ora in avanti mi comporterò come si conviene a una ragazza della mia età»

«Sono felice di sentirvelo dire» Hayden studiò il suo volto per tutto il tempo in cui mangiò. Anne sapeva che non lo avrebbe convinto con così poco, in fondo anche lei avrebbe sospettato qualcosa se si fosse trovata al suo posto, ma avrebbe di certo portato avanti il suo piano senza intoppi se faceva attenzione.

Se ci pensava, però, non aveva mentito completamente a Hayden: avrebbe servito Froster come una qualsiasi cameriera del 1800, solo che aveva ben altri scopi per farlo. E poi, svolgendo i compiti che Ulstar le avrebbe assegnato, aveva più possibilità di girare per casa indisturbata. Fu proprio quel bisbetico ad aiutarla più di tutti, affidando Hayden a chi si prendeva cura delle stalle e spedendo lei a fare le pulizie in casa e nelle camere degli ospiti. Niente rese Anne più felice; in quel modo restava lontana da due seccature.

Si trascinò per tutta mattina da una stanza all’altra animata da un’incredibile euforia. In realtà non capiva perché fosse così felice di stare lontana da Hayden, né come mai si arrabbiasse così tanto per quello che le diceva. Non era da lei e non si era mai comportata così con nessun altro prima di incontrare lui. Nel futuro dovevano aver sviluppato la particolare capacità di rendersi spocchiosi e insopportabili per chiunque non appartenesse al loro secolo. Se lo disse per giustificare l’inspiegabile intolleranza verso Hayden, ma poi pensò che era la sola a trovarlo odioso. Tutti gli altri lo adoravano.

Doveva essere paziente, però più ripensava al tono con cui le aveva dato dell’ipocrita, più aveva voglia di rispedire quel ragazzo da dove era venuto a suon di schiaffi. Sarebbe stata proprio una bella scena.

Anne sopportava quasi tutto, specie gli insulti gratuiti a causa del suo cognome, non per una sua particolare dote nell’essere paziente; lo faceva perché generalmente non le importava. Però in quei due giorni era stato difficile per lei scrollarsi di dosso l’insoddisfazione per essere stata trattata da Hayden come una persona superficiale. A ben pensarci, era unicamente per quello che si era decisa a indagare su Froster. Non trovava giusto che un uomo come lui stesse per essere ucciso, ma non era un motivo sufficiente per decidere di restare nel passato. Su quello Hayden aveva ragione, però non glielo avrebbe mai detto.
Se, invece, c’era qualcosa che Anne avrebbe voluto gridare a pieni polmoni, sarebbe stato quanto le mancava la sua famiglia, l’essere in punizione e i racconti dei suoi amici. Mentre rifaceva il letto della ragazza che aveva visto con Froster insieme a un’altra cameriera, pensò che avrebbe volentieri scambiato un giorno nel 1841 con tre settimane di punizione se fosse servito a riportarla a casa. Avrebbe barattato l’occasione unica di scoprire l’assassino misterioso senza pensarci due volte; i suoi genitori e Timmy erano più importanti.
Era disposta anche a promettere di cambiare l’idea che i Coffman avevano della sua famiglia pur di ritornare nella sua Pearlhell. Ma non sarebbe lo stesso servito a nulla, perché era Chronos a decidere e non lei.

Poco prima che fosse servito il pranzo, Anne restò da sola a sistemare la camera della ragazza. Non fu un problema, soprattutto perché non era rimasto molto da fare quando Ulstar chiamò l’altra cameriera per il servizio in sala. Non capiva cosa gli avesse fatto per essere trattata con sufficienza, ma lui continuava a comportarsi così e prima di allontanarsi le aveva anche lanciato un’occhiataccia. Aveva risposto mostrandogli la lingua, però lo fece dopo che lui ebbe chiuso la porta dietro di sé.

Ulstar e Hayden. I due peggiori incontri che avesse mai fatto in vita sua.
Mentre si chiedeva come avesse fatto a trovarsi con certe persone fin troppo odiose, Anne si avvicinò al mobilio con un piumino per la polvere e lo passò distrattamente su ciò che aveva di fronte.

Aveva meno di un giorno per scoprire cosa stavano architettando quel domestico e l’ospite misterioso. Si era fatta un’idea di quello che doveva essere successo e che aveva portato alla nascita delle voci sul vecchio Froster: una truffa finita male e delle notizie false per far sembrare il suo omicidio giustificabile. Finché era lì, però, aveva l’opportunità di fare qualcosa per quell’uomo e poteva iniziare con il cercare qualche informazione proprio in quella camera. Se non sbagliava, la fidanzata di cui parlavano i due la sera prima doveva essere proprio la ragazza che aveva sempre visto accanto a Froster. Non poteva escludere che fosse coinvolta anche lei.
Anne si voltò un secondo per assicurarsi che la porta fosse chiusa e dopo si avvicinò a una specie di mobile-scrivania coperto di carte e pacchetti. Non si aspettava certo che le prove si trovassero in bella vista o a portata di chiunque, perciò controllò tutti i cassetti e i ripiani. Fece fatica a leggere cosa avessero scritto su quei pezzi di carta. La scrittura a inchiostro tutta curve e ghirigori era un ostacolo ma si sforzò di decifrarla; la maggior parte erano lettere di congratulazioni per il fidanzamento della ragazza con un parente di Froster. Anne provò a capire di chi si trattasse ma non trovò il nome da nessuna parte.
Dopo aver setacciato gli scompartimenti in alto, passò ai cassetti ma nemmeno lì trovò niente di interessante. Spazientita e stanca si allontanò dal mobile per sedersi sul baule ai piedi del letto.

Pensava davvero che, se fosse esistita una prova della truffa, l’avrebbe trovata facilmente? Una sedicenne contro dei criminali… Si era davvero convinta di poter avere la meglio su di loro? Aveva paura che Hayden avesse ragione a dirle di non immischiarsi in tutto quello, però non riusciva a togliersi dalla testa l’idea che dovesse fare qualcosa. In fondo, si trattava pur sempre del nome della sua famiglia ed essere una Froster le aveva insegnato che non ci si deve tirare mai indietro prima di aver provato. Su di loro giravano ancora strane voci, come quella che li descriveva come una famiglia di pazzi, e la soluzione per mettere fine a tutto quello era a portata di mano. Non se la sarebbe lasciata scappare.

Fece ciondolare per un po’ i piedi mentre aspettava una buona idea per un piano alternativo al frugare nelle altre stanze, colpendo di tanto in tanto lo spigolo del baule con il tallone. Dopo l’ennesimo colpetto, il baule si mise a cigolare. Era un rumore sordo, come se degli ingranaggi si fossero messi in moto.

Anne scattò in piedi e quando controllò su cosa si era seduta, il pannello di uno dei lati del baule cadde sul pavimento. Dentro era sistemato un piccolo scompartimento, pieno zeppo di carte.
In preda all’eccitazione per essere stata così fortunata da trovare qualcosa, si inginocchiò e prese tutto quello che era stato nascosto lì dentro. Capire la scrittura fu un’impresa titanica ma controllò una pagina dopo l’altra. Ciò che scoprì la lasciò senza parole.

Non era vero niente! La ragazza che aveva visto con Froster non era la fidanzata di nessuno! Era solo un’attrice pagata per fingersi la futura moglie di Theodore, l’unico figlio del vecchio Froster, per convincere il capofamiglia a inserirla nel testamento come erede. Quindi, l’uomo del mistero della sera prima non era altri che il figlio di Froster. Quella era davvero una scoperta sensazionale!
Era più di un buon motivo per restare; era la prima prova che avrebbe presentato a Hayden, seguita, quando la trovò, dalla lettera del giovane Froster in cui assicurava la ragazza che, finito il suo lavoro, si sarebbe occupato lui del padre.

Rimise a posto le carte e lo scomparto del baule. Cosa voleva dire che avrebbe pensato lui a Froster?

La faccenda si stava complicando. Aveva tra le mani le prove di una truffa, forse di un omicidio, e la sola persona che avrebbe potuto aiutarla non era disposta a crederle. Indipendentemente da quello che avrebbe fatto, Anne sperò con tutto il cuore di poterlo raccontare una volta rientrata a casa.

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