Gli sgoccioli di Luglio

Buon venerdì a tutti 😄

Come ogni mese, ecco la lista di tutto quello che ho letto e visto nel mese di Luglio e che forse vi siete persi. Devo dire che è stato un mesetto soddisfacente!

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Film

Grease 2 di Patricia Birch ⭐️
Grease 2
di Patricia Birch
⭐️
I Guardiani della Galassia di James Gunn ⭐️⭐️⭐️
I Guardiani della Galassia
di James Gunn
⭐️⭐️⭐️
Cinderella di Kenneth Branagh ⭐️⭐️⭐️1/2
Cinderella
di Kenneth Branagh
⭐️⭐️⭐️1/2

 

 

 

 

 

 

 

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Jupiter Ascending di Lana e Andy Wachowski ⭐️⭐️1/2
Jupiter Ascending
di Lana e Andy Wachowski
⭐️⭐️1/2
Questione di tempo di Richard Curtis ⭐️⭐️⭐️⭐️1/2
Questione di tempo
di Richard Curtis
⭐️⭐️⭐️⭐️1/2
Kingsman: The Secret service di Matthew Vaughn ⭐️⭐️⭐️⭐️
Kingsman: The Secret service
di Matthew Vaughn
⭐️⭐️⭐️⭐️

Le recensioni complete le  trovate:
~
Grease 2
~ I Guardiani della Galassia
~
Cinderella & Jupiter Ascending
~ Questione di tempo
~
Kingsman: The Secret service

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Serie tv

Terminata

Wayward Pines di Chad Hodge e Blake Crouch ⭐️⭐️1/2
Wayward Pines
di Chad Hodge e Blake Crouch
⭐️⭐️1/2

TitoloWayward Pines
Autori: Blake Crouch (romanzi) e Chad Hodge 
Cast:Matt Dillon (Ethan Burke), Carla Gugino (Kate Hewson Ballinger), Melissa Leo (Pamela “Pam” Pilcher), Toby Jones (David Pilcher/Dr. Jenkins), Shannyn Sossamon (Theresa Burke), Charlie Tahan (Benjamin “Ben” Burke)
Trama: Ethan Burke è un agente dello United States Secret Service che, durante la ricerca di due agenti federali scomparsi, tra cui Kate Hewson, alla quale è molto legato, si imbatte nella misteriosa cittadina di Wayward Pines, nell’Idaho. Quella che sembra una tipica felice piccola città americana, è popolata da personaggi imperscrutabili e sembra non dare la possibilità di andarsene a chi vi si ritrovi. A Wayward Pines, Burke è subito vittima di un enigmatico incidente stradale, dopo il quale si ritrova ricoverato presso l’ospedale della città, dove la sua sanità mentale è messa in discussione. Nel frattempo, la moglie e il figlio, preoccupati dal non avere notizie convincenti su Ethan, si mettono sulle sue tracce.
Opinione: Sin dall’inizio mi ha conquistata. È una serie incredibile e paranoica quel tanto che basta da tenermi incollata allo schermo fino all’ultima puntata. Il finale di stagione (del quale pensavo mi lasciasse con la voglia di una seconda stagione) mi ha un po’ delusa: cambia tutto per non cambiare assolutamente nulla. Alla fine ho pensato solo che odiavo i produttori, gli sceneggiatori e tutti gli altri…

In corso

Mozart in the jungle di Roman Coppola, Jason Schwartzman, Alex Timbers
Mozart in the jungle
di Roman Coppola, Jason Schwartzman, Alex Timbers

TitoloMozart in the jungle
Autori: Blair Tindall (romanzo), Roman Coppola, Jason Schwartzman e Alex Timbers
Cast: Gael García Bernal (Rodrigo De Souza), Lola Kirke (Hailey Rutledge), Saffron Burrows (Cynthia Taylor), Hannah Dunne (Lizzie), Malcolm McDowell (Thomas Pembridge), Bernadette Peters (Gloria Windsor)
Trama: La storia ruota attorno a una giovane oboista, nei giorni del suo primo grande successo a New York, e un direttore d’orchestra più anziano rimpiazzato da uno più giovane, bello e carismatico.
Opinione: È ancora presto per una recensione definitiva, ma questa serie ha le carte in regola per diventare una delle mie preferite. Vi saprò dire!

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libri

Letti

Le città invisibili di Italo Calvino ⭐️
Le città invisibili
di Italo Calvino
⭐️
Se solo fosse vero di Marc Levy ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
Se solo fosse vero
di Marc Levy
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
Il mondo che non vedi (Le Cronistorie degli Elementi Vol. 1) di Laura Rocca ⭐️⭐️⭐️⭐️
Il mondo che non vedi (Le Cronistorie degli Elementi Vol. 1)
di Laura Rocca
⭐️⭐️⭐️⭐️
Orizzonte Giappone di Patrick Colgan ⭐️⭐️⭐️
   Orizzonte Giappone
di Patrick Colgan
⭐️⭐️⭐️
Shadowhunters – Città di ossa di Cassandra Clare ⭐️⭐️
Shadowhunters – Città di ossa
di Cassandra Clare
⭐️⭐️

 

 

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Per le recensioni:
~ Le città invisibili
~ Se solo fosse vero
~ Il mondo che non vedi
~ Orizzonte Giappone
~ Shadowhunters – Città di ossa      COMING SOON

in lettura

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prossime letture

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Recensione “Kingsman – Secret service”

Buongiorno 😄

Poiché essere in montagna non mi impedisce di dimenticarmi del mio blog, oggi vi propongo la recensione di un film veramente fenomenale!

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sq_kingsman_the_secret_service_ver7Titolo: Kingsman: Secret service
Regista: Matthew Vaughn
Cast: Colin Firth (Harry Hart/Galahad), Taron Egerton (Gary “Eggsy” Unwin), Samuel L. Jackson (Richard Valentine), Mark Strong (Merlino), Michael Caine (Artù/Chester King), Jack Davenport (Lancillotto), Sofia Boutella (Gazelle), Sophie Cookson (Roxy), Mark Hamill (Professor James Arnold)
Anno: 2014
Trama: Il futuro agente Lancillotto perde la vita durante una missione di guerra e il suo capo, Galahad, non si perdona e offre al figlio piccolo del compagno scomparso una medaglia e un numero di telefono. Diciassette anni dopo quel bambino è un ragazzo, Eggsy, che si è messo nei guai con dei delinquenti del quartiere. Comporrà quel numero di telefono e si ritroverà davanti Galahad in persona, alias Harry Hart, pronto ad offrirgli l’occasione di una nuova vita. Una vita da spia. Una vita da Kingsman.

Parere

The British Humor never let down. Lo humor inglese non delude mai. Negli ultimi anni mi sono scoperta amante di quel particolare senso dell’umorismo tipico delle uggiose zone della Gran Bretagna che ironizza su tutto, anche su un possibile sterminio di massa.
colin_firth_kicks_ass_in__kingsmen_-_the_secret_service__trailer_article_story_largeSì, perché la comicità inglese prevede lo sparare alla cieca su tutto e tutti, ma non secondo la scuola di Mr. Bean. Il classico humor inglese è raffinato, non grossolano, e si preoccupa di raccontare i fatti più tragici con una ben marcata vena ironica che, a me, un sorriso lo strappa sempre (quando non si tratta di una risata vera e propria).
Kingsman rientra appieno in questo stile ed è una pellicola divertente dall’inizio alla fine, nonché un tributo – in chiave ironica, ovviamente – ai classici e vecchi spy-movie, i film di spionaggio alla James Bond con il volto di Sean Connery.
Kingsman_Street_htmlMa l’ironia non è il solo condimento della trama: un pizzico di splatter surreale nelle teste che esplodono in fuochi d’artificio blu e viola e citazioni a non finire rendono questo film un insieme che funziona veramente bene. Geniale il personaggio di Galahad (Colin Firth), il classico Gentleman dalla doppia vita, il James Bond moderno che si trova ad istruire colui che farà parte della prossima generazione di Kingsmen. Un’istruzione, quella di Eggsy, che ricalca in tutto e per tutto quella di Eliza Doolittle in My Fair Lady, citato nella pellicola, perché “Essere un gentleman non dipende dallo status sociale, ma dalla disinvoltura con cui si indossa il proprio vestito”.
Taron-Egerton-Kingsman-The-Secret-Service-e1424728370185Proprio l’abbigliamento del perfetto Kingsman ricopre un ruolo fondamentale nel riconoscere l’appartenenza del protagonista al Secret service, il quale riceverà il proprio vestito solo verso il finale.

Se cambiano gli eroi, anche le loro nemesi si evolvono, o meglio, passano sotto l’occhio demitizzante dell’ironia. Samuel L. Jackson è un multimiliardario che, stanco di cercare soluzioni inconcludenti per cercare di salvare la Terra dal surriscaldamento, decide di debellare il virus che ha scatenato tutto: il genere umano.
469844.jpg-c_640_360_x-f_jpg-q_x-xxyxxPiano folle a parte, è un personaggio divertente che non sopporta la vista del sangue (da letteralmente di stomaco) e ha la “S” sibillina, risultando autoironico rispetto alla propria categoria.

Vi consiglio di guardarlo anche se non amate lo splatter o i film di spionaggio. Merita, perché sono certa che vi regalerà un paio d’ore di relax e risate.

Voto

⭐️⭐️⭐️⭐️

Time Murder (Capitolo 10) ~ Finale

Capitoli precedenti

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Il dito attorno al grilletto, la pressione sulla levetta, il tuono dello sparo, il contraccolpo del calcio, l’odore penetrante di polvere bruciata.
Anne si fissò le mani e rivisse quelle sensazioni una per una, in sequenza.
George Froster era veramente morto il 25 Novembre 1841, pochi minuti prima che scoccasse la mezzanotte, a causa di un colpo accidentale partito dalla pistola che lei aveva in mano.
Chronos aveva avuto ragione fin dall’inizio e il corpo di Froster era ancora caldo quando la voce metallica si era fatta viva per informarli che avevano il permesso di rientrare.
Quegli occhi sbarrati la tormentavano e anche se Hayden si era addossato la colpa di tutto, sentiva sulla pelle le sensazioni che avrebbe provato sparando.

«Sono stato io. Il dito sul grilletto era il mio» le aveva ripetuto più e più volte dopo averla trascinata via e averle preso il volto tra le mani per impedirle di vedere i due cadaveri.

«Tu non hai fatto nulla. Ho premuto io il grilletto»

«No, Hayden, ti sbagli» aveva balbettato con la voce isterica mentre cercava di liberarsi dalla sua stretta. «Io ho ucciso George Froster»

A quel punto le mani che la tenevano si erano fatte di marmo e il tono deciso. Le iridi trasparenti avevano inchiodato il suo sguardo per non permetterle di distrarsi.

«Anne adesso mi ascolterai e accetterai come vero quello che ti dirò. Non voglio sentire obiezioni» l’aveva ripresa ancora prima che provasse a protestare. «Io ho sparato a Froster, non tu! Dimentica quello che credi di aver fatto. Intesi?»

Le mani si erano rilassate e la testa di Anne aveva accennato un sì muovendosi su e giù. Era talmente sotto shock in quel momento che avrebbe assentito a qualsiasi cosa.
Ora stava aspettando il suo ritorno seduta sull’ultimo gradino della doppia scalinata. Le aveva detto di non muoversi per nessun motivo mentre lui riportava in camera gli abiti d’epoca e sistemava gli ultimi dettagli prima della partenza.
Di cosa dovesse occuparsi non lo sapeva, ma non voleva nemmeno esserne messa al corrente. Stava bene così com’era.
Samuel le si sedette accanto, osservandola attentamente. I blue jeans di Anne stonavano accanto ai suoi vestiti; Samuel pensò che ci fosse qualcosa di strano in una ragazza con indosso dei pantaloni. L’aveva sorpreso più quella vista che sentire la voce di Chronos.

«Siete sicura che sia giusto?»

No, non era affatto giusto ma non potevano fare altrimenti se volevano che il presente da cui era partita restasse tale. Hayden era stato irremovibile.
Aveva reagito lucidamente e aveva preso il controllo della situazione, sia impedendo al secondogenito di Froster di dare l’allarme, sia spiegandogli perché i corpi dovessero essere trovati la mattina seguente.
Certo, all’inizio li aveva scambiati per pazzi e se non gli avessero mostrato i loro veri abiti – e se Chronos non si fosse messo a blaterare che potevano partire –, ora avrebbero dovuto risolvere ben altre complicazioni. Fortunatamente i dubbi di Samuel erano stati fugati abbastanza da farlo restare in silenzio e da convincerlo a seguire le direttive di Hayden.

«Non abbiamo alternative» la voce di Anne risuonò monocorde.

«Ma ho ucciso Theodore e Hayden ha sparato a… a…»

«A vostro padre» concluse per lui, sentendo sulle mani il peso della pistola, il rinculo del colpo e il bruciore dato dall’innesco della polvere da sparo.

Se il dito sul grilletto non era il suo, perché ricordava tutti quei particolari? Quegli istanti erano così confusi e forse era vero quello che le aveva detto. Forse era Hayden l’assassino di Froster.

«È tutto pronto» il ragazzo venuto dal futuro scese le scale e si fermò di fronte a loro. «Ulstar e Morton sono nelle loro stanze?»

Era compito di Samuel: nessuno doveva restare nell’ufficio tranne padre e figlio.

«Tranne i cadaveri» aveva precisato subito dopo Anne, senza accorgersi di quanto fosse acuta e isterica la sua voce.

Il secondogenito di Froster annuì, sfoderando un’occhiata stupita quando Hayden gli mise di fronte alcuni fogli.

«Sono copie della lettera di Johanna e di quella per vostro zio. Vi torneranno utili, suppongo»

«E gli originali?»

«Sono al sicuro nella scrivania» protese una mano verso Anne. «Ti riporto a casa»

«Aspettate!» Samuel scattò in piedi vedendola accettare la mano e l’invito di Hayden. «Domani i corpi saranno scoperti e con la vostra assenza, la colpa ricadrà su di me! Credete che Ulstar e Morton non parleranno?»

Tenendole saldamente la mano, Hayden spiegò ad Anne di tenere gli occhi chiusi e di prendere dei respiri profondi per tutto il viaggio finché non si fosse sentita in grado di muoversi senza svenire.
Lei strinse forte le dita attorno al suo palmo e si voltò per salutare colui che aveva il sospetto sarebbe diventato il suo avo.

«È stato bello conoscerti. Addio»

«Voi…» voleva dire qualcosa ma si fermò pensieroso.

Samuel Froster si chiese cosa stesse facendo fuori dalla sua stanza in piena notte, fissando l’atrio poco illuminato e con dei fogli tra le mani.
Dandosi dello sciocco si avviò verso la zona dove dormivano i domestici, ignaro di quanto sarebbe cambiata la sua vita il mattino seguente.

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Anne fece esattamente come Hayden le aveva detto e quando una mano invisibile l’aveva afferrata per strapparla dal 1841 e depositarla nel suo anno, tenne gli occhi ben chiusi.
Rispetto all’andata le sembrò di stare meglio. Niente vertigini eccessivamente forti, niente stomaco sotto sopra e soprattutto niente api assassine nelle orecchie.

«Siamo davvero tornati nel 2014?» domandò, dopo essersi finalmente decisa a guardarsi attorno.

«Direi di sì» Hayden si staccò e puntò dritto verso il punto dove erano cadute le sfere.

«E tu ed io siamo appena partiti?» accanto alla porta trovò la sua pila. Era accesa e proiettava un cono di luce sullo stipite accostato.

«Sì, Anne» raccolse e mise via i globi luminosi all’interno della giacca. «Sono contento che gli effetti collaterali del viaggio siano passati»

«Effetti collaterali?»

«Non dirmi che hai quel pessimo carattere tutti i giorni?!» le passò accanto, superandola per andare verso la porta. «Comunque sia, aspettami qui. Recupero una cosa e poi ti spiego»

Lasciata da sola al buio, Anne si accorse che era successo davvero. Non era stato un sogno, nemmeno un incubo. Aveva passato due giorni nel 1841 e aveva visto uccidere George Froster.
Infilò le mani nelle tasche della felpa per non stringerle di nuovo. Lo aveva premuto lei il grilletto o era stato davvero Hayden? Nell’istante in cui Theodore le era stato addosso, le loro dita erano vicinissime e il dubbio poteva sorgere. In fondo, aveva smesso di tenerlo sotto mira da parecchi minuti e si era limitata a stringere tra le mani la pistola. Poteva non essere stata lei.
Si avvicinò alla scrivania, sollevata che non si trovasse nel vero studio di Froster. Non sarebbe riuscita a entrarvi così presto.
Guardò il rettangolo di pelle consumato dal tempo e sentì una fitta di nostalgia. Vi aveva scritto anche lei su quel tavolo, si era prestata alla menzogna di Froster per imbrogliare suo figlio e poi aveva contribuito alla sua morte.

«Oh, perfetto! Dovevi metterti esattamente lì» Hayden rientrò chiudendo la porta dietro di sé. Raccolse la torcia e la raggiunse. Nell’altra mano aveva il bastone di Froster.

«Cosa ci fai con quello?»

Hayden accennò un mezzo sorriso. «È una sorpresa. Ora devo darti delle spiegazioni»

«Mi sembra tardi» era inutile in quel momento. Ormai era di nuovo a casa e non aveva certo intenzione di ripetere l’esperienza.

«Pensavo fossi curiosa»

«Lo sono, o lo ero» ciò le sembrò strano. Qualche ora prima si sarebbe arrabbiata non poco con lui per il suo comportamento. «Ieri ti avrei strozzato se non me l’avessi detto»

«Gli effetti collaterali del viaggio. Chronos lavora sul D.N.A. e ad ogni nuovo salto fuori dal tuo tempo genera dei minuscoli cambiamenti nella sequenza cromosomica» spiegò, senza preoccuparsi di chiederle se volesse saperlo. «Su di me di solito colpisce gli occhi. Ne cambia il colore»

«Pensavo fossero trasparenti di natura»

«Nel mio presente sono castani. Su di te, invece, ha trasformato il carattere. E la coordinazione» aggiunse con un sorriso, mentre lei faceva cadere il calamaio per sbaglio.

Nel passato la sua goffaggine non era così pronunciata; era riuscita a cavarsela piuttosto bene, ma non avrebbe faticato ad abituarsi di nuovo alle conseguenze del suo essere impacciata. Anzi, era contenta di essere tornata se stessa.

«Se su di te ha effetto solo sugli occhi, mi spieghi perché adesso sei così gentile con me»

Stava ancora parlando quando la vide creparsi. La maschera di Hayden aveva perso la propria compattezza per un solo secondo ma le era bastato.
Sapeva perché lo stava facendo. Capì anche che sorpresa aveva preparato: nel cassetto con l’apertura segreta avrebbe trovato le lettere di Theodore, di Johanna e quella per Benjamin.
Hayden aveva organizzato tutto per la sua relazione sul vecchio Froster ed era chiaramente un tentativo di distrarla. Entrambi sapevano chi aveva premuto quel grilletto e l’improvvisa accondiscendenza di Hayden fugò ogni suo possibile dubbio. Lei aveva sparato a Froster ma grazie a Chronos era diventata un assassino senza volto.

«Dammi la torcia e quel bastone» gli disse, per dargli la possibilità di ricomporre la sua maschera.

Non aveva bisogno che le spiegasse perché – non voleva nemmeno che ci provasse. Hayden si era già spinto oltre tentando di convincerla che fosse stato lui.
Tastando con le dita per trovare la fessura, Anne vi appoggiò la punta a becco d’animale e la serratura scattò.

«Prima che tu apra» la fermò quando aveva già le dita strette sulla maniglia. «Volevo ricordarti che non potrai parlarne con nessuno di dove siamo stati. Sarebbe meglio che pensassi di non avermi trovato e che hai notato la fessura per caso»

Anne non si raddrizzò per guardarlo storto e chiedergli se la credeva davvero così stupida. Era convinta di aver già dimostrato ampiamente di non esserlo.
Era ovvio che avrebbe detto di essere entrata nella villa perché pensava di aver visto un ladro e di non aver trovato nessuno. Lo aveva fatto anche la settimana prima senza che lui glielo suggerisse.
Pensò che nessuno sapeva di quell’apertura e in quasi duecento anni lei doveva essere la prima persona ad aprirlo, perciò il meccanismo doveva essersi arrugginito in tutto quel tempo. Per tirare la maniglia dovette usare tutta la forza che aveva.

Il cassetto si mosse a fatica e non appena fu aperto del tutto, una nuvola di polvere le investì il viso.
Iniziava a essere stanca e a odiare tutto quello. Perché era rimasta in quella maledettissima casa anche dopo aver capito di essere stata fregata?

Il ladro della settimana prima non si era ovviamente fatto vivo e lei doveva proprio essere una sciocca per avergli creduto. Viaggi nel tempo… Certo, come no.
Tossì e si fregò gli occhi finché il fastidio per la polvere divenne sopportabile, tornando subito a controllare il cassetto che aveva aperto quasi per disperazione.
Non sapeva come si fosse accorta della fessura nella costa interna della scrivania e come l’avesse collegata all’intaglio sulla testa del bastone di Froster, ma era lì e tanto valeva controllare cosa avevano nascosto nel cassetto.
Prese tutto quello che conteneva e per poco non le venne un colpo leggendo di cosa si trattava. Più le parole le scorrevano sotto gli occhi, più riusciva ad avere una chiara idea di cosa avesse portato alla morte dell’unico figlio di Froster. Ucciso per aver tentato di truffare suo padre a causa di alcuni debiti. Forse il vecchio Froster l’aveva scoperto e aveva fatto arrestare e condannare il figlio.
Le sembrò plausibile, almeno finché non trovò due lettere, una della signora Froster e l’altra per il fratello maggiore del signore di Pearlhell, e una specie di testamento. Gli ultimi risalivano al giorno della sua morte.
Tutte quelle informazioni non avevano senso. Cosa avevano a che fare i debiti di Theodore Froster con un figlio illegittimo che suo padre voleva fosse riconosciuto dal fratello? E chi era l’assassino?
Doveva mostrare quei documenti a suo padre e allo zio. Quasi certamente loro e suo nonno Bert sarebbero riusciti a venire a capo di quel mistero.

Raccolse con ordine i fogli, chiuse il cassetto e uscì dallo studio, riportando il bastone nella sua teca. In fondo era una fortuna che il ragazzo non si fosse presentato, altrimenti non avrebbe scoperto quelle carte.
Nell’atrio si fermò a osservare le scale e il mezzobusto di Froster. Né lui, né il marmo bianco, né la villa stessa le facevano più paura, niente più brividi lungo la schiena. La statua, poi, aveva lo stesso sguardo acuto e sveglio che avrebbe potuto avere l’uomo in carne e ossa.
Osservandolo avvertì una fitta di rimorso e nostalgia. Le dispiaceva perché, se non aveva interpretato male le lettere, forse quel George Froster brutalmente ucciso da un uomo senza volto era una brava persona, non un sadico omicida.

Nei giorni successivi, con l’aiuto dei Froster al completo, Anne scoprì che il signore di Pearlhell era un suo diretto antenato e dimostrò che era ben diverso da come lo dipingevano le dicerie.
Fu un lavoro lungo ma quando consegnò al professore di storia la relazione che aveva chiesto sentì di aver fatto la cosa giusta, anche se dalle carte non era riuscita a scoprire il nome dell’assassino.
La città accolse la notizia con incredulità. L’ipotesi che si diffuse vide padre e figlio uccisi dal complice sconosciuto di quest’ultimo a causa di una truffa finita male, anche se nessuno sembrò esserne troppo convinto. Quasi tutti continuarono a credere e a raccontare la storia dell’omicida senza volto.
Anne passò l’anno scolastico al centro di mille attenzioni a causa della relazione ma nulla cambiò per lei e la sua famiglia. Restarono sempre gli strani discendenti del Diavolo di Pearlhell.
Lei che aveva desiderato di cambiare le cose per Timmy non si spiegava come le fosse venuta quell’idea e come avrebbe potuto farlo con una semplice relazione scolastica. Si arrabbiava molto, però, se sentiva parlar male di George Froster, perché era più che convinta che fosse stato una persona estremamente buona.
Era così ossessionata da quell’idea che per mesi sognò di trovarsi in casa di Froster nel 1841, con un cugino di nome Isaac dagli occhi trasparenti.
Non ripensò mai più al ladro che aveva provato a convincerla di essere venuto dal futuro e quando anche quel sogno svanì, la sua vita tornò ad essere esattamente quella di prima, con la sola differenza che la casa in cima alla scogliera non le dava più i brividi.

Domino Letterario: “Se solo fosse vero” di Marc Levy

Buon pomeriggio cari lettori e care lettrici!

Il post-recensione di oggi fa parte di un progetto in comune con altri blog, una sorta di domino di libri, in cui ogni titolo scelto deve essere legato a quello che lo precede da un dettaglio, dalla somiglianza delle copertine a un particolare in comune nella trama, ecc. ecc. ecc.

Questi sono i libri e i blogger che mi hanno preceduta:
23 Luglio
Serena di Libri che porto con me, Luigi di Everpop e Simona di Il salotto dei libri
24 Luglio
Caterina di Lettere d’inchiostro e Gemma di OltreYume
25 Luglio

Virginia di Le recensioni della libraia e Rosalba di La Rapunzel dei libri
26 Luglio
Clarissa di Questione di libri e Ale di Leggere è un modo di volare senz’ali
27 Luglio
Deborah di Leggendo Romance e Kia di Parole al vento
28 Luglio
Elisa di Devilishly Stylish e… Io 🙂

A voi scoprire come il domino sia arrivato fino ad oggi!

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19396864Titolo: Se solo fosse vero (Et si c’était vrai…)
Autore: Marc Levy
Editore: Corbaccio
Edizione: Best Bur

Pagine: 229
Anno: 2012
Prima pubblicazione in Francia: 2000

Trama: San Francisco. Arthur è un giovane architetto e si è da poco trasferito in un nuovo appartamento. Dopo una giornata faticosa, accende lo stereo e si rilassa con un bagno caldo. È allora che si accorge che in casa c’è qualcuno, una donna. Si tratta di Lauren.
Con il passare delle settimane i due diventano amici e il sentimento che li unisce si trasforma in amore. C’è solo un ostacolo: Lauren è un fantasma, il suo corpo, quello di una dottoressa di trent’anni, giace in coma in un letto d’ospedale. E i medici, convinti che per lei non ci sia più nulla da fare, stanno per staccare il respiratore. Per Arthur comincia così una corsa contro il tempo per salvare la donna che ama. Una favola romantica e piena di brio, che celebra la forza soprannaturale dell’amore.

Il mio parere

Questa volta mi è difficile iniziare la recensione. So che, qualunque cosa scriverò da qui in avanti, non sarò obiettiva, non darò un giudizio distaccato e imparziale.
Vorrei tanto poter parlare di questo romanzo con la lucidità sufficiente a farne un’analisi dettagliata, evidenziando i pro e soppesando i contro per capire se è un romanzo che merita indipendentemente dal mio coinvolgimento. Vorrei, ma non posso, anzi, non ci riesco proprio e dentro di me sto gioendo a più non posso di questo mio non riuscirci!
La verità è che mi sono emozionata seguendo la storia di Lauren e Arthur, ho riso come una matta con il sarcasmo e l’ironia di Paul e ho pianto (tanto) quando alla trama principale si è affiancato il ricordo lasciato da Lili, la mamma di Arthur.
Credo che per descrivere un buon libro le parole non servano. È uno dei pochi casi in cui spendere altre parole risulta completamente inutile. Nessuna mia recensione potrebbe mai rendere la bellezza di “Et si c’était vrai…” (preferisco il titolo originale, perché lascia aperta la possibilità che tutto sia reale, esclusa dalla traduzione italiana).
È bello non solo per la tenerezza e la dolcezza della storia d’amore in sé, ma anche per la semplicità con cui viene costantemente ricordato il valore della vita umana in ogni suo istante.

Al di là del discorso eutanasia e del voler preservare l’esistenza anche in condizioni che sembrano non lasciare speranza (ecco, forse è questo l’aspetto che mi è piaciuto meno nella storia), in tutto il romanzo corre l’insegnamento ad apprezzare tutti i dettagli, anche quelli più insignificanti, del mondo che ci circonda. Anche bere un semplice caffè diventa qualcosa di più, serve essere di più perché «questo è un rito!». Osservare e vivere il mondo è un rito che ci insegna a valorizzare ogni secondo degli 86.400 che compongono un giorno.
Dicevo che per un buon libro è inutile spendere troppe parole ed io ne ho usate fin troppe. Se non avessi dovuto dilungarmi, la mia recensione si sarebbe fermata a: “Leggetelo! Non ve ne pentirete”. Marc Levy ha trovato un posto nel mio cuore e questo è il mio consiglio: leggetelo! Non vi pentirete di averlo fatto!

voto

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

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Curiosità
(o un consiglio spassionato)

È stato tratto anche un film omonimo da questo libro, con Mark Ruffalo e Reese Witherspoon. Io amo questo film ma fino al mese scorso non sapevo dell’esistenza del volume di Marc Levy e quindi ho sempre pensato che fosse una sceneggiatura originale. Alla luce della lettura mi sono chiesta: e adesso?
Adesso nulla. Le due trame sono così distanti che possono essere considerate belle indipendentemente dal legame che le unisce. Certo, se si fa il confronto, il film ne esce perdente a tavolino ma non credo che tale confronto vada fatto. Come ho detto, sono talmente lontane l’una dall’altra che è inutile anche cercare le somiglianze. Hanno in comune il pretesto narrativo (l’incontro tra lui e lo spirito di lei), niente di più.

La staffetta del cinema

Buon lunedì a tutti 😄

Oggi voglio iniziare la settimana con questa staffetta, inventata da Le infinite vite di un’autrice, che mi è stata passata da Laura di Racconti dal passato! Si tratta di condividere una citazione tratta da un film che amiamo!

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La mia citazione arriva da Harry Potter e la camera dei segreti:

Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità.

E le nomine, ormai dovreste conoscermi, sono per chiunque stia leggendo 🙂

Buon lunedì 💋