Time Murder (Capitolo 9)

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IX

 La prima cosa che Anne sentì riprendendo i sensi fu che la nuca le faceva malissimo. I muscoli del collo erano tutti indolenziti e il sangue che le pulsava nelle orecchie a causa del colpo alla testa era così rumoroso da annullare il silenzio che regnava nel posto dove era stata portata.
Quasi sicuramente era stata spostata dalla stanza di Theodore. Guardandosi attorno capì che, chiunque l’avesse colpita, l’aveva lasciata nell’ufficio di Froster e dai dolori a braccia e spalle si accorse di avere le mani bloccate dietro la schiena da qualcosa di sottile e ruvido.

Era legata e seduta sul pavimento accanto ad altre due persone, proprio di fronte alla grande bocca del camino. Le braci ancora rosse e vive la aiutarono a riconoscere Hayden e Samuel nelle due figure svenute al suo fianco. Tutti e due sembravano ben lontani dallo svegliarsi.
Meraviglioso! Ora anche Hayden era coinvolto in quella faccenda e nessuno li avrebbe tolti dai guai. Si chiese come avessero fatto a tramortire anche lui, l’esperto di sopravvivenza in altre epoche.
Anne non aveva intenzione di aspettare che tornassero i loro aggressori, perché dovevano per forza essere più di uno, restando buona e ferma. Sperare di andarsene era troppo, però avrebbe cercato di non farsi cogliere impreparata e aveva bisogno anche dell’aiuto di Hayden.
Con tutta la forza che trovò si spinse verso di lui e fece di tutto fargli aprire gli occhi, arrivando persino a darsi lo slancio per colpirgli la spalla con la sua.

«Maledizione Hayden! Svegliati!» sbottò, dopo aver provato a scuoterlo per un po’.

«Non c’è bisogno di alzare la voce» protestò lui, ma aveva la gola talmente secca che la sua protesta assomigliò più a un sussurro affaticato.

Anne si raddrizzò per lasciargli spazio e lui mosse la testa quel tanto che bastava a spostare i riccioli dal volto. «Dio… Mi ha investito una Selship? La testa mi esplode!»

«Una che?»

«Nulla» Hayden chiuse gli occhi per un po’, strizzando le palpebre con forza, poi si sistemò, aiutandosi con le mani legate per spostarsi verso Anne. «Sai dove siamo?»

«Nell’ufficio di Froster. Deve essere notte fonda, ma non so che ore siano»

«È ancora il 25 Novembre, di questo sono sicuro. E devono essere da poco passate le dieci»

«Come lo sai?» si stupì della sua precisione. Anche nelle difficoltà sprizzava perfezione e quello le diede un po’ fastidio. Lei non aveva idea di cosa fare ed era terrorizzata, anche se aveva a portata di mano la scoperta della vita.

«Perché riesco ancora a muovere le mani. Deve essere passata meno di un’ora da quando sono stato legato. E se fosse passata la mezzanotte, Chronos avrebbe già avviato il protocollo di allarme per un’incongruenza temporale»

«Giusto. Sarebbe il 26 Novembre 1841 con Froster ancora vivo» concluse da sola la spiegazione di Hayden. Non aveva bisogno di sapere come funzionava il suo orologio per capire a cosa si riferisse. Era logico: George Froster non sarebbe vissuto un giorno di più.

«Ma tu perché sei qui?» gli chiese, accorgendosi che ancora non sapeva in che modo fosse stato coinvolto.

«Sono venuto a cercarti dopo che non ti sei presentata per la cena. Mi hanno preso con Samuel» Hayden fece un breve cenno alla sagoma ancora svenuta dall’altro lato di Anne.

«Che cosa facevi con Samuel? Avevo capito che saresti rimasto in camera»

«Non ti vedevo da questa mattina e ho immaginato fossi con lui. Ho pensato che avessi cercato di coinvolgerlo nella tua follia. Quando ha detto che non ti vedeva da ieri, mi sono preoccupato ancora di più»

«Eri preoccupato?» sentirglielo dire la sorprese. Più che altro pensava fosse arrabbiato per i guai in cui si era cacciata.

Hayden sospirò. «Senti, lo so che non avrei dovuto dire quelle cose e mi dispiace anche di essere stato un completo stronzo con te. Ma sei una mia responsabilità ed ero molto preoccupato»

Anne, poco incline a credergli perché le sue offese e il tono autoritario ancora le bruciavano, si sforzò di accettare quelle che avevano l’idea di essere delle scuse.

«Adesso dobbiamo capire perché siamo qui tutti e tre e come fare per andarcene»

«È a causa di Samuel» in breve mise Hayden al corrente di tutto quello che aveva trovato nella camera di Theodore, descrivendogli la lettera di sua madre e tutti i punti del suo piano. «La finta fidanzata doveva convincere Froster del cambiamento di suo figlio e indurlo a reinserirlo nel testamento. Ma il vecchio si è accorto che Miss Agathe non era chi diceva di essere, perciò Theodore ha cambiato strategia. Ucciderà suo padre e poi darà la colpa a Samuel»

«E noi saremmo i suoi complici»

«Complici in cosa?» il diretto interessato delle congetture dei due Viaggiatori scosse la testa per schiarirsi i pensieri. Tutte quelle voci e il dolore alla tempia gli annebbiavano i pensieri. Non capiva di cosa lo avessero appena accusato.

«Nell’omicidio di George Froster» Anne accolse con sollievo il suo risveglio. In tre avevano più possibilità di riuscire a scappare prima che Theodore portasse suo padre nello studio.

«Perché dovrei ucciderlo? E perché sono legato?»

Hayden si sporse verso Anne prima che potesse rispondere e le sussurrò di non farlo. Prima delle spiegazioni dovevano liberarsi e trovare un modo di mettersi al sicuro.

«Un problema alla volta. Prima togliamo le corde, poi avremo tutto il tempo per…»

La porta dello studio si aprì all’improvviso, lasciando entrare Froster, suo figlio, Ulstar e lo stalliere. Escluso il signore di Pearlhell, tutti gli altri avevano una pistola in mano, una delle quali era puntata alla schiena di Froster.

Il vecchio si fermò vedendo i tre sul pavimento; una statua di sale in mezzo allo studio.

«Forza, padre. Loro sono solo un diversivo» Theodore spinse Froster verso la scrivania con la canna della pistola, mentre Ulstar e lo stalliere si avvicinavano a Anne, Hayden e Samuel per tenerli sotto tiro. Lei aveva sempre sentito che quel misogino e crudele di Ulstar non era una persona di cui potersi fidare. Ora ne aveva la prova.

Theodore guardò ogni movimento di suo padre con attenzione finché non si fu accomodato sulla poltrona. Anne si accorse che era teso dal tremolio della mano che reggeva la pistola, cosa che non poteva dirsi per gli altri due.

«Ora prendete il vostro testamento e ascrivetemi come unico erede in caso di vostra prematura dipartita»

Froster gli fece notare che serviva un notaio per fare ciò che chiedeva e suo figlio fu ben felice di ricordargli che i suoi studi lo rendevano un notaio più che valido per rendere effettiva quell’aggiunta al testamento. Prima di essere il signore di Pearlhell, George Froster era stato un notaio e poteva rendere valido qualunque documento.

Il padre rimase impassibile di fronte alle richieste di Theodore; non fece nessun accenno o gesto che lasciasse intendere la propensione ad assecondarlo.
Continuò a fissare i tre ragazzi seduti a terra, in particolar modo Anne, quasi si aspettasse qualcosa da lei.
Perché la fissava in quel modo? Era così sorpreso di vederla lì? Eppure sapeva che era un tipo curioso. Non avrebbe dovuto stupirlo. Si chiese cosa stesse pensando. Lei non avrebbe potuto fare assolutamente nulla.

«È un bene che la ragazza sia qui» disse, senza distogliere lo sguardo. «Sarà lei a scrivere per me»

Il solo a non capitolare e a non stupirsi per quelle parole fu, ovviamente, Froster stesso. Anne sentì i suoi pensieri spegnersi di colpo. Perché voleva che fosse lei a scrivere? La sua grafia era mediocre e non aveva senso affidarsi a una cameriera per una questione simile. In cosa voleva coinvolgerla?
Anche Theodore doveva essersi chiesto perché proprio lei e quando manifestò il suo stupore, suo padre rispose che l’età gli rendeva impossibile scrivere, che aveva bisogno di qualcuno che lo facesse per lui e che solo uno stolto si sarebbe dato pena di educare una semplice domestica.

«Anne si è dimostrata molto più istruita della vostra fidanzata, sempre che sia chi dice di essere»

«Bene, padre. Come desiderate»

A un cenno di Theodore, Ulstar afferrò Anne, sollevandola dal pavimento per un braccio, e la spinse verso la scrivania con la canna della pistola puntata all’altezza dei suoi reni.
Avere le mani di nuovo libere le sembrò più un incubo che un sogno pensando a ciò che le avrebbero ordinato di fare di lì a pochi istanti.
Sarebbe entrata a far parte di quella faccenda molto più di quanto avrebbe mai immaginato o sperato. Stava diventando lei stessa un pezzo della storia della sua città, un tassello nella costruzione del presente che le era familiare.

«Se tenete alla vostra vita, mi auguro facciate ciò che vi verrà detto» le intimò Theodore spingendola sulla sedia liberata da Froster.

Anne non sapeva cosa dovesse fare, ma le pistole puntate alla sua schiena, a quella di Froster e alle teste di Hayden e Samuel non le lasciarono molta scelta. Ciò che poteva fare era sperare che il vecchio avesse un piano.

«Apri il quarto cassetto alla tua destra»

Anne si chinò lateralmente per afferrarne la maniglia. Fu solo per una coincidenza che notò la piccola fessura nella parete interna della scrivania, dove era stata sistemata la punta del suo bastone. Vi entrava alla perfezione e in quella posizione nessuno poteva vederlo.
Quando aveva trovato il tempo di metterlo lì?

«Il quarto, signore?» se quel cassetto aveva un’apertura segreta, allora doveva contenere documenti importanti; forse anche il suo testamento si trovava in mezzo a quelle carte.

«Sì, esatto. Il testamento è il primo plico di fogli»

Non sapendo cosa Froster avesse in mente, si convinse che si era deciso ad assecondare le richieste di suo figlio. Le sembrava molto strano e infatti, non appena lesse alcune righe dell’ultima scritta, capì cosa stava per farle fare.
Trattenne il respiro per lo spavento. Erano le frasi che le aveva dettato la sera precedente e quei fogli non avevano assolutamente nessun valore. Froster stava cercando di imbrogliare so figlio e se aveva chiesto il suo aiuto, pensò che doveva dimostrarsene all’altezza.
Dissipò in parte la tensione spianando i fogli sul tavolo, dopo allungò verso la piuma e la intinse nell’inchiostro, pronta a scrivere.

«Io, George Nathaniel Froster, nell’anno del Signore 1841 designo Theodore Edgar Froster come solo e unico beneficiario dei patrimoni di seguito indicati nel caso di mia prematura dipartita»

Seguì una lista di tutti i beni posseduti da Froster, ma quando si avvicinò il momento di scrivere la chiusa e firmare, il signore di Pearlhell dettò una frase ambigua che, se letta nella giusta accezione, invalidava l’intero documento.
In quel modo il finto testamento diventò davvero carta straccia senza valore.

«Adesso!»

La voce di Hayden sorprese Anne, ma non credette ai suoi occhi quando vide lui e Samuel alzarsi, le mani libere dalle corde, e puntare verso uno dei due uomini armati.
Spiegare come riuscì ad agire così in fretta o perché lo fece le sarebbe stato impossibile; la sola cosa cui pensò fu di sfruttare l’effetto sorpresa per impedire a Theodore di sparare a lei o al vecchio Froster.
Nell’istante in cui Hayden disarmava lo stalliere e lo atterrava con un solo colpo alla mascella, Anne afferrò la piuma dall’altra estremità e ne piantò la punta nella coscia di Theodore. L’urlo di dolore e l’attacco improvviso gli fecero perdere la presa sulla pistola, che finì di fronte alla bocca del camino.
Doveva prenderla. Non poteva lasciare che finisse nelle mani del figlio di Froster una seconda volta. Provò a raggiungerla aggirando Theodore, ma lui la bloccò premendo il piede sulla leggera coda del suo vestito e Anne si ritrovò stesa sul pavimento, con le braccia protese in avanti. Le dita non le si erano conficcate nel fermo per la legna di metallo solo perché all’ultimo aveva stretto i pugni grazie a una specie di istinto.
Una scarpa le si posò sul polso e premette per farle aprire la mano finché i clic di due sicure che venivano tolte in contemporanea e la voce secca di Hayden non dissero a Theodore di allontanarsi se non voleva ritrovarsi due pallottole in mezzo alle scapole.
Alzandosi, Anne prese la pistola, che era finita sotto di lei, e la puntò verso Theodore quando Hayden diede una delle sue a Samuel.

«Stai bene?» le domandò subito dopo e Anne annuì, benché si sentisse spossata.

La situazione si era completamente ribaltata: lo stalliere e Ulstar, entrambi messi k.o., vennero legati e spostati in mezzo allo studio; Theodore, invece, era tenuto sotto tiro da due pistole cariche. Venne immobilizzato anche lui e dopo aver stretto la corda attorno alle sue mani, Hayden chiese a Anne di non perderlo di vista essendo lei la più vicina.
Erano davvero riusciti a salvare Froster e Samuel! Forse Chronos si era sbagliato; in fondo era una macchina e non conosceva con esattezza cosa sarebbe potuto accadere. Hayden aveva detto che il passato non era immutabile, perciò perché non poteva essere vero anche per la morte di Froster?

L’ultimo signore di Pearlhell si allontanò dalla scrivania con il suo bastone per la prima volta da quando suo figlio ve lo aveva spinto sotto minaccia di una pistola. Si mise proprio di fronte al suo primogenito e lo osservò con calma, mentre lui ricambiava con uno sguardo di sfida.

«Le motivazioni del tuo gesto sono manifeste e note. Altresì facile da indovinare è come hai comprato i servigi di Ulstar e Morton. Ma perché loro tre?»

«Vi avrebbe ucciso e poi avrebbe accusato Samuel» fu Hayden a rispondere, allungando alcuni fogli a Froster. «Io e Anne ci siamo trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato»

«Cosa sono?»

«Lettere. Vi renderanno più chiare le sue intenzioni»

Theodore, furioso, esplose dicendo che tutto sarebbe andato secondo i piani se quella ragazzina non si fosse intromessa. La accusò di furto ma Hayden spiegò di averle trovate addosso allo stalliere subito dopo la colluttazione con lui. In realtà, Hayden e Samuel si erano fatti prendere la mano nel mettere fuori combattimento gli altri due; avrebbero dovuto ringraziarli perché, se non fosse stato per loro, non sarebbero mai riusciti a liberarsi. A quanto sembrava, Theodore era stato tradito dai suoi stessi complici.

Froster lesse velocemente le lettere, poi il suo sguardo vagò tra gli astanti, indeciso su chi fermarsi. Quando incrociò quello di Samuel non si mosse più.

«Siete figlio di Eliza?» la domanda così diretta lasciò l’altro senza parole.

Nella testa di Samuel regnava una gran confusione a proposito del perché Theodore avrebbe accusato lui dell’omicidio e ora si aggiungeva quella domanda su sua madre. Perché l’uomo per il quale lavorava e che gli doveva la vita avrebbe agito in quel modo?

«È vostro padre»

Spostando lo sguardo su Anne, pensò che le sue parole avessero un suono singolare, che non si accostassero le une alle altre.
Quella ragazza era una fonte di sorprese, lo aveva capito nell’istante in cui aveva posato gli occhi su di lei, ma di chi stava parlando?

«No! Lui non è altro che un bastardo» Theodore diede in escandescenze e finalmente Samuel iniziò a capire. «Lui non ha il diritto di portare il mio cognome» sbraitò, finché Hayden non gli ricordò della ferita alla gamba premendovi sopra la mano.

Froster studiò entrambi i suoi figli – uno muto per l’incredulità, l’altro rosso di rabbia e pronto a uccidere con lo sguardo chiunque avesse osato guardarlo, compreso suo padre – ed ebbe le idee estremamente chiare su ciò che doveva fare.

«Se solo aveste ascoltato vostra madre, Theodore» lo rimproverò, passando parte dei fogli a Samuel.

Anne si chiese cosa fossero ma dalla reazione sul suo volto capì che doveva trattarsi della lettera-confessione di Johanna Froster.

«Se aveste fatto come chiedeva, avrei indicato entrambi i miei figli come legittimi eredi»

Nell’ora che seguì Froster estrasse e iniziò a modificare il vero testamento. Anne non ricordava se, nel presente da cui era partita, qualcuno nella sua famiglia sapesse di quel figlio illegittimo. Ciò che ricordava era che il ramo arrivato fino a lei discendeva da un nipote.

«Non potete» l’obiezione uscì spontanea quando Froster fece per inserire nel testamento il nome di Samuel come erede diretto. «Se metterete il suo nome e doveste morire, sarà il primo ad essere accusato»

Hayden le si precipitò accanto, chiedendole in un bisbiglio da dove le fosse venuta quell’idea. Stava andando tutto a meraviglia, quindi perché rovinare ogni cosa?

«Il mio antenato era nipote di Froster, non suo figlio» lo informò senza farsi sentire dagli altri.

Le iridi trasparenti la squadrano per accertarsi che non stesse sbagliando, perché forse non era Samuel l’antenato in questione, ma poi annuì. L’avrebbe assecondata.

«E da quando una cameriera si intende di eredità e possibili accuse?» non usò un tono da condanna per ciò che aveva detto. Froster era sinceramente curioso di sentire la sua risposta.

«È ciò che penserei io se vi accadesse qualcosa e non trovassi il nome del vostro unico figlio conosciuto o di vostro fratello tra gli eredi»

«Credo che tu sia troppo sveglia per questo lavoro» commentò Froster. «Lascerò i miei beni a Benjamin e ai suoi eredi. Non ha figli propri, ma suppongo vi accetterà di buon grado come tale» terminò, rivolgendosi direttamente a Samuel.

Terminato il testamento, George Froster stese una lettera indirizzata al fratello, nella quale gli spiegava la situazione e lo pregava di adottare come suo figlio colui che gliel’avrebbe consegnata, chiedendo conferma anche alla cugina Eliza.
Stava ancora scrivendo quando Theodore scattò in piedi e caricò Anne urlando che non avevano il diritto di farlo, che tutto quello gli apparteneva di diritto.
La situazione era stata calma sin da quando era stato legato, tanto che Anne aveva abbassato la pistola convinta che non servisse più tenerlo sotto tiro. Quando riuscì a prendere di nuovo la mira e sparare, lui le fu addosso.
Theodore aveva sperato in quella reazione troppo lenta e nemmeno la mano tra calcio e grilletto dell’altro ragazzo, intervenuto per aiutare la cugina, gli impedì di fare leva contro le sue braccia e farla girare.

Il colpo partì all’istante, seguito da un secondo sparo che raggiunse Theodore alla gola.
Anne e Hayden non lo videro crollare a terra e morire dissanguato. Entrambi i loro sguardi erano pietrificati, inchiodati sul foro aperto nella fronte del signore di Pearlhell.
L’assassino di George Froster aveva finalmente un volto e un nome. Era stata una ragazza del ventunesimo secolo.
Era stata Anne.

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