Una scribacchina bagnata fradicia #5 : Il frutto della vendetta

Tutto è finalmente pronto e la mia dura attesa sarà ripagata.
Posso sentire il brusio del pubblico che mi aspetta. Sono tutti qui per ascoltare me, il fallito di famiglia, il perdigiorno che, a detta di mio padre, non avrebbe mai combinato nulla nella sua vita nemmeno se il buon Dio si fosse scomodato per aiutarlo.
Pregusto questo trionfo da alcuni anni ma, ora che lo sto sfiorando con le dita, mi trattengo ancora un po’ dietro il sipario improvvisato. Questa tenda è tutto ciò che mi separa dall’obiettivo che ho inseguito per tutta una vita e ne osservo la trama sorridendo. Più mi trattengo qui dietro, più godrò dell’applauso che riceverò entrando. Ma c’è dell’altro.
Apro il volume che ho in mano esattamente dove mi serve, scorro con gli occhi il passaggio prescelto e solo dopo essermi concesso un breve sogghigno, lo richiudo lasciandovi il dito come segnalibro.
Oggi l’intera città, cioè la parte della società che conta, assisterà al trionfo di James Paul Shepard come scrittore. Il figlio di Frank Shepard, diseredato e privato degli affetti, sta per entrare nelle grazie dei nomi più importanti di Londra come nuovo esempio di genio letterario, il Dickens o il Defoe della sua generazione.
Quell’uomo ha cercato di costringermi a seguire la strada intrapresa da tutti gli uomini della nostra famiglia proprio com’è accaduto con mio fratello prima di me, ma l’avvocatura non è mai rientrata nei miei progetti. Volevo dedicarmi all’arte, che sola può donare all’uomo la possibilità di realizzare i propri sogni.
Da ragazzo, sciocco e poco esperto dell’aridità dell’animo di mio padre qual ero, pensai che confidarmi con lui e chiedergli il permesso di fare di questo passatempo la mia professione bastasse a ottenere il benestare dell’uomo cui tenevo sopra ogni altra cosa, ma la mia confessione lo trasformò nel mio più grande nemico. Mi diede l’ordine di seguire l’esempio dei miei padri senza discutere e qualsiasi altro destino all’infuori dell’essere un avvocato era categoricamente escluso.
Mi opposi ma da quel giorno non ho più avuto un padre, solo un genitore. Gli unici affetti mi restarono in mia madre e nelle mie due sorelle minori. Zachary, di tre anni più grande di me e sulla strada per divenire il giudice più probo e incorruttibile dell’ordine, decise di sostenere formalmente il partito di nostro padre, benché si sia sempre sforzato di capire le ragioni della mia testardaggine.
Mi trasformai in un figlio ingrato agli occhi di mio padre e la mia decisione di unirmi ad alcuni amici per creare le nostre opere sotto un’unica fratellanza segnò la rottura definitiva. Fui diseredato e con una lettera mi avvertì di non scomodarmi più a scrivere o a visitare mia madre o le mie sorelle, perché da quel giorni in avanti non avrebbero più saputo chi fossi.
Sono stato privato delle persone care a causa del capriccio di un insensibile. Tuttavia, quest’oggi il dolore e la vergogna subite negli anni dagli sguardi giudicanti dei perbenisti non saranno rivolti su di me ma su quello stesso uomo che non si è mai creduto nel torto.
Ha giudicato e deriso la mia arte, definendola un’attività da perdigiorno, degna solo di giovani svogliati, ma presto avrò la mia vendetta. Ho lavorato duramente per ottenerla e finalmente i miei sforzi saranno ripagati.
Il romanzo che ho tra le mani e che già i giornali acclamano come il nuovo capolavoro della letteratura è la mia vendetta. Qui ho imprigionato lo spirito di mio padre e l’ho trasformato nel nemico di un eroe non disposto a soccombere alla sua bigotta potenza e destinato a deriderlo per il resto dell’eternità. Sarà letto, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, e l’Avvocato Shepard verrà ricordato come lo zimbello della sua epoca, cieco e sordo di fronte alla mia grandezza.
Il rappresentante del mio editore mi fa cenno che è giunto il momento e nemmeno io intendo aspettare oltre. Scosto la tenda e la vista mi sovrasta: i posti a sedere predisposti sono stati tutti occupati e ci sono anche ospiti in piedi, arrivano fin all’ingresso.
Gioia sublime. Devo la mia eterna riconoscenza all’intelletto superbo di chi ha saputo riconoscere il valore dell’opera e del suo autore. Sono qui per ascoltarmi leggere il passaggio che decreterà la caduta dell’uomo rispettabile e la rinascita di quello ingiustamente decaduto. L’ignaro pubblico, che anni addietro additava me come fonte di imbarazzo, oggi si fa complice della mia vendetta.
Il mio cuore palpita mentre loro ascoltano rapiti il discorso dell’eroe, lo accompagnano verso il successo e riconoscono nelle sue parole al nemico giurato un sapore di giustizia che non ha eguali nel grigiore dei tribunali in cui avrei dovuto essere confinato. Il pubblico non sente nomi reali, né luoghi conosciuti, ma l’idea che il tiranno e l’eroe incarnano arriva dritta alla loro anima e l’ultimo paragrafo è il mio scacco matto.
Il trionfo dell’eroe e della giustizia li ha conquistati. Gli incontri con gli uomini e le donne del pubblico sono una profusione di complimenti e dichiarazioni di sostegno. Serpeggia l’idea di un padre tiranno che resterà sordo nella ristrettezza mentale tipica dei genitori ed io sento di aver ottenuto ciò che da lungo tempo desidero.
Un uomo mirabile ha affermato di recente che “La penna è più potente della spada” e non esiste verità più forte di questa. Presto queste voci che mi circondano giungeranno all’orecchio di mio padre e anche lui saprà a cosa è destinato, scoprirà la mia vendetta per l’infelicità in cui ha cercato di relegarmi.
Anche quando ormai la sala si svuota, dopo aver incontrato le mie sorelle e averle viste sorridere, dopo aver sparso per Londra la mia vendetta, dopo aver riposto l’euforia del singolo attimo in favore di una pacata soddisfazione mi concedo il lusso di ascoltare le promesse portate da un silenzio sempre più forte.
Una sala che si svuota dopo la grande accoglienza che ha ricevuto il mio romanzo e il suo protagonista raccoglie in sé la promessa di regalarmi, ora come in futuro, la consacrazione e la vendetta che desidero. Ho sparso i semi e presto raccoglierò i frutti, facendo cadere nel dispiacere colui che ha colpito me.
Una mano tesa che chiede di essere stretta si allunga nella mia direzione. Credevo se ne fossero andati tutti, ma sono ben felice di concedere al mio spirito un’ultima consacrazione.
«È un onore stringerle la mano, signor Shepard. Ho apprezzato molto il suo lavoro»
Ripagato da una stretta di mano e una frase. Sarebbe una piacevole serata, sarebbe tutto perfetto se non avvertissi un sapore amaro in bocca. Che senso ha la vendetta ora che vedo il volto dietro questa mano?
«Grazie, padre»

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9 pensieri su “Una scribacchina bagnata fradicia #5 : Il frutto della vendetta

  1. Uuh io ci sono rimasta male ehehehe già gustavo la vendetta. Invece il padre ha “rovinato” tutto! 🙂 Brava, mi hai ingannata proprio all’ultimo. Ma almeno si può sapere se il padre era onesto o solo lì per provocare? 😛

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