Una scribacchina bagnata fradicia #6 : L’Apprendista

La Biblioteca apre presto il pomeriggio ma non so perché, indipendentemente dall’ora in cui esco da casa, mi trovo sempre in coda per entrare. Il mio posto ormai è fisso davanti alla guardiola del custode, un ometto tranquillo e sempre sorridente.
Lo saluto con un cenno, che lui ricambia, e ricomincio a fissare le chiome di chi mi sta di fronte, oltre le quali si intravede la scalinata che porta alle varie sezioni.
È Sabato pomeriggio perciò la fila è gremita anche di ragazzi e non solo di adulti come du­rante la settimana. Scommetto che è uno di loro a bloccarci. Hanno sempre un sacco di problemi nel prendere il biglietto d’ingresso perché non riescono mai a far funzionare la biglietteria automatica. Spero solo che la bambina davanti a me sappia cosa scegliere.
Ci muoviamo a passo di lumaca mentre in cima alla breve scala vedo già un via vai di Bibliote­cari e Apprendisti andare da una parte all’altra, veloci come solo loro sanno fare nonostante le braccia cariche di volumi, attraverso i tre archi che danno ognuno accesso a un’ala dell’edificio.
Mi sporgo di lato per vedere quanto manca. Cinque persone, tre delle quali con meno di tre­dici anni, mi separano dalla biglietteria e dal suo schermo luminoso incastonato in una strut­tura di legno finemente lavorata. Sotto lo schermo pende un cartello: “SI PREGA DI RISPETTARE LA FILA”.
La pedanteria dei responsabili della Biblioteca è rinomata ma mettere un cartello magico è eccessivo. In fondo l’ho fatto una sola volta e poi ho anche chiesto scusa, benché avessi un buon motivo.
Mi rimetto al mio posto e aspetto, controllando i punti sulla mia lista. Ci vorrà tutto il pomeriggio per trovare le informazioni per papà prima della cena di stasera e devo anche recuperare qualche pozione.
Sbuffo quando la donna davanti alla bambina prima di me impiega quasi dieci minuti per sce­gliere l’ala dedicata alla cucina. So che la biglietteria è un po’ complicata ma per un argo­mento del genere basta cliccare la sezione “Sopravvivenza”.
«Benvenuta nella Biblioteca» il messaggio registrato accoglie la bimba. «Il luogo dove è custo­dito tutto il sapere magico conosciuto. Seleziona una voce sul pannello interattivo e riceverai il biglietto d’ingresso»
Le seguo mentre si alza sulle punte dei piedi per controllare tutte le icone. Le scorre con l’indice senza però premerne nemmeno una. Tengo gli occhi fissi su quel ditino pregando che si decida presto.
Ripete il giro tre volte e prima che inizi il quarto mi sporgo in avanti e le chiedo cosa cerca.
«Miti e leggende magiche» guarda anche me con lo stesso sguardo interrogativo che ha ri­servato allo schermo.
«Devi cliccare su “Incongruenze storiche” e alla terza pagina trovi la voce che cerchi» par­lando le faccio vedere come fare e in men che non si dica da sotto lo schermo esce un biglietto con una brillante scritta verde, le indicazioni per raggiungere la sua sezione.
Lo stacco e lo metto nella sua mano, indicandole la piccola piastra sul cancelletto in le­gno dove vidimarlo. Mi ringrazia e tutta contenta passa dall’altra parte per salire la scala.
È il mio turno. Senza aspettare che il messaggio di benvenuto sia finito seleziono l’icona che mi interessa e scorro fino alla voce “Magisterium”.
Sento il meccanismo di stampa che si mette all’opera con fatica. Servono dei permessi per entrare, ma spero riesca a stamparlo in fretta.
Ho la mano già sotto l’apertura quando un pezzetto di carta vi si appoggia. La scritta sul biglietto è nello stesso stile dei libri medievali, di un nero scuro e pesante.
Dice: “Scala ovest, quarto piano, sezione 451”.
Conosco la Biblioteca come le mie tasche, quindi dopo aver superato cancello e scala d’ingresso mi lancio senza esitare sulla sinistra, imboccando l’arco sovrastato dalla dicitura Occidens e prendendo la scala che trovo subito dopo. Salendo lancio un’occhiata alla sala di sotto, oltre il corrimano, alla sezione 75, quella delle pozioni, dove non sembra esserci parti­colare ressa. Al ritorno devo fermarmi anche lì.
A ogni nuova rampa che mi lascio alle spalle i visitatori diminuiscono, complici le temati­che dei volumi custoditi su ogni piano, e arrivata al quarto piano incontro solo qualche accade­mico o dei colleghi del nonno, che mi ignorano come fa lui quando lavora.
Il piano, identico a quelli sottostanti, è articolato in tante sezioni contraddistinte da un nu­mero, dove numerosi scaffali stracolmi di libri di qualsiasi dimensione sono tenuti sotto controllo da un Bibliotecario o un’Apprendista, almeno in teoria.
Le regole prevedono che i libri siano supervisionati sotto la custodia del responsabile della sezione, che deve essere sempre presente, perciò ogni volta che qualcuno estrae un biglietto la sezione richiesta viene aperta e resa accessibile alla consultazione. Ci sono piani sempre aperti ma quassù non viene quasi mai nessuno e infatti la maggior parte dei numeri che incontro passando è vuota.
L’unica sezione della Biblioteca ad essere sempre controllata è la 451, perché contiene tutti i registri e le normative del Magisterium, il consiglio supremo per la magia, che non pos­sono mai essere persi di vista. L’ultima volta che è accaduto per poco il mondo magico non è caduto in disgrazia e nessuno vuole ripetere l’esperienza.
Dentro c’è già chi mi aspetta e oggi è di turno l’Apprendista più strano dell’intera Biblioteca, Shane O’Donnell, ma non sta esattamente lavorando quando arrivo. Si sta spolverando i panta­loni dell’uniforme, però non appena mi vede si raddrizza e sfodera un sorriso smagliante.
«Hope Goodwin sapevo che eri tu» mi apre il cancelletto della ringhiera con il suo badge e mi indica il tavolo interno. «Non puoi starmi lontana»
«Pagheresti oro per sentirmelo dire, vero?» domando mentre mi scosta anche la sedia per farmi accomodare.
«Non ne ho bisogno» fa il giro dall’altra parte del tavolo e si mette in posizione di fronte a me, con le braccia dietro la schiena.
«Ah no?»
«No, perché un giorno sarai tu stessa a dirlo» sorride soddisfatto.
Shane ed io siamo buoni amici da che ho memoria. Siamo cresciuti insieme nonostante abbia due anni più di me e questa sua incredibile certezza che non possa stargli lontana mi tormenta da quando è diventato Apprendista alla Biblioteca. In effetti ho iniziato a frequen­tarla così assiduamente solo quattro anni fa, ma lui non è la causa principale.
«Cosa ti serve?» chiede, tornando serio quanto richiede l’abito che indossa.
«I regolamenti del Magisterium» prendo carta e penna dalla borsa, togliendo anche la custo­dia degli occhiali.
«Una lettura leggera» commenta prima di voltarsi e avvicinarsi a uno degli scaffali della se­zione.
Sto attenta a non perdere nulla di quello che fa. Gli Apprendisti e i Bibliotecari non possie­dono magia ma ne è loro concessa una quantità sufficiente per muovere e sistemare i libri e solo finché si trovano all’interno della Biblioteca. Shane sta per prenderne uno così e siccome non ho molte occasioni di vederlo, resto incollata al suo dito con lo sguardo. Lo trovo affascinante.
Il mio amico volta la mano verso l’alto e con un semplice gesto richiama un volume dall’ultimo ripiano dello scaffale, che sostenuto da una nebbiolina bianca scende fino a toc­care il suo palmo.
«È per mio padre. Ultimamente discute spesso con mio nonno perché lui vuole che di­venti un membro del Magisterium. Mi ha chiesto di trovare una regola che lo vieti» mi ri­scuoto mentre torna verso di me.
«Tuo nonno è il Sommo Mago, perciò dovrebbe sapere se esiste un cavillo che può impe­dirlo. Se lo ha proposto è perché non c’è» lascia il libro davanti a me e va a sistemare gli scaffali.
«Quando mio nonno vuole qualcosa non bada a niente e di certo non si sarà disturbato a controllare i regolamenti» metto gli occhiali e vado direttamente al capitolo sull’elezione dei rappresentanti.
«Hai un’aria molto… da secchiona… con gli occhiali»
Alzo lo sguardo su Shane e mi chiedo come faccia a essere un Apprendista, con quella capigliatura spettinata e la battuta sempre pronta sulle labbra. Dovrebbe rappresentare l’affidabilità e la serietà del suo futuro ordine e non passare il suo tempo a prendermi in giro. Tra qualche anno toccherà a lui conservare il sapere magico, eppure adesso non sembra esserne proprio in grado.
«Come hai fatto?» gli chiedo dubbiosa.
«Fatto cosa?»
«A entrare tra gli Apprendisti? Non sei esattamente il candidato adatto a questo lavoro»
«Non servono particolari requisiti» e per dimostrarmelo si volta verso di me con le braccia incrociate al petto, mentre dietro di lui i libri continuano a cambiare piano sullo scaffale grazie a una nebbiolina bianca.
«Esibizionista»
«Se lo fossi, farei così» allarga le braccia e stende le mani, aprendole entrambe a coppa.
Adesso tutti i libri della sezione si stanno spostando, filandomi accanto con una rapidità incredibile. Sono così veloci che si è alzato il vento e mi scompiglia i capelli.
«Questo è essere esibizionisti» sfodera il suo sorriso da “mi sento irresistibile” e mi si siede accanto, sul ta­volo, dicendo addio al lavoro.
«Ti dispiacerebbe fermarli?»
Agita la mano e tutto si blocca, con i volumi accuratamente sistemati sugli scaffali.
«Le serve aiuto, Miss Goodwin?» chiede, sempre mostrando quell’espressione sicura di sé.
«Avessi un bravo Apprendista a disposizione» roteo gli occhi fingendo di cercarne uno.
«Io sono molto bravo» indica un punto sul libro. «Comma 7. Dovrebbe fare al caso tuo»
Torno a guardare la pagina e leggo il paragrafo che mi ha suggerito.

… Per la legge di equità magica, i membri del Magisterium dovranno appartenere a ognuna delle cinque famiglie più antiche e saranno un totale di dieci, cui è da aggiungere il Sommo Mago. Costui sarà un solo rappresentante, in quanto la carica gli assegna un valore doppio qualora sia indetta una votazione tra i …

«Oh…»
«Questo non significa che tuo padre non possa essere eletto, ma se lo fosse non ci sarebbe equità tra gli altri membri»
«Grazie» imbarazzata più che mai prendo la penna e inizio a copiare l’intero passo fino alla fine. «Sei in gamba»
«Te l’avevo detto» sorride incrociando le braccia al petto. «E sai in cos’altro sono bravo?»
«In cosa?» smetto di scrivere e sposto gli occhiali sopra la testa.
«A fare altre magie» bisbiglia e poi muove l’indice.
Tutte le cose che ho sul tavolo e i miei occhiali si sollevano a mezz’aria, roteando lentamente davanti a me a seconda di come Shane muove il proprio dito.
«Shane!» scatto in piedi e cerco di afferrarli tutti.
La magia non andrebbe usata per certe sciocchezze, soprattutto da parte di chi come lui non può usarla e gliene è stata concessa un po’ in prestito.
«Oh andiamo, Hope. È un gioco» si difende, posando tutto tranne i miei occhiali, che continuano a fare su e giù davanti al mio naso.
«Se lo sapesse il tuo maestro» un piccolo salto mi aiuta a raggiungerli e finalmente posso metterli al loro posto.

«Ma il vecchio Ulrich non c’è. Avanti, sciogliti un po’» scende dal tavolo e si sistema il gilet prima di afferrarmi per le spalle e mettermi seduta.
Si appoggia a me, mettendo la testa accanto alla mia e allungando le braccia sul tavolo da sopra la mia spalla, e dalle sue mani compaiono diverse varietà di fiori. Rose, narcisi, campanule e tanti altri, finché non arriva il mio preferito, quello di un arbusto chiamato Fucsia.
I petali interni sono di un bianco purissimo, mentre i pistilli, le venature e i petali esterni sono, appunto, fucsia. È uno dei fiori più belli che abbia mai visto, persino più bello di quelli che coltiva la nonna nella sua serra.
«La magia può essere usata per tante cose» Shane mi appoggia il fiore sul palmo della mano e si alza. «Non solo per il proprio dovere»
«Ma questa magia non è tua. Non puoi sprecarla» a malincuore lascio andare il regalo e mi alzo, recuperando le mie cose. Ho ancora delle pozioni da trovare di sotto.
«Vai?» non c’è tristezza nella sua domanda e anche se non esprime alcuna emozione, so che vorrebbe trattenermi ancora.
«Sì, ho ancora delle cose da cercare. Devo prendere in prestito dei libri di pozioni dal piano terra» alzo le spalle, come se non potessi fare altro che andarmene.
C’è una sola altra regola oltre a non poter usare la magia al di fuori della Biblioteca e prevede che i Bibliotecari e i loro novizi, gli Apprendisti, non lascino mai le sue mura per tutta la durata della loro vita. In realtà gli Apprendisti potrebbero farlo ma viene loro sconsigliato per non sentirne la mancanza quando si uniranno all’ordine. Chi esce, di solito, non riesce mai a inserirsi nel gruppo.
Per Shane è l’aspetto peggiore perché non mette piede fuori da questo posto da quattro anni. Ha scelto questa carriera perché nessun altro lo avrebbe accettato, ma non c’è giorno in cui non si chieda se non abbia sbagliato. Lo so non perché ne parli, ma per come si comporta.
«Ci vediamo domani?»
«Come tutti i giorni» sorrido e allora anche Shane si rilassa.
«Ovvio, perché senza di me non puoi vivere» scherza, gettandomi un braccio sulle spalle e accompagnandomi fuori.
Ci salutiamo entrambi con un gesto della mano e poi mi avvio verso la scala.
Il mio migliore amico ha scelto di diventare un Apprendista perché altrimenti non avrebbe avuto un futuro nella nostra società. Quando non sai usare la magia e non sai chi siano i tuoi genitori, nessuno sarà disposto a prenderti in uno degli ordini maggiori. Per quanto il nostro mondo possa essere bello e fantastico, le sue meraviglie sono precluse a chiunque non appartenga a una famiglia.
Mio nonno la chiama “conservazione”, necessaria per evitare che la purezza del sangue magico venga diluita. È lo stesso principio che applica a chi non sa dell’esistenza della magia, ma per me è solo ingiustizia, perché Shane vale quanto chiunque altro.

Continuo a tornare perché spero che un giorno cambi idea e decida di uscire.
E anche perché, in fin dei conti, mi diverto a vedergli usare la magia.

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