Una scribacchina bagnata fradicia #7 : Un weekend in montagna

Non avere limiti. Essere senza freni. Che significa?
Lui sicuramente lo sa, ma io no e presto smetterò di essere carina e gentile. Lo sto ascoltando blaterare le sue scemenze da troppo tempo.
«Tu parli sempre così tanto?»
«Sì, certo» mi guarda con un’espressione da “lo so che ti piaccio” che è decisamente fuori luogo.
Più che sentirmene attratta, vorrei solamente ficcargli quella faccia insolente da qualche parte. Se potessi scegliere, sarebbe un bel cumulo di fango, lo stesso che mi ha appena sporcato i pantaloni.
Perché sono finita in mezzo a un bosco con… lui? Tra tutte le persone sulla faccia della Terra, perché a me è toccato proprio l’unico uomo che ha un ego più grande dell’universo?
L’idea di fare un weekend con i colleghi di lavoro in una baita in montagna per “approfondire i legami” è stata pessima, ma il peggio è stato scoprire della caccia al tesoro a coppie e tirare a sorte le squadre.
Avrei dovuto ascoltare la mia voce interiore. Lei sapeva che dovevo restarmene a casa a fare le pulizie di primavera come avevo programmato. Ma no, ho dato ascolto a mia sorella e adesso sono sperduta in un bosco umido, alla ricerca di non so cosa con questo tizio odioso fino all’inverosimile.
«Cosa dice la mappa?»
Si ferma e osserva il pezzo di carta che ci hanno dato gli organizzatori. Non ha uno sguardo intelligente mentre lo fa…
«La direzione dovrebbe essere quella giusta»
«Dovrebbe?» il condizionale è poco incoraggiante, anzi non lo è proprio.
«Non è colpa mia se non abbiamo una bussola»
Perfetto. Ho commesso un solo errore ed ecco che me lo rinfaccia come se fossi la causa di tutto. Non sono stata io a voler proseguire a tutti i costi.
«Fosse stato per me saremmo tornati indietro» gli ricordo, chinandomi a pulire le gambe. Perché ho scelto i pantaloncini?
«E perdere il vantaggio? Non esiste» arrotola la mappa e la sistema di nuovo nella tasca della giacca. «Di qua» sfodera di nuovo quel suo sorriso odioso prima di precedermi.
Non è tutta colpa di mia sorella. Mi sono fatta abbindolare dal messaggio sull’opuscolo. “Perderete i vostri freni inibitori” era la promessa di fronte alla bellezza del posto e per una volta mi sarebbe davvero piaciuto lasciarmi andare; per una volta avrei voluto smettere di essere la solita rigida regina di ghiaccio dell’ufficio, ma come faccio a comportarmi diversamente con accanto lui? La fama lo precede e sinceramente non mi interessa appurare che sia vera.
Le altre colleghe mi hanno invidiata all’estrazione – tante arpie hanno anche avuto da ridire – ma non trovo nulla di che in quello che chiamano “l’Adone del reparto vendite”. È un bell’uomo, non lo nego, ma da qui al cadere ai suoi piedi solo perché apre bocca ne passa di acqua sotto i ponti.
«Non ho capito in che reparto lavori» butta lì una specie di conversazione.
«Se te lo avessi detto…»
«Cercavo di passare il tempo. Scusa se almeno io ho voglia di fare quattro chiacchiere»
Alzo gli occhi al cielo. Perché ho cercato di cambiare la mia riservatezza? Le pulizie erano decisamente un modo migliore di passare il weekend.
«Che c’è?» è la prima vera domanda che mi fa da questa mattina e sembra davvero avere intenzione di ascoltare la mia risposta. Forse il suono della sua voce lo ha stancato.
«È da quando abbiamo lasciato la baita che parli. Sono satura»
Si acciglia ma non dice nulla. Finalmente un po’ di tranquillità.
Continuiamo a camminare per una buona ora, con pause brevi per controllare la direzione da seguire, che confermano la mia prima opinione: non sembra molto intelligente quando deve osservare la mappa.
Nonostante la discutibile affidabilità della guida, lo seguo senza fare domande. Io ho già detto la mia, non mi ha voluta ascoltare e se ci perderemo – peraltro persi lo siamo già – darò la colpa a lui e alla sua smania di vincere.
Più ci inoltriamo nel bosco, più i segni del temporale dell’altra notte si fanno evidenti e frequenti. Ci sono rami spezzati e fango dovunque ma l’Adone davanti a me non sembra notarli. Mentre io mi muovo a fatica, lui sembra che stia facendo una passeggiata in aperta campagna.
«Non sei una sportiva, vero?» si ferma per aspettarmi. Non mi ero accorta di essere rimasta così indietro.
«Cosa te lo fa credere?»
«Stiamo andando in discesa e hai il fiatone» si toglie dalle spalle lo zaino con le provviste per oggi e lo apre, passandomi dell’acqua e una barretta di cioccolato. «Tieni. Non voglio che tu svenga»
«Che gentile»
«Sei sempre così acida?»
Non so se me lo chiede come semplice informazione o se è scocciato. Il tono non mi permette di capire cosa stia pensando e sinceramente è la prima volta che mi succede. Provare a leggere l’espressione è impossibile; ha sempre quella faccia da schiaffi.
«No. È solo che non mi piace essere qui» la cioccolata, anche se un po’ sciolta, è davvero un toccasana, soprattutto perché non ci stiamo muovendo. Siamo usciti dalla baita alle otto e sono giusto tre ore che camminiamo senza metà. Non sarei riuscita a proseguire ancora.
Sorride e scuote la testa. «”Weekend nei boschi” a cosa ti fa pensare?»
«Non certo a una caccia al tesoro in mezzo al fango! E sul volantino non era specificato che saremmo usciti»
Lui sorride ancora una volta e so che dentro di sé ride della mia ingenuità. Lo so, era scritto che avrebbero organizzato un’escursione, ma non che fosse obbligatoria.
«Hai finito?» chiedo piccata mentre gli restituisco la bottiglia d’acqua.
«Di fare cosa?»
«Di prendermi in giro»
«E come lo starei facendo?» mi indica la direzione e lascia che sia io a andare per prima. Che cavaliere.
«Sorridendo»
Per un po’ procediamo senza aprir bocca e ne sono felice. Lui è davvero insopportabile. Pensa di sapere tutto e emana la fastidiosa consapevolezza di avere il mondo ai suoi piedi solo perché ha una bella faccia. È questo il genere di uomini che detesto.
«Scommetto che sei un tipo da libri» dice di punto in bianco. «Hai la faccia da bibliofila»
E questa da dove l’ha tirata fuori?! E c’è una sorpresa: sa cos’è un bibliofilo!
«Anche se fosse?»
Alza le spalle. «Era una scusa come un’altra per chiacchierare»
Che mi serva di lezione per la prossima volta che non cestino le email aziendali. Mi sono infilata in questa situazione da sola e non posso fare altro che sopportarlo. Abbiamo davanti ancora sette ore da passare insieme e uno sforzo devo anche farlo, altrimenti finirò per strozzarlo. Almeno adesso cerca di fare conversazione e non solo un discorso a senso unico.
«Non vivo di libri, ma ne leggo più di due al mese» è una capitolazione la mia ma spero di controllarla.
«Io sono un bookaholic» spara ed io resto di sasso. «Vedo che sei sorpresa»
Mi accorgo di essere rimasta a bocca aperta e quando la chiudo, so che presto diventerò color melanzana.
«I miei genitori avevano una libreria» spiega ridendo. «Difficile non aprire un libro quando ne sei circondato»
«Deve essere stato bello. Avevi tutti i libri a tua disposizione» spero di essermi salvata perché quello che avrei voluto dirgli davvero è “Non lo avrei mai detto”.
«Molto, ma da ragazzo mi stava un po’ stretta»
Come può starti stretta un’intera libreria? Ecco che ritorna l’espressione da schiaffi di prima.
«Dietro quegli alberi dovrebbe esserci un fiume. Vuoi fermarti per pranzo?» domanda controllando la mappa e indicando un punto indistinto in mezzo al bosco.
«Va bene»
Non sono sicura che sappia davvero dove siamo. A me sembra tutto uguale e non credo che sia riuscito sul serio a orientarsi senza bussola. Se devo essere sincera, spero che oltre quegli alberi non ci sia un fiume solo per potergli dimostrare che avevo ragione a voler tornare indietro.
Purtroppo non è così. C’è davvero un fiume e è il posto più bello che abbia mai visto.
«Ti ho sorpresa di nuovo, vero?» mi supera con quel sorrisetto beffardo stampato in faccia.
Sembra quasi che provi gusto a farmi sentire un’idiota con tutta questa ostentazione di sicurezza. Ho il sospetto che la faccia da idiota fosse una messa in scena per arrivare a fin qui con l’effetto sorpresa.
Ci sistemiamo su due massi abbastanza grandi e piatti da fare da seduta proprio accanto al fiume e lo osservo svuotare lo zaino. Lo ha portato per tutta la mattina eppure ha l’aspetto più fresco di una rosa. Come fa? Io sono sudata e sporca di fango, anche se ho fatto la sua stessa strada…
«Se non è per l’escursione, perché hai deciso di partecipare?»
A essere senza freni qui è la sua curiosità, oltre che alla sua lingua. Lui non aveva decisamente bisogno di venirci.
«Volevo passare un weekend diverso» una sua occhiata mi fa capire che non l’ha bevuta. Perché dovrei dirglielo?
«Ho capito, è per la promessa di liberare gli istinti» addenta il suo panino con soddisfazione mentre io guardo il mio senza aver davvero voglia di mangiare.
Già, è proprio per quello e non vorrei parlarne con nessuno, men che meno con te.
«Se è per quello, e credo proprio che lo sia, dovresti scrollarti di dosso la maschera da regina di ghiaccio e parlarne»
Il suo sorriso da “lo sappiamo entrambi che ho ragione” è una cannonata nello stomaco. Mi ha chiamata come i miei colleghi, quel nomignolo odioso che circola in ufficio quando pensano che non li senta, e ha anche la faccia tosta di credersi in diritto di potermi dire cosa fare o non fare. Chi è lui per darmi un consiglio? Questo signor nessuno, l’Adone del reparto vendite, che non ha idea di chi io sia o di che cosa abbia passato, non ha proprio alcun diritto di sparare sentenze e credersi dalla parte della ragione.
«E tu che diavolo ne sai del perché sono qui?» sbotto, scattando in piedi. «Non hai la più pallida idea di cosa mi abbia spinta a venire e non hai nessun diritto di guardarmi con quella faccia da “Sono bello da morire e per questo posso dire tutto quello che mi passa per il cervello”! Io non mi sciolgo come le sciacquette del tuo reparto»
Ho il fiato corto quando finisco, però mi sento meglio. Tutta la frustrazione accumulata da questa mattina è scomparsa, aspettava solo questo momento per lasciarmi.
So che lui non ha niente a che fare con il perché io sia qui, ma nella vita ho sopportato troppe persone come lui per lasciarlo libero di dire ciò che vuole. Ho passato anni a seguire delle sciocche paranoie, diventando quella che sono oggi; non me ne pento, l’ho fatto perché volevo e mi andava bene, ma adesso non mi va più. Per questo sono venuta qui, al weekend in montagna, ma non pensavo di dover affrontare la situazione con qualcuno che ricorda alla perfezione qualcosa che ho provato a dimenticare.
«Scusa» mi riserva un’occhiata davvero dispiaciuta. «Non dovevo permettermi»
«Sono io a dovermi scusare» guardo un punto indefinito verso il fiume. Dopo lo sfogo subentra l’imbarazzo e questo non passerà mai.
«Dovresti mangiare. Ci aspettano altre tre ore di cammino questo pomeriggio» si alza con le bottiglie e si avvia verso il corso d’acqua.
Seguo il suo consiglio e quando torna indietro si risiede di fronte a me. Io sto ancora osservando il panino, mezzo sbocconcellato solo perché non voglio camminare a stomaco vuoto. Sento i suoi occhi su di me, eppure non mi muovo. Può pensare quello che vuole della regina di ghiaccio.
«Non è tutto vero quello che raccontano»
Alzo la testa e mi sorride, incoraggiante. A chi si riferisce? Alle voci su di me o alle sue?
«Sono uscito con una collega, una sola volta peraltro, e da allora sono iniziate le voci. Non fraintendere, non mi dispiacciono» compare la faccia da schiaffi. «Ma sono infondate»
«Lei mie no» metto la carta del panino nello zaino. «Sono davvero di ghiaccio»
«Non mi è sembrato»
«È stato un caso» chiudo il discorso e la nostra pausa pranzo finisce.
Non è stato un bene aderire. Adesso devo continuare a camminargli accanto dopo quello che gli ho detto e il pensiero mi fa venir voglia di scavarmi una fossa. Mi sento un po’ meglio, è vero, ma non avrei dovuto farlo.
Dopo la scoperta del fiume direi che è una guida più che affidabile e lo seguo senza preoccuparmi della direzione. L’ho fatto per tutta la mattina, ma adesso so di potermi fidare. È quasi liberatorio non dover costantemente dubitare della sua affidabilità, almeno da questo punto di vista.
«La mappa dice cosa troveremo una volta arrivati?»
Più che essere in vena di parlare, mi sento in colpa per essermela presa con lui – mi ha provocata, ma non avrei dovuto usarlo come capro espiatorio – e la sola cosa che mi viene in mente per alleviare questo peso è assecondare per un po’ la sua vena ciarliera. Poi forse me ne pentirò, però per adesso va bene.
«No, ma credo abbia a che fare con il tema del weekend»
«Spero solo che non preveda altre ore di cammino» ma mentre lo dico mi accorgo che comunque dovremo camminare per tornare alla baita dove siamo alloggiati. «Che senso ha dividerci e mandarci nel bosco da soli?»
«È nelle situazioni come questa che i nostri istinti si liberano. Le difficoltà ci mettono alla prova e dobbiamo dare il massimo per superarle»
La sua risposta pronta mi colpisce, ma questa volta non c’è traccia sul suo viso di quell’espressione sfrontata che lo accompagna da stamane. Ci crede davvero, non lo ha detto solo per fare colpo.
«Sembri esperto»
«Abbastanza. Leggere tanti libri mi ha insegnato che ho una sola vita nel mondo reale e che non devo sprecarla»
«Vorrei poter dire lo stesso» è più una riflessione tra me e mi accorgo troppo tardi di averla detta ad alta voce.
Sta già sorridendo, soddisfatto per qualcosa che non riesco ad afferrare. Non pensavo potesse essere questo tipo di persona e per la prima volta non mi prudono le mani. Sorrido di rimando.
«L’ho detto che non sei di ghiaccio»
Proseguiamo nel bosco e mentre camminiamo scopro tante cose su di lui che non avrei mai immaginato. Tra le altre, racconta di essere un escursionista esperto, oltre a vivere di libri, e quando era un’adolescente suo zio gli ha insegnato a orientarsi senza bussole o oggetti di altro tipo.
«Quindi era tutto finto?»
«Cosa?» ribatte stupito.
Sento le guance calde – spero passi per il caldo dovuto all’attività fisica – ma mi impongo di dirglielo. «L’espressione da idiota mentre osservavi la mappa questa mattina»
Ride e mi sento io un’idiota mentre sorrido imbarazzata. «Tutto calcolato. Volevo farti sentire un po’ in colpa per aver dimenticato la nostra bussola»
«Perché?»
Alza le spalle. «Volevo suscitare una reazione. Sai, non sono l’unico su cui girano delle voci»
«Già» le mie però sono tutte vere, non come le sue…
«Su, vedila nel verso giusto!» mi sprona con un leggero colpetto d’incoraggiamento sulla spalla. «Lunedì in ufficio non si parlerà d’altro che del nostro duo, la regina di ghiaccio delle risorse umane e l’Adone del reparto vendite»
Sussulto nel sentire quel nomignolo lasciare proprio le sue labbra, ma se ne sta prendendo gioco e non solo per lui. Lo sta facendo per entrambi.
«Che coppia» commento, scoccandogli un’occhiata divertita.
È da tanto che non mi sento così bene, senza farmi troppe domande su come comportarmi e su cosa dover dire. Mi sento libera, in un certo modo, anche con tutta la stanchezza e la sporcizia accumulate da stamattina che premono su di me.
«Voglio sapere una cosa però» il tono mi mette un po’ in allarme. Sento che sta per arrivare un’invasione del mio spazio personale.
«Cosa?» se devo abbracciare lo spirito del weekend tanto vale farlo senza troppi ripensamenti.
«Dimmi come si guadagna un soprannome come il tuo»
Prendo fiato, camminando in silenzio per un attimo. Ha capito che non eluderò la sua richiesta, ma mi serve tempo e me lo concede.
«Devi sposare la persona sbagliata e poi divorziare quando ormai è troppo tardi, quando non sei più chi credevi di essere» non so come ma trovo la forza di fargli un sorriso. «È questo il segreto per diventare di ghiaccio»
«Mi dispiace» per la prima volta non mi guarda mentre lo dice. Cammina e guarda dritto davanti a sé.
«È passato del tempo ed è stato anche un mio errore» non so che mi prende ma sento che questo peso deve andarsene. Adesso, non dopo o domani, e forse lui può ascoltarmi. Basta solo una parola.
«Nel momento in cui si ama qualcuno, non ci si accorge se sia un errore o no»
«Ma io lo sapevo» si volta a guardarmi ed è sorpreso. «Sapevo che mi stava cambiando e non ho fatto nulla per impedirlo. Credevo che seguire le sue istruzioni mi avrebbe resa insostituibile, che non mi avrebbe mai lasciata. Sono stata una sciocca» accenno un mezzo sorriso che è solo per me.
Il mio ex marito era un maniaco del controllo, che mi ha convinta a seguire tutto ciò che diceva grazie alla fastidiosa espressione che credevo di vedere anche sul volto dell’uomo accanto a me. Ho cambiato il mio carattere per essere la donna che voleva, mi sono fidata di lui e mi sono lasciata cadere in uno stato catatonico fatto di limiti e imposizioni.
Questo weekend avrebbe dovuto eliminarli per sempre; voglio tornare a essere la ragazza spensierata che ero ai tempi dell’università, quando non avevo grandi freni a rendermi un involucro di rimpianti. Forse sono troppo ottimista.
Mentre procediamo il bosco inizia a diradarsi e accanto a noi compare lo stesso corso d’acqua che ci ha accolto durante il pranzo. Si è fatto più largo ma scorre placido come nel punto in cui ci siamo fermati quasi tre ore fa.
Mi fermo per bere e riposare un po’. Non mi sono accorta di aver camminato per tutto questo tempo e di non aver sentito nemmeno una volta le gambe doloranti. Provo una certa soddisfazione e anche se resterò la regina di ghiaccio dell’ufficio, ho trovato qualcuno che potesse ascoltarmi. Ne avevo bisogno? Può darsi, eppure è stato qualcosa di inaspettato.
«Neil» chiamo il mio compagno di squadra per nome forse per la prima volta da quando ci hanno sorteggiati. «Mi insegni a leggere la mappa?»
È andato avanti di alcuni metri e quando si volta mi riserva di nuovo quello sguardo da “Senza di me non sai stare” che stavolta mi fa ridere.
Credo di aver capito perché ha deciso di partecipare. Tutti e due siamo maschere di solito e questi giorni sono l’occasione giusta per dimostrare chi siamo, a noi stessi prima che agli altri. Abbiamo i nostri limiti, i freni inibitori che ci impediscono di essere chi vorremmo, però quest’oggi si sono allentati.
Ci vorrà del tempo affinché cada la barriera che ho eretto e dietro la quale mi sono nascosta per quasi cinque anni, eppure ho fatto dei passi avanti. Ho tempo da vendere nell’unica vita reale che mi è concessa, perciò posso farcela.

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11 pensieri su “Una scribacchina bagnata fradicia #7 : Un weekend in montagna

  1. L’incontro con “una scribacchina bagnata fradicia” è il mio preferito della settimana!
    Mi è piaciuto tanto questo racconto: ho ritrovato qualcosa di me in queste righe e più andavo avanti più mi piaceva; essere senza freni non è cosa da tutti ma quando ce lo concediamo non è niente male: un senso di libertà raro. 🙂 Inoltre mi sono innamorata dell’Adone ehehehe
    Bravaaa anche questa volta! Per me è un Sì 😄

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    • Grazie 😍😍😍😍😍😍😍 che bello! Sono felicissima!!!
      È un racconto abbastanza personale, perché io accumulo senza dire nulla fino ad esplodere, però mi fa piacere che ti ci sia ritrovata!
      L’Adone è un mito!! E pensare che questi due all’inizio sono nati come presa in giro per Mr. Christian Grey e Miss Anastasia Steele 😅 ma mentre scrivevo si sono ribellati allo stereotipo 😆

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      • Allora ti dico che mi piacciono ancora di più per via della ribellione !! 😀
        io in realtà sono un po’ particolare, nel senso che tendenzialmente esplodo facile, però penso che ognuno di noi sia in qualche modo incastrato in un personaggio, in regole prestabilite,in comprtamenti che non sempre ci permettono di fare ciò che vorremmo. Per cui uscire fuori dagli schemi è bello qualche volta 🙂 l’ho letta così.

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