Una scribacchina bagnata fradicia #12 : Orientarsi a Natale

Ho sempre cercato di evitare le feste di Natale in ufficio. Solitamente sono una noia, dove tutti si fingono carini e gentili con gli altri mentre io, la Regina di ghiaccio dell’ufficio, me ne resto in disparte aspettando che finisca. Per questo, negli ultimi tre anni, non ho mai partecipato. Quest’anno, purtroppo, non sono così fortunata.
Neil nell’ultima settimana mi ha tormentata fino allo sfinimento pur di convincermi a presentarmi. Non so ancora bene come la sua faccia sia riuscita a farmi cambiare idea, ma è colpa sua se adesso mi ritrovo all’ingresso di questo stupido hotel nell’attesa che l’addetto al guardaroba sistemi il mio cappotto su una delle grucce.
L’azienda ha affittato la sala conferenze di uno dei più grossi hotel della città, mettendo in scena quello che sull’invito è stato definito “Il più grande evento natalizio degli ultimi vent’anni”, e poiché l’organizzazione è stata affidata al mio reparto sono sicura che mi troverò di fronte una distesa immensa di vischio, decorazioni kitsch e divanetti poco comodi. Sapevo che non mi sarei dovuta fidare e questo sarà forse lo sbaglio più grande dopo il weekend trascorso in montagna.
Ultimamente, tra soppressione dei limiti personali e tentativi di andare oltre le mie naturali barriere – se naturali si possono chiamare –, ho inaugurato un periodo in cui faccio fatica a riconoscermi. Anche in ufficio fanno fatica a riconoscermi, specie quando Neil fa capolino alla mia scrivania con una tazza di caffè o un invito per pranzo. Tutti lo guardano come se avesse appena fatto la cosa più pericolosa della sua vita e nessuno sembra credere che dopo quei due giorni in montagna siamo diventati amici.
La Regina di ghiaccio e l’Adone del reparto vendite da oggetto di pettegolezzi involontari sono diventati la prima fonte di tutto il gossip aziendale. Io quando posso evito di dare nell’occhio, ma lui sembra divertirsi quindi fa di tutto per mettermi in mezzo e spargere la voce sulla nostra “relazione”. La voce più strana che circola al momento mi vede come la responsabile di un ricatto a sue spese; non so di preciso per cosa lo stia ricattando, ma i nostri colleghi sono più che convinti riguardi qualcosa successo durante quel fatidico weekend.
Perciò, da strega dell’ufficio, mi ritrovo al centro di una bufera che questo mio caro e nuovo amico cerca in ogni modo di fomentare, compreso obbligandomi a presentarmi alla festa natalizia.
Io mi sento profondamente a disagio, soprattutto perché il tubino nero prestatomi mia sorella è fin troppo aderente per i miei gusti, senza contare che dall’altro lato della porta a doppio battente si nascondono tutti quei colleghi che dopo le feste di Natale torneranno a lanciare frecciatine alle mie spalle.
Ormai sono qui e anche se volessi tornare indietro, lui non me lo perdonerebbe mai di non essermi presentata. Quindi coraggio, la festa di Natale mi aspetta!
Come previsto, gli addobbi rispecchiano l’idea che ho delle feste natalizie aziendali, ma quel che è peggio è che i rametti di vischio non sono semplicemente fissati al soffitto con delle cordicelle. Lungo tutto la sala, da parete a parete, ci sono delle sottili carrucole alle quali i rametti di rischio sono appesi con dei nastri così da poterli far muovere a piacimento in ogni direzione. Un campo minato sarebbe più facile da attraversare.
Ho appena messo piede dentro e già ho voglia di tornarmene a casa, chiudere la porta chiave, accendere la televisione e perdermi in una di quelle maratone natalizie che tanto amo in questo periodo.
È vero che Neil ed io siamo diventati buoni amici negli ultimi tempi, ma c’è sempre un limite a tutto e il mio questa volta consiste nel non farmi coinvolgere in queste sue malsane idee. La mia coscienza sibila che è troppo tardi, eppure se mi voltassi e scivolassi lentamente fuori dalla sala farei ancora in tempo ad andarmene. Devo solo stare attenta a non farmi vedere…
«Hey, eccoti! Pensavo non arrivassi più!»
Un calice di champagne in mano e quella sua faccia da schiaffi, Neil si fa avanti in mezzo al gruppo come Mosè nel Mar Rosso. È inutile sottolineare quanto il completo sia perfetto su di lui e come ogni donna al suo passaggio si volti facendogli gli occhi dolci. Quasi una sardina in mezzo un branco di squali.
«Lunga fila al guardaroba» spiego, facendo cenno con il pollice alle mie spalle e senza nemmeno accennare al ripensamento che meditavo fino a pochi secondi fa.
«Ed io che pensavo te la fossi data a gambe. La Regina di ghiaccio è sempre una sorpresa» sorride, mostrandomi la sua espressione da “lo so che sono irresistibile” e prendendomi a braccetto con la mano libera. «Vieni. I miei colleghi sono impazienti di conoscerti»
«I tuoi colleghi?» domando stupita, alzando lo sguardo verso il soffitto e tenendo d’occhio i diversi rametti di vischio.
«Certo! Non vorrai passare la serata da sola?»
«Pensavo di bere qualcosa e poi andare, in realtà» mentre procediamo nella sala mi accorgo che gli sguardi si fanno sempre più interessati.
La strana coppia sta dando spettacolo anche alla festa di Natale, magnifico.
«Avanti, ghiacciolo, sciogliti un po’» mi rimprovera scherzosamente poco prima di fermarsi di fronte a un gruppetto di persone. «Ragazzi vi presento Rebecca. Becky loro sono i ragazzi»
Avrò detto cento volte a Neil di non chiamarmi Becky, ma lui continua come se niente fosse e adesso che mi trovo davanti a sei sguardi stupiti quel nomignolo mi da ancora più fastidio. Già è difficile essere la Regina di ghiaccio, se poi mi presenta con quel soprannome per me è definitivamente finita.
«Rufus O’Connell» si presenta il primo alla mia sinistra, un uomo un po’ più che quarantenne e con i capelli più vistosamente tinti che abbia mai visto. «Merchandising»
«Rebecca Stewson» accenno un sorriso imbarazzato perché Neil ha appena detto qualcosa a proposito della prontezza di riflessi del suo collega quando si tratta di presentarsi a una donna. «Sono…»
«La Regina di ghiaccio delle Risorse Umane» scherza una donna all’incirca della mia stessa età e con un fisico tutto curve. «Io sono Madison, responsabile del reparto pubblicitario»
Stringo la mano entrambi e poco a poco conosco anche le altre facce, associando loro dei nomi e un reparto. Solo altri due, un certo Thomas e una ragazza più giovane di nome Christine, lavorano insieme a Neil.
«Quindi nessuna voce su voi due è vera?» chiedi capelli tinti dopo aver finito il giro di presentazioni e aver passato un po’ di tempo a chiacchierare del più e del meno.
«Sai bene che i pettegolezzi dell’ufficio lasciano il tempo che trovano» commenta Madison sorseggiando il suo quinto o sesto bicchiere di champagne da quando l’ho incontrata. «Lasciatelo dire da una che lavora nella pubblicità»
«E questo cosa avrebbe a che fare con noi due?» Neil ammicca nella mia direzione, scatenando i sorrisetti di tutti. Deve avermi detto che Madison quando beve fatica reggere l’alcol, ma non potevo immaginare che diventasse subito così ubriaca da straparlare e fare discorsi fuori da ogni logica.
«Ohi, io invento balle per vivere. Come accidenti credi che si possano vendere le fregature che produciamo in azienda? Senza offesa Scott»
Scott è un tipetto basso e tarchiatello, con degli occhiali davvero buffi appoggiati sulla punta del naso, e lavora nel reparto di Ricerca e Sviluppo. Le fregature molto probabilmente sono su idee trasformate in qualcosa di obbrobrioso delle diverse fasi di approvazione dei progetti.
«Quindi sei autorizzata a negare tutto quello che si sente dire?» capelli tinti subentra a dare manforte a Neil e entrambi cercano di minare la sicurezza data dall’alcol di Madison. Lei però è un osso duro e anche se sembra parecchio annebbiata riesce a rispondere colpo dopo colpo.
«E poi guardala» afferma indicandomi, alla fine di un ragionamento che non sono riuscita a seguire perché troppo concentrata a contare quanti bicchieri di champagne ha abbandonato vuoti e subito recuperato pieni nel corso della discussione. «Rebecca è troppo in gamba per il nostro Neil»
«Su questo hai ragione» concorda Thomas di punto in bianco, scatenando una risata collettiva che travolge anche me.
Non so come o perché io potrei essere troppo in gamba per Neil, ma devo dargli atto che forse la festa di Natale non è stata una così cattiva idea. È tanto che non mi divertivo come sto facendo in quest’ultima mezz’ora e sono davvero entusiasta di come la serata si stia evolvendo.
Non so se è perché gli amici di Neil sono divertenti o se è perché ho smesso di contare anche i miei bicchieri di champagne – o che altro mi hanno preso al bar –, ma trovo persino il coraggio di mescolarmi tra i miei colleghi sulla pista da ballo, insieme a Christine e a una Madison completamente partita per la tangente. Scommetto che domani il suo dopo-sbornia sarà uno di quelli epici.
L’ultima volta che mi sono ubriacata è stato dopo aver firmato le carte del divorzio; avevo bisogno di dimenticare completamente quello che avevo fatto quel pomeriggio e la faccia del mio ex marito mentre impassibile decretava la fine del suo rapporto con me, perciò mi sono fermata in un piccolo bar a qualche passo da casa e non sono più uscita finché mi è rimasto un briciolo di consapevolezza sul perché stessi bevendo così tanto.
Stasera non mi trovo nella stessa situazione, non ho nemmeno bisogno di bere così tanto, ma dopo un po’ smetto di preoccuparmi degli sguardi dei colleghi. Persino i divanetti sembrano comodi grazie all’alcol e devo dire che sono un ottimo modo per riprendere fiato.
La sola cosa che non mi spiego è perché sono qui a parlare con capelli tinti; non so nemmeno da quanto lo stia facendo ma, considerato il tipo di uomo che è e lo sguardo praticamente fisso sulla scollatura del mio vestito da più di cinque minuti, gli sto dando troppa corda.
«Oh, che coincidenza» esclama, dopo aver terminato un monologo su tutte le attività sportive che ha praticato in vita sua. «Siamo sotto il vischio»
Alzo lo sguardo e mi maledico da sola per non aver prestato attenzione a dove mi fossi seduta. Ho passato tutta la sera a evitare quei maledettissimi rametti e adesso mi ci ritrovo sotto con un tizio logorroico fino all’inverosimile e che ha tutta l’intenzione di mettere in pratica la tradizione del vischio. Nemmeno la sbronza peggiore della mia vita potrebbe far accadere una cosa simile.
Capelli tinti si sposta in avanti – le sue labbra già sporgono, come se così potesse arrivare prima alle mie – e sto per appoggiargli una mano sotto il mento per allontanarlo quando qualcuno lo afferra per la giacca e contemporaneamente spinge via il vischio, che rapido sfreccia sulla carrucola fino all’altro capo della stanza.
«Hey Rufus, fa attenzione!» Neil lo aiuta ad alzarsi, anche se in realtà sarebbe meglio dire che lo costringe, e gli risistema la giacca, come se non avesse fatto altro che impedire a un amico di cadere. «Bevuto troppo?» chiede scherzosamente.
Capelli tinti guarda me e il mio amico alternativamente, confuso e forse un po’ deluso da come è finita tutta la storia. Sembra quasi che non capisca cosa sia successo.
«No, io cercavo… Credevo di aver visto…» balbetta, alzando lo sguardo verso il soffitto e sorprendendosi
nel non trovare nessun rametto di vischio. «Pensavo di aver visto un insetto ma devo essermi sbagliato»
Fatico a non scoppiare a ridere mentre Neil rassicura capelli tinti non aver visto assolutamente nessun insetto e lo invita a prendere una boccata d’aria fresca fuori; cerco di mantenere un contegno e alla fine sfodero un sorriso innocente al cenno di congedo di Rufus O’Connell, responsabile del Merchandising.
«C’è mancato poco, eh?» Neil si lascia andare sul divanetto e incrocia le mani dietro la testa. Ha un’espressione esausta e sfatta, ma non lascia mai cadere quel sorriso dannatamente fastidioso da “so di essere irresistibile”. «Hai passato la serata a camminare come un gambero per evitare quei cosi e adesso ti ci siedi sotto?»
«Non l’ho notato» mi giustifico, sfilando le scarpe e accovacciando le gambe sotto il sedere.
Ormai la sala affittata per la festa è mezza vuota e i pochi che sono rimasti sono troppo ubriachi o troppo occupati a ballare per badare alla Regina di ghiaccio senza scarpe. Effettivamente, guardandomi attorno, le condizioni dei presenti sono peggiori della mia, neanche stessi assistendo al fine-serata del ballo del liceo.
«Comunque lo avrei allontanato anche da sola»
«Ah-ah. Come? Con la mossa di Jujitsu per spezzargli il collo che stavi per usare?» Neil sorride guardandomi di sbieco. «Nah… Grazie a me hai evitato ogni possibile situazione imbarazzante»
«Su questo hai ragione. Grazie, oh mio salvatore» lo prendo in giro. È la prima volta che lo faccio e devo ringraziare l’alcol per questo, altrimenti mi sarei fermata prima.
Neil ammicca alla mia presa in giro e poi resta un po’ seduto a riposare, con la testa reclinata all’indietro e appoggiata sui palmi delle mani.
«È un brav’uomo» mi dici dopo essere rimasto un po’ in silenzio.
«Sembra di sì. Forse un po’ troppo espansivo» non metto in dubbio che Rufus sia oppure no un brav’uomo, ma il suo approccio stasera non è stato dei migliori e sinceramente, date le premesse, non ho molta voglia di scoprire il resto. Mi fa piacere, però, che Neil cerchi di difendere il suo amico anche quando l’evidenza non cade a suo favore.
«Sei libera prima di Capodanno? Potremmo riprendere le lezioni di orienteering»
Scuoto la testa debolmente. «Sono fuori città fino al 3 Gennaio. Natale è l’occasione per radunare la famiglia e i miei ci tengono»
«Abitano lontano?» chiede raddrizzandosi e frugando nelle tasche della giacca.
«Toledo. È lì che siamo cresciute io e mia sorella»
«Una ragazza dell’Ohio!» esclama, sfoderando un’espressione sorpresa su quella faccia da schiaffi. «E come diavolo sei finita a Washington?»
«Per amore. Per cos’altro se non per quello?!»
Neil, che ormai conosce quasi tutto della storia con il mio ex marito, annuisce distrattamente e mi posa tra le mani un piccolo pacchetto regalo. «Buon Natale»
Sorpresa fisso la scatola e poi il mio amico, non sapendo cosa fare perché io non ho per lui. È stato carino a pensare di farmi un regalo e forse dovevo organizzare qualcosa anch’io, però non avrebbe dovuto. Non era assolutamente obbligato.
«Da solo non si scarta» mi ricorda e allora disfo il nastrino, sollevando delicatamente il coperchio.
Dentro c’è una bussola ma non è di quelle moderne, anzi sembra piuttosto antica. La cassa è di metallo ed è pesante, molto; è anche leggermente ossidata attorno al meccanismo di chiusura. Nonostante tutto, però, è ancora lucida e ben tenuta.
«Questa è la prima bussola che mi ha regalato mio zio. Ho pensato potesse servirti durante le nostre uscite»
Sono senza parole. Non avrei mai creduto che in poco tempo io e questo tizio dalla faccia insopportabile saremmo potuti diventare due amici così stretti e che avrei ricevuto per Natale un oggetto a cui tiene veramente molto. È stato suo zio ad insegnargli ad orientarsi in qualsiasi posto e adesso, dopo essermi quasi persa sulle montagne, mi sta insegnando a fare altrettanto.
«Neil, io non so cosa dire» tengo il regalo con cura tra le mani, facendo attenzione a non stringere troppo. So che non posso rovinare questa bussola solo tenendola in mano, ma è così importante che ho lo stesso paura di non saperla conservare. «Grazie. Grazie davvero»
«È solo una bussola» minimizza, anche se lo sta facendo solo per togliermi dall’imbarazzo.
«Io non ho nulla per te» per la prima volta dopo tanto tempo mi sento fuori luogo a causa di qualcosa che ho fatto e non semplicemente perché non rispetto gli standard dettati da qualcun altro. Essermi dimenticata di portare un regalo per Neil è davvero imperdonabile.
«Va bene così. In fondo essere diventata amico della Regina di ghiaccio ed averla fatta divertire stasera mi basta come regalo» sfodera un sorriso galante mentre si alza e mi indica una brunetta con un cenno della testa. «Forse è tempo di impegnarmi con le voci sull’Adone»
Sogghigno scuotendo la testa mentre si allontana. È davvero una persona fuori dal comune e che non si fa nessun tipo di problema, soprattutto con quello che si dice sul suo conto. Ha addirittura la faccia tosta di assecondarle!
Non gli invidio questo suo modo di fare ma a volte la sua spensieratezza sì, perché so che mi farebbe stare meglio.
Mi ha anche fatto un regalo di Natale, e senza volere nulla in cambio! Fosse stato per il mio ex mi avrebbe fatta sentire in difetto.
Credo di dover smettere di paragonarlo continuamente all’altro uomo che ha attraversato la mia vita e che aveva un carattere simile a quello di Neil. Lui si è dimostrato, e continua a dimostrarsi, infinitamente superiore.
Ho sempre evitato le feste di Natale perché erano un tripudio di vischio e finti perbenisti, pronti a sventolare le loro malelingue nell’istante in cui avrei dato loro la schiena; ed è ancora così ma adesso riesco a trovare un po’ di spirito del Natale in questo covo di Grinch e Scrooge. Bastava semplicemente trovare la bussola giusta.

Buon Natale 🎅

Eccoci finalmente al giorno tanto atteso!

Oggi c’è poco da dire, tutti siamo già indaffarati nei preparativi per il pranzo, perciò vi faccio subito gli auguri di un felice Natale! Passatelo con i vostri cari, con chi amate di più e divertitevi, perché è un giorno speciale (credo di avervelo detto fino alla nausea questa settimana 😄), capace di portare tanti momenti unici e felici con semplicità!

Vi abbraccio.
Federica

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The Rainist #12 : The Simpsons

Buongiorno 🎅

Caspiterina, oggi è già la vigilia di Natale!! Questa settimana mi è davvero scivolata tra le dita senza che me ne accorgessi! Siamo già all’appuntamento con The Rainist e questa volta vi porto a festeggiare con gli episodi natalizi di una delle mie famiglie preferite 😄

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Poster

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Informazioni generali

TitoloI Simpson
Titolo originaleThe Simpsons
Ideatori/Soggetto: James L. Brooks, Matt Groening, Sam Simon
Paese: Stati Uniti d’America
Anno: 1989–
Genere: Sitcom
Stagioni: 27
Episodi: 618 
Lingua: Inglese

Trama

La serie ruota attorno alle vicende di questa sconclusionata famiglia americana nella cittadina di Springfield, composta da Homer, Marge e i loro tre figli Bart, Lisa e Maggy. Ogni puntata è una reinterpretazione in chiave umoristica della condizione umana, della cultura, della società in generale e della stessa televisione.

Personaggi

La famiglia Simpson: Bart, Marge, Maggy, Homer e Lisa
La famiglia Simpson: Bart, Marge, Maggy, Homer e Lisa
Gli abitanti di Springfield
Gli abitanti di Springfield

 

Sigla

Parere

Oggi non mi concentro su tutta la serie, ma solo su quegli episodi dedicati al Natale che tanto ho adorato e ancora adoro ne I Simpson.
Primissimo special natalizio, nonché primo episodio in assoluto della serie, Un Natale da cani ci porta direttamente a conoscere i componenti della famiglia – e la sconsideratezza di alcuni suoi componenti che diventerà il marchio distintivo della sitcom –, ricordando che non servono regali esagerati o feste maestose per essere felici, ma solo i parenti e un piccolo pensiero.
Miracolo su Evergreen Terrace mostra un tratto peculiare della famiglia, o quanto meno di Homer e Bart: mentire e di conseguenza truffare la comunità di Springfield.
A Natale ogni Spassolo vale è la revisione in stile Simpson de Il canto di Natale di Dickens, con Burns novello Scrooge e Bart come il piccolo Timmy.
Lei di poca fede racconta l’evoluzione di Lisa verso il Buddismo e il suo essere apparentemente inconciliabile con il Natale.
Tutti più buoni a Natale vede al centro la competizione tra Ned e Homer per dimostrare chi sia il più buono e generoso durante il Natale e che puntualmente finisce per diventare una lotta vera e propria, dove alla fine però prevale in vero spirito natalizio di condivisione e bontà.

Vacanze di un futuro passato immagina la famiglia riunita dopo molti anni per festeggiare il Natale tutti insieme, ognuno però con i suoi problemi da risolvere e che solo una riunione di famiglia può far sparire.
Il
blues del bianco Natal propone una rilettura della solidarietà natalizia e dello spirito di condivisione che sembrano tutti disposti a sfoggiare in questo periodo, puntando il dito su quanto incida la questione economica e sull’importanza dei regali nell’organizzazione della festa.
Non sarò a casa per Natale è l’ultimo degli episodi natalizi realizzati finora e ricorda quanto sia importante saper perdonare e trascorrere questo periodo in famiglia o con le persone cui vogliamo bene, perché non è Natale se lo si passa da soli.
In tutti gli episodi i Simpson ci ricordano qualche aspetto del Natale o ciò che si può fare di sbagliato e che “va contro” lo spirito natalizio, senza per questo perdere l’ironia e la critica che fa de I Simpsons una serie davvero divertente e inimitabile!

Voto

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Vi lascio in compagnia dei Simpson (il mio episodio preferito è Lei di poca fede, qual è il vostro?) e vi auguro di passare con loro una splendida vigilia! Domani vi farò gli auguri ufficiali, ma se non riusciste a passare, spero trascorriate uno splendido e felice Natale!

Federica 💋

La météo de Baudelaire #12 : Canto di Natale

Buondì e ben ritrovati a un nuovo appuntamento de La météo de Baudelaire!

Per questo Mercoledì dedicato al Natale non potevo non pensare ai classici e quindi mi sono decisa a scegliere il più classico dei libri natalizi! Coraggio-tattoo

Copertina

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Informazioni generali

Titolo: Canto di Natale
Titolo originaleA Christmas Carol: A Goblin Story of Some Bells that Rang an Old Year Out and a New Year In
Autore: Charles Dickens
Traduzione: S. Ferrero
Editore: Garzanti
Anno: 2012
Anno prima edizione: 1843
Genere: Romanzo
Formato: Cartaceo
Pagine: 96
Prezzo: 4,17€
Link acquisto: Amazon

Trama

Ebenezer Scrooge, arido e spilorcio finanziere londinese, odia il Natale. Lo considera – anzi – tempo perso, e un ostacolo al proprio arricchimento. Ma la notte della Vigilia, dopo una giornata passata alla scrivania senza nulla concedere all’atmosfera festosa che lo circonda, riceve la visita di tre spiriti: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. Nel corso di un fantastico viaggio che farà rivivere a Scrooge tutte le tappe della propria vita e intravedere un ben misero futuro, gli spiriti riusciranno ad aprire i suoi occhi a sentimenti di generosità e amore. Il Canto di Natale non è però solo una favola a lieto fine. E anche uno degli esempi meglio riusciti di critica sociale di Dickens, oltre che una delle più famose e commoventi storie sul Natale.

Parere

La maestria di Dickens è conosciuta e risaputa ma devo ammettere che prima di aver letto Canto di Natale lo consideravo un po’ troppo “di nicchia”, uno di quegli autori che ti deve davvero piacere per riuscire a leggerne le opere, non perché non siano belle ma a causa di uno stile non proprio semplice e lineare. Dopo aver terminato questo libricino, che si legge tranquillamente in una giornata, ho decisamente cambiato idea.
A Christmas Carol può davvero essere considerato l’artefice delle nostre tradizioni natalizie (insieme agli altri volumi della serie Christmas Books)
perché ho trovato, pagina dopo pagina, lo stesso calore e la stessa atmosfera di gioia/condivisione che rappresentano per me il Natale, raccolte nella cornice di una Londra vittoriana forse troppo occupata a pensare al proprio guadagno per avvertire queste sensazioni.
La storia di Scrooge mi ha colpita molto anche se già la conoscevo, perché arriva dritta al cuore, racconta qualcosa che, anche se non siamo così avari e restii alle emozioni, possiamo capire e anche sentire come nostro: il rimpianto per le opportunità perse, il dolore per le sofferenze degli innocenti, la paura di non poter cambiare e di commettere sempre gli stessi errori. Il personaggio di Dickens non diventa solo iconico per un certo tipo di mentalità o un genere di individuo, ma lo è anche per chi si è trovato in ognuno di quegli stati d’animo senza aver davvero intenzione di cambiare.
Ma l’aspetto più bello è che Canto di Natale è un romanzo di speranza, che invita a migliorare se stessi facendo del bene agli altri e amare la vita giorno per giorno, facendo ciò che più è giusto per vivere serenamente. In questo è molto attuale, perché ultimamente il Natale è diventato sinonimo di consumismo, un’occasione in più per spendere e non per rinnovare i valori e la gioia che questo periodo dovrebbe portare…

Citazione

«Uomo», continuò lo spirito. «se hai un cuore d’essere umano, rinnega queste espressioni odiose, sino a che non avrai scoperto in prima persona in che cosa consista tale eccedenza, e dove si trovi. Come ti arroghi il diritto di decidere chi deve vivere e chi deve morire? Ma come fai a sapere se, agli occhi di Dio, tu non sei più indegno di vivere piuttosto che dei milioni di esseri simili al bambino di quel povero diavolo. Oh, Dio! Sentire l’insetto che è sulla foglia trattare da intrusi i suoi simili che muoiono di fame nella polvere»

Voto

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Sono proprio contenta di avervi raccontato un po’ del mio classico natalizio preferito (devo ammettere, però, che non ho letto molti libri sul tema 😅)! Sono curiosa di sapere quale sia il vostro irrinunciabile natalizio, quel libro che meglio rappresenta il Natale secondo voi!

Nel frattempo vi do appuntamento a domani con The Rainist! See you tomorrow 💋

Singing in the Rain #12 : Shake Up Christmas by Train

Buon Martedì lettori e lettrici 😊

Natale, lo sapete anche meglio di me, è caratterizzato soprattutto da canzoni. Volendo si potrebbe cantare una canzone diversa dal 1° Dicembre fino a dopo Capodanno, ce ne sono per tutti i gusti, ma per oggi il jukebox di Singing in the Rain si è fermato su un brano abbastanza recente.
(P.S. Oggi niente “meaning”. Lascio parlare la canzone e mi eclisso! Ci risentiamo domani con La météo de Baudelaire 😊)

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Informazioni generali

TitoloShake Up Christmas
Artista: Train
AlbumSave Me, San Francisco
Compositore: Pat Monahan, Butch Walker
Genere: Pop
Anno: 2010
# Traccia: 12 di 17
Singolo: Sì, è stato il 4° singolo dell’album (pubblicato il 1° Novembre 2010)

Copertina album

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Video

Testo

Ho, ho, ho…

Shake up the happiness
Wake up the happiness
Shake up the happiness
It’s Christmas time

(Scuoti la felicità
Sveglia la felicità
Mescola la felicità
È Natale!)

There was a story that I was told
And I want to tell the world before I get too old
And don’t remember it, so let’s December it
And reassemble it, oh yeah

(Cè una storia che mi è stata raccontata
E la voglio raccontare al mondo prima di invecchiare
E di non ricordarla, facciamo finta che ora sia Dicembre
E mettiamole insieme, sì)

Once upon a time in a town like this
A little girl made a great big wish
To fill the world full of happiness
And be on Santa’s magic list

(C’era una volta in una città come questa
Una ragazzina che aveva espresso un grande desiderio:
Riempire il mondo di felicità fino a scoppiare
E essere sulla lista magica di Babbo Natale.)

[RITORNELLO]
Shake it up, shake up the happiness
Wake it up, wake up the happiness
Come on all, it’s Christmas time
Shake it up, shake up the happiness
Wake it up, wake up the happiness
Come on all, it’s Christmas time
Ho, ho, ho,
Ho, ho, ho,
It’s Christmas time

(Scuotila, scuoti la felicità
Svegliala, sveglia la felicità
Venite tutti, è Natale!
Scuotila, Scuoti la felicità
Svegliala, sveglia la felicità
Venite tutti, è Natale!
Ho, Ho, Ho
Ho, Ho, Ho
È Natale!)

At the same time miles away
A little boy made a wish that day
That the world would be okay
And Santa Clause would hear him say
I got dreams and I got love
I got my feet on the ground and family above
Can you send some happiness with my best
To the rest of the people of east and the west

(Nello stesso momento, ma a miglia di distanza
C’era un ragazzino che aveva espresso un desiderio quel giorno:
Che il mondo potesse star bene
E Babbo Natale lo avrebbe sentito dire:
Ho sogni, ho amore
Ho i piedi per terra e la famiglia su nel cielo
Potresti mandare un po di felicità con i miei migliori auguri
Al resto delle persone dell’Est e dell’Ovest)

And maybe every once in a while
You give my a grandma a reason to smile
‘Tis the season to smile
It’s cold but we’ll be freezing in style

(E forse ogni tanto tu potresti dare
A mia nonna un motivo per sorridere.
È la stagione per sorridere
Fa freddo, ma ci congeleremo con stile)

And let me meet a girl one day
That wants to spread some love this way
We can let our souls run free
And she can open some happiness with me

(E fammi incontrare una ragazza, un giorno
Che voglia diffondere un po di amore in questo modo
Lasceremo le nostre anime corrano libere
E lei può conoscere la felicità con me.)

[RITORNELLO]

I know you’re out there
I hear your reindeer
I see the snow where
Your boots have been

(So che sei là fuori
Sento la tua renna
Vedo la neve dove
sono passati i tuoi stivali)

I’m gonna show them
So they will know then
Then love will grow and
They believe again

(Li farò vedere anche a loro
Così lo sapranno
Allora l’amore crescerà e
Crederanno di nuovo)

[RITORNELLO x2]