Una scribacchina bagnata fradicia #10 : Gli enigmi di Chevalier (seconda parte)

Prima parte

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Sto ancora riprendendo fiato dalla prima corsa quando rientriamo nella rimessa dove sono andata a prenderlo quasi un’ora fa.
«Se diamo per certo che sia tu l’aiuto, la descrizione “ore di sonno reclama” è fatta apposta per te» scherzo, sedendomi un attimo sul divano.
«Le lezioni mi distruggono» si difende, rovistando sullo scaffale. «Però ha ragione: dormo troppo. E comunque questo potrebbe tornarti utile»
«Sì, certo» minimizzo alzandomi. «Ripetimi che forma ha»
«Scatola cilindrica, verde mela e grande all’incirca come un termos» si inginocchia, passando in rassegna i ripiani più bassi.
«E tu davvero non ricordi dove l’hai messa?»
«Non ero molto lucido quando sono rientrato»
«Deve essere stato un Giovedì sera interessante» commento, acida.
«Ti ho già chiesto scusa mi sembra» è seccato ma non mi interessa.
«Sì, sì» taglio, ancora offesa.
Giovedì Andy ha ricevuto la sua Alta Fornace ed è ufficialmente entrato a far parte della Gilda dei Creatori come novizio. È stata una cerimonia importante e avrei voluto festeggiare con lui, ma i suoi nuovi confratelli e consorelle mi hanno esclusa, dicendo che un’esterna non avrebbe retto, che non faceva per me.
Andy non si è opposto, anzi ha dato loro ragione. Secondo lui non mi sarei divertita e avrei fatto meglio a tornarmene a casa.
Quello che più mi ha ferita non è stato capire che il mio migliore amico voleva andare da solo, ma la frase con la quale ha cercato di convincermi.
«Lo sai che se ci sei anche tu sarei troppo impegnato a preoccuparmi per te per divertirmi» ha detto, sfoderando un sorriso bellissimo che mi ha pugnalata nella schiena.
È meraviglioso sapere cosa pensa di te il tuo migliore amico. Davvero meraviglioso.
Mi avvicino a un cumulo di scatole e cerco se può essere finita lì in mezzo, approfittandone per fregare con forza gli occhi senza che lui mi veda. Basta piangere!
«Perché sei convinto che l’indovinello si trovi nella custodia?» cambio argomento perché questo silenzio mi opprime.
«Là dove la voce tace, la seconda via mostra il passo verso la pace» recita, sedendosi sul pavimento con i piedi incrociati e cingendo le ginocchia con le braccia. «La prima lezione che un creatore deve imparare è controllare il silenzio. Per usare la pietra devi saper zittire tutti i tuoi pensieri e raggiungere la massima concentrazione»
«E cosa ha a che fare con la pace?» chiedo, guardandolo ma continuando a cercare sempre più verso il fondo.
«Se riesci a raggiungere quello stato, l’Alta Fornace può mostrarti tutto il tuo potenziale. Ti dirà fin dove sarai in grado si spingerti come creatore e darti pace qualora il tuo potere non sia così eccezionale» Andy fa correre lo sguardo su tutta la scaffalatura.
«L’ho trovato!» sollevo la mano con cui ho afferrato il cilindro e glielo passo. «Come diavolo è finito quaggiù?»
«Non ne ho idea ma sei un ottimo segugio Joanne» scherza mentre svita la scatola in due metà.
In quella inferiore, adagiato su un cuscinetto di velluto color vinaccia, trova un sasso nero, il cui centro pulsa di una luce rossa intensa.
Andy toglie la sua Alta Fornace, la infila in tasca dicendo che potrebbe tornarci utile e poi si mette a disfare l’interno della custodia. Il cuscino e il sostegno sottostante, che lo ha tenuto in posizione e che doveva portare il peso della pietra, scivolano fuori con agilità.
«Bingo!» esulta e mi mostra il pezzo di carta trovato sul fondo.
Lascia cadere tutto ciò che non gli interessa sul pavimento, dopodiché afferra il biglietto con de mani e lo apre.
«Secondo tranello: nel tempo mi perdo se scordata vengo; di antichi segreti mi faccio custode e la porta al caldo legno chiudo prode»
«Sembra una cosa sola questa volta» commento non appena finisce di leggere.
«Vedo che inizi a cavartela con gli enigmi»
«Imparo in fretta» Andy fa per darmi l’indovinello ma gli rispondo di no. È lui l’esperto, mentre io gli faccio da spalla.
«C’è per caso un posto dove andavi a nasconderti da piccola? Deve poter essere chiuso dall’esterno»
«Sì, ma non è nelle vicinanze» mi rannicchio su me stessa, pensando all’armadio nella camera dei miei genitori. «È a casa, in città»
«Allora questo indovinello è per me» si alza per metter il foglio sul tavolo.
Mi da la schiena ma non serve che lo veda per capire che quell’indovinello lo ha fatto innervosire. Sembra addirittura sconvolto.
«Sai risolverlo?» scatto in piedi anche io e gli appoggio una mano sulla spalla per farlo voltare. Nulla, Andy non sembra nemmeno avermi notata e continua a fissare la carta in modo truce, respirando a lungo.
«La risposta è “chiave”, ma non intende una chiave qualsiasi» stende la mano sinistra sul tavolo.
Tante macchie di un rosa più scuro del normale ne coprono il dorso, fino a diventare una chiazza marroncina sulle prime falangi dell’anulare e del mignolo.
«Dobbiamo entrare nella vecchia legnaia» prende il biglietto e fa per raggiungere la scala.
«Aspetta un secondo… Quella legnaia?»
«È il posto dove mi andavo a nascondere da bambino, quando marinavo le lezioni. Era un posto segreto, che conoscevamo solo io e mio fratello» stringe i pugni. «Chiunque sia stato, ricordati di fargli male quando lo troveremo»
La rabbia di Andy è giustificata e mi dispiace che sia costretto a tornare laggiù per me.
Non so come sia andata realmente e lui si rifiuta sempre di parlarne, però una decina d’anni fa quel posto ha preso fuoco. Andy e suo fratello Victor erano dentro quand’è successo e nessuno lo ha mai ritrovato.
Scendiamo di sotto in silenzio e a pochi passi dalla cucina mi fa cenno di aspettare fuori mentre lui va a recuperare la chiave. Entrando, non si accorge che la porta sul retro rimane aperta e quando anche i suoi genitori compaiono in cucina, io sento ogni loro parola.
So che non dovrei origliare, benché tecnicamente non lo sia, ma i miei piedi si ostinano a restare inchiodati sul posto.
«Andy dobbiamo parlare»
«Non ora papà. Ho da fare»
«Qualunque cosa tu e Joanne stiate facendo può aspettare. Ci sono cose più importanti che…»
«No, non può aspettare» lo interrompe e le sue parole sono accompagnate dal rumore di un cassetto che si chiude.
«Dove credi di andare con quella chiave?» interviene sua madre.
«Nel solo posto che può aprire»
«Andy non dovresti… Abbiamo delle…»
«Lo so cosa dovete dirmi. Lo so, papà, ma lo faccio per un buon motivo» sento un tintinnio. Deve avere in mano la chiave. «Il Sommo Mago mi ha già dato la sua approvazione»
«Se non ha cambiato idea. Non era felice dopo lo scherzo di questo pomeriggio» suo padre non lo sta rimproverando ma è strano. Lo ha scoperto e non si arrabbia?
«Non era uno scherzo. Sto aiutando Joanne e lei è qui fuori»
Chiamata in causa mi volto per dare le spalle alla casa e fingere di non aver sentito assolutamente nulla, facendo anche qualche passo nel giardino per allontanarmi di più.
Che cosa vuole fare Andy? Deve essere qualcosa di importante e pericoloso per aver scelto l’approvazione del Sommo Mago.
Sono un’egoista! Andy mi sta aiutando quando è ovvio che ha altro da fare con i suoi genitori.
E poi non dovrebbe tornare nella legnaia. Quel posto gli ricorda un momento doloroso della sua vita e non voglio che soffra solo per aiutarmi. Non avrei dovuto lasciare che si coinvolgesse così tanto.
Li sento parlare indistintamente e dopo poco Andy arriva di buon passo, mostrandomi un portachiavi con una sola chiave stretto in mano.
«Possiamo andare»
«Andy se non…» mi blocco, tesa.
Sto per fare proprio quello che ieri gli ho rinfacciato di aver fatto a me Giovedì. Io però sto pensando al suo bene. «Forse dovrei proseguire da sola»
«Perché?» è più stupito che seccato, ma di certo dopo avermi ascoltata lo stupore passerà e rimarrà solo il fastidio, insieme alla sensazione di aver appena ricevuto una pugnalata alle spalle dall’unica persona che non avresti mai creduto capace di farlo.
«Senti Joanne, a qualunque cosa tu stia pensando, smettila! Sono coinvolto anch’io e non ho intenzione di tirarmi indietro» mi anticipa e mi mette in mano la chiave. «E sappi che ti avrei aiutata in ogni caso. Adesso muoviamoci, altrimenti potresti non essere a casa in tempo per la tua stupida festa»
Si incammina verso la rimessa e la oltrepassa. È già all’altro cancello del giardino quando io mi decido a seguirlo.
Quello che mi piace di Andy, e che gli invidio, è il suo carattere forte. Non importa quanto qualcosa possa fargli male, affronterà sempre tutto a testa alta.
La legnaia è una casupola comune ad altre quattro famiglie oltre a quella del mio amico, il che rende impossibile capire chi ci sia dietro gli indovinelli, e ciò che resta della costruzione originale è una stanzetta quadrata, occupata da pile e pile di pezzi di legna. Il resto è andato distrutto nell’incendio.
«Ora che siamo qui dove cerchiamo?»
Andy recupera il biglietto con il secondo enigma e lo rilegge per entrambi.
«Forse il prossimo è in mezzo a tutti questi ciocchi» ipotizza alla fine.
«Ma sono tantissimi! Non finiremo mai in tempo!» è assurdo pensare di potercela fare. «È la tua sola idea?»
«Scusa se la mia proposta non ti aggrada»
«È solo che mi sembra strano serva così tanto tempo. Chi ci ha messo in questa situazione vuole farci finire in fretta»
«E lo deduci da…?» si mette comodo su una pila di ceppi.
«In poco più di un’ora siamo arrivati fin qui e gli indovinelli non erano impossibili da risolvere, specie per te» devo riconoscere che la maggior parte del merito è sua, perché se non fossi andata da lui mi starei ancora rigirando nella mia stanza in cerca di un’idea. «Per questo fatico a credere che voglia farci cercare nella legna»
«Cosa suggerisci Sherlock?»
Sinceramente non so cosa rispondergli perché è un indovinello più complesso di quanto pensassimo. Indica la chiave, è vero, ma anche qualcos’altro, altrimenti saremmo finiti in un vicolo cieco e non sarebbe possibile.
«Deve avere due soluzioni» mi avvicino e prendo il biglietto dalle mani di Andy. «Di antichi segreti mi faccio custode… Di che parla?»
Il mio amico inclina la testa all’indietro, ignorandomi come se non avesse sentito, ma so che non è così.
«Ti ho detto che venivo a nascondermi qui quando ero piccolo» fa una mezza pausa e si osserva la mano. «Anche la sera dell’incidente lo stavo facendo, ma mi nascondevo da Victor, non dal maestro»
Sono sorpresa. Da quello che mi racconta sempre, suo fratello era una specie di eroe per lui e andavano anche molto d’accordo. Ogni volta sottolinea quanto fossero inseparabili.
«Due settimane prima avevamo festeggiato il suo diciannovesimo compleanno e sembrava fosse andato tutto bene. Da quel giorno però ha iniziato a comportarsi in modo strano, spariva per ore durante la notte e non andava più alle lezioni… La sera dell’incendio l’ho sentito parlare con una ragazza. Delirava, Joanne, e lei lo stava convincendo a unirsi ai Figli di Merlino»
Questo sì che è assurdo e sconvolgente! Da non credere!
I Figli di Merlino sono maghi e streghe convinti che la magia non debba avere restrizioni e che possa essere usata per qualsiasi scopo, anche i più amorali, compreso rendere gli umani loro schiavi.
Portano avanti il credo di Merlino, lo stregone più potente che sia mai esistito, ma che non è mai stato come i senza magia lo dipingono. È ricordato come il più grande nemico del primo Magisterium e lo avrebbe anche distrutto se non fosse stato tradito dalla sua allieva più fidata, Morgana.
È solo grazie a lei se è stato sconfitto definitivamente.
«Cos’è successo dopo?»
«Mi hanno scoperto e sono scappato qui. Una mossa stupida» accenna un sorriso rassegnato. «Victor mi ha trovato subito. Credeva che io avrei capito e così mi ha raccontato tutto. Ha conosciuto la ragazza alla festa e è stata lei a “aprirgli gli occhi” su cosa fossero davvero il Magisterium e le sue gilde. L’ha definito un covo di viscide serpi interessate solo al potere e non al bene della nostra società. Voleva che lo seguissi ma ho risposto che non lo avrei mai fatto e che non lo avrei mai lasciato andare via»
Lo sguardo di Andy è vuoto, come se stesse rivedendo la scena di quella sera mentre me lo racconta.
«Poi è scoppiato l’incendio. Victor non voleva assolutamente appiccarlo ma…»
«È stato tuo fratello a dare fuoco alla legnaia?!» non riesco a trattenere la domanda e è solo perché lo conosco da una vita che non faccio scorrere lo sguardo verso la sua mano.
«È stato sul serio un incidente. Aveva in mano la sua Alta Fornace e non è riuscito a controllarsi. L’istinto di proteggersi lo ha spinto a attaccarmi, ma quando mi ha visto circondato dalle fiamme è tornato in sé per un attimo. Ha cercato di spegnerle. Poi sono arrivati i miei genitori e altre persone, credo attirati dal fuoco, e Victor è scappato»
«Allora non è morto»
«Non lo sappiamo. Però è stato ferito dal tetto mentre cadeva. L’idea che l’incendio si trattasse di una casualità e che Victor fosse scomparso e magari morto serviva a non raccontare la verità. Nessuno ne avrebbe sopportato la vergogna» Andy si stringe nelle spalle e inspira a lungo. «Scusa se te l’ho tenuto segreto, ma è una cosa che ho promesso ai miei genitori»
«Perché dirmelo adesso? Non eri obbligato e avremmo trovato un altro modo per risolvere l’indovinello»
«Perché si verrà a sapere presto e volevo essere io a raccontartelo prima che te lo dicesse qualcun altro. Ho chiesto al Sommo Mago un colloquio con il Magisterium al completo per metterli al corrente di quello che è accaduto. Prima parlavano di questo i miei genitori. E non fare la finta tonta: ti ho vista là fuori»
«Scusa» chino la testa e lo guardo dal basso verso l’alto, imbarazzata.
«Non è nulla di che…» Andy si alza, le braccia incrociate al petto, e fa mezzo giro per la legnaia. «Sai che forse hai ragione sull’indovinello. Perché mandarci qui senza aggiungere dove trovare il prossimo tassello?»
«Forse un incantesimo di ritrovamento può aiutarci» l’ultimo pezzo dell’enigma continua a ronzarmi in testa. Nasconde qualcosa.
Penso alle diverse formule per ritrovare gli oggetti, molte delle quali non hanno funzionato quando ho provato ad usarle per riavere il ciondolo, e tante hanno una struttura simile alla frase dell’indovinello. Assomiglia quasi a un incantesimo.
Lo sguardo mi cade accidentalmente sulla chiave infilata nella porta e allora capisco tutto.
«Non ti muovere» è una specie di ordine il mio e non gli lascio nemmeno il tempo di ribattere. Quando Andy realizza cos’ho in mente di fare, sono già fuori.
Accosto la porta e dopo aver infilato la chiave nella toppa, la giro con un movimento rapido. Ora il mio migliore amico è chiuso dentro l’ultimo posto in cui vorrebbe essere.
«Joanne che diavolo stai facendo?» lo sento battere dall’altro lato. «Apri!»
«No! No, Andy, so come risolverlo ma devi avere pazienza»
«Che significa? E perché non posso uscire?»
«Perché, nella logica contorta di questo pazzo, tu sei il caldo legno. È un incantesimo, Andy! L’enigma è un incantesimo di giuramento» stendo il foglio davanti al mio viso e mi preparo a leggerlo. «Devo giurare di custodire quello che mi hai appena raccontato»
«Come può essere un giuramento? Tra una settimana lo sapranno tutti»
«Vero, ma oggi sono ancora in pochi a conoscerlo. Resta calmo, cerco di fare in fretta» memorizzo l’intera formula e poi appoggio entrambe le mani sulla tavola di legno.
Non so come agirà questo incantesimo, ma sono sicura si stia riferendo al segreto di Andy e devo giurare di proteggerlo.
Però devo esserne convinta, altrimenti non funzionerà. Il mio cuore deve volerlo e l’unica cosa che non farò mai in tutta la mia vita è tradire la sua fiducia. Non farò mai nulla che possa ferirlo.
«Nel tempo mi perdo se scordata vengo: di antichi segreti mi faccio custode e la porta al caldo legno chiudo prode»
Una nebbiolina bianca mi circonda le dita, segno che l’incantesimo ha funzionato, ma questa sparisce non appena un altro rettangolo di carta appare in mezzo alla porta fissato con una puntina.
«Trovato!» esulto, staccando il foglio mentre contemporaneamente giro la chiave per aprire la porta.
La prima cosa che faccio vedendo Andy è saltargli al collo e abbracciarlo euforica. Continuo a ripetere che ha funzionato, che ho saputo risolvere un indovinello da sola, o quasi, mentre lui ricambia la stretta attorno alla mia vita.
Sento solo dopo alcuni secondi che ha le mani appoggiate sulla mia schiena ed è una cosa abbastanza imbarazzante. Ok, siamo amici da una vita ma è una situazione che va oltre.
Ci siamo già passati e fare due volte gli stessi errori è da stupidi.
«Adesso torno seria» mi stacco e arretro di qualche passo.
«Situazione limite?» chiede, scompigliandosi i capelli.
“Situazione limite”… Un pessimo nome in codice per tutti quei momenti in cui ci accorgiamo di sembrare qualcosa di più che semplici amici. Tutti e due abbiamo le nostre di situazioni limite e io devo aggiungere anche gli abbracci alla lista.
«Abbastanza»
«Ricevuto!» accenna a un assenso portandosi la mano sinistra tesa alla fronte e allontanandola subito con uno scatto. «Dove ci porta il nostro nuovo indovinello?»
«Terzo tranello: Tra i tanti miei fratelli, ve n’è uno dei più belli; la Regina ha domato e di un leone si è forgiato»
«Questo è semplice» si acciglia per un attimo prima di proseguire. «La risposta è lo stemma della famiglia Chevalier»
Sbuffo. «Tu ti conservi per gli indovinelli più facili. E poi non vale, sei avvantaggiato»
Andy sogghigna, spostandosi verso una delle pile di ceppi e togliendoli fino a liberare un pezzo della parete.
«Quando mi nascondevo qui, lo facevo principalmente per non studiare araldica» spazza la polvere e le ragnatele dal muro, rivelando dei piccoli disegni, tante forme ovali ma con la parte superiore piatta. «Però Victor si sedeva qui con me e cercava di spiegarmi quello che non avevo capito. Questi scudi li ha disegnati lui»
Mi avvicino e li studio, ma sono in grado di riconoscere solo i cinque delle grandi famiglie, tra i quali c’è anche il mio, con una salamandra stilizzata.
«Era portato» sono estasiata dal tratto delicato del disegno, sembrano quasi miniature di stemmi veri.
Andy si siede sul pavimento, davanti ai disegni, ed estrae la sua Alta Fornace, soppesandola da un palmo all’altro.
«Già, lui era il più talentuoso della famiglia, in qualunque cosa facesse. Gli ho sempre invidiato la sua bravura»
«Tu non sei da meno. Sbaglio o sei il migliore del tuo anno?» mi appoggio alla parete rivolta verso di lui, con le mani giunte dietro la schiena.
«Adesso lo scopriremo» accenna un sorriso complice mentre socchiude le palpebre e stringe la pietra tra i due palmi, le dita intrecciate le une alle altre.
La frase che lascia le labbra del mio migliore amico è in una lingua che non conosco, ma contiene un potere immenso. Lo avverto in ogni centimetro del mio corpo e capisco che si tratta di magia antica, impossibile da padroneggiare a meno che non si possieda una Alta Fornace.
Solo i creatori di artefatti possono cercare di controllare l’essenza primigenia della magia attraverso la lingua che l’ha forgiata, anche se nemmeno loro sono in grado di destreggiarsi completamente con la sua forza. Solo un mago ne era capace, Merlino, e questo potere lo ha reso folle.
Quando Andy riapre gli occhi, questi non sono più castani, ma brillano della stessa luce rossa che ho visto pulsare nel cuore della sua pietra. Quindi è questo che succede quando un creatore entra in contatto con il fuoco magico della propria Alta Fornace.
Con movimenti lenti allunga le braccia finché non sfiora la parete con le unghie, esattamente dove è disegnato uno scudo con un leone rampante e la criniera scarmigliata.
Al contatto i bordi del disegno si mettono a brillare dello stesso rosso, come fossero stati uno stampo e un liquido color rubino li avesse riempiti. L’intero scudo adesso risplende di quel rosso vivo e pian piano si trasforma in una figura a rilievo, con un piccolo pomello in mezzo alla criniera.
Le mani di Andy si disgiungono e una delle due si affretta ad aprire quello che ormai è un cassetto vero e proprio. Dentro trova il pezzo di carta con il quarto indovinello.
Quando lo ha in mano il cassetto si richiude da solo, strattonato verso la parete dal brusco ritrarsi del liquido rosso. Gli occhi di Andy tornano normali e il cuore della pietra ricomincia a pulsare, là dove è racchiuso di nuovo il fuoco magico.
«Come sapevi che l’immagine era un artefatto?» gli chiedo, stanca e un po’ esasperata. Finalmente ho capito.
«Perché ero qui quando mio fratello l’ha creato» si alza e spolvera i pantaloni e le mani.
Sospiro a lungo, con la testa inclinata in avanti e i capelli che mi circondano il viso.
«Andy adesso puoi dirmelo» raddrizzo il collo e lo blocco mentre sta per leggere il prossimo pezzo degli enigmi. «Ti giuro che non me la prenderò»
«Dirti cosa?» fa il finto tonto.
«Che hai organizzato tu tutta questa caccia al tesoro con gli indovinelli»
Il mio migliore amico non fa una piega ma si schiarisce la voce. «Quarto tra…»
«Andy!» sbraito, chiudendo gli occhi per un secondo. «Smettila! E dimmi la verità!»
«Credevo di averlo già fatto!» alza anche lui la voce, ma senza rabbia. «Pensi che sia stato io perché sapevo del cassetto nascosto?! Beh non sono l’unico! Victor raccontò dell’esistenza di questo artefatto a mezza Gilda»
Guardandolo sento che è ferito, ma non so se dal mio sospetto o da ciò che ha fatto suo fratello.
«Cosa ti serve per fidarti di me?» domanda e subito scuote la testa. «No, non rispondere. Tieni» allunga il foglio verso di me. «Così potrai tornartene a casa e pensare a quale idiota scegliere come accompagnatore per stasera»
«Lo avrei chiesto a te» sibilo ferita, strappandogli il foglio di mano e avviandomi fuori dalla legnaia.

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