Una scribacchina bagnata fradicia #12 : Orientarsi a Natale

Ho sempre cercato di evitare le feste di Natale in ufficio. Solitamente sono una noia, dove tutti si fingono carini e gentili con gli altri mentre io, la Regina di ghiaccio dell’ufficio, me ne resto in disparte aspettando che finisca. Per questo, negli ultimi tre anni, non ho mai partecipato. Quest’anno, purtroppo, non sono così fortunata.
Neil nell’ultima settimana mi ha tormentata fino allo sfinimento pur di convincermi a presentarmi. Non so ancora bene come la sua faccia sia riuscita a farmi cambiare idea, ma è colpa sua se adesso mi ritrovo all’ingresso di questo stupido hotel nell’attesa che l’addetto al guardaroba sistemi il mio cappotto su una delle grucce.
L’azienda ha affittato la sala conferenze di uno dei più grossi hotel della città, mettendo in scena quello che sull’invito è stato definito “Il più grande evento natalizio degli ultimi vent’anni”, e poiché l’organizzazione è stata affidata al mio reparto sono sicura che mi troverò di fronte una distesa immensa di vischio, decorazioni kitsch e divanetti poco comodi. Sapevo che non mi sarei dovuta fidare e questo sarà forse lo sbaglio più grande dopo il weekend trascorso in montagna.
Ultimamente, tra soppressione dei limiti personali e tentativi di andare oltre le mie naturali barriere – se naturali si possono chiamare –, ho inaugurato un periodo in cui faccio fatica a riconoscermi. Anche in ufficio fanno fatica a riconoscermi, specie quando Neil fa capolino alla mia scrivania con una tazza di caffè o un invito per pranzo. Tutti lo guardano come se avesse appena fatto la cosa più pericolosa della sua vita e nessuno sembra credere che dopo quei due giorni in montagna siamo diventati amici.
La Regina di ghiaccio e l’Adone del reparto vendite da oggetto di pettegolezzi involontari sono diventati la prima fonte di tutto il gossip aziendale. Io quando posso evito di dare nell’occhio, ma lui sembra divertirsi quindi fa di tutto per mettermi in mezzo e spargere la voce sulla nostra “relazione”. La voce più strana che circola al momento mi vede come la responsabile di un ricatto a sue spese; non so di preciso per cosa lo stia ricattando, ma i nostri colleghi sono più che convinti riguardi qualcosa successo durante quel fatidico weekend.
Perciò, da strega dell’ufficio, mi ritrovo al centro di una bufera che questo mio caro e nuovo amico cerca in ogni modo di fomentare, compreso obbligandomi a presentarmi alla festa natalizia.
Io mi sento profondamente a disagio, soprattutto perché il tubino nero prestatomi mia sorella è fin troppo aderente per i miei gusti, senza contare che dall’altro lato della porta a doppio battente si nascondono tutti quei colleghi che dopo le feste di Natale torneranno a lanciare frecciatine alle mie spalle.
Ormai sono qui e anche se volessi tornare indietro, lui non me lo perdonerebbe mai di non essermi presentata. Quindi coraggio, la festa di Natale mi aspetta!
Come previsto, gli addobbi rispecchiano l’idea che ho delle feste natalizie aziendali, ma quel che è peggio è che i rametti di vischio non sono semplicemente fissati al soffitto con delle cordicelle. Lungo tutto la sala, da parete a parete, ci sono delle sottili carrucole alle quali i rametti di rischio sono appesi con dei nastri così da poterli far muovere a piacimento in ogni direzione. Un campo minato sarebbe più facile da attraversare.
Ho appena messo piede dentro e già ho voglia di tornarmene a casa, chiudere la porta chiave, accendere la televisione e perdermi in una di quelle maratone natalizie che tanto amo in questo periodo.
È vero che Neil ed io siamo diventati buoni amici negli ultimi tempi, ma c’è sempre un limite a tutto e il mio questa volta consiste nel non farmi coinvolgere in queste sue malsane idee. La mia coscienza sibila che è troppo tardi, eppure se mi voltassi e scivolassi lentamente fuori dalla sala farei ancora in tempo ad andarmene. Devo solo stare attenta a non farmi vedere…
«Hey, eccoti! Pensavo non arrivassi più!»
Un calice di champagne in mano e quella sua faccia da schiaffi, Neil si fa avanti in mezzo al gruppo come Mosè nel Mar Rosso. È inutile sottolineare quanto il completo sia perfetto su di lui e come ogni donna al suo passaggio si volti facendogli gli occhi dolci. Quasi una sardina in mezzo un branco di squali.
«Lunga fila al guardaroba» spiego, facendo cenno con il pollice alle mie spalle e senza nemmeno accennare al ripensamento che meditavo fino a pochi secondi fa.
«Ed io che pensavo te la fossi data a gambe. La Regina di ghiaccio è sempre una sorpresa» sorride, mostrandomi la sua espressione da “lo so che sono irresistibile” e prendendomi a braccetto con la mano libera. «Vieni. I miei colleghi sono impazienti di conoscerti»
«I tuoi colleghi?» domando stupita, alzando lo sguardo verso il soffitto e tenendo d’occhio i diversi rametti di vischio.
«Certo! Non vorrai passare la serata da sola?»
«Pensavo di bere qualcosa e poi andare, in realtà» mentre procediamo nella sala mi accorgo che gli sguardi si fanno sempre più interessati.
La strana coppia sta dando spettacolo anche alla festa di Natale, magnifico.
«Avanti, ghiacciolo, sciogliti un po’» mi rimprovera scherzosamente poco prima di fermarsi di fronte a un gruppetto di persone. «Ragazzi vi presento Rebecca. Becky loro sono i ragazzi»
Avrò detto cento volte a Neil di non chiamarmi Becky, ma lui continua come se niente fosse e adesso che mi trovo davanti a sei sguardi stupiti quel nomignolo mi da ancora più fastidio. Già è difficile essere la Regina di ghiaccio, se poi mi presenta con quel soprannome per me è definitivamente finita.
«Rufus O’Connell» si presenta il primo alla mia sinistra, un uomo un po’ più che quarantenne e con i capelli più vistosamente tinti che abbia mai visto. «Merchandising»
«Rebecca Stewson» accenno un sorriso imbarazzato perché Neil ha appena detto qualcosa a proposito della prontezza di riflessi del suo collega quando si tratta di presentarsi a una donna. «Sono…»
«La Regina di ghiaccio delle Risorse Umane» scherza una donna all’incirca della mia stessa età e con un fisico tutto curve. «Io sono Madison, responsabile del reparto pubblicitario»
Stringo la mano entrambi e poco a poco conosco anche le altre facce, associando loro dei nomi e un reparto. Solo altri due, un certo Thomas e una ragazza più giovane di nome Christine, lavorano insieme a Neil.
«Quindi nessuna voce su voi due è vera?» chiedi capelli tinti dopo aver finito il giro di presentazioni e aver passato un po’ di tempo a chiacchierare del più e del meno.
«Sai bene che i pettegolezzi dell’ufficio lasciano il tempo che trovano» commenta Madison sorseggiando il suo quinto o sesto bicchiere di champagne da quando l’ho incontrata. «Lasciatelo dire da una che lavora nella pubblicità»
«E questo cosa avrebbe a che fare con noi due?» Neil ammicca nella mia direzione, scatenando i sorrisetti di tutti. Deve avermi detto che Madison quando beve fatica reggere l’alcol, ma non potevo immaginare che diventasse subito così ubriaca da straparlare e fare discorsi fuori da ogni logica.
«Ohi, io invento balle per vivere. Come accidenti credi che si possano vendere le fregature che produciamo in azienda? Senza offesa Scott»
Scott è un tipetto basso e tarchiatello, con degli occhiali davvero buffi appoggiati sulla punta del naso, e lavora nel reparto di Ricerca e Sviluppo. Le fregature molto probabilmente sono su idee trasformate in qualcosa di obbrobrioso delle diverse fasi di approvazione dei progetti.
«Quindi sei autorizzata a negare tutto quello che si sente dire?» capelli tinti subentra a dare manforte a Neil e entrambi cercano di minare la sicurezza data dall’alcol di Madison. Lei però è un osso duro e anche se sembra parecchio annebbiata riesce a rispondere colpo dopo colpo.
«E poi guardala» afferma indicandomi, alla fine di un ragionamento che non sono riuscita a seguire perché troppo concentrata a contare quanti bicchieri di champagne ha abbandonato vuoti e subito recuperato pieni nel corso della discussione. «Rebecca è troppo in gamba per il nostro Neil»
«Su questo hai ragione» concorda Thomas di punto in bianco, scatenando una risata collettiva che travolge anche me.
Non so come o perché io potrei essere troppo in gamba per Neil, ma devo dargli atto che forse la festa di Natale non è stata una così cattiva idea. È tanto che non mi divertivo come sto facendo in quest’ultima mezz’ora e sono davvero entusiasta di come la serata si stia evolvendo.
Non so se è perché gli amici di Neil sono divertenti o se è perché ho smesso di contare anche i miei bicchieri di champagne – o che altro mi hanno preso al bar –, ma trovo persino il coraggio di mescolarmi tra i miei colleghi sulla pista da ballo, insieme a Christine e a una Madison completamente partita per la tangente. Scommetto che domani il suo dopo-sbornia sarà uno di quelli epici.
L’ultima volta che mi sono ubriacata è stato dopo aver firmato le carte del divorzio; avevo bisogno di dimenticare completamente quello che avevo fatto quel pomeriggio e la faccia del mio ex marito mentre impassibile decretava la fine del suo rapporto con me, perciò mi sono fermata in un piccolo bar a qualche passo da casa e non sono più uscita finché mi è rimasto un briciolo di consapevolezza sul perché stessi bevendo così tanto.
Stasera non mi trovo nella stessa situazione, non ho nemmeno bisogno di bere così tanto, ma dopo un po’ smetto di preoccuparmi degli sguardi dei colleghi. Persino i divanetti sembrano comodi grazie all’alcol e devo dire che sono un ottimo modo per riprendere fiato.
La sola cosa che non mi spiego è perché sono qui a parlare con capelli tinti; non so nemmeno da quanto lo stia facendo ma, considerato il tipo di uomo che è e lo sguardo praticamente fisso sulla scollatura del mio vestito da più di cinque minuti, gli sto dando troppa corda.
«Oh, che coincidenza» esclama, dopo aver terminato un monologo su tutte le attività sportive che ha praticato in vita sua. «Siamo sotto il vischio»
Alzo lo sguardo e mi maledico da sola per non aver prestato attenzione a dove mi fossi seduta. Ho passato tutta la sera a evitare quei maledettissimi rametti e adesso mi ci ritrovo sotto con un tizio logorroico fino all’inverosimile e che ha tutta l’intenzione di mettere in pratica la tradizione del vischio. Nemmeno la sbronza peggiore della mia vita potrebbe far accadere una cosa simile.
Capelli tinti si sposta in avanti – le sue labbra già sporgono, come se così potesse arrivare prima alle mie – e sto per appoggiargli una mano sotto il mento per allontanarlo quando qualcuno lo afferra per la giacca e contemporaneamente spinge via il vischio, che rapido sfreccia sulla carrucola fino all’altro capo della stanza.
«Hey Rufus, fa attenzione!» Neil lo aiuta ad alzarsi, anche se in realtà sarebbe meglio dire che lo costringe, e gli risistema la giacca, come se non avesse fatto altro che impedire a un amico di cadere. «Bevuto troppo?» chiede scherzosamente.
Capelli tinti guarda me e il mio amico alternativamente, confuso e forse un po’ deluso da come è finita tutta la storia. Sembra quasi che non capisca cosa sia successo.
«No, io cercavo… Credevo di aver visto…» balbetta, alzando lo sguardo verso il soffitto e sorprendendosi
nel non trovare nessun rametto di vischio. «Pensavo di aver visto un insetto ma devo essermi sbagliato»
Fatico a non scoppiare a ridere mentre Neil rassicura capelli tinti non aver visto assolutamente nessun insetto e lo invita a prendere una boccata d’aria fresca fuori; cerco di mantenere un contegno e alla fine sfodero un sorriso innocente al cenno di congedo di Rufus O’Connell, responsabile del Merchandising.
«C’è mancato poco, eh?» Neil si lascia andare sul divanetto e incrocia le mani dietro la testa. Ha un’espressione esausta e sfatta, ma non lascia mai cadere quel sorriso dannatamente fastidioso da “so di essere irresistibile”. «Hai passato la serata a camminare come un gambero per evitare quei cosi e adesso ti ci siedi sotto?»
«Non l’ho notato» mi giustifico, sfilando le scarpe e accovacciando le gambe sotto il sedere.
Ormai la sala affittata per la festa è mezza vuota e i pochi che sono rimasti sono troppo ubriachi o troppo occupati a ballare per badare alla Regina di ghiaccio senza scarpe. Effettivamente, guardandomi attorno, le condizioni dei presenti sono peggiori della mia, neanche stessi assistendo al fine-serata del ballo del liceo.
«Comunque lo avrei allontanato anche da sola»
«Ah-ah. Come? Con la mossa di Jujitsu per spezzargli il collo che stavi per usare?» Neil sorride guardandomi di sbieco. «Nah… Grazie a me hai evitato ogni possibile situazione imbarazzante»
«Su questo hai ragione. Grazie, oh mio salvatore» lo prendo in giro. È la prima volta che lo faccio e devo ringraziare l’alcol per questo, altrimenti mi sarei fermata prima.
Neil ammicca alla mia presa in giro e poi resta un po’ seduto a riposare, con la testa reclinata all’indietro e appoggiata sui palmi delle mani.
«È un brav’uomo» mi dici dopo essere rimasto un po’ in silenzio.
«Sembra di sì. Forse un po’ troppo espansivo» non metto in dubbio che Rufus sia oppure no un brav’uomo, ma il suo approccio stasera non è stato dei migliori e sinceramente, date le premesse, non ho molta voglia di scoprire il resto. Mi fa piacere, però, che Neil cerchi di difendere il suo amico anche quando l’evidenza non cade a suo favore.
«Sei libera prima di Capodanno? Potremmo riprendere le lezioni di orienteering»
Scuoto la testa debolmente. «Sono fuori città fino al 3 Gennaio. Natale è l’occasione per radunare la famiglia e i miei ci tengono»
«Abitano lontano?» chiede raddrizzandosi e frugando nelle tasche della giacca.
«Toledo. È lì che siamo cresciute io e mia sorella»
«Una ragazza dell’Ohio!» esclama, sfoderando un’espressione sorpresa su quella faccia da schiaffi. «E come diavolo sei finita a Washington?»
«Per amore. Per cos’altro se non per quello?!»
Neil, che ormai conosce quasi tutto della storia con il mio ex marito, annuisce distrattamente e mi posa tra le mani un piccolo pacchetto regalo. «Buon Natale»
Sorpresa fisso la scatola e poi il mio amico, non sapendo cosa fare perché io non ho per lui. È stato carino a pensare di farmi un regalo e forse dovevo organizzare qualcosa anch’io, però non avrebbe dovuto. Non era assolutamente obbligato.
«Da solo non si scarta» mi ricorda e allora disfo il nastrino, sollevando delicatamente il coperchio.
Dentro c’è una bussola ma non è di quelle moderne, anzi sembra piuttosto antica. La cassa è di metallo ed è pesante, molto; è anche leggermente ossidata attorno al meccanismo di chiusura. Nonostante tutto, però, è ancora lucida e ben tenuta.
«Questa è la prima bussola che mi ha regalato mio zio. Ho pensato potesse servirti durante le nostre uscite»
Sono senza parole. Non avrei mai creduto che in poco tempo io e questo tizio dalla faccia insopportabile saremmo potuti diventare due amici così stretti e che avrei ricevuto per Natale un oggetto a cui tiene veramente molto. È stato suo zio ad insegnargli ad orientarsi in qualsiasi posto e adesso, dopo essermi quasi persa sulle montagne, mi sta insegnando a fare altrettanto.
«Neil, io non so cosa dire» tengo il regalo con cura tra le mani, facendo attenzione a non stringere troppo. So che non posso rovinare questa bussola solo tenendola in mano, ma è così importante che ho lo stesso paura di non saperla conservare. «Grazie. Grazie davvero»
«È solo una bussola» minimizza, anche se lo sta facendo solo per togliermi dall’imbarazzo.
«Io non ho nulla per te» per la prima volta dopo tanto tempo mi sento fuori luogo a causa di qualcosa che ho fatto e non semplicemente perché non rispetto gli standard dettati da qualcun altro. Essermi dimenticata di portare un regalo per Neil è davvero imperdonabile.
«Va bene così. In fondo essere diventata amico della Regina di ghiaccio ed averla fatta divertire stasera mi basta come regalo» sfodera un sorriso galante mentre si alza e mi indica una brunetta con un cenno della testa. «Forse è tempo di impegnarmi con le voci sull’Adone»
Sogghigno scuotendo la testa mentre si allontana. È davvero una persona fuori dal comune e che non si fa nessun tipo di problema, soprattutto con quello che si dice sul suo conto. Ha addirittura la faccia tosta di assecondarle!
Non gli invidio questo suo modo di fare ma a volte la sua spensieratezza sì, perché so che mi farebbe stare meglio.
Mi ha anche fatto un regalo di Natale, e senza volere nulla in cambio! Fosse stato per il mio ex mi avrebbe fatta sentire in difetto.
Credo di dover smettere di paragonarlo continuamente all’altro uomo che ha attraversato la mia vita e che aveva un carattere simile a quello di Neil. Lui si è dimostrato, e continua a dimostrarsi, infinitamente superiore.
Ho sempre evitato le feste di Natale perché erano un tripudio di vischio e finti perbenisti, pronti a sventolare le loro malelingue nell’istante in cui avrei dato loro la schiena; ed è ancora così ma adesso riesco a trovare un po’ di spirito del Natale in questo covo di Grinch e Scrooge. Bastava semplicemente trovare la bussola giusta.

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