Una Scribacchina bagnata fradicia #18 : Il trio

«L’ho trovato! L’ho trovato! L’ho trovato»
Luke cianciava su quella storia dell’aver trovato qualcosa da almeno una ventina di minuti, ma ancora non era riuscito a raccontare a Violet di cosa si trattasse. L’amica, dal canto suo, lo fissava sempre più indispettita. Con Luke era sempre stato così fin da ragazzi; prima di arrivare al sodo si perdeva in dettagli inutili.
«O mi dici cosa diamine hai trovato» lo apostrofò lei, alzando gli occhi da un prospetto assicurativo. «O mi fai il favore di schiodare dal mio ufficio. Ho del lavoro da finire»
«Solo tre parole: Vergine delle rocce» quel ragazzo ben piantato le si sedette di fronte sfoderando un compiacimento e un’euforia infantili.
Dovevano dirle qualcosa? Certo. Non avrebbe mai dimenticato che significato avesse per lei e  per l’amico il titolo di quel quadro di Leonardo da Vinci ma si limitò a fissarlo inespressiva. Dopo tutti quegli anni stava ancora sperando che si facesse di nuovo vivo?
«Andiamo Violet! Non puoi essertene dimenticata!»
«Certo che no» scosse la testa, incredula per l’ingenuità di quell’uomo grande e grosso. «Ma non capisco perché sei così eccitato»
«Perché non si è dimenticato il nostro codice» Luke armeggiò nella borsa da lavoro che portava appesa al fianco e ne tolse un giornale tutto sgualcito. «Guarda tu stessa»
La pagina che Violet si trovò volente o nolente davanti agli occhi apparteneva a una rivista per ragazzi della loro città e che i due amici compravano sempre anche da bambini. All’epoca era una delle più famose e meglio organizzate, tant’è che il numero degli abbonati sfiorava il migliaio, ma con gli anni era drasticamente calato, fino a contare non più di dieci persone. Tra queste, con un’età media tra i 9 e gli 11 anni, figurava anche Luke, che avrebbe compiuto trentun’anni il prossimo Febbraio.
Era la pagina dedicata alle segnalazioni dei lettori e sotto lo sguardo di chi è abituato a non perdere nemmeno un dettaglio, fu scannerizzata dalla vista acuta di Violet alla ricerca di un qualsiasi indizio. Non trovò nulla se non un articolo a proposito di una nuova mostra che stava per arrivare in città a fine mese.
«Non capisco» ripiegò il foglio con fare sbrigativo e lo restituì all’amico.
Luke si sentì preso alla sprovvista da quel suo rifiuto a non vedere come stavano le cose. Però conosceva la sua amica e in quegli anni il suo pragmatismo non era cambiato di una virgola, perciò si disse che le avrebbe mostrato gli indizi uno alla volta per arrivare a fare braccia nella sua corazza.
«Hai letto il titolo?» ad un cenno affermativo della chioma corvina di Violet abbozzò un sorriso. «E cosa in “Inaugurata una nuova mostra su Leonardo da Vinci e la Vergine delle rocce” non ti convince?»
«Non capisco cosa ti faccia credere che si ricordi il codice» l’amica piantò su di lui una di quelle occhiatacce che non vedeva da anni. «Non so perché perdi ancora tempo con questa inutile storia»
«Perché» Luke appoggiò di nuovo l’articolo sulla scrivania di Violet rivolgendolo verso di lei e le indicò l’immagine al centro della pagina. «dopo tutti questi anni ha bisogno del nostro aiuto e lo ha chiesto nel solo modo che sapeva potesse attirare la nostra attenzione»
«Tu sei tutto matto» scansò la mano dell’amico e il giornale. «Ora dovresti andare. Ho del lavoro da finire entro stasera»
«Violet» pregò, ma l’amica non volle sentire ragioni.
Per lei quel discorso era stato chiuso ancora prima di iniziare perché non voleva più saperne di tutta quella storia della Vergine delle rocce e del loro codice. Luke aveva sospettato che si sarebbe opposta, specie perché andarla a trovare mentre lavorava non era mai una buona idea. La banca la metteva di cattivo umore e lui aveva bisogno di parlare con una Violet felice per sperare che si lasciasse andare e tornasse a essere quella di un tempo. Forse, per arrivare a quella Violet, avrebbe prima dovuto ingraziarsi Jeff e i bambini.

Per quindici anni Violet aveva evitato di pensare a quell’assurdità del codice e dei messaggi che scambiava con gli amici da ragazzina, quando il massimo del divertimento era fingersi una squadra di detective e cercare di risolvere crimini immaginari. Se l’era ripromessa anche il giorno del suo matrimonio, quando il suo secondo migliore amico non si era presentato alla cerimonia né ai festeggiamenti. Aveva giurato a se stessa che avrebbe smesso di aspettare un messaggio qualsiasi, perché tanto non sarebbe mai arrivato.
Mentre pelava le patate per la cena con la sua famiglia e con quella del migliore amico di suo marito, si ritrovò a pensare che Luke era stato capace di rovinarle la giornata come solo lui e il suo ottimismo sapevano fare. Era piombato nel suo ufficio sventolando quel pezzo di carta come se significasse la fine della loro lunga attesa, ma ancora non si era accorto che in realtà stava alimentando le sue speranze su un nulla di fatto. Anche se la mostra di cui parlava l’articolo non era ancora stata inaugurata non poteva sapere quando fosse stato scritto. Uscendo ogni quindici giorni, era impossibile determinare quando il giornalista avesse ricevuto la segnalazione per scrivere quel pezzo.
La presenza dell’immagine però le deva da pensare. Chiunque avesse pagato per quell’inserzione aveva anche acquistato uno spazio per far stampare una piccola riproduzione del quadro dell’artista italiano. Era stato fatto di proposito, per attirare l’attenzione dei lettori. O forse solo quella di Luke?
Con la forchetta assestò una poderosa schiacciata alle patate, che assomigliavano quasi a una poltiglia. Il maggiore dei suoi figli alzò la testa dai videogioco e la prese in giro sul suo sfogare la rabbia con delle povere patate innocenti. Per lui fu strano vederla torturare del cibo e Violet si augurò che il malumore causato dai ricordi se ne andasse in tempo per la cena.
I suoi due bambini la aiutarono, mettendosi a litigare per un gioco, e Violet riuscì a raggiungere l’ora prevista per l’arrivo dei suoi ospiti senza perdersi in cattivi pensieri o arrabbiarsi tra sé per aver dato credito ai piani fin troppo suggestionabili di Luke.
«Perché hai apparecchiato per otto?»
Entrando nella sala da pranzo Violet guardò il marito accigliata. Si era sicuramente dimenticato di avvisarla di aver invitato qualcun altro.
«Sorpresa» enigmatico, lui le stampò una bacio sulla fronte e dopo un trillo di campanello si avviò ad aprire la porta agli ospiti.
Le bastò sentire una voce tra le altre per capire chi avesse complottato alle sue spalle e come suo marito Jeff fosse diventato complice di Luke in meno di sei ore. Non sapeva in che modo avesse potuto convincerlo, ma si trovò davanti l’espressione spensieratamente felice di Luke, seguito da quella del collega di Jeff e di sua moglie.
Spinta dal desiderio di mantenere inalterate le possibilità della buona riuscita della serata, salutò la coppia alle sue spalle con un sorriso cordiale e poi afferrò il braccio dell’amico per trascinarlo in cucina.
«Che ci fai qui?»
Il viso gioioso di Luke vagò sull’arredamento e sui piatti messi in caldo prima di trovare una risposta per l’amica. Era da un po’ che non si trovava in quella cucina e l’ultima volta non era stata un’occasione piacevole.
«Ho incontrato Jeff in libreria oggi» buttò lì, come se fosse accaduto per caso e non si fosse recato là di proposito. «A proposito, non mi ha detto che è diventato responsabile»
«Sì, l’hanno promosso un paio d’anni fa» il sorrisetto soddisfatto che sfiorò le labbra di Violet si spense immediatamente quando realizzò che Luke aveva appena cercato di distrarla. «Non cambiare argomento! So perché sei qui, Luke, ma non funzionerà»
Uno sguardo innocente fu ciò che Violet ottenne dall’amico e solo dopo che Jeff fece capolino per sapere quando aprire il vino, si ripromise di dimenticarsi e di ignorare ogni tentativo di convincerla. Luke sapeva essere un abile trascinatore ma lei era la padrona di casa; non gli avrebbe permesso di toccare argomenti pericolosi per lei e la sua tranquillità.
Era così certa delle sue capacità che non tenne conto della curiosità dei suoi figli, né di quella dell’altro ragazzino, e ciò le si rivoltò contro. Luke lanciò un indizio a metà serata e tutti, persino gli adulti, vollero conoscere le avventure del trio L.D.V. e del loro caso più famoso.
«Eravamo solo tre quindicenni annoiati» sminuì Violet quando l’amico confermò ai suoi figli che lei sapeva raccontare quella storia meglio di chiunque altro.
«Avanti mamma!» la pregarono in coro Toby e Will, con la stessa espressione che l’aveva fatta innamorare del loro papà. Anche Fred, il figlio di Craig e Yve, si unì al coro con un “Per favore, signora Pheenes”.
«Coraggio, Vy» sostenne il marito. «Luke ha ragione. Nessuno racconta bene le storie come te»
Messa alle strette, Violet alzò gli occhi al cielo e sbuffò fingendosi irritata per essere costretta a farlo. In realtà, in cuor suo le faceva piacere tornare per un momento a quegli anni perché, nonostante ciò che era successo in seguito, era stata felice. E lo stesso poteva dirsi per i suoi due amici.
Quindici anni prima il centro della città era molto più distante di quanto non sembrasse negli ultimi tempi e per tre quindicenni senza possibilità di lasciare il quartiere in cui erano cresciuti, la periferia non offriva molte possibilità di svago. Con una sala giochi e un cinema occupati da ragazzi più grandi e che non proponevano le ultime novità – The Snatch, uscito a Marzo, era arrivato nelle loro sale a Giugno –, il massimo dello svago consisteva nel passare i pomeriggi a casa di Luke per fare da baby-sitter alla sua sorellina guardando gli episodi registrati da sua madre della seconda stagione de I Soprano.
Non il massimo del divertimento, così, quando un loro coetaneo aveva accusato Luke di avergli rubato l’album Enema of the State dei Blink-182, lui, Violet e David si misero in testa di trovare il vero ladro e di consegnarlo alla giustizia.
«Chi è David?» chiese Will, interrompendo il racconto.
Violet non l’aveva mai nominato e anche suo marito sapeva a malapena chi fosse. Non era certo una delle persone che più le faceva piacere ricordare, ma doveva farlo visto il suo ruolo nell’intera vicenda.
«Lui era la D nel gruppo L.D.V. e era il migliore amico di vostra madre prima che io mi trasferissi» Luke scambiò uno sguardo d’intesa con la diretta interessata mentre i figli di lei presero a sommergerlo di domande. «Sono venuto ad abitare qui quando avevo dieci anni e i primi a rivolgermi la parola a scuola sono stati David e Violet. Siamo diventati amici in un attimo»
«Com’è nata l’agenzia?» Craig si mise a sedere accanto ai ragazzi e Violet capì perché fosse così interessato. Quella storia dei giovani detective era una calamità per l’attenzione.
«Non avevamo nulla da fare e poiché non avrei mai rubato quell’album, David ci ha convinti a trovare il vero colpevole»
«E ci siamo riusciti» si unì Violet, riprendendo le redini della storia.
Furono così bravi che altri coetanei si rivolsero all’agenzia L.D.V. per ritrovare gli oggetti smarriti o presunti rubati e ogni caso finiva sempre in un successo per loro. Quell’estate, in meno di tre settimane, trasformarono un mortorio nelle vacanze più movimentate che avrebbero mai avuto. Erano l’agenzia investigativa perfetta. Luke, con la sua parlantina e la sagacità, raccoglieva le richieste e “interrogava” i testimoni; Violet era l’organizzatrice, sistemava gli impegni e si preoccupava sempre di tenere tutti fuori dai guai; David, infine, con il fisico atletico e un intuito fuori dal comune era il loro agente sul campo, il primo che si metteva in mezzo se avevano bisogno di un diversivo. Con la sua bellezza particolare era anche il preferito delle clienti dell’agenzia e la maggior parte dei casi arrivarono perché c’era lui in ufficio, ricavato nel garage dei genitori di Violet.
Tutti quei casi li fecero diventare famosi nel quartiere in breve tempo, ma altrettanto velocemente tutti si dimenticarono di loro quando non ci fu più nulla da ritrovare. Tornarono a guardare I Soprano a casa di Luke ma nessuno dei tre riuscì a dimenticare quei pomeriggi ricchi di avventure.
«Per lo più dovevamo trovare gattini e giocattoli scomparsi, ma ci sembrava di essere dei grandi investigatori e ci mancava quella sensazione» spiegò Violet a chi ancora non sapeva nulla della squadra L.D.V. mentre serviva il caffè in salotto. «Poi un giorno abbiamo scoperto che c’erano stati dei furti nelle case di alcuni nostri vicini nello stesso periodo in cui noi giocavamo a fare i detective e David se n’è uscito con la teoria che forse erano tutti collegati. Eravamo in astinenza da lavoro»
«Cosa significa astinenza, signora Pheenes?»
Gli adulti sorrisero quando fu il maggiore dei bambini di Violet a rispondere alla domanda di Fred e dopo aver chiarito che ai tre quindicenni mancava fingere di essere degli investigatori, Violet riprese a raccontare come, in poco più di cinque giorni, lei, Luke e David riuscirono a scoprire il nascondiglio della banda di ladri e la loro refurtiva.
Violet, la saggia e previdente dei tre, era convinta che dovessero coinvolgere il padre di David, che lavorava sul serio nella polizia, ma i suoi due amici riuscirono a convincerla ad aspettare prima di avvertire gli adulti e a diventare loro gli eroi della situazione. Decisero che avrebbero recuperato la refurtiva e poi attirato i ladri in una trappola per farli arrestare. Pianificarono ogni dettaglio, Luke inventò uno dei migliori piani d’azione della storia e con l’aiuto dei suoi amici lo rifinì per non correre stupidi rischi e fare così felice Violet.
La prima parte andò inspiegabilmente a buon fine. Riuscirono a sottrarre la merce rubata ai ladri senza intoppi e la nascosero in un vecchio deposito abbandonato appena fuori città, dove i ragazzini amavano nascondersi e passare le pigre giornate estive.
«È lo stesso dove mi ha dato appuntamento Chris Thompson?» Toby guardò la madre e Luke annuire nello stesso istante. In città esisteva un solo posto come il Deposito e negli anni non aveva perso la propria fama.
«Sì, tesoro, proprio quello»
«La sera in cui dovevamo portare a termine il piano» intervenne Luke, catalizzando subito l’attenzione dei più piccoli e la curiosità degli adulti. «Dicemmo ai nostri genitori che avremmo dormito ognuno a casa dell’altro. Si fidavano di noi, perciò non sospettarono minimamente che avevamo intenzione di accamparci al vecchio deposito»
I bambini di Violet la fissarono increduli. I figli non immaginano mai che le proprie mamme si sono comportate esattamente come vietano loro di fare.
«Sì ed è stata la cosa più stupida che abbiamo mai fatto» riprese Violet, nella speranza che il messaggio arrivasse forte e chiaro ai due piccoletti.
«Cos’è successo dopo?» anche Yve si era fatta prendere dalla storia e trovava ogni interruzione fastidiosa.
«Avevamo adottato dei turni di guardia e un codice per riconoscerci tra noi quando uno sarebbe andato a chiamare la polizia. Erano una domanda e una risposta, niente di complicato. Dovevamo solo essere certi di non trovarci nei guai nel momento in cui sarebbero arrivati tutti. Eravamo così certi di noi stessi che ai ladri avevamo lasciato un foglio con scritto il luogo dove presentarsi, indicando anche la data e l’ora»
«Davvero furbi» commentò con sarcasmo Jeff, che da appassionato di gialli trovava quell’avventura incredibilmente assurda e pericolosa.
«Esatto. E sprovveduti, perché non eravamo i soli a conoscere la risposta»
Anche uno dei ladri la conosceva e mentre David si avviato verso il telefono pubblico per avvertire la polizia, Violet e Luke si erano ritrovati circondati dall’intera banda, non così ben disposta verso i ragazzini che li avevano derubati come se nulla fosse. Fu la mezzora più lunga della loro vita e se David non si fosse messo in mezzo attirando l’attenzione dei criminali, i suoi due amici non sarebbero riusciti ad arrivare vivi all’arrivo della polizia. Il diversivo fu insultare uno per uno i membri della banda e mettersi a correre a più non posso quando alcuni di loro si misero a inseguirlo.
Quando Violet raccontò della cattura rocambolesca di David, i tre bambini si erano già addormentati da un pezzo, uno accanto all’altro sul divano del salotto. Fu contenta che nessuno di loro fosse sveglio per sentire la conclusione e che quel ragazzino di quindici anni si rimediò una spalla e un braccio rotto pur di aiutare i suoi amici.
Anche se tutti e tre i giovani detective erano stati legati e imbavagliati, i ladri non ebbero tempo né di trovare una soluzione per loro, né di scappare con la refurtiva. La polizia fu loro addosso prima che se ne accorgessero.
Quella notte per i tre amici segnò la fine dell’estate più bella della loro vita e l’ultima che trascorsero insieme. Nei giorni successivi, infatti, le rispettive famiglie li misero in punizione a vita – anche se Luke ottenne uno sconto della pena grazie alla sua parlantina – e vietarono loro di uscire di casa fino al giorno del rientro a scuola. Fu qui che Violet e Luke subirono il colpo più duro: David non si era iscritto all’anno successivo e non sarebbe rientrato.
«Fu solo dopo essere tornati a casa che scoprimmo cosa era successo» ripetere quella parte della storia era difficile per Violet, ma non poteva più tirarsi indietro. «Mia madre ci diede una sua lettera. David l’aveva portata un paio di settimane prima, pregandola di consegnarla a me e Luke solo dopo il rientro da scuola»
Le parole scritte dall’amico quindici anni prima erano ancora impresse nell’animo di Violet e nel cuore di Luke, ma fu lei a continuare.
«Suo padre prima dell’estate aveva accettato un’offerta di lavoro in un altro Stato e lui non era riuscito a dirci che si sarebbe dovuto trasferire. Non voleva che l’ultima estate del nostro trio si trasformasse in una tristezza assoluta perché doveva andarsene e quando Luke fu accusato di furto, gli venne un’idea per come rendere memorabili gli ultimi mesi insieme»
Nessuna fine eclatante. David se n’era andato e non si era più fatto vivo, ma se per Violet quel ricordo era ancora doloroso, per Luke rappresentava la possibilità di ricominciare di nuovo. Si era fatto vivo e dovevano solo trovarlo.
«Cos’erano domanda e risposta?» chiese Craig di punto in bianco, mentre gli altri erano ancora persi nei propri pensieri. «Quelli del vostro codice segreto»
Luke e Violet si scambiarono un’occhiata e ciò bastò a far capire al primo che l’amica aveva svolto la sua parte. Adesso toccava a lui proseguire la storia.
«Chi era di guardia doveva chiedere cosa fosse stato nascosto nel quadro Vergine delle rocce, quello di Leonardo da Vinci, e la risposta era “Tre lettere: L, D, V”, che poi sono le iniziali dell’artista»
«L. D. V.» il collega di Jeff sembrò colto da un’illuminazione. «Luke, David, Violet»
Finito il racconto di quell’estate, gli ospiti sentirono che era arrivato il momento di andarsene, ma se Craig, Yve e il loro bambino furono accompagnati alla porta da Jeff e Violet, quando fu Luke ad annunciare che avrebbe tolto il disturbo, solo l’amica lo seguì verso l’ingresso e poi fuori dalla porta d’ingresso.
«Hai davvero intenzione di scoprire se è lui ad aver lasciato l’annuncio? Come farai?»
«Chiederò all’inserzionista che si occupa della rubrica» Luke arricciò il naso, stirando la schiena sollevando le braccia sopra la testa, e rivolse all’amica lo sguardo più sincero che si può trovare sul viso di un uomo cresciuto, quello che rivela l’animo di un bambino nel corpo di un uomo.
«Non posso lasciar perdere proprio adesso. Ho pagato l’abbonamento a quello stupido giornale solo per vivere questo momento»
«Promettimi che non ti farai illusioni» Violet strinse il braccio dell’amico tra le sue. «Non mi piace vederti deluso»
«Se c’è una cosa che ancora non hai capito di me è che sono le illusioni a tenermi in vita. Sei tu quella che non riesce a sopportare la delusione, altrimenti avresti già perdonato David»
Come contraddirlo se aveva ragione da vendere? Violet a malincuore pensò che forse era arrivato il momento di seguire l’esempio dell’amico e mettere una pietra sopra alla ferita aperta nel suo cuore da David.
«Sicuro di poterlo trovare?» chiese, insicura di volersi imbarcare in quell’avventura. «E se non volessero dirti chi ha commissionato l’inserzione?»
«Violet ti trovi accanto a uno squalo del Times. I giornalisti della domenica come quelli della rivista li mangio a colazione»
I due amici si salutarono con un sorriso e una promessa. Si sarebbero rivisti non appena Luke avesse scoperto qualcosa, qualunque cosa, su chi avesse commissionato l’inserzione. Poi avrebbero deciso cosa fare, anche se entrambi, rientrando nelle loro case e chiudendosi nelle loro vite, sapevano che non si sarebbero dati pace finché non fossero arrivati in fondo a quella nuova storia.

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