Una scribacchina bagnata fradicia #36 : Dieci piccoli racconti (Seconda parte)

Prima parte

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GIORNO 2 – ZACK

Storia preferita + Interesse = Bambini intrattenuti

Questa mattina ho chiesto all’infermiera di scrivere una lista di tutto ciò che quei dieci bambini adorano. Sceglierò una storia diversa per ognuno di loro, non perché mi dispiaccia di aver detto loro ciò che penso, ma perché così possono sentirsi tutti ugualmente speciali.
Hanno stilato anche una seconda lista, scegliendo l’ordine in cui vogliono ascoltare la loro storia. Il primo ad essere stato estratto è Zack, che non la smette di ascoltare quell’obbrobrio del rap (che è impossibile da definire “musica”) e che insiste a parlare in rima.
Ho scoperto dall’infermiera che ha una gatta a casa che adora e considera la sua migliore amica. Da quel che ho capito sono inseparabili e ne sente molto la mancanza. Spero che la storia scelta per lui possa ricordargliela.
Il chiasso nella stanza non è facile da sedare, non dopo il fiasco di ieri, ma quando li avverto che conosco una storia che potrebbe piacere loro, mi accerchiano immediatamente. Non tutti ne sono entusiasti ma non hanno altro da poter fare.
«Per questa storia dovete fare un piccolo sforzo» metto in chiaro prima di iniziare. «Dovete credere con tutti voi stessi che avete che la magia e le creature delle leggende esistano davvero»
«Un tempo, in una terra lontana chiamata Alagaësia, esisteva un regno davvero potente, custodito da un tipo speciale di cavalieri. Costoro non viaggiavano a cavallo, ma i loro fidati compagni erano maestosi e potenti draghi e dragonesse, che facevano di loro i Cavalieri dei Draghi. Un giorno uno di questi cavalieri, il cui nome era Galbatorix, distrutto dalla morte della propria dragonessa, chiese di poterne avere un secondo. Il rifiuto fu ciò che lo spinse a dichiarare guerra al proprio ordine; rapì un drago, legandolo a sé con la magia, e conquistò quasi tutte le terre conosciute. Nessuno dei suoi compagni cavalieri sopravvisse alla sua furia e anche le uova di drago furono tutte distrutte quasi tutte, così che lui fosse il solo Cavaliere dei Draghi rimasto. Galbatorix divenne l’imperatore di tutta Alagaësia»
Gli anni passarono e diverse creature si ribellarono al tiranno. Elfi, nani e gli esseri umani scampati alla conquista di Galbatorix si impegnarono a contrastarlo, proteggendo l’ultima speranza di poter riottenere la libertà; ognuno di loro cercava di salvaguardare l’ultimo uovo di drago esistente, nell’attesa che la creatura al suo interno scegliesse il suo compagno e prossimo Cavaliere dei Draghi.
Ma un giorno, durante lo spostamento dell’uovo, i soldati dell’impero attaccarono gli elfi incaricati di proteggerlo. Con un incantesimo cercarono di mandarlo in un posto sicuro.
«È questo il momento in cui i due protagonisti della storia si incontrano»
L’attenzione dei bambini, tra alti e bassi, non manca mai mentre racconto delle avventure di Eragon e Saphira, il nuovo Cavaliere dei Draghi e la sua dragonessa, delle loro vittorie, delle sconfitte e degli incontri avvenuti nel viaggio attraverso Alagaësia.
«Dopo un’epica battaglia nella città-montagna, i nemici furono finalmente sconfitti. O per lo meno lo furono in questo primo scontro. E Eragon e Saphira ripresero l’addestramento per diventare ancora più forti. Fine»
I bambini mi guardano nel più completo silenzio. Non vola una mosca. Devo aver sbagliato qualche passaggio nell’equazione, perché secondo i miei calcoli avrebbero dovuto essere contenti a questo punto.
«E poi? Che ne è dei due eroi?» Zack mi guarda serio, con gli occhi spalancati e pieni di meraviglia.
Anche tutti gli altri hanno lo stesso sguardo, comprese le bambine. Ed io che pensavo di averle annoiate con le battaglie e gli scontri.
«Ehm» prendo tempo perché non credevo che si sarebbero appassionati così tanto. «Eragon e Saphira si trasferiscono dagli Elfi e riprendono ad addestrarsi. La strada per sconfiggere Galbatorix è ancora lunga, ma con un nuovo maestro diventeranno sicuramente più forti»
«Ci sono altre battaglie e mostri?» Tim scatta in piedi e mima un affondo con la spada. «Lo scontro con i Ra’zac è stato fanta…»
«E la strega Angela?» la voce di Uma si unisce a quella di Tim mentre lui finisce la frase con un “fantastico”.
A turno mi raccontano i loro momenti preferiti della storia e non mancano i battibecchi su quale fosse il migliore. Tuttavia sono tutti d’accordo su un aspetto: l’amicizia e la forza che lega Eragon e Saphira è la cosa più importante.
Uscendo Zack mi blocca sulla porta. Mi getta le braccia esili attorno ai fianchi e mi stringe in un abbraccio, la testa appoggiata contro il mio stomaco. Prima di staccarsi lo sento tirare su con il naso.
«Mi è piaciuta tanto la storia. Se torno a casa la racconto anche a Toria. È la mia gatta e non posso vederla perché qui farebbe la matta»
«Ne… ne sono felice»

Storia giusta + Ricordi = Felicità

Ma se guardo Zack l’equazione non torna. Mi dispiace che sia triste e io speravo di potergli regalare un attimo di tranquillità facendogli dimenticare di non poter tenere accanto a sé la sua gatta. Però non credo mi abbia mentito quando ha detto che gli è piaciuta la storia di Eragon e Saphira.
C’è qualcosa che non torna nella mia equazione e è impossibile. Forse la logica non serve con questi bambini.

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GIORNO 3 – MARCO

«La storia di oggi è per Marco, giusto?» tutti i bambini annuiscono e faccio mente locale su cosa so su di lui.
È italiano, sempre allegro e positivo, adora i treni e da grande vorrebbe fare il giornalista. Ho la storia giusta per lui.
«Immaginate un treno» inizio sedendomi in mezzo a loro. «che percorre un’intero continente. Passa in mezzo alle città, alle montagne, accanto ai fiumi e ai laghi e persino in mezzo al deserto. Certe volte, quando trova una stazione, si ferma per far scendere i passeggeri. Altre, invece, rallenta ma non arresta la sua corsa nemmeno di fronte a un paesino. Durante uno di questi viaggi, James Cardiff, un giornalista di Chicago, decide di scendere dal proprio vagone e la sua fermata è Summerton, Arizona, una città sperduta in mezzo al deserto e dove nessun treno sosta mai»
Proseguo il racconto con lentezza, facendo incontrare ai bambini il signor Elias Culpepper, bigliettaio, addetto al servizio merci, scambista, guardiano notturno, capostazione e taxista di Summerton. Li porto all’Egyptian View Arms, l’unica pensione della città, dove ogni dettaglio ricorda a Cardiff la sua infanzia e dove possono trovare Nef, una donna dal nome della regina egizia e che sembra aver atteso il protagonista per molto tempo.
Insieme a Cardiff li spingo a immergersi nei misteri della città, a esplorarla. Sottolineo che non ci sono affatto bambini e li porto a visitare un cimitero in cui le lapidi non riportano la data di morte e dove le bare sotterrate sono vuote, facendogli scoprire che nessuno muore a Summerton, mai. Tutti i suoi cittadini vivono in eterno e, cosa ancor più sorprendente, sono tutti scrittori.
Con Cardiff faccio entrare tutti in biblioteca, dove Nef rivela loro il secondo e più importante segreto della città: gli abitanti di Summerton sono i bibliotecari del Mondo intero, recuperano e custodiscono ogni libro o opera che sia mai stata scritta o pensata. Ma anche Cardiff ha un segreto da svelare a tutti e riguarda proprio il destino di Summerton. Spiega ai bambini e ai cittadini che non è sceso alla stazione per caso, ma per vedere la città prima che venga distrutta dalla costruzione di un’autostrada.
Alla minaccia di distruggere Summerton i bimbi di fronte a me trattengono il fiato, ma li rassicuro subito. Nef ha un piano: sposteranno la città in un luogo dove nessuno potrà più minacciarli di distruzione e chiede a tutti di andare con lei.
«Ma Cardiff è spaventato dall’idea di non invecchiare e allora rientra a Chicago, dagli amici di un tempo e dalla fidanzata. Però il soggiorno a Summerton lo ha cambiato perché ha capito di aver trovato il vero luogo cui appartiene e non sa più se restare o andare alla ricerca della nuova Summerton»
«E cosa fa?» Sarah mi tiene i grandi occhi castani incollati addosso, la testa appoggiata sui palmi delle mani. «Resta o parte?»
«Voi che fareste al suo posto?» li stuzzico e in risposta si leva un coro di “Summerton” urlato a più non posso, anche da Ricky, che tra tutti è quello che fa più fatica a respirare e alzare la voce. Sentirli rispondere così mi scalda il cuore perché significa che sono riuscita a trasmettere loro il vero significato della storia. «E anche Cardiff decide di tornare da Nef e dagli altri, diventando un cittadino di Summerton a tutti gli effetti. Fine»
Anche la seconda giornata è finita e sembrano tutti soddisfatti della storia.
«Ti è piaciuta Marco?» gli chiedo mentre tutti si sistemano per rientrare nelle loro stanze.
«Moltissimo! Da grande voglio essere come il protagonista e trovare qualcosa come Summerton»
«Cosa pensi che sia la città?»
«Non saprei… Forse una specie di contenitore dove tutte le persone mettono i loro ricordi per condividerli con il mondo, così tutti possono imparare anche dalle esperienze altrui» fa spallucce e io sorrido. Aggiungo “super perspicace” alla sua descrizione.
«Sarai un bravissimo giornalista»
«Grazie» mostra un gran sorriso con uno o due denti mancanti e se ne va insieme all’infermiera.
Credo che un carattere così non possa essere abbattuto facilmente e vedere quel sorriso mi rassicura. Marco non smetterà mai di realizzare i propri sogni e, soprattutto, di cercare la sua Summerton.

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GIORNO 4 – GREGORY

«Ma quando inizi a raccontare Lizzy?» Tim sbuffa e io lo rimando a sedersi, mentre Ivy gli ricorda che dobbiamo aspettare tutti. Finché Ricky non ci raggiunge non posso iniziare.
«Gregory perché non mi racconti qualcosa del tuo cane mentre aspettiamo? La storia di oggi è legata a un cucciolo»
Gregory si stringe nelle spalle, quasi impossibili da vedere sotto l’enorme felpa verde di suo fratello. «Si chiama Lucky, è un Akita»
«Che razza è l’Akita?» Paula storpia il nome, allungando la pronuncia della i a dismisura.
«È giapponese» rispondo, lanciando un cenno all’infermiere mentre entra spingendo Ricky su una sedia a rotelle. «Sono cani molto docili, vero Gregory?»
«Sì, abbastanza»
«Storia?» Tim torna all’attacco e annuisco, mentre cerco lo sguardo di Ricky per sapere come sta. Ha il respiro affannato ma mi rivolge un sorrisetto timido.
«Allora, oggi vi porto a Gerusalemme. Sapete dov’è?»
«È in Africa?» Uma non ha il tempo di finire la domanda che Marco la corregge.
«No è in Asia, nello Stato di Israele»
«Giusto, Marco. Qui vive un ragazzino di nome Assaf, che lavora negli uffici del comune. Un giorno gli viene chiesto di riportare al proprietario Dinka, una cagnolina randagia, e per farlo Assaf la lascia libera, nella speranza che sappia ritrovare la strada di casa da sola»
Correndo con Dinka, però, inizia una vera avventura per Assaf, che lo trascina in situazioni pericolose e in incontri con strani personaggi, tutti in qualche modo legati a Tamar, la padroncina di Dinka. Grazie a loro resta affascinato da questa ragazza e decide di cercarla, perché Tamar sembra essere in grave pericolo.
«E lo è?»
«Sì. Tamar è scappata di casa per aiutare il fratello Shay, che ha iniziato a… a…» non posso dire che il fratello della protagonista fa uso di droghe. «Ha iniziato a accettare caramelle dagli sconosciuti e se n’è andato di casa, perché crede che così saprà suonare come Jimi Hendrix»
I bambini mi interrompono per sapere chi sia Hendrix e mi sento vecchia, tanto vecchia. «Era un chitarrista bravissimo»
«E il fratello di Tamar suona la chitarra?»
«Sì, Shay suona nelle piazze, vivendo di elemosina e dormendo in un ostello pieno di ragazzi come lui»
«Che mangiano le caramelle degli sconosciuti?»
Alla domanda di Vivian un’infermiera appena entrata mi fissa accigliata e divertita. Sarà anche sciocco ma meglio mangiare caramelle che bucarsi ed essere tossicodipendenti.
«Sì, perciò vedete di non farlo mai» li avviso, come fosse una minaccia. «L’ostello però è gestito da una banda criminale che fornisce dr… caramelle ai ragazzi per poterli sfruttare e Tamar, per portar via Shay, finge di magiare le stesse caramelle. Riesce a entrare e alla prima occasione fugge portando Shay con sé, trovando rifugio da un’amica e poi in una grotta alle porte della città»
«Assaf e Dinka dove sono finiti? Non la cercano più?»
«Certo e sarà proprio questa amica, Leah, a dire ad Assaf dove si trovano Tamar e Shay. Lui e Dinka li raggiungo e dopo aver riportato a casa Shay, tornano alla grotta con Tamar per stare insieme e pensare alla loro incredibile avventura»
«Fine?» Gregory infila le mani nella tasca della felpa. Mi guarda come se si aspettasse altro dalla storia e da me.
«Fine. Qualcosa non va?» gli altri non mi sembrano così dispiaciuti.
«No, no… Però vorrei sapere cosa è successo dopo a Dinka, Assaf e Tamar»
«Lo so io» Tim gli si avvicina. «Nella grotta è apparso uno zombie e lo hanno sconfitto. Poi è tornato Shay e…»
Sorrido tra me per la versione fantasiosa di Tim. Questa sì che è un’idea.
«Perché non pensi tu a cosa faranno Assaf, Tamar e Dinka da quel momento in avanti? E domani ce lo racconti»
Non rientra nelle variabili della mia equazione ma è chiaro che non posso più pensarla in questo modo, non davanti all’abbraccio di Zack e al sorriso di Marco e a quello di oggi di Gregory.

Coraggio-tattoo

Continua il racconto-tag per cui sono stata nominata da Alessia, Dieci cose che vorrei sapere, e che chiedeva i miei 10 racconti preferiti in modo dettagliato. I primi tre li riuscite ad indovinare? Quello di Zack è sicuramente il più facile 😄 Per i prossimi 3/4 racconti vi do appuntamento a Sabato prossimo!

Come sempre spero che vi sia piaciuto! Passate una buona giornata 💋

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5 pensieri su “Una scribacchina bagnata fradicia #36 : Dieci piccoli racconti (Seconda parte)

  1. Scusa se non leggo tutto l’articolo, ma le storie numero 3 e 4 mi intrigano… non le conosco, vedrò se riesco a trovarle ^_^
    (Credo tu abbia dato abbastanza particolari affinché le trovi tramite ricerca google xD).
    L’articolo in sé è molto bello, complimenti.

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