Potrebbe piovere #37 : Un matrimonio all’inglese

Buondì e buon inizio settimana 😊

Quest’oggi partiamo con Potrebbe piovere e il film dedicato alla Gran Bretagna, andando a scoprire due aspetti profondamente radicati nelle sua cultura: l’importanza della tradizione e la difficoltà nell’affrontare una delle sue più grandi tragedie storiche.

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Info

locandina-2Titolo
Un matrimonio all’inglese
Titolo originale

Easy Virtue
Regia

Stephan Elliott 
Anno
2008
Genere
Commedia, sentimentale
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Regno Unito, Canada
Soggetto
Noël Coward (piéce teatrale)
Sceneggiatura
Stephan Elliott, Sheridan Jobbins

Trama

Il giovane John Witthaker s’innamora perdutamente di un’elegante e indipendente americana di nome Larita e la sposa. Viene quindi il momento di presentarla alla famiglia, che vive imbalsamata e preda dei debiti in una splendida villa della campagna inglese. Nonostante Larita faccia buon viso a cattivo gioco, è presto chiaro che la suocera non può vederla e che anche le sorelle di John sono più che mai diffidenti nei suoi confronti. Lo stesso non si può dire, invece, del capofamiglia, un uomo che la guerra ha reso allergico all’ipocrisia ma non insensibile all’intelligenza e all’ironia involontaria.

Cast

  • Jessica Biel è Larita Huntington
  • Colin Firth è Jim Whittaker
  • Kristin Scott Thomas è Veronica Whittaker
  • Ben Barnes è John Whittaker
  • Kimberley Nixon è Hilda Whittaker
  • Katherine Parkinson è Marion Whittaker
  • Charlotte Riley è Sarah Hurst

Trailer

Parere

Portate un’americana in Gran Bretagna e succederà il finimondo.
Ecco il punto di partenza di un film divertente ma che comunque non manca di sottolineare uno dei più grandi disastri della storia inglesi, quello della “Generazione Perduta”. Ma procediamo con calma.
Da Detroit alla Costa Azzurra è un bel salto, ma ancora di più lo è approdare in un’Inghilterra conservatrice e poco incline ad accettare l’esuberanza di Larita, una donna forte, aperta e sicura di sé. Ma per amore si fa di tutto e per il suo fresco maritino John Larita è disposta anche a passare più tempo del previsto con una suocera piacevole come l’annegamento, due cognate zitelle e un po’ invidiose e l’onnipresente ex ragazza del marito, la cui unica colpa è di non aver mai smesso di amarlo. A risollevare il morale di Larita, e dello spettatore, ci pensano le sue spassose “ripicche” contro la suocera e il marito di quest’ultima, Jim, che dopo essere tornato dalla Grande Guerra fatica a sopportare l’ipocrisia della propria famiglia e della società.
Costumi, trucco, fotografia e scenografia riportano indietro fino agli anni ’30, ma chi davvero rende questo film interessante sono gli attori. Jessica Biel, Colin Firth e Kirstin Scott Thomas sono le vere star che in tre ruoli così diversi (Larita, Jim e Veronica, la suocera) emergono in tutta la loro bravura. Ognuno di loro si trova a dare il meglio di sé, creando dei personaggi unici, che con le loro debolezze diventano i prototipi di tipi umani ben definiti. Larita, così forte in apparenza, nasconde in realtà la paura più grande di tutte, l’impotenza di fronte alla sofferenze delle persone amate, che la spinge alla più estrema delle scelte. Jim, disilluso dalle conseguenze della Grande Guerra (tra tutte la Generazione Perduta, vale a dire i soldati tra i 18 e i 25 che hanno perso la vita in guerra), non riesce più a sopportare la vacuità e la superficialità della società di fronte a un’idea terrificante, cioè la possibile mancanza di un futuro, a causa proprio della scomparsa dei giovani che quel futuro dovevano costruirlo e viverlo. Veronica, infine, è la tipica madre di famiglia disposta a tutto per mantenere intatto ciò che conosce meglio, il proprio status, nella paura che, più delle altre due, paralizza e impedisce di agire, la paura dei cambiamenti, e appunto la renderà incapace di decidere, cosa che non accade a Larita e Jim. Tre paure ben diverse per altrettanti personaggi, tutti diversi ma in realtà ugualmente efficaci e ben costruiti.
Ben Barnes, che interpreta John, non lo posso digerire normalmente (mi sembra la versione maschile di Kirsten Stewart, l’inespressività fatta persona) però lo trovo adatto al ruolo del marito, una persona succube della madre e che si sente direttamente responsabile del destino della propria famiglia (quando è chiaro che non dipenda da lui né l’essersi ritrovati in quella condizione né il possibile salvataggio). È adatto a bilanciare Larita, ma anche a rappresentare l’insicurezza di una generazione senza scopi, che vorrebbe essere diversa dai propri genitori ma che ancora non ha la forza sufficiente per staccarsi completamente dalla tradizione.
Un film divertente che non manca di sottolineare le profondità e le contraddizioni dei personaggi, il tutto condito da uno dei cliché più comuni, vale a dire la servitù che fa di tutto per danneggiare i padroni di casa, senza che questo lo trasformi in una scarsa pellicola sui luoghi comuni.

Voto

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Gli inglesi sono fatti così, tutti tradizione e coerenza se visti da fuori, ma in realtà vivono un conflitto interiore che fa spavento (ma questo lo vedremo meglio domani!). Avete visto il film? Come vi è sembrato?

Io vi aspetto come sempre nei commenti 💋


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