Cosa ne ho fatto di Luglio?

Un altro mese finisce, oggi…

Sinceramente non so che fine facciano le giornate, ma si sa, io e il tempo abbiamo questo tipo di rapporto da una vita e non cambierà certo adesso. Però, ogni tanto, mi piacerebbe accorgermi che i giorni passano, che che la fine del mese arriva poco per volta e non tutto in un secondo perché così ricorderei con precisione (magari non assoluta) buona parte dei giorni che ho vissuto.

Magari fosse così! Invece eccoci a un nuovo giro di boa mensile che ci porta dritti dritti ad Agosto! Come di consueto ci vuole un piccolo riepilogo di cosa è accaduto sul blog in queste ultime quattro settimane 😊

(Per accedere ai link cliccate sull’immagine)

locandina Elysium-poster2 1376001 MuseDronesCover received_10205905360372669 wolf the-shannara-chronicles-1 Continuum-Season-1-2012--Front-Cover-88238 13412134_10209316059483513_8793978248704093697_o Ally-Rose-La-Quinta-Vittima-le-tazzine-di-yoko

Non è stato un mese particolarmente pieno Luglio, ma con le vacanze di mezzo era inevitabile! A proposito di vacanze, mi sono accorta che negli ultimi due mesi (strano, direte voi) le visualizzazioni e le visite sono diminuite molto. Perciò meditavo: E se le rubriche le lasciassi per “l’autunno”?

Non significa sparire dalla circolazione o smettere di pubblicare, semplicemente metto a riposo Potrebbe piovere, Singing in the Rain, La météo de BaudelaireThe Rainist fino a Ottobre e per questi due mesi recupero il vecchio stile di pubblicazione – a random!

Ci sta, così anche voi vi riposate un po’ 😉 Per oggi quindi è tutto, niente programma settimanale o nuovo tema. Comunque ci risentiamo in settimana!

Passate una buona giornata!
— Federica 💋

Annunci

Domino Letterario : “Ally Rose. La Quinta Vittima” di Morgan Cavendish

Buongiorno 😄 e buon Sabato!

Oggi è tornato il Domino Letterario, l’iniziativa tra blog che consiste nel creare una catena di libri collegandosi gli uni agli altri per un dettaglio specifico (da scegliere tra trama, titolo, copertina, autore, saga, casa editrice, genere e così via). La mia scelta di oggi è stata fatta in relazione all’autore del libro che precede il mio e al genere – due thriller scritti da due donne 😊 Iniziamo?

Coraggio-tattoo

Info

Ally-Rose-La-Quinta-Vittima-le-tazzine-di-yokoTitolo
Ally Rose. La Quinta Vittima
Autore 
Morgan Cavendish
Saga
Redrock’s Murders
Editore

Selfpublished
Anno
2015
Genere
Thriller, Urban Fantasy
Formato

Cartaceo
Pagine
337

Trama

Redrock Bay, Nova Scotia. Una serie di brutali omicidi macchia di sangue le strade della città. La polizia brancola nel buio e l’Ispettore Alicia Rosslyn McPharson, contro la volontà del suo Capitano, si affida all’aiuto di una medium: un’altra vittima sarebbe dovuta morire quella stessa notte. Qualcosa, però, non va come previsto. Una donna viene uccisa, ma non è quella designata dalla veggente. Alicia, coinvolta in prima persona nella vicenda, viene così catapultata in un mondo spaventoso che le sconvolgerà la vita, popolato da creature sovrannaturali di cui ignorava l’esistenza. 
Dopo essere scomparsa per un anno senza lasciare traccia, torna dalla sua famiglia e dai suoi colleghi completamente cambiata e pronta a catturare il misterioso assassino che, nel frattempo, è tornato a uccidere. Affiancata nelle indagini da due ambigui vampiri bicentenari, da un detective privato, da una medium e da un ex partner rissoso, Alicia dovrà combattere per impedire che le strane morti continuino a susseguirsi. La lotta contro il tempo si farà serrata e, mentre il collegamento tra le uccisioni stenterà ad apparire, la protagonista dovrà districarsi tra vaghi sospetti, prove inconsistenti, amori pericolosi e rapporti perduti, tra magia, sangue e mistero fino ad una inaspettata conclusione. 
Fino a che punto puoi resistere quando il mondo intorno a te cade a pezzi e tutto quello a cui avevi creduto fino a quel momento viene messo in discussione? Un avvincente thriller sovrannaturale in cui tutti mentono e niente è come sembra.

Parere

Vampiri ormai se ne trovano in tutte le salse e con le caratteristiche più diverse, da quello che brilla a quelli che si reincarnano in esseri umani, ma ciò che più rende unici gli immortali della saga di Morgan Cavendish è il loro ritorno alle origini.
Come ben presentato nell’introduzione, tutto l’universo soprannaturale di Ally Rose fa riferimento alla letteratura gotica e alla moderna di ispirazione gotica, prendendo Dracula, Ruthven (il vampiro creato da Polidori e “antenato”, per così dire, di quello di Stoker), Lestat de Lioncourt e tutti i loro vampirici simili per riportarli in auge attraverso i due coprotagonisti Alexis e Yvel.
Si ritrovano questi esseri centenari dotati di poteri mentali capaci di riscrivere i ricordi e di mettere in discussione il libero arbitrio degli umani con un semplice schiocco di dita. Ma non ci sono solo vampiri, perché anche streghe/stregoni e licantropi fanno parte di questa particolare avventura, riacquistando tutti i loro legami con la natura e le origini soprannaturali.
Redrock Bay, una cittadina canadese apparentemente tranquilla, si vena di tinte thriller e fantasy grazie a questi personaggi soprannaturali e è compito di Alicia Rosslyn McPharson, ex ispettore della omicidi di Redrock, scoprire cosa abbiano a che fare queste creature con l’efferata attività di un pluriomicida misterioso, cercando anche di capire perché anche lei sia diventata una delle sue vittime.
Alicia è una protagonista decisa ma profondamente sconvolta e questo la porta a sembrare spesso impreparata di fronte alle proprie responsabilità come detective della omicidi. In lei combattono il suo essere umana e la nuova natura di vampiro, in un conflitto esistenziale che la destabilizza e mette in discussione le certezze costruite in una vita intera. Più volte ho avuto l’impressione che fosse incompleta, sotto molti punti di vista. Non perché è mancato qualcosa durante la creazione del personaggio, anzi l’autrice ha saputo dare a tutti una profondità e uno sviluppo a tutto tondo davvero interessante, ma è incompleta come persona. Alicia è stata privata della sua umanità in modo violento e nella sua nuova natura non riesce ancora a riconoscersi. Molto più di Alexis e Yvel, in lei combatte ancora lo spirito umano di un tempo e questo si riflette molto (ovviamente) sulle sue azioni, nel bene e nel male che ne può derivare. La si vede sbagliare ed esitare, una situazione complicata anche dalle dubbie intenzioni di entrambi i suoi “tutori” vampirici.
Alexis e Yvel, zio e nipote così diversi tra loro, generano metà degli sconvolgimenti mentali e emotivi di Alicia, insinuandosi nella sua vita professando il loro totale aiuto per risolvere gli omicidi e assicurare il criminale alla giustizia. Sono due figure dal passato oscuro, che nessuno dei due vuole riportare alla luce nemmeno se questo ha un impatto diretto sulla vita della protagonista, ma che credo saranno obbligati a fare per il suo bene. Entrambi infatti, a modo loro (e le dimostrazioni non mancano), hanno a cuore Alicia e questo non può che portare a un inevitabile confronto con quello che vogliono nasconderle.
A fare da corollario a questo insolito trio si unisce l’intera città, con i suoi legami e le diverse etnie che la caratterizzano, e la centrale di polizia, l’unico luogo in cui Alicia può essere pienamente se stessa, anche in questa sua nuova veste di vampiro. La cura data al lavoro di Alicia e alle attività investigative ad esso collegate è qualcosa di fantastico, perché testimonia l’attenzione al dettaglio realista che fa di Ally Rose. La Quinta Vittima un thriller prima di essere un romanzo gotico e urban fantasy, in cui lo stile dell’autrice invoglia a continuare la lettura per scoprire come siano collegati i diversi pezzi del puzzle e perché proprio Alicia sia la chiave di volta in tutto quello che accade.

Voto

Coraggio-tattoo

È una saga che devo assolutamente continuare per due motivi: è scritta davvero bene e il finale di questo volume mi ha lasciata a bocca aperta (così 😮)! E poi, non me ne voglia Yvel, ho sviluppato un debole per Alexis nonostante non sia affatto la galanteria fatta persona ❤️

La mia tessera è stata attaccata, ma ne avete ancora altre da seguire per arrivare alla fine di questo Domino! Eccole:

fb_img_14695351444031

Mi raccomando, non perdete il filo 😄

A presto
— Federica 💋

Una scribacchina bagnata fradicia #40 : Oniria

Questa sarà l’ultima cosa che dirà: Correte!

 

Mya rilesse più volte i tratti a carboncino incisi sul muro. Era passata una settimana e ancora nessuna notizia di Fred e suo figlio.
Le avevano assicurato che una volta ricevuti i soldi non sarebbe stato difficile far entrare la sua famiglia in città, dare loro dei documenti e un posto sicuro dove stare per qualche giorno. Le avevano detto che si faceva regolarmente e che niente andava mai storto, se si sapeva trattare con le guardie. E Fred e suo figlio sapevano bene come farlo, loro erano dei veterani in quel settore. Era chiamato Trasporto beni ma a essere “trasportate” erano persone, spesso intere famiglie, e non merci, com’era scritto sulle carte da presentare ai cancelli di ingresso.
La busta grigia in cui aveva nascosto le monete era ancora incastrata nella tasca interna della mantella; si era scordata di buttarla e quando non aveva più avuto notizie da Fred, si era convinta che quella fosse l’unica prova in grado di confermare che aveva seguito le istruzioni – nella città di Oniria le buste grigie servivano solo per uno scopo, tutti lo sapevano e tutti fingevano che non fosse vero.
In quel momento però era come avere una scheggia infilata in profondità nella carne, sentiva il suo peso aumentare ogni secondo ed era certa stesse lanciando invisibili segnali per essere trovata. “Sono qui” urlava dalla sua tasca tutte le volte che una figura passava davanti alla finestra rotta del deposito. Se una guardia le avesse chiesto i documenti non avrebbe potuto nasconderla e allora nessuno le avrebbe evitato di finire in una prigione nascosta chissà dove sotto le fogne della capitale, con la sua famiglia costretta a anni di fame per quel tentativo di tradimento.
Soffiò sulle mani per attenuare il freddo, mentre continuava a leggere la scritta a carboncino scarabocchiata sul muro di fronte a dove si era seduta per aspettare. Avevano scritto tirannide. Oniria stava regredendo ma, qualunque cosa volesse dire, a Mya non interessava. La Legge sulla Classificazione aveva raggiunto il mezzo secolo l’anno prima della sua nascita e nemmeno i suoi genitori sapevano com’era vivere prima che fosse il loro Signore a decidere quale dovesse essere il lavoro e la città di ogni singolo abitante. Il giorno dei suoi sedici anni si era recata dal delegato inviato dalla capitale come gli altri suoi coetanei e aveva ascoltato la sua voce monotona elencare la città in cui avrebbe vissuto e il suo lavoro. Per lei il verdetto era stato un colpo atroce: “Oniria, cameriera per la famiglia Deveroux”.
Il delegato non aveva fatto una piega leggendo ma la sua amica Trish, due file davanti a lei, si era voltata per guardarla. Era sconvolta, proprio come lo furono i suoi genitori e i suoi fratelli e sorelle quando disse che se ne sarebbe andata il mattino seguente. Lei era la prima a lasciare casa e nessuno della sua famiglia si era mai trasferito più a sud di Poyn, un paesino a mezza giornata di cammino dal suo. Ma lei andava a Oniria, la città più grande mai costruita e lontana migliaia di chilometri, e per sua madre fu quasi come vederla morire. Le aveva detto che, a una tale distanza, era impossibile per loro anche solo pensare di potersi incontrare. Erano due anni che non li vedeva e le notizie che riceveva erano poche.
L’orologio all’angolo della strada batté quattro colpi e le mura del deposito tremarono tutte e quattro le volte. Per quel giorno non aveva più tempo di aspettare ma mentre si alzava e puliva la polvere dai vestiti pensò che, se anche fosse rimasta lì un’altra ora, non sarebbe arrivato nessuno. Tolse un pezzo di gesso dalla tasca e segnò una piccola stanghetta sul pavimento, accanto alle altre fatte nei giorni precedenti.
Con quella erano otto. Fred le doveva otto volte ciò che aveva pagato, una per ogni giorno di ritardo, però sapeva che non li avrebbe rivisti. Aveva sprecato due anni di stipendio più tre anticipi per riuscire a far entrare in città almeno due dei suoi fratelli e ora non aveva più nulla. Sarebbe dovuta sopravvivere fino alla prossima primavera senza un soldo, con un pasto al giorno e niente legna per scaldarsi.
Uscendo in strada, Mya si coprì il volto con il cappuccio e nascose le mani nelle ampie tasche della cappa, più per non farsi vedere che per attenuare il freddo. Se qualche corriere che frequentava Villa Deveroux l’avesse incontrata mentre usciva da un deposito dismesso, avrebbe avuto la sua dose di problemi a spiegare perché si fosse trovata in quella zona.
E poi doveva fare in fretta.
Quella sera i signori Deveroux avrebbero tenuto una festa per la maggiore età della loro primogenita e Mya doveva aiutare la signorina a prepararsi.
Un compito spiacevole, perché la sua presenza non era molto gradita a Lady Clara.
A passi veloci si lasciò alle spalle il deposito, il grande orologio all’angolo della strada e la bottega del conciatore dove già brillavano le luci delle candele. 
Conosceva il tragitto a memoria: arrivata alla taverna gestita dalla donna grassa, girava a sinistra e poi sempre dritta fino alla fontana dove un cieco chiedeva l’elemosina, superata la quale si trovava a sud del parco confinante con Villa Deveroux. Da lì impiegava circa dieci minuti, con due svolte a sinistra intervallate da una a destra, per arrivare al cancello sul retro, quello della servitù.
Il ticchettio prodotto dai tacchi dei suoi stivaletti sul lastricato della strada era accompagnato di tanto in tanto dal motivetto fischiettato da alcuni avventori della locanda e a mano a mano che vi si avvicinava, Mya si stringeva sempre più sotto la pesante lana della mantella. Le era già successo che qualche cliente la fermasse per chiederle dove stesse andando o per invitarla a restare e non voleva dover di nuovo affrontare la stessa situazione. Purtroppo la strada era stretta in quel punto e la sua andatura veloce attirò molta più attenzione di quanto avrebbe voluto.
Un paio di uomini si misero a fischiare mentre passava, la chiamarono e quando lei proseguì dritta per la sua strada, abbandonarono la bettola e la seguirono. Mya cercava di non guardare indietro, di fingere che non avesse paura di loro e che i loro appellativi non fossero rivolti a lei, ma il cuore le martellava nel petto così forte che temeva stesse per esplodere.
«Signorina» la chiamarono entrambi, le voci alticce e biascicanti per il troppo alcool. «Perché non torni indietro con noi?»
Li sentì ridere ma non osò voltarsi indietro per vedere quanto si fossero avvicinati. Intravedeva già la sagoma della fontana, sentiva lo zampillio dell’acqua e quasi distingueva la voce del mendicante cieco dagli altri rumori; era certa che ci fossero altre persone ma finché non fosse arrivata alla piazza sarebbe stata sola. Doveva affrettarsi.
L’ansia era così forte che non si accorse di una fessura tra due lastre. Finì per restarvi incastrata con il tacco dello stivaletto e se non avesse allungato la mano verso il muro sarebbe certamente caduta.
Si chinò e afferrò lo stivaletto con entrambe le mani. Lo tirò e strattonò con forza nel tentativo di liberarlo, tuttavia più cercava di stringere i bordi di pelle, meno ci riusciva a causa del freddo che le intorpidiva le dita. Sentiva le voci farsi sempre più vicine, soddisfatte, addirittura euforiche; lei invece respirava a fatica, tesa perché presto quei due uomini le sarebbero stati accanto.
«Ti sei fermata finalmente» il primo dei due che la raggiunse afferrò il cappuccio della mantella e le scoprì il volto. «Come siamo carini»ì
«E giovani anche» l’altro si mise alla sua sinistra. Con quei due sistemati in quella posizione, Mya non sarebbe riuscita a scappare nemmeno dopo aver liberato il piede.
Raddrizzò la schiena e ruotò il busto all’indietro per cercare di allontanarsi, ma il tacco non le permise di muoversi nemmeno di un centimetro. A ogni respiro sentiva l’odore dell’alcool proveniente dalle loro gole.
«La mia signora avrà mandato qualcuno a cercarmi» si accorse troppo tardi che non avrebbe dovuto dire nulla, quando due paia di occhi la fissarono divertiti.
«La tua signora non vorrebbe vederti camminare da sola» l’uomo che le aveva tolto il cappuccio allungò una mano verso il primo bottone della mantella. «Le strade sono pericolose»
Inorridita, Mya lo allontanò con una spinta. Aveva una paura folle ma non avrebbe permesso loro di toccarla.
Aveva ancora la mano protesa verso l’uomo che aveva spinto quando qualcuno le cinse le spalle con un braccio e la allontanò dai due ubriachi.
«Buonasera, signori. Mia sorella vi ha recato problemi?»
Alla parola “sorella”, i due uomini guardarono insoddisfatti il nuovo venuto. Anche Mya inclinò la testa leggermente all’indietro, meravigliata che qualcuno fosse giunto in suo aiuto. 
Da quella posizione non riusciva a distinguerne i tratti del volto ma si accorse che era giovane. Un giovane uomo le cingeva saldamente le spalle con un braccio e le teneva la schiena reclinata, vicina a sfiorare il suo petto, per allontanarla dai due inseguitori. 
«Vostra sorella?» domandarono quelli all’unisono.
«Esattamente» la mano libera del ragazzo si spostò lungo il fianco, dove pendeva un pugnale. «Vi ringrazio per averla tenuta lontana dai guai»
Un balbettio di scuse e rassicurazioni si levò dalle labbra dei due uomini, mentre si spingevano l’un l’altro per allontanarsi in fretta da Mya e dal ragazzo armato.
«State bene?» il giovane la lasciò e dopo che si fu spostato davanti a lei come farle da scudo, seguì con lo sguardo i due fuggiaschi.
«Ora sì» Mya contemplò il profilo del suo salvatore, indecisa se ringraziarlo subito oppure no, ma preferì concentrarsi su come liberare il tacco dello stivaletto. Fece per chinarsi ma il ragazzo la bloccò afferrandole un braccio
«Lasciate che vi aiuti»
«Sono in grado di continuare da sola» 
«Non dubito delle vostre capacità, ma della buona fede degli uomini che vi hanno seguita» la bocca del giovane si fermò vicino all’orecchio di Mya mentre parlava. «Non credo vi lasceranno andare se ci separiamo subito»
Mya guardò lo sconosciuto, sospettosa. Dagli abiti sembrava un giovane di buona famiglia, non ricco ma rispettabile, e nonostante il suo aspetto poco curato, possedeva dei bei lineamenti. 
Le sue iridi, poi, erano braci non del tutto spente, nere come l’abisso più profondo e allo stesso tempo illuminate da un bagliore quasi impercettibile. Mya non riusciva a vederlo, lo sentiva solo nell’intensità con cui la guardava e non sapeva dire se sarebbe riuscita a negargli anche la più piccola richiesta.
«Accompagnatemi fin dopo la fontana» fu il massimo che poté concedere a lui e a se stessa. «Conoscete il parco a sud di Villa Deveroux?»
Il giovane annuì, lasciandola andare, poi si inginocchiò per aiutarla a togliere il tacco dalla fessura in cui si era incastrato.
«Come vi chiamate?» le chiese rialzandosi, una volta che il piede fu in grado di muoversi.
«Dovreste dirmi il vostro nome, prima» Mya si risistemò il cappuccio sulla testa, ricordandosi tutto a un tratto di dove si trovasse.
«Zen» il giovane fece una piccola riverenza abbassando appena il capo.
«Mya» sistemò la mantella e prima di incamminarsi controllò che i due ubriachi si fossero davvero allontanati.
«Ora che so il vostro nome, vi chiedo di perdonarmi, Mya»
«Perdonarvi per cosa?» non riuscì a essere veloce quanto il ragazzo nei movimenti e quando spostò il peso da una gamba all’altra per voltarsi, era già troppo tardi perché si accorgesse del pericolo e si allontanasse da lui.
Con mezzo passo Zen le fu alle spalle e con una mano infilata sotto la mantella, le puntò contro lo spazio tra le scapole lo stesso pugnale che fino a poco prima pendeva lungo il suo fianco e che aveva fatto scappare i due uomini, mentre con l’altra le coprì la bocca per impedirle di urlare.
«Ho bisogno del vostro aiuto, Mya. Vedete quegli uomini laggiù?» la spinse avanti di pochi passi, finché entrambi non videro un gruppo di cinque o sei individui dalle espressioni terrificanti, fermi accanto alla fontana e intenti a tormentare il vecchio cieco. «Ho bisogno che veniate con me e fingiate di essere mia sorella» 
Mya avrebbe preferito andarsene, non aiutarlo, ma come rifiutare quando aveva un pugnale puntato contro la schiena. Se fosse riuscita a uscire viva da quella situazione, ripromise a se stessa che non avrebbe mai più messo piede in quella parte della città; anzi, non sarebbe mai più uscita da Villa Deveroux per il resto della sua vita. Tutto pur di tornare sana e salva.
«Non provate a scappare o chiedere aiuto» sentì distintamente la punta del pugnale premere contro i vestiti. «Avete capito?»
Mya annuì per quel che le riuscì.
«Bene» finalmente la mano di Zen si staccò dalla sua bocca. Il pugnale, però, restò dov’era. «Vi chiamate Katy e siamo arrivati a Oniria una settimana fa. Ripetetelo»
«K-k-k…» non riuscì a pronunciare il nome. Non poteva, era pericoloso e aveva paura di essere scoperta e uccisa.
«Katy! Non è difficile» la voce di Zen, che non si era scomposta nemmeno una volta, sembrò tradire un briciolo di impazienza.
«Poi potrò tornare a casa?» le gambe le tremavano molto più di prima ma non aveva ancora perso la speranza.
«Sì, ma solo se farete ciò che dico» la pressione del pugnale scomparve ma la mano di Zen restò ancora sotto la sua mantella, nel caso si fosse messa in testa l’idea di poter scappare.
Mya non aveva mai dovuto dimostrare di avere coraggio. La vita non l’aveva messa di fronte nemmeno una volta a quella prospettiva e dal giorno dell’assegnazione, si era limitata a seguire ciò che i signori Deveroux le dicevano di fare. Cucinava, puliva, aiutava Lady Clara a vestirsi o faceva compagnia alla vecchia balia che aveva accudito la signorina e suo fratello per quasi dieci anni; non aveva altri compiti da svolgere e se non avesse cercato di far entrare la sua famiglia in città, sarebbe uscita raramente dalla Villa.
In quel momento, però, doveva essere abbastanza coraggiosa per fare quello che il ragazzo le aveva chiesto, anche se la sua non era stata esattamente una richiesta. Si accorse che in fondo non era niente di diverso da ciò che faceva tutti i giorni. Si trattava di eseguire un ordine e non faceva differenza che esso venisse dai suoi padroni o da uno sconosciuto.
Mya raddrizzò le spalle per riguadagnare un po’ di contegno e benché sentisse il cuore battere all’impazzata, quando si voltò per guardare Zen sentì di essere in grado di farlo. Doveva solo continuare a pensare che alla fine sarebbe tornato tutto esattamente com’era prima di quella sera.
«Sono vostra sorella Katy. È una settimana che siamo in città»
Mya tenne lo sguardo fisso sul volto di Zen mentre lui annuiva alla sua complicità e la spingeva verso la piazza.
Uscendo dalla stradina buia i suoi occhi apparvero a Mya ancora più magnetici di quanto lo erano stati fino a pochi attimi prima; non si era chiesta perché quel ragazzo ben vestito avesse bisogno del suo aiuto o che affari avesse con quegli uomini, ma aveva capito che, più della paura o del desiderio di rimanere in vita, era stata quella misteriosa forza emanata dagli occhi di Zen a convincerla ad aiutarlo. 
Non sapeva assolutamente nulla di lui; poteva essere un criminale della stessa specie dei due ubriachi che l’avevano seguita dalla taverna o di quella degli uomini che doveva incontrare. Eppure non si sentiva in apprensione o intimorita nel camminargli accanto, la sua presenza in certo qual modo la rassicurava, perché aveva l’impressione che con Zen al suo fianco non le sarebbe accaduto nulla. Era sciocco da parte sua, ne era conscia, però non poteva evitare di avere fiducia in lui e nella luce emanata dai suoi occhi.
«Non parlate finché non ve lo chiederanno» glielo sussurrò all’orecchio pochi istanti prima che un individuo tarchiato li vedesse e li indicasse al resto del gruppo. Immediatamente, il vecchio cieco smise di essere l’oggetto delle loro attenzioni e Mya lo invidiò moltissimo quando vide che strisciava il più lontano possibile.
Zen appoggiò la mano contro la sua schiena e la incoraggiò a avanzare finché non arrivarono accanto alla fontana. Lì si fermarono e per un secondo Mya si chiese se quei malviventi stessero davvero aspettando loro due. Nessuno fece un passo verso lei e Zen, né dissero niente; rimasero immobili, gli sguardi fissi su di loro come se li stessero soppesando.
Mya non si era aspettata una reazione simile. La sua idea era che quegli uomini li avrebbero attaccati non appena fossero stati abbastanza vicini, proprio come con il mendicante, quindi quell’immobilità la faceva sentire a disagio. Prese a fissare gli stivaletti pur di non dover vedere quei volti che la squadravano dalla testa ai piedi; se il tacco non si fosse incastrato, lei non si sarebbe ritrovata in quella situazione e sarebbe rientrata a Villa Deveroux senza incorrere in alcun tipo di problema. Non avrebbe mai incontrato lo sguardo magnetico di Zen e nulla di tutto quello sarebbe mai accaduto.
«Quindi lei è vostra sorella?» un uomo si fece largo in mezzo al gruppo.
Alto all’incirca quanto Zen, ma sicuramente più vecchio di lui, aveva un aspetto curato, gli abiti puliti e in ordine; i capelli erano biondi e lunghi, tanto che sarebbero arrivati fin sotto le spalle se non li avesse tenuti legati con una striscia di corda.
A differenza degli altri, se lo avesse incrociato in altre circostanze, Mya non sarebbe mai stata in grado di capire che persona fosse; in un’altra occasione, avrebbe pensato a lui come a un uomo perbene. Le uniche cose che tradivano quella visione erano la spada e il fodero che spuntavano da dietro la sua schiena.
«Non vi somiglia molto» si avvicinò finché non fu esattamente di fronte a Mya.
«Abbiamo due padri diversi» la mano di Zen nascosta sotto la mantella si contrasse mentre l’altro uomo li controllava e l’elsa del pugnale finì contro la scapola di Mya.
«Capisco… Come ti chiami?» le domandò dopo aver fatto un giro completo.
«Katy» si sforzò di non tremare mentre rispondeva. Zen le aveva assicurato che sarebbe tornata a casa, perciò voleva fare la sua parte in modo impeccabile, così lui avrebbe mantenuto la parola.
«E dimmi, Katy, da quanto siete in città?» 
«Da una settimana» l’uomo biondo non le tolse gli occhi di dosso un solo istante. Quello sguardo le fece venire i brividi. Sembrava una bestia pronta a divorarla.
«Quindi, se dovessi chiederti se è tuo fratello lo stupido che ha cercato di mandare in rovina i miei affari otto giorni fa, tu cosa risponderesti?»
«Che è impossibile»
«Lo giureresti? Sulla tua vita, magari» l’uomo si allontanò e con movimento fulmineo estrasse la spada, puntandola dritta alla gola di Zen. «O forse, è meglio sulla sua?»
Mya si sarebbe certamente messa a urlare se Zen non le avesse puntato nuovamente la punta del pugnale contro la schiena. Di sottecchi lo guardò, ma dalla sua espressione non trapelava nulla, come se il volto e la mano appartenessero a due persone diverse.
«Mia sorella vi ha detto che è impossibile» la voce era calma, niente a che vedere con la tensione irradiata dal suo braccio.
«Voglio sentirla giurare» il filo della lama tracciò un leggero segno rosso sotto il mento. «Sempre che possa farlo» l’uomo biondo girò la testa verso di lei. «Allora, Katy. Sei certa di voler giurare sulla sua vita che non è stato lui?»
Mya non sapeva cosa fare, perché temeva che, qualunque fosse stata la sua risposta, né lei né Zen sarebbero stati risparmiati. Tuttavia, la sensazione di fiducia nei confronti del ragazzo che prima l’aveva aiutata e poi costretta a fare ciò che diceva non si era attenuata, nemmeno con un pugnale puntato contro la schiena. Era incomprensibile ma era convinta che Zen non le avrebbe fatto nulla di male.
«Lo giuro» si sentiva braccata da quello sguardo ma non poteva fare altro.
«Peccato, Katy, sempre che sia questo il tuo nome» gli occhi famelici indugiarono su Mya. Tremava all’idea di cosa avesse in serbo per lei quell’uomo ma alla fine spostò la sua attenzione sul collo e il volto di Zen. «Vuoi dire qualche parola prima di essere ucciso?»
Zen alzò un angolo della bocca, come accennando un sorriso. «Solo una: correte!»
Mya capì che era rivolta a lei nell’istante in cui la mano di Zen e il pugnale si staccarono dalla sua schiena per colpire il costato dell’uomo biondo.
Non aspettò per vedere la reazione degli altri uomini mentre quello che doveva essere il loro capo veniva attaccato; raccolse tutte le sue forze, si voltò e iniziò a correre a più non posso verso una delle stradine laterali. Qualcuno urlò di non lasciarla scappare ma i passi dei suoi inseguitori si spensero quasi subito.
Forse era stata la sua immaginazione, ma le era sembrato di vedere le ombre di più uomini muoversi in direzione opposta alla sua.

The Rainist #40 : Continuum

Ciao a tutti 😊

Eccoci arrivati al quarto appuntamento distopico della settimana! Oggi tocca alla serie tv di The Rainist ✌️ Per questa volta che ne dite di fare un piccolo salto nel 2077 per conoscere l’agente Kiera Cameron e il suo futuro altamente tecnologico? Magari scopriremo qualcosa di interessante 😄

Coraggio-tattoo

Info

Continuum-Season-1-2012--Front-Cover-88238Titolo
Continuum
Ideatori
Simon Barry
Paese
Canada
Anno
2012-2015
Genere
Fantascienza
Stagioni
4
Episodi
42
Lingua
Inglese

Trama

Vancouver, 2077. In un futuro distopico, la democrazia costituzionale e i governi nel mondo sono crollati; un nuovo sistema di corporazioni e repubbliche aziendali domina il pianeta attraverso un’alta sorveglianza privata, in uno stato di polizia tecnologicamente avanzato che ha eliminato alcune libertà civili. Un gruppo di ribelli chiamati Liber8, facenti parte della resistenza allo status quo e condannati per questo alla pena di morte come terroristi, fugge dalla propria esecuzione viaggiando indietro nel tempo all’anno 2012. Il loro obiettivo è quello di cambiare la storia, riscrivendo il passato affinché gli eventi del 2077 non possano mai accadere. Ciò che non hanno previsto è che anche Kiera Cameron, un Protettore, è stata involontariamente trasportata indietro di sessantacinque anni assieme a loro.

Cast

  • Rachel Nichols è Kiera Cameron
  • Victor Webster è Carlos Fonnegra
  • Erik Knudsen è Alec Sadler
  • Stephen Lobo è Matthew Kellog
  • Tony Amendola è Edouard Kagame
  • Roger Cross è Travis Verta
  • Lexa Doig è Sonya Valentine
Da sinistra: Sonia Valentine, Matthew Kellog, Travis Verta, Alec Sadler, Kiera Cameron e Carlos Fonnegra
Da sinistra:
Sonya Valentine, Matthew Kellog, Travis Verta, Alec Sadler, Kiera Cameron e Carlos Fonnegra

 

Sigla

Parere

Trovare una serie che gestisca bene i paradossi e le incongruenze che i viaggi nel tempo possono (in linea teorica) creare non sempre è facile. L’idea che qualcuno dal futuro torni indietro è già di per sé un cambiamento non previsto e che influenza in modo indelebile il tempo (tipo, se un tizio A parte dal 2010 per tornare nel 1900, la sua presenza in un momento in cui non dovrebbe esserci rende, teoricamente, impossibile il suo ritorno nello stesso 2010 da cui è partito), però le serie fantascientifiche amano giocare su questi paradossi, trovando modi scientificamente ineccepibili per far credere che sì, viaggiare nel tempo è possibile.
Continuum in questo senso non è da meno e l’intera impalcatura che regge il pretesto narrativo – il viaggio dal 2077 al 2012 per fermare un gruppo terroristico – non ha falle. La coerenza e la veridicità delle teorie pro viaggio nel tempo, rappresentate in carne e ossa dal personaggio di Alec, sono tenute insieme in maniera perfetta ed elegante.
Si passa quindi metà della serie (le prime due stagioni) a credere che il futuro da cui arriva Kiera Cameron, la protagonista, sia un luogo che è al contempo da creare e da distruggere a seconda di come i diversi viaggiatori del tempo lo descrivono. Si sente partecipazione verso entrambe le parti in gioco, perché la serie si concentra sul lato umano delle conseguenze che le azioni di tutti, nessuno escluso, determinano.
Poi, però, misteriosamente la fantascienza e il mistero prendono il sopravvento sulla coerenza scientifica della serie e, senza troppi spoiler, ci si ritrovano due Alec e due Kiera, in una convivenza che non solo mette in pericolo la continuità temporale (detto continuum) del loro universo, ma anche la capacità di sopportazione di chi guarda la serie. Dalla terza stagione si perde di vista il presupposto che ha fatto da sfondo a quelle precedenti, cioè fermare i terroristi e rimandare Kiera a casa, cambiando possibilmente il futuro cupo e distopico da cui lei proviene.
La recitazione è impeccabile, resta comunque credibile nonostante si perda la rotta di dove il telefilm vuole arrivare, e regala dei personaggi cui è difficile non affezionarsi. Soprattutto Kiera raccoglie la maggior parte dell’empatia, peccato però che questa non serva a portarla nella direzione sperata.
Il finale, visto anche il numero ridotto degli episodi nell’ultima stagione, è deludente. Accorcia e semplifica l’evoluzione dei personaggi, relegandoli alla realizzazione del desiderio di Kiera e facendone per questo la vittima designata alla realizzazione positiva di tutti gli altri. Paradossalmente, lei che più di tutti ha cercato un modo per tornare nel proprio tempo e dalla propria famiglia è la sola a vedersi privare di ogni cosa. Un finale ingiusto, specie alla luce della crescita e del percorso fatto nelle altre stagioni.

Voto

Coraggio-tattoo

Puntavo tanto su questa serie e invece il finale è stato quanto mai deludente! Ero così => 😱😫
Peccato!! Mi passerà, ovvio, ma sono convinta che avrebbero potuto chiuderla in altro modo… Voi avete mai adorato una serie che però è finita in modo inaspettato e orribile? A me è la prima volta che capita! 
Mah…

Beh vi aspetto nei commenti! A presto 💋

On Rainy Days Contest

La météo de Baudelaire #40 : Wolf

Buongiorno 😄

La vostra settimana come procede?

Come vedete siamo già arrivati all’appuntamento del Mercoledì con La météo de Baudelaire, in questa sua versione Distopica un po’ più scura 😆 Il libro di oggi si è rivelato una lettura davvero interessante e coinvolgente, soprattutto perché capovolge gli esiti della Seconda Guerra Mondiale e crea una realtà in cui nazisti e giapponesi controllano l’intero pianeta! Una versione 2.0 del tema usato da Philip K. Dick in La Svastica sul Sole che apre nuovi scenari alla domanda “Cosa sarebbe accaduto se…?”. Pronti per la risposta di Ryan Graudin?

Coraggio-tattoo

Info

wolfTitolo
Wolf. La ragazza che sfidò il destino
Titolo originale
Wolf By Wolf
Autore
Ryan Graudin
Traduzione
I. Katerinov
Editore
De Agostini
Anno
2016
Anno prima edizione
2015
Genere
Distopico, Fantascienza, Young Adult
Formato

Cartaceo
Pagine
416
Prezzo
14,90€

Trama

È il 1956 e l’alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l’impero giapponese governa gran parte del mondo. Ogni anno, per celebrare la Grande Vittoria, le forze al potere organizzano il Tour dell’Asse, una spericolata e avvincente corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo. Il premio in palio? Un incontro con il supersorvegliato Führer, al Ballo del Vincitore. Yae, una ragazza sopravvissuta al campo di concentramento, ha visto troppa sofferenza per rimanere ancora ferma a guardare, e i cinque lupi tatuati sulla sua pelle le ricordano ogni giorno le persone che ha amato e che le sono state strappate via. Ora la Resistenza le ha dato un’occasione unica: vincere la gara, avvicinare Hitler… e ucciderlo davanti a milioni di spettatori. Una missione apparentemente impossibile che solo Yael può portare a termine. Perché, grazie ai crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta, è in grado di assumere le sembianze di chiunque voglia. Anche quelle di Adele Wolfe, la Vincitrice dell’anno precedente. Le cose però si complicano quando alla gara si uniscono Felix, il sospettoso gemello di Adele, e Luka, un avversario dal fascino irresistibile…

Parere

In un libro che rivisiti la storia ci vuole molta accuratezza e un’attenzione ai dettagli che raggiunga la pignoleria più estrema, perché anche se gioca con il “Cosa sarebbe accaduto se…?” la risposta che dà deve essere coerente con ciò che c’è stato prima e che è un evento storico, le cui caratteristiche sono universalmente riconosciute da tutti.
Wolf trasforma l’ultima Grande Guerra europea e il suo esito regalando la vittoria al Terzo Reich hitleriano e all’Impero nipponico. È un romanzo interessante, in cui la domanda “Cosa sarebbe successo se avessero vinto i nazisti?” trova la propria risposta in una realtà distopica in cui l’Europa e l’Africa sono dominio tedesco, l’Oriente non è altro che una provincia del Giappone e in cui gli Stati Uniti e l’America si sono chiusi in una politica isolazionista e timorosa verso il Vecchio Continente.
È un quadro storico non troppo lontano da quello che sarebbe potuto accadere, in cui nessuno può avvicinarsi al Führer per motivi di sicurezza e in cui la Resistenza riveste sempre il proprio ruolo di opposizione a un regime repressivo e iniquo. Ed è qui che si aggancia la storia della protagonista, Yael.
Yael, una ragazza ebrea scappata dal proprio campo di concentramento, si rivela essere la protagonista adatta alla missione che le viene affidata. Uccidere Hitler nei panni di Adele Wolfe, una ragazza tedesca simbolo della perfezione ariana, rappresenta la vendetta perfetta per tutto ciò ha subito durante la prigionia, per le persone amate cui ha dovuto dire addio e che campeggiano sul suo braccio sotto forma di cinque lupi tatuati. Ognuno di loro le ricorda una storia, un ricordo doloroso che l’ideologia nazista a provveduto a creare e che la spinge a portare a termine la sua missione nonostante gli imprevisti e gli incidenti in moto, nonostante Luka e Felix mettano costantemente a rischio la sua copertura nella convinzione di avere di fronte la vera Adele.
Ryan Graudin ha fatto un lavoro immenso, non solo per la possibile veridicità storica degli eventi, ma anche per la chiave fantascientifica della storia, perché è un dettaglio chiave che resta però quasi marginale. Ciò che conta, al di là che Yael possa portare a termine la propria missione in virtù della sua natura camaleontica, sono le motivazioni che spingono lei e la Resistenza a continuare a seguire un piano quasi suicida. Wolf è un vero esperimento immaginativo che ha un sapore di realtà; non è infatti impossibile pensare che la nostra Storia sarebbe potuta andare così se solo l’operazione “Leone Marino” si fosse rivelata un successo.

Voto

Coraggio-tattoo

Considerato che è il primo volume di una saga, non vedo l’ora che ne venga pubblicato il seguito. L’epilogo non ha fatto altro che aprire altri possibili scenari e mi spinta a chiedermi: “E adesso?”, perciò ho proprio bisogno di sapere cosa succederà!

Se siete amanti della storia, comunque, è un libro che vi super consiglio (in realtà, ve lo consiglio in generale perché merita)! Sono certa che non vi deluderà 😄

A domani!
Federica 💋

On Rainy Days Contest