Domino letterario di Settembre!!

Buongiorno!!

Oggi interrompo il vostro pranzo per tornare a parlarvi del Domino letterario di Settembre! Ormai è diventato un appuntamento fisso e come sempre si tratta di una catena di libri che unisce diversi blog. Gli anelli (i libri) sono accumunati da un dettaglio che può essere una somiglianza nella trama, nella copertina, nell’autore o in qualsiasi altro collegamento vogliate immaginare!

Questa volta mi sono legata al genere e ho optato per un thriller di… Marc Levy! Pronti?

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Info

18392293Titolo
Se potessi tornare indietro
Titolo originale
Si c’était à refaire
Autore
Marc Levy
Traduzione
M. Vidale
Editore
Rizzoli
Anno
2013
Anno prima edizione
2012
Genere
Thriller
Formato

Cartaceo
Pagine
322

Trama

9 Luglio 2012. Andrew Stilman, celebre giornalista del New York Times, da poco sposato, si alza di buon’ora, infila le scarpe da jogging e inizia la sua routine quotidiana con l’abituale corsa lungo l’Hudson River. Ma da quel momento la sua giornata smette di essere una giornata normale: Andrew viene aggredito e abbandonato a terra in una pozza di sangue. Quando riprende conoscenza, si convince di essere scampato miracolosamente alla morte. Ma qualcosa non torna: perché il calendario è fermo sulla data del 9 Maggio, prima del suo matrimonio e dell’aggressione che lo ha costretto in un letto di ospedale. Da quel momento Andrew ha sessanta giorni per scoprire e fermare il suo assassino. Sessanta giorni per cambiare il corso del destino e riscrivere il futuro.

Parere

È la prima volta che leggo un thriller di Marc Levy ma devo dire che nemmeno questa volta mi ha delusa.
Parto a ritroso rispetto al solito ordine parlandovi prima dello stile. Ormai ci ho fatto il callo al modo con cui Levy scrive e anche qui è semplice e diretto, ricco di momenti divertenti e profondi, che rendono la lettura speciale, perché riescono a coinvolgere chi legge senza sforzo.
I suoi personaggi sono sempre ben delineati e se per un protagonista sempre serio e attento c’è un migliore amico che sprizza allegria da tutti i pori, i personaggi femminili riservano una delicatezza ma anche una risolutezza che lascia a bocca aperta. Andrew Stilman è un giornalista del New York Times che si immagina già caporedattore, vincitore del Premio Pulitzer e autore di un libro di successo, è un uomo che si butta nel lavoro con tutto se stesso per dare il meglio di sé e che per questo ha già la strada spianata verso una carriera di successo. A lui si affianca Simon, il suo migliore amico, che smorza l’enorme ego di Andrew (un po’ di ego lo ha) e lo stempera con la “frizzantezza” tipica dello scapolo incallito, correndo in suo aiuto ogni qual volta ne abbia bisogno e senza tirarsi mai indietro. E poi Valérie, la sua prima ragazza, che ricompare nella sua vita e la sconvolge da cima a fondo, una donna decisa e sensibile, ma non per questo un personaggio di secondo piano da declassare a semplice fidanzata.
Infine le comparse e i personaggi secondari: Olson, collega-rivale al Times con un piccolo problema di dipendenza; Olivia Stern, la caporedattrice che spinge Stilman verso le sue inchieste più importanti e riuscite; Zanetti, un sarto davvero particolare; Marisa, informatrice di Andrew in Argentina; Ortega, l’oggetto dell’inchiesta.
C’è un intero mondo di personaggi da scoprire ma il pretesto narrativo è ciò che mi ha colpito di più, perché generalmente la vittima, una volta morta, tale resta fino alla conclusione del romanzo (e ben oltre nel caso ci fossero dei sequel). In Se potessi tornare indietro, invece, Andrew Stilman misteriosamente vede riavvolgere la sua vita fino a due mesi prima del futuro omicidio con la rarissima e unica possibilità di scoprire il nome dell’assassino prima che diventi tale.
E ad aiutarlo c’è niente e po’ po’ di meno di Pilguez, l’ex ispettore che ha dato il filo da torcere ad Arthur in Se solo fosse vero. È lui a dare alla ricerca dell’assassino di Andrew il taglio da indagine poliziesca e a indirizzarlo verso una lista di possibili sospettati, portandolo a scoprire che la propria vita non è esattamente come l’ha vissuta fino a quel momento.
Il thriller scorre che è una meraviglia, mischiandosi con le inchieste di Andrew e mettendo davanti ai suoi (e ai nostri) occhi una verità che non consideriamo e che Andrew ha certamente tralasciato fino all’inevitabile fine.
Come in ogni altro libro di Levy, ho ritrovato in Se potessi tornare indietro un’infinita serie di riferimenti che si possono anche adattare alla vita di tutti i giorni e una bellissima riflessione sulle conseguenze che le nostre azioni (anche se fatte in buonafede) hanno sugli altri e sulle loro vite. Decisamente consigliato!!

Voto

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La mia tessera si chiude qui, ma ne avete altre da scoprire! Eccole:

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Mi raccomando, non perdetevele!!

Alla prossima 💋

Ghostwriter (Capitolo primo: Le finalità del corso)

Sarah corse veloce in mezzo alla strada, scivolando tra le auto bloccate nel traffico con il suo fisico snello e asciutto. La pioggia scendeva copiosa da quella mattina ma lei non aveva avuto tempo di prendere un ombrello prima di uscire, così adesso si ritrovava bagnata fradicia dalla punta dei capelli a quella delle scarpe.
Un’auto suonò il clacson facendola sobbalzare quando le passò davanti ma continuò la sua corsa senza degnare di uno sguardo chi l’aveva appena mandata al diavolo per avergli fatto perdere il semaforo verde.
Se doveva sforzarsi di odiare qualcosa era essere in ritardo e quella mattina l’universo intero si era svegliato con l’intenzione di farla arrivare tardi alla prima lezione del corso di scrittura creativa cui si era iscritta solo una settimana prima.
Svoltò l’angolo e vide in fondo alla strada l’ingresso della biblioteca sarebbe dovuta entrare quasi mezzora prima. Accelerò e si fiondò nell’atrio sparpagliando gocce d’acqua un po’ ovunque. Avrebbe chiesto scusa al guardiano, ma lui le rifilò un’occhiata acida che le fece passare la voglia e si arrampicò su per le scale.
La stanza in cui si stava svolgendo il suo corso era stata ricavata da un’ex sala computer dismessa dopo che tutti i server erano diventati obsoleti e troppo lenti anche solo per essere accesi. Sarah vi entrò spalancando la porta, attirando su di sé lo sguardo del docente e delle altre cinque persone che come lei avevano scelto quell’orario infelice nella speranza di imparare a scrivere.
«Buongiorno. Scusi il ritardo» farfugliò prendendo posto in uno degli ultimi banchi.
«Buongiorno. Il suo nome?» chiese l’uomo alla cattedra, un professore associato dell’università poco più che trentenne.
«Sarah Oswald»
Lui afferrò una penna e scribacchiò qualcosa su un foglio, poi tornò a guardare la sua rara platea.
«Come vi dicevo, le finalità del corso non sono trasformarvi nei prossimi Stephen King o nel Premio Nobel per la letteratura del prossimo anno. Quello che voglio è indicarvi la strada per esprimervi senza che i vostri testi assomiglino a un’accozzaglia di parole»
Sarah pensò di alzarsi, sfidare di nuovo la pioggia battente e ripercorrere la strada fino a casa per tornarsene a letto. Non capì cosa le avesse dato fastidio nel discorso di quell’uomo, ma l’idea di doverlo sentire parlare in quel modo per le prossime sei settimane fu abbastanza da farle desiderare di non aver mai accettato la proposta del suo migliore amico.
Jared era seduto al primo banco, dalla parte opposta di Sarah, e riusciva a vederlo bene dall’ultima fila. Pendeva letteralmente dalle labbra dell’insegnante e pensò che gli si leggeva in faccia quanto quell’uomo dall’aspetto curato fosse esattamente il suo tipo. Sarah aveva appena risolto il mistero sul perché Jared avesse insistito tanto per partecipare proprio a quelle lezioni.
Come primo giorno le attività non furono molte, ma il Professor Tamer affidò loro diversi compiti per il martedì successivo. Il più impegnativo sarebbe stato stilare una lista degli autori preferiti e elencare i motivi che li rendevano tali.
Sarah sospirò sconsolata. Per lei quel compito sarebbe stato una tragedia.
«Pulcino bagnato!! Hey!»
Jared le sventolò una mano davanti agli occhi e Sarah dovette sforzarsi per mettere a fuoco la chioma spettinata dell’amico. Quest’oggi indossava delle lenti a contatto color indaco davvero inquietanti e Sarah non poté fare a meno di farglielo notare.
Tra loro c’era sempre stato un buon rapporto. Essendo cresciuti nello stesso palazzo e avendo condiviso l’esperienza di crescere con un solo genitore, era stata naturale per loro avvicinarsi e diventare inseparabili. Se non fosse stato per la carnagione olivastra di Jared, avrebbero potuto essere scambiati per fratello e sorella tanto si assomigliavano nei modi di fare.
«Oggi mi sentivo da indaco» si giustificò lui, lanciando un lungo sguardo al Professor Tamer mentre usciva.
«Stai attento o finirai per consumarlo con gli occhi. Chi ci farà lezione poi?» scherzò raccogliendo la sua borsa. Ancora perdeva acqua, dopo quasi due ore.
«Almeno avrò guardato qualcosa di bello in questa vita orribile e grigia»
Sarah si mise a ridere e uscendo con Jared della biblioteca, lo seguì fino al piccolo caffè all’angolo della strada, un locale coloratissimo gestito una fatina tutta pepe di nome Penelope.
Il Chez Pen era una perla incastrata tra due palazzi grigi e anonimi, che si faceva riconoscere a chilometri di distanza grazie alle enormi vetrate della facciata, che lasciavano vedere l’interno e le sue pareti di un rosa shocking così intenso da fare quasi male agli occhi.
Penelope, detta Pen, era una donnetta bassa e formosa, sempre di buon umore e con una marcia in più rispetto a qualunque altra donna della sua età, qualunque essa fosse. L’età anagrafica di Pen era un segreto di stato, quasi quanto lo era la sua ricetta della glassa di frutta.
«Ecco i miei studenti preferiti» li salutò la proprietaria vedendoli entrare.
Sarah e Jared non studiavano più da qualche anno ma per Penelope sarebbero sempre rimasti i due ragazzi che si asserragliavano nel suo caffè dopo un esame.
«Zia Pen» Jared le stampò un bacio sulla guancia prima di accomodarsi al bancone. «Ho bisogno di una delle tue torte!»
«Con salsa» confermò Sarah, che già si preparava all’idea di dover dividere il dolce.
Che fosse per la linea o per altro, il suo amico si rifiutava di terminare tutto da solo una delle ingenti fette delle creazioni di zia Pen e toccava a lei dargli una mano. Era a Jared che doveva il cambio di taglia degli ultimi dieci anni, per quanto restasse comunque in forma.
«Cosa fate qui?» domandò Penelope servendo loro una fetta di torta al formaggio con glassa ai frutti rossi. Sul piatto scintillavano due forchette. «Siete passati in università?»
«Abbiamo iniziato il corso di scrittura creativa in biblioteca» la informò Jared con un sorriso a trentadue denti.
«Mi sembrate entusiasti» Pen avvicinò due tazze del suo speciale caffè espresso e li coprì con una spolverata di zucchero di canna.
«Jared lo è molto più di me. Si è preso una cotta per l’insegnante» Sarah lo guardò con un sorrisetto furbo mentre prendeva un’enorme forchettata di torta e la metteva in bocca.
«Continua a mangiare così e vedi che barilotto diventi» si schermì lui, posando la sua forchetta. Di torta non ne aveva mangiata che due bocconi e Sarah tirò il piatto davanti a sé con un sospiro.
«Com’è quest’insegnante?»
La ragazza alzò gli occhi verso il soffitto quando Jared lo descrisse come il più bell’uomo che avesse mai visto nella sua vita e si meritò una gomitata mentre gli fece il verso con la bocca piena di dolce.
«Non è perché a te non va a genio che dev’essere un orribile mostro. Qualcuno sa apprezzare la bellezza meglio di quanto faccia tu»
«Mmm…» concesse, pulendosi la crema dalle labbra e alzando il pollice per far sapere a Pen che la torta le era piaciuta. «Non dico che non sia un bel tipo, ma non puoi basarti solo sul suo aspetto. Lo hai sentito a lezione? Sprizzava ego da ogni poro»
Jared le gettò un braccio al collo e si mise a ridere. «Zia Pen ecco perché lo detesta. Sarah ha appena trovato qualcuno che ha ferito il suo di ego»
Penelope si limitò a sorridere di fronte alle espressioni divertite e contrariate dei due amici e portò via le tazze vuote e il piatto. Chez Pen non era mai stato un locale frequentato, ma se quella mattina non si fossero presentati Sarah e Jared si sarebbe decisa a chiudere per l’intera giornata e a tornarsene all’appartamento dove abitava.
I ragazzi le avevano risollevato la mattinata, oltre che al morale, e si sentì meglio quando la salutarono e li vide uscire stretti sotto l’ombrello verde di Jared.
Avrebbe tenuto aperto ancora per un po’.

Sarah si era fatta lasciare da Jared all’agenzia viaggi dove lavorava come contabile. Non le era mai piaciuto occuparsi di numeri e conti ma suo padre aveva avuto ragione a spingerla verso quel lavoro. I sogni non pagavano le bollette e per Sarah quel pensiero era abbastanza opprimente da tenerla sveglia la notte.
Era sempre stata responsabile; tra i doppi lavori di suo padre e le scadenze dalla banca non aveva avuto tempo di passare un’adolescenza spensierata e sapeva bene quanto fosse difficile arrivare a fine mese con due bocche ancora da sfamare.
Per quello aveva stretto la cinghia e si era buttata nello studio. I soldi stanziati dall’Università per la sua istruzione le avevano fatto comodo, almeno finché il suo professore non le aveva chiesto di diventare la sua assistente. Le sarebbe piaciuto, ma le spese a suo carico sarebbero state più alte degli introiti e non se l’era sentita di chiedere aiuto a suo padre.
Da allora aveva sempre lavorato in quell’agenzia, sognando i viaggi verso le mete lontane che prenotava chi poteva davvero permetterseli. Nella sua mente era stata a Bali, Bora Bora e alle Hawaii, aveva visitato Parigi e Monaco più volte e aveva passato le ultime vacanze di Natale ad Aspen.
Ma invece di oceani e monumenti meravigliosi, tutto ciò che lei aveva visto erano le facce soddisfatte dei turisti non ancora tali mentre si portavano via le carte e le prenotazioni.
Le colleghe e il proprietario dell’agenzia la accolsero con un abbraccio e un applauso generale. Stringevano tutti tra le mani una copia del giornale su cui pubblicava racconti. O meglio, su cui Greg Dalton firmava le storie scritte da lei.
Quella settimana aveva mandato un racconto molto corto, ma su cui aveva lavorato tutto il weekend per cercare di renderlo perfetto, e il risultato era stato avere un’esclusiva sulla seconda pagina.
«Dicono che creeranno una rubrica settimanale. Congratulazioni!»
«Sì… “L’Universo fantastico di Greg”» mimò con le mani un’insegna mentre il titolo lasciava la sua bocca con astio.
La possibilità di avere uno spazio tutto suo all’inizio l’aveva riempita di gioia. Poi però le avevano annunciato che il suo nome non sarebbe comunque apparso, nemmeno una citazione tra i tanti collaboratori, e allora si era accorta di aver venduto l’anima al diavolo senza poterla riavere.
«Sempre meglio che scrivere solo per te stessa» il suo capo le scompigliò i capelli ancora umidi mentre lei gli passava accanto per raggiungere lo sgabuzzino dove teneva i conti.
Sarah non sapeva se fosse stato meglio tenere per sé le proprie storie ma quando quella sera rientrò nel suo appartamento, si adagiò sulla poltrona consumata con penna e taccuino e lasciò che le parole sgorgassero dalla sua anima ancora una volta.

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Buongiorno 😊

Sono stata un po’ assente ultimamente e visto che ci sono stati molti nuovi iscritti in questo periodo, ho pensato di farmi perdonare con un racconto (a proposito, spero vi sia piaciuto!). È una storiella cui ho iniziato a lavorare l’altra sera mentre guardavo Alta fedeltà e vediamo come andrà avanti.

Non perché sia particolarmente cattiva, ma questo racconto non sarà pubblicato tutto sul blog. I capitoli successivi faranno parte de Una scribacchina bagnata fradicia. I racconti, che sarà pubblicato a Dicembre insieme a Curadh! Però non è detto che qualche d’uno possa tornare a trovarvi, perciò… Stay tuned 😊

Prima regalo e poi tolgo… Forse un po’ cattiva lo sono 😈 comunque vi ricordo che avete la possibilità di vincere la raccolta di cui farà parte, più altri due libri! Come? Cliccate sull’immagine qui sotto e lo scoprirete 😄

On Rainy Days Contest

Per questo Lunedì vi saluto! Passate una buona giornata!

Federica 💋

Tre romanzi (tra capo e collo)

Buongiorno 😊 anzi, buon pomeriggio ormai!!

Rimando queste tre recensioni da tempo e nemmeno questa volta sapevo se pubblicarle per davvero… È la prima volta che non idea di cosa dirvi su qualcosa che ho letto!! Una tragedia!!!

Probabilmente dipende dal genere (l’erotico non mi fa impazzire…) ma ho avuto la (s)fortuna di avere queste tre letture nel Kindle e odio avere dei libri in più, perciò li ho letti. Alla fine mi sono chiesta perché lo avessi fatto… Che in sé, se considero trama e personaggi, non sono poi così male. Tolte 3/4 delle scene/vocaboli tipici del genere sarebbero anche stati dei romanzi abbastanza carini! Mah…

Perciò per questa volta perdonatemi, ma non sono riuscita a scrivere non più di qualche riga per ciascuno. Saranno solo delle brevi impressioni.

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Titolo: Ménage proibito Autore: Lora Leigh Anno: 2011 Pagine: 420
Trama

Ci sono donne che non arretrano di fronte ai propri limiti e osano andare incontro alle fantasie più nascoste. Per amore si è disposti a tutto, ma fin dove riuscirà a spingersi Keiley? Il suo è un matrimonio perfetto, basato sulla complicità, il rispetto, la passione. Ma c’è qualcosa che suo marito non ha mai osato dirle… Due uomini e una donna: il regno incontrastato del piacere femminile. Una fantasia allettante ma pericolosa, proibita come le parole che non osiamo confessare. Soprattutto quando si è felicemente sposati e si ha tutto ciò per cui abbiamo sempre lottato. E se fosse nostro marito a chiederci di spingerci oltre? Di attraversare porte che si aprono su un orizzonte sempre più vasto? Keiley inizia un viaggio che la porterà ad assaporare la vertigine del sesso che fa perdere i sensi e scuote l’anima. Ad accoglierla ci saranno i sentieri più sensuali del desiderio, ma anche le contraddizioni dell’amore, della possessione, e lo spettro ostile della gelosia.

Avendo chiaro già il significato di ménage, non ci voleva molto per capire dove sarebbe andata a parare la trama e che tutta la reticenza della protagonista sarebbe durata un arco di tempo di due pagine (e sul serio sono due). La parte thriller – un maniaco che molesta le donne conosciute su internet e che hanno un qualche legame con l’FBI (mi sembrava giusto informarvi di questa parte della storia, perché sembrano essersene dimenticati nella trama) – sarebbe stata più interessante se sviluppata a dovere e se non fosse servita solo da mero contorno per un libro in cui i tre sarebbero rimasti in camera da letto dall’inizio alla fine.

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Titolo: Se mi vuoi, comprami Autore: Leda Moore Anno: 2016 Pagine: 288
Trama

Maya ha vent’anni e un passato tormentato alle spalle. Fa la squillo d’alto bordo a Seattle, ma ha delle regole ben precise e chi compra il suo tempo lo fa a caro prezzo. Dylan è cresciuto nella povertà e ha studiato e lavorato sodo per ottenere quello che ha. Per lui esiste soltanto il lavoro e la sua idea di amore si riduce al divertimento di una sola notte. Le loro strade sono destinate a incrociarsi la sera di Capodanno, quando una forza travolgente li spinge l’uno nelle braccia dell’altra. La passione brucia gli animi e travolge ogni barriera, ma riuscirà a tenerli uniti per sempre? 

Anche qui non ci voleva un genio per indovinare in parte la trama. Da un lato lei, Maya, escort di lusso, costretta a vendersi per saldare i debiti contratti dal padre; dall’altro lui, Dylan, il tipico esempio di uomo d’affari che si è fatto da solo e che è uscito dalla povertà con le proprie capacità, costruendo e gestendo la propria società (il tizio disegna e costruisce aerei, oltre ad averli come grande passione della vita. Mmm… ricco, il sogno di ogni donna, giovane, appassionato di aerei… dove ho già sentito di un personaggio così? 🤔 Ah, già, Christian Grey 😒). Ovviamente il tutto si riduce a una sfida al Pagami (lei) / Implorami (lui) che sinceramente non è un gran pretesto narrativo, almeno finché non subentrano i motivi che hanno spinto Maya a diventare una escort. Peccato che, se speravo in un miglioramento, sono caduta solo un po’ più giù. La storia dello stupro di gruppo non denunciato perché senza prove (perdonate lo spoiler, ma non ho potuto evitarlo) non si può proprio sentire! Comunque, tra tutto, ho apprezzato i personaggi secondari. Loro un po’ di sale in zucca sembravano averlo…

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Titolo: Scritto sulla pelle Autore: Charlotte Lays Anno: 2016 Pagine: 148
Trama

Bisogna affrontare le spine per poter cogliere la rosa più bella
Sebastian è l’uomo che non deve chiedere mai. Si crede una divinità discesa dall’Olimpo perché le creature terrene – meglio se di sesso femminile – possano godere della sua compagnia. Un concentrato di bellezza e simpatia. Eppure il suo ego smisurato viene incrinato da Margaret, che lui chiama Malefica. Una donna apparentemente molto sicura di sé, ma con un segreto che le ha lasciato cicatrici tanto nascoste quanto profonde, e che l’ha resa una mantide religiosa inavvicinabile. Sebastian, complici i due amici Sean e Ivy, è costretto a interagire con lei, e da uomo alfa accetta la sfida, anche se il rischio è alto. E infatti, nonostante i dialoghi salaci e le battute taglienti, scoppia la passione, travolgente, allo stato puro e senza ritorno.

Al terzo romanzo su questa linea posso dire tranquillamente di non avere più aspettative su linguaggio/scene possibili… La varietà è quella che è. Però questa volta c’è un guizzo in più che ha reso la lettura davvero divertente: è ironicamente sopra le righe. Battute, frecciatine, allusioni e la strategica tecnica di rivolgersi direttamente al lettore (abbattono la quarta parete!!) rendono inspiegabilmente la lettura piacevole, nonostante i cliché tipici (lui che si crede/è bello da morire, lei con un passato doloroso) regnino sovrani anche qui. Non è un romanzo che brilla per essere alta letteratura, anzi, ma nel contesto generale non è stata poi una lettura totalmente da dimenticare.

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Se sommo le tre mini recensioni forse ne ottengo una delle mie solite, forse 😂 Non è un genere su cui dilungarmi troppo, anche perché sono davvero tutti identici in fondo in fondo… E ce ne sarebbe anche un quarto, ma su quello ho preferito glissare perché non ce l’avrei fatta!! Aaaah… non vedo l’ora di parlarvi di Tess dei d’Uberville e tornare a qualcosa di leggibile!!

L’ultima cosa che ho da dirvi è: evitate certi romanzi!!! Anzi, mi correggo: leggeteli solo quando vorrete capire cosa non leggere mai più 😂

Vi auguro una buona giornata!
Federica 💋

Herb Nerd 🌿

Buongiorno 😊 Come state?

Ritorno per un terzo e ultimo (al momento) tag. Per questo non mi ha nominata nessuno, l’ho scoperto per caso da Laura e visto che mi è sembrato carino, ho deciso di farlo!

Formalmente, è un test fatto sul sito Traditional Medicinals (il sito è in inglese) e permette di scoprire quali piante descrivono la nostra personalità, ma è stato trasformato in un tag da Scrittainparallelo con il nome “Quel mazzolin di fiori” 😊 Davvero carino!!

Le regole

1. Citare il blog che ha creato il tag
2. Citare il blog che vi ha nominato
3. Inserite l’immagine che trovate all’inizio

Il mio risultato

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camomilla

finocchio

menta

Resto sempre affascinata da questi test perché, chi più, chi meno, raccontano qualcosa di vero sul mio carattere! E tutto con poche domande!!
Mi capita di pensare che siano sciocchezze, però continuo comunque a farli 😆 è più forte di me, non resisto!!

Questa volta non nomino nessuno, però sono curiosa di conoscere i vostri risultati, perciò taggatemi se lo fate o lasciate un commento con le tre piante della vostra personalità (il link per accedervi è nel nome del sito, sù, all’inizio del post!) 😊

Nel frattempo vi saluto e vi auguro una buona giornata (e un buon pranzo, visto che quasi ci siamo!!). A presto 💋

Dieci cose che vorrei sapere di te – Tag

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Buongiorno 😊

Come state?
Io sto per dare di matto con Ticketone per dei biglietti andati inspiegabilmente esauriti in qualcosa come 2 secondi… Va beh…

Oggi ritorno per un altro tag affidatomi da Laura di Racconti dal passato, creato da Shioren, ed è il Dieci cose che vorrei sapere ~ Tag (tra l’altro la mia perplessità sui biglietti si ritrova molto nell’immagine del tag)! Grazie ❤️

Le regole

  1. Usare l’immagine del tag
  2. Amare, onorare, nominare, taggare  e ringraziare il suo ideatore u.u (ok, vanno bene anche solo le ultime due cose <.<)
  3. Rispondere alle domande nel modo più sincero possibile
  4. Creare da 1 ad un max di 10 domande per l’ideatrice del blog (avendolo creato io, mi sembrava imbarazzante rispondere alle mie stesse domande, quindi sbizzarritevi voi per me😉 )
  5. Taggare i tuoi amici blogger (il numero è a discrezione)

Le domande

1) Quando crei il personaggio femminile/maschile della storia, hai un modello a cui ti ispiri o vai di fantasia? E se si, chi è?

Dipende dal personaggio in realtà, perché per i principali non ho un modello definito. Invece per altri sì. Ad esempio, Laarson, un personaggio di Alethè, me lo sono immaginato identico a David Tennant e di conseguenza l’ho descritto così 😄

2) Quanto c’è del tuo partner (se ne hai uno) nei tuoi personaggi?

Premettendo che sono single, più che mettere caratteristiche reali, descrivo i personaggi così come si mostrano, nel senso che non sto a confrontarli troppo con chi fa parte della mia vita quotidianamente. Sicuramente ci saranno delle somiglianze, ma per quel che mi riguarda sono del tutto involontarie. 

3) Tra tutti i racconti letti sui vari blog amici, quali personaggi di quali storie ti sono più rimasti nel cuore? E per quanto riguarda i manga (in questo caso mi se che ci sono solo io xD)

Leggo da poco i racconti online. C’è Lady Jessica di Laura e anche i racconti su La corte di Belial, però è poco tempo che li seguo (anche se sono online da parecchio) e devo ancora farmene un’idea precisa. Per i manga sono ancora più indietro… rimedierò!!

4) Capita spesso di dare al personaggio femminile delle fattezze molto simili di se stessi?

Succede, ma personalmente credo che l’unica somiglianza (quasi) tra me e la mia principale protagonista (Kelia da Alethè) sia il colore degli occhi (e non sempre è vero, perché i miei tendono più all’azzurro che al verde).

5) Dando un giudizio ad un altro blogger, avete mai mentito per non offendere o ferire i suoi sentimenti?

Credo che dire la verità, qualunque essa sia, ripaghi di più. Non ho mai dato giudizi ad altri blogger, comunque, perché un blog è un qualcosa di troppo personale per essere giudicato da altri. Può piacere o no, ma non credo che si debba criticare il lavoro altrui.

6) Il lato “fantasioso” dei vostri racconti a cosa s’ispira? (ad es. nomi dei pg o luogo in cui si svolge la storia)

Per i nomi propri dei personaggi seguo la zona di provenienza e poi il mio gusto personale. Per i cognomi funziona allo stesso modo, salvo alcuni casi in cui li invento o in cui ne prendo uno che mi piace, senza pensare se se in quella zona sia diffuso o meno. I luoghi generalmente sono reali e “facili” da descrivere fedelmente. Quando li invento, creo una specie di collage tra le mie invenzioni e posti visti in fotografia o visitati.

7) Se doveste raccomandare un libro ad una persona che non ha mai letti, cosa consigliereste?

Un libro è troppo personale per essere consigliato a priori, perciò prima mi informo sui gusti e poi decido.

8) Quanto tempo passate a scrivere o documentarvi?

Tra il 70 e il 90% del mio tempo. Il secondo aspetto poi copre la quasi totalità della percentuale… Ci vuole di più a capire dove, come, quando, cosa e perché che a scrivere.

9) Consigliereste ad un vostro amico il mio blog?

Certo!

10) Esprimi un giudizio personale su questo tag: Quanto è inutile da 1 a 10? xD

Ma no, non è stato inutile!! Io mi sono divertita a rispondere!

Le nomine

Ok visto che dieci domande sono dure da inventare, direi di fare due classifiche: i 5 migliori libri che avete letto / i 5 migliori film che avete visto

Nascosta tra le righe

Viaggiatrice pigra

Hogwarts is our home

Visioni dal basso

Il colibrì rosso

Spero vi possa far piacere 😄

Con questo tag vi saluto e vi auguro una buona giornata!!

Federica 💋