Ghostwriter (Capitolo secondo: Il pretesto narrativo)

Ghostwriter (Capitolo primo: le finalità del corso)

Aveva lavorato sulla lista per tutta la settimana, spargendo i suoi libri preferiti per tutta casa pur di trovare le ragioni per cui adorava quegli autori.
La collezione delle opere di Thomas Hardy giaceva in un angolo del salotto, giusto accanto all’opera completa di Shakespeare in edizione economica che Jared aveva contribuito a farle avere. Sul davanzale della finestra in camera aveva i Romantici francesi, e proprio sotto i Decadenti e i Surrealisti. Dada occupava il termosifone di fronte al letto, insieme ai Realisti di Francia e a quelli tedeschi, che controbilanciavano il ripiano dedicato allo Sturm und Drang e ai Simbolisti. Jane Austen e le sorelle Brontë erano solo l’inizio delle mensole dedicate alla letteratura al femminile, dove emergevano Zelda Fitzgerald e Isabelle Allende.
Sarah aveva più libri che ripiani su cui appoggiarli, ma nonostante avesse amato ognuno di quei volumi non sapeva spiegare perché non potesse vivere senza leggere almeno un sonetto al giorno o perché prediligesse La bottega dell’antiquario agli altri grandi romanzi di Dickens.
Verso il tardo pomeriggio di Lunedì ricontrollò le poche frasi scarabocchiate durante il corso per trovare l’ispirazione e si accorse di non aver ancora comprato il manuale indicato dall’insegnante. Si disse che forse una passeggiata poteva schiarirle le idee e così si vestì.
La libreria dove si riforniva di solito era a poco meno di cinque minuti di strada. In verità, aveva preso in affitto quello che adesso era il suo appartamento proprio per essere vicina al negozio che più adorava e non dover impiegare molto per andare a fare le compere settimanali.
Quel pomeriggio la accolse Claire, una studentessa più giovane di lei di cinque anni ma con la stessa passione per i romanzi autobiografici e i cereali al cioccolato.
«Sarah ti stavo giusto aspettando!» esordì dopo averle riservato un abbraccio strettissimo. «È arrivato un libro che adorerai. Garantito»
«Niente acquisti per oggi, Claire. Non di quel tipo» si corresse, estraendo dalla tasca il biglietto con appuntato il nome del manuale e allungandolo alla libraia. «Lo avete?»
Claire digitò il titolo nel server del negozio e attese che la ricerca desse qualche risultato. Guardò Sarah di sottecchi senza osare chiederle quello che le occupava la mente da qualche giorno.
«Come vanno i racconti?»
Sarah soppesò la studentessa e capì immediatamente che anche lei aveva saputo della rubrica settimanale. Alzò gli occhi al cielo e scacciò dalla mente l’immagine di Greg Dalton con corna e forcone rosso cremisi.
«Abbastanza bene. Da domani Greg avrà una rubrica tutta sua»
«Ti metteranno tra le firme?» un segnale dal computer risparmiò a Sarah di mettere nuovamente il dito nella piaga e quando Claire si avviò in magazzino, lei si mise a gironzolare tra gli scaffali.
Negli ultimi sette giorni aveva lottato contro la stizza e la tentazione di stracciare il contratto in almeno una dozzina di occasioni; non si era decisa a mollare tutto solo perché nessun altro l’avrebbe mai pagata quanto facevano al giornale. La verità era che non poteva piantarli in asso solo perché aveva bisogno anche di quell’entrata extra.
Anche se non c’era il suo nome era felice che i suoi racconti venissero letti. Aveva avuto modo di vedere le lettere e le email degli abbonati e il loro incoraggiamento era ciò che la spingeva ad impegnarsi sempre.
«Eccolo. Non è l’edizione più recente, però, ed è usato»
Claire le consegnò un volume tutto sfilacciato e consumato, grigio per gli anni passati a prendere polvere, tanto che anche la copertina aveva perso il colore brillante.
«Non importa» pagò e dopo aver evitato altre domande imbarazzanti a proposito del giornale, si avviò per tornare a casa, dove l’attendeva ancora la lista sciagurata.
Jared passò a trovarla poco prima di cena e restò con lei fino a tardi. Tra chiacchiere e bicchieri di vino, scrisse cosa le piaceva dei suoi autori e si sentì anche soddisfatta mentre declamava a gran voce le ragioni, con il suo amico che si sbellicava dalle risate seduto sul pavimento tra una copia de Lo Hobbit e una di The Dubliners.

«Visto che non siete molti, che ne dite di leggere le motivazioni voi stessi?»
Alla proposta del professore il sangue di Sarah le si gelò nelle vene. Non si aspettava certo qualcosa di simile; se lo avesse sospetto non si sarebbe accontentata della versione da ubriaca scritta insieme a Jared.
Guardò il suo foglio e sbiancò. Non poteva leggerlo, non di fronte a tutti.
L’ordine di lettura partì dai primi banchi e quando fu il suo turno, Jared si alzò con una voglia e una velocità che Sarah non gli aveva quasi mai visto mostrare in una classe. Lesse le sue ragioni e sembrò quasi svenire per la gioia quando Tamer gli fece i complimenti per la scelta degli autori.
Prima di Sarah si alzò una signora di mezza età che non parlò d’altro se non di romanzi rosa di bassa lega e che fece sogghignare Jared dall’inizio alla fine. L’amica gli lanciò uno sguardo sconsolato quando toccò a lei mettersi in piedi accanto alla cattedra e Jared nascose un sorriso ancor più divertito coprendosi il volto con le mani. Se non aveva più modificato la lista dalla sera prima ci sarebbe stato di che ridere.
«Sarah Oswald. Prego» Tamer le cedette il centro dell’aula e si mise in ascolto appoggiandosi alla parete.
Lei restò imbambolata a guardare il proprio foglio, indecisa se leggere o no ciò che aveva scritto.
Adoro Jane Austen perché era una zitella con i fiocchi.
Ricordava di averla definita così più di una volta, ma prima di affermarlo davanti a tutti avrebbe lasciato che le stelle esplodessero, anche a costo di aspettare e così fare la figura dell’idiota.
«Signorina Oswald?»
«Sì?» si voltò per incrociare l’espressione impaziente del docente. «Sì, la lista. Certo» si schiarì la voce e rilesse ancora l’attacco per un’ultima volta. «Tra i miei autori preferiti Jane Austen è il primo nome cui ho pensato»
Sarah si bloccò un’altra volta e non seppe come uscirne. Jared aveva smesso di ridere e cercava di incitarla a fare del suo meglio ma aveva il cervello in panne, completamente vuoto.
«Posso?» Tamer le si era avvicinato e allungava una mano nell’inquietante prospettiva di leggerlo al suo posto.
«Non ho una bella grafia» balbettò, non riuscendo lo stesso ad impedirgli di afferrarlo.
Il professore fissò il foglio e poi Sarah. Non doveva aver fatto una bella impressione su di lui, perché lo appoggiò sulla cattedra e la rimandò  a sedersi, dicendo che avrebbe ritirato le liste di tutti per leggerle.
Quella lezione per Sarah fu un disastro da dimenticare. Non che successe altro, ma ogni volta che Tamer poneva una domanda e lei conosceva la risposta, se ne restò tristemente in silenzio. Jared di tanto in tanto si voltò verso di lei, ma finse di essere concentrata sulla lavagna.
Parlarono delle tecniche narrative più usate e fu felice di sentire che, dietro quella fontana di ego, l’insegnante era più aperto e disponibile al confronto di quanto non le fosse sembrato all’inizio. Tamer era preparato e cercava di trasmettere le sue conoscenze con una passione che Sarah si ritrovò ad invidiare. Se avesse continuato la carriera in università, forse ci sarebbe stata lei al suo posto…
Tamer si mise a parlare di cosa fosse il pretesto narrativo e citò tutti gli esempi che anche Sarah avrebbe usato, aggiungendone diversi a cui lei non aveva mai prestato attenzione. Poi affidò loro un compito: nella restante mezzora avrebbero dovuto scrivere un breve racconto e consegnarglielo.
«Se doveste aver bisogno di uno spunto, il libro ha un capitolo dedicato a ciò di cui abbiamo parlato oggi»
Sarah lo aprì quasi subito e si mise a sfogliarlo. Aveva già lavorato su temi simili per un racconto da spedire al giornale, le serviva solo uno spunto per poterlo cambiare e evitare confronti nel malaugurato caso in cui Tamer fosse un lettore assiduo di Dalton.
Si concentrò sulle pagine della narrativa in terza persona finché, in un angolo, non trovò delle frasi che non avevano nemmeno l’aspetto di semplici appunti. Erano versi.

Io di te non parlo, mia Musa. Ascolto.
Una voce lieve intona il tuo canto ed esso si offre,
facile preda di voraci carnivori.
Un pretesto al mio comporre non neghi, ma meschina
traditrice del Vero appari e godi nel mio eterno fallimento.

E.T.

Claire le aveva detto che il volume era usato, eppure non aveva pensato che potessero esserci gli esperimenti di scrittura del precedente proprietario.
Chiunque fosse aveva deciso di nascondersi dietro l’identità dell’alieno più famoso del cinema e le piacque quella scelta. Diceva molto sulla personalità del poeta e Sarah rilesse più volte quelle parole cariche di aspettative e al contempo di delusione, si lasciò trasportare dall’eco che lasciavano nel profondo della sua mente.
Per lei fu facile come respirare e da quella disillusione ricavò una storia nuova e mai scritta prima. Le parole fluirono con facilità sul foglio di carta, lo inondarono e coprirono finché non arrivò il momento di posare la penna. Il suo poeta disilluso e alla ricerca di ispirazione era nato e aveva messo in opera un tassello della sua vita.
In mezzora non era riuscita a costruire una storia completa. Avrebbe avuto bisogno di altro tempo per aggiustare i personaggi e le loro vite, ma si sentì comunque soddisfatta di ciò che aveva creato.
Quando consegnò l’elaborato al professore si sentì in dovere di giustificarsi per ciò che era accaduto prima, ma lasciò perdere quando notò la sufficienza con cui lo ritirò. Il suo giudizio ora la infastidiva e pensò che non dovesse rendere conto a lui per ciò che faceva.

A dispetto di quanto si era ripromessa, non poté pensare ad altro che alla poesia trovata sul manuale e al racconto che aveva fatto nascere, chiedendosi cosa avrebbe detto Tamer del suo stile.
Fu così impegnata a preoccuparsi che non scrisse una riga per un’intera settimana e Lunedì mattina inviò al giornale un vecchio racconto scartato da lei stessa qualche tempo prima. Era al disotto dei suoi standard ma per “L’universo fantastico di Greg” sarebbe stato più che sufficiente.
Libera dal lavoro all’agenzia, passò la giornata immersa nella lettura della Tempesta di Shakespeare e finì con l’addormentarsi sulla poltrona tutta sgualcita, rannicchiata su se stessa come un piccolo gatto.
La mattina seguente si svegliò molto presto e decise di occupare il tempo libero uscendo a fare colazione, ma non smetteva di chiedersi chi fosse l’autore di quei versi e se la loro influenza si notasse in un qualche modo.
Camminò sorseggiando il caffè preso allo Starbucks dietro casa e passò di fronte alla libreria diverse volte senza accorgersene realmente. Non avrebbe aperto prima delle dieci e Sarah non aveva modo di scoprire qualcosa sul misterioso poeta prima di quell’ora. Si ripromise di tornare nel pomeriggio per saperne di più, seguendo la strada finché non la portò dritta verso la biblioteca.
Quella sembrava non chiudere mai, o aprire incredibilmente presto, e quando passò nell’atrio tirato a lucido, l’uomo nella guardiola la seguì con attenzione. Niente pioggia quest’oggi, ma le macchie di caffè lo inquietavano allo stesso modo e Sarah si sentì in dovere di camminare più velocemente.
Raggiunse il terzo piano e si stupì di non essere la sola ad essere mattiniera quando l’insegnante le diede il buongiorno di fronte alla porta.
«Buongiorno professore» si fermò sulla soglia, stringendo la presa attorno al proprio caffè.
«Ethan» corresse lui con un sorriso. «Visto che siamo in pochi, e noi siamo quasi coetanei, pensavo di lasciar perdere le formalità»
Sarah sorrise involontariamente, pensando a quanto Jared sarebbe stato felice di sapere quella novità. Era ancora sovrappensiero quando lo sguardo le cadde sulla copia del giornale che l’altro teneva sottobraccio.
«The Writing Gazette?» domandò con un groppo in gola.
Ethan seguì la direzione dello sguardo di lei e annuì. «È una sorpresa per la lezione di oggi. Poi vedrai»
«Non vedo l’ora» ma dentro di sé si sentì sprofondare più della settimana precedente. Su quel giornale apparivano le storie di Greg Dalton, le sue storie, e non voleva che si notasse la somiglianza; se si fosse saputo, Sarah avrebbe perso quel lavoro e non poteva permetterselo.
«Oh» Ethan si bloccò prima di oltrepassare la porta dell’aula. «Ottimo lavoro con il racconto. Nulla a che vedere con la lista» scherzò e Sarah non capì se dovesse sentirsi mortificata o grata.
Impiegò un attimo ma alla fine vinse la gratitudine. «Grazie. Io… Di solito non faccio così. Voglio dire…»
«Che stimi Jane Austen anche per altre qualità e non solo perché era una zitella con i fiocchi» concordò lui con un cenno del capo. «Sì, lo avevo capito»
«Mi dispiace per la lista. Sono sempre in difficoltà quando devo spiegare perché adoro un autore»
«Non preoccuparti» la rassicurò con un gesto della mano. «A lezione non posso dirlo per ovvi motivi, ma credo anch’io che fosse forte principalmente perché era una zitella»
«Se fosse stata sposata, non sarebbe stata la stessa»
«Diciamo che il nubilato le ha fornito il pretesto perfetto per essere realmente se stessa» concesse lui con un’occhiata complice. «A proposito… Ho una curiosità. Chi è il poeta del tuo racconto?»
«Nessuno» la lingua di Sarah scattò da sola. «Solo un pretesto narrativo»
«Oh» Ethan parve deluso ma subito si riprese. «Bene. Ottimo lavoro»
Sarah si diede dell’idiota per aver mentito, ma non se l’era sentita di rivelargli la fonte della sua ispirazione. Poteva benissimo credere che avesse imbrogliato e la prospettiva non le andava a genio, non dopo quelle lodi.
Pochi minuti dopo sentì arrivare Jared e altri che frequentavano il corso con loro. Fece appena in tempo ad avvisarlo della lettura della Writing Gazette che Ethan li invitò ad entrare.
Il suo amico cercò di rassicurarla, perché secondo lui nessuno avrebbe mai sospettato che fosse lei la ghostwriter di Dalton, ma Sarah varcò la soglia con un pessimo presentimento.

coraggio-tattoo

Ciao a tutti 😊
Vi avevo promesso che sarebbe tornato questo racconto ed eccolo qui! Spero, come sempre, che vi sia piaciuto e aspetto critiche, commenti e correzioni 😊

Vi auguro una buona giornata!!
Federica 💋

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