“1984” di George Orwell [Domino Letterario]

Buongiorno 😊

Com’è prassi della fine del mese, ritorna l’appuntamento con il Domino letterario, la catena di libri e blog che vi porta in giro per la rete a scoprire tante storie e avventure sempre diverse! Questo mese mi ricollego a Clarissa di Questione di libri e al suo 4321 di Paul Auster! Si va a scoprire 1984 di George Orwell!

Titolo
1984
Autore 
George Orwell
Editore
Mondadori
Anno
2011
Anno prima edizione
1949
Genere
Distopico
Formato

Ebook
Pagine

345
Prezzo
3,99€
Acquisto
Amazon

1984. Il mondo è diviso in tre immensi superstati in perenne guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c’è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Tranne vivere, insomma, se non secondo gli usi e costumi imposti dall’infallibile e onnisciente Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante da Medioevo postnucleare, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità.

Per essere stato scritto nel 1948, proprio alla fine della seconda guerra mondiale e prima che il mondo si accorgesse di essere entrato in un nuovo tipo di conflitto, questo romanzo mi ha colpita per la sua brutale attualità e la tragicità del suo messaggio.
Nato come critica al totalitarismo staliniano, più che a quello nazista o fascista, in 1984 la società/partito in cui si ritrova intrappolato Winston Smith mi ha ricordato, per certi, terribili versi, il nostro mondo, l’occidente per come lo conosciamo oggi. La volatilità delle parole e delle immagini su internet, la loro falsa pretesa di essere incancellabili e, al contempo, sempre aggiornabili (e ritrattabili) è ciò che rende vivo e reale il pensiero del Big Brother di Orwell, quell’entità irreale ma sempre (onni)presente.

Giorno dopo giorno, anzi quasi minuto dopo minuto, il passato veniva aggiornato. In tal modo si poteva dimostrare, prove documentarie alla mano, che ogni previsione fatta dal Partito era stata giusta; nello stesso tempo, non si permetteva che restasse traccia di notizie o opinioni in contrasto con le esigenze del momento. La storia era un palinsesto che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva.

Lo stile di Orwell non è facile, né leggero, e questo ha un po’ frenato la lettura. Diversamente dalle altre tre volte in cui ho iniziato e abbandonato questo romanzo, però, mi sono impegnata a non gettare la spugna e l’impegno ha dato i suoi frutti, rivelando un romanzo difficile, sì, ma ricco di significato e, soprattutto, di disillusione.

La mutabilità del passato è il cardine stesso del Socing. Gli eventi trascorsi, si argomenta, non posseggono un’esistenza oggettiva, ma sopravvivono solo nei documenti scritti e nella memoria degli uomini. Il passato è quanto viene riconosciuto dai documenti e dalla memoria dei singoli individui.

In un mondo dove non può esistere nulla all’infuori della linea imposta dal Grande Fratello, niente ha più alcun vero valore: idee, convinzioni, parole, ricordi e sentimento sono svuotati di un reale significato, perché tutto ciò che possono esprimere dipende dai bisogni e dalle necessità del partito. 2 + 2 = 5, o 4, o qualsiasi numero venga deciso dalle menti nascoste dietro il viso eternamente uguale del Grande Fratello.
Articolato come risposta alle deriva totalitaria del comunismo, Orwell si inserisce con 1984 nel dibattito culturale e storico a proposito dell’importanza dei ricordi dei singoli individui nella costruzione della Storia, quella successione ordinata di eventi comuni a una comunità, dimostrando che di fronte a un potere totalitario i ricordi e le certezze non sono nulla se non un seme da estirpare, senza ripensamenti, nel più crudele e cruento dei modi, esattamente come i sentimenti e la genuinità dei rapporti umani.

La mia tappa si chiude qui, ma voi ne avete ancora da scoprire in questa giornata! Qui trovate il calendario e tutti i blog partecipanti.

A presto
Federica 💋

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Come ti ammazzo il bodyguard

Buongiorno 😊

Oggi ritorno all’italiano e lo faccio parlandovi di un film uscito a Settembre, credo, o ai primi di Ottobre e che ho trovato spassoso, in particolare per i suoi attori, ma non brillante!

Titolo
Come ti ammazzo il bodyguard
Titolo originale
The Hitman’s Bodyguard

Regia
Patrick Hughes
Anno
2017
Genere
Azione, commedia
Lingua
Inglese, spagnolo, bielorusso, italiano, francese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Tom O’Connor
Cast
Ryan Reynolds, Samuel L. Jackson, Gary Oldman, Élodie Yung, Salma Hayek

Partendo da un presupposto divertente come quello di due acerrimi nemici costretti a dover convivere contro la loro volontà, in un viaggio verso la corte dell’Aia condito da una sequela di incidenti, sproloqui e insulti riconducibili a un perpetuo uso di “Figlio di…” da parte di Samuel L. Jackson, questo film dal trailer sembrava molto più divertente di quanto poi si rivela in realtà.
Le battute e le scene divertenti non mancano, ma si costruiscono sempre attorno allo stesso modello (che vede Jackson al centro del problema) e alla terza scena in cui si ripresenta ci si stanca un po’. Fa ridere, questo sì, ma porta sempre a una qualche esplosione, o a un inseguimento, o a una sparatoria, oppure a tutte e tre queste cose messe insieme, in un surplus forse troppo… beh, troppo. Le battute, non tutte ma la maggior parte, sono frizzanti e belle, e personalmente avrei puntato più su queste (e la loro qualità) che su tutto il resto.
Anche perché se c’è una cosa che funziona bene è la coppia di protagonisti. Ryan Reynolds e Samuel L. Jackson sono letteralmente esplosivi, sopra le righe e talmente affiatati (nel bene e nel male) da sembrare una di quelle vecchie coppie che litigano sempre per tutto e che non ne vedono l’assurdità nemmeno se ci vanno a sbattere contro.
Gli altri personaggi/attori non sono altrettanto convincenti, tra tutti lo è forse solo Salma Hayek, ma tutto sommato non è nemmeno un gran problema, perché dà già tutto il formidabile duo e se anche gli altri fossero stati più presenti, allora il film sarebbe stato troppo carico, eccessivo e con un numero di fulcri dell’attenzione fin troppo alto per essere divertente.

Perdonate se oggi sono stata breve, ma c’è davvero ben poco da dire su questo film. È un mix tra commedia e film d’azione, ma non è pienamente nessuno dei due, nonostante la presenza di quei due super protagonisti… Pazienza!

Per oggi è tutto! Lascio la parola a voi ma nel frattempo passate una buona giornata!
Federica
💋

“Harry Potter and the Philosopher’s Stone” by J. K. Rowling [English Review]

Ciao a tutti!

Oggi inizio la settimana presentandovi questo nuovo progetto: le recensioni in inglese. Si tratta di articoli scritti interamente in inglese (appena finisco di spiegare, dirò addio all’italiano 😁) a proposito di tutto ciò che leggo o guardo in lingua originale. Non so se saranno molti o solo degli articoli estemporanei, ma mi piace l’idea di ampliare la ricezione del blog, anche se fosse solo per una volta al mese. Perciò…

Hi readers 😊

I want to start my new English reviews column with a masterpiece of British contemporary literature: Harry Potter and the Philosopher’s Stone by (my most beloved) J. K. Rowling!

Title
Harry Potter and the Philosopher’s Stone
Author
J. K. Rowling

Date
2014 (first published 1997)

Publisher
Bloomsbury
Series
Harry Potter Saga

Format
Paperback

Pages
332

Harry Potter has never heard of Hogwarts when the letters start dropping on the doormat at number four, Privet Drive. Addressed in green ink on yellowish parchment with a purple seal, they are swiftly confiscated by his grisly aunt and uncle. Then, on Harry’s eleventh birthday, a great beetle-eyed giant of a man called Rubeus Hagrid bursts in with some astonishing news: Harry Potter is a wizard, and he has a place at Hogwarts School of Witchcraft and Wizardry.
An incredible adventure is about to begin!
 

As the first chapter of a very well-known saga, Harry Potter and Philosopher’s Stone just introduces us in Rowling fictional world like we are walking on tiptoes. Few details at the beginning of the story give a summary introduction to what will be Harry Potter’s story and conditions in Dursley’s house and then his discovery of the magical universe of Hogwarts School of Witchcraft and Wizardry. But then, at the edge of Harry’s eleventh birthday, everything changes and a life that seemed quite normal stats to show its oddities (in Dursley’s viewpoint), which become (for Harry and for us) the best thing that could happen in our existences.
J. K. Rowling creates a world in which we cannot but feel involved and part of it. While discovering all the wonderful, amazing and magic features and characters of this novel, we share Harry’s school days and then his first year at Hogwarts, feeling like we are eleven again, and we start learning all those funniest and strangest subjects which have made that British school famous all over the world. And we can do this thanks to Rowling’s style and the narrative forms she uses, above all the third-person narration and her choice for simpler constructions and words.

“The truth” Dumbledore sighed. “It is a beautiful and terrible thing, and should therefore be treated with great caution. However, I shall answer your questions unless I have a very good reason not to, in which case I beg you’ll forgive me. I shall not, of course, lie”

I’ve loved all the characters, starting from trio of Harry, Ron and Hermione (how can we not love them? Harry the courageous, Ron the kindhearted and Hermione the clever), but, having read this book in its Italian edition many years ago – when I was twelve, if I’m right –, I’ve found pleasantly interesting to discover again also the enigmatic Dumbledore, Malfoy and his utterly stupid misbehaviour, McGonagall’s sharp eyes and also Longbottom and Hagrid’s clumsiness.
This novel, as it may seem on the surface, is all but a simple childish story. It hides different major themes, like friendship above differences/prejudices or self-confidence improvement, which approach different, and sometimes difficult, issues in easier ways and styles.

To the well-organised mind, death is but the next great adventure.

Everyone, both younger and older readers, can find a message in this novel or a proof of its value as something more than a magic tale for children, even if it has been created for them, to help them improving as human beings, emphatically able to get in touch with others!

No need to add how much I’ve loved this book 😊 I’ve already read Harry Potter and the Chamber of Secrets (it’ll be our next English review!) but I can’t wait to buy all the other books and find out if they’re as beautiful as this one – I have no doubts about it, though!

Let me know if you’ve read Harry Potter‘s saga first book and if you also enjoyed it!

Have a nice day!
Federica 💋

Blogger Recognition Award

Ciao a tutti!

Questo Venerdì arrivo un po’ più tardi del solito con il post, ma mi ci è voluto un po’ più di tempo a prepararlo… È un articolo che richiedeva tutta la mia attenzione e un bel po’ di concentrazione per fare tutto per bene 😊 Sapete che io e la pignoleria andiamo a braccetto, perciò eccomi qui, alle soglie del mezzogiorno, a raccontarvi del mio Blogger Recognition Award!!

Prima di tutto (cioè prima di illustrarvi in cosa consiste questo premio), devo – e voglio di cuore – ringraziare Elisa di Diario di una lettrice per aver pensato a me e avermi nominata tra le sue scelte! È davvero bello 😍 e sono entusiasta di vedere che il piccolo spazio virtuale che mi fa da casa sia meritevole di questo award! Oggi inizio il weekend in anticipo e con un sorriso a trentadue denti!

Ma passiamo a cose più importanti! L’award e le sue regole:
1) Ringraziare il blogger che ti ha nominato e inserire il link al suo Blog;

2) Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento;
3) Raccontare la nascita del proprio Blog;
4) Dare consigli ai nuovi blogger;
5) Nominare altri 15 blogger ai quali vuoi passare il segno di riconoscimento;
6) Commentare sul Blog di chi ti ha nominato e fornirgli il link al tuo articolo (anche sulla pagina Fb)

I punti 1) e 2) sono già belli che spuntati! Adesso tocca alla parte veramente sostanziosa di questo post: com’è nato On Rainy Days!

Vorrei poter dire di aver messo in piedi il blog con un piano ben preciso, o con l’idea di trasformarlo esattamente in ciò che è ora, ma sarebbe una mezza verità, e una poi non troppo vera. In realtà, il blog è venuto a galla quasi per scherzo, come un’idea campata per aria e con quasi nessuna chance di arrivare alla settimana successiva. È nato, in definitiva, come risposta alla noia di un pomeriggio d’Agosto. Tre anni fa avevo molto tempo libero, tanti libri, film e serie tv di cui poter parlare, dei racconti da condividere e così ho pensato di ritagliarmi uno spazio che fosse mio, dove potessi gestirmi e gestire le mie passioni con i miei tempi. Era, pragmaticamente, un biglietto da visita su chi volessi essere e chi gli altri avrebbero visto leggendo le mie parole. Quindi, se doveva rappresentare me, perché chiamarlo On Rainy Days? Beh perché, benché io sia un’amante delle giornate di sole, qui sul blog volevo proporre l’altro lato della mia anima, quello che ama rifugiarsi con un buon libro e una tazza di tè mentre fuori piove, riproponendo la mia visione di tutte quelle piccole cose che fanno parte della mia giornata, che siano fatti di carta e inchiostro, o di pellicola, immagini e suoni!

Non so se sono brava, o la più adatta, a dare consigli ai nuovi blogger… Sto ancora imparando a essere una blogger 😁 però una cosa voglio dirla: non dimenticate mai di divertirvi! Il blog deve essere un posto di cui ci si occupa senza sforzo, senza obbligo, perché è il nostro rifugio, la casa in cui possiamo essere noi stessi e parlare di tutto ciò che ci piace senza sentirci giudicati o sotto esame. Però, e nasce dalla nostra “onnipotenza” di blogger, mai scordarsi di essere umili. Gestire uno spazio in cui noi abbiamo il diritto assoluto di parola e di veto su ciò che appare ci può far credere che i nostri pensieri e punti di vista siano gli unici validi… Ebbene no, non è così. Siamo solo una voce tra le tante nel mare di internet e la chiave per sopravvivere è accettare che ciò che crediamo non è legge. Accettate il confronto (restando sempre leali e cortesi, ovviamente) perché è ciò che vi farà crescere, come blogger e, soprattutto, come persone!

Ecco qui! È tutto! Non mi restano che le nomine:

La Corte di Belial
Il mondo di Shioren
E se ti dicessi che…
Racconti dal passato
A Place For My Head
Book Addicted
Nascosta tra le righe
Leggimi Scrivimi

Lo so, non sono 15, però sono tutti blog e blogger che, per diverse ragioni, meritano di essere conosciuti e che mettono un grande impegno in ciò che fanno! Ve li lascio scoprire e adorare 😊

Buona giornata e buon weekend (per domani)!
Federica 💋

The Defenders

Buongiorno a tutti 😊

Anche per oggi vi porto a scoprire una serie tv, non recentissima ma uscita quest’estate, ad Agosto se non sbaglio, e che fa parte dell’universo Marvel!

Titolo
The Defenders
Ideatori
Douglas Petrie, Marco Ramirez
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2017
Genere
Azione, supereroi
Stagioni
1
Episodi
8
Lingua
Inglese
Cast
Charlie Cox, Krysten Ritter, Mike Colter, Finn Jones, Eka Darville, Elden Henson, Jessica Henwick, Simone Missick, Ramón Rodríguez, Rachael Taylor, Deborah Ann Woll, Élodie Yung, Rosario Dawson, Scott Glenn, Sigourney Weaver

Alcuni mesi dopo gli eventi della seconda stagione di Daredevil, e un mese dopo gli eventi della prima stagione di Iron Fist, i vigilanti Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist si alleano a New York City per combattere un nemico comune: la Mano.

Finalmente i quattro supereroi Marvel che hanno preso casa su Netflix si riuniscono e mostrano lo scopo per il quale si sono fatti attendere per cinque stagioni (due per Daredevil e una a testa per Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist): sconfiggere la Mano, l’organizzazione criminale che ha fatto da filo conduttore tra le serie, insieme all’infermiera Claire Temple.
Matt Murdock, ex Daredevil e votatosi solo all’avvocatura; Jessica Jones, investigatrice privata fuori dagli schemi; Luke Cage, appena scarcerato e alla ricerca di un motivo per aiutare il suo quartiere; e Danny Rand, multimiliardario detentore dell’arma mistica capace di distruggere la Mano. Ognuno ha i suoi demoni e nessuno ha voglia di collaborare con gli altri, soprattutto perché non tutti hanno intenzione di immischiarsi, prima tra tutti Jessica.
A differenza dei film Marvel, in particolare il primo Avengers, dove i supereroi si fanno in quattro per sconfiggere il nemico comune, qui ognuno va per la sua strada e il disaccordo è all’ordine del giorno, persino dopo aver deciso di unire le forze, tanto che rischiano spesso di commettere errori fatali.
Il paragone con i film arriva anche nel considerare i diversi stili narrativi: veloci e ricchi di colpi di azione i film; lenta e colma di dialoghi la serie, anche nei momenti in cui erano più richieste le manate delle parole. Ne risultano delle puntate prolisse, con fin troppe discussioni e diatribe sulle scelte da prendere, un elemento che penalizza soprattutto Danny Rand, un personaggio già non pienamente sviluppato nella serie che gli appartiene e che qui viene declassato praticamente a bambino viziato, incapace di capire che si sta comportando esattamente come fa comodo ai suoi nemici. A poco servono le tre balie, perché Daredevil, Jessica e Luke si muovono su un terreno che non conoscono e che li fa finire in guai ben peggiori del normale.
Ad essere interessante e a salvare le sorti dei quattro supereroi è l’importanza che viene sottolineata nel parlare delle loro spalle e degli amici, dei personaggi che non hanno un ruolo centrale ma che fanno da collante tra i quattro diversi mondi. Sono loro la forza dei Defenders, coloro che li spingono verso una missione per la quale sembrano impreparati.
Insomma, tutta l’aspettativa ha portato a una mezza soddisfazione perché, se da un lato si può apprezzare la serie per il contrasto con la finzione narrativa dei film (anche nei contrasti, uniamo le forze e tutti amici per un po’), dall’altro la sua lentezza non aiuta a creare un coinvolgimento. Se non lo dimostrano i protagonisti, perché dovrebbe essere il contrario per gli spettatori? Forse serviva più azione, meno dialoghi e un tentativo di rendere un po’ più intelligente il personaggio di Danny Rand…

Come vedete vi parlo spesso dei prodotti Marvel perché li adoro, ma vorrei sapere cosa ne pensate! Siete anche voi dei fan o non li sopportate?

Passate una buonissima giornata!
Federica 💋