The Musketeers

Ciao a tutti!

È da un bel po’ che non vi parlo di serie tv, anzi da un bel po’ che non mi faccio viva, ma visto che sto ricominciando ad ingranare la marcia con le pubblicazioni giornaliere ho pensato di continuare parlandovi di una serie. Oggi vi porto in Francia, nel 1630, alla corte di re Luigi XIII 😊

Titolo
The Musketeers
Ideatori
Adrian Hodges
Paese
Regno Unito
Anno
2014-2016
Genere
Avventura, drammatico
Stagioni
3
Episodi
30
Lingua
Inglese

Date del materiale storico alla BBC e lo trasformeranno in un piccolo prodotto di pregio, quanto meno a livello di trasposizione ed effetti scenografici. È quello che accade con The Musketeers, rielaborazione in chiave libera del romanzo di Alexandre Dumas che vede al centro dell’azione D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis, i moschettieri del Re di Francia.
Il concetto chiave in questa serie, composta da tre stagioni segnate da un continuo tentativo di minare la stabilità della monarchia, è proprio la reinterpretazione libera della trama e dei colpi di scena del romanzo, perché tutto viene fatto funzionare in funzione del quartetto di eroi per renderli dei veri e propri “renegade” del XVII secolo! Ovviamente, nelle sue idee generali, il romanzo di Dumas rappresenta la base teorica della prima stagione (e più blandamente delle altre) e ne dà un’infarinatura generale per quel che riguarda le storie personali dei personaggi, ma da questa si discosta per prendere una visione un po’ più movimentata.
Il gruppo di quattro amici, e dello stesso ordine dei moschettieri, si costituisce come una sorta di servizio segreto agli ordini del re e che oggi farebbe benissimo parte dei polizieschi e dei crime drama americani senza sfigurare. Per loro niente pistole, né auto, ma fioretti, moschetti e cavalli, però il concetto di fondo è lo stesso e lo prova l’efficienza nel portare a termine le diverse missioni che vengono affidate a Athos, Porthos, Aramis e all’apprendista D’Artagnan, sempre pronti a rispondere agli ordini di Luigi XIII quasi non ci fossero altri moschettieri disponibili. I quattro personaggi subiscono un restyle importante (evidente solo per Porthos e Aramis per le prime due stagioni, totale poi nella terza) e portando in primo piano dei temi che gli inglesi sembrano sdoganare senza troppi problemi: schiavitù, povertà, crescita personale, adulterio, sesso, bigottismo sociale, omicidio e l’inconsistenza religiosa di fronte ai problemi della vita reale; tutto questo permea le tre stagioni e avvicina la Francia della metà del 1600 alla nostra realtà, mostrando come certe condizioni si possano adattare a meraviglia per descrivere qualcosa di non così lontano nel tempo.
Se i temi la rendono attuale, ad aumentare l’effetto di vicinanza che la serie ha con i nostri costumi si aggiunge la mentalità aperta e moderna dei personaggi positivi che, come meglio si rispetta nella tradizione de “I buoni vincono sempre”, ottengono il loro scontato lieto fine, nonostante le traversie e le ovvie incongruenze storico-letterarie. Avere un finale da “E vissero tutti felici e contenti” è forse la scelta che ho apprezzato meno in tutta la serie, perché ha un sapore irreale rispetto al romanzo di Dumas, ma alla fine è tipica di un certo tipo di prodotto televisivo, dove non devono esserci dubbi sul ruolo che ogni personaggio è chiamato a ricoprire, nel bene e nel male.

Non credo che qui da noi abbia fatto fortuna come serie, la terza e ultima stagione infatti ci è arrivata grazie a Netflix, però devo dire che non è male, nonostante le licenze poetiche! E poi, ho sempre trovato che i prodotti BBC siano garantiti come buoni e ben realizzati… penso a Pride and Prejudice (1995), SherlockDoctor Who e tanti altri… Che ne dite? Voi ne conoscete qualcuno?

A presto
Federica 💋

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