Rebel Queen

Buon Lunedì!

Oggi racconto 😊 è una storia che partecipa alla XXI Challenge Raynor’s Hall e che aveva questo tema: “Regina”! Ci ho messo un po’ a finirlo, ma spero vi piaccia la storia di Vesta e Idris!

Barcollava lungo il cunicolo buio, le mani appoggiate alle strette pareti per non perdere l’equilibrio. Nuvole di polvere e sabbia si alzavano al suo passaggio, compagne fidate che si incollavano ai suoi abiti e li insudiciavano abbastanza da darle l’aspetto di una popolana.

Vesta conosceva quel corridoio a memoria e il suo corpo ricordava ogni sporgenza o intralcio nel cammino senza che le servisse una torcia per scorgerlo ed evitarlo. Procedeva spedita, gli occhi inutilizzati fino all’istante in cui un tenue bagliore iniziava a rischiarare la sua via di fuga da palazzo. Aspettava quell’indizio dell’essere quasi giunta a destinazione come un’assetato attende la pioggia, beandosi della sua comparsa come se lo scorgesse per la prima volta. Vesta iniziò a distinguere i contorni delle pareti di roccia grezza e si sentì rinascere, il respiro nuovamente regolare e non più trattenuto nell’impazienza di lasciarsi alle spalle la casa natìa, con i suoi obblighi, i rituali estenuanti e le regole soffocanti.

Viveva la propria esistenza come un condannato, trattenuto nella prigione da sbarre che per lei assumevano le sembianze di abiti da cerimonia, stecche, corsetti e crinoline rigide rivestite di seta, raso e tessuti così preziosi da poter sfamare decine di famiglie se venduti. Doveva essere la bambola perfetta, simbolo della magnificenza reale anche a dispetto della tragedia che le aveva donato il trono in tenera età.
Per Vesta la guerra era, e sarebbe sempre rimasta, una ferita sanguinante, impossibile da sanare finché l’usurpatore avesse continuato a calpestare il suolo sacro del suo regno. Eris e i suoi territori devastati tormentavano il suo sonno, uniti al massacro che le aveva strappato entrambi i genitori. Il re e la regina erano i martiri della lotta a Dres, il tiranno che sedeva sullo scranno appartenuto agli antenati di Vesta e che l’aveva esiliata nei territori a sud, tenendola costantemente sotto assedio con una delegazione di ambasciatori.

I piedi della regina esiliata di Eris solcarono la fine sabbia bianca della caletta nascosta, lasciando dietro di loro leggere impronte a mano a mano che la giovane sovrana si allontanava dal passaggio nella parete di roccia. Era veloce nel lasciarselo alle spalle, le onde che subito cancellavano i segni del suo passaggio sulla distesa immacolata, per impedire a occhi indiscreti di seguirli a ritroso e trovare così l’accesso alla fortezza Erisea.

Proseguì sulla battigia, seguendo la linea del promontorio che sovrastava il suo capo fino ad imbattersi in una linea di alberi nani. Gli esili fuscelli dalla bianca corteccia butterata, con le foglie di un denso color amaranto, si estendevano in un fitto filare, una barriera impenetrabile dall’esterno ma il rifugio perfetto per chiunque si fosse trovato dall’altra parte.

Vesta alzò le mani in segno di resa. Il fruscìo del vento tra le fronde non aveva nascosto un secondo movimento, più secco, deciso, il suono di una freccia incoccata e puntata alle sua schiena.

«Prima o poi sarò io a sorprenderti» disse, guardando gli alberi da sopra una spalla. Un vago sorriso indispettito le muoveva le labbra piene.

«È più facile che io trovi il tuo passaggio segreto» replicò una voce bassa e profonda dal fitto della foresta. «O che la regina Vestalia riconquisti il suo regno»

Vesta non ebbe nessun sussulto a sentir pronunciare il suo nome completo. Diversi mesi addietro avrebbe creduto di essere stata riconosciuta, ma quelle sue uscite le avevano insegnato che di lei non si curava mai nessuno. Vedevano tutti Vestalia. Vesta, invece, restava nascosta, ignorata persino quando si mostrava alla luce del sole come in quel momento.

«La regina è più attenta a compiacere gli ambasciatori di Dres che a riprendersi il suo regno» abbassò le mani e si incamminò verso i filari di alberi nani.

Lì, fuori dalla sua corte e dagli intrighi di palazzo, era semplicemente Vesta. Mentiva, recitava la parte della sguattera nelle cucine pur di poter respirare e vivere in quella che sentiva essere la sua vera pelle. Vesta non aveva obblighi se non verso se stessa.

Dal folto degli alberi nani emerse la figura incappucciata che le aveva salvato la vita tempo prima. Da sciocca era rimasta intrappolata in una rete di alcuni rastrellatori di schiavi e ne era uscita solo perché era stata aiutata da lui.

«Idris»

Non si incontravano sempre. Idris era un cacciatore di taglie, viaggiava ovunque e non restava mai a lungo in nessun luogo.

«Ragazza»

Salutandola con un cenno brusco, il cacciatore liberò il proprio viso dalle ombre del mantello e il sole calante del tardo pomeriggio catturò i riflessi ebano dei suoi capelli. Il volto aveva tratti duri, scolpiti da anni di frenetico lavoro, felini quasi, che a Vesta ricordavano quelli visti da bambina sulle statue degli dèi presenti nel tempio sacro, a Eris. Per lei era un viso inconsueto, così diverso dai profili pasciuti o imberbi che affollavano la corte. Non era armonico, non era bello; ma era attraente, perché trasudava vita ed esperienza, nonostante non avesse che un anno più di lei.

Idris abbandonò l’arco di legno nero lungo la gamba, la freccia prima incoccata che ritrovava posto nella faretra accanto alle sue simili, e si districò dal pesante tessuto avvolto attorno alle spalle, mettendo in mostra le lunghe cinture di armi avvolte intorno al busto. I suoi movimenti erano lenti e misurati, perfettamente aggraziati nella loro semplicità.

«Fatto buon viaggio?»

Il cacciatore mostrò un ghigno stanco, sedendosi sul limitare del bosco. Vesta conosceva quell’espressione: la caccia era stata impegnativa, proficua certo, ma rischiosa e non retribuita tanto quanto avrebbe dovuto. Idris detestava quei lavori, ne preferiva di meno imprevedibili. Tuttavia era con quelli che riusciva a vivere senza arrancare nella povertà.

Con quelli e con le vendite che gli garantiva lei.

«Cos’hai per me oggi?»

Vesta aprì la casacca logora e liberò l’asola della tasca interna. All’interno, esattamente dove la aveva riposta lei ore prima, trovò la gemma opalescente. I riflessi azzurri della superficie presero fuoco quando l’ultimo sole li colpì, fiamme indaco e viola che sembravano muoversi tra le dita della regina di Eris mentre lei mostrava a Idris il più prezioso dei suoi tesori.

«Una Stella della Notte. Ultimo esemplare delle dodici pietre che re Yas regalò alla sua consorte il giorno delle nozze» espose la gemma agli occhi del cacciatore, cupi mentre la osservava.

«I defunti genitori dell’attuale sovrana. Un colpo audace, questa volta»

«Non se accorgerà nessuno. La regina è convinta che sia andato perduto insieme agli altri durante la fuga da Eris»

Vero. I consiglieri credevano che nessuna delle dodici gemme fosse più in suo possesso, cadute preda dei saccheggiatori di Dres. Ma lei ne possedeva ancora una, l’ultima, e ora se ne sarebbe separata.

Vesta si avvicinò al cacciatore e gli fece scivolare la pietra preziosa nella mano.

«Come per le altre, metà del ricavato della vendita è tuo»

«L’altra va ai ribelli che combattono Dres in nome di Vestalia. Stessi requisiti per i compratori?»

«Sì» Vesta si voltò ad osservare la battigia, l’orizzonte, oltre il quale il sole si stava tuffando per un’altra notte. «Vendilo a chiunque viva in uno dei quattro regni ostili a Dres»

Idris si rialzò e rivestì in silenzio, la Stella della Notte scomparsa in una delle lunghe sacche per le armi che pendevano attorno al suo corpo.

«Un giorno me lo dirai?» chiese il cacciatore, guardando il profilo della ragazza ormai nascosto dalle ombre della sera.

«Cosa?»

«Come fuggi da palazzo»

Un angolo della bocca di Vesta accennò un sorriso furbo, un accenno che Idris non riuscì a scorgere prima che lei si allontanasse. Immaginava che il cacciatore sospettasse della sua identità; non era stupido in fondo. Tuttavia lei non avrebbe risposto a quell’implicita domanda.

Il loro accordo funzionava bene. E così sarebbe proseguito.

Lei avrebbe salvato Eris a qualunque costo.

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“The Quick: Misteri, vampiri e sale da tè” di Lauren Owen [Domino Letterario]

Buongiorno e buona Domenica 😊

Pubblicazione speciale perché è nel weekend, ma non potevo rinunciare al Domino Letterario! Ormai conoscete questa catena tra libri e blog, sapete quindi che si tratta di un’iniziativa collettiva tra blogger e che consiste nel collegarsi a chi ci precede per un qualche dettaglio comune tra i libri scelti. Il mio si ricollega a Attraverso i miei piccoli occhi di Co’s Notebook!

Titolo
The Quick: Misteri, vampiri e sale da tè
Titolo originale
The Quick
Autore
Lauren Owen
Traduzione
L. Olivieri
Editore
Fazi Editore
Anno
2017
Anno prima edizione
2014
Genere
Fantasy storico, horror
Formato

Ebook
Pagine

488
Prezzo
9,99€
Acquisto
Amazon

Inghilterra, fine Ottocento. James e Charlotte sono due fratelli orfani che vivono in una dimora signorile sperduta nella campagna inglese. Una volta cresciuti le loro strade si dividono: James, timido aspirante scrittore, terminati gli studi a Oxford divide l’appartamento in affitto a Londra con un affascinante giovane aristocratico. Grazie alle conoscenze del ragazzo, viene introdotto nei salotti dell’alta società e trova l’amore dove non se lo sarebbe mai aspettato. Poi, improvvisamente, scompare senza lasciare traccia.
Preoccupata e determinata a trovarlo, la sorella Charlotte parte per Londra e s’immerge nelle tetre atmosfere della città industriale, dove scopre l’esistenza di un mondo segreto, popolato da personaggi incredibili e loschi che vivono ai margini della città. Un mondo in cui i confini della realtà hanno assunto forme tutte nuove. Per lei si apriranno le imponenti porte di una delle istituzioni più autorevoli e impenetrabili del paese: l’Ægolius club, luogo di ritrovo degli uomini più ambiziosi e pericolosi d’Inghilterra, cupo circolo d’élite che cela mille segreti, uno più terrificante dell’altro: una serie di sorprese che lasceranno il lettore senza fiato fino all’ultima pagina.

A fare da sfondo a questo romanzo di Lauren Owen è una Londra vittoriana, in cui si dipana la storia di Charlotte e James, fratello e sorella che, contro i loro desideri, si ritrovano coinvolti nei misteri dell’Ægolius, un oscuro club londinese che accetta solo cinquantadue membri. Ma non è la solita Londra di fine ‘800 perché, tra le ultime commedie di Oscar Wilde e i cambiamenti di fine secolo, nella capitale britannica si muovono figure incredibili e mitiche, che da sempre fanno parte della cultura letteraria inglese: i Vampiri.

Mi disse che Kingstead gli aveva rivelato un’interessante verità: che un uomo può morire e ritornare alla vita benedetto da eccezionali poteri, praticamente immortale.

Ma non è un classico tipo di vampiro quello che vive nel romanzo di Lauren Owen, perché rispetto al grande esempio dato dal Conte Dracula qui queste creature riescono a vivere una vita più “normale”, purificata da credenze e superstizioni, e che in The Quick viene analizzata al microscopio. Ogni dettaglio preso in esame e verificato per poter definire la portata dei loro limiti ma, soprattutto, la grandezza dei loro poteri eccezionali. Sono Spenti e non vampiri, un termine che appare forse tre volte in tutto il romanzo, diffondendo in queste figure super sfruttate un tocco di modernità che avrebbe potuto (e dovuto) dare una svolta positiva alla storia ma che, in realtà, resta quasi sottotono, una casualità nella quale è capitato di imbattersi. Gli Spenti, così come gli Animati (umani ancora in vita), sono descritti fiaccamente, in una narrazione che parte da un quadro ampio per poi gettarsi nel succo della vicenda quasi forzatamente e finendo per far procedere la storia con un passo lento, stanco, esattamente come appaiono questi potenti individui.

Benché possano apparire a prima vista nel pieno delle loro forze, se li si guarda meglio hanno un aspetto strano, quasi polveroso. Sono molto taciturni, la pelle sembra sbiadita come stoffa consunta.

È un romanzo che ho iniziato con grandi aspettative, perché trama e ambientazione rientrano appieno nei miei gusti. Purtroppo non è riuscito a soddisfarle e sin da subito mi è mancata quella connessione con la storia e i personaggi che lo avrebbe reso un romanzo eccezionale. Come vi dicevo, ho trovato la narrazione lenta, troppo articolata e dispersiva nel scegliere un quadro narrativo molto ampio. Partendo dall’infanzia di Charlotte e James, si passa agli anni di scuola del fratello e alla sua vita a Londra, arrivando al fulcro della vicenda con calma, quasi come se non fosse poi centrale la presenza soprannaturale, ma come se tutto accadesse per uno sfortunato caso. Ed è così, in effetti, però la sensazione che ne ho ricevuto è che la storia in sé non avesse né capo, né coda. Non è la storia di James, non è quella di Charlotte, non vuole focalizzarsi  sulle vicende dell’Ægolius o dei vampiri, né su quelle di chi dà loro la caccia; e tuttavia, allo stesso tempo, fa esattamente questo, parlando di tutto e tutti attraverso diverse voci narranti, il cui punto di contatto sono proprio gli Spenti, i “morti non morti”.

tuttavia, i morti viventi hanno sottovalutato un’altra minaccia. Si narrano molte storie su di loro. Romanzi, poesie, opere liriche ne parlano. Pian piano, come in un sogno insidioso, la loro esistenza è diventata conoscenza comune attraverso racconti popolari mezzo dimenticati. In questo modo, benché siano stati presentati come personaggi d’invenzione, hanno ricevuto un nome.

L’unico aspetto che mi ha colpita è questo, il gioco tra realtà e finzione che si instaura nell’analizzare ciò che si sa su queste creature per verificarlo e archiviare così ciò che è semplice superstizione o diceria. È interessante, perché dà un fondo reale a tutto quello che si è sempre visto come finzione letteraria. Per il resto, è decisamente un libro da “meh…”, uno di quelli che riesci solo a capire che non ti sono piaciuti. Infatti sarebbe un ombrellino e mezzo… si salva in corner perché è ambientato a Londra 😆

La mia tessera del Domino si chiude qui, ma vi lascio il calendario per non perdere le altre tappe!

Passate una buona giornata!
Federica 💋

Avengers: Infinity War

Buongiorno 😊

Assenza lunga questa volta, ma torno con un articolo che aspettavo da anni di poter scrivere! Anni, non esagero, ma questa recensione sarà diversa dal solito… Meno recensente delle altre che vi ho proposto.

Titolo
Avengers: Infinity War
Regia
Anthony e Joe Russo
Anno
2018
Genere
Fantastico, azione, supereroi
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Stan Lee & Jack Kirby
Sceneggiatura
Christopher Markus & Stephen McFeely
Cast
Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Benedict Cumberbatch, Don Cheadle, Tom Holland, Chadwick Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Danai Gurira, Letitia Wright, Tom Hiddleston, Idris Elba, Peter Dinklage, Benedict Wong, Pom Klementieff, Karen Gillan, Dave Bautista, Zoe Saldana, Gwyneth Paltrow, Benicio del Toro, Josh Brolin, Chris Pratt, Vin Diesel, Bradley Cooper

E finalmente, dopo dieci anni e ben 18 film collegati gli uni agli altri, è arrivato il momento della resa dei conti, il momento della guerra contro Thanos! E per me, che sono una super fan della Marvel, è stato il momento dell’apertura dei rubinetti! Fiumi di lacrime già da prima che iniziasse! Ma andiamo con ordine…
Come siamo arrivati fin qui: nel 2012, nel primo film degli Avengers, Loki (Tom Hiddleston) viene spedito sulla Terra per conquistarla e preparare l’arrivo di Thanos, un Eterno (cioè uno che ha assistito all’origine dell’Universo e che ne può modificare le sorti) che ha il meraviglioso progetto di conquistare tutto il creato e organizzare un genocidio cosmico (così, perché gli va). Sfortunatamente per Loki, e per l’esercito alieno dei Chitauri che lo accompagna, sulla Terra viene radunato il gruppo degli Avengers: Iron Man (Robert Downey jr.), Captain America (Chris Evans), Hulk (Mark Ruffalo), Thor (Chris Hemsworth), Vedova Nera (Scarlet Johansson) e Occhi di Falco (Jeremy Renner) si alleano e dopo una devastante lotta per le strade di New York (perdonate, ma ho tagliato la trama fino ai dettagli salienti) riescono a sterminare l’esercito dei Chitauri e a arrestare Loki, salvando l’umanità. Questa invasione, però, mette in moto due strade: da un lato, ci si aspetta un mega distruttore alieno; dall’altro, si scopre l’esistenza delle Gemme dell’Infinito, sei pietre cosmiche capaci di modificare diversi aspetti dell’universo (=> qui <= tutte le info 😊) e che, nei film successivi, saranno trovate quasi tutte.
Infinity War: sei anni e 12 film dopo, gli Avengers sono spaccati, divisi dagli eventi di Captain America: Civil War, e gli Asgardiani sfrattati (Thor: Ragnarok). Ed è qui che appare Thanos (Josh Brolin), già in possesso di una delle sei Gemme (quella del potere – in Guardiani della Galassia Vol.1) e pronto a raccogliere tutte le altre per portare a termine il suo progetto di massacro. E gli Avengers sono obbligati a riunirsi, ma questa volta in modo diverso, perché la guerra contro Thanos non si combatte su un solo fronte. Così abbiamo tre terreni: la Terra, dove Captain America, Vedova Nera, Bruce Banner/Hulk, War Machine (Don Cheadle), Falcon (Anthony Mackie), Bucky Barnes (Sebastian Stan), Pantera Nera (Chadwick Boseman), Wanda (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany) affrontano l’esercito di Thanos con l’aiuto dei soldati del Wakanda (Black Panther); una nave spaziale, dove sono in missione Thor, Rocket (Bradley Cooper) e Groot (Vin Diesel); infine, un pianeta sconosciuto, dove Iron Man, il Dottor Strange (Benedict Cumberbatch), Spider Man (Tom Holland), Star-Lord (Chris Pratt) , Drax (Dave Bautista) e Mantis (Pom Klementieff) tengono occupato proprio il super cattivo.
Oltre non vado a raccontare, tanto tutto questo si vede già nel trailer qui sopra (e in => questo <=), e così mi trattengo dagli spoiler, visto che il film è uscito solo da pochi giorni.
Lo spettacolo offerto da Avengers: Infinity War è immenso, devastante e magnifico a livello emotivo quanto visivo, con tecniche ed effetti speciali che raccolgono, migliorano e ripropongono tutti quelli utilizzati nei 18 film precedenti, con aggiunte niente male e che riescono a far lavorare in una sincronia perfetta tutti i (super)poteri degli eroi Marvel. Vorrei fornirvi dettagli più precisi, ma non posso (per gli spoiler), né ci riesco.
Rispetto ai film precedenti, è impossibile dare una descrizione di tutto quello che accade in questo perché succedono talmente tante cose che ancora, a due giorni dalla visione, non riesco a farmene un’idea. È un film da metabolizzare, perché ti investe con tre tonnellate di sconvolgimento emotivo e, anche se non si direbbe, quel tocco di divertimento che alla fine non sai come sentirti, a parte la sensazione di trovarti in bilico su un baratro. Per essere apprezzato appieno, e questo è poco ma sicuro, ha bisogno di quello che sarà Avengers 4, la seconda parte, il film che concluderà la partita con Thanos. Solo allora capirò se Avengers: Infinity War mi ha distrutta o se è solo uno step difficile da superare!

Io ero in lacrime già dopo 5 minuti dall’inizio, con la mascella che toccava terra ad ogni nuova scena. Fate voi… Comunque una cosa è certa: nei prossimi giorni tornerò a vederlo, perché devo capire se ho sognato tutto quello che è successo o no! Ho bisogno di una nuova visione per capirlo 😅

Ovviamente vi consiglio di andare a vederlo. È da non perdere!

Ci risentiamo tra qualche giorno!
Federica 💋

[Segnalazione] “Burning” di Silvia Castellano

Buongiorno 😄

Oggi segnalazione e si tratta di un Paranormal Romance, seguito di un libro che ancora non vi ho recensito qui sul blog ma che mi ha catturata! Pronti a scoprirlo?

Titolo
Burning
Autore
Silvia Castellano
Saga
Amethyst #2
Genere
Paranormal Romance
Editore
Self Publishing
Pubblicazione
9 aprile 2018
Pagine
448
Acquisto
Amazon ~ Kobo ~ iTunes ~ GooglePlay

Angel Watson non è più una ragazza normale. Ha scoperto di essere oggetto di una profezia, il suo corpo ha subito diversi mutamenti, molte sue certezze sono state messe in discussione. Dopo aver rischiato di morire in un’imboscata organizzata dal re dei vampiri, inoltre, ha capito di non potersi fidare di nessuno. Purtroppo, però, questo è solo l’inizio: la ragazza deve superare molti altri ostacoli, perché il pericolo è dietro ogni angolo. Le sue certezze, inoltre, vengono messe in discussione da alcune rivelazioni inaspettate. Ad aiutarla, però, ci sono i suoi fratelli e gli alleati di sempre, come il suo amato Josh e l’irruente Aaron, ma anche nuovi amici.
Tra viaggi, sfide e avversità, Angel dovrà dimostrare di essere forte e degna del proprio destino, ma anche di saper fare scelte importanti. Di vita o di morte.

Estratto

Da bambina sognavo spesso che il mio Principe Azzurro venisse a prendermi con il suo cavallo bianco e la sfavillante armatura. Io indossavo un bellissimo vestito e lo guardavo arrivare dalla finestra della mia stanza; improvvisamente, avevo i capelli lunghi come quelli di Raperonzolo e il principe si arrampicava fino a me usando la mia lunga treccia. Non appena entrava nella mia stanza, alzava la visiera e mi sorrideva. Aveva sempre un sorriso da favola. Col tempo, il suo aspetto fisico era cambiato, seguendo le mie cotte del momento. A otto anni, per esempio, assomigliava a Leonardo di Caprio, solo un po’ più giovane. Alla fine di quei sogni, mentre ci allontanavamo in groppa al suo destriero bianco, partiva la canzone di Carly Simon, Let The River Run. Un perfetto epilogo da film, in effetti.
Quella notte, però, il sogno che di solito mi rendeva allegra apparve da subito diverso: invece di un bellissimo giorno di sole, il cielo era scuro come la notte. Io mi trovavo all’interno una vera torre e indossavo un lungo abito color sangue. Osservavo un cavaliere avvicinarsi, ma non provavo gioia. Ero in angoscia, anche se non sapevo spiegarmi il motivo. In quel sogno non avevo la treccia, ma non ce n’era bisogno perché all’improvviso mi trovavo all’aperto, davanti al cavaliere, mentre cominciava a piovere. Lui scendeva da cavallo e si dirigeva nella mia direzione, mi raggiungeva, toglieva l’elmo e scoprivo che si trattava di Josh. Era lui, ma allo stesso tempo sembrava un’altra persona. Provava a dire qualcosa, ma dalla sua bocca non fuoriusciva alcun suono. Io andavo da lui, lo abbracciavo, poi mi accorgevo di avere le mani piene di sangue. Le guardavo cercando di urlare, ma non potevo.
Percepivo che era un sogno, ma non riuscivo a svegliarmi. Mi agitavo, combattevo, piangevo ma niente. Volevo dire a Josh di andarsene, di salvarsi.
Infine Josh cadeva a terra, morto, lasciandomi lì, colpevole e impotente.

L’autrice

Silvia Castellano è nata nel 1991 a Bolzano, dove vive tuttora con i genitori e il fratello minore. Si è laureata in Anglistica e Italianistica all’Università di Innsbruck, in Austria, e ora sta frequentando la laurea magistrale in Letteratura Comparata nello stesso istituto. È da sempre una lettrice accanita e il primo libro di cui si è innamorata è “Matilde” di Roald Dahl. Ha iniziato a scrivere racconti di genere fantastico a dieci anni, ma, prima del 2012, i suoi scritti sono stati pubblicati solo su alcuni forum. Il suo romanzo d’esordio è “Amethyst”, primo volume di una trilogia paranormal romance, uscito nel 2014. Nello stesso anno ha pubblicato la raccolta di racconti “See Who I Am”. Ha anche partecipato come autrice alle antologie “Solo una goccia”, “Lettere d’amore” e “1000 parole”, tutte edite dalla casa editrice Montecovello, e all’antologia benefica “Only Hope”, di cui è stata anche promotrice. Il testo con cui ha partecipato al concorso legato a “Lettere d’amore” si è classificato al secondo posto.
Oltre a dedicarsi allo studio e alla scrittura, fa parte dello staff del blog “A Rainbow of Passions”. Nel tempo libero le piace cantare, ascoltare musica country e guardare serie televisive. In passato ha studiato anche danza e recitazione.

Magari tra un po’ vi parlerò anche di Amethyst, il primo volume, ma per adesso ve li consiglio entrambi! Da scoprire assolutamente!!

Alla prossima
Federica 💋

[Recensione] “Solo una storia d’amore e di troppe paturnie – Volume 3” di Momi Gatto

Buongiorno 😊

Che bellezza, oggi torno e lo faccio per raccontarvi di Giulia e Davide, i fantastici protagonisti della Trilogia delle paturnie di Momi Gatto!

Titolo
Solo una storia d’amore e di troppe paturnie – volume 3
Autore
Momi Gatto
Collana
La trilogia delle paturnie – volume 3
Editore
Youcanprint
Anno
2017
Genere
Romanzo rosa
Formato
Ebook
Pagine
496
Prezzo
1,99€
Link acquisto
Amazon ~ Kobo ~ Google Libri ~ Mondadori

Il terzo e conclusivo capitolo della “Trilogia delle paturnie”. Illudersi non va mai bene, ma sperare che i sogni si avverino non è sbagliato. Certo, per poterlo fare in santa pace bisognerebbe che le cose andassero come vuole il mio irresistibile pallanuotista, ma, anche se gli brucia un casino, non può sempre decidere lui come gestire la sua vita. Lo farà più avanti, perché, anche se lo dimentica spesso, è solo un ragazzo… Un ragazzo che è sconsigliabile “irritare” con meschini maneggi, soprattutto se coinvolgono drammaticamente la sottoscritta… Un ragazzo per cui verserò fiumi di lacrime ma che inseguirei in capo al mondo… Un ragazzo che quando ingrana la marcia e preme sull’acceleratore, non accetta un no come risposta.

Giulia e Davide stanno finalmente insieme e tutto sembra procedere a gonfie vele! Il terzo volume di Solo una storia d’amore e di troppe paturnie vede i due giovani e innamorati protagonisti vivere appieno la storia d’amore nata come un’amicizia e fiorita in un rapporto fatto di scontri, momenti teneri e, soprattutto, tante paturnie. Soprattutto le paturnie, quella costante nella mente di Giulia che hanno condizionato il suo comportamento dall’inizio, almeno fino a quando i suoi sentimenti non hanno preso il sopravvento.

Lo conoscevo da un giorno soltanto e già mi era entrato nel sangue, ora la sensazione è centuplicata. Scorro piano ma instancabile con le dita, ho ormai capito cosa mi provoca toccarlo, mi calma lo spirito e mi allieta l’anima.

Ma ovviamente Giulia è una che delle paturnie ha fatto uno stile di vita e gestire l’irruenza del bel Davide, il suo procedere come un treno quando si tratta di ottenere ciò che vuole, dà il via libera a un sfilza infinita di pensieri incasinati e incasinanti, che scatenano insicurezza là dove ci dovrebbe essere spazio solo per l’estasi dello stare insieme e del vivere appieno le gioie del trascorrere il proprio tempo con la persona della quale si è innamorati. E a peggiorare le cose ci si mettono anche gli impegni presi con la famiglia e che portano Davide a doversi trasferire niente po’ po’ di meno che a New York, negli studi internazionali degli avvocati Monti, costringendoli ad affrontare una separazione (temporanea) che li mette a dura, anzi durissima, prova.
Come nei volumi precedenti della trilogia delle paturnie, ciò che cattura è l’empatia che si riesce a instaurare con Giulia e Davide, vivendo insieme a loro gli alti e bassi di una relazione a distanza, venendo coinvolti in tutto ciò che accade loro e che viene filtrato attraverso il vetro delle paturnie di Giulia e dei film mentali di Davide, entrambi facili a lasciarsi andare a pensieri fuorvianti e a volte più terrificanti della realtà.

“Non mi va di uscire. Possiamo restare a casa stasera?”.
“Possiamo fare quello che vuoi”.
“Non è vero, se fosse così non saremmo costretti a separarci”.
Mi asciuga le lacrime con i pollici e, contrito ma fermo, mormora:
“Tu non scordare mai quello che c’è tra noi, poi giuro che non ti lascerò più”. Ecco perché mi sentirò sempre in difetto, io non sono capace di farlo felice con poche parole, lui sì.

Il bello dei romanzi di Momi Gatto è anche l’assoluta e incredibile tenerezza di Davide, il bel pallanuotista che si guadagna a buon diritto la corona di miglior ragazzo (letterario). Se Giulia è restia a esprimere i propri sentimenti, trincerandosi in se stessa per paura di soffrire, Davide non perde occasione per ribadire che ciò che prova vale l’affrontare qualsiasi sfida o difficoltà, una convinzione che in questo volume ha davvero molte occasioni per essere messa sotto scacco dagli eventi. È um romanzo coinvolgente, tanto da stringere i pugni, perché leggendo ci sono momenti in cui anch’io mi sono sentita vicina a Davide e Giulia, pronta a mettere a ferro e fuoco chiunque avesse provato a separarli!
Belli, bravi, innamorati e soprattutto giovani, Davide e Giulia, insieme al loro nutrito gruppo di amici, regalano una storia dolce, romantica, in cui nulla è più importante della felicità della persona amata, anche se a volte le paturnie diventano così grandi e pressanti da far scordare tutto il resto, ogni cosa bella nella loro relazione. Ma ci sta, sono ragazzi di vent’anni, fortunati per aver trovato colui/colei che rende complete le loro vite, ma pur sempre con ancora un mare di esperienze da vivere e dalle quali imparare a non farsi condizionare troppo dalle paturnie.

Che dire? Un po’ mi dispiace, perché si è conclusa la storia di due ragazzi che sono diventati un po’ come due vecchi amici… Però mi resterà la felicità di averli conosciuti, di aver riso e condiviso le paturnie della storia di Momi Gatto 😊

A domani
Federica 💋