[Domino letterario] “Il coro femminile di Chilbury” di Jennifer Ryan

Ciao a tutti 😊

Siamo a fine mese e come sempre torna il Domino Letterario! Come sapete, è la catena di libri che collega i diversi blog partecipanti e questo mese io seguo Chiara in Bookland con un libro ambientato in un’altra epoca storica rispetto al presente, nel mio caso è il 1940!

Titolo
Il coro femminile di Chilbury
Titolo originale
The Chilbury Ladies’ Choir
Autore
Jennifer Ryan
Traduzione
M. G. Castagnone
Editore
Feltrinelli
Anno
2017
Genere
Narrativa storica
Formato

Cartaceo
Pagine

384
Prezzo
17€
Acquisto
Amazon

Kent, 1940. “Tutti gli uomini sono in guerra, perciò il coro dovrà essere sciolto.” È questo il messaggio che le signore di Chilbury trovano affisso nella sala dove il coro è solito riunirsi. Non ci sono più voci maschili, e il vicario pensa che un coro di sole donne non sia appropriato. Ma l’arrivo di una nuova insegnante di canto, Miss Prim, porta una ventata di aria fresca nel piccolo villaggio inglese, provato dalla paura dei tedeschi, dai primi tragici lutti, dai razionamenti e dall’urlo delle sirene antiaeree nella notte. In breve la decisione è presa: il coro di Chilbury non verrà messo a tacere, anzi servirà a risollevare gli animi demoralizzati della comunità. L’infermiera Mrs Tilling, vedova e con un figlio appena partito per il fronte, vede il coro come un’opportunità per riempire il vuoto che le attanaglia il cuore. Per Miss Kitty Winthrop, la precoce figlia del ricco proprietario di Chilbury Manor, il canto è un modo per oscurare la stella della sua affascinante sorella Venetia, decisa più che mai a conquistare ogni scapolo rimasto. Intanto Edwina Paltry, una levatrice di pochi scrupoli, intravede l’occasione per arricchirsi in fretta e non esita a stringere un patto con il diavolo. Attraverso le lettere e i diari delle protagoniste si dipana la storia di un gruppo indomito di donne e di una piccola comunità messa alla prova dagli orrori della guerra. Un romanzo che, fra intrighi, sospetti e gustosi pettegolezzi, racconta come la grande storia si riverberi sulle vite dei singoli e come, nei momenti difficili, la sopravvivenza non dipenda solo dal coraggio, ma anche dall’amicizia e dallo spirito di gruppo.

Kent, primavera del 1940. Nel paesino di Chilbury, a qualche chilometro di distanza da Dover, gli effetti della guerra che sta devastando l’Europa si manifestano a poco a poco. I giovani si arruolano, gli uomini dichiarati idonei vengono mandati al fronte e nei luoghi natii non restano che donne, bambini e anziani, a rappresentare tutti coloro che, la Storia seguente, ha denominato il “fronte interno”. A fare ritorno ci sono solo i feriti, i soldati in congedo e, purtroppo, bare vuote a simboleggiare i cari che hanno perso la vita al fronte.
È all’estremo saluto di uno dei suoi giovani concittadini che il coro di Chilbury scopre la dura verità: a causa della scarsità di voci maschili, il vicario ha deciso di mettere fine al coro, chiudendo l’unica attività ancora capace di tenere unita la comunità in un’epoca sconvolta dal dolore e dalla perdita. Ma Prim, maestra di canto appena trasferitasi nel Kent, non si rassegna e con il sostegno delle donne della comunità fa ripartire un coro tutto al femminile.

La musica ci porta fuori da noi stessi, lontano dalle preoccupazioni e dalle tragedie, ci aiuta a vedere la realtà con occhi diversi, ad ampliare la nostra visione del mondo. Ogni cadenza, ogni cambio di accordo, ci fa sentire la magia della vita.

Protagoniste di questa storia sono proprio le coriste, tre delle quali si trasformano in narratrici privilegiate degli eventi e coinvolgono, attraverso le loro diverse voci, in un racconto che attraversa la primavera e l’estate del 1940, in un’Inghilterra sconvolta dai bombardamenti, dai lutti e dal senso di disperazione di fronte a uno scontro che minaccia di portar via tutto ciò che hanno di più caro.
A trasformare l’esperienza della guerra vissuta sul fronte interno ci pensano principalmente quattro donne, tutte di età diversa ma legate le une alle altre dal coro: Mrs Tilling, una vedova attiva nella comunità grazie al volontariato come infermiera, che trova nel coro e nell’aiutare gli altri nelle difficoltà un modo per ritrovare se stessa, il proprio coraggio e la forza di sopportare la partenza per il fronte del suo unico figlio; Edwina Paltry, levatrice del paese che non ha scrupoli nell’usare la sua posizione per ingannare gli altri e trarne vantaggio; Kitty Winthrop, tredicenne un po’ ficcanaso ma buona, le cui aspirazioni canore la trasformano nella prima e più affiatata sostenitrice del coro; e Venetia Winthrop, sorella maggiore di Kitty, che dalla guerra ha saputo trarre una libertà prima inimmaginabile.
Ognuna di loro, con una diversa voce narrante, ci regala una visione interna di quelli che sono gli eventi bellici più famosi, come la fuga da Dunkirk dei soldati inglesi e francesi resa possibile solo grazie alle imbarcazioni dei civili, o i bombardamenti che dovevano garantire l’invasione dell’Inghilterra (la battaglia d’Inghilterra e l’operazione Leone Marino). A questi però vengono affiancati quelli che, tutti i giorni, coinvolgono le vite dei cittadini di Chilbury. Gli amori, le ripicche, le attività quotidiane di questa cittadina assumono un valore ben più importante perché raccontano, in modo anche semplice e diretto, di una normalità che non si arrende.

È buffo come il canto abbia la capacità di unire. Prima ognuna di noi era chiusa nel suo piccolo mondo, con i suoi problemi, poi tutt’a un tratto è stato come se questi si dissolvessero, e ci siamo rese conto che eravamo qui, insieme, a sostenerci.
E che questa era la cosa più importante.

A fare da collante e da spinta al cambiamento di questa comunità è proprio il coro e le sue prove, attraverso il quale Jennifer Ryan costruisce un racconto pervaso di dolore, sì, e di difficoltà ma nel quale la speranza e il desiderio di rialzare la testa, di reagire ai problemi, diventano il punto focale, il centro attorno al quale Mrs Tilling, Mrs Paltry, Kitty, Venetia e tutte le donne di Chilbury imparano a costruire una vita con uno senso, uno scopo capace di donare loro qualcosa di infinitamente prezioso: la fiducia in loro stesse.
Il coro femminile di Chilnury ha, ovvio, un punto di vista principalmente femminile, perché sono state le donne e la loro forza di reagire che ha trasformato il fronte interno inglese in qualcosa di cui valesse la pena scrivere, perché loro hanno beneficiato maggiormente dei cambiamenti sociali nati durante il conflitto. Ma anche i protagonisti maschili hanno modo di esprimersi (certo attraverso la mediazione delle narratrici), raccontando le diverse figure che la guerra ha fatto emergere e ha portato a doversi confrontare con una società in pieno mutamento, dove gli uomini non sono più gli unici depositari del potere e della forza per far valere le loro decisioni.

il coro, che è come un gruppo di amici pronti ad aiutarsi. Il che significa che non sono sola. Nessuno di noi lo è.

Da una storia di guerra emerge forte la forza della vita, del sostegno reciproco e del dolore come esperienza dalla quale trarre una nuova determinazione. Non viene risparmiata la sofferenza e mi sono commossa seguendo gli eventi che sconvolgono questa comunità, però è stata una bellissima lettura, perché racconta con delicatezza tutta femminile di una normalità che sopravvive nonostante tutto, di una bellezza del mondo che solo la musica riesce ad esprimere fino in fondo.

È un romanzo diverso da quelli che leggo solitamente, ma è stata un super lettura! Una buona scelta per questo Domino 😆 E spero di avervi contagiati con la voglia di leggerlo!

Vi lascio qui le altre tappe del Domino, sia dei giorni scorsi sia di oggi, così potete vedere cos’hanno letto le altre blogger!

Per questa settimana è tutto! Ci risentiamo la prossima.
Federica 💋

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“Viaggi nel tempo” : la raccolta dei padri della fantascienza

Buongiorno! E buon Lunedì 😊

Recupero per oggi la recensione di una raccolta letta un paio di mesi fa e che mi ha portata a spasso nel tempo!

Titolo
Viaggi nel tempo
Autore
Fabrizio Farina (Editor), Ray Bradbury, Stanley G. Weinbaum, H.G. Wells, Arthur C. Clarke, Philip K. Dick, Washington Irving, Juan Manuel, Edward Page Mitchell, Edgar Allan Poe, Mack Reynolds, William Tenn
Editore
Einaudi
Anno
2016
Genere
Fantascienza
Formato

Cartaceo
Pagine
256
Prezzo
13,50€
Acquisto
Amazon

Avete mai sognato di tornare indietro nel tempo o di visitare il futuro? Impossibile non essere affascinati dalle innumerevoli possibilità offerte dalla prospettiva di correggere errori, ripetere esperienze uniche, evitare scelte sbagliate o anticipare a nostro vantaggio eventi non ancora accaduti. Il desiderio di viaggiare nel tempo è vecchio come l’uomo. Inizialmente il «viaggio» era affidato a sogni, allucinazioni o incontri con fantasmi. Poi hanno fatto la loro comparsa le prime «macchine del tempo». E se ancora non possono essere realizzate, a renderle possibili ci pensano gli scrittori – Bradbury, Dick, Page Mitchell, Wells – che, esplorando le molteplici possibilità che l’argomento propone, alimentano numerosi paradossi temporali, il più famoso dei quali è: cosa accade a una persona che viaggia nel passato e uccide un proprio antenato? Tra orologi che scorrono alla rovescia e persone che si addormentano risvegliandosi nel passato, «chrono-detectives» che viaggiano per arrestare «criminali temporali» e avventurieri a caccia di T-Rex, undici racconti che, portandoci a spasso nel tempo, ci parlano di qualcosa di molto piú oscuro e misterioso: il presente. 

Non è facile scrivere la recensione di una raccolta, perché i racconti sono tanti e tutti diversi tra loro. Benché il tema sia lo stesso (i viaggi nel tempo e le loro diverse sfaccettature) ognuna delle storie contenute in questo volume si articola in modo del tutto specifico e, soprattutto, con un diverso piglio narrativo.
I nomi illustri della fantascienza si riuniscono qui con l’intento di definire il loro concetto di viaggio nel tempo, avanti o indietro (soprattutto indietro) che sia, e lo fanno scegliendo degli intervalli davvero ampi. Rumore di tuono di Ray Bradbury, che apre la raccolta, vede il succedersi di viaggi verso l’era dei dinosauri per ls realizzazione di un safari di dinosauri che, nell’incorrere di un banalissimo incidente, trasforma irrimediabilmente la realtà. Tutto il tempo del mondo di Arthur Clarke, invece, descrive un viaggio del tempo del tutto a sé, perché ci mette tra le mani un dispositivo capace di dilatare la percezione dello scorrere del tempo fino a che non si ha l’impressione di essere gli unici a muoversi in una realtà completamente paralizzata. Ed Edward Page Mitchell, ne L’orologio che andava all’indietro, trasforma una comune pendola in un passaggio temporale che trasporta due studenti in uno dei momenti più importanti della storia e li rende parte attiva degli eventi.

Tu credi che il tempo non sia circolare, vero? Sai cosa rappresenta il cerchio? Te lo dico io! È il simbolo matematico per lo zero! Il tempo è zero… il tempo è un cerchio. Io immagino che le lancette di una sveglia siano in realtà i suoi nasi, visto che si trovano sulla faccia della sveglia, e visto che il tempo è un cerchio le vedi girare, girare, girare, girare…

Non tutte le storie mi hanno colpita, sono così particolari che ognuna va a far leva sul gusto personale in diversi modi e questo ha sicuramente influenzato il giudizio, però rappresentano la nascita della fantascienza. Questi sono gli autori che, dalla fine dell’800, hanno creato i mondi fantastici e i viaggi quasi impossibili che fanno ormai parte del genere come pietre miliari, senza le quali oggi non avremmo la metà degli oggetti tecnologici che fanno parte della nostra quotidianità.
Gli stili sono indubbiamente differenti da autore a autore, quindi è difficile darne un’interpretazione, tuttavia (parlando di quelli che mi sono piaciuti di più) posso dirvi che ognuno riesce a stimolare l’immaginazione e a rendere credibile, e comprensibile, anche la spiegazione più assurda sui viaggi nel tempo, regalando qualche minuto in un’avventura senza precedenti. In Il cerchio di zero di Stanley G. Weinbaum, ad esempio, i protagonisti, attraverso l’ipnosi, cercano di ricordare eventi che, vissuti da altre versioni di loro stessi in momenti diversi della Storia del mondo, possono aiutarli a superare le difficoltà che tormentano le loro vite. Sembra assurdo detto così, ma leggendo e seguendo i collegamenti tracciati da Weinbaum tutto appare coerente e, incredibile ma vero, plausibile.
È di certo una lettura per un pubblico “di nicchia”, perché non a tutti può piacere la fantascienza, ma se questa rientra tra i vostri generi preferiti qui troverete dei racconti niente male. Magari non vi piaceranno tutti, ma scommetto che saranno interessanti!

Alla prossima!
Federica 💋

Sopravvivenza

Buonasera 😊

Come la settimana scorsa partecipo con un racconto a Il gioco di Aven! Questa volta il tema è “Sopravvivenza”! Spero vi piaccia 😊

La strada battuta correva davanti ai suoi occhi. Non aveva fine, una distesa senza capo color della polvere e del fango. Alle sue spalle la guerra; davanti a sé l’ignoto e un futuro a breve scadenza.
La ferita gli apriva il fianco, univa ciò che racchiudeva dentro il suo corpo al resto del mondo e lo rendeva più simile a cibo per i vermi. Lo sarebbe diventato presto, era scontato accadesse se non fosse riuscito a mettersi al riparo. Arrancò nella terra solcata da impronte e orme di animali, strisciando i piedi lungo il margine per non essere d’intralcio ai destrieri bardati, ai loro condottieri armati fino ai denti e diretti là dove lui aveva appena assistito alla fine di ogni logica, di ogni senso d’umanità.
Nel luogo da cui lui stava fuggendo per sempre.
Un masso lo fece cadere prono, gli abiti subito insudiciati e con essi anche i lembi della ferita, che lanciò una stilettata acuta quando sfregò contro la terra. Il suo cervello ne fu sopraffatto e l’ultimo pensiero coerente fu che sarebbe marcito in quella strada, dimenticato dagli dèi e dagli uomini. Poi si arrese al dolore.

Si disse che la morte aveva uno strano aspetto.
Credeva nel mito dell’oltretomba propagandato dai sacri templi della capitale, nel banchetto eterno promesso ai guerrieri morti con onore, alla festa delle divinità che attendeva tutti al termine delle loro vite.
Credeva, come ogni altro suddito, che il dolore non lo avrebbe più toccato nella seconda esistenza.
Tuttavia il suo fianco bruciava come divorato dalle fiamme di Liodres, la dea immortale degli Inferi. Bruciava come se ancora fosse vivo.
Si mosse e comprese di trovarsi su uno scomodo giaciglio di fortuna. Un impiastro maleodorante copriva il suo addome e si chiese se le proprietà fossero migliori dell’aspetto. Lo sperava, perché aveva già immaginato di morire una volta; una seconda non lo avrebbe tollerato.
«Se ti muovi strapperai i punti»
A parlare fu un uomo accucciato accanto a un fuoco di braci. Non ne vedeva il volto, ma la figura imponente sì, e le mani, salde, grandi e strette attorno a una calotta nera. Era ammaccata e sporca di polvere e sudore, tuttavia il ragazzo riuscì a scorgere il lembo di tessuto rosso che pendeva da un’estremità. Era il velo che nascondeva il soldato durante la battaglia, ciò che lo caratterizzava come il guerriero più potente. Il simbolo di Testa-rossa, l’assassino di Dres.
D’istinto arretrò, causando una nuova fitta in tutto il corpo che lo fece restare senza fiato.
«Ora ti porrò una domanda» proseguì l’uomo, senza distogliere gli occhi dal copricapo tra le sue mani. «Ma valuta con attenzione la tua risposta»
Lo sconosciuto abbandonò la propria postazione. Si spostò con movimenti fluidi, impensabili per uno con la sua stazza, e inchiodò il ragazzo sul suo giaciglio con un semplice sguardo. Era un uomo diretto, anche nel modo di agire.
«Ti ho trovato quasi morto, agonizzante sul ciglio della strada a qualche miglio da una città sotto assedio e dove nessuno è sopravvissuto, né i suoi abitanti, né l’esercito degli aggressori» si fece più vicino, scrutando il ragazzo dritto negli occhi. «Perciò ora ti chiedo: tu chi sei?»
Il suo primo pensiero corse alla calotta ora abbandonata accanto al fuoco morente. Si chiese se avesse una qualche possibilità di fuggire, un’idea malsana che abbandonò nell’attimo in cui guardò quell’uomo negli occhi cristallini. Non lo avrebbe mai lasciato andare via, non vivo.
«Nessuno» pronunciò quell’unica parola con voce roca, ancora stretta nella morsa del fumo respirato chissà quante ore addietro. «Non sono nessuno»
L’uomo annuì con un breve cenno. Pareva soddisfatto, per un qualche indecifrabile motivo, e al ragazzo bastò quella reazione per sentirsi più al sicuro. Era ferito. Il suo istinto gli imponeva solo di sopravvivere.
«Hai un nome?» quando lo vide scuotere la testa, l’uomo fu tentato di sorridere di fronte all’accortezza di quel giovane. «Allora ti chiamerò Idris. Sai che significa?»
Chiunque nato tra le braccia degli dèi lo sapeva. Idris significava essere sopravvissuto. Era colui che aveva lottato per la propria sopravvivenza e ne era uscito vittorioso.
Idris era sopravvivenza. A qualsiasi costo.

News

Buongiorno!

Oggi è più una comunicazione di servizio che altro, ma ci tenevo ad avvisarvi, così che sappiate le novità e non ne restiate spiazzati.

Quindi…

Non so se lo avete notato (in caso ve lo dico adesso 😆), però è da un paio di giorni che il racconto Time Murder e i suoi capitoli non sono più disponibili sul blog. Non allarmatevi, non è per un problema tecnico ma perché sono stata io ad oscurarli. Sono ancora qui, solo che adesso sono privati e non più visibili.

Perché questo? Semplice, perché ho in ballo qualcosa per quella particolare storia. Scaramanticamente preferisco non dirvi nulla adesso, se non che ho pensato a come valorizzarla al meglio e ho avuto il coraggio (eh, sì, il coraggio) di affidarla al nostro sistema postale. Tra 6/8 mesi saprete com’è andata 😊

È tutto! Ma voi tenete tutte le dita incrociate per me 😉

Federica 💋

[Segnalazione] “I figli di Cardea” di Alessio Del Debbio

Ciao a tutti!

Settimana scorsa, Venerdì, vi dicevo di questo libro e dell’incontro con il suo autore, Alessio. Ebbene, adesso è arrivato il momento di presentarvelo per bene!

Titolo
I figli di Cardea
Autore
Alessio Del Debbio
Saga
Ulfhednar War
Editore

Edizioni Il Ciliegio
Anno
2018
Genere
Fantasy contemporaneo
Formato

Cartaceo
Pagine

416
Prezzo
19,50€

Dopo lo scontro alla Grande Quercia, gli ulfhednar del Vello d’Argento sono senza un Alfa e temono attacchi da parte dei Figli di Cardea. Daniel cerca di addestrare i nuovi membri del branco, la Dottoressa è tormentata dai fantasmi del suo passato, Dominic, infine, medita vendetta, incolpando Ascanio e Daniel della morte di sua madre.
Quando un nuovo branco invade l’Appennino, i Figli di Cardea decidono di sferrare l’attacco finale, per cancellare lupi e stregoni dalla penisola. Nel frattempo, Ascanio è scomparso…

I Figli di Cardea è il secondo capitolo della trilogia Ulfhednar War, iniziata con La guerra dei lupi.
Ambientato in Toscana, tra Viareggio e le montagne della Garfagnana, il libro mescola mitologia nordica e celtica a storia e leggende toscane, alternando, con ritmo incalzante e colpi di scena, capitoli nel presente e altri nel passato.

L’autore

Alessio Del Debbio, scrittore viareggino, appassionato di tutto ciò che è fantastico e oltre la realtà. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste (come Con.tempo e StreetBook Magazine) e in antologie, cartacee e digitali (come I mondi del fantasy, di Limana Umanìta Edizioni, Racconti Toscani, di Historica Edizioni, Sognando, di Panesi Edizioni). I suoi ultimi libri sono Favola di una falena (Panesi Edizioni, 2016), Ulfhednar War – La guerra dei lupi (Edizioni Il Ciliegio, 2017) e Berserkr (Dark Zone edizioni, 2017).
Cura il blog “I mondi fantastici” che promuove scrittori di fantasy italiano. Scrive articoli per il portale di letteratura fantastica “Le lande incantate”. È presidente dell’associazione culturale “Nati per scrivere” che d’estate organizza la rassegna “Un libro al tramonto” – Aperitivi letterari a Viareggio, per far conoscere autori locali.

Contatti

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Come vedete ho entrambi i volumi, sia il primo sia il secondo, e non vedo l’ora di avere il tempo di leggerli e immergermi in questa storia!

Spero vi farete convincere da questa saga 😊

Alla prossima!
Federica 💋