La lista per amarti

Buonasera!

Vi lascio il racconto che partecipa a Il Gioco di Aven! Il tema di questa settimana era “Lista” e spero vi piaccia quello che ne è uscito 😊

Guardò l’uomo al suo fianco e capì.
Non seppe nemmeno lei spiegare a se stessa cosa capì, però sentì che, finalmente, ogni pezzo del suo puzzle si incastrava correttamente con gli altri. Per la prima volta nella sua vita ebbe la netta sensazione di essere nel luogo cui apparteneva, la casa che tanto aveva cercato.
Gli strinse la mano e lui, sorpreso da quel gesto bellissimo, le sorrise incoraggiante. Fu guardando il volto dell’uomo che le aveva cambiato la vita che si decise a raccogliere il coraggio a piene mani, trascinandolo dolcemente lontano dalla folla di amici e parenti.
Se non fosse mai entrato nella sua esistenza come un uragano, lei non avrebbe mai capito di aver perso la propria bussola; ma si erano incontrati ed ora il suo ago puntava, e avrebbe sempre puntato, verso di lui, il suo Nord personale, l’unico essere vivente capace di attrarla come un magnete.
«Che succede?» le chiese lui, ritrovandosi da solo con la donna cui non aveva mai saputo ignorare.
«Se dovessi stilare una lista di pro e contro, credo che tu ed io non resteremmo amici a lungo» scherzò, prendendogli entrambe le mani e intrecciando le loro dita. «Sei indisponente, insopportabilmente bello e sfoderi sempre quella fastidiosa faccia da schiaffi convinto di essere irresistibile»
«Siamo in vena di complimenti, eh, Reginetta?»
«Ssh. Fammi finire» lo riprese lei, sorridendo quando lui la guardò proprio nel modo che lei tanto trovava insopportabile, con quell’occhiata sicura del proprio charme. «La lista delle obiezioni è più lunga di quella delle ragioni per cui dovrei frequentarti, prima tra tutte la tua innata propensione a crederti capace di farmi fare tutto ciò che vuoi solo con questa sciocca espressione da Adone. Non ci casco, perché io ti conosco»
«Ma davvero?» le chiese, stringendo la presa sulle mani di lei e avvicinandola a sé.
Ora la guardava dritta negli occhi, intrappolandola nella stretta delle sue braccia. Mesi fa non glielo avrebbe mai permesso. Adesso, invece, giocava con il fuoco senza nemmeno esserne pienamente consapevole.
«Sì» confermò, appoggiando la fronte alla sua e inspirando a fondo. «Ti atteggi a playboy perché non vuoi più avvicinarti alle persone, perché hai paura di soffrire e non lo sopporteresti più. Però sei pronto a fare di tutto per aiutarmi, vuoi essere la persona che mi cambierà la vita perché questo ti dà la sensazione di poter ancora vivere, nonostante tutto. Vuoi essere parte della mia vita, ma restandone a distanza»
Lei si liberò dalla sua presa, divenuta sempre più blanda mentre continuava a parlare, e gli circondò il viso con le mani, percorrendone i tratti con i polpastrelli leggeri. Quell’uomo sempre sicuro di sé ora era davanti a lei spogliato della sua maschera, incerto e ferito come lei aveva imparato a vederlo e ad apprezzarlo nell’ultimo mese.
«Per più di un anno hai fatto di tutto per rendermi libera. A partire dal weekend che abbiamo passato in montagna, tu ti sei sforzato in ogni modo possibile di restituire la voce alla vera me. Sei la persona più altruista che abbia mai conosciuto. E anche la più negligente verso se stessa»
«Un ritratto poco lusinghiero» cercò di scherzare, nel tentativo di riprendere quella distanza che lei era riuscita a spazzar via. «Hai fatto una lista davvero niente male»
«Eccoti qui. Sempre trincerato dietro questa faccia da schiaffi»
«Sento che ti prudono le mani, Becks. Non negarlo»
Lei rise. Sì, le mani le prudevano dal desiderio di colpirlo e far sparire quella maschera. Aveva una lista di motivi per farlo lunga abbastanza da permetterle di fare il giro del mondo un paio di volte. Però a lei bastava solo il primo.
«Puoi nasconderti quanto vuoi. Però sappi che io ti vedo. Ti vedo, Neil, esattamente per quello che sei»
«Che cosa orribile» si staccò da lei, avvertendo subito la mancanza di quel tocco caldo sul viso. «Non sono un granché»
«È quel granché che amo» le sue guance avvamparono, ma per una volta ne fu felice. «Ti ho detto che, se avessi considerato i pro e i contro, non saremmo rimasti amici ed è vero. Io non voglio essere tua amica, non più. Voglio tutto questo. Voglio noi»
E lì, nella casa dei suoi genitori, nel luogo in cui si era sentita completa solo quando lui vi aveva impresso la propria impronta, comprese che ciò che contava era un’unica lista, la cui voce principale non era che una e una soltanto.
Amarlo per ciò che era realmente.
«Rebecca»
Il suo nome. Solo quello sfuggì alle labbra di Neil.
E lei sentì freddo, più di quanto ne avesse mai provato in una vita intera.

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[Domino Letterario] “Loving Donovan” di Anne Went e Mari Thorn

Buongiorno 😊

Siamo alla fine del mese e come di consueto torna l’appuntamento con il Domino Letterario, la catena tra blog che vede come tessere tanti bei libri! Oggi la mia scelta si collega a quella di Stefania di Libri e altri disastri per il genere che accumuna entrambi i nostri libri!

Titolo
Loving Donovan
Autore 
Anne Went & Mari Thorn
Editore
Self Publishing
Anno
2016
Genere
Romance, humor
Formato
Ebook ~ Cartaceo
Pagine

399
Prezzo
0,99€ (ebook) ~ 9,99€ (cartaceo)
Acquisto
Amazon

Cliff Brewster è il giovane e geniale erede di una famiglia dal recente passato nobiliare. Ha una mente brillante che lo ha fatto spiccare nel mondo degli affari e una ancor più brillante predisposizione a godersi la vita.
Un mix esplosivo. Una preoccupazione non da poco per sua nonna, la temibile Lady Brewster. Come impedire che Cliff disperda il suo potenziale? Semplice, ponendogli accanto un ‘tutor’ che ne regoli l’esistenza. E chi meglio di un maggiordomo? Ma siamo nel terzo millennio e le donne hanno ormai conquistato ruoli che una volta erano appannaggio dei soli uomini. Così Lady Brewster ingaggia non IL, ma LA migliore “butler” d’Inghilterra.
Ferrea e inflessibile, anche se dotata di una dolcezza nascosta, Greta Donovan avrà il non facile compito di contenere gli eccessi del giovane Brewster e Cliff ricambierà facendo di tutto per liberarsi di lei.
Persino Teddy, Charlie e Susan, gli inseparabili amici di Cliff, non riusciranno ad evitare di affezionarsi a Don, e quando lui scoprirà di poter essere migliore grazie al suo instancabile sostegno, sarà la fine per il loro strano rapporto di lavoro.
Don è spiazzata: può un datore di lavoro, diventato un amico, trasformarsi in qualcosa di più?
E Cliff accetterà di cambiare? A che prezzo?
Greta si rifiuta anche solo di pensarlo e Cliff dovrà dimostrarle di essere cambiato, ma la cocciutaggine di una temibile lady darà ad entrambi un’ultima e definitiva opportunità e alla fine… LOVING DONOVAN!

Per esclusione concludo di avere davanti il mio nuovo capo, il magnifico Cliff Brewster. Che poi quando si gira, tanto magnifico non è. A dirla tutta, anche lui è un vero disastro.

E per Greta Donovan, maggiordomo di professione e da generazioni prima di lei, la prima impressione sul suo nuovo, scanzonato, datore di lavoroè tutto. Che poi, il trentenne Clifford J. Brewster, ricchissimo genio dei videogiochi, non è il suo capo in senso stretto; lo è, però, l’anziana† Lady Brewster, una nonna pressante e pronta a tutto pur di mettere un po’ di sale in zucca al suo unico nipote, anche assumere una ragazza diplomatasi nella scuola per maggiordomi più prestigiosa del Regno Unito. Una vera e propria baby-sitter, o così la vede Cliff.

Ma chi è, Wonder Woman? Sollevo un attimo lo sguardo dai fogli e osservo la nuova ragazza. Con un curriculum del genere farsi venire qualche dubbio è più che lecito, ma lei resta impassibile e comincio a credere che se non è una grande attrice allora è davvero capace di tutto ciò che c’è scritto su questo foglio.

E come le invisibili ma presenti figure dei romanzi vittoriani, Donovan si installa nella vita del signor Clifford con l’intenzione di fare tutto ciò che compete al suo ruolo: svegliarlo, preparargli i vestiti, ricordagli gli appuntamenti e, soprattutto, accompagnarlo ovunque lui decida di andare, da chiunque voglia vedere. Comprese le ragazze che frequenta. Ma per l’indolente Cliff, la presenza di questa ragazza estremamente rigida e saccente è più una seccatura che una manna dal cielo, un fastidio di cui vuole liberarsi a qualsiasi costo, persino ricorrendo a tecniche… fuori dal comune!

«Non ti ci mettere anche tu! Quella tipa è impossibile. Sarà anche una bella ragazza, ma si veste come la Rottenmeyer di Heidi e brontola nello stesso modo. Ed è genetico! Ha un pedigree lungo una quaresima, padre, madre, nonni, zii, nipoti, tutti al servizio di prestigiosissimi capoccioni, pure coronati! Non so cosa si è messa in testa mia nonna, ma io con un guinzaglio al collo sudi freddo»
«Calmo, calmo! Lo vedo. Dai, vediamo cosa si può fare. In pratica tu vuoi stressarla in modo che se ne vada da sola, giusto?»
«Giusto»
«Quindi in pratica mi stai chiedendo di aiutarti a fare mobbing ad una tua dipendente?»

In un rapporto al limite della non sopportazione, reciproca per altro, i personaggi principali si affrontano a suon di test fatti per mettere alla prova la resistenza di lei a un datore di lavoro impossibile e di vendette portate avanti con tutto il contegno e l’aplomb che solo un perfetto maggiordomo potrebbe avere. Loving Donovan è un romanzo rosa dove l’ironia e la canzonatura fanno da padrone, trasformando questo improbabile duo signore/maggiordomo in un semplice Clifford e Don, e poi in Cliff e Greta, dove l’alternanza dei punti di vista tra loro regala una fantastica lettura, creata in modo intelligente da Anne Went e Mari Thorn.

Però! Possibile che ho qualcosa da condividere con il mio cerbero? Io e Don ci scambiamo un sorriso segreto e solo nostro che gli altri non possono capire.

Greta è una ragazza introversa, con poche amicizie e bloccata da una famiglia poco espansiva prima, poi da una rigida educazione. Mostra con fatica la forza del suo carattere, preferendo allontanarsi quando quel rapporto impersonale tra capo e dipendente inizia a incrinarsi, presentandole una scelta complessa: essere se stessa o mantenere intatto il suo onore di maggiordomo.
Con Cliff, invece, è tutta un’altra storia. Massimo rappresentante della sindrome di Peter Pan, questo eterno ragazzino di trent’anni, con un ciuffo patinato degno erede degli anni ottanta e con un trio di amici che gli gravitano attorno davvero incredibile, si trova a fronteggiare il “demone” della responsabilità, complice il buon esempio di Greta e la presenza di una nonna un po’ impicciona ma che si dimostra dolcemente divertente. Deve dirvelo: Lady Brewster è una faina, pronta a ogni stratagemma pur di vedere finalmente sistemato e con la testa a posto il suo scapestrato nipote. L’ho adorata in ogni momento.

Poi è arrivato Cliff a sconvolgermi l’esistenza e ora so amare. Non sono più la Greta solitaria e schiva, chiusa a tutto e a tutti. Una nuova persona sta nascendo in me e lo devo a lui. E anche se finirò, saprò di dovergli il merito di questa incredibile scoperta.

Loving Donovan è un romanzo dove i sentimenti si evolvono con dolcezza, lentamente, conditi di ironia e prese in giro che mi hanno fatta ridere dall’inizio alla fine. Si passa da scanzonate prese in giro a rivelare dettagli esilaranti su un’istituzione britannica, la Regina Elisabetta, che nei ricordi di Lady Brewster non è che una sua coetanea!
Ho adorato tutti i personaggi, nessuno escluso (non vedo l’ora di scoprire le storie di Teddy, Susan, Charlie e Clementine), e sono rimasta piacevolmente colpita da questa storia. Riserva un po’ di belle sorprese!

È una lettura super consigliata! E se avete Amazon Prime, trovate questo titolo nella selezione di Prime Reading, così, giusto per saperlo 😉

La mia tappa si chiude qui, però vi lascio il calendario del Domino per scoprire tutte le altre tessere!

Noi ci risentiamo Lunedì, con gli aggiornamenti sulle reading challenge nei primi 6 mesi del 2018!
Buon weekend
Federica 💋

Solo: A Star Wars Story

Buongiorno!

In questi ultimi giorni di Giugno, in cui gli ultimi esami all’università mi stanno dando del filo da torcere, arrivo con la recensione del film targato Disney che fa da riempitivo tra i capitoli della nuova trilogia di Guerre Stellari, uscito nelle sale questo mese.

Titolo
Solo: A Star Wars Story
Regia
Ron Howard
Anno
2018
Genere
Fantascienza, avventura
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
George Lucas (personaggi)
Sceneggiatura
Jon Kasdan, Lawrence Kasdan
Cast
Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton, Phoebe Waller-Bridge, Joonas Suotamo, Paul Bettany

Il secondo spin-off della nuova trilogia di Star Wars, preceduto da Rogue One giusto due anni fa, vede come protagonista niente po’ po’ di meno che il celebre Han Solo, capitano della nave spaziale Millennium Falcon con Chewbecca. Un momento…
In realtà in Solo: A Star Wars Story non c’è nulla di tutto questo. O meglio: non c’è ancora.
Ambientato a pochi anni dalla nascita dell’Impero dei Sith, è su Corellia, pianeta gestito da bande criminali, che un giovane ragazzo di nome Han si destreggia in furti di ogni genere con la speranza di diventare un pilota e fuggire da lì con Qi’ra, la ragazza che ama. E quando quasi riescono a mettere in atto il loro piano di fuga, ecco che l’Impero li separa, costringendo Han a lasciarsi tutto alle spalle per sopravvivere. Ciò che gli resta è la promessa di tornare e riprendere Qi’ra.
Da questo momento in avanti il film, diretto da Ron Howard (subentrato alla coppia di Phil Lord e Christopher Miller), è un collage dei momenti salienti che, da Star Wars: Una nuova speranza, vengono ricordati come le esperienze che hanno contribuito a rendere Han, beh, Han Solo.
E c’è proprio tutto, dall’incontro con il wookiee Chewbecca a quello con Lando Calrissian e il Millennium Falcon, fino alla famosa rotta per Kessel compiuta in 12 parsec (un vero record, se siete cultori della saga stellare). Un vero tripudio nel passato di Han, alla scoperta degli anni della sua formazione e di cosa lo ha reso il cinico contrabbandiere incontrato da Obi-Wan Kenobi e Luke Skywalker dieci anni dopo su Tatooine.
Solo è un western spaziale che, benché non scavi a fondo nella mitologia di Guerre Stellari, si concentra bene sull’evoluzione di un personaggio iconico come Han Solo, nonché su quelli secondari, mettendo in luce un altro aspetto della saga ideata da George Lucas: la ricerca dell’avventura. Perché è questo che conta in un film come Solo, l’avventura, e in cui si esprime al meglio l’ideale di indomito avventuriero creato George Lucas in personaggi come Han Solo e Indiana Jones (impersonati entrambi, guarda caso, da Harrison Ford)!
A dispetto delle tante critiche negative che ho letto online, l’ho trovato un bel film, divertente e coinvolgente, con un cast stellare che rende ancora più realistici i personaggi e contribuisce a trasformarle in vere e proprie icone.

Voi siete fan della serie di Star Wars? Io l’adoro, soprattutto la trilogia iniziata nel 1975!

Adesso vado, che l’esame di oggi mi attende!

A presto
Federica 💋

Kong: Skull Island

Buongiorno 😊

Per cambiare un po’ dal solito, nello scorso weekend ho recuperato un film che mi ero ripromessa di vedere tempo fa ma che, impegni vari, è sempre stato accantonato e oggi ne arriva la recensione! Si tratta di Kong: Skull Island!

Titolo
Kong: Skull Island
Regia
Jordan Vogt-Roberts
Anno
2017
Genere
Azione, avventura, fantascienza
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
John Gatins (storia), Merian C. Cooper, Edgar Wallace (personaggi)
Sceneggiatura
Max Borenstein, Derek Connolly, Dan Gilroy
Cast
Tom Hiddleston, Brie Larson, Samuel L. Jackson, John Goodman, Jing Tian, Thomas Mann, John C. Reilly, Will Brittain, John Ortiz, Corey Hawkins, Eugene Cordero, Jason Mitchell, Shea Whigham, Toby Kebbell, Terry Notary, Richard Jenkins, Robert Taylor, Marc Evan Jackson, Allyn Rachel

1973. Il governo americano ha deciso che quella in Vietnam non è una guerra che potrà mai vincere; l’opinione pubblica è indignata dalle atrocità testimoniate dai fotografi e l’unica alternativa è richiamare tutte le truppe. Tutte, tranne una.
Perché Packard e i suoi ragazzi hanno un’ultima missione: scortare una squadra di scienziati su una misteriosa isola del pacifico e proteggerli durante le loro rilevazioni. Ad accompagnarli la fotografa Mason Weaver e ex capitano britannico James Conrad, assoldato come tracker per mappare e guidare il gruppo sull’isola.
Ma ad accoglierli si presenta una delle creature più grandi che si siano mai viste: un gorilla più alto delle montagne che, infastidito dai nuovi arrivati, si adopera per abbattere loro e gli elicotteri su cui viaggiano. Così, quello che doveva essere un semplice viaggio scientifico, si trasforma in una lotta per la sopravvivenza e in uno scontro feroce tra Packard e Kong, il re dell’isola.
Devo dire che, dato il cast presente, mi aspettavo un film spettacolare. E da un certo punto di visto lo è: visto il quantitativo esorbitante di bombe che vengono fatte esplodere sin dai primi minuti, lo spettacolo è dato da dei veri e propri bombaroli. Davvero un’idea geniale, devo dire: isola sconosciuta e la prima cosa che questi esploratori fanno dopo essere arrivati è sganciare l’armamentario della guerra appena finita al suolo. Ovvio che poi il “signore” dell’isola si sia messo ad abbatterli…
Non un buon inizio devo dire, anche se da qui partono le due trame parallele di Kong: Skull Island: da un lato c’è Packard e la vendetta furiosa che medita verso Kong per averlo visto trucidare i suoi uomini; dall’altro Conrad e Weaver, che intraprendono un viaggio nei recessi bui dell’isola per raggiungere il punto di estrazione e che scopriranno la reale natura delle creature che la abitano grazie a Marlow, soldato dell’aviazione americana dato per disperso dal 1944.
Un po’ in ricordo di Apocalypse Now, un po’ rielaborazione del romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad (cui strizzano l’occhio – piuttosto esplicitamente – i nomi di James Conrad e Hank Marlow, nonché il viaggio lungo il fiume) e un po’ rivisitazione dei precedenti titoli su King Kong, questo film non convince in nessuna delle sue vesti, forse perché vuole interpretarle tutte all’unisono e finisce per farlo veramente male. È un melting pot di tante influenze diverse che vengono puntualmente disattese. Ad iniziare dal cast.
Samuel L. Jackson resta fisso in una mentalità guerrafondai che non fa onore al suo valore come attore, né a una classe sociale provata dagli orrori della guerra; John Goodman, il capo della spedizione scientifica, è un bigotto retrogrado che tradisce i suoi stessi principi; Brie Larson, da occhio della verità con la sua macchina fotografica, emerge più come rappresentante delle quote rosa che altro, dove la sua stoica vicinanza a Kong è solo un simbolo della femminilità vista come capacità di relazionarsi con il regno animale; e infine Tom Hiddleston, il cui ruolo metaforico avrebbe dovuto elevarlo a tramite tra mondo animale (caotico e brutale) e mondo umano (razionale e eticamente responsabile), si ritrova a fare da suppellettile, una bella presenza riempitiva che non riesce a emergere sugli altri.
È un b-movie con pretese da gran film, dove, come dicevo all’inizio, ad essere spettacolare è solo l’esplosione delle bombe.

Decisamente, uno di quei film sui mostri da dimenticare… Voi lo avete visto?

Fatemi sapere!
Federica 💋

Il timbro nero

Buongiorno 😊

Oggi vi lascio il racconto che partecipa alla XXII Challenge Raynor’s Hall e il tema per questo mese è “Timbro”! Spero vi piaccia!

Kesey osservò la busta.
La teneva tra le mani, ancora sigillata, ancora ignara di cosa vi fosse all’interno, e ne osservava la carta spessa, gli angoli un po’ rovinati dal trattamento rude riservato a quella che poteva essere la lettera che avrebbe cambiato la sua vita per sempre.
Presa da un attimo di ansia, appoggiò l’involto sul tavolo, lisciandolo con le dita. Si soffermò più del dovuto sui segni a rilievo che decoravano la parte superiore, disegnandone le forme perfette con i polpastrelli finché non imparò a memoria le linee. Chiuse gli occhi e li tracciò di nuovo, immaginando dietro alle palpebre l’attimo in cui quel segno era stato impresso sulla carta. Vide una mano afferrare il manico longilineo, muoverlo avanti e indietro sul piccolo contenitore rettangolare, così da saturare i rilievi sul fondo con l’inchiostro, e poi la sentì muoversi nell’aria.
Doveva aver scricchiolato nell’attimo in cui era entrato in contatto con la superficie ruvida della carta, pizzicandola appena. Non tanto, solo abbastanza da produrre quella piccola piega che aveva visto e avvertito sotto le dita. Era leggera, quasi assottigliatasi dopo le lunghe ore di viaggio in una sacca, ma lei la sentiva lo stesso. Era proprio accanto alla zampa superiore del leone rampante.
Seguì il profilo dell’animale, il cuore che le batteva forte e il respiro teso. Aveva aspettato tre anni per quella lettera; trentasei lunghi mesi passati ad attendere la risposta alle sue richieste con il dubbio che non sarebbe mai nemmeno arrivata. Ma era lì, finalmente. Adesso poteva sapere cosa la attendeva alla fine di quel lungo percorso. Poteva sapere chi il consiglio aveva scelto come suo maestro.
Riaprì gli occhi con uno scatto, le iridi grigie così brillanti di eccitazione che quasi poteva bruciare con un semplice sguardo ciò su cui si soffermava troppo a lungo. Era quella la sua peculiarità, il dono miracoloso con cui era nata, un potere così raro che i maestri capaci di dominarlo si contavano sulle dita di una mano. Erano solo tre e Kesey ne conosceva i nomi a memoria.
Non aveva idea di chi avesse accolto la sua richiesta di lasciare l’accademia prima del tempo, addirittura con anni di anticipo rispetto a tutti gli altri studenti della sua età. Ma lei non era come tutti gli altri; aveva un’intelligenza superiore alla media, era una delle più sveglie e reattive agli insegnamenti, tanto che già possedeva le stesse conoscenze degli allievi appena diplomati, di quattro anni più grandi.
Forse era stata Maestro Fraya, la più grande custode dagli occhi di brace che avesse mai camminato su quella terra. Sceglieva solo gli studenti più promettenti, coloro che avrebbero fatto parte della guardia scelta dei consiglieri e avrebbero protetto la loro patria fino alla morte.
O magari Maestro Teseus.
Accettava un solo allievo a decade e l’ultima ragazza ad aver seguito la sua guida si era separata da lui circa cinque mesi prima. Kesey non aveva sentito nessuna notizia riguardo a un nuovo prediletto per quel maestro e sentì un fremito d’eccitazione al pensiero che potesse essere stata scelta da lui. Se fosse diventata la nuova pupilla di Maestro Teseus, avrebbe trascorso i prossimi dieci anni della sua vita a Illiria, la città verde, dimora dei mille giardini la cui magnificenza era leggendaria.
Oppure era stato Maestro Polter a volerla con sé.
Lui possedeva gli stessi occhi magici di Kesey, lo stesso sguardo capace di dare fuoco a ciò che sfiorava. E non solo, perché lui riusciva a manipolare le fiamme che bruciavano nelle sue iridi e a trasformarle in armi letali.
Il cuore le sarebbe scoppiato nel petto se avesse colpito la curiosità dell’unico maestro che era diventato una leggenda pur essendo ancora in vita. Non si faceva illusioni, ma se avesse potuto scegliere, allora avrebbe seguito Maestro Polter, senza alcun dubbio.
Ognuno di loro avrebbe trasformato la sua vita, in modi diversi, ma tutti l’avrebbero resa memorabile.
Il timbro nero con il leone rampante, simbolo del consiglio e del potere che guidava il loro vasto regno, la osservava di rimando ogni volta che lei lo intercettava. Restava muto, trincerato nel suo silenzio inanimato, ma per Kesey il suo ruggito si avvertiva forte e limpido nella quiete della sua camera. Tanto forte quanto lo fu il fruscio del suo dito nel rompere il sigillo di chiusura.
Dentro, su un foglio con lo stesso simbolo impresso in un angolo, Kesey trovò la decisione sul suo futuro. Le parole scorsero sotto il suo sguardo vorace, scivolando una dietro l’altra con fin troppa facilità.
E alla fine Kesey bruciò di delusione.
Non perché il consiglio non avesse accettato la sua richiesta. No, al contrario. Si dicevano entusiasti dei suoi risultati e mostravano di essersi informati anche sulle sue recenti conquiste accademiche, segno che la stavano tenendo d’occhio già da un po’. Le confermavano che presto, in meno di un mese, avrebbe lasciato quella scuola per iniziare il suo apprendistato. Avrebbe rappresentato la futura gloria della nazione studiando con uno dei suoi maestri più conosciuti.
Fu a leggere quel nome che la ragazza si maledisse per non aver pazientato.
Maestro Valerian. L’avevano affidata a Maestro Valerian.
Kesey strinse i pugni, stracciando la lettera nel momento in cui i suoi occhi si fermarono sul timbro nero. Maestro Valerian era famoso, sì, ma tristemente famoso, per essere l’unico maestro a non aver mai concluso un solo apprendistato. Divenuto Maestro appena due anni prima, tutti e cinque gli allievi che gli erano stati affidati lo avevano abbandonato dopo nemmeno un mese. Tutti credevano fosse perché era troppo severo, perché era il consiglio a voler diffondere la voce. Ma Kesey conosceva la verità e presto il leone rampante prese fuoco sotto quelle iridi grigie, fumose come il cielo prima di un temporale, screziate come solo il mare pronto alla tempesta può essere.
Una fiamma nera come la notte divampò tra le sue mani, identica all’umore di Kesey quando finalmente comprese cosa ne sarebbe stato di lei e della sua vita. Nulla. Assolutamente, irreparabilmente, nulla.
Perché Kail Valerian, un Maestro della nazione, non accettava apprendisti. Anzi, era proprio introvabile.
Kesey, la più brillante studentessa che fosse mai nata, era appena stata affidata ad un fantasma. E non solo: in meno di un mese si sarebbe ritrova senza un tetto sopra la testa.
E il timbro nero, il leone rampante simbolo del regno che tanto desiderava servire, si consumò sotto il suo sguardo, bruciando con sé anche ogni speranza di Kesey.