Il timbro nero

Buongiorno 😊

Oggi vi lascio il racconto che partecipa alla XXII Challenge Raynor’s Hall e il tema per questo mese è “Timbro”! Spero vi piaccia!

Kesey osservò la busta.
La teneva tra le mani, ancora sigillata, ancora ignara di cosa vi fosse all’interno, e ne osservava la carta spessa, gli angoli un po’ rovinati dal trattamento rude riservato a quella che poteva essere la lettera che avrebbe cambiato la sua vita per sempre.
Presa da un attimo di ansia, appoggiò l’involto sul tavolo, lisciandolo con le dita. Si soffermò più del dovuto sui segni a rilievo che decoravano la parte superiore, disegnandone le forme perfette con i polpastrelli finché non imparò a memoria le linee. Chiuse gli occhi e li tracciò di nuovo, immaginando dietro alle palpebre l’attimo in cui quel segno era stato impresso sulla carta. Vide una mano afferrare il manico longilineo, muoverlo avanti e indietro sul piccolo contenitore rettangolare, così da saturare i rilievi sul fondo con l’inchiostro, e poi la sentì muoversi nell’aria.
Doveva aver scricchiolato nell’attimo in cui era entrato in contatto con la superficie ruvida della carta, pizzicandola appena. Non tanto, solo abbastanza da produrre quella piccola piega che aveva visto e avvertito sotto le dita. Era leggera, quasi assottigliatasi dopo le lunghe ore di viaggio in una sacca, ma lei la sentiva lo stesso. Era proprio accanto alla zampa superiore del leone rampante.
Seguì il profilo dell’animale, il cuore che le batteva forte e il respiro teso. Aveva aspettato tre anni per quella lettera; trentasei lunghi mesi passati ad attendere la risposta alle sue richieste con il dubbio che non sarebbe mai nemmeno arrivata. Ma era lì, finalmente. Adesso poteva sapere cosa la attendeva alla fine di quel lungo percorso. Poteva sapere chi il consiglio aveva scelto come suo maestro.
Riaprì gli occhi con uno scatto, le iridi grigie così brillanti di eccitazione che quasi poteva bruciare con un semplice sguardo ciò su cui si soffermava troppo a lungo. Era quella la sua peculiarità, il dono miracoloso con cui era nata, un potere così raro che i maestri capaci di dominarlo si contavano sulle dita di una mano. Erano solo tre e Kesey ne conosceva i nomi a memoria.
Non aveva idea di chi avesse accolto la sua richiesta di lasciare l’accademia prima del tempo, addirittura con anni di anticipo rispetto a tutti gli altri studenti della sua età. Ma lei non era come tutti gli altri; aveva un’intelligenza superiore alla media, era una delle più sveglie e reattive agli insegnamenti, tanto che già possedeva le stesse conoscenze degli allievi appena diplomati, di quattro anni più grandi.
Forse era stata Maestro Fraya, la più grande custode dagli occhi di brace che avesse mai camminato su quella terra. Sceglieva solo gli studenti più promettenti, coloro che avrebbero fatto parte della guardia scelta dei consiglieri e avrebbero protetto la loro patria fino alla morte.
O magari Maestro Teseus.
Accettava un solo allievo a decade e l’ultima ragazza ad aver seguito la sua guida si era separata da lui circa cinque mesi prima. Kesey non aveva sentito nessuna notizia riguardo a un nuovo prediletto per quel maestro e sentì un fremito d’eccitazione al pensiero che potesse essere stata scelta da lui. Se fosse diventata la nuova pupilla di Maestro Teseus, avrebbe trascorso i prossimi dieci anni della sua vita a Illiria, la città verde, dimora dei mille giardini la cui magnificenza era leggendaria.
Oppure era stato Maestro Polter a volerla con sé.
Lui possedeva gli stessi occhi magici di Kesey, lo stesso sguardo capace di dare fuoco a ciò che sfiorava. E non solo, perché lui riusciva a manipolare le fiamme che bruciavano nelle sue iridi e a trasformarle in armi letali.
Il cuore le sarebbe scoppiato nel petto se avesse colpito la curiosità dell’unico maestro che era diventato una leggenda pur essendo ancora in vita. Non si faceva illusioni, ma se avesse potuto scegliere, allora avrebbe seguito Maestro Polter, senza alcun dubbio.
Ognuno di loro avrebbe trasformato la sua vita, in modi diversi, ma tutti l’avrebbero resa memorabile.
Il timbro nero con il leone rampante, simbolo del consiglio e del potere che guidava il loro vasto regno, la osservava di rimando ogni volta che lei lo intercettava. Restava muto, trincerato nel suo silenzio inanimato, ma per Kesey il suo ruggito si avvertiva forte e limpido nella quiete della sua camera. Tanto forte quanto lo fu il fruscio del suo dito nel rompere il sigillo di chiusura.
Dentro, su un foglio con lo stesso simbolo impresso in un angolo, Kesey trovò la decisione sul suo futuro. Le parole scorsero sotto il suo sguardo vorace, scivolando una dietro l’altra con fin troppa facilità.
E alla fine Kesey bruciò di delusione.
Non perché il consiglio non avesse accettato la sua richiesta. No, al contrario. Si dicevano entusiasti dei suoi risultati e mostravano di essersi informati anche sulle sue recenti conquiste accademiche, segno che la stavano tenendo d’occhio già da un po’. Le confermavano che presto, in meno di un mese, avrebbe lasciato quella scuola per iniziare il suo apprendistato. Avrebbe rappresentato la futura gloria della nazione studiando con uno dei suoi maestri più conosciuti.
Fu a leggere quel nome che la ragazza si maledisse per non aver pazientato.
Maestro Valerian. L’avevano affidata a Maestro Valerian.
Kesey strinse i pugni, stracciando la lettera nel momento in cui i suoi occhi si fermarono sul timbro nero. Maestro Valerian era famoso, sì, ma tristemente famoso, per essere l’unico maestro a non aver mai concluso un solo apprendistato. Divenuto Maestro appena due anni prima, tutti e cinque gli allievi che gli erano stati affidati lo avevano abbandonato dopo nemmeno un mese. Tutti credevano fosse perché era troppo severo, perché era il consiglio a voler diffondere la voce. Ma Kesey conosceva la verità e presto il leone rampante prese fuoco sotto quelle iridi grigie, fumose come il cielo prima di un temporale, screziate come solo il mare pronto alla tempesta può essere.
Una fiamma nera come la notte divampò tra le sue mani, identica all’umore di Kesey quando finalmente comprese cosa ne sarebbe stato di lei e della sua vita. Nulla. Assolutamente, irreparabilmente, nulla.
Perché Kail Valerian, un Maestro della nazione, non accettava apprendisti. Anzi, era proprio introvabile.
Kesey, la più brillante studentessa che fosse mai nata, era appena stata affidata ad un fantasma. E non solo: in meno di un mese si sarebbe ritrova senza un tetto sopra la testa.
E il timbro nero, il leone rampante simbolo del regno che tanto desiderava servire, si consumò sotto il suo sguardo, bruciando con sé anche ogni speranza di Kesey.

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13 pensieri su “Il timbro nero

  1. No povera Kesey! A un certo punto immaginavo che non capitasse nessuno dei 3 maestri ma poverina la sua delusione è stata immensa xD Ora vorrei conoscere il Mastro Valerian e magari scoprire che è un uomo di talento capace di farla crescere

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