Progetto giovani

Buongiorno e buon Mercoledì!

La giornata di oggi voglio dedicarla alla presentazione di un progetto che trovo molto interessante e, soprattutto, focalizzato su tematiche di cui fa sempre bene parlare! Si tratta di Progetto giovani di NPS Edizioni, la casa editrice dell’associazione guidata da Alessio Del Debbio.

L’idea di fondo del progetto è concentrarsi sull’isolamento e sulla solitudine che purtroppo oggi sono sempre più caratteristici della nostra realtà quotidiana e che, con le loro influenze, trovano maggior presa sui più giovani a causa del loro stretto rapporto con la tecnologia, sopportando un peso non sempre facile da portare, soprattutto per loro.
Perciò, da questa consapevolezza di dover e di voler investire sui giovani, parte il nuovo progetto di “avvicinamento alla lettura” di NPS Edizioni, che propone una prima uscita di due opere per fare breccia nel cuore tecnologizzato dei giovani lettori, parlando il loro linguaggio, scavando nei sentimenti per tirare fuori anche quelli scomodi e sviscerando le gioie e i dolori del crescere.

Questi i titoli scelti per raccontare l’amore, l’amicizia, le difficoltà della crescita, il bullismo e la diversità:
Giovani inversi. Poesie in tempi di bullismo e altre prepotenze, silloge poetica della giornalista lucchese Romina Lombardi, illustrata dall’artista vicentina Alice Walczer Baldinazzo per NPS Edizioni, che rappresenta un originale connubio artistico di due donne per combattere i soprusi dei nostri tempi. Il libro è anche la prima uscita della collana “Gli straordinari”, di NPS Edizioni, un progetto congiunto dell’Associazione Nati per scrivere e del Magazine L’ordinario, volto alla valorizzazione delle persone e delle loro storie.
Anime contro, dello scrittore viareggino Alessio Del Debbio, racconta e scandaglia le vicende e le emozioni di quattro ragazzi di Viareggio, sul finire dell’adolescenza, tra progetti e paure per il futuro. Quattro vite diverse, tutte a suo modo complicate, che trovano conforto nell’amicizia, silenzioso ma forte legame che le unisce. Il libro apre la collana di narrativa di NPS Edizioni.

Dei libri con protagonisti giovani, pensati per i giovani e con un progetto ben chiaro nelle intenzioni, come ha dichiarato anche Alessio Del Debbio: “Quando abbiamo pensato a questi librilo abbiamo fatto anche nell’ottica di portarli nelle scuole, per parlare ai ragazzi in età critica ed è quello che faremo, per ricordare loro che non sono soli e che i turbamenti e le difficoltà quotidiane le abbiamo vissute tutti e possono essere sconfitte”.

Libri e tematiche, questi, di cui vi dicevo bisogna parlare e leggere, in questo caso. Ed entrambi i volumi saranno in distribuzione, nelle librerie e su tutti gli store, a partire dal 1 ottobre, oltre ad essere già ordinabili dal sito NPS Edizioni! Da non perdere!!

Proprio come da non perdere sono gli incontri dal vivo nelle librerie! Dopo la partenza da Lucca, lo scorso Sabato (22 Settembre), questi saranno le prossime tappe dove potrete trovarli:
– Sabato 6 Ottobre a Lido di Camaiore, per la presentazione di NPS Edizioni in occasione della Festa del Libro;
– Domenica 14 Ottobre a Sestri Levante, alle 14.15, con la presentazione del “Progetto Giovani”, di NPS Edizioni, a Libri in Baia, la fiera del libro.
– Domenica 21 Ottobre a Vicenza, a Porto Burci.

A Novembre, invece, a Brescia, con la data da scoprire insieme a tante news seguendo le pagine Facebook di NPS e dei suoi autori!

NPS Anime contro ~ Alessio Del Debbio Romina Lombardi Alice Walczer Baldinazzo L’ordinario

Per oggi è tutto! Vado a prenotare questi imperdibili libri!
Federica 💋

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La nascita della Regina Ribelle

Buongiorno a tutti!

Oggi deviamo dalle recensioni perché vi propongo il mio racconto per Il Club di Aven di questa settimana. I temi erano due anche questa volta: “Argento” di Sara e “Riscatto”, scelto da me. Poiché mi sembrava stessero bene insieme, li ho usati entrambi e questo è il risultato! Spero vi piaccia e che siate felici di ritrovare una protagonista che mi sembra abbiate apprezzato (è la stessa di Rebel Queen, se vi va di leggerlo, anche se in questo pezzo si fa un salto indietro nel tempo) 😊

Vestalia restò sola nella propria camera da letto.
La giornata era stata estenuante, lunga e le aveva richiesto più temperanza e controllo di quanto normalmente non esercitasse su se stessa. Tutto solo per macinare pensieri sempre più cupi sul reale scopo del suo consiglio più stretto, sulle vere intenzioni dei tre consiglieri presenti e su quanto ognuno di loro tenesse alla sopravvivenza del suo popolo.
In definitiva, si era rivelata una delle giornate più insoddisfacenti del suo regno. Quella in cui maggiormente aveva avvertito il giogo dell’Usurpatore stringersi attorno al suo collo, pesante e vero quanto il monile che realmente portava.
I suoi consiglieri, al pari di lei, avevano letto le parole di Atori Moran, la sua supplica a non essere lasciato solo nel momento del bisogno. Le rappresaglie avevano fiaccato i ribelli e adesso quelli chiedevano alla loro regina di soccorrerli, di aiutarli nel modo che le era concesso. E inviare loro del denaro attraverso i canali segreti era il solo che sperava funzionasse. Ma il consiglio si era opposto, categoricamente, e lei non poteva prescindere dalla loro approvazione per mettere in atto una qualsiasi decisione, fosse essa ufficiale o segreta.
La regina esule non si era mai sentita così impotente di fronte alle continue ingiustizie che Dres perpetrava entro e fuori i confini di Eris come in quel preciso istante. Si lasciò cadere sulla sedia della toeletta, il volto nascosto dietro le mani mentre osservava il proprio riflesso e quello della corona che le gravava sulla testa in quel momento. A cosa serviva essere regina se nulla poteva per il suo popolo? A che scopo mediare con gli ambasciatori del Tiranno quando lui non intendeva rispettare nemmeno il più semplice degli accordi?
Il diadema d’argento e incastonato di diamanti poggiato sui suoi capelli non le sembrava che un vacuo simbolo della sua incapacità di regnare davvero, di fare ciò che era necessario quando doveva essere fatto. Nelle foresta ai piedi della Fortezza aspettava un emissario di Atori, e all’arrivo del prossimo giorno se ne sarebbe andato, portando al capo dei ribelli solo il devastante silenzio del Regno che stava cercando di proteggere e liberare. Vestalia non lo poteva permettere; non si sarebbe sentita responsabile dell’abbandono di coloro ai quali aveva giurato di dedicarsi anima e corpo.
Ma come? Come poteva lei contravvenire allo stretto controllo sotto il quale viveva? Era la sovrana, ma nulla di ciò che faceva scappava allo sguardo viscido delle spie ospitate a palazzo con il suo recalcitrante benestare. Solo nella sue stanze osava lasciarsi andare ed essere pienamente se stessa, esprimere ciò che oltre la porta alle sue spalle non le era nemmeno concesso pensare.
Tutto ciò che di lei volevano vedere era l’ostentata ricchezza, lo sfarzo dei gioielli e del tesoro che le era rimasto dalla fuga dalla sua terra, la perfezione di una bambola che accettava di buon grado ogni male che le veniva imposto, o che ricadeva sugli erisei. Il suo volto ricoperto con la tintura d’oro, il kajal e la polvere d’ocra le restituiva l’occhiata spenta che l’aveva accompagnata per tutta la giornata, mostrava colei che gli altri volevano fosse.
Fu con gesti rapidi e precisi che tolse il trucco, riportando in superficie la ragazza stanca di aspettare che era obbligata a seppellire sotto strati e strati di vuota apparenza. Tutto nel suo volto appariva stremato, ma Vestalia sfregò il tessuto ruvido e umido ovunque, quasi volesse strappare via la maschera per ritrovare una parte di sé, per ritrovarsi. E poi, finalmente si vide, davvero, il proprio viso che si rifletteva nella cornice tonda dello specchio spoglio come lo era stato quella mattina. Studiò l’arcata regolare e netta delle sopracciglia, il taglio longilineo dei suoi occhi, il naso delicato e gli zigomi appena pronunciati; posò l’indice sulle labbra e ne disegnò il profilo pieno, con semplicità, con delicatezza, quasi avesse timore di non riconoscere più il suo vero aspetto.
Quella era lei, con la pelle olivastra incorniciata da lunghi capelli castano-dorati, e non luccicante di tintura tanto costosa quanto futile. Era lei in tutta la sua esperienza e fragilità, nell’inesperienza della sua giovane età e nella forza che sentiva di dover trovare per aiutare il suo popolo.
Capì che in quello specchio vedeva la regina che desiderava essere e sentì un fuoco crescere nel proprio petto.
Afferrò la corona d’argento con entrambe le mani e la posò di fronte a sé. Ciò che possedeva erano ricchezze che avrebbero potuto sfamare intere famiglie, che avrebbero potuto portare al riscatto della sua gente dopo dodici lunghi anni di dominio e sfruttamento. Ricchezze in numero assai maggiore di quanto lei ritenesse necessario e che nessuno oltre a lei e alle sue ancelle poteva toccare.
Il consiglio aveva vietato a Vestalia di fomentare e foraggiare la ribellione e la Regina si sarebbe astenuta, proprio come promesso quel pomeriggio. Ma chi sedeva nella stanza in quel momento era una persona che soltanto lei ricordava esistesse: era Vesta, la bambina e la ragazzina che solo qualche anno addietro giurava di ritornare a Eris per passare a fil di spada l’Usurpatore; era la giovane che conosceva il più grande segreto della Fortezza e che poteva usarlo per dimostrare quale fosse il suo valore, la tempra di una vera sovrana erisea.
Perché il castello e le sue torri erano percorsi da una fitta rete di cunicoli e passaggi segreti, corridoi nascosti dietro le spesse pareti di pietra che conducevano ovunque nella Fortezza e fuori da essa.
Solo lei e i suoi due più cari amici d’infanzia sapevano dell’esistenza di quelle vie, scoperte durante i loro giochi da bambini.
Ne aveva in mente l’intera mappa e l’avrebbe usata per andarsene dal suo stesso palazzo.
Il mattino seguente, Vesta avrebbe messo in moto il proprio piano.
Sarebbe diventata la Regina Ribelle.

Marvel’s Luke Cage [Season 2]

Lunedì! Buongiorno a tutti e ben ritrovati 😊

Sta diventando un’abitudine, ormai, avere la recensione di un prodotto Marvel alla settimana! Questa volta l’onore spetta alla seconda stagione dedicata all’eroe di Harlem, Luke Cage!

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Luke Cage
Ideatori
Cheo Hodari Coker (serie tv), Archie Goodwin, George Tuska, Roy Thomas & John Romita Sr. (fumetto)
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2016 —
Genere
Azione, supereroi
Stagioni
2
Episodi

26
Lingua
Inglese
Cast
Mike Colter, Simone Missick, Theo Rossi, Erik LaRay Harvey, Rosario Dawson, Alfre Woodard, Mustafa Shakir, Gabrielle Dennis

Dopo aver messo al sicuro New York dalle mire della Mano, la “mafia” dell’universo fantastico della Marvel, e aver lasciato Jessica Jones e Danny Rand, Luke Cage, l’eroe di Harlem, fa ritorno nel suo quartiere per liberalo una volta per tutte dalle manipolazioni dei grandi criminali come Mariah Stokes e il suo socio-tirapiedi Shades. Ma, a complicare la missione del supereroe che non nasconde la propria identità, si presenta un vecchio nemico della famiglia Stokes, un giamaicano disposto a tutto pur di regolare i conti in sospeso con i suoi ex soci e che nemmeno Cage sembra essere capace di fermare.
La seconda stagione di Luke Cage, serie ambientata ad Harlem e dove i personaggi sono appartenenti ad ogni etnia possibile fuorché quella europea-caucasica, è più rude della prima, violenta, nell’approccio che il protagonista assume verso i suoi avversari e i mali che affliggono Harlem, trasformandosi da eroe a tutti gli effetti a un vendicatore senza maschera che agisce quasi come coloro che cerca di fermare. Ad Harlem non ci sono più regole, ogni azione è valida e giustificata per mantenere il controllo mentre i “nuovi” arrivati cercano di spodestare chi vi ci vive da anni e lì ha costruito la propria fortuna, e Luke Cage, invece di lottare perché tutto smetta di rovinare Harlem in modo onesto, si adatta a questa degenerazione, trasformandosi, da eroe giusto, in uno dei tanti potenti capi di un quartiere diviso e conteso tra interessi diversi.
E quello che avrebbe dovuto essere il cattivo della stagione, il giamaicano Bushmaster, colui che riesce ad atterrare il fortissimo Cage, ne risulta, alla fine dei tredici episodi, come il personaggio che, personalmente, mi ha convinta di più e che attira la simpatia dello spettatore. John McIver, questo il suo vero nome, all’inizio si presenta come l’antieroe e il cattivo che è disposto a tutto pur di soddisfare i suoi interessi, ma ad ogni nuovo tassello che viene aggiunto alla sua storia, si costruisce un personaggio per il quale, anche non condividendone i modi, si inizia a fare il tifo e con il quale si può simpatizzare perché, in fondo, è mosso da uno spirito di rivalsa che rende tutti gli altri punti di vista meno giusti del suo. Poi, ovviamente, è quasi impossibile accettare i suoi metodi e le soluzioni verso un’ingiustizia passata, perché compie azioni riprovevoli per ottenere ciò che gli spetta. Però, in linea teorica, lui, il cattivo, ha ragione, molta di più di quanta ne abbiano Mariah Stokes o Luke Cage, troppo occupati a seguire l’idea del “Controllare Harlem” per accorgersi di quanto stia cambiano il mondo attorno a loro e il loro stesso carattere. Quest’ultimo aspetto vero soprattutto per quel che riguarda il nostro eroe, il quale inizia la propria caduta verso il fondo, verso il contrario di ciò che dovrebbe essere, senza che se ne renda davvero conto, arrivando a sostituirsi a coloro che, nella sua visione, rappresentavano il nemico stesso di Harlem.

Eh già, questa stagione non mi ha proprio convinta! Il personaggio avrebbe potuto fare grandi cose, ma non ne fa nemmeno la metà… Spero nella prossima, perché, se è vero che la caduta (morale) dell’eroe è una prassi nel suo sviluppo, deve seguirne una rinascita e mi aspetto che per il black power sia spettacolare!

A domani
Federica 💋

[BlogTour] “Le avventure del Pentagramma” & “Le avventure del Puntatore” di Andrea Ventura

Buongiorno a tutti!

Quest’oggi ho il piacere di ospitare l’ultima tappa del blog tour per il rilancio di Le avventure del Pentagramma e Le avventure del Puntatore di Andrea Ventura 😊 E andremo a scoprire un po’ di curiosità dietro le quinte di queste due raccolte grazie alla partecipazione di niente po’ po’ di meno che dell’autore in persona! Anzi, grazie Andrea per averci “raggiunto” qui sul blog!

Nelle tappe dei giorni scorsi (le potete vedere qui nell’immagine) abbiamo iniziato un po’ a scoprire le opere e i loro aspetti più salienti, oltre a leggere un’interessante intervista a te e ai personaggi, perciò che ne dici di rompere il ghiaccio raccontandoci com’è nata l’idea di Le avventure del Pentagramma e  Le avventure del Puntatore?

Ciao a tutti e grazie per questa opportunità! Le idee per questi due libri sono già molto vecchie, in effetti sono giunto alla seconda edizione, dove ho inserito anche qualche grafica, in modo da renderlo più divertente. Diciamo che l’idea di partenza era quella di creare un universo ispirato alle Situation Comedy; in cui sia il Pentagramma, ovvero il mondo della musica, che il Puntatore, ovvero il mondo dell’informatica, vivono le loro avventure e nel frattempo spiegano qualche passo che rimane poco chiaro a chi conosce poco questi universi. Come me, che appunto mi sono documentato. Spero che questo doppio schema dell’insegnamento divertente possa incuriosire qualcuno e condividerlo con me! Inoltre, un’altra particolarità dei due volumi è che sono brevi, giusto il tempo di un caffè o un panino. Questa brevità non solo si sposa bene col mio tipo di comicità, ma serve anche a staccare un po’ la spina al lettore, il quale può portare appresso i libri mentre aspetta l’autobus o in banca, per dirne una.

Adattissimi per essere letti di questi tempi! Siamo sempre tutti di corsa ultimamente e poter leggere un libro giusto nel tempo di un caffè mi sembra davvero fantastico. Io poi adoro i racconti brevi, perché ti stimolano ad essere incisivo in pochissime pagine, se non addirittura in poche righe! Certo, non è semplice. Ci sono delle difficoltà niente male nella stesura dei racconti, non credi?

Se prima ho detto che la brevità è il mio punto di forza, può essere anche una difficoltà nel momento in cui debba scrivere il capitolo stesso. Insomma, sono partito da un sacco di titoli e dal titolo è scaturito il testo successivo. Solo, a volte mi sembrava più divertente il titolo che poi lo svolgimento *ride* Inoltre, mi sono dovuto fermare parecchie volte per accertarmi di non stare raccontando cose inesatte. Va bene il divertimento e il demenziale, ma di fondo c’è anche una verità che vorrei non lasciasse i miei racconti. Ad esempio, posso spiegare bene la differenza fra semi minima e semi biscroma; e nell’altro libro già nel primo capitolo si nota il duro lavoro del Ctrl, Alt e Canc che, sono certo, l’avete usato anche voi almeno una volta.

Ovvio! Chi non li usa?! Credo che siano i tasti più consumati sulla mia tastiera! Certo che è stranissimo, dall’esterno, immaginare delle storie incentrate su qualcosa che tutti noi conosciamo, come le note e il pentagramma, o utilizziamo quotidianamente ma che sono molto settoriali. Com’è stato “usare” personaggi così insoliti come il pentagramma e il mondo del desktop?

In realtà non è stato poi così difficile, sai? Avevo già in testa un modello comportamentale per ciascun personaggio. Sto lì a pensare “Cosa farebbe un puntatore in questo momento?” e allora cerco la risposta. Allo stesso modo funziona per tutto quanto, e viene dunque più semplice farli interagire come se fossero umani. Continuando a non esserlo e mantenendo tutte le funzionalità originali. È solo il carattere che viene fuori, di conseguenza avremo un Si che non riesce a dire “no” in nessun caso e un Cestino che rutta e ama mangiare i file da eliminare, e anche quelli da salvare.

Tutti comportamenti e caratteri che, in effetti, ritrovo in persone che conosco!
Finora abbiamo chiacchierato dell’aspetto più creativo che si nasconde dietro a un libro e alla sua copertina. Ma nella stesura c’è tanto altro e per gli autori self il lavoro post-scrittura è addirittura più impegnativo del primo. Penso alla realizzazione della copertina, ad esempio, o a tutta la revisione che un’opera subisce tra lo scrivere la parola “Fine” e la sua pubblicazione. Insomma, l’editing è importante e per chi non ha una casa editrice alle spalle le scelte sono due: editing professionale o auto-editing. Tu che idea ti sei fatto e quale dei due hai scelto per i tuoi libri?

Assolutamente, qui ritengo che possa esserci una sola risposata: editing professionale. Sapete, dirò la verità. All’inizio, avevo messo su Amazon una raccolta di storie che mi sono auto corretto, e ovviamente è andata malissimo. È stato solo dopo che mi sono affidato a un’editor freelance, in questo caso Emanuela Navone, che si è occupata di entrambe le storie e, con pazienza, gentilezza e disponibilità mi ha accompagnato in un percorso dove ho imparato tantissimo e sono cresciuto altrettanto. Non smetterò mai di ringraziarla abbastanza e se doveste cercare un’editor, consiglierei sempre lei. I vantaggi di un editing fatto come si deve si vedono e si sentono, ve lo posso assicurare. 

E per il genere, invece? Sia Le avventure del Pentagramma sia quelle del Puntatore appartengono a una narrativa comica e hai detto di esserti ispirato, per i racconti, alle “Situation Comedy”, un genere televisivo e di comicità con caratteri specifici e che non si vede spesso nella narrativa. Personalmente sono pro letture di questo tipo, che aiutino a distrarsi con un sorriso e comunque che lascino qualcosa a chi legge, però credo che non tutti cerchino questo in un libro. Le preferenze ci guidano nella scelta dei generi che ci piacciono. Perciò ti chiedo: perché, in generale, leggere un libro comico? E cosa ci dobbiamo aspettare nel leggere Le avventure del Pentagramma e Le avventure del Puntatore?

Il genere comico l’ho scelto semplicemente perché vivo sul concetto di “A chi è triste, che io porti la gioia”: ora, la gioia è scaturita da una sensazione di contentezza, e la contentezza può nascere anche da un sorriso. Io penso che questo mondo ne abbia bisogno davvero, di sorrisi e, anche se non sono esattamente sicuro che i miei racconti porti vera e propria “gioia”, che è la pienezza del cuore, però può dare un piccolo contributo alla causa. E credo tantissimo in questa cosa, tanto che è divenuta la mia seconda pelle. La mia è una scommessa: il mio messaggio può ancora essere valido, in questo torno di tempo di insicurezze e tendenza alle tenebre? Siete pronti a condividerlo con me? In tal caso, buona lettura!

Grazie, Andrea! E grazie anche per essere stato qui con me a chiacchierare!

Io leggerò di certo entrambi i libri, tanto di pause caffè da riempire ne ho bizzeffe e con Le avventure del Pentagramma e Le avventure del Puntatore sono sicura che la mia giornata migliorerà!

E voi, lettori? Che ne dite, il Pentagramma e il Puntatore vi hanno convinti? La zona dei commenti è a vostra disposizione per raccontarmi quello che ne pensate 😊 Qui sotto, nel frattempo, avete i link dove trovare i due libri di Andrea Ventura!

Le avventure del Pentagramma ~ Le avventure del Puntatore

A presto
Federica
💋

“L’ultimo cavaliere” di Stephen King

Ciao lettori e buon Giovedì!

Si torna a parlare di libri qui sul blog ed è il turno di una delle prime opere del grande Stephen King!

Titolo
L’ultimo cavaliere
Titolo originale
The Gunslinger
Autore
Stephen King
Traduzione
T. Dobner
Saga
La Torre Nera
Editore
Sperling&Kupfer
Anno
2017
Anno prima edizione
1982
Genere
Fantaascienza
Formato

Cartaceo
Pagine

224
Prezzo
13€
Acquisto
Amazon

“L’ultimo cavaliere” è il primo romanzo della serie “La Torre Nera”, che ha impegnato il genio creativo di Stephen King per oltre trent’anni: una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale… Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l’eterno, epico scontro fra il Bene e il Male s’incarna in uno dei più evocativi personaggi concepiti dall’autore: il pistolero Roland di Gilead, l’ultimo cavaliere di un mondo “che è andato avanti”, leggendaria figura di eroe solitario sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre al centro dell’universo.

Un mondo del futuro distrutto dagli eventi, una versione della nostra Terra che è “andata avanti”, come più volte sottolinea l’enigmatico protagonista Roland Deschain, e che ne rappresenta la faccia più oscura, violenta e anche mistica, dove ogni aspetto dell’esistenza è legato a un sapere superiore, il Ka, una versione molto complessa del Destino. È qui, nel Tutto-Mondo, che si incontra Roland e che con lui ci si incammina nel suo viaggio all’inseguimento dell’Uomo in Nero, il nemico che cerca costantemente di raggiungere e che mette sulla sua strada pericoli e ostacoli di ogni genere per impedirgli di compiere la sua missione ultima: trovare e raggiungere la Torre Nera.
Il romanzo che apre la serie de La Torre Nera, primo di sette volumi, si inscrive in una via di mezzo tra incipit e finale, dove molti dettagli centrali dell’universo alternativo di Roland vengono dati per scontati, come se già li si dovesse conoscere, e dove invece l’intero viaggio nel deserto del protagonista si struttura come origine di una nuova avventura, la prima tappa del suo tentativo di raggiungere la misteriosa Torre Nera al centro di tutto. Stephen King struttura così un viaggio sia fisico sia mistico, provante per il protagonista da entrambi i punti di vista, e mette in scena un eroe cavalleresco, perché Roland lo è nel senso più classico del termine, appartenente a una classe di cui lui è l’ultimo membro: quella dei pistoleri, un ordine dalle regole ferree come quello dei cavalieri medievali o dei samurai, dove l’arma prescelta sono le pistole. E Roland l’eroe si presenta al lettore nella discesa verso il punto moralmente più basso della propria parabola esistenziale, un punto da cui può solo risalire, ma non prima di aver compiuto un ultimo, tragico, passo.
Ad assisterlo in quest’ultimo e tremendo momento è un ragazzino, Jake Chambers, proveniente dal nostro mondo e messo sulla sua strada proprio dall’Uomo in Nero, per tentare la sua anima e spingerlo a compiere l’ultimo tratto della sua caduta con la scusa di ottenere ciò che desidera, cioè raggiungerlo e ottenere le risposte che lo condurranno alla Torre.

«Aspetta!» gridò il ragazzo e cominciò a correre in diagonale verso il punto in cui il carrello sarebbe riemerso più vicino all’oscurità antistante. Il pistolero provò l’impulso di accelerare per lasciare il ragazzo solo ma almeno ancora protetto da un’incertezza.
Lo prese al volo, invece, quando Jake spiccò il balzo. Sentì il suo cuore tremare e palpitare sotto il tessuto leggero della camicia.
Mancava molto poco, ormai, alla fine.

Il viaggio finale di Roland nel suo eterno scontro con l’Uomo in Nero è in qualche modo iniziatico per un altro viaggio che il pistolero deve intraprendere, sia perché rappresenta il primo contatto con la storia e i suoi personaggi per chi legge, sia perché è da questo volume che parte la marcia verso il centro di ogni cosa e che rappresenta il più grande mistero della conoscenza. Perché Roland, e noi con lui, non sa dove sia la Torre, né cosa contenga, o cosa vi troverà se e quando vi si troverà faccia a faccia. Tutto quello che ci viene detto è che è il fondamento, il luogo dove tutto ha il suo significato, dove tutto potrebbe assumere il proprio senso, la spiegazione agli aspetti sconosciuti della realtà, la giustificazione per ogni scelta moralmente sbagliata.

«Il mistero più grande che ci offre l’universo non è la vita ma la dimensione. La dimensione comprende la vita, e la Torre comprende la dimensione. […] Ciò che a noi appare come solido è in realtà solo un reticolo di corpi tenuti insieme dalla forza di gravità. Riportate alle loro dimensione autentiche, le distanze tra gli atomi potrebbero diventare leghe, epoche temporali. E gli atomi a loro volta sono composti da nuclei e da protoni ed elettroni che vi ruotano attorno. E si potrebbe scendere ancora alle particelle subatomiche. E poi a che cosa? Ai tachioni? Al nulla? Ah, questo no di sicuro. Tutto nell’universo nega il nulla; ipotizzare un limite è l’unica assurdità.

Diversamente dalla pienezza di significati e di lessico che tanto mi hanno affascinata nella lettura di It, L’ultimo cavaliere mi ha dato l’impressione di essere grezzo, rude, dai ridondanti riferimenti sessuali, tanto nell’intreccio quanto nel personaggio stesso di Roland, un pistolero tutto d’un pezzo che trasmette e si esprime attraverso una mentalità maschilista. Non uso questo termine in senso negativo, anzi, ma mi serve per rendere l’idea di un uomo che utilizza le proprie armi come solo mezzo di redenzione degli altri, come espressione del proprio essere e come il simbolo di un’identità votata a un’unica missione, che aliena il personaggio da tutto il resto, in special modo dall’empatia e dai sentimenti. Devo sinceramente dire che, trattandosi del primo volume, mi aspettavo qualcosa di diverso, di più coinvolgente, se non nelle diversità tra il nostro mondo e quello di Roland, almeno nell’idea del viaggio attraverso le difficoltà, in un deserto in cui Roland viene tentato dal diavolo e, contrariamente dall’esempio biblico (citato spessissimo, tra l’altro), soccombe alla tentazione. Paradossalmente, la penuria di spiegazioni e di descrizioni su ciò che rende diverso il Tutto-Mondo è anche l’aspetto che incuriosisce di più e che aiuta, in una storia a tratti fin troppo incentrata sugli impulsi sessuali, ad arrivare alla fine mantenendo intatto il desiderio di scoprire cosa accadrà dopo.

Questo è il settimo libro depennato dalla mia lista dei 12 da leggere quest’anno e della serie La Torre Nera ho anche il secondo e il terzo volume, che entro Dicembre verranno di certo recensiti! Anche perché, sebbene non mi abbia poi così coinvolta, sono curiosa di scoprire come prosegua la saga.

Voi la conoscete? O avete letto altro di King?

Ditemi, ma nel frattempo passate una buona giornata!

Federica 💋