Una nuova saga: Rebel Queen [6° Regno]

Buongiorno 😊

È Venerdì e quindi si fa ritorno ancora una volta nel mondo di Vesta e Idris! Mmm… Ci vorrebbe un nome per queste terre, uno che indichi i territori tutti insieme e non solo i singoli regni… voi che dite? Serve, vero?

Beh, nel frattempo, dopo avervi fatto conoscere un po’ i suoi dèi, oggi ritorno a raccontarvi dei regni che si fronteggeranno nella lotta tra Vestalia e Dres. Nelle scorse settimane vi ho portato a Ura’SiVentisBermit, Shile e alla Fortezza, scoprendo quei territori e sovrani che fanno il tifo per Vesta, mentre da oggi fino alla fine del mese prossimo andiamo dall’altra parte della barricata!

Andiamo tra i fautori di Dres, ad iniziare dal Regno di Oshia!

Situato lungo il caure (significa “corno” nella lingua antica di cui vi dicevo settimana scorsa e che caratterizza anche la toponomastica di Ura’Si) del continente, il Regno di Oshia si compone principalmente di campagne, coltivate dagli abitanti dei villaggi lungo tutta la sua estensione. È un regno di recente formazione; fino a dodici anni prima (rispetto agli eventi della storia) era un protettorato alle dipendenze di Shile, ma allo scoppio della guerra ha beneficiato dell’aiuto di Dres per espandersi e annettere nei propri territori anche il Tempio Sacro dedicato a Ismoden, in cambio, ovviamente del suo sostegno.
A regnare è Assar Poila, devoto fedele del dio del fato Ismoden, e giustifica la propria alleanza con Dres attribuendone la volontà proprio al signore degli Onnissai, delle divinità. Vive nella capitale Oshia, nonché unica città e centro sviluppato nell’intero regno, ed è legato alla Sworesa, una gilda di mercenari, tramite suo fratello Koibe.

Di per sé, il regno sembra poco più di una distesa di campagne, ma c’è di più e credo che questo sovrano devoto di un dio imprevedibile non sarà facile da gestire per Vesta e nei vari giochi di potere.

Per questo reame è tutto! Il mondo Vesta e Idris torna Venerdì prossimo!

Federica 💋

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“Les Tentacules du Mal” di Pierre Bottero

Buongiorno 😊

Dopo aver parlato solo di film, oggi finalmente si ritorna a parlare di libri! E il protagonista è l’ultimo volume della saga fantasy di Pierre Bottero, autore francese che con la storia di Ewilan mi ha regalato una delle mie saghe preferite!

Titolo
Les Tentacules du Mal
Autore
Pierre Bottero
Saga
Les Mondes d’Ewilan
Editore
Rageot Poche
Anno
2007
Genere
Fantasy
Formato

Cartaceo
Pagine

411

Ewilan e i suoi compagni proseguono il loro viaggio verso Valingaï, e la loro triplice missione: riportare Illian dalla sua famiglia, ritrovare Altan e Élicia Gil’ Sayan e annientare la medusa che sta occupando l’Immaginazione. Attraverso i pericoli del deserto di Ourou, raggiungono la città di Hurindaï, presto attaccata e distrutta dall’esercito di Valingaï. Gli Alaviriani sfuggono per miracolo alla morte e riprendono il loro viaggio. È a Valingaï, sulla sabbia delle arene, che i destini di Ewilan, dei suoi amici, di Éléa Ril’ Morienval e della medusa si scontrano per l’ultima volta, in un confronto senza pietà. Un confronto che farà luce sul passato e sul quale si giocherà il futuro di un mondo.

Il viaggio finale verso l’ultimo scontro, il confronto tra Ewilan e la mostruosa medusa Ahmour, ha inizio e per lei e il gruppo che la accompagna (composto da suo fratello Mathieu, da Salim, dal maestro d’armi Edwin e da sua sorella Siam, dalla Marcheombre Ellana, dal cavaliere Bjorn, da maestro Duom, dal guaritore Artis Valpierre e dal piccolo Illian) si prospettano sin da subito delle difficoltà impossibili da eludere. Non appena i dieci compagni mettono piede nella nuova e inesplorata regione al di là del mare si ritrovano circondati da pericoli, costretti ad affrontare mostri la cui crudeltà eguaglia quella degli abitanti di Valingaï, la città che li attende oltre lo sconfinato deserto e dove tutto, dagli affari in sospeso del passato agli eventi più recenti e ancora dolorosi, arriverà alla propria resa dei conti. E lì si compirà anche il destino per cui Ewilan si è messa in viaggio.
Ma le prove li attendono anche prima di giungere alla loro ultima destinazione, perché Ahmour, la mostruosa creatura che sta invadendo l’Immaginazione (la dimensione grazie alla quale chi possiede il Dono del disegno può rendere reale ciò che immagina) per attraversare la barriera che la separa dalla realtà e conquistare il loro mondo, ha tentacoli ed emissari ovunque, nemici che si presentano seguaci del suo culto, preti coperti da vesti nere capaci di imporre la loro volontà a ciò che li circonda (umani e non), compreso il togliere la vita. E tutto con una semplice parola.
Come caratteristica comune con i due precedenti volumi (La Forêt des Captifs e L’Œil d’Otolep), anche ne Lei Tentacules du Mal gran parte della narrazione è dedicata al viaggio, alle peregrinazioni che portano i personaggi a sfidare i loro limiti, a dimostrare ciò che sono disposti a fare per portare a termine il compito che è stato loro affidato. Ma più il cammino li conduce verso la città che desiderano raggiungere, più le speranze si fanno esili e loro sono meno certi di poter, ancora una volta, salvare loro stessi e il mondo.
Sono incerti, in una vulnerabilità che mi ha fatto adorare questi personaggi ancora di più perché, nonostante la paura per la situazione disperata e benché i nemici siano più numerosi e potenti, alla fine nessuno nel gruppo si tira indietro nel momento del bisogno. Quale che sia il prezzo, tutti affrontano lo scontro finale al meglio delle loro forze, delle loro possibilità, senza dimenticare ciò che conta davvero: vivere appieno, essere consapevoli di avere sempre una scelta, nonché di poter sempre confidare negli altri e nei sentimenti che si prova.

C’est le lot des garçons que de vivre, incompris, des histoires d’amour dramatiques. […] Nous en sommes réduits à réciter, dans les cavernes désertes de nos cœurs dévastés, des odes qui pourtant les feraient vibrer si elles prenaient le temps de les écouter. Nous nous jetons à leur pieds, elles nous tournent le dos. Nous brûlons d’une flamme haute et pure, elle ne s’y réchauffent pas. Les hommes sont des poètes méprisés!

Come sempre, lo stile di Pierre Bottero, con la narrazione in terza persona che ci porta a scoprire i pensieri di tutti i protagonisti, rende la lettura piacevole oltre che scorrevole. Ci si sente coinvolti nelle sfide che devono affrontare, negli inganni che li attendono lungo la strada e che rischiano di dividerli, sia durante il viaggio vero e proprio, sia a Valingaï, dove i pericoli mortali si nascondono ovunque.
Come ultimo volume di una trilogia che mi è piaciuta tantissimo (meglio esalogia, perché tutto parte dai tre libri de La quête d’Ewilan), e i cui personaggi resteranno tra i miei preferiti di sempre, devo però ammettere di aver trovato il suo finale un po’ affrettato, come costretto ad abbreviare i tempi per chiudere la vicenda e archiviare i conti in sospeso (come quelli con Éléa Ril’ Morienval, la cattiva storica della serie legata a Ewilan), come se l’autore avesse deciso di salutare senza tanti complimenti il mondo di Gwendalavir. Un aspetto, questo, di cui mi dispiace parecchio, perché stride un po’ con il ritmo incalzante che ha da sempre caratterizzato la narrazione.
Ciò nonostante, mi ha lasciata con quel giusto senso di tristezza che si prova nel separarsi per l’ultima volta da personaggi cui ci si è affezionati. Di questa saga, e serie, mi mancherà tutto, dai suoi protagonisti alla semplicità, alla sorprendente dolcezza, con la quale Bottero è riuscito a prendersi il suo (meritato) posto nel mio cuore di lettrice!

Andando a cercare, in realtà, ho scoperto che esistono altre due trilogie, conclusive davvero questa volta dell’intera serie dedicata al mondo fantasy di Gwendalavir. Per quanto tentata, non credo che le leggerò… Ho paura che, trattando storie parallele, potrebbero mettere in discussione tutto ciò che di bello rappresentano per me i libri di Pierro Bottero!

Credete che sia una cosa sciocca? O vi è capitato di lasciar perdere i libri di un autore che adorate per il mio stesso motivo?

Federica 💋

Ocean’s 8

Ciao a tutti!

Ultimamente sto recuperando un po’ di film che non sono riuscita a vedere al cinema! Oggi vi porto a rapinare un museo 😉

Titolo
Ocean’s 8
Regia
Gary Ross
Anno
2018
Genere
Thriller, giallo, azione, commedia
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
George Clayton Johnson e Jack Golden Russell (personaggi), Gary Ross (storia)
Sceneggiatura
Gary Ross, Olivia Milch
Cast
Sandra Bullock, Cate Blanchett, Anne Hathaway, Mindy Kaling, Sarah Paulson, Awkwafina, Rihanna, Helena Bonham Carter, Dakota Fanning, Richard Armitage, James Corden, Nathanya Alexander, Elliott Gould

Debbie Ocean, sorella del defunto Danny (George Clooney nella famosa trilogia Ocean’s 11, 12 e 13), esce di prigione dopo cinque anni, e una condanna per truffa, e la primissima cosa che fa è rapinare vari negozi, truffare un albergo per passare la notte, nonché mettere in moto una rapina super articolata con la sua amica e socia Lou, insieme a un gruppo di donne esperte nella truffa e disposte a correre tutti i rischi necessari se in ballo ci sono milioni di dollari.
Perciò, se l’obiettivo è la più preziosa collana di Cartier, un gioiello fatto di diamanti che nessuno ha più visto negli ultimi cinquant’anni perché non ha mai lasciato il caveau del suo proprietario, ecco che Debbie mette in scena un piano infallibile, studiato fin nel minimo dettaglio negli ultimi cinque anni, la rapina perfetta per chiudere il cerchio con il passato e con la nomea della famiglia Ocean (non solo il fratello, ma anche il ladro era noto per le truffe e i furti).
Ocean’s 8 è sia un sequel che uno spin-off della serie precedente, interpretata da Clooney, Pitt e da una lista di attori famosissimi, ma proprio come nei tre film precedenti, lo schema narrativo della storia non cambia, esattamente come non cambiano i ruoli all’interno della squadra messa insieme da Sandra Bullock. Ocean è il capo dell’operazione, poi segue un socio biondo, un ricettatore, un esperto di gioielli, un hacker e un borseggiatore dalla mano lesta. Unica differenza dalla trilogia precedente è che, stavolta, sono tutte donne e contano tra loro anche una stilista al verde.
Niente di nuovo, insomma, e nemmeno nuovo è lo sviluppo della storia, con i grandi proclami promessi e fatti per ogni elemento – dal “colpo del secolo” al “miglior sistema di sicurezza” – che vengono puntualmente smentiti o che non vengono poi realizzati. Sono tutti titoloni e super descrizioni che si concludono in un nulla di fatto, come il vero colpo messo a segno, relegato e ridotto a una spiegazione di due minuti, invece che ad argomento centrale del film, come a dire che ciò che ci è stato mostrato era soltanto un diversivo.
Per non parlare, poi, dei vari stereotipi legati alle donne che vengono sì usati per portare a buon fine il colpo, ma che, con un cast composto da Cate Blanchett, Anne Hathaway e Helena Bonham-Carter (solo per citarne tre), avrebbero potuto rappresentare il punto di svolta del film, se solo avessero fatto un mezzo passa in avanti, il piccolo sforzo in più necessario a trasformare lo stereotipo in una critica di tale cliché e il plauso del suo opposto.

Un gran cast, ma alla fine niente di che… Voi che ne dite?

A domani
Federica 💋

Prendimi!

Buongiorno 😊

Oggi si parla di film e di uno che è particolarmente assurdo!

Titolo
Prendimi! – La storia vera più assurda di sempre
Titolo originale
Tag

Regia
Jeff Tomsic
Anno
2018
Genere
Comico
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Mark Steilen & articolo del The Wall Street Journal
Sceneggiatura
Rob McKittrick, Mark Steilen
Cast
Ed Helms, Jake Johnson, Jeremy Renner, Jon Hamm, Hannibal Buress, Isla Fisher, Annabelle Wallis, Rashida Jones, Leslie Bibb, Brian Dennehy, Nora Dunn, Lil Rel Howery, Thomas Middleditch, Steve Berg, Sebastian Maniscalco, Kurt Yue

Cinque amici inseparabili, cresciuti nella stessa città e con il motto “Non smettiamo di giocare perché invecchiamo. Invecchiamo perché smettiamo di giocare”, una citazione attribuita a Benjamin Franklin che, negli anni, li ha portati a farne il loro credo, tanto da dedicare l’intero mese di Maggio al loro gioco preferito, cioè “Prendimi”, acchiapparella (o “ce l’hai”), dove l’ultimo a essere preso porta per un anno l’onta di essere il peggiore di tutti a questo gioco.
Ma gli anni passano, i bambini crescono e da adulti si costruiscono la loro vita, distante anche chilometri e chilometri da quelle degli altri. Eppure la sfida non si ferma e, trent’anni dopo, Maggio è ancora il mese di prendimi, trenta giorni in cui ognuno dei cinque amici è disposto a tutto per di prendere uno degli altri. Persino ad allearsi per un ultima grande caccia all’Imprendibile, quell’amico che è sempre riuscito a scappare.
Prendimi! è un film comico e anche abbastanza stupido, dove Hogan, Randy, Bob e Kevin si cimentano nell’impossibile sfida di acchiappare Jerry, unico tra loro a non essere mai stato preso e che ha deciso che questa sarà l’ultima volta in cui giocherà, per smettere subito dopo il suo matrimonio, evento in programma proprio per l’ultimo giorno di Maggio e al quale i quattro non sono nemmeno stati invitati, giusto per evitare brutte sorprese.
Ma loro non ci stanno e insieme, accompagnati da una giornalista del Wall Street Journal interessata alla loro storia, fanno ritorno nella cittadina natale per fregare finalmente Jerry, armati di tutte le intenzioni per riuscire finalmente là dove hanno sempre fallito. Ma il primo tentativo non va come previsto: perché Jerry già sapeva che sarebbero arrivati (per questo non li ha invitati, perché dava la loro presenza per scontata) e con l’aiuto della sua futura moglie, obbliga Hogan, Randy, Kevin e Bob a firmare uno statuto, una regola che vieta loro di prenderlo nei momenti in cui potrebbe essere più vulnerabile, vale a dire durante le prove e la cerimonia stessa. Ma questo non esclude tutti gli altri momenti della giornata e i quattro si attivano per compiere la loro missione.
Eppure Jerry non è il migliore a questo gioco per puro caso: quasi dotato di capacità e poteri soprannaturali (non a caso è interpretato da Jeremy Renner, il supereroe Occhi di Falco nei film degli Avengers), è disposto a tutto pur di mantenere inviolato il suo record. Proprio come i suoi amici lo sono per farlo capitolare.
Scherzi, travestimenti e trappole si susseguono fino a raggiungere un livello di demenza che ha dell’ossessivo-compulsivo, per poi arrivare a rasentare l’instabilità psicologica e la follia per ciò che questi cinque sono disposti a fare per riuscire nel loro scopo. E davvero ciò che fanno è assurdo, ma lo diventa ancora di più se si pensa che è tratto tutto da una storia vera. Ebbene sì, negli Stati Uniti, un gruppo di amici (dieci in realtà, come viene mostrato nei video amatoriali post film) non ha mai smesso di giocare ad acchiapparella, spingendosi ai limiti della sanità mentale pur di vincere e non essere l’ultimo preso.
Come film è un riciclo di ignoranza esagerata, volutamente sopra le righe ed espressione massima della sindrome di Peter Pan, dove la vita, almeno per un mese, si può dimenticare tutto ciò che riserva di brutto e triste. È assurdo, goliardico fino all’eccesso, eppure il finale mi è piaciuto, nonostante sembri il tentativo di dare profondità a una storia altrimenti superficiale.

Non che mi aspettassi chissà che… Sapevo già che, vedendo il trailer, il livello di ignoranza sarebbe stato alto, ma non a questi livelli! Lo avete visto? Sono curiosa di sapere se lo avete trovato così stupido anche voi.

Federica 💋

La ragazza che manipolava il tempo

Buongiorno e buon Lunedì 😊

Anche oggi vi lascio un racconto che partecipa a Il Club di Aven! Il tema per questa volta era “Tempo” e la storia è uscita un po’ di getto! Spero vi piaccia 😊

Grace guardava la clessidra, la sabbia che scivolava da un capo all’altro, inarrestabile.
Se ne stava lì a fissarla da ore, immobile, la testa poggiata sulle mani e un broncio insoddisfatto disegnato sul volto. Eppure sapeva che una soluzione poteva esserci, altrimenti la commissione non avrebbe accettato la sua proposta. E, poiché una risposta doveva essere trovata, chi altro oltre a lei avrebbe mai potuto sperare di riuscirci? Nessuno, perché nessuno oltre a lei era giunto alla fine del quinquennio portando, come elaborato finale, la dimostrazione pratica di un principio esistito, fino a quel momento, solo in forma teorica.
Si trattava di dimostrare che il tempo era manipolabile, di sovvertirne le regole non solo per un breve attimo, ma per sempre.
Grace era ossessionata da questa possibilità, lo era da due anni, da quando aveva sostenuto l’esame di Manipolazione Temporale – corso base e aveva appreso come modificare lo scorrere del tempo a suo piacimento. Aveva visto un albero tornare fuscello e poi seme sotto il suo controllo, un cigno decrescere fino ad essere un anatroccolo e centinaia di altri oggetti e creature fare avanti e indietro nelle loro fasi di sviluppo. E tutto solo grazie al suo controllo.
Ma gli effetti di quei cambiamenti non duravano che per pochi minuti, forse per mezzora se restava concentrata a sufficienza. Grace, invece, non si rassegnava. Intendeva creare qualcosa che vivesse al contrario, come una pianta che passasse da secca ad avere foglie e frutti, poi fiori e infine tornasse allo stato di seme, così da poter ricominciare dall’inizio.
Purtroppo però non esisteva un corso avanzato di Manipolazione Temporale, e nessuno dei suoi professori le aveva dato spiegazioni esaustive sul motivo per cui era impossibile realizzare un tale progetto. Ma Grace non poteva rinunciare.
Così, due anni dopo, ne aveva fatto il suo progetto di fine anno, la sua specializzazione.
E al momento non capiva in cosa stesse sbagliando. Capiva solo che, per come aveva lavorato fino a quel giorno, le mancava ancora un passo fondamentale a raggiungere l’obiettivo. Se solo la sabbia in quella clessidra avesse continuato a scorrere al contrario…
Lo faceva, sì, ma solo per pochi minuti.
Guardò il quaderno con i suoi appunti ancora una volta. Rilesse le formule che aveva scarabocchiato, la vista appannata dalla stanchezza e dalla luce fioca delle candele. Ripeté tutto come un mantra, per decine e decine di volte, finché le parole non si scrissero anche nel suo cuore, legate a doppio filo con la sua stessa volontà.
Si mise in posizione, la mente concentrata sulla clessidra e su ciò che intendeva ottenere. Le sue labbra si separarono e non appena la prima parola della formula prese corpo nella sua gola, un silenzio irreale pervase la stanza dove, per cinque anni, Grace aveva studiato e vissuto.
Molte ore più tardi, uno dei professori si spinse a controllare perché quella brillante studentessa non fosse scesa in refettorio per la cena. Giunto alla sua camera fece una scoperta che aveva dell’incredibile, ma, cosa ancor più strana, non lo colse di sorpresa. Nella sua stanza, infatti, trovò una bambina appena nata, addormentata tra i vestiti appartenuti a Grace.
L’uomo sospirò prima di prenderla in braccio. Aveva assisto a quella scena altre volte nella sua vita. Tre per la precisione.
La prima, era poco più di un ragazzo, uno studente dell’accademia anche lui quando sua sorella Grace, la sua gemella, aveva tentato di invertire per sempre il tempo. La seconda aveva da poco superato i trent’anni, fresco di nomina a professore per poter tenere d’occhio quella ragazza che significava tutto per lui, e l’ultima era avvenuta quasi diciassette anni prima.
Ormai stava diventando vecchio, ma nello stringere tra le braccia quella piccola creatura si ripromise di non smettere di vegliare su sua sorella, il cui grande risultato nello studio del Tempo era stato generare un incantesimo di Manipolazione impossibile da spezzare, inconsapevole però che la formula, per come l’aveva scritta, avrebbe avuto effetto solo su di lei.
Grace aveva manipolato il Tempo, ci era riuscita, e gli effetti non si esaurivano mai. Aveva creato qualcosa che, giunto al momento della sua morte, tornava allo stato iniziale, pronto per ricominciare tutto esattamente da capo.
Ciò che non aveva previsto, tuttavia, era che sarebbe toccato a lei.