“Sonetti” di William Shakespeare

Buongiorno e buon Giovedì!

Wow, non so voi, ma a me la settimana sta volando! Sarà che ho un mare di impegni per l’università, ma sono sempre di corsa… Per fortuna ci sono i libri a tenermi compagnia e negli ultimi a salvarmi sono stati i versi di Shakespeare! E ve ne parlo proprio oggi, nel #WorldPoetryDay , la Giornata Mondiale della Poesia!

Titolo
Sonetti
Titolo originale
Sonnets
Autore
William Shakespeare
Traduzione
L. Darchini
Editore
Feltrinelli
Collana
I Classici
Anno
2013
Anno prima edizione
1609
Genere
Poesia
Formato

Cartaceo
Pagine

212

La grandezza del teatro di Shakespeare non ha messo in ombra i 154 splendidi Sonetti da lui composti a cavallo dei due secoli e rimasti inediti fino al 1609. Il tono intimo e intensamente sentito di questi componimenti li fece considerare a molti critici, se non sicuramente autobiografici, almeno una luce gettata sulla enigmatica personalità di Shakespeare. Ma il nostro tempo è maturo per leggerli come lo struggente romanzo di un amore senza speranza, che si nutre della propria ambiguità e si sublima nella dignità del dolore.

Il genio di William Shakespeare è emblematico e famoso, capace di esprimere attraverso le parole dei sentimenti che poi si fanno eterni, carichi della stessa forza che possedevano nel momento in cui sono stati fissati sulla carta.
Attraverso gli oltre centocinquanta sonetti scritti da Shakespeare viene raccontata la nascita dell’amore tra il poeta, la voce narrante, e il fair youth, lo splendido giovane uomo che è il suo mecenate e musa nella composizione di questi versi; ad accompagnare questo tema centrale, poi, si aggiunge la rivalità con i suoi contemporanei e la nuova attrazione verso una dark lady, la donna che si contende e manipola le attenzioni dall’io narrante, ma che è l’opposto del fair youth, sia nelle qualità sia nell’aspetto.

Being your slave, what should I do but tend
Upon the hours and times of your desire?
I have no precious time at all to spend,
Nor services to do, till you require.
Nor dare I chide the world-without-end hour
Whilst I, my sovereign, watch the clock for you,
Nor think the bitterness of absence sour
When you have bid your servant once adieu;
Nor dare I question with my jealous thought
Where you may be, or your affairs suppose,
But, like a sad slave, stay and think of nought
Save, where you are how happy you make those.
So true a fool is love that in your will,
Though you do any thing, he thinks no ill.

Ognuno composto da tre quartine con rima alternata e da un distico con rima baciata, i sonetti trattano una gran varietà di temi. Spaziano, infatti, dalla bellezza della musa maschile, al rimprovero per non avere una progenie attraverso la quale tramandare se stesso e all’esaltazione della poesia come mezzo per riuscirvi, fino alla dichiarazione di schiavitù del cuore e della mente del poeta nei confronti di quest’uomo potente e magnifico, il tutto raccontato in in un crescendo stilistico e dei toni che trasforma la lettura in una esperienza musicale.
Le rime inglesi trascinano come una cantilena, una successione di suoni che ampliano i sensi e i significati impliciti e nascosti nei versi, una caratteristica questa che si perde con la traduzione italiana, che però si sforza di ricrearne il senso, seppur in modo meno incisivo.

But be contented when that fell arrest
Without all bail shall carry me away;
My life hath in this line some interest,
Which for memorial still with thee shall stay.
When thou reviewest this, thou dost review
The very part was consecrate to thee;
The earth can have but earth, which is his due,
My spirit is thine, the better part of me;
So then thou hast but lost the dregs of life,
The prey of worms, my body being dead,
The coward conquest of a wretch’s knife,
Too base of thee to be remembered;
The worth of that, is that which it contains,
And that is this, and this with thee remains.

Insomma, Shakespeare trasforma le sue parole, scritte oltre quattrocento anni fa, in pilastri attualissimi, che singolarmente permettono di immedesimarsi con i diversi sentimenti analizzati, facendoli propri di chi legge, mentre rendono il filo conduttore tra loro, quell’elemento portante che la musa, un vero e proprio collante capace di trasportarci nel contesto storico e sociale dell’Inghilterra elisabettiana e di descriverne, direttamente e indirettamente, le regole.

È una lettura da fare con calma, senza avere fretta di terminare il libro, ma che potrebbe riservarvi tante sorprese! A me ne ha fatte e spero dare a Mr William Shakespeare un’occasione 😊

Grazie per essere passati!

Federica 💋

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