[Recensione] “La morte dei re” di Bernard Cornwell

Buongiorno 😊

Ultimo giorno prima delle feste e anche ultima recensione della settimana legata alla saga dei re sassoni che ha come protagonista Uhtred di Bebbanburg, perché domani arriva il post per Natale.

18866180Titolo
La morte dei re
Titolo originale
Death of Kings
Autore
Bernard Cornwell
Traduzione
D. Cerruti Pini
Saga
Le storie dei re sassoni #6
Editore
TEA
Pubblicazione
Ottobre 2013
Genere
Storico
Formato

Cartaceo (9,50€) ~ Digitale (6,99€)
Pagine

416
Acquisto
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Al crepuscolo del IX secolo, Alfredo il Grande è in punto di morte, e con lui sembra esserlo anche il sogno di un’Inghilterra unita. Il regno ripiomba inevitabilmente nel caos: all’antica minaccia dei danesi si aggiunge quella dei nobili sassoni, pronti ad allearsi con gli odiati nemici pur di mettere le mani sul potere e impedire al principe Edoardo di succedere al trono. Senza dimenticare la minaccia dei vichinghi da nord… In questo scenario tumultuoso, Uhtred di Bebbanburg, il guerriero sassone cresciuto tra i vichinghi, è stretto in una morsa altrettanto insidiosa, combattuto tra la fedeltà ad Alfredo e il desiderio di recuperare le terre dei suoi antenati. Ha infatti giurato fedeltà al vecchio re, ma non al suo erede e, nonostante gli anni di fedele servizio, non è convinto di continuare a lottare per la causa di un’Inghilterra unita e cristiana. Ma deve prendere una decisione, su cui incombe l’ombra cupa di una profezia pronunciata da un’indovina: «Sette re moriranno… e le donne che ami».

Trasformatosi in un signore della Mercia, Uhtred di Bebbanburg si trova a essere chiamato da Edoardo per stringere un accordo di pace con l’Anglia Orientale, un regno perlopiù in mano ai danesi ma con a capo un re convertitosi al cristianesimo che cerca di instaurare un rapporto pacifico con i regni alleati di Wessex e Mercia.
La scelta del futuro sovrano non può che ricadere su di lui in quanto Uhtred è un condottiero temuto e rispettato da entrambe le parti coinvolte, un guerriero che con gli anni ha imparato a seguire l’istinto per scoprire quando qualcosa vale la pena di essere portata avanti o quando invece nasconde pericoli nefasti. La richiesta del giovane erede al trono lo lascia sull’attenti, soprattutto quando qualcuno tenta di ucciderlo subito dopo aver ricevuto l’ordine dal messo reale.
Non tutto è come appare, specie quando ci sono di mezzo dei guerrieri danesi forti e agguerriti che cercano di conquistare terre e gloria tutte per loro. I pericoli e le minacce giungono dalle parti più inaspettate, per culminare in tradimenti annunciati quando la vita del tanto temuto re del Wessex si avvicina alla sua fine.

«La gente non compra i miei chiodi arrugginiti perché mi trova molto convincente, signore, ma perché desidera disperatamente credere che quei pezzetti di ferro diventeranno d’argento.»

Tra credenze pagane e attacchi contro il comportamento ignobile del clero inglese alla fine del IX secolo, La morte dei re segue in un’altalena di eventi imprevedibili i momenti che hanno portato alla morte di re Alfredo e la successiva incoronazione di suo figlio Edoardo, mentre i regni di Wessex, Mercia, Anglia Orientale e Northumbia si trovano a riorganizzare le proprie alleanze di fronte a un regno e a un sovrano giovani e forse impreparato a gestire il carico che deriva dal suo ruolo.
Ciò che la serie di Bernard Cornwell permette di fare e seguire il lato umano degli eventi storici tramandati dalle cronache dell’epoca e da quelle successive, eventi che hanno forzato la storia inglese rendendola ciò che oggi è e dandole dei caratteri che ancora fanno parte della quotidianità britannica. Se nei libri precedenti emergeva l’aspetto umano dei grandi personaggi storici, qui a essere posto sotto la lente d’ingrandimento è il ruolo della Chiesa nell’influenzare coloro che regnavano su un regno come quello del Wessex, un comportamento che viene spesso stigmatizzato e analizzato in ogni più piccolo dettaglio, in ogni pregio e in ogni difetto che ovviamente ha. Viene fatto dal punto di vista di un pagano di origini cristiane che si trova a dover affrontare questa dualità proprio nel rapporto con i suoi figli, rimasti per diverso tempo in convento e lì cresciuti secondo i dettami della Chiesa cristiana.

No, a straziarmi l’anima è l’idea che esista il destino. Ogni cosa è dunque preordinata? Noi, poiché non ci è toccata in sorte la preveggenza, ci riteniamo liberi di scegliere quale strada imboccare, eppure il destino ci dice che non è così.

È un romanzo che insegue gli esseri umani dietro le leggende e gli eventi passati alla storia, raccontando di scontri e guerre per motivi tanto normali come l’amore per una donna o per avere più terre quando sembra difficile credere che sia anche solo possibile. Una lettura, e una serie, che diventa sempre più interessante.

Uhtred e Æthelflaed ritorneranno lunedì, giusto in tempo per chiudere le letture di fine anno 😊

Federica 💋

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