[Recensione] “Il Regno del Vuoto” di Laura Rocca

Buongiorno a tutti 😊

Un mese fa vi parlavo del quinto volume, mentre oggi spetta al gran finale dell’esalogia di Laura Rocca 😭 io già piango!

Prima di iniziare, però, lasciatemi ringraziare l’autrice per aver creato questo mondo meraviglioso, con questi due protagonisti meravigliosi (Aidan ❤️) e per la copia del libro! Grazie ❤️

40770634. sy475 Titolo
Il Regno del Vuoto

Autore
Laura Rocca

Editore
Self publishing

Saga
Le Cronistorie degli Elementi #6
Genere
Urban Fantasy, Paranormal Romance

Pubblicazione
2018
Formato
Cartaceo (18,50€) ~ Digitale (4,99€)
Pagine
725
Acquisto
Amazon

Fàs è sceso in campo e il Male è deciso a distruggere l’umanità. Nonostante la noncuranza del Consiglio, Celine e Aidan sanno che se non faranno qualcosa non esisterà più alcun mondo da salvare. Le difficoltà sembrano insormontabili e combattere l’uno al fianco dell’altra è l’unica certezza in vista dello scontro finale, quello definitivo.
La Regina sa che per infliggere il colpo mortale dovranno utilizzare lo Scettro del Vuoto, ed è certa che Aidan sarà in grado di riappropriarsi dei propri poteri di Prescelto. Il destino del popolo pesa sulle sue spalle, e il ragazzo è pronto a scendere in campo.
Tutto sembra andare nel verso giusto, ma…
Al di là di ogni supposizione, gli Spiriti si palesano e, per la prima volta, danno istruzioni ben precise. Possibile che il percorso da seguire sia proprio quello? Il mondo è davvero pronto ad ascoltare il segreto più importante di tutti?
Nella nebbia dell’indecisione, figure che non si erano ancora rivelate faranno la loro comparsa e nemici inaspettati assumeranno volti conosciuti. Celine e Aidan impareranno a loro spese che non esiste antagonista peggiore della paura che alberga sibillina in ogni uomo.
Che lo scontro finale abbia inizio.

I quattro Regni sono stati finalmente messi in salvo dalle minacce di Urchaid e Fàs, le Armi Sacre sono state tutte ritrovate, compreso lo Scettro del Vuoto, l’unica in grado di permettere ai Prescelti di compiere il destino per il quale si sono manifestati. Tutto ciò che resta da fare per sconfiggere l’Oscurità è marciare nel Regno del Vuoto e porre fine alle crudeltà di Urchaid, l’altra parte dell’anima di Aidan, con la quale si deve ricongiungere se vuole davvero fare avverare il futuro in cui lui e Celine possono vivere per sempre insieme.
Ma una nuova parte di Profezia mette a dura prova la tanto già difficile e tormentata storia d’amore tra questi due giovani laoich. Aidan e Celine devono affrontare ognuno una prova diversa, entrambi destinati a fronteggiarla da soli, nella speranza di capire come potersi ricongiungere e portare la pace nel loro mondo e sulla Terra.

«Che lui sia marcio sin nel midollo e che il suo io sia stato corrotto in profondità è sicuro, quindi? Come posso avvicinarmi al centro del suo essere senza esserne toccato, ma soprattutto uscendone vincitore?», domandò Aidan.
«Non sarà facile, devi esserne consapevole. Sarà la cosa più difficile che ti sia mai capitato di fare.

Nell’ultimo volume della esalogia Le Cronistorie degli Elementi Aidan e Celine devono decidere da che parte trovarsi quando avverrà la battaglia finale. Ma loro non sono gli unici. I loro amici e i membri del consiglio di Gallaibh, una volta scoperta la verità sulle origini di Aidan e su quale sia la prova che il giovane deve affrontare, sono chiamati a compiere una scelta difficile: credere a coloro che, pur nascondendo loro la verità, hanno sempre cercato di proteggerli; oppure schierarsi contro di loro e agire per ciò chi ritengono sia il meglio verso le tradizioni, il loro popolo e i quattro Regni. La battaglia finale si svolge in precario equilibrio tra la fedeltà a Celine e Aidan, al loro amore che non ho mai vacillato, e il ricordo di tradizioni impossibili da cancellare, brame di potere e di controllo che rischiano di mettere a repentaglio cose e persone ben più importanti di ciò che vorrebbero mantenere inalterato.
Tutto questo mentre Celine si ritrova viaggiare per i Regni alla scoperta di una storia dimenticata, di un mondo che non è ciò in cui hanno sempre creduto, e Aidan attraverso il Regno del Vuoto insieme all’altra parte di sé, imparando a capire come poterlo battere, come poter diventare colui che deve essere degno di Celine, degno della sua eredità e del suo ruolo di Prescelto.

Non le appariva possibile che il destino avesse deciso di accanirsi con tanta forza su qualcuno come aveva fatto con lui, e le sembrava oltremodo impossibile che il ragazzo che aveva imparato a conoscere e apprezzare sotto ogni aspetto fosse il Male.

Come conclusione di una saga, Il Regno del Vuoto è un volume corposo, intenso e comunque sempre ricco di descrizioni interessanti, capaci di catturare l’attenzione anche quando si vorrebbe disperatamente proseguire nella lettura e nella scoperta di cosa riserverà la trama a Celine e Aidan. Come già nei libri precedenti, il luogo che ci si trova a visitare in questa nuova parte della storia è caratterizzato in maniera precisa e diversissima da tutto ciò che è stato visto in precedenza. Ogni parte ha modo di emergere e equilibrarsi alla perfezione con il resto dell’insieme, andando a creare il perfetto background per le sfide che i due protagonisti, ma soprattutto Aidan, devono affrontare per arrivare alla inevitabile conclusione della lotta tra Amore e Odio, le due forze cosmiche che si contendono il dominio dell’universo.
Come nelle precedenti letture, anche in questa nuova avventura Laura Rocca dà modo a tutti i suoi personaggi di condividere il loro punto di vista e la loro visione sulla storia. Questo permette una empatia davvero incredibile con ognuno di loro, anche con i più insospettabili, coloro che, nei tre o quattro libri precedenti, sì è passato molto tempo a maledire.

Se fosse morto qualcun altro che gli era così caro lui si sarebbe spezzato e non poteva permetterselo. Così, per secoli, aveva finto di essere una persona spregevole.

Devo ammettere di avere stentato un po’ prima di arrivare al finale, perché mi dispiaceva concludere così in fretta una saga che mi ha tenuto compagnia per molto tempo. È una lettura davvero piacevole, intensa dal punto di vista dei sentimenti e dei colpi al cuore per chi ha un animo un po’ più romantico (cosa che ormai sapete io ho fin troppo). Non mi dilungo di più, per evitare di spoilerare più di quanto io abbia già fatto, anche perché non ci sono molte parole per descrivere quanto giusto e bello sia stato leggere tutte le vicende, nonché tutti punti di vista, che vanno a comporre i diversi capitoli di questo libro.

Accidenti! Adesso come farò?? Dite che si sopravvive alla fine di una saga che si ama?
Avete consigli da darmi?? Help me, please!

Federica 💋

[Recensione] “Il mago pellegrino” di Piero Iula

Buongiorno 😊

Siamo a metà settimana ed è tempo di una nuova recensione!

Titolo
Il Mago Pellegrino
Autore
Piero Iula
Saga
I Fuochi Danzanti
Editore
Self Published
Anno
2017
Genere
Fantasy
Formato

Cartaceo (
13,42€) ~ Ebook (6,90€)
Pagine
382 
Acquisto
Amazon

Siamo nel regno di Thera, mondo magico e teatro di una sanguinosa lotta tra le forze del bene, capeggiate da Syrion contro Baalthus, il Signore Oscuro del male. Dopo mille anni da quegli scontri, nei dintorni della città di Zaphyra, divenuta nel frattempo una delle più ricche e pacifiche dei Sette Regni, sembrano aprirsi nuovi portali che minacciano il ritorno degli antichi demoni. Aloysius Limerick Medina, ultimo dei Grandi Maghi e creatore degli implacabili Fuochi Danzanti che proteggono i confini della città, viene chiamato dal re Leothard per fare luce sulle presenze oscure. Non sa che di lì a poco, lui stesso e il suo re cadranno vittime di un terribile incantesimo che li lascerà in uno stato di vita sospesa. Le sorti di Zaphyra e dell’intero regno di Thera dipenderanno, allora, esclusivamente dal coraggio dell’erede al trono, Elinor, dotata di un grande talento nella battaglia, e del Guardiano della Foresta dei Fuochi Danzanti, al quale verrà affidato il compito di accompagnarla in un viaggio nelle terre del male, alla ricerca della Chiave di Syrion, l’unica che potrà chiudere definitivamente il passaggio tra i due mondi e spezzare l’incantesimo.
Harald Milius, mite guardiano all’apparenza senza alcun potere, e una principessa dotata solo di un spada, si metteranno sulle tracce dell’infido Rufus, inviato dal Signore Oscuro per ordire l’inganno ai danni del re. Ciò che scopriranno sarà, in loro, una forza più potente di qualsiasi magia.

Aloysius Limerick Medina è l’ultimo dei Grandi Maghi, il più potente, colui che, vent’anni prima, ha creato i Fuochi Danzanti, luci di diverso colore che si attivano al calar della sera e proteggono la città di Zaphyra dagli esseri oscuri che minacciano la popolazione dell’intero regno di Thera. Ora, dopo anni di pace, si sospetta che tali creature abbiano trovato il modo di fare ritorno del mondo parallelo in cui furono cacciati secoli addietro. Compito di Aloysius è recarsi a Zaphyra, controllare che la porta tra i due mondi non sia stata violata e, nel caso, porre rimedio a quello che potrebbe essere una minaccia catastrofica.
Ma mentre è in viaggio nella foresta che ospita i Fuochi, fa ben presto l’incontro con il giovane Harald Milius, il guardiano, nonché l’unico che non ha nulla da temere dalla presenza dei Fuochi. Perché se è vero che tali luci furono create per cacciare i mostri, quello che in realtà fanno è porre fine alla vita di qualsiasi essere vivente. Tranne Aloysius e Harald.
E mentre i due uomini fanno conoscenza, passando la notte a raccontarsi le rispettive vite, qualcuno ombra per attentare alla vita di re Leothard.

Quello che lo colpì di più furono gli occhi: due pozze di un blu profondo che ricambiavano il suo sguardo pieni di curiosità, ma non di timore.
Quelli erano gli occhi di una persona che era abituata ad osservare la realtà che la circondava con l’intento di imparare tutto ciò che poteva, senza preconcetti e senza timidezze.

Tra intrighi, passati oscuri, eventi a volte incomprensibili e scoperte che hanno dell’incredibile, le vite di Aloysius, Harald e Elinor, l’erede al trono, nonché migliore spadaccina del regno, si intrecciano per andare incontro a una missione di spionaggio, il cui intento è di mettere a soqquadro la stabilità dei sette regni e favorire il ritorno degli esseri oscuri che, un tempo, erano Grandi Maghi proprio come Aloysius.
Il mago pellegrino è il primo volume di una serie fantasy cui la magia, l’epica e gli intrighi si mescolano per creare una trama interessante, ma forse troppo dispersiva. L’universo in cui è ambientata la storia, infatti, presuppone tutta una serie di conoscenze che spieghino lo svolgersi degli eventi per come ci vengono presentati durante la lettura. La spiegazione di questi antefatti, di solito, o vieni presentata il libri spin off, oppure viene fatta filtrare attraverso i dialoghi o le interazioni tra personaggi. In questo libro si sceglie la seconda opzione, ma in un modo non così lineare.
A metterci di fronte quelli che sono i presupposti per cui si è venuto a creare il mondo di Thera sono dei lunghi capitoli flashback che servono a darci l’idea di cosa c’è stato prima e perché adesso stanno avvenendo tutte queste cospirazioni. Questi capitoli sono sì interessanti, ma risultano dispersivi per quella che è la prosecuzione della storia principale; quindi la cornice va a invadere un po’ la trama del racconto e lo rende meno godibile per chi legge.

«I miei dubbi non sono riferiti alla vostra esperienza e al vostro discernimento, bensì ai miei. Io ho vissuto buona parte della mia vita vagando per la Foresta, a contatto con ogni specie di animale selvatico… parlando con loro… condividendo la loro vita come fossi uno di loro. Non credo di essere pronto per un cambiamento così radicale».
«Tu credi di non essere pronto perché, in realtà, non sai chi sei».

L’impressione, leggendolo, è quella di trovarsi di fronte a un’altra storia (che avrebbe potuto essere raccontata in un libro precedente, anche breve), dalla quale questo primo volume avrebbe rappresentato una prosecuzione abbastanza indipendente.
A parte questa generale sensazione di dispersione, la storia è avvincente e i personaggi sono davvero unici, in particolare il mago pellegrino, Aloysius, con la sua particolarissima missione, è quello che secondo me riesce più di tutti a conquistare l’attenzione. Anche Harald ed Elinor sono perfetti nel loro ruolo, però risultano un po’ sottotono nel quadro generale, forse proprio perché c’è questa dispersione a livello di narrato.
È un libro sicuramente scritto bene, interessante per quelli che sono gli equilibri dell’universo fantastico nel quale si muovono i personaggi, ma che ha comunque bisogno forse di qualche revisione a livello di informazioni date al lettore. Credo, ma è solo un parere personale, sarebbe bastato far trapelare le informazioni che ci vengono date nei capitoli-flashback poco per volta attraverso dei dialoghi tra i diversi personaggi. Avrebbe distolto meno l’attenzione da quella che è la trama del libro e lo avrebbe reso meno dispersivo.

Ma ditemi: siete amanti del connubio epica-fantasy?
Personalmente sì, però sono molto selettiva sulle trame!

Federica 💋

[Recensione] “Jane Eyre” di Charlotte Brontë

Buongiorno!

Siamo a venerdì e questa settimana si chiude con la recensione di Jane Eyre, che per me è il libro migliore di Charlotte Brontë!

Jane Eyre (eNewton Classici) di [Charlotte Brontë, L. Spaventa Filippi]Titolo
Jane Eyre
Autore
Charlotte Brontë
Traduzione
L. Spaventa Filippi
Editore
Newton Compton Editore
Anno
2011
Anno prima edizione
1847
Genere
Narrativa ~ classici
Formato

Ebook
Pagine

320

Jane Eyre è il capolavoro di Charlotte Brontë, l’affresco vivissimo di un’epoca e di una società, la storia di una proposta d’amore inaccettabile dal punto di vista della morale corrente ma che innesca il tormento della passione e la conseguente repressione. Potente figura femminile, l’eroina del romanzo ha ispirato numerose versioni cinematografiche. Cenerentola priva del candore della fiaba, Jane è la piccola governante che affascina e poi sposa il suo padrone, né bella né attraente secondo i canoni ottocenteschi della femminilità, forse ignara delle arti sottili della seduzione, ma animata da una volontà incrollabile che travolge ogni ostacolo e la preserva immune dalle tentazioni disseminate sull’aspro cammino che conduce alla realizzazione di sé come donna.

Jane Eyre è una giovane orfana, cresciuta dagli zii materni (e poi solo dalla zia acquisita) sin dai primi anni di vita e costretta sin da subito a fare i conti con l’odio, il risentimento e i bigotti precetti di tutori che, in lei, non vedono altro che una bambina ribelle, animata da insana curiosità e da un carattere difficile. La sua vita con zia Reed e i suoi figli, seguita dagli anni trascorsi nella scuola di Lowood, rappresentano per Jane anni di sofferenza e privazione, un’esperienza tuttavia formativa che plasma il suo carattere senza per questo renderla diversa da chi è sempre stata.
Il carattere deciso e resiliente di Jane è ciò che le permette di farsi strada nella vita, diventando ben presto insegnante a Lowood e, poi, governante per la giovane pupilla ospitata a Thornfield Hall, la storica dimora del misterioso Mr. Rochester.

La vita mi sembra troppo breve per sciuparla nel coltivare delle animosità, o registrare i torti ricevuti. Siamo, ed è fatale, tutti quanti carichi di colpe in questo mondo.

L’arrivo a Thornfield segna per Jane un nuovo capitolo della sua vita. Indipendente e libera di dedicarsi alle sue passioni, i suoi giorni nella casa di Rochester si alternano tranquilli, tra lezioni alla giovane Adèle e l’occuparsi di sé, anche se, a volte, strani rumori e comportamenti da parte di Mrs. Poole, una cameriera assai particolare.
Ma la pace viene interrotta con l’arrivo improvviso di Mr. Rochester, un uomo burbero e sarcastico, disposto a mettere Jane sotto torchio per testarne la tempra, l’intelligenza e, con suo stupore, uno spirito critico molto forte, indipendente e non disposto a essere trattato con inferiorità solo perché donna.

In genere si crede che le donne siano molto quiete. Le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini. Hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, e di provare le loro capacità come i loro fratelli; soffrono come gli uomini dei freni e dell’inattività, e fa parte della mentalità ristretta dei loro compagni più fortunati il dire che si devono limitare a cucinare e a far la calza, a suonare il piano e far ricami. È stupido condannarle o schernirle, se cercano di fare di più o imparare di più di quello che è solito al loro sesso.

Be’, credo che la trama e le vicende di Jane Eyre siano tra le più conosciute nel mondo dei Classici letterari. Il suo rapporto con Edward Rochester ha segnato l’evoluzione dei rapporti romantici nei libri fino a oggi, creando quell’alone di mistero e attrazione che fa del poco cortese Rochester il “bad boy” di metà Ottocento e che, comunque, ha un fascino impossibile da imitare e da ignorare. Gli alti e bassi che caratterizzano il suo rapporto con Jane, gli inganni e il passato scandaloso creano un personaggio ancora moderno e capace di emozionare, con il quale arrabbiarsi, ma impossibile da non amare e per il quale sperare.
Jane, dal canto suo, è una protagonista che ho adorato. Forte, indipendente e sicura di sé, del proprio valore come persona in generale e come donna poi, che è disposta a sacrificare anche l’amore della sua vita per la propria integrità e che tuttavia, allo stesso tempo, non rinuncia all’idea dell’Amore solo perché sa che il proprio sarebbe impossibile, per accettare la via della convenienza con St John (un personaggio che mi ha dato abbastanza sui nervi). E i sentimenti, oltre alla capacità di pensiero e all’intelligenza, sono ciò che fa di Jane (e Rochester) la protagonista più moderna che si possa trovare in un Classico come questo e che, anche a differenza di Catherine in Wuthering Heights (di Emily Brontë), ha saputo rendere il romanzo una vera meraviglia.

Trovai te. Tu sei la mia compagna, la migliore parte di me, il mio buon angelo. Mi sento legato a te da un forte affetto. Ti giudico buona, virtuosa, amabile. È nata nel mio cuore una passione ardente e profonda, che mi spinge verso di te, fa di te il centro della mia vita e unisce le nostre due esistenze in un’unica fiamma pura e potente.

Ultimo aspetto, ma è scontato con Charlotte Brontë, riguarda lo stile e le descrizioni, sia delle emozioni sia degli ambienti e del paesaggio in cui i protagonisti si muovono. Proprio quest’ultimo, con i suoi grandi e meravigliosi spazi aperti, si fa personaggio reale all’interno della narrazione, determinando il percorso seguito dai pensieri e dalle riflessioni di tutti, ma soprattutto di Jane, la voce narrante e colei che mette in evidenza tantissime tematiche diverse, dall’educazione dei più giovani al ruolo di uomini e donne nella società Vittoriana, dal valore del matrimonio a quello del denaro e dei sentimenti, dando un quadro vivido e dettagliato della società che raffigura e in cui tutti, ma Jane e Rochester in primis, devono seguire delle regole ben determinate, altrimenti saranno classificati come ribelli (Jane) e diavoli (o libertini, Rochester).

Mi perdonerà Heathcliff, ma con Rochester non c’è storia! Meraviglioso tutto il romanzo, ma soprattutto i momenti tra i due protagonisti. E, finalmente, ho aggiunto questo Classico alla lista dei “depennati” 😅 voi, invece? Lo avete letto o siete all’oscuro del segreto di Thornfield Hall?

Fatemi sapere e… buon weekend!
Federica 💋

[Recensione] “End of the Road Bar. Vol. 2” di Daniele Batella

Buongiorno!

So che oggi è la festa degli innamorati, ma non mi andava di pubblicare una recensione a tema (troppo scontata), ma ho preferito scoprire cosa è accaduto ai sette clienti dell’End of the Road!

Titolo
End of the Road Bar. Vol. 2
Autore
Daniele Batella 
Editore
Dark Zone Edizioni
Serie
End of the Road Bar
Genere
Narrativa
Formato
Cartaceo
Pagine
224
Prezzo
14,90€
Acquisto

Amazon ~ Editore

Sette sconosciuti, condotti lì da un’invisibile volontà, raccontano le loro vite a Penny, la glaciale e misteriosa cameriera pronta a raccogliere le loro confessioni tra un drink e l’altro. E così, ora che i primi quattro clienti hanno messo a nudo le loro esistenze, è giunto il turno degli ultimi tre.
Un rocambolesco viaggio tra le bianche cupole di Roma, le guglie sferzate dal vento di Norwich, le caleidoscopiche vie di New Orleans e le infinite lande ghiacciate dell’Antartide. Segreti, amori inconfessabili e crimini efferati si susseguono in un complesso arazzo che inizia a concedere le sue risposte alla più grande domanda dei sette. Cosa ci fanno veramente lì? Alla fine l’alba giungerà come una luce rivelatrice; i segreti verranno svelati, il misterioso filo che attraversa le vite dei sette verrà finalmente dipanato e Penny mostrerà il suo vero volto, gettando una fosca luce sul loro destino finale.

La storia di Elsa, il transgender che ha attraversato l’India tra traversie e problemi, riprende là da dove si era interrotta, riportandoci all’End of the Road per ascoltare le ultime tre esistenze rimaste da svelare. Tra i sette avventori ritrovatisi in questo bar fuori dal tempo e dallo spazio, in cui tanti entrano per una volta soltanto e poi non vi fanno più ritorno, ci sono ancora Zack, sua moglie Elizabeth e Sean a dover mettere a nudo la loro anima, a dover spiegare come queste sette persone completamente diverse le une dalle altre si sono ritrovate insieme.

Si sentiva attratto dalla misteriosa forza che la giovane esercitava: ciò che più agognava e stimava negli altri esseri umani era la loro capacità di misericordia.

E ricominciando il racconto si apre una nuova fase della narrazione, una più spirituale, in cui i personaggi esplorano una ragione diversa del loro cammino. Ci troviamo a seguire Zaccaria e le tradizioni più oscure del cristianesimo nel tentativo di scoprire come le loro vite si siano potute intrecciare, in un racconto che fluisce da una voce all’altra, da un’anima all’altra, senza sforzi, naturalmente, come se fossero state forgiate per essere unite. O almeno lo è per Zack ed Elizabeth, ritrovatisi ad Assisi e insieme capaci di vedere nell’altro la propria ragione ultima, il motivo per cui il loro cammino non avrebbe potuto svolgersi altrimenti.

«In poche parole» un sorriso triste si dipinse sul volto di Zack, «siamo alla fine della strada. Il passato ci perseguita e la Corona ha distrutto il nostro futuro.»

Ma se Zack ed Elizabeth conducono allo spiritualismo cattolico, a Sean spetta l’arduo compito di spiegare un creazionismo pagano, o meglio alieno, senza scadere nella banale colonizzazione extraterrestre che tanto va di moda in certi ambiti para-scientifici. E ci riesce decisamente bene, partendo da una New Orleans creola e bigotta per giungere nelle fredde acque dell’Antartide, analizzando l’idea di quel creatore-orologiaio che nulla ha a che vedere con la visione religiosa.
Quando poi tutto finisce, si tirano le somme, rintracciando attraverso l’enigmatica Penny, barista onnipresente dell’End of the Road, le vere ragioni di quel luogo misterioso, nonché dei veri motivi per cui Hiroe, Lana, David, Elsa, Sean, Elizabeth e Zack si sono imbattuti, nello stesso momento, nella soglia di un luogo impossibile da mancare, non quando è il Destino a decretare come debba accadere.

Finora nessuno degli astanti aveva commentato le storie che aveva ascoltato susseguirsi di bocca in bocca, di cuore in cuore, in quella notte così atipica ed eccezionale. Penny ne aveva viste molte, di notti, e molte erano state sorprendenti persino per lei.

Daniele Batella, come già nella prima parte della storia (qui la recensione), crea ancora una volta una suspence incredibile, una connessione e un interesse particolare verso i personaggi, le loro storie, sia singolarmente, sia nella curiosità di scoprire cosa li lega e qual è il motivo che li ha condotti lì. End of the Road Bar. Vol. 2 conferma le impressioni della prima lettura e aggiunge un tassello in più a una storia che indaga il mistero più conosciuto dell’esistenza pur senza affrontarlo davvero. Portandoci a capolinea, questo romanzo determina un’unione trans-gender (tra i generi e oltre i generi) delle anime umane, nella comunione reale e totalizzante dei due grandi eventi che, di certo, accomunano tutti noi: morte e nascita (o rinascita).
È una lettura particolare, adatta ad aprire la mente e a cambiare la visione che abbiamo dell’esistenza, della responsabilità e delle conseguenze che hanno le nostre azioni. Un libro che, se nel primo volume mi ricordava le famose atmosfere dei bar anni ’40, qui cambia ancora prospettiva, diventando esattamente ciò che deve essere: l’End of the Road!

A modo suo c’è del romanticismo, magari dello stesso tipo che portò San Valentino a sacrificarsi per salvare due innamorati 😉 che dite, li leggerete?

Fatemi sapere
Federica 💋

[Recensione] “End of the Road Bar. Vol. 1” di Daniele Batella

Buongiorno a tutti 😊

Questa settimana continua all’insegna della lettura e vi parlo di un libro davvero particolare!

Titolo
End of the Road Bar. Vol. 1
Autore
Daniele Batella 
Editore
Dark Zone Edizioni
Serie
End of the Road Bar
Genere
Narrativa
Formato
Cartaceo ~ Ebook
Pagine
227
Prezzo
14,90€ (cartaceo) ~ 0,99€ (ebook)
Acquisto

Amazon ~ Editore

All’End of the Road non si arriva per caso. È uno strano luogo, un vecchio bar nascosto in un vicolo di una metropoli, a metà strada tra una bettola e la sala di un cinema: un locale d’altri tempi, lontano dalla frenesia delle notti di baldoria della città. L’End of the Road ha un’anima. È questa l’unica certezza che colpisce sette avventori, giunti per caso una sera di aprile nell’atmosfera ovattata del bar. Sette sconosciuti, condotti nello stesso luogo da un curioso scherzo del fato. Penny, l’algida e imperscrutabile cameriera, li accoglie e serve loro da bere. Sarà il pretesto di una violenta tempesta a far avvicinare i sette l’uno all’altro, a sciogliere imbarazzi e timori prima e a condurli in un viaggio lungo il viale dei ricordi poi. Uno ad uno cominceranno a raccontare la propria esistenza, fatta di amori, gioie, dolori, segreti mai confessati e peccati indicibili. Sette vite si snodano nel flusso dirompente della memoria, svelando poco a poco le trame di un sorprendente destino. 

Penny è l’enigmatica barista che accoglie i clienti dell’End of the Road, un luogo difficile da trovare ma che appare al momento giusto. Questo non è un locale come gli altri, perché nessuno sa quando apre, né quando chiude, ma lavora di certo nelle ore più buie della notte e prima che sorga l’alba è già introvabile.
In molti si sono accomodati ai suoi tavoli, in tanti hanno cercato di sedurre Penny per fuggire con lei da quella bettola sempre piena, ma nessuno se n’è mai andato con lei. Né vi è mai stato una seconda volta. Perché l’End of the Road è fatto così: ci capiti per caso, resti anche se non vorresti fermarti e quando alla fine te ne vai lo fai sapendo che non lo vedrai più.

È pur vero che un locale malfamato, sconosciuto ai più, una vecchia stanza ricavata in un pertugio che compare come un miraggio quando la notte gocciola sulla città, non è il posto in cui torneresti due volte di fila.

Ed è in una sera come tante altre che sette avventori fanno il loro, caotico, ingresso. Sette persone che non potrebbero essere più diverse ma che di certo hanno qualcosa in comune, se tutte hanno travato posto tra i tavoli di Penny in una notte burrascosa o oscura. Così la distinta signora giapponese Hiroe, la coppia di artisti David e Lana, i novelli sposi Elizabeth e Zack, il travestito Elsa e il frettoloso Sean si ritrovano bloccati con Penny e Lenny, i due (intercambiabili) baristi, tra sbalzi di corrente, cocktail a non finire e strani presagi che mettono a nudo dettagli inconfessabili delle loro vite.

Penny fece vagare lo sguardo fra quei sette esempi di umanità, così diversi eppure così simili fra loro: nessuno avrebbe saputo dire come fossero entrati tutti insieme e nello stesso momento nel locale. Avevano capito che il loro trovarsi all’End of the Road non era casuale, eppure mostravano un cauto scetticismo.

Perché oltre ad apparire solo quando si ha bisogno di un drink, l’End of the Road ha anche il sorprendente potere di sciogliere le ritrosie, di indurre a confessare a Penny il cammino di vita che li ha condotti in quel luogo, affidando all’algida ragazza e gli altri presenti i segreti che nessuno al mondo ha mai ascoltato. Un cammino fatto di gioie e dolori, da affidare a confessori inconsapevoli e allo stesso tempo complici del loro avverarsi, senza essere poi giudicati colpevoli o innocenti.
In End of the Road Bar. Vol. 1 (o Prima parte) la parola viene lasciata a Hiroe, David, Lana ed Elsa, ognuno dei quali mette a nudo le proprie esperienze di vita, si mette in gioco, raccontando e raccontandosi senza filtri, fino a condividere segreti mai confessati prima. Si passa dal Giappone e dagli Stati Uniti del secondo Dopoguerra all’Europa e all’India degli anni Ottanta e Novanta, ascoltando anfratti di emozioni contrastanti e intense, impossibili da frenane e che si intrecciano nel momento finale, portando i quattro narratori a incrociare le loro strade (e di certo anche quelle degli altri tre) sui ponti di una nave da crociera, l’ultima tappa prima di giungere all’End of the Road.

Prima che la notte fosse finita, anche il suo destino si sarebbe compiuto e la verità sarebbe stata rivelata. Il velo che oscurava con i suoi drappeggi gli angoli oscuri della sua anima sarebbe stato squarciato. Tanto valeva prendersi una bella sbronza.

In questo primo volume le storie di Hiroe, Elsa, Lana e David tengono sotto scacco gli altri avventori e che legge, portandoli a svelare le loro vite con uno stile crudo, quasi grezzo, come possono esserlo quelle storie che non nascondono nulla e che per questo risultano belle. La narrazione in terza persona non riporta una versione edulcorata delle esperienze vissute, né occulta i dettagli più oscuri per rendere amabili i personaggi. Ce li presenta – o meglio, si presentano loro stessi – in tutta la loro imperfezione, con un linguaggio diretto ed evocativo, che fa sentire davvero all’interno del racconto, quasi fossimo capitati anche noi davanti a quella porta e ci fossimo seduti accanto ai sette protagonisti, con Penny che cerca di servirci da bere, mentre attendiamo di conoscere le loro singole storie e come queste si leghino tra loro.
È un romanzo davvero interessante, capace di evocare quell’atmosfera un po’ losca e insieme intrigante dei romanzi noir o dei film anni Quaranta, quelli in bianco e nero, dove il protagonista (i protagonisti, in questo caso) deve affrontare il proprio destino davanti a un barista che serve da bere, mentre in cambio pretende la storia della sua vita e, insieme, qualcosa di molto più prezioso.

Ora manca il continuo per sapere cosa è successo a questi quattro narratori, oltre che per conoscere le storie degli altri tre e la conclusione della loro serata all’End of the Road!

Vi tenta? Volete anche voi sedervi a quel bancone e conoscere la fine? Fatemi sapere 😉

A presto
Federica 💋