[Recensione] “Maria Branwell: La madre delle sorelle Brontë” di Maddalena De Leo

Buongiorno lettori e buon mercoledì!

Con la recensione di oggi vi porto in un omaggio impressionante alla figura che ha ispirato le opere delle sorelle Brontë, di Charlotte, in particolare, con Maria Branwell: La madre delle sorelle Brontë di Maddalena De Leo.

Grazie alla CE per la copia ARC del romanzo.

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Titolo
Maria Branwell: La madre delle sorelle Brontë
Autore
Maddalena De Leo
Editore
Vintage Editore
Pubblicazione
Novembre 2021
Genere
Storico
Formato

Cartaceo (16€) ~ Digitale (5,99€)
Pagine

146
Acquisto
Sito editore

Fu allora che la potente immaginazione di Charlotte Brontë, già autrice di Jane Eyre, iniziò il processo di creazione di un nuovo personaggio. Questa volta la protagonista della sua novella sarebbe stata sua madre, Maria Branwell, morta ormai da più di trent’anni, ma tornata a rivivere per lei attraverso quelle parole così vivide ancora impresse su pochi fogli consumati dal tempo. Lei, la sua unica figlia sopravvissuta, avrebbe scritto per Maria quello che doveva essere stato una sorta di diario personale ai tempi della sua vita in Cornovaglia e anche dopo, una volta sposata, nello Yorkshire; un resoconto annuale che avrebbe ricreato la giovane donna di allora con speranze e aspettative sconosciute a tutti e inghiottite per sempre dal tempo. 

Come si può conoscere una persona che ti ha dato la vita ma che è morta ancor prima di capirne il valore umano? È ciò che Charlotte Brontë si trova a immaginare quando il burbero padre le fa avere le lettere ricevute dalla sua promessa sposa, Maria Branwell, scomparsa da trent’anni per un cancro e provata dalle sei gravidanze avvenute in soli sette anni di matrimonio.
Come si può capire l’importanza della propria madre se si era troppo piccoli per ricordarla? Ma Charlotte resta sorpresa dalle lettere, dai caratteri dei suoi genitori difficili da credere reali, viste le differenze che nota in suo padre, tanto da decidere di rendere onore alla donna da lui tanto amata nel modo che più le viene facile: attraverso le parole e un finto diario vergato di suo pugno.

Per me tutto ciò che succede, nel bene e nel male, è degno di essere vissuto e qualunque esperienza è un arricchimento per la mia persona.

E per raccontare gioie, speranze e aspettative di una giovane donna indipendente e religiosa, l’espediente è tracciare un resoconto ogni 15 aprile, giorno del suo compleanno, di tutto ciò che è avvenuto nei dodici mesi precedenti, per testimoniare i cambiamenti avvenuti nel corso del tempo in Maria e arrivare al momento in cui la sua vita ha preso la svolta che l’ha portata al matrimonio.
Si parte nel 1803, in cui compie vent’anni e trascorre un’esistenza felice e agiata, figlia di ricchi mercanti e avviata verso la buona società di Penzance, in Cornovaglia. Maria, buona e assennata, è attiva a livello sociale e per tutti i primi anni di appunti nel suo diario annuale si può leggere tutta la spensieratezza che, un po’ per la giovinezza e un po’ per il benessere economico, caratterizza questa giovane donna amante dei libri, delle feste e della vita perfetta che comunque conduce.
Ma il tempo porta con sé diverse difficoltà, ma la fiducia che nutre nelle scelte di Dio la porta a non vacillare ma a vedere il mondo in modo meno superficiale, più raccolto nella sfera famigliare della casa paterna dove vive con le sorelle.

Anche se i dolori si sono spesso alternati alle gioie, non posso dire di aver vissuto male i miei anni perché tutto ciò che sono ora lo devo alle esperienze del passato, belle o brutte che siano state. Finalmente non sono più sola.

Almeno finché la vita a Penzance non le diventa stretta, sempre uguale e che la spinge a cercare un cambiamento qualsiasi. Uno che la porta nel freddo Yorkshire, dove però la vita le riserva nuove sorprese imprevedibili. Tra conoscenze prima mai immaginate, ora per Maria arriva anche l’Amore travolgente nella figura del vicario di origini irlandesi Patrick Brontë, un uomo colto e affettuoso, anche se a volte dal carattere brusco, un aspetto che segnerà gli ultimi anni del loro matrimonio e la vita futura dei suoi figli.
Nei quasi nove anni scelti da Charlotte per raccontare l’evoluzione della figura della madre si assiste alla trasformazione della ragazza in donna, per poi diventare moglie e madre, con sempre meno tempo per sé stessa e bloccata da un fisico sempre più debole a causa delle continue gravidanze.
Nell’anniversario della sua morte (1821), Maddalena De Leo ci regala un ritratto incredibile della donna che, con la sua assenza, ha forgiato tre delle più famose e lette autrici britanniche, dando loro un esempio pur senza averlo fatto in modo diretto e presente.

Ma soprattutto Charlotte ripensava alla fiaba spezzata e sconosciuta di Maria Branwell, la giovane donna coraggiosa che si era inventata una vita diversa andando ad abitare per sempre  in una terra non sua perché aveva creduto con tutte le sue forze nell’amore.

In questa duplice ricostruzione storica, madre e figlia dialogano idealmente su chi erano e su ciò che hanno ottenuto nel corso della vita che entrambe hanno condiviso almeno per un breve periodo, nel tentativo di ricostruire la figura che, in modo diverso, appare nell’operato di tutte e tre le sorelle Brontë, il fantasma della madre che è tanto presente anche nella letteratura gotica in generale e che qui si fa invece carne e ossa, una persona vera e ancora capace di insegnare qualcosa.
Maria Branwell: La madre delle sorelle Brontë è una reinterpretazione accurata di una figura spesso dimenticata eppure fondamentale, una lettura che scorre veloce e apre gli occhi davanti a una vita che non era solo il fantasma delle eroine di Charlotte, Emily e Anne.

Un romanzo storico diverso dai miei soliti gusti ma decisamente interessante! Fatemi sapere se lo leggerete e, ovvio, se conoscevate questa parte della vita delle sorelle Brontë.

Federica 💋

[Recensione] “Il Mare Senza Stelle” di Erin Morgenstern

Buongiorno lettori e buon mercoledì!

Oggi vi propongo la recensione dell’ultimo libro rimasto per il My Libera Lo Scaffale dello scorso anno, cioè quella meraviglia che è Il Mare Senza Stelle di Erin Morgenstern!

il mare senza stelleTitolo
Il Mare Senza Stelle
Titolo originale
The Starless Sea
Autore
Erin Morgenstern
Traduzione
D. Rizzati
Editore
Fazi
Collana
LainYA

Pubblicazione
Luglio 2020
Genere
Fantasy, Young Adult
Formato

Cartaceo (18,50€) ~ Digitale (12,99€)
Pagine

618
Acquisto
Sito editore

Zachary Ezra Rawlins è uno studente del Vermont che un giorno trova un libro misterioso nascosto fra gli scaffali della biblioteca universitaria. Mentre lo sfoglia, affascinato da racconti di prigionieri disperati, collezionisti di chiavi e adepti senza nome, legge qualcosa di strano: fra quelle pagine è custodito un episodio della sua infanzia. È soltanto il primo di una lunga catena di enigmi. Una serie di indizi disseminati lungo il suo cammino – un’ape, una chiave, una spada – lo conduce a una festa in maschera a New York, poi in un club segreto e infine in un’antica libreria sotterranea. Là sotto trova ben più di un nascondiglio per i libri: ci sono città disperse e mari sterminati, amanti che fanno scivolare messaggi sotto le porte e attraverso il tempo, storie bisbigliate da ombre. C’è chi ha sacrificato tutto per proteggere questo regno ormai dimenticato, trattenendo sguardi e parole per preservare questo prezioso archivio, e chi invece mira alla sua distruzione. Insieme a Mirabel, un’impetuosa pittrice dai capelli rosa, e Dorian, un ragazzo attraente e raffinato, Zachary compie un viaggio in questo mondo magico, attraverso miti, favole e leggende, alla ricerca della verità sul misterioso libro. Ma scoprirà molto di più.
Preparatevi a solcare le pagine del Mare Senza Stelle, a perdervi in questo viaggio straordinario attraverso mondi inimmaginabili, che celebra il potere delle storie e l’amore per i libri. Finché il Mare Senza Stelle non scriverà l’ultima pagina.

Per coloro che provano nostalgia verso un luogo dove non sono mai stati.
Coloro che cercano anche se non sanno cosa (o dove) sia ciò che stanno cercando.
Coloro che cercano, troveranno. Le loro porte li stanno aspettando.

Zachary Ezra Rawlins studia videogiochi all’università, ama i libri, è figlio di una veggente e a undici anni ha quasi aperto una porta dipinta sul muro del vicolo dietro casa sua, una porta con un’ape, una spada e una chiave che lo avrebbe condotto in un luogo incredibile e impossibile.
Ma Zachary quella porta non l’ha mai aperta, nemmeno si ricordava di averla trovata, almeno finché non legge in un libro un racconto che, inspiegabilmente, vede al centro della narrazione proprio quel ragazzino di fronte a una porta dipinta sul muro. Il libro si intitola Dolci rimpianti, non ha un autore e non è stato inserito nell’elenco dei libri della biblioteca dove lui lo trova, un vero e proprio mistero letterario che lo porta in luoghi inesplorati, a una festa a New York e attraverso una porta dipinta su un ponte a Central Park, guidato da un uomo misterioso e attraente di nome Dorian e soccorso da Mirabel, una giovane donna dai capelli rosa.

«Raccontami una storia», gli dice.
Il pirata la accontenta.

La destinazione però è sempre e solo una: la Baia che porta al Mare Senza Stelle, con il suo Cuore, la Cucina, le stanze e la moltitudine di corridoio tutti invasi da libri e storie, che siano esse famose o mai raccontate, nuove o antiche, come quelle racchiuse in Dolci rimpianti, Desideri e favole e La ballata di Simon ed Eleanor, tre libri senza un autore che raccontano storie di amori tragici, di un pirata rinchiuso in prigione e liberato, di spade forgiate per uccidere re e di artisti che raccolgono chiavi o costruiscono storie in forme sempre nuove e diverse, ma in ognuna delle quali si può sempre ritrovare una metafora di qualcos’altro.
Ogni storia che Zachary legge racconta un’avventura e molto altro, racconta il mito dell’amore tragico nato tra Tempo e Fato e di come la Luna e il consiglio dei Gufi abbiano cercato di aiutarli o separarli per sempre, di come tutto, alla fine, cambi e giunga al termine, di come basti avere con sé la chiave giusta per giungervi.

«No, sono tutte diverse. Però hanno degli elementi simili. Tutte le storie li hanno, a prescindere dalla forma che assumono. Prima c’era qualcosa, poi qualcosa è cambiato. Dopo tutto, il cambiamento è l’essenza di una storia».

Un libro che contiene tantissime altre storie, narrazioni parallele che si alternano di capitolo in capitolo e portano all’attenzione del lettore un prisma sfaccettato nel quale lui stesso partecipa, perché ricostruisce un filo logico capace di unire personaggi ed eventi diversi, tanto nella loro collocazione temporale quanto fisica, all’interno dei frammenti e dei volumi che rappresentano i capitoli di Il Mare Senza Stelle. La storia creata da Erin Morgenstern è un collage geniale di piccoli eventi disgiunti che, se messi insieme in modo corretto, permettono al lettore di diventare parte integrante della misteriosa quest di Zachary.
Ed è proprio una quest questo libro, come quelle dei videogiochi di simulazione, una in cui il protagonista si ritrova a compiere scelte diverse per rintracciare il segreto nascosto dentro la Baia del Mare Senza Stelle, un mare – se poi è realmente tale – che non gli è dato vedere, che Zachary (e noi) è arrivato troppo tardi per vedere e ammirare, un mare e una Baia che forse spetta a lui e Dorian salvare. Sempre che sia possibile.

Ma non è qui che finisce la loro storia.
La loro storia è soltanto all’inizio.
E nessuna storia finisce per davvero finché c’è qualcuno a raccontarla.

Per la prima volta dopo tanto tempo faccio fatica a comprendere la totale portata di un libro, perché Il Mare Senza Stelle è molto più di un insieme di pagine rilegate all’interno di una copertina e solo in parte mi ha permesso di afferrare tutti i suoi significati, un volume che è anche una metafora sfaccettata tanto quanto lo sono le storie contenute al suo interno, le implicazioni dei suoi personaggi e delle loro scelte, delle conseguenze che queste hanno tanto sulla storia quanto sul lettore che vi prende parte, che ne è parte perché chiamato direttamente in causa quando la fine si avvicina, sia in termini di narrazione che di pagine.
Posso dirvi che ho amato questo libro, ne ho adorato ogni singola parte e ogni storia; ho adorato come queste si incastrano tra di loro e come possono benissimo essere lette singolarmente, ristando dei racconti completi dall’inizio alla fine pur essendo parte di qualcosa di più grande. Ogni suo personaggio è memorabile e non può essere raccontato da solo, perché si muove in una danza singola e di gruppo capace di lasciare ogni volta senza parole. Faccio fatica a dirvi un motivo preciso per cui mi è piaciuto, davvero non mi riesco a nominarne uno.
Va semplicemente letto.Cinque su cinque e lode, perché è un libro che la merita, così come la sua autrice, che già mi ha stregata con Il circo della notte e qui si è conquistata un pezzo della mia anima!

È da leggere, assolutamente!

Federica 💋

[Recensione] “Il trono senza re” di Bernard Cornwell

Buongiorno 😊

Avrei voluto pubblicare ieri la recensione ma le feste mi hanno un po’ rallentata! Accidenti proprio adesso che la storia di Uhtred di Bebbanburg arriva a un punto di svolta. Comunque, oggi vi porto scoprire l’ottavo volume della serie di The Last Kingdom!

46125966. sx318 Titolo
Il trono senza re
Titolo originale
The Empty Throne
Autore
Bernard Cornwell
Traduzione
D. Cerruti Pini
Saga
Le storie dei re sassoni #8
Editore
TEA
Pubblicazione
Ottobre 2018
Genere
Storico
Formato

Cartaceo (9,50€) ~ Digitale (9,99€)
Pagine

388
Acquisto
Amazon

Inizi del X secolo. Le forze dei regni di Wessex e Mercia si sono unite per sconfiggere i danesi, ma i regni della Gran Bretagna continuano a essere minacciati dall’instabilità e dalle pressioni dei vichinghi. Quando Æthelred, signore di Mercia, muore senza lasciare eredi, il trono vacante è l’ideale per scatenare rivalità sopite, mentre nuovi nemici si avvicinano dalle frontiere del Nord. I sassoni avrebbero un disperato bisogno di una guida forte, invece continuano a lottare per un trono abbandonato.
Uhtred di Bebbanburg, il più grande guerriero della Mercia, appoggia Æthelflaed, la consorte di Æthelred, come legittima erede al trono, perché sa che anche lei crede nel sogno di un unico regno di Inghilterra. Ma i nobili accetteranno che sia una donna a prendere il potere, anche se è la vedova di Æthelred e la sorella del re di Wessex?

Il signore della Mercia è in punto di morte, ferito gravemente durante la battaglia di Tettenhall contro il danese Cnut, mentre Uhtred lotta contro una ferita che fatica a guarire e che sembra portare il signore della guerra più forte tra i sassoni a un passo dalla sua stessa fine. Ferito infatti dall’arma di Cnut, Uhtred fatica a recuperare le forze perché, secondo una credenza tanto pagana quanto cristiana, la spada sarebbe lo strumento che ha scagliato su di lui un maleficio, il cui scopo è uccidere il paladino dei sassoni, ed è anche la sola che può guarirlo.
Ma mentre lui lotta contro la propria precaria salute, il cugino Æthelred vede la sua scivolargli via, arrivando a morire nel 911 dopo Cristo.
La sua scomparsa mette in subbuglio la Mercia e il Wessex, spinge gli aldermanni alla ricerca di un successore capace di tenere uniti i regni ma anche di non diventare un pupazzo nelle mani di re Edoardo. Tra intrighi, giovani ambiziosi e disposti a tutto pur di mettere le mani sul potere del re, è Uhtred a vedere in modo chiaro chi deve governare in Mercia ed è disposto a tutto per realizzare il suo piano.

«E chi la governerebbe meglio? Il tuo fratellastro o la tua sorellastra?»insistetti.
Lui rimase in silenzio per un po’, ma alla fine la sua innata sincerità gli fece ammettere: «Æthelflaed».
«Sarà lei a governare»

Diviso a metà tra la ricerca della spada di Cnut e il tentativo di far sedere Æthelflaed sul trono di Mercia, Uhtred si adopera per far crescere anche un secondo personaggio che sarà fondamentale per la costruzione dell’Inghilterra: Æthelstsan, figlio primogenito di Edoardo, considerato illegittimo ma in realtà vero erede al trono del Wessex, un ragazzino intraprendente che dimostra già tutte le caratteristiche del buon sovrano che potrebbe essere chiamato a essere (e che sarà in quanto è il primo re a governare su tutti i territori inglesi unificati).
Il trono senza re è l’ottavo volume della serie di Bernard Cornwell e segue un momento cardine che ha fatto la storia, cioè l’elezione di Æthelflaed a signora della Mercia grazie al suo attaccamento ai territori e alla popolazione. La figlia di Alfredo del Wessex si scopre in questo volume come un’abile condottiera, il cui carattere forte permette a Cornwell di dare lustro a lei e, insieme, alle figure femminili della Storia, rendendole partecipi attive degli eventi anche quando le cronache del tempo riportano solo una visione degli eventi maschilista e orientata verso il punto di vista cristiano.

«Inizi con le mosse più facili, quindi», commentai. «Con la giustizia è lo stesso. La decisione che hai preso era facile ed è per questo che ho permesso a te di formulare il verdetto.»
Mi guardò accigliato. «Facile? Decidere di togliere la vita a un uomo? Anzi, a cinque?»
«Erano traditori e reietti. Sarebbero morti in ogni caso, qualunque decisione tu avessi preso.»

È una lettura più “tranquilla” delle altre, con meno battaglie, e forse per questo si legge con più velocità degli altri volumi, ma dimostra comunque la stessa attenzione ai dettagli verso i termini specifici della guerra e di ciò che a essa si collega, a cui aggiunge quel pizzico di umanità e di normalità che la Storia e i grandi eventi del passato di norma non hanno.
Giocando con gli angoli bui del passato, con ciò che non è stato tramandato, Bernard Cornwell mescola personaggi reali e immaginari per ricostruire un ambiente che sa di quotidianità mentre racconta di coloro che hanno reso grande onore sia ai regni sassoni sia a quelli danesi, entrambi protagonisti della storia inglese.

Questo è, per ora, l’ultimo libro che possiedo della serie, ma presto recupererò anche gli ultimi quattro per sapere come andrà a finire la storia di questo guerriero northumbro!

Federica 💋

[Recensione] “Re senza dio” di Bernard Cornwell

Buongiorno e buon lunedì!

Allora, come sono andate le feste? Avete passato bene Natale e Santo Stefano? Io sono sinceramente un po’ provata, ma oggi mi distendo un po’ parlando di guerre e conquiste nell’Inghilterra del IX secolo! Torno a raccontarvi la storia di Uhtred di Bebbanburg!

43688945. sx318 Titolo
Re senza Dio
Titolo originale
The Pagan Lord
Autore
Bernard Cornwell
Traduzione
S. Caraffini & D. Cerruti Pini
Saga
Le storie dei re sassoni #7
Editore
TEA
Pubblicazione
Ottobre 2018
Genere
Storico
Formato

Cartaceo (9,50€) ~ Digitale (5,99€)
Pagine

361
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Nono secolo dopo Cristo. Dopo la morte di re Alfredo il Grande, lo scettro è passato al figlio Edoardo, e nella Terra degli Angli sembra regnare la pace: a nord dominano i danesi, a sud i sassoni. Ma una così lunga quiete, che troppo spesso consente ai più timorosi e irresoluti di comandare, mette a dura prova l’animo dei veri guerrieri. Tra loro c’è Uhtred, uno dei più famosi uomini d’arme del defunto sovrano, soldato sassone cresciuto tra i vichinghi. Malvisto dai consiglieri del nuovo re e ormai caduto in disgrazia, viene bandito dal regno in occasione di uno sconsiderato scoppio di rabbia. Respinto tanto dai cristiani quanto dai pagani, Uhtred parte per il nord con i pochi uomini che gli sono rimasti fedeli, per compiere una temeraria impresa: riconquistare Bebbanburg, la più inespugnabile fortezza della Terra degli Angli, che da generazioni apparteneva alla sua famiglia. Intanto quella pace, che in realtà è solo apparente, comincia a incrinarsi. Cnut Spadone, il più temuto e crudele dei signori danesi, vuole vendicare il rapimento della moglie e del suo erede: tutti i regni della Terra degli Angli vengono così coinvolti in una sanguinosa guerra che dovrà decidere le sorti dell’isola. E toccherà a Uhtred, e al suo minuscolo esercito di reietti, fare in modo che la battaglia finale avvenga nel luogo e nel momento da lui scelti.

Il regno del Wessex è in pace da anni con i danesi e Uhtred è sempre più un Lord della Mercia, proprietario di un angolo di terra forse non troppo prospero ma felice e tutto sommato in buone condizioni. Ma per il condottiero sassone dal cuore pagano arriva una notizia tremenda: il suo primogenito, Uhtred, sta per prendere i voti, lui che grazie a re Alfredo è stato cresciuto tra i religiosi insieme a sua sorella e al fratello minore. Ma per il forte guerriero che lui diventi prete è uno smacco non da poco ed è disposto a tutto pur di impedirlo, anche a irrompere nel monastero dove vive per trasformarlo nel guerriero che desidererebbe avere come figlio.
Ma nulla va come previsto, e dopo la morte di un religioso e l’aver ripudiato il suo primogenito, Uhtred si ritrova cacciato dalla Mercia in seguito alla distruzione dei suoi possedimenti. Ma se in Mercia non gli resta più nulla, allora non gli resta che fare ritorno nella terra che da tempo aspretta di riconquistare: Bebbanburg.

In un mondo in cui regnano la morte, il tradimento e l’infelicità, a vincere sono i cristiani.

Tuttavia la conquista della fortezza non è tanto semplice, perché nessuno è mai riuscito a espugnarla. Ma Uhtred conosce la sua casa e dopo essere giunto in Northumbria con i suoi uomini e aver pianificato come avvicinarsi ai territori sotto il dominio dello zio Ælfric, avvicinarsi a recuperare ciò che per diritto di nascita è suo sembra quasi fattibile. Quasi. Perché lo zio lo attende e insieme al figlio e al nipote – entrambi chiamati Uhtred – lo mettono alle strette, tanto da permettergli di salvarsi la vita solo grazie all’uccisione del vecchio usurpatore e all’aver preso in ostaggio moglie ed erede del nuovo (finto) signore di Bebbanburg. Costretto a fuggire, Uhtred, con il figlio, i suoi uomini e i prigionieri, riprende la propria strada e questa lo porta di nuovo in Mercia, dove venti di guerra rischiano di mettere in pericolo la vita della sua adorata Æthelflaed.
Minacciati da Cnut Spadone e da una nuova ondata di danesi, i territori del Wessex e della Mercia si ritrovano a lottare tra nemici interni ed esterni, mentre Uhtred si ritrova coinvolto in un intrigo che mira a incastrarlo e screditarlo, lui che è la spada del Wessex.

Per quanto ne sapevo, la lunga pace durava ancora e il caos che immaginavo non esisteva, ma l’istinto mi diceva tutt’altro. Ed esso cos’è, se non la voce degli dei?

La storia di come i diversi regni inglesi sono arrivati a unificarsi giunge a un punto cruciale, il 911 dopo Cristo, anno in cui Æthelred di Mercia viene ferito in modo molto grave e sua moglie assume un vero ruolo di comando nel regno che tanto la preoccupa e che è diventato la sua nuova casa.
Re senza Dio comincia a mostrare la “vecchiaia” di Uhtred, il suo essere sempre più vecchio della maggior parte delle persone che combattono per la sopravvivenza dei regni degli Angli, a mostrare dubbi e confusione di un personaggio che ha perso tutto e che potrebbe perdere anche la vita.
Un romanzo, questo, attraverso il quale Bernard Cornwell mostra tutta l’incertezza di un singolo individuo, ma anche dei regni che a quel tempo stanno ancora cercando di mostrarsi in tutta la loro potenza e di emergere dalle nebbie della Storia.

Con il libro di domani chiudo con i volumi dedicati alle storie dei re sassoni che fanno parte della mia lista per Libera Lo Scaffale, ma è una serie che continuerò di certo l’anno prossimo!

A domani,
Federica 💋

[Recensione] “La morte dei re” di Bernard Cornwell

Buongiorno 😊

Ultimo giorno prima delle feste e anche ultima recensione della settimana legata alla saga dei re sassoni che ha come protagonista Uhtred di Bebbanburg, perché domani arriva il post per Natale.

18866180Titolo
La morte dei re
Titolo originale
Death of Kings
Autore
Bernard Cornwell
Traduzione
D. Cerruti Pini
Saga
Le storie dei re sassoni #6
Editore
TEA
Pubblicazione
Ottobre 2013
Genere
Storico
Formato

Cartaceo (9,50€) ~ Digitale (6,99€)
Pagine

416
Acquisto
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Al crepuscolo del IX secolo, Alfredo il Grande è in punto di morte, e con lui sembra esserlo anche il sogno di un’Inghilterra unita. Il regno ripiomba inevitabilmente nel caos: all’antica minaccia dei danesi si aggiunge quella dei nobili sassoni, pronti ad allearsi con gli odiati nemici pur di mettere le mani sul potere e impedire al principe Edoardo di succedere al trono. Senza dimenticare la minaccia dei vichinghi da nord… In questo scenario tumultuoso, Uhtred di Bebbanburg, il guerriero sassone cresciuto tra i vichinghi, è stretto in una morsa altrettanto insidiosa, combattuto tra la fedeltà ad Alfredo e il desiderio di recuperare le terre dei suoi antenati. Ha infatti giurato fedeltà al vecchio re, ma non al suo erede e, nonostante gli anni di fedele servizio, non è convinto di continuare a lottare per la causa di un’Inghilterra unita e cristiana. Ma deve prendere una decisione, su cui incombe l’ombra cupa di una profezia pronunciata da un’indovina: «Sette re moriranno… e le donne che ami».

Trasformatosi in un signore della Mercia, Uhtred di Bebbanburg si trova a essere chiamato da Edoardo per stringere un accordo di pace con l’Anglia Orientale, un regno perlopiù in mano ai danesi ma con a capo un re convertitosi al cristianesimo che cerca di instaurare un rapporto pacifico con i regni alleati di Wessex e Mercia.
La scelta del futuro sovrano non può che ricadere su di lui in quanto Uhtred è un condottiero temuto e rispettato da entrambe le parti coinvolte, un guerriero che con gli anni ha imparato a seguire l’istinto per scoprire quando qualcosa vale la pena di essere portata avanti o quando invece nasconde pericoli nefasti. La richiesta del giovane erede al trono lo lascia sull’attenti, soprattutto quando qualcuno tenta di ucciderlo subito dopo aver ricevuto l’ordine dal messo reale.
Non tutto è come appare, specie quando ci sono di mezzo dei guerrieri danesi forti e agguerriti che cercano di conquistare terre e gloria tutte per loro. I pericoli e le minacce giungono dalle parti più inaspettate, per culminare in tradimenti annunciati quando la vita del tanto temuto re del Wessex si avvicina alla sua fine.

«La gente non compra i miei chiodi arrugginiti perché mi trova molto convincente, signore, ma perché desidera disperatamente credere che quei pezzetti di ferro diventeranno d’argento.»

Tra credenze pagane e attacchi contro il comportamento ignobile del clero inglese alla fine del IX secolo, La morte dei re segue in un’altalena di eventi imprevedibili i momenti che hanno portato alla morte di re Alfredo e la successiva incoronazione di suo figlio Edoardo, mentre i regni di Wessex, Mercia, Anglia Orientale e Northumbia si trovano a riorganizzare le proprie alleanze di fronte a un regno e a un sovrano giovani e forse impreparato a gestire il carico che deriva dal suo ruolo.
Ciò che la serie di Bernard Cornwell permette di fare e seguire il lato umano degli eventi storici tramandati dalle cronache dell’epoca e da quelle successive, eventi che hanno forzato la storia inglese rendendola ciò che oggi è e dandole dei caratteri che ancora fanno parte della quotidianità britannica. Se nei libri precedenti emergeva l’aspetto umano dei grandi personaggi storici, qui a essere posto sotto la lente d’ingrandimento è il ruolo della Chiesa nell’influenzare coloro che regnavano su un regno come quello del Wessex, un comportamento che viene spesso stigmatizzato e analizzato in ogni più piccolo dettaglio, in ogni pregio e in ogni difetto che ovviamente ha. Viene fatto dal punto di vista di un pagano di origini cristiane che si trova a dover affrontare questa dualità proprio nel rapporto con i suoi figli, rimasti per diverso tempo in convento e lì cresciuti secondo i dettami della Chiesa cristiana.

No, a straziarmi l’anima è l’idea che esista il destino. Ogni cosa è dunque preordinata? Noi, poiché non ci è toccata in sorte la preveggenza, ci riteniamo liberi di scegliere quale strada imboccare, eppure il destino ci dice che non è così.

È un romanzo che insegue gli esseri umani dietro le leggende e gli eventi passati alla storia, raccontando di scontri e guerre per motivi tanto normali come l’amore per una donna o per avere più terre quando sembra difficile credere che sia anche solo possibile. Una lettura, e una serie, che diventa sempre più interessante.

Uhtred e Æthelflaed ritorneranno lunedì, giusto in tempo per chiudere le letture di fine anno 😊

Federica 💋