[Recensione] “Un uomo da conquistare” di Julia Quinn

Buongiorno lettori!

Oggi ritorno a pubblicare dopo un weekend confluito nell’inizio settimana per me lungo e impegnativo e apro agosto con il ritorno a una serie romance che sto amando molto, portandovi a scoprire i personaggi che ho atteso a lungo: Colin Bridgerton e Penelope Featherington!

57208604. sy475 Titolo
Un uomo da conquistare

Titolo originale
Romancing Mister Bridgerton
Autore
Julia Quinn

Traduzione
M. Fiumali

Saga
Bridgerton #4

Editore
Mondadori

Pubblicazione
Marzo 2021

Genere
Romance, storico
Formato

Cartaceo (14,50€) ~ Digitale (5,99€)
Pagine

384

Acquisto
Sito editore

Londra, aprile 1824. Colin Bridgerton è l’uomo più affascinante di Londra, lo dicono tutti. Penelope Featherington è da sempre innamorata del fratello della sua migliore amica, e dopo una vita passata a osservarlo da lontano crede di sapere tutto di lui.
Fino a quando non scopre il suo più profondo segreto, e si rende conto di non conoscerlo affatto. Dal canto suo, Colin è stanco: stanco di essere considerato solo un bel damerino con la testa vuota, stanco della monotona mancanza di scopo della sua vita, stanco di tutto quell’affannarsi di chiunque per svelare la vera identità della famigerata Lady Whistledown, la misteriosa autrice delle «Cronache mondane» in cui riporta tutti i pettegolezzi dell’alta società. E soprattutto non ne può più di trovare il proprio nome in ogni articolo della Whistledown!
Quando però torna a Londra dopo un lungo viaggio all’estero, si accorge che molte cose sono cambiate. Più di tutte è mutata Penelope. O è solo diverso il modo in cui lui la vede?
Sta di fatto che ora Colin non riesce a smettere di pensare a lei. Ma quando comprende che anche Penelope nasconde un segreto, si trova davanti a un bivio: la donna è la peggiore minaccia alla sua serenità… o colei che potrà renderlo felice?

Sono anni che Penelope Featherington fa da tappezzeria alle feste del ton, così come sono anni che nutre un amore non corrisposto per Colin Bridgerton, terzo fratello della famiglia più in vista della società per i matrimoni d’amore che hanno caratterizzato le unioni di Anthony, Benedict e Daphne negli undici anni precedenti, insieme agli articoli in cui l’intelligente e sagace Lady Whistledown ha messo a nudo pregi, difetti e segreti di ogni esponente della buona società londinese.
Giunta ormai al rango di zitella conclamata, con la prospettiva di invecchiare insieme alla madre (una prospettiva che le fa orrore), Penelope gode ormai di una certa libertà nel vestire e nelle occasioni pubbliche, può evitare di sentirsi obbligata a rispettare certi canoni ora che nessuno la sposerà mai, perciò lascia trapelare un po’ dell’intelligenza e dello spirito che per anni nessuno ha mai sospettato avesse, soprattutto Colin.
Di ritorno da un viaggio all’estero, Colin è stupito della tranquillità con cui la timida Penelope lascia emergere il carattere orgoglioso e determinato, che sapeva sfoggiare solo con le amiche, anche in mezzo ai buoni partiti e alle gran dame che la credevano invisibile. È bastata una parola dell’invadente Lady Danbury e la ragazza con cui è cresciuto si è trasformata davanti ai suoi occhi increduli.

«Non è bello» le disse l’anziana donna, sporgendosi in modo che solo lei potesse sentirla «scoprire che non siamo esattamente quello che pensavamo di essere?»

E Penelope si rivela ancor più sconvolgente quando, in pieno giorno, si reca da sola nella city di Londra, un luogo pericoloso per lei e per ogni donna sola, tanto che Colin, sempre di buonumore, sente per la prima volta i morsi della rabbia travolgerlo davanti all’incoscienza di Penelope, insieme all’eccitazione per l’avventura inattesa, lo stesso sentimento che lo porta a viaggiare in posti lontani da casa.
Ma la gita lo pone davanti a una verità sconvolgente: Penelope Featherington, timida e impacciata e sempre presente come buona amica ha un segreto, uno che coinvolge la signora più chiacchierata del ton e che Lady Danbury ha sfidato la società a smascherare in cambio di mille sterline, Lady Whistledown!
Legati da questa scoperta e dal talento per la scrittura, l’amicizia tra Colin e Penelope ha una svolta ancor più grande quando un bacio inatteso mette a soqquadro le loro certezze, o meglio le certezze del Bridgerton più chiacchierato sulle Cronache di Lady Whistledown, ponendolo davanti al fatto che tutto è diverso e nulla può impedirgli di avere per sé Penelope, nemmeno l’indifferenza che sembra riservarle la sua famiglia e l’intera società.

A quel punto, Colin stabilì una volta per tutte che il cervello femminile era un organo strano e indecifrabile e che nessun uomo doveva tentare di comprenderlo. Non esisteva una sola donna al mondo capace di andare dal punto A al punto B senza passare dai punti C, D, X e poi chissà.

Un uomo da conquistare è il volume che più aspettavo della serie dei Bridgerton perché Colin e Penelope sono i personaggi che più mi hanno intrigata nei libri precedenti. Avevo aspettative molto alte per loro due e mi sono piaciuti davvero tanto, ma non quanto immaginavo dalle loro apparizioni nei libri precedenti. Ho apprezzato tantissimo il carattere di Penelope, il suo uscire dal guscio di timidezza grazie all’età e all’aiuto della scontrosa ma buona Lady Danbury, che la porta a difendere con le unghie e con i denti ciò che ha realizzato e che la rendono fiera di sé. Un po’ meno mi è piaciuta la sua ingenuità nel momento in cui il suo segreto viene minacciato, perché mi sarei aspettata uscisse il carattere deciso che la contraddistingue quando si tratta delle sue “opere”, però è comprensibile se si pensa che deve affrontare lo spauracchio che ha reso le sue stagioni un inferno.

Non era affatto bella, lo sapeva. Anche nei momenti migliori, era stata al massimo graziosa. Lui però la credeva bella e quando la guardava… Penelope si sentiva bella. E non era mai accaduto prima.

Strano è il risvolto emotivo di Colin, nella direzione impulsiva e collerica che prende il suo carattere non appena si accorge di chi è Penelope, di cos’è che davvero li lega e come entrambi abbiano fatto della scrittura un motore (più o meno serio) delle loro esistenze. È come se si svegliasse di colpo da uno stato di eterno buonumore per scoprire emozioni diverse e totalizzanti in modo a volte non positivo e questo lo porta a reazioni che non immaginavo gli appartenessero e che me lo hanno fatto apprezzare mono di quanto avrei pensato prima di leggere il libro.
Penelope e Colin tuttavia, anche se non mi hanno colpita e affondata, sono una coppia che funziona bene insieme e che mette entrambi davanti a due mondi per l’altro estranei e in cui trovare un punto di equilibrio grazie alla loro unione. La narrazione di Un uomo da conquistare si concentra più su questo che sul lato romantico della coppia e forse questa mancanza un po’ mi è dispiaciuta, perché volevo proprio vedere il loro rapporto approfondirsi in quella direzione, anche se lo stile è comunque capace di trasmettere i sentimenti che li uniscono e li trasformano in una coppia inseparabile, non la mia preferita (purtroppo) ma una comunque piacevole da leggere e da cui farsi trascinare.

Insomma, mi aspettavo davvero tanto da Colin e Penelope e forse le aspettative sono state ciò che mi ha portata ad apprezzarli meno… Peccato! Adesso aspetterò un po’ per leggere il volume dedicato a Eloise Bridgerton, anche se qui già qualcosa mette voglia di leggerlo, ma preferisco far passare un po’ di tempo!

Qual è il libro da cui vi aspettavate tanto e che invece si è rivelata una lettura sottotono?

Federica 💋

[Recensione] “Resti mortali” di Laurell K. Hamilton

Buongiorno e buon mercoledì 😊

Dopo tutto il romanticismo degli scorsi giorni, oggi si arriva nella calda città di St. Louis, divisa tra vampiri, stragi e rituali vudù.

9702896Titolo
Resti mortali
Titolo originale
The Laughing Corpse
Autore
Laurell K. Hamilton
Traduzione
A. Zabini
Saga
Anita Blake, Vampire Hunter #2
Editore
Tea
Pubblicazione
Gennaio 2009
Genere
Urban fantasy, Paranormal, Romance, Horror
Formato

Cartaceo (9,80€) ~ Digitale (6,99€)
Pagine

368

Resuscitare i morti per Anita Blake, la cacciatrice di vampiri più famosa d’America, è diventata un’operazione di routine. È il suo mestiere. Ed è anche molto comodo quando si vuole far luce in un caso di eredità contesa o di assasinio. Però se il defunto in questione è tale da trecento anni, la faccenda si complica, poiché occorre un sacrificio umano, e Anita non è disposta a uccidere nessuno, neppure per un milione di dollari. Tanto infatti le è stato offerto e tanto lei ha rifiutato. Faccenda chiusa? Tutt’altro. Come consulente della squadra investigativa per i delitti soprannaturali, Anita è stata convocata per dare una mano nelle indagini su una serie di efferati omicidi. La polizia brancola nel buio e anche Anita è perplessa: nessuna delle creature che lei ben conosce – vampiri, licantropi, necrofagi – può aver commesso delitti tanto spaventosi. Ma poi un’idea si fa strada nella sua mente: e se qualcun altro avesse resuscitato lo zombie pluricentenario e lo avesse trasformato in un killer disumano?

Due settimane dopo aver trucidato la Master della città e aver permesso al vampiro pluricentenario Jean-Claude di reclamare quel ruolo per sé, oltre ad averle impresso due dei quattro marchi per trasformarla nella sua schiava umana, Anita Blake, la più giovane e brava risvegliante della Animators Inc., si ritrova a indagare con la task force per i crimini soprannaturali, coinvolta in un caso di omicidi multipli dove il colpevole sembra essere un qualche strano tipo di zombie.
Ma nel frattempo deve anche destreggiarsi per rifiutare le insistente proposte di Harold Gaynor, un cliente che vorrebbe risvegliare un cadavere di oltre trecento anni ma il cui prezzo sarebbe un sacrificio umano, prezzo che Anita non è affatto disposta a pagare.

Io sono una risvegliante. È il mio lavoro: una professione come un’altra, non molto diversa da quella del venditore.

Le indagini la portano dritta tra le grinfie di Dominga Salvador, sacerdotessa vudù di St. Louis estremamente pericolosa e interessata al dono di Anita, la sua capacità e il potere di risvegliare i morti che nasconde molto di più di quanto appaia. E mentre Anita cerca di scovare lo zombie omicida e di sfuggire agli scagnozzi di Gaynor, gli indizi la conducono in una delle zone di St. Louis che non vorrebbe mai frequentare. Perché il quartiere dei vampiri è di dominio del Master e Jean-Claude la sta cercando.
Bello e tremendamente pericoloso, il signore dei non morti di St. Louis è intenzionato a concludere l’opera iniziata con i primi due marchi imposti a Anita per salvarle la vita, perché altrimenti la presenza di una schiava umana che non rispetta i suoi ordini rappresenta una minaccia al proprio dominio appena consolidato.

Avere il Master a guardarmi le spalle era un po’ come portare un ordigno termonucleare per distruggere un formicaio, ma l’eccesso d potenza distruttiva è sempre stato una mia specialità.

Tra scene del crimine truculente e una città immersa nel calore e nell’afa di agosto, Resti mortali segue la seconda indagine della cacciatrice di vampiri nota come la Sterminatrice e pone dei nuovi tasselli della sottotrama che la lega a Jean-Claude – e che di certo diventerà sempre centrale nel corso della serie, non a caso i titoli originali di questo libro e del prossimo fanno riferimento a due locali presenti nella storia e di proprietà dell’insistente, sexy e terrificante vampiro.
La narrazione in prima persona attraverso lo sguardo di Anita permette di cogliere la spavalderia, l’irruenza e il sarcasmo di questa protagonista sui generis e tutta d’un pezzo, che sente questa attrazione profonda e travolgente per un vampiro e comunque gli riserva un trattamento scorbutico, un rifiuto continuo perché ha un carattere determinato e deciso, anche capace di tenerezza mentre arma una delle sue tante pistole e si prepara a riempire di proiettili il cattivo di turno.

Sono una risvegliante e sono la Sterminatrice, ma adesso so di essere anche qualcos’altro, e cioè la cosa che nonna Flores temeva di più. Sono una negromante. I morti sono la mia specialità.

Se nel primo volume l’autrice mette davanti a un mondo dove il soprannaturale è riconosciuto dalla legge e vampiri, licantropi e zombie non sono solo personaggi dei libri, in questa nuova avventura è la parte magica della Louisiana a emergere, con i rituali vudù tipici dello Stato americano che si fanno centrali anche nella storia personale di Anita, oltre a diventare importanti per le ragioni che spingono Jean-Claude a volerla come schiava umana.
Con il suo linguaggio schietto e senza filtri, Anita è una protagonista che lascia il segno e cattura l’attenzione, mentre il lato macabro e horror della storia rendono l’intreccio un intrigo sanguinolento che fa venire i brividi ma dal quale è difficile staccare gli occhi finché non si è arrivati alla fine.

Ora non vedo l’ora di leggere il prossimo volume, anzi ri-leggere, perché Il circo dei dannati mi è stato regalato anni fa ed è stato il mio primo incontro con Anita e Jean-Claude. Sarà la mia prossima lettura 😊

In genere, io non sono tipo da letture horror/macabre, ma questi due personaggi mi hanno conquistata. Voi conoscete la serie di Laurell K. Hamilton? 

Federica 💋

[Recensione] “Corteggiando Jo March” di Trix Wilkins

Buongiorno!

Oggi, finalmente, arriva la recensione per il Blogtour dedicato a Corteggiando Jo March di Trix Wilkins!

Grazie alla CE per la copia del romanzo.

Titolo
Corteggiando Jo March
Autore
Trix Wilkins
Traduzione
D. Mastropasqua
Editore
Vintage Editore
Pubblicazione
Luglio 2021 
Genere
Storico, romance
Formato

Cartaceo (16€)
Pagine

466
Acquisto
Sito editore

Jo March, scrittrice, sente di aver perso la sorella maggiore, Meg, da quando si è sposata. Lo stesso destino sembra dover toccare anche alle sorelle minoriBeth e Amy, e persino al suo più caro amico, Laurie.Eppure, nonostante gli sforzi della prozia March, Jo è determinata a non rinunciare alla propria libertà per nessun essere mortale. Theodore “Laurie” Laurence, è nato con un bell’aspetto, talento e ricchezza e Jo è convinta che avrà un futuro promettente di cui lei non farà parte. Ma è testardo come la stessa Jo e la ama dal primo momento che l’ha vista. Cosa toccherà fare a una donna che non vuole sposarsi né per amore né per denaro?

Jo March è determinata a essere indipendente, non aspira al matrimonio e l’amore che conta davvero per lei, tanto da rischiare di trasformarsi in egoismo, è quello per la famiglia e le sorelle, soprattutto per la fragile Beth. Ad allietare la sue giornate c’è anche Theodore “Teddy” Laurence, l’amico di una vita che la sprona a essere migliore, a vivere della sua scrittura e a dare sempre tutta se stessa in ciò che fa.
Ma Teddy, a volte scanzonato e un po’ dandy, vuole il meglio per la cara Jo perché i sentimenti che nutre nei suoi confronti sono ben più profondi di una grande amicizia.

Voleva fare della scrittura il lavoro della sua vita e non avrebbe mai rinunciato alla propria libertà per nessun uomo mortale.

Prendendo come punto di partenza gli eventi iniziali di Piccole donne crescono, Trix Wilking prende i personaggi più amati del romanzo di Louisa May Alcott e dà loro un destino alternativo rispetto a quello deciso dall’autrice, reinventando i momenti più famosi per dare a Jo e Laurie un finale del tutto diverso, quello che, in tanti, avrebbero voluto leggere sin dall’inizio per la protagonista effettiva di Piccole donne e per il suo migliore amico.
Ma Jo e Teddy, nei loro alti e bassi emozionanti, non sono gli unici a cui viene concessa una seconda occasione. Perché cambiando alcune variabili, anche la vita delle altre sorelle March viene cambiata in modo imprevedibile e capace di regalare dei momenti davvero commuoventi. A iniziare da Beth.

«Sarò un corteggiatore adorante, non avrò occhi per nessuno tranne te, mi complimenterò per tutti i tuoi pregi, ti sorriderò tutta la notte, fisserò con gelosia qualunque altro uomo che ti guardi, interromperò qualsiasi ballo che farai con chiunque altro e snobberò qualsiasi giovane donna che osi cercare di attirare la mia attenzione.»

La più fragile delle sorelle, infatti, acquisisce qui una profondità che l’autrice originaria non ha affrontato per rappresentare Beth come la sola incapace di crescere, maturare e staccarsi dalla famiglia per diventare una donna adulta, pronta per il matrimonio e la famiglia. Trix Wilking, invece, trasforma la dolce e fragile Beth in una donna delicata e gentile grazie a Frank Vaughn, un personaggio secondario che qui, insieme al suo gemello Fred, diventa centrale nell’evoluzione delle sorelle March, in particolare di Beth, appunto, ma anche di Amy, proprio grazie a Fred Vaughn.
Riorganizzati gli interessi amorosi delle sorelle più piccole, la storia segue il complicato rapporto tra Jo e Teddy, dando loro la possibilità di crescere, approfondire i loro caratteri e renderli un po’ più coerenti rispetto ai sentimenti che, anche in Piccole donne, emergono tra loro e che alla fine sono liberi di essere analizzati più in profondità, fino al tanto sospirato finale.

«Non riesco a immaginare di andare in Europa senza di te. Non voglio immaginare di andare in Europa senza di te! Teddy, come potresti chiedermi se per me sarebbe più piacevole e comodo che tu non fossi lì? Come potresti non sapere che tutto è più piacevole e comodo per me quando ci sei?»

Trix Wilking riesce a regalare una lettura intensa, coinvolgente ed emozionante mentre rivoluziona il destino di Jo e Laurie, ma anche di Beth, creando dei momenti davvero provanti dal punto di vista emotivo, mentre – per quel che mi riguarda – riesce a far battere forte il cuore nel raccontare come loro tre, insieme agli altri, riescono a crescere e a cambiare il loro destino, verso un epilogo che rende davvero giustizia ai grandi personaggi creati da Louisa May Alcott.
Jo dimostra di maturare davanti ai comunque tragici eventi che sconvolgono la famiglia ma che, con Beth, la rendono consapevole di ciò che c’è di importante e prezioso al mondo, anche se a volte si è disposti a sacrificarlo perché non ci si ritiene all’altezza.
E lo stesso fa Teddy, guidato dal nonno, che supera la superficialità dimostrata a volte in Piccole donne, andando contro corrente riaspetto all’atteggiamento che, proprio nel romanzo ottocentesco, lo ha allontanato dalla cara Jo.

«Ogni momento, ogni giorno insieme, è prezioso. Tutto il resto, scoprirete, è secondario.»

Una rivisitazione davvero ben fatta, scritta con un narratore in terza persona ma dal punto di vista interno dei diversi personaggi, che permette finalmente di giungere al lieto fine che, personalmente mi è sempre mancato leggendo il grande classico americano.

Mi raccomando, non perdetevi anche le altre recensioni su Corteggiando Jo March, e recuperate questa lettura meravigliosa!

Noi ci risentiamo tra un’oretta con un nuovo Review Party!

A dopo
Federica 💋

[Recensione] “Fandom” di Anna Day

Buongiorno lettori 😊

Oggi vi propongo la recensione di un volume che fa parte della lista di #MyLiberaLoScaffale2021 e che mostra cosa succede a desiderare di far parte del mando immaginario di cui si è innamorati!

37693702. sx318 Titolo
Fandom
Titolo originale
The Fandom
Autore
Anna Day
Traduzione
R. Verde
Saga
The Fandom #1
Editore
De Agostini
Pubblicazione
Febbraio 2018
Genere
Young Adult
Formato

Cartaceo (9,90€) ~ Digitale (6,99€)
Pagine

397
Acquisto
Sito editore 

Finalmente il gran giorno è arrivato, Violet è pronta. Pronta per incontrare gli attori che hanno portato sul grande schermo il suo romanzo preferito, La Danza delle forche. Violet lo sa recitare a memoria, ne conosce ogni battuta. Se potesse esprimere un desiderio, chiederebbe di poterci vivere dentro ed essere Rose, la protagonista perfetta. Dovendo fare i conti con la realtà, Violet si accontenta di presentarsi all’evento come cosplayer di Rose e mettersi in fila per l’autografo dei suoi idoli. Soprattutto per quello dell’attore che interpreta Willow, l’eroe più bello di sempre – darebbe ogni cosa per far colpo su di lui. Proprio nel momento in cui il ragazzo si complimenta con lei per il suo costume accade qualcosa di inaspettato. Un terremoto. Urla. Il buio. Violet riapre gli occhi e qualcosa è cambiato. Le guardie corrono ovunque impazzite. Ma è solo quando un proiettile colpisce Rose e la ragazza cade a terra esanime che Violet capisce. Capisce che adesso non è più solo a un evento in costume per appassionati di fantasy. Adesso quella è la realtà. Adesso lei è dentro la storia e la protagonista del suo romanzo preferito è appena morta. Violet ora può fare solo una cosa: prendere il suo posto, ripassare le battute e vivere la storia fino alla fine… E sperare che tutto vada come è stato scritto.

Violet, con le amiche Alice e Katie e con suo fratello Nate, è entusiasta di recarsi al ComicCon travestita come la protagonista del suo romanzo preferito, Il Ballo delle Forche, una storia distopica dove gli esseri umani sono divisi in Imp, da imperfetti, e Gem, da geneticamente modificati e quindi migliori, e che vede al centro la storia d’amore tragica tra Rose e Willow, un’Imp e un Gem.
Il loro gruppo ha anche la possibilità di incontrare gli attori del film per una serie di fotografie ed è proprio durante questo incontro che qualcosa di strano accade: dopo un terremoto ed essere stati travolti da una impalcatura, Violet, Nate, Katie e Alice si ritrovano a scappare dalla stanza solo per ritrovarsi in un anfiteatro, uno molto simile a quello descritto dall’autrice Sally King all’inizio del libro che tanto amano. Ma dopo un secondo di spaesamento la realtà e gli eventi li mettono davanti alla verità: quello è l’anfiteatro descritto nel libro e loro sono finiti davvero dentro Il Ballo delle Forche!

Attento a quello che desideri, perché a volte la realtà può letteralmente esplodere.

Dopo un inizio disastroso, dove gli eventi del libro vengono stravolti dalla loro presenza, Violet e gli altri si ritrovano a percorrere la strada della protagonista, soprattutto Violet che, per una serie di disavventure, non solo incrocia sulla propria strada Ash, l’amico destinato alla friendzone di Rose, ma si ritrova a dover sostituire la protagonista nella sua storia con Willow, se vuole che tutti loro tornino a casa. Ma essere Rose è sia un sogno che un incubo, perché il finale che l’attende è la morte per impiccagione, oltre a una serie di prove che non è certa di poter superare perché non è esattamente una persona determinata e sicura di sé.
Come non è certa di poter conquistare Willow con le sue imperfezioni, nonostante conosca le battute tra lui e Rose a memoria. Se poi ci si mette anche la sua strana attrazione per Ash, un personaggio del tutto diverso da ciò che viene descritto nel libro, e l’interferenza di Alice, tanto perfetta da passare per una Gem, ecco che la missione di Violet si fa più complicata del previsto. Anche perché qualcosa sembra non andare per il verso giusto, non sempre gli eventi del libro – detto il canone – si avverano e questo mette a rischio la loro possibilità di tornare a casa.

Non c’è nessun copione anche a volerlo. Sorprendentemente, questo pensiero è rassicurante… non devo recitare la battuta giusta o assumere la posizione corretta!

La storia creata da Anna Day gioca con il desiderio che quasi ogni fan ha di ritrovarsi all’interno delle storie che tanto ama (oh Dio, mi è piaciuto Hunger Games, ma farvi parte anche no, grazie!), ma la amplia fino a coinvolger il fandom, per l’appunto, con tutte le derive che da questo arrivano e si sviluppano, per creare un universo molto più complesso. È in questa realtà ibrida che si muove Violet con i suoi amici, trasformandosi da ragazzina insicura a eroina decisa e determinata, grazie al suo ruolo di protagonista in un mondo distopico dove, tra realtà e fantasia, tutto sembra condurre verso un’unica soluzione: la sua morte.
Affascinante, in Fandom, è tutta l’impalcatura di citazioni a proposito della letteratura distopica e Young Adult degli ultimi anni, il sarcasmo con cui ne descrive alcuni aspetti fondamentali (vedi la scelta dei nomi per i personaggi principali e secondari, l’impatto sul pubblico di certi attori) o anche i fenomeni che questi hanno generato.

«Sai quel segreto che non ti ho mai detto?»
La confusione affiora sul suo viso. «Sì?»
Sorrido. «Sei sempre stato tu.» E con un’ultima spinta, li guardo allontanarsi nella corrente.

Tutto questo, però, perde un po’ di punti quando viene spiegato come questi quattro giovani sono riusciti ad arrivare nel mondo de Il Ballo delle Forche e delle ragioni per cui certi eventi sono andati in un certo modo. Se da un lato mi è piaciuta molto l’idea di un inconscio collettivo la cui forza genera un universo alternativo, dall’altra la pseudo non spiegazione di meccanica quantistica che viene rifilata a Violet – e a noi – rende meno incisiva la prima parte del perché esista il mondo del romanzo.
Come pure i vari accenni all’ospedale e a una possibile spiegazione reale di cosa è successo ai quattro ragazzi. Lasciata perdere la parte di meccanica quantistica, si sarebbe potuto gestire meglio l’aspetto dell’inconscio collettivo come fondamento di questa terribile realtà distopica, anche perché è l’aspetto che dà meno problemi rispetto al dover dare a tutti i costi una spiegazione “scientifica” al viaggio di Violet e dei suoi amici, salvo poi nascondersi a un “Non te lo spiego, tanto non sei intelligente abbastanza per capirlo”, anche perché suona tanto come una scusa per non raccontare una cosa facile da smentire o che nemmeno l’autrice ha poi così chiaro in mente.

Insomma, una lettura un po’ così, che ha anche un seguito, ma da noi ancora inedito e che comunque non credo leggerò, neppure in originale!

Avete letto Fandom? Se poteste scegliere, in quale universo fantastico vi piacerebbe ritrovarvi? Io sono indecisa tra Hogwarts e Narnia 😊

Federica 💋

[Recensione] “La proposta di un gentiluomo” di Julia Quinn

Buongiorno e buon mercoledì!

Oggi vi riporto nella Londra Regency creata da Julia Quinn con la storia del secondogenito di casa Bridgerton, Benedict, e della sua misteriosa Sophie!

55199654. sy475 Titolo
La proposta di un gentiluomo

Titolo originale
An Offer from a Gentleman

Autore
Julia Quinn

Traduzione
G. Settanni

Saga
Bridgerton #3

Editore
Mondadori

Pubblicazione
Settembre 2020

Genere
Romance, storico
Formato

Cartaceo (14,50€) ~ Digitale (6,99€)
Pagine

395

Acquisto
Sito editore

Sophie Beckett discende da una nobilissima famiglia, ma non ha mai avuto una vita facile. Niente feste, coccole, agi per lei: è infatti la figlia illegittima del conte di Penwood ed è sempre stata trattata come una domestica, soprattutto dopo che il padre, morendo, l’ha lasciata sola con la matrigna e le sorellastre.
Mai e poi mai avrebbe immaginato di partecipare un giorno al celebre ballo in maschera di Lady Bridgerton. Né tanto meno di incontrarvi un principe azzurro che stesse aspettando proprio lei. Eppure, mentre volteggia leggera tra le forti braccia del bellissimo Benedict, secondogenito della famiglia, le sembra quasi impossibile che quell’incantesimo debba dissolversi allo scoccare della mezzanotte. Non dimenticherà mai quella serata, ne è sicura.

Neanche Benedict potrà scordare la sensazione provata danzando con quella sconosciuta.
Chi si celava dietro quella maschera?
Il giovane ha giurato a se stesso che l’avrebbe scoperto, per poi sposarla. Ma quando, anni dopo, conosce casualmente Sophie, che crede una cameriera, il suo proposito vacilla: è giunta l’ora di porre fine alla ricerca della misteriosa ragazza che gli ha rapito il cuore e abbandonarsi a un nuovo sentimento?
Perché certo Sophie non poteva essere al ballo… oppure sì?

Benedict, come si evince anche dal nome, è il secondo dei fratelli Bridgerton, il “Numero Due” come lo etichettano in tanti, distinguendolo da Colin a malapena per la sua altezza. Almeno finché, al ballo in maschera organizzato da sua madre a Bridgerton House, non incontra una misteriosa dama vestita d’argento, estranea all’alta società ma capace di vederlo, di farlo sentire unico e speciale. Il loro è un incontro di poche ore, ma intenso, tanto da convincerlo di aver trovato la propria anima gemella, la donna con la quale passare la vita.
Sophie Beckett, la misteriosa dama vestita d’argento, sa che il sogno di una vita con un Bridgerton è impossibile per lei, figlia illegittima e ridotta a schiava dalla matrigna e dalle sorellastre. Però decide di vivere quell’avventura di una sera, svanendo poi da Londra a causa della cattiveria di colei che avrebbe dovuto crescerla.

Si sentiva come una principessa, una principessa un po’ birichina, e così, quando lui le aveva chiesto di ballare, gli aveva detto di sì. E anche se sapeva che era tutto un inganno, che era solo la figlia illegittima di un nobile e la cameriera di una contessa, che il suo vestito era preso in prestito e le scarpe praticamente rubate, quando le loro dita si intrecciarono tutto ciò non ebbe più importanza.

Due anni dopo, Sophie fa ancora la cameriera ma in campagna, presso i Cavender, oggetto delle illecite attenzioni del figlio dei suoi datori di lavori. Ed è durante una festa ben sopra le righe, mentre rischia di essere violentata, che la sua strada e quella di Benedict si intrecciano di nuovo. Arrivato alla festa di Cavender per puro caso, è mentre sta per andarsene che si ritrova a salvare una giovane cameriera impaurita, offrendole un impiego a Londra presso sua madre. Ignaro di chi sia Sophie per lui, Benedict le offre il proprio supporto ma, a causa di un tremendo temporale e della sua precaria salute, ben presto è lui ad avere bisogno delle cure della giovane, arrivando a provare per lei un’attrazione incredibile, come non gli capitava da due anni.
Trascinati dai rispettivi cuori, Benedict e Sophie si avvicinano, troppo però e quando lui le offre il ruolo di propria amante, Sophie non può fare altro che rifiutare, memore del proprio passato e del valore che lei dà a se stessa, anche se ciò significa rinunciare all’uomo che ogni giorno negli ultimi due anni ha sognato di incontrare di nuovo. Ma Benedict non è facile da distrarre quando si pone un obiettivo, soprattutto se quel particolare obiettivo finisce per lavorare da sua madre, a un paio di portoni di distanza da casa sua.

Era diventata una parte di lui, per così dire. Il suo nome era Benedict Bridgerton, aveva sette tra fratelli e sorelle, se la cavava bene con la spada e con la matita da disegno, e cercava dappertutto la sola ragazza che era riuscita a fare breccia nel suo cuore.

Terzo volume della serie dedicata alla famiglia Bridgerton, La proposta di un gentiluomo è l’adattamento in chiave regency di Cenerentola, dove però il principe azzurro è un benestante signore inglese che, di fronte all’umile condizione sociale della sua innamorata, non ha in mente esattamente il matrimonio. Benedict, sotto questo aspetto, mi ha un po’ delusa come personaggio, non perché è un perfetto esempio della mentalità del suo tempo, ma perché dovrebbe essere l’artista della famiglia, sensibile e dalle vedute più aperte degli altri ma che, alla fin fine, scade in un cliché e nemmeno si accorge che la donna dei suoi sogni, colei che ha sperato di ritrovare, è proprio davanti ai suoi occhi.
Sophie, d’altro canto, non fa nulla per far sì che se ne accorga, ben consapevole che la sua condizione sociale e le sue origini sono un ostacolo insuperabile per la società in cui vivono. Lei mi è piaciuta molto di più, perché dimostra più coerenza e amore verso ciò che c’è tra loro di quanto non faccia Benedict all’inizio, salvo poi avere una svolta quando alla fine apre gli occhi.

Benedict aveva bisogno di sapere quel che pensava di lui, di sapere che era importante per lei. Quell’uomo, apparentemente così sicuro di sé, aveva bisogno della sua approvazione.
Forse aveva bisogno davvero di lei.

Sarà che non sono un’amante di Cenerentola, o che le pretese della matrigna e della maggiore tra le sorellastre non abbiano poi avuto un grande impatto nella storia, ma tra i libri letti finora sui Bridgerton, La proposta di un gentiluomo è quello che mi è piaciuto di meno. A livello di sentimenti e coinvolgimento emotivo, come anche lo stile narrativo e descrittivo, è al pari dei primi due, ma qui i personaggi principali secondo me sono stati meno incisivi di quelli secondari. Mi hanno colpita di più Lady Bridgerton, la mamma di Benedict, oltre che alle sue sorelle, molto più presenti che nei volumi precedenti, e Colin, che si vede poco ma lascia lo stesso il segno.
Insomma, la storia è bella, niente da dire su questo, ma manca un po’ di verve in più nell’esprimere la vera e completa personalità dei protagonisti, cosa che rende il libro un po’ meno accattivante dei primi due.

Devo dire che, a discolpa di Benedict e Sophie, la mia attenzione è già proiettata verso il prossimo volume, quello che vede Colin come protagonista. Forse è anche per questo che non sono riuscita ad appassionarmi a questa rivisitazione di Cenerentola.

Questo mese è in uscita l’ultimo volume della serie, ma penso proprio che li recupererò tutti pian piano. Voi invece avete letto anche gli altri? Oppure il genere non fa per voi? Fatemi sapere nei commenti.

Federica 💋