[Recensione] “Jane Eyre” di Charlotte Brontë

Buongiorno!

Siamo a venerdì e questa settimana si chiude con la recensione di Jane Eyre, che per me è il libro migliore di Charlotte Brontë!

Jane Eyre (eNewton Classici) di [Charlotte Brontë, L. Spaventa Filippi]Titolo
Jane Eyre
Autore
Charlotte Brontë
Traduzione
L. Spaventa Filippi
Editore
Newton Compton Editore
Anno
2011
Anno prima edizione
1847
Genere
Narrativa ~ classici
Formato

Ebook
Pagine

320

Jane Eyre è il capolavoro di Charlotte Brontë, l’affresco vivissimo di un’epoca e di una società, la storia di una proposta d’amore inaccettabile dal punto di vista della morale corrente ma che innesca il tormento della passione e la conseguente repressione. Potente figura femminile, l’eroina del romanzo ha ispirato numerose versioni cinematografiche. Cenerentola priva del candore della fiaba, Jane è la piccola governante che affascina e poi sposa il suo padrone, né bella né attraente secondo i canoni ottocenteschi della femminilità, forse ignara delle arti sottili della seduzione, ma animata da una volontà incrollabile che travolge ogni ostacolo e la preserva immune dalle tentazioni disseminate sull’aspro cammino che conduce alla realizzazione di sé come donna.

Jane Eyre è una giovane orfana, cresciuta dagli zii materni (e poi solo dalla zia acquisita) sin dai primi anni di vita e costretta sin da subito a fare i conti con l’odio, il risentimento e i bigotti precetti di tutori che, in lei, non vedono altro che una bambina ribelle, animata da insana curiosità e da un carattere difficile. La sua vita con zia Reed e i suoi figli, seguita dagli anni trascorsi nella scuola di Lowood, rappresentano per Jane anni di sofferenza e privazione, un’esperienza tuttavia formativa che plasma il suo carattere senza per questo renderla diversa da chi è sempre stata.
Il carattere deciso e resiliente di Jane è ciò che le permette di farsi strada nella vita, diventando ben presto insegnante a Lowood e, poi, governante per la giovane pupilla ospitata a Thornfield Hall, la storica dimora del misterioso Mr. Rochester.

La vita mi sembra troppo breve per sciuparla nel coltivare delle animosità, o registrare i torti ricevuti. Siamo, ed è fatale, tutti quanti carichi di colpe in questo mondo.

L’arrivo a Thornfield segna per Jane un nuovo capitolo della sua vita. Indipendente e libera di dedicarsi alle sue passioni, i suoi giorni nella casa di Rochester si alternano tranquilli, tra lezioni alla giovane Adèle e l’occuparsi di sé, anche se, a volte, strani rumori e comportamenti da parte di Mrs. Poole, una cameriera assai particolare.
Ma la pace viene interrotta con l’arrivo improvviso di Mr. Rochester, un uomo burbero e sarcastico, disposto a mettere Jane sotto torchio per testarne la tempra, l’intelligenza e, con suo stupore, uno spirito critico molto forte, indipendente e non disposto a essere trattato con inferiorità solo perché donna.

In genere si crede che le donne siano molto quiete. Le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini. Hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, e di provare le loro capacità come i loro fratelli; soffrono come gli uomini dei freni e dell’inattività, e fa parte della mentalità ristretta dei loro compagni più fortunati il dire che si devono limitare a cucinare e a far la calza, a suonare il piano e far ricami. È stupido condannarle o schernirle, se cercano di fare di più o imparare di più di quello che è solito al loro sesso.

Be’, credo che la trama e le vicende di Jane Eyre siano tra le più conosciute nel mondo dei Classici letterari. Il suo rapporto con Edward Rochester ha segnato l’evoluzione dei rapporti romantici nei libri fino a oggi, creando quell’alone di mistero e attrazione che fa del poco cortese Rochester il “bad boy” di metà Ottocento e che, comunque, ha un fascino impossibile da imitare e da ignorare. Gli alti e bassi che caratterizzano il suo rapporto con Jane, gli inganni e il passato scandaloso creano un personaggio ancora moderno e capace di emozionare, con il quale arrabbiarsi, ma impossibile da non amare e per il quale sperare.
Jane, dal canto suo, è una protagonista che ho adorato. Forte, indipendente e sicura di sé, del proprio valore come persona in generale e come donna poi, che è disposta a sacrificare anche l’amore della sua vita per la propria integrità e che tuttavia, allo stesso tempo, non rinuncia all’idea dell’Amore solo perché sa che il proprio sarebbe impossibile, per accettare la via della convenienza con St John (un personaggio che mi ha dato abbastanza sui nervi). E i sentimenti, oltre alla capacità di pensiero e all’intelligenza, sono ciò che fa di Jane (e Rochester) la protagonista più moderna che si possa trovare in un Classico come questo e che, anche a differenza di Catherine in Wuthering Heights (di Emily Brontë), ha saputo rendere il romanzo una vera meraviglia.

Trovai te. Tu sei la mia compagna, la migliore parte di me, il mio buon angelo. Mi sento legato a te da un forte affetto. Ti giudico buona, virtuosa, amabile. È nata nel mio cuore una passione ardente e profonda, che mi spinge verso di te, fa di te il centro della mia vita e unisce le nostre due esistenze in un’unica fiamma pura e potente.

Ultimo aspetto, ma è scontato con Charlotte Brontë, riguarda lo stile e le descrizioni, sia delle emozioni sia degli ambienti e del paesaggio in cui i protagonisti si muovono. Proprio quest’ultimo, con i suoi grandi e meravigliosi spazi aperti, si fa personaggio reale all’interno della narrazione, determinando il percorso seguito dai pensieri e dalle riflessioni di tutti, ma soprattutto di Jane, la voce narrante e colei che mette in evidenza tantissime tematiche diverse, dall’educazione dei più giovani al ruolo di uomini e donne nella società Vittoriana, dal valore del matrimonio a quello del denaro e dei sentimenti, dando un quadro vivido e dettagliato della società che raffigura e in cui tutti, ma Jane e Rochester in primis, devono seguire delle regole ben determinate, altrimenti saranno classificati come ribelli (Jane) e diavoli (o libertini, Rochester).

Mi perdonerà Heathcliff, ma con Rochester non c’è storia! Meraviglioso tutto il romanzo, ma soprattutto i momenti tra i due protagonisti. E, finalmente, ho aggiunto questo Classico alla lista dei “depennati” 😅 voi, invece? Lo avete letto o siete all’oscuro del segreto di Thornfield Hall?

Fatemi sapere e… buon weekend!
Federica 💋

[Recensione] “End of the Road Bar. Vol. 2” di Daniele Batella

Buongiorno!

So che oggi è la festa degli innamorati, ma non mi andava di pubblicare una recensione a tema (troppo scontata), ma ho preferito scoprire cosa è accaduto ai sette clienti dell’End of the Road!

Titolo
End of the Road Bar. Vol. 2
Autore
Daniele Batella 
Editore
Dark Zone Edizioni
Serie
End of the Road Bar
Genere
Narrativa
Formato
Cartaceo
Pagine
224
Prezzo
14,90€
Acquisto

Amazon ~ Editore

Sette sconosciuti, condotti lì da un’invisibile volontà, raccontano le loro vite a Penny, la glaciale e misteriosa cameriera pronta a raccogliere le loro confessioni tra un drink e l’altro. E così, ora che i primi quattro clienti hanno messo a nudo le loro esistenze, è giunto il turno degli ultimi tre.
Un rocambolesco viaggio tra le bianche cupole di Roma, le guglie sferzate dal vento di Norwich, le caleidoscopiche vie di New Orleans e le infinite lande ghiacciate dell’Antartide. Segreti, amori inconfessabili e crimini efferati si susseguono in un complesso arazzo che inizia a concedere le sue risposte alla più grande domanda dei sette. Cosa ci fanno veramente lì? Alla fine l’alba giungerà come una luce rivelatrice; i segreti verranno svelati, il misterioso filo che attraversa le vite dei sette verrà finalmente dipanato e Penny mostrerà il suo vero volto, gettando una fosca luce sul loro destino finale.

La storia di Elsa, il transgender che ha attraversato l’India tra traversie e problemi, riprende là da dove si era interrotta, riportandoci all’End of the Road per ascoltare le ultime tre esistenze rimaste da svelare. Tra i sette avventori ritrovatisi in questo bar fuori dal tempo e dallo spazio, in cui tanti entrano per una volta soltanto e poi non vi fanno più ritorno, ci sono ancora Zack, sua moglie Elizabeth e Sean a dover mettere a nudo la loro anima, a dover spiegare come queste sette persone completamente diverse le une dalle altre si sono ritrovate insieme.

Si sentiva attratto dalla misteriosa forza che la giovane esercitava: ciò che più agognava e stimava negli altri esseri umani era la loro capacità di misericordia.

E ricominciando il racconto si apre una nuova fase della narrazione, una più spirituale, in cui i personaggi esplorano una ragione diversa del loro cammino. Ci troviamo a seguire Zaccaria e le tradizioni più oscure del cristianesimo nel tentativo di scoprire come le loro vite si siano potute intrecciare, in un racconto che fluisce da una voce all’altra, da un’anima all’altra, senza sforzi, naturalmente, come se fossero state forgiate per essere unite. O almeno lo è per Zack ed Elizabeth, ritrovatisi ad Assisi e insieme capaci di vedere nell’altro la propria ragione ultima, il motivo per cui il loro cammino non avrebbe potuto svolgersi altrimenti.

«In poche parole» un sorriso triste si dipinse sul volto di Zack, «siamo alla fine della strada. Il passato ci perseguita e la Corona ha distrutto il nostro futuro.»

Ma se Zack ed Elizabeth conducono allo spiritualismo cattolico, a Sean spetta l’arduo compito di spiegare un creazionismo pagano, o meglio alieno, senza scadere nella banale colonizzazione extraterrestre che tanto va di moda in certi ambiti para-scientifici. E ci riesce decisamente bene, partendo da una New Orleans creola e bigotta per giungere nelle fredde acque dell’Antartide, analizzando l’idea di quel creatore-orologiaio che nulla ha a che vedere con la visione religiosa.
Quando poi tutto finisce, si tirano le somme, rintracciando attraverso l’enigmatica Penny, barista onnipresente dell’End of the Road, le vere ragioni di quel luogo misterioso, nonché dei veri motivi per cui Hiroe, Lana, David, Elsa, Sean, Elizabeth e Zack si sono imbattuti, nello stesso momento, nella soglia di un luogo impossibile da mancare, non quando è il Destino a decretare come debba accadere.

Finora nessuno degli astanti aveva commentato le storie che aveva ascoltato susseguirsi di bocca in bocca, di cuore in cuore, in quella notte così atipica ed eccezionale. Penny ne aveva viste molte, di notti, e molte erano state sorprendenti persino per lei.

Daniele Batella, come già nella prima parte della storia (qui la recensione), crea ancora una volta una suspence incredibile, una connessione e un interesse particolare verso i personaggi, le loro storie, sia singolarmente, sia nella curiosità di scoprire cosa li lega e qual è il motivo che li ha condotti lì. End of the Road Bar. Vol. 2 conferma le impressioni della prima lettura e aggiunge un tassello in più a una storia che indaga il mistero più conosciuto dell’esistenza pur senza affrontarlo davvero. Portandoci a capolinea, questo romanzo determina un’unione trans-gender (tra i generi e oltre i generi) delle anime umane, nella comunione reale e totalizzante dei due grandi eventi che, di certo, accomunano tutti noi: morte e nascita (o rinascita).
È una lettura particolare, adatta ad aprire la mente e a cambiare la visione che abbiamo dell’esistenza, della responsabilità e delle conseguenze che hanno le nostre azioni. Un libro che, se nel primo volume mi ricordava le famose atmosfere dei bar anni ’40, qui cambia ancora prospettiva, diventando esattamente ciò che deve essere: l’End of the Road!

A modo suo c’è del romanticismo, magari dello stesso tipo che portò San Valentino a sacrificarsi per salvare due innamorati 😉 che dite, li leggerete?

Fatemi sapere
Federica 💋

[Recensione] “End of the Road Bar. Vol. 1” di Daniele Batella

Buongiorno a tutti 😊

Questa settimana continua all’insegna della lettura e vi parlo di un libro davvero particolare!

Titolo
End of the Road Bar. Vol. 1
Autore
Daniele Batella 
Editore
Dark Zone Edizioni
Serie
End of the Road Bar
Genere
Narrativa
Formato
Cartaceo ~ Ebook
Pagine
227
Prezzo
14,90€ (cartaceo) ~ 0,99€ (ebook)
Acquisto

Amazon ~ Editore

All’End of the Road non si arriva per caso. È uno strano luogo, un vecchio bar nascosto in un vicolo di una metropoli, a metà strada tra una bettola e la sala di un cinema: un locale d’altri tempi, lontano dalla frenesia delle notti di baldoria della città. L’End of the Road ha un’anima. È questa l’unica certezza che colpisce sette avventori, giunti per caso una sera di aprile nell’atmosfera ovattata del bar. Sette sconosciuti, condotti nello stesso luogo da un curioso scherzo del fato. Penny, l’algida e imperscrutabile cameriera, li accoglie e serve loro da bere. Sarà il pretesto di una violenta tempesta a far avvicinare i sette l’uno all’altro, a sciogliere imbarazzi e timori prima e a condurli in un viaggio lungo il viale dei ricordi poi. Uno ad uno cominceranno a raccontare la propria esistenza, fatta di amori, gioie, dolori, segreti mai confessati e peccati indicibili. Sette vite si snodano nel flusso dirompente della memoria, svelando poco a poco le trame di un sorprendente destino. 

Penny è l’enigmatica barista che accoglie i clienti dell’End of the Road, un luogo difficile da trovare ma che appare al momento giusto. Questo non è un locale come gli altri, perché nessuno sa quando apre, né quando chiude, ma lavora di certo nelle ore più buie della notte e prima che sorga l’alba è già introvabile.
In molti si sono accomodati ai suoi tavoli, in tanti hanno cercato di sedurre Penny per fuggire con lei da quella bettola sempre piena, ma nessuno se n’è mai andato con lei. Né vi è mai stato una seconda volta. Perché l’End of the Road è fatto così: ci capiti per caso, resti anche se non vorresti fermarti e quando alla fine te ne vai lo fai sapendo che non lo vedrai più.

È pur vero che un locale malfamato, sconosciuto ai più, una vecchia stanza ricavata in un pertugio che compare come un miraggio quando la notte gocciola sulla città, non è il posto in cui torneresti due volte di fila.

Ed è in una sera come tante altre che sette avventori fanno il loro, caotico, ingresso. Sette persone che non potrebbero essere più diverse ma che di certo hanno qualcosa in comune, se tutte hanno travato posto tra i tavoli di Penny in una notte burrascosa o oscura. Così la distinta signora giapponese Hiroe, la coppia di artisti David e Lana, i novelli sposi Elizabeth e Zack, il travestito Elsa e il frettoloso Sean si ritrovano bloccati con Penny e Lenny, i due (intercambiabili) baristi, tra sbalzi di corrente, cocktail a non finire e strani presagi che mettono a nudo dettagli inconfessabili delle loro vite.

Penny fece vagare lo sguardo fra quei sette esempi di umanità, così diversi eppure così simili fra loro: nessuno avrebbe saputo dire come fossero entrati tutti insieme e nello stesso momento nel locale. Avevano capito che il loro trovarsi all’End of the Road non era casuale, eppure mostravano un cauto scetticismo.

Perché oltre ad apparire solo quando si ha bisogno di un drink, l’End of the Road ha anche il sorprendente potere di sciogliere le ritrosie, di indurre a confessare a Penny il cammino di vita che li ha condotti in quel luogo, affidando all’algida ragazza e gli altri presenti i segreti che nessuno al mondo ha mai ascoltato. Un cammino fatto di gioie e dolori, da affidare a confessori inconsapevoli e allo stesso tempo complici del loro avverarsi, senza essere poi giudicati colpevoli o innocenti.
In End of the Road Bar. Vol. 1 (o Prima parte) la parola viene lasciata a Hiroe, David, Lana ed Elsa, ognuno dei quali mette a nudo le proprie esperienze di vita, si mette in gioco, raccontando e raccontandosi senza filtri, fino a condividere segreti mai confessati prima. Si passa dal Giappone e dagli Stati Uniti del secondo Dopoguerra all’Europa e all’India degli anni Ottanta e Novanta, ascoltando anfratti di emozioni contrastanti e intense, impossibili da frenane e che si intrecciano nel momento finale, portando i quattro narratori a incrociare le loro strade (e di certo anche quelle degli altri tre) sui ponti di una nave da crociera, l’ultima tappa prima di giungere all’End of the Road.

Prima che la notte fosse finita, anche il suo destino si sarebbe compiuto e la verità sarebbe stata rivelata. Il velo che oscurava con i suoi drappeggi gli angoli oscuri della sua anima sarebbe stato squarciato. Tanto valeva prendersi una bella sbronza.

In questo primo volume le storie di Hiroe, Elsa, Lana e David tengono sotto scacco gli altri avventori e che legge, portandoli a svelare le loro vite con uno stile crudo, quasi grezzo, come possono esserlo quelle storie che non nascondono nulla e che per questo risultano belle. La narrazione in terza persona non riporta una versione edulcorata delle esperienze vissute, né occulta i dettagli più oscuri per rendere amabili i personaggi. Ce li presenta – o meglio, si presentano loro stessi – in tutta la loro imperfezione, con un linguaggio diretto ed evocativo, che fa sentire davvero all’interno del racconto, quasi fossimo capitati anche noi davanti a quella porta e ci fossimo seduti accanto ai sette protagonisti, con Penny che cerca di servirci da bere, mentre attendiamo di conoscere le loro singole storie e come queste si leghino tra loro.
È un romanzo davvero interessante, capace di evocare quell’atmosfera un po’ losca e insieme intrigante dei romanzi noir o dei film anni Quaranta, quelli in bianco e nero, dove il protagonista (i protagonisti, in questo caso) deve affrontare il proprio destino davanti a un barista che serve da bere, mentre in cambio pretende la storia della sua vita e, insieme, qualcosa di molto più prezioso.

Ora manca il continuo per sapere cosa è successo a questi quattro narratori, oltre che per conoscere le storie degli altri tre e la conclusione della loro serata all’End of the Road!

Vi tenta? Volete anche voi sedervi a quel bancone e conoscere la fine? Fatemi sapere 😉

A presto
Federica 💋

[Recensione] “Sangue imperfetto” di Morgan Cavendish

Buongiorno 😊

La recensione di oggi riguarda il secondo volume di una saga che non vedevo l’ora di continuare! È passato un po’ da quando vi ho parlato del primo libro, ma mi ci sono ritrovata senza nessuna difficoltà!
Titolo

Ally Rose: Sangue imperfetto
Autore
Morgan Cavendish
Saga
Redrock’s Murders
Editore
Self Publishing
Anno
2019
Genere
Fantasy, Paranormal, Thriller
Formato

Cartaceo ~ Ebook
Pagine

221
Prezzo
15,59€ (cartaceo) ~ 4,99€ (ebook)
Acquisto
Amazon

Il sangue continua a scorrere a Redrock Bay.
Mentre le indagini vanno avanti e portano sviluppi inaspettati, diventa sempre più chiaro come la mano dietro agli efferati omicidi appartenga a qualcuno molto vicino all’ispettore di polizia Alicia Rosslyn McPharson. Qualcuno che la conosce bene, che sa come ferirla e come aggirare gli ostacoli.
Questa volta, però, Alicia è da sola. Senza potersi fidare di nessuno e potendo contare solo su sé stessa, sarà costretta a muoversi in un labirinto fatto di menzogne dove nessuno è innocente, tutti mentono e sembrano avere sempre qualcosa da nascondere. Nemmeno Alexis e Yvel, i due vampiri divisi da una rivalità che affonda le sue radici nell’ombra imperitura di un amore perduto, potranno aiutarla. Né Adam, né Cleo, né l’intero distretto, tutte pedine su una scacchiera fatta di sangue e sete di potere in cui una sola mossa sbagliata può determinare la fine definitiva della partita.
Tra morte, inganni, magia proibita e verità nascoste, in un crescendo di colpi di scena in cui gli avvenimenti del passato si fondono con quelli del presente, Alicia dovrà lottare per non venire sopraffatta dai suoi demoni, fino all’inevitabile e dolorosa scelta finale.
Fino a dove sei disposto a spingerti per salvare le persone che ami?
 

Dopo l’esplosione di una bomba, nascosta nella sua auto, la detective della omicidi di Redrock Bay Alicia McPharson si sveglia in un letto d’ospedale, attaccata a un elettrocardiogramma che monitora attentamente i battiti del suo cuore. Solo che Ally un vero battito non ce l’ha più da oltre un anno, da quando è stata vittima del Killer della luna calante e si è risvegliata in una tomba, trasformata in una vampira.
Ma l’intera stanza d’ospedale è solo una messa in scena, una bugia costruita da Yvel per non insospettire gli esseri umani coinvolti nella vita, e nelle indagini, di Alicia, nell’attesa che si riprendesse dalla feriti. Adesso, due settimane dopo il suo tentato omicidio, Alicia si trova a raccogliere i nuovi pezzi di un mistero che sembra riguardarla molto da vicino e che ha ancora molti retroscena impossibili da decifrare. Ma ai quali lei non potrà accedere, non direttamente almeno, perché la comparsa di una nuova vittima la fa estromettere dal caso.

Invece, lo odiavo.
Odiavo lui e come si era comportato con me, in un continuo ed estenuante tira e molla carico di ambiguità, dove non c’era mai verità ma sono frasi dette a metà e silenzi sospesi nel nulla
.

Ma per Ally risolvere gli omicidi e catturare chi li ha commessi è una questione di principio, un giuramento che è disposta a onorare a ogni costo, anche se corre il rischio di mettere ancora di più in pericolo se stessa e coloro che ama. E tra analisi, viaggia e indizi criptici Alicia inizia a sfruttare la propria, incomprensibile, natura di vampiro per arrivare più vicina ai veri responsabili della sua morte e di quelle delle altre sei vittime, tutte accumunate da un particolare legame proprio con il mondo sovrannaturale. Ad accompagnarla ci sono sempre Yvel e Alexis, nipote e zio vampiri che l’hanno “accolta” nel loro mondo, mettendola al centro della rivalità che da secoli li divide e che hanno fatto di lei una nuova Elinor, la donna (forse) amata e contesa (questo di certo) da entrambi. Ally si ritrova in bilico tra sentimenti contrastanti, attanagliata da desiderio e fame com’è normale per un vampiro, ma bisognosa di calma per ritrovare il filo dell’enigma che lega gli omicidi e la sua nuova condizione di vita. Tutte le aspettative si concentrano su di lei e rischiano di farle pagare un prezzo ancora più caro per le scoperte che l’attendono.

– C’è qualcosa che non va? –
Sì, c’era. Solo, non sapevo di cosa si trattasse. Gli incidenti, le morti per cause naturali, il fuoco che ritornava sempre con prepotenza in quasi ogni scena del crimine che avevo analizzato fino a quel momento. E quel nome, dove l’avevo già sentito… perché mi sembrava familiare?

Come il primo volume, La quinta vittima, anche il secondo pezzo della serie Redrock’s Murders mi ha fatta immergere fin dall’inizio nella cupa realtà di Redrock Bay, coinvolgendomi nelle indagini attraverso il punto di vista di Alicia. Le emozioni altalenanti, quanto l’attrazione fortissima verso i due controversi vampiri che le stanno accanto, rendono la protagonista sfaccettata e reale, umana, tanto che mi è stato impossibile non entrare in sintonia con lei e soffrire, o semplicemente emozionarmi, di fronte alla carrellata di eventi al cardiopalma che si susseguono fino al finale, dove, vi giuro, ho faticato ad accettare che la storia si interrompa in quel modo!
Ovviamente, altro grande interrogativo, oltre al “Cosa succederà adesso?”, è la reale natura delle emozioni che spingono zio e nipote a questo tira e molla continuo con Alicia. In questo volume, dopo essere stato un po’ in sordina nel primo, emerge con grande carisma Yvel, un po’ prepotente e sicuro di sé ma comunque sempre presente per aiutare Ally nei momenti difficili. Cosa che non si può dire di Alexis, che questa volta rimane sullo sfondo, quasi non gli importasse di Alicia, salvo poi riaffacciarsi negli ultimi momenti e mostrare della crepe nella propria maschera. Personalmente, faccio il tifo per l’algido Alexis perché, per quanto discutibili e assurde le sue scelte, credo ci sia un “cuore” pulsante sepolto sotto tutta la sua imperturbabilità. Potrebbe essere un altro inganno, rivelando così la natura senza scrupoli che Yvel continua a sottolineare, ma nessuno dei due è esente da critiche per il proprio comportamento!
Insomma, Sangue imperfetto è un romanzo coinvolgente, scritto con uno stile accattivante e colmo di suspense, colpi di scena e rivelazioni inaspettate, il tutto condito dalla giusta dose di sentimenti e passione, che non lascia assolutamente indifferenti e rende amabili tutti i personaggi.

Anche se l’autrice me ne ha inviato una copia (grazie infinite ❤️) ho dovuto prendere anche il cartaceo, perché altrimenti avrei lasciato da solo sulla libreria il primo libro e non potevo proprio permetterlo!! E adesso non vedo l’ora leggere il prossimo volume! Spero accada presto, perché l’ho appena finito e sono già in astinenza 😅 È davvero una storia che appassiona ed è, ovviamente, super, super, super consigliata!

Passate una buona giornata.
Federica 💋

[Recensione] “Un inaspettato benefattore” di Adele Ross

Ciao!

Nuova settimana, nuova recensione! E di un libro che ho scoperto per caso, ma che mi ha fatto scoprire un’autrice fantastica!

Titolo
Un inaspettato benefattore
Autore
Adele Ross
Editore
Self Publishing
Anno
2019
Genere
Romance, humor
Formato

Ebook

Pagine

376
Prezzo
1,99€
Acquisto
Amazon

Jerusha è un’orfana che a diciotto anni ancora vive in istituto perché nessuno ha mai voluto adottarla. È intelligente e dotata di un talento fuori dal comune per la parola scritta. Da sempre sola, al contrario delle sue coetanee, non vede la vita attraverso un paio di lenti rosa e romantiche ma nel suo reale cinismo e disincanto che ha sviluppato in lei un’ironia pungente e una sagacia al vetriolo. Ormai arresa a dover lasciare l’orfanotrofio per superati limiti di età si prepara ad abbandonare il suo sogno più grande: quello di diventare una brillante giornalista. Sola, giovane e senza denaro non può certo permettersi di frequentare un buon corso universitario. Ma il destino le riserva una sorpresa inaspettata… o meglio un inaspettato benefattore che, improvvisamente, decide di prendersi in carico lei e la sua istruzione. Un regalo piovuto dal cielo che richiede solamente un obbligo: quello di inviare settimanalmente al suo benefattore, tramite uno sconosciuto indirizzo e-mail, una lettera sotto forma di articolo giornalistico dove lo informa dei suoi progressi scolastici ed educativi. Unico limite: lei non dovrà mai cercare di scoprire chi sia in realtà il suo inaspettato benefattore di cui non conosce nemmeno il nome. Un rapporto epistolare che dura mesi ma che è a senso unico. Jerusha scrive ma non riceve mai nemmeno un cenno di risposta. Così una sera, poco lucida per la stanchezza e la febbre alta, la ragazza invia una lettera al suo benefattore dai toni accusatori e polemici oltre che pregna di tristezza e frustrazione. Una lettera che, lei si aspetta, come tutte le precedenti non avrà mai una risposta. Invece, inaspettatamente, arriva una risposta dal suo benefattore, una risposta che cambia tutti gli equilibri del loro rapporto…

Jerusha è orfana, sola da una vita e cresciuta in un istituto da cui, alla fine, non potrà che andarsene perché ormai ha raggiunto la maggiore età. Tutto sembra correre contro di lei, finché uno dei benefattori dell’istituto non decide di prendersi cura del suo futuro e di regalarle una possibilità di riuscita. Ed è in quel momento che la vita di Jerusha cambia, permettendole di frequentare la prestigiosa università di Pendleton e il tanto agognato corso di giornalismo completamente a spese di questo, del tutto inaspettato, benefattore. C’è solo una regola: ogni settimana Jerusha deve inviare un resoconto con i propri progressi, ovviamente come fosse un articolo di giornale.
Nulla di più facile per lei, eppure, settimana dopo settimana, le email a Daddy-Long-Legs (Mr D., come lo ha soprannominato, perché ha voluto restare del tutto anonimo) si fanno sempre più personali, tanto da trasformarlo nell’unico vero legame affettivo che Jerusha associa all’idea di famiglia. Un legame che, però, resta a senso unico, almeno finché una mail un po’ sgrammaticata e polemica non smuove Mr D. dalla sua posizione così in disparte.

“Perché per te è così importante?” mi scrive dopo un lungo tempo.
“Perché tu sei tutto quello che ho. Quello che si avvicina di più a una famiglia. E adesso che l’ho trovata una famiglia vorrei condividere ogni momento con lei”.

E finalmente l’uomo che era solo un’ombra e un’idea entra a far parte della vita di Jer, con i suoi messaggi criptici e puntigliosi, sempre pronti ad arrivare alle ore più disparate, ma presenti quando lei ha più bisogno del suo sostegno o della sua opinione. Il rapporto tra loro, ricco di battute e frasi sibilline, cresce e si approfondisce, mentre la normale vita universitaria di Jerusha la porta a fare tante esperienze nuove, alcune delle quali segnano la sua vita e nelle quali Mr D. finisce per diventare partecipe.

Guardo l’ora sul telefono.
Sono le due e trenta.
È assodato: o è un vampiro o uno psicopatico che non dorme mai.

La presenza e il supporto del suo benefattore diventano fondamentali soprattutto quando arriva il giovane e tremendo professore Jervie Pendleton, esponente della famiglia che dà il nome all’università e che sembra essersela presa particolarmente con Jerusha per un qualche motivo. Il rapporto di fuoco tra i due è una delle parti che più ho preferito nel libro e che mette la vita di Jerusha di fronte a nuovi, inattesi cambiamenti, alcuni dei quali sembrano minare e mettere in crisi il suo legame con Mr D., tanto profondo quanto in realtà precario e instabile.
Essendo una rivisitazione in chiave moderna dell’opera più famosa di Jean Webster (
Papà Gambalunga che, ammetto la mia ignoranza, non ho mai letto), questo romanzo è una lettura scorrevole, divertente e romantica. Ha una protagonista fantastica, acida al punto giusto da risultare adorabile e spassosissima, nonché sempre pronta a scherzare e ironizzare sui cliché che le vengono affibbiati. Il suo rapporto con Mr D. (che è un personaggio incredibile, pedante ma che ho adorato tantissimo) e gli scambi di messaggi sono una vera chicca, ma è forse nei dialoghi tra Jer e Jervie che si raggiunge il culmine della sagacia e del divertimento.

«E adesso che mi ha sequestrato e costretto a bere un caffè con lei che intenzioni ha?» lo aggredisco io. Non so per quale motivo ma oggi mi sta antipatico più del solito.
I suoi occhi neri mi trapassano e lui dischiude le labbra in quello che dovrebbe essere un sorriso ma a me sembra un ghigno.
«Ti faccio una proposta» sussurra.
Ecco lo sapevo è uno psicopatico, non mi ero sbagliata sul suo conto, ha una mente criminale, forse nasconde segreti inconfessabili, è un serial killer che stermina le studentesse con voti indecenti nella sua materia, oppure un maniaco che si diverte a torturare con fruste e catene le sue vittime fino a quando prendono un voto sufficiente.

Gli eventi della vita accademica di Jerusha alla fine girano attorno al suo coinvolgimento con questi due uomini, Mr D. e Jervie Pendleton, ed è una lettura davvero divertente, coinvolgente e interessante, benché si capisca sin da subito chi si nasconde dietro la figura del misterioso benefattore di Jerusha. Basta prestare attenzione alle parole per svelare il mistero, eppure saperlo non toglie nulla alla piacevolezza della lettura, che anzi rivela una certa dolcezza in più nelle frasi e nelle azioni dei personaggi (o meglio del personaggio e cioè Mr D.).

È un romance davvero divertente, con due (o tre? 😉) protagonisti che conquistano l’attenzione, la simpatia e l’affetto di chi legge! È super consigliato!

Mi raccomando, fatemi sapere se vi ha incuriositi o se lo avete letto!

Buona giornata
Federica 💋