Storytelling Chronicles #20

Buongiorno a tutti!

Per questo lunedì ho pensato di iniziare la settimana in modo diverso, proponendovi il racconto per la Storytelling Chronicles, la rubrica di scrittura creativa ideata da Lara di La Nicchia Letteraria e con grafica di Tania di My Crea Bookish Kingdom – ormai la conoscete meglio di me!

Ebbene il tema di questo mese era doppio: dovevo seguire le castagne e le foglie! Ne è uscita una storia curiosa, ispirata a un luogo vicino a dove vivo, chiamato la Madonna della Castagna, un santuario sulle colline di Bergamo circondato da un bosco di castagni e ippocastani. Da noi, anche a scuola, è quasi una tradizione andarci in questo periodo per raccogliere le castagne da mangiare, ma ci si trovano anche le matte – da noi sono le genge, quelle lucide e da usare per allontanare i malanni – e sono queste che mi hanno ispirata.

Ecco, ora che il preambolo è finito vi lascio al racconto. Buona lettura!

Castagne matte

Guardo i prati tinti d’ambra, la collina travestita nei colori dell’autunno, e mi sembra di soffocare. Ho passato anni seduta su questa panchina, lo sguardo perso sul paesaggio o in un libro mentre mio padre dipingeva, tuttavia è la prima volta che lo spettacolo davanti agli occhi mi toglie il fiato. Non in senso positivo.
Dodici mesi fa l’ho accompagnato qui per l’ultima volta; perché anche se la malattia gli aveva da tempo tolto la possibilità di portare avanti la sua passione mio papà adorava stare qui, gli donava pace osservare questo scorcio di natura incontaminata nel bel mezzo della città. Diceva che gli ricordava i primi anni di matrimonio, sempre diversi, imprevedibili e meravigliosi, e gli faceva sentire la mamma più vicina, lei che adorava stare all’aria aperta.
Alzo gli occhi al cielo per non far vincere le lacrime, perché papà mi sgriderebbe se mi vedesse.
«Mi hai pianto abbastanza, tesoro. Sii triste, se devi, ma hai ricordi felici in abbondanza per scacciare le lacrime con un sorriso.»
Ed è proprio ciò che faccio al pensiero che mi direbbe una cosa simile, perché era convinto che il dolore dovesse avere una data di scadenza davvero breve, mentre la felicità e i ricordi belli si sarebbero autoconservati per l’eternità. Papà era fatto così e ricordarlo, sorridere, allenta la stretta al petto che mi fa sentire in balia di un mostro crudele e mi chiude la gola.
Gli ippocastani e i castagni del viale alle mie spalle mi offrono un leggero riparo dal sole tenue della giornata e offrono un terreno fertile per i bambini alla ricerca dei frutti da far cuocere o da regalare, o delle foglie per decorare quaderni e diari, da portare a scuola per progetti che li fanno ridere e correre un po’ ovunque. La loro presenza era un altro dei motivi per cui papà amava questo posto.
Lo facevano ridere, con le loro domande sulla pittura, e si sentiva giovane anche se…
«Scusi, lei è Rachele?»
La voce che si è intromessa nei miei ricordi appartiene a un uomo. Avrà la mia età, trent’anni o giù di lì, alto e un viso particolare, insolito nei tratti marcati ma non per questo meno bello, gli occhi castani che vibrano di sfumature color cioccolato e vengono enfatizzati dai corti capelli corvini. Mi studia e mi rendo conto adesso che attende una risposta.
«Sono io, sì.» Mi riscuoto e mi alzo, perché la sua altezza mi mette in soggezione. «Mi perdoni, ma ci conosciamo?»
Lui sorride, un gesto che è un miscuglio tra imbarazzo e fascino naturale per nulla ostentato, le mani infilate nelle tasche del gubbino di pelle mentre scuote appena la testa.
«No» aggiunge poco dopo, «ma l’ho riconosciuta subito. Le descrizioni di Antonio erano sempre accurate.»
Antonio? «Mio padre?» Sono stupita, perché non ne sapevo nulla. «Le ha parlato di me?»
«A volte. Era davvero orgoglioso della figlia giornalista.» Il castano dei suoi occhi vira al nero in un istante. «Mi dispiace per la sua perdita. È stato l’anno scorso, vero?»
«Sarà un anno domani, sì.» Sento la voce contrarsi, la gola che si chiude per il dolore, ma mi sforzo per non lasciare che vinca. «Grazie. A volte mi sembra sia successo ieri, invece è già passato tutto questo tempo.»
«Lo capisco. Ho perso mio nonno anni fa, tuttavia sento ancora la sua mancanza.»
Restiamo a guardarci in silenzio per alcuni secondi. Mi pare strano trovarmi qui con uno sconosciuto a parlare di mio padre e della mia perdita, senza sentirmi a disagio né trovarlo invadente. È… normale, per quanto possa esserlo con uno di cui non conosco nemmeno il nome.
«Non mi ha detto come si chiama.» Lo vedo strabuzzare gli occhi nel rendersene conto, un’espressione buffa che mi fa aggiungere: «Possiamo darci del tu?».
«Ma certo. E comunque, sono Matteo.»
Allungo una mano nella sua direzione e lui, dopo aver esitato soltanto per un secondo, ricambia il gesto con trasporto. Ha una presa salda e dita calde, forse perché le ha tenute nelle tasche per tutto questo tempo; il contatto con la pelle ruvida dice molto della sua persona, così come i calli che la contraddistinguono. È la mano di un uomo che lavora e che lo fa senza mezze misure, in modo diretto e determinato.
Una mano che mio padre avrebbe adorato ritrarre.
«Qual è il verdetto?» me lo chiede mezzo divertito, i suoi occhi che si abbassano verso le nostre mani ancora unite quando corrugo la fronte. «Antonio diceva sempre che una stretta di mano…»
«…vale più di mille parole» concludo insieme a lui, felice che si ricordi il detto preferito di papà. «È positivo, a ogni modo.»
«Ne sono contento.» Le sue labbra si aprono a mostrare i denti, perfetti e bianchi, e io lo osservo incredula per la trasformazione straordinaria del suo viso. «La prima volta che l’ho incontrato mi ha detto che dovevo lavorarci sopra se volevo fare una buona impressione.»
«Beh, ci sei riuscito.» Ritiro la mano e un po’ me ne dispiaccio. «Quando lo hai conosciuto?»
«Una vita fa» scherza. «È stato l’incontro giusto al momento giusto.»
«Come mai?»
«Avevo tredici anni, ero arrabbiato perché mio padre mi aveva portato via la chitarra e mi aveva messo in punizione. Per ripicca sono scappato di casa, finendo seduto proprio sulla panchina dove te ne stavi seduta tu.» Scuote la testa, lo sguardo che spazia verso il panorama e poi torna su di me. «Stavo qui a borbottare quanto detestassi il mio vecchio, quando è arrivato Antonio. Mi ha guardato, ha scosso la testa e poi ha montato il cavalletto, iniziando a dipingere. Non so quando, ma a un tratto mi sono avvicinato e lui mi ha chiesto di prendergli un tubetto dalla borsa. È stato categorico, quasi se lo aspettasse.»
«Fammi indovinare: lo hai mandato a quel paese.»
«Peggio. Gli ho detto che la pittura era da stupidi e da femminucce. Volevo farlo arrabbiare tanto quanto lo ero, ma non ha funzionato.»
«Certo che no.» Papà si infuriava raramente e ci voleva ben altro per farlo innervosire. «Ti ha detto qualcosa?»
«Che se ero bravo in un’attività più costruttiva tanto quanto lo ero a essere arrabbiato avrei avuto successo. Poi mi ha mostrato la mano, chiedendomi di stringerla.» Nasconde le dita tra i capelli, l’espressione lontana come se stesse rivivendo quel ricordo. «“Una stretta rivela chi sei” ha spiegato, “e vale più di mille parole. Devi migliorarla se vuoi fare una buona impressione.”»
«Tipico di papà» mormoro davanti alla profondità del suo trasporto, quasi per paura di strapparlo a quel momento.
«La parte più strana arriva adesso» mi informa, il braccio che torna al proprio posto e le mani in entrambe le tasche. «Era metà ottobre e faceva un po’ più freddo di oggi, perciò quando mi ha sentito starnutire si è guardato attorno, ha raccolto qualcosa da terra e poi ci ha disegnato sopra. Sai cos’era?»
«Una castagna matta.» Quelle che non si possono mangiare perché velenose, le stesse che infilava anche a me in ogni tasca possibile. «Si crede prevengano il raffreddore.»

«Infatti.»
Estrae la mano e quando apre le dita, sul palmo tiene proprio una castagna, il lato curvo occupato dal disegno di una piccolissima foglia di ippocastano. Sotto ci sono anche due iniziali: A. L., Antonio Lotti.
Papà.
«Da quando me l’ha regalata non l’ho più preso.»

«Davvero?» Questa mi suona strana, perché lo sanno tutti che non funzionano davvero.
«Lo giuro» conferma serio, il suo sorriso a metà che lo rende sincero. «Antonio ha riso quando gliel’ho detto.»
«Quando vi siete visti l’ultima volta?»
«Quasi sei anni fa. All’epoca iniziavano a tremargli solo un po’ le mani.» I suoi occhi si spostano sul paesaggio prima di proseguire. «Sono stato all’estero fino a un mese fa. Mi è spiaciuto non essere tornato per il funerale.»
Annuisco a malapena. «È stato meglio così forse. Papà non era più lo stesso alla fine.»
Vorrebbe dire qualcosa, ma due bambini con gli stessi occhi e capelli castani lo raggiungono di corsa e lo travolgono di domande, oltre che con dei tentativi saltargli addosso. Vederli insieme mi ricorda di quando ero piccola, e con mia sorella ricorreva papà, o giocavamo a nascondino con lui. Sono davvero teneri da osservare.
«I tuoi bambini ti adorano» dico con un sorriso quando li osserva allontanarsi di nuovo, ma solo dopo aver promesso loro di raggiungerli presto.
«I miei… cosa?» Resta di stucco e la testa scatta nella mia direzione per fissarmi negli occhi. «Quei due? No, no, non sono miei. Sono solo lo zio. C’è mio fratello con la moglie più avanti.»
«Oh, scusa. L’ho dato per scontato perché ti somigliano.»
«Davvero? Non l’ho mai notato…» Si guarda attorno, forse in imbarazzo perché non sa come congedarsi senza sembrare scortese.
Meglio se lo levo dall’impiccio.
«Grazie per la chiacchierata. Mi ha fatto davvero piacere.»
«Anche a me.» Gioca con i lati del giubbotto, indeciso, e vedere il suo imbarazzo mi diverte, perché è una cosa davvero tenera da parte sua. «Senti…»
«Se devi andare, nessun problema. Tranquillo.»
«Ah, ok.» Le sue spalle si abbassano. «Allora… Ciao, Rachele.»
«Ciao, Matteo.»
Fa un passo verso i suoi nipoti e sto già per sedermi ancora sulla panchina quando ci ripensa e torna indietro. Con la mano si scompiglia i capelli, mentre l’altra è lungo il fianco, le dita che fanno roteare la castagna matta come una trottola.
«Senti…» inizia, per poi fermarsi e pensarci su. «Senti, Rachele, so che sono un estraneo ma… Ti andrebbe di unirti a noi. Raccogliamo le castagne e sulle matte disegniamo una foglia, niente di che. Ma mi farebbe piacere se ci fossi anche tu.»
È… non lo so. Vorrei rifiutare, ma appena guardo la panchina su cui sono rimasta seduto per ore, mi sembra di risentire la voce di papà, la sua risata e il fruscio del pennello sulla tela. E di vederlo annuire, come se mi dicesse di andare, che lui starà bene. E mi ritorna in mente perché ha sempre disegnato una foglia sulla castagne matte.
«Le foglie riparano dalla pioggia e dal sole troppo forte» mi aveva detto una volta. «Sono lo scudo che ci rende più forti e sicuri, come la famiglia. A volte danno fastidio, ma alla fine ci permettono di diventare chi siamo davvero.»
Guardo Matteo, che il giorno in cui ha incontrato mio papà aveva litigato con il suo, che aveva starnutito per essere forse uscito di casa troppo in fretta e senza coprirsi bene. E sorrido, perché anche se il mio papà non c’è più e fa malissimo non averlo qui con me, di lui mi resta tutto ciò che abbiamo fatto insieme. È la mia castagna matta con la foglia, il mio scudo, e adesso devo lasciare che faccia il suo miracoloso effetto.
«Vi aiuto molto volentieri.»

Fine!

Fatemi sapere se vi è piaciuto e se conoscevate già le castagne genge 😊

Federica 💋

[Segnalazione] “La masca” di Laura Rizzoglio

Buongiorno!

In questo venerdì in cui l’aeroporto mi attende (direzione Parigi), vi propongo l’ultima lettura fantasy e ispirata al folclore piemontese di NPS!

Titolo
La masca
Autore
Laura Rizzoglio
Editore
NPS Edizioni
Pubblicazione
Ottobre 2021
Genere
Urban fantasy
Formato

Cartaceo (14€) ~ Digitale (2,99€)
Pagine

152
Acquisto
Amazon

I Tre Pini, uno scorcio di Langa piemontese del Dopoguerra, una borgata in cui tutti si conoscono tra di loro e dove ancora aleggia il ricordo dei racconti popolari su masche, mascon e maledissiun.  
Il ritrovamento del cadavere di una ragazzina getta un senso d’impotente terrore su tutta la comunità e mentre gli adulti cercano di fare luce su una cattiveria fin troppo umana, Lorenzo, Laura e la loro banda di amici decidono invece di affrontare la masca, l’anziana tacciata come strega, nel tentativo di avere giustizia per la loro sfortunata compagna di classe, portando alla luce verità scomode e impensabili.

L’estratto

Non si conosceva il vero nome della masca, ma tutti sapevano chi fosse e nessuno voleva averci a che fare. Per una sciocchezza avrebbe potuto lanciare una maledizione attraverso il tocco fugace di un vestito o tramite una cantilena, appena accennata dal movimento delle labbra, recitata al posto di una liturgia domenicale: antichi giochi di magia in grado di rovinare una persona o un’intera genia. 

L’autrice

Laura Rizzoglio nasce ad Asti nel 1973. Cresciuta in un piccolo borgo delle Langhe, si è laureata in lingua tedesca; oggi è impiegata in una ditta enologica. Ritrova la passione per la lettura e la scrittura a seguito di una grande crisi spirituale dalla quale scaturisce “Edenya”, primo capitolo della “trilogia dell’anima”, edito nel 2019. “Illirya”, il secondo capitolo, uscirà nel 2021.
I luoghi natii ispirano il romanzo, “La Masca”, secondo classificato al concorso “Misteri d’Italia”.

A lunedì
Federica 💋

[Recensione] “L’ultimo re” di Bernard Cornwell

‘Giorno lettori!

Dopo tanto tempo passato a gravitare sul mio scaffale, oggi vi parlo del primo volume da cui è stata tratta la serie Netflix The Last Kingdom!

51051379. sx318 sy475 Titolo
L’ultimo re
Titolo originale
The Last Kingdom
Autore
Bernard Cornwell
Traduzione
D. Cerruti Pini
Saga
Le storie dei re sassoni #1
Editore
TEA
Pubblicazione
Febbraio 2019
Genere
Storico
Formato

Cartaceo (9,50€) ~ Digitale (5,99€)
Pagine

406
Acquisto
Amazon

Terra degli Angli, 866: una terra divisa in piccoli territori guidati da sovrani barbarici. Uomini feroci, vichinghi, guerrieri del Nord arrivano per razziare, uccidere, conquistare. Il giovane Uhtred, erede al titolo di aldermanno di Bebbanburg, dopo la morte del padre viene adottato dal re normanno Ragnar: in pochi anni impara a battersi con coraggio e ad andare per mare, e diventa per Ragnar come un figlio. Ma l’intrigo, la passione e infine il tradimento riportano Uhtred dal suo vecchio precettore, che lo presenta all’unico sovrano in grado di opporsi agli uomini del Nord: Alfredo, che un giorno verrà chiamato il Grande. Ma per riconquistare il suo titolo, Uhtred dovrà affrontare il nemico in campo aperto.

Regno degli Angli, 866 d.C., il giovane Osbert, secondogenito di Uhtred – il signore di Bebbaanbourg – vede i danesi uccidere suo fratello maggiore ed erede (Uhtred) e così è lui a essere ribattezzato con lo stesso nome, a divenire erede di suo padre e futuro aldermanno di Northumbria (un titolo simile a quello di conte). È lui a seguire il genitore in guerra contro i danesi e a vederlo morire per mano loro, mentre lui, da sciocco e avventato ragazzino, si scaglia contro uno dei condottieri solo per essere disarmato.
Ma il danese, Ragnar l’Intrepido, resta affascinato dal marmocchio e lo riporta con sé come suo schiavo.
Per i successivi anni Uhtred cresce nella casa di Ragnar, trattato più come uno di famiglia che un prigioniero, e segue il potente guerriero nelle scorribande e nelle guerre di invasione che vedono contrapporre i danesi ai diversi signori a capo delle nazioni in cui è diviso il Regno degli Angli.

È il racconto dei miei sforzi per strappare al mio nemico ciò che, secondo la legge, mi appartiene. Ed è la storia di una donna e di suo padre, un re.

Tra trattati di pace, incursioni, assedi e vecchi rancori che portano Uhtred a rischiare più volte la vita, il giovane cresce e impara a diventare un uomo, un guerriero e un danese, lui che discende da Odino in persona, mentre le sue origini diventano un ricordo sempre più distante. Tranne Bebbambourg, la fortezza natia, che desidera riconquistare a ogni costo, magari grazie all’aiuto della “famiglia” adottiva.
Ma quando Ragnar viene brutalmente ucciso e la colpa viene attribuita a Uhtred ciò che gli resta da fare è tornare tra i cristiani, dai parenti che non ha mai conosciuto per poi finire alla corte di re Alfredo, signore del Wessex e ultimo difensore dei sassoni contro gli invasori pagani.

Avevo soltanto undici anni, ma quella notte seppi ciò che sarei diventato.
Avrei raggiunto lo sceadugengan, mi sarei trasformato in un’Ombra che cammina

Narrato in prima persona proprio da Uhtred, L’ultimo re si costruisce con un’ottica da racconto autobiografico a posteriori, quando il guerriero ormai anziano ripercorre la propria esistenza per tracciarne un quadro complessivo, ma forse non accurato e ci viene anche detto, più volte. Il primo romanzo della serie dedicata al periodo storico in cui prende davvero forma l’idea del regno inglese è, in fin dei conti, un romanzo di formazione, in cui il suo protagonista impara a diventare un uomo secondo la concezione dell’epoca. Tra la descrizione delle battaglie, dei luoghi, di usi e costumi sia danesi sia sassoni (o anglosassoni), buona parte della storia si incaglia attorno proprio ai dettagli che rendono unico e particolare quel mondo e quel periodo storico, dando la tentazione di sorvolare tutto per arrivare alla parti più “succose”.
Sono queste, caratterizzate dagli scontri a cui Uhtred partecipa e dagli incontri che fa, a rendere accattivante il romanzo, a mettere in chiaro che, benché questo giovane sia solo una pedina sulla scacchiera della Storia, lui ha la capacità e l’abilità di restarci a lungo, sulla scacchiera.

È l’amor proprio a fare di un individuo un vero uomo, a spingerlo ad agire, a difendere la sua reputazione come un muro di scudi. I danesi lo capivano: gli uomini periscono, dicevano, ma la fama non muore mai.

Testardo, sanguigno, orgoglioso e coraggioso, Uhtred di Bebbanbourg, figlio di Uhtred e anche di Ragnar, cresce lungo le pagine di questo primo volume, sfidando il destino e incontrando nelle sue avventure dei veri personaggi storici, coloro che davvero hanno modellato il nostro mondo e lo hanno reso ciò che è. È uno dei tanti dimenticati dalla Storia, Uhtred, colui il cui nome non è stato tramandato ma che ha reso grande chi invece è ricordato ancora oggi.
Brutale come lo è il periodo storico, L’ultimo re tesse i primi intrecci con i fili del destino che ha portato alla nascita della corona inglese, unendo a eventi ormai vissuti come distanti quella patina di umanità che li rende avvincenti, anche se a volte la ricchezza di dettagli rischia di rendere la lettura lenta e pesante.

Romanzi storici ne leggo pochi, ma devo dire che questa è una serie che, tra pro e contro, comunque voglio continuare! Voi la conoscete? Avete letto i libri o visto la trasposizione su Netflix?

Federica 💋

[Recensione] “Blood & Honey” di Shelby Mahurin

Buongiorno e buon martedì!

Dopo aver adorato il romanzo d’esordio, vi propongo la recensione del secondo volume della trilogia fantasy La strega e il cacciatore.

55847474Titolo
Blood & Honey
Titolo originale
Blood and Honey
Autore
Shelby Mahurin
Traduzione
I. Katerinov
Saga
Serpent & Dove #2
Editore
HarperCollins
Pubblicazione
Marzo 2021
Genere
Fantasy, Young Adult
Formato

Cartaceo (17,90€) ~ Digitale (6,99€)
Pagine

528
Acquisto
Sito editore

La posta in gioco è sempre più alta. la magia più pericolosa. la passione più rovente… Lou e Reid sono in fuga da tutti. Dalla congrega, dalla Chiesa e dal re. Per sopravvivere hanno bisogno di alleati. Alleati potenti. Ma il loro aiuto ha un prezzo. Cosa dovranno sacrificare per pagarlo? Sfuggiti per un soffio al pugnale di Morgane, Lou e Reid sono di nuovo insieme… ma le streghe della congrega, gli uomini del re e gli chasseur continuano a dar loro la caccia. Non c’è più tempo, ormai, e il cerchio si stringe inesorabile… Erano certi che insieme avrebbero superato ogni cosa. Ma quando Morgane li attira in un crudele gioco del gatto col topo, i due giovani sono costretti a chiedere aiuto a La Voisin, regina delle Dames Rouges e nemica giurata della congrega di Lou. Mentre Lou, convinta di non avere alternative se vuole salvare suo marito e i loro amici, percorre i sentieri più oscuri della magia, Reid, benché riluttante, deve esplorare i suoi nuovi poteri. Hanno giurato di essere una cosa sola fino alla fine dei loro giorni…

In fuga da sua madre dopo essere stata salvata dalla morte in cambio della vita dell’arcivescovo, Lou si nasconde nella Forêt des Yeux con Reid, Coco, Ansel, Beau e Madame Labelle, incapace di decidersi ad accettare di dover affrontare il pericolo sul loro commino se vuole avere una possibilità di sopravvivere a chi dà loro la caccia, a partire da Morgane, ma anche gli chasseur e il re, deciso a estirpare le streghe e la magia dalla terra una volta per tutte.
Ma mentre si nascondono, per Lou e Reid le conseguenze di ciò che è accaduto non sono facili da affrontare, soprattutto alla luce di una scoperta inattesa: la magia scorre anche nei maschi e che Reid sia una strega cambia le carte in tavola di ciò che si è sempre creduto vero. Tuttavia per lui, ex cacciatore che ha appena ucciso l’uomo che considerava un padre, quella scoperta è più una maledizione che altro.

L’importante era avere Reid vicino.

E quando Morgane li mette con le spalle al muro, si ritrovano a cercare aiuto nei più impensabili dei luoghi: dalle Streghe di Sangue, parenti di Manon e acerrime nemiche delle Dames Blanches, e dai loups garoux, lupi mannari che non tollerano né le streghe, né gli chasseur, soprattutto Reid.
Ma basta un incontro improvviso, un impresario teatrale chiamato Claud Deveraux e la sua compagnia di speciali saltimbanchi, per mescolare le carte in tavola, a separare Lou e Reid e a portare il caos tra loro e nelle loro esistenze, in una trappola sempre più stretta che li riporta là dove tutto è iniziato, a Cesarine, durante il funerale dell’arcivescovo.
Tra segreti e magie che spezzano l’anima di Lou e Reid, oltre che il loro rapporto, Blood & Honey (un titolo che si riflette nel romanzo meglio di quanto fatto con il primo, che qui viene ulteriormente bistrattato – vi dico solo che dove, colomba, è tradotto con un generico uccello 😱 di cattivo gusto, per tante ragioni) è una continua discesa verso un baratro oscuro, in cui entrambi i protagonisti finiscono per diverse ragioni.

Nonostante la sua pelle nuda sulla mia, indossava i segreti come un’armatura e non se li toglieva per nessuno. Neanche per me. Soprattutto non per me.

Lou, con l’amore sconfinato che nutre per Reid e per i suoi amici, appare disposta a tutto per proteggerli, anche a sacrificare pezzi di sé se ciò significa essere abbastanza potente da sconfiggere sua madre. È una protagonista oscura, con la quale ho fatto un po’ fatica a entrare in empatia per via delle scelte discutibili che fa, soprattutto per un chiudersi in sé stessa che la porta a essere sempre più vicina a ciò che Morgane vuole. È cieca Lou, e fa di tutto per restarvi, convinta che basti essere potente per vincere e il suo cammino verso l’oscurità avrebbe dovuto, proprio perché tiene a coloro che ama, farla rinsavire prima.
Un discorso analogo, ma diverso e unico, vale per Reid: sconvolto da ciò che ha fatto all’arcivescovo e di ciò che è, Reid si ritrova ad affogare nell’autosabotaggio, nel disprezzo e nel rifiuto della magia, che si traduce in un rifiuto di sé e di Lou, anche se non palese, e che li porta a una frattura ben più profonda del previsto. Il percorso di Reid, però, si svolge in un turbine di esperienze catartiche che lo portano a sviluppare una profonda conoscenza di sé, di chi era e di chi è diventato, di chi è chiamato a essere per sé stesso e per Lou, per aiutarla a non soccombere al potere che ha trasformato anche sua madre.

La amavo.
E se dovevo fuggire, nascondermi e combattere per quell’amore, l’avrei fatto. Per il resto della vita.

Sono combattuta su questo secondo volume, perché sono diverse le cose che mi sono piaciute, dal percorso fatto da Reid ai nuovi personaggi che arricchiscono il gruppo, ma diverse volte durante la lettura ho avvertito il peso della voce narrante di Lou come un fastidio e ho spesso trovato ripetitive le interazioni tra loro, i tira e molla, le promesse fatte e mancate dopo tre pagine. È una storia carina di per sé, con un finale che riaccende la curiosità e la voglia di scoprire come i tradimenti saranno scoperti e vendicati, ma c’è bisogno che Reid e Lou, insieme ma soprattutto lei da sola, tirino fuori un po’ di verve e si tolgano i paraocchi, dimenticando scuse e disattenzioni che un po’ stancano e tanto innervosiscono.

So che prima della fine del mese uscirà l’ultimo volume e – ovvio – lo leggerò, perché sono comunque curiosa di sapere come va a finire, soprattutto adesso che alcuni degli alleati si sono rivelati dei doppiogiochisti! Spero anche che migliori 😅

Fatemi sapere se lo avete letto!
Federica 💋

[Segnalazione] “Ronnie Cage nella terra dei sogni” di Daniele Zolfanelli

Buongiorno lettori e buon venerdì!

A chiudere questa settimana arriva la segnalazione di un romanzo fantasy dedicato ai più giovani.

Ronnie Cage - Nella terra dei sogni di [Daniele Zolfanelli]

Titolo
Ronnie Cage nella terra dei sogni
Autore
Daniele Zolfanelli
Editore
Self published
Pubblicazione
Agosto 2021
Genere
Narrativa, fantasy
Formato

Cartaceo (9,90€ – 16,90€) ~ Digitale (0,99€)
Pagine

131
Acquisto
Amazon

A Londra non tutto è come sembra. Ci sono ragazzi mascherati da vampiri, inquietanti signore che dicono di essere streghe, uomini fin troppo pelosi a cui piace ululare alla luna piena. E c’è una bottega di magie e stregonerie, al centro della città, in cui questi bizzarri personaggi fanno i loro acquisti.
A gestirla è Howard, un uomo che dice di essere un mago, aiutato da Ronnie, il suo giovane apprendista. Quando dal nulla apparirà un antico manufatto dai misteriosi poteri, Howard dovrà usare tutte le sue abilità per difendere il ragazzo da pericoli inimmaginabili e, soprattutto, convincerlo della cosa più importante: la magia esiste.

Fatemi sapere se è di vostro gusto se vi ispira da regalare qualcuno!

Federica 💋