“La chiamata dei tre” di Stephen King

Buongiorno!

La primissima recensione di questo 2019 riguarda un libro che fa parte della mia reading challenge dello scorso anno! È il penultimo libro de #LiberaLoScaffale2018 😊 (Scusate, ma c’è qualche spoiler!)

Titolo
La chiamata dei tre
Titolo originale
The Drawing of the Three
Autore
Stephen King
Traduzione
T. Dobner
Saga
La Torre Nera
Editore
Sperling & Kupfer
Anno
2017
Anno prima edizione
1987
Genere
Dark fantasy, science fantasy, new weird
Formato

Cartaceo
Pagine

359

“La chiamata dei tre” riprende la narrazione delle gesta di Roland, l’eroe solitario deciso a raggiungere la misteriosa Torre. Nel loro definitivo confronto-scontro l’uomo in nero aveva predetto la sorte a Roland con uno strano mazzo di tarocchi. Ora il pistolero si ritrova seduto su una spiaggia del Mare Occidentale, dopo un sonno che forse è durato anni. Sa che dovrà trovare le tre porte spazio-temporali per introdursi nel nostro mondo e raggiungere così i tre predestinati. Ma come individuarle? Mentre medita sul da farsi, mostruose creature emergono dalle acque e tentano di divorarlo, mutilandolo orrendamente.

Dopo la traversata del deserto, la (seconda) morte di Jake e l’aver finalmente raggiunto Walter, l’Uomo in nero che tanto ha inseguito, Roland di Gilead, l’ultimo cavaliere di quello strano mondo che è andato avanti, si ritrova su una spiaggia sconfinata, oltre i confini impossibili del grande deserto, in balia della “aramostre”, esseri voraci e crudeli simili ad aragoste che gli portano via due dita della mano destra e un alluce, lasciandolo febbricitante e in punto di morte.
Benché presto gli effetti dell’infezione mettano a rischio il suo cammino, l’ultimo pistolero non può permettersi di rinunciare e fermarsi, non quando ha da svolgere una missione di vitale importanza, un recupero necessario se vuole aggiungere la Torre Nera.
Perciò, sconvolto dalla febbre crescente e dalla minaccia delle numerose aramostre, il lungo cammino di Roland riprende e lo conduce a una scoperta fantastica e incredibile, così magica e misteriosa da essere degna del mistero che avvolge la sua meta finale e il percorso che lì vi conduce: al centro della spiaggia, visibile solo da un lato, si erge una porta che lui sa di dover attraversare.

Non commettere l’errore di avvicinare il tuo cuore alla sua mano.
Ottimo consiglio. Ti sei fatto male per il bene di coloro ai quali alla fine male si dovrà fare. Ricorda i tuoi doveri, Roland.

In questo secondo capitolo della saga fondativa dei diversi universi di Stephen King, la storia complessa e vagamente inaccessibile de L’ultimo cavaliere inizia qui a dipanarsi, a diventare più comprensibile e meno spaesante, coinvolgendo sempre di più nella ricerca di Roland delle tessere mancanti per poter raggiungere la Torre, gli “apprendisti” indicati proprio da Walter nel loro ultimo e decisivo conciliabolo, l’incontro che, alla fine del primo libro, ha segnato il destino di entrambi. Ed è quello che Roland fa, intraprendendo questa pericolosa e lunga marcia per raggiungere “Il Prigioniero”, “La Signora delle Ombre” e “Lo Spacciatore”.
Tutti e tre provengono dalla nostra realtà, la Terra che noi conosciamo, e tutti dalla città di New York ma da tre quando alquanto differenti: il primo, “Il Prigioniero” Eddie, è un ventenne tossicodipendente del 1987 che, cacciatosi in una situazione difficile per salvare suo fratello, solo il pistolero può aiutare; “La Signora delle Ombre” Odetta, invece, è una ragazza afroamericana del 1964, la cui particolarissima personalità sembra quasi mettere i bastoni tra le ruote alla missione di Roland; “Lo Spacciatore” Jack Mort, infine, è il più complesso tra i tre, colui che non doveva essere davvero trovato ma che, nel corso della sua esistenza, ha inconsapevolmente unito le esistenze di Roland, Eddie, Odetta e… Jake, il ragazzino che il pistolero ha scelto di sacrificare ne L’ultimo cavaliere.
Attraverso La chiamata dei tre Stephen King costruisce un altro tassello della serie incentrata sulle avventure di Roland il pistolero e lo fa con un taglio dark che mi ha sconvolta, sì, ma che è riuscito anche ad affascinarmi, soprattutto perché non risparmia nulla al lettore, nel bene quanto nel male di ciò che accade ai protagonisti. Qui mi sono sentita più partecipe della storia, meno spaesata nel mondo alternativo e futuro di Roland, del quale (grazie a Eddie, soprattutto) sono finalmente riuscita a costruire una descrizione abbastanza accurata.
Ma non è solo grazie ai dettagli in più su di lui o sul suo mondo che la storia è risultata più godibile. Tanto è dovuto anche allo stile che, rispetto al primo libro, si fa più articolato, più musicale, e perde quella patina grezza e mascolina che tanto mi ha condizionata nell’apprezzare davvero L’ultimo cavaliere. A questi si aggiunge anche un altro aspetto, un elemento che mi ha fatto divorare questo libro in un solo giorno, ed è la costante determinazione di Roland, anche se per la maggior parte del tempo è un po’ cieca e insensibile per un meccanismo di autodifesa. Questo suo continuare sempre, nonostante tutto e tutti, è ciò che rappresenta il punto di forza del suo personaggio (ma pure una debolezza) e del libro stesso, perché la stessa determinazione viene trasmessa anche ai suoi altri compagni di viaggio secondo un incredibile senso di inevitabilità. Tutti loro si sentono accumunati da una missione, da un destino comune, perché sono un ka-tet, un “uno da molti” e questo li porterà sulla strada giusta per la Torre Nera.
Con ancora molti segreti da scoprire, su tutti i protagonisti ma soprattutto su Roland, La chiamata dei tre è un romanzo interessantissimo, ricco di riflessioni, temi e spunti che tengono incollati alle pagine dall’inizio alla fine.

Per oggi è tutto!

A domani
Federica 💋

 

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“La ghostwriter di Babbo Natale” di Alice Basso

Buongiorno a tutti 🤶

Quest’oggi vi porto a scoprire l’ultimo libro natalizio, un racconto breve ma tanto, tanto, tanto divertente!

Titolo
La ghostwriter di Babbo Natale: Un racconto di Vani Sarca
Autore
Alice Basso
Editore
Garzanti
Anno
2017
Genere
Narrativa, racconto
Formato

Ebook
Pagine

40
Prezzo
0,99€
Acquisto
Amazon

Per la maggior parte delle persone il Natale è il periodo più bello dell’anno: strade illuminate, cene in famiglia, regali da scartare. Ma non per Vani Sarca. Per lei, che normalmente odia la prossimità delle persone, il Natale è il peggior incubo che si possa immaginare. Non vorrebbe fare altro che restarsene da sola a leggere i suoi amati libri e continuare a indossare il suo look noir, così poco in tono con le tinte natalizie. Eppure una ghostwriter come lei non può mai andare in vacanza, nemmeno a Natale: c’è sempre bisogno della sua dote speciale, della sua capacità di comprendere le persone solo da un gesto, da un’inflessione della voce, da un atteggiamento. Insomma, anche sotto le feste deve vestire i panni di qualcun altro… e non di uno qualunque, ma addirittura di Babbo Natale.

Sono le otto di mattina di domenica 24 dicembre 2006, mi sento da schifo, ed è il giorno più felice della mia vita.

Vani Sarca si sveglia e capisce subito che questo Natale sarà il migliore della sua vita. Perché sta male e, gioia delle gioie, non potrà partecipare al cenone di famiglia, la tortura cinese con una madre/dittatore, un padre/servo muto e una sorella che potrebbe fare dello “scansati che è meglio” il leitmotiv del suo rapporto con Vani. Un vero miracolo di Natale, quindi, non poterci andare. Ma, si sa che in questo periodo dell’anno anche gli imprevisti hanno i loro imprevisti.

«Nessuno scherza, qui.» Lo dice col tono del sergente di Full Metal Jacket, solo più minaccioso. Non ha decisamente la voce di una che scherza. «Non lascerò che mia figlia trascorra la notte di Natale sola nel suo tugurio come se nemmeno avesse una famiglia.»
«Mamma, hai appena descritto il sogno della mia vita.»

E Vani Siri trova l’appartamento invaso dai parenti, desiderosa di essere lasciata sola il più in fretta possibile e pronta a tutto per scappare dalla tortura. Così pronta che si spinge anche a controllare perché a casa della vicina del piano di sopra, una madre single con la quale avrà scambiato si e no due parole in croce, sia scoppiato il finimondo.
È così che Vani, ghostwriter e giallista provetta (per amore dei libri gialli), si ritrova il centro di un nutrito gruppo di bambini e genitori alle prese con un caso di “delitto a camera chiusa”: alla festa è scomparso un regalo, quello destinato a Matteo, il più buono e gentile tra i sei bambini presenti, ed è a lei che viene affidato il compito di risolvere il mistero, scongiurando così una lite tra i grandi (alle prese con paturnie e brutte figure) e una tra i bambini, convinti che Babbo Natale ancora esista e non si sia potuto dimenticare di uno di loro, soprattutto di uno come Matteo.
La ghostwriter di Babbo Natale: Un racconto di Natale di Vani Sarca è un racconto davvero breve, quaranta pagine che si leggono in fretta ma che divertono come non mai, soprattutto grazie a Vani. Questa ghostwriter è infatti una protagonista caustica che ho adorato in ogni suo aspetto e che si ritrova a fare le veci del vecchietto panzuto così da poter risolvere un vero e proprio mistero degno di Agatha Christie

non so se mi intenerisce di più la tua padronanza dei congiuntivi o il tuo diabolico piano.

Rispetto a quelle fatte finora, questa è una lettura diversa ma è senza dubbio la migliore, perché, grazie alla sua brevità, risulta incisiva e arriva dritta al punto con sarcasmo e quel pizzico di buonismo che comunque rendono questo racconto e la sua protagonista un fantastico esempio di spirito del Natale, solo in salsa gialla!

C’è una bambina nel racconto (Morgana, la figlia della vicina) che guarda Vani come un idolo e io mi ci sono ritrovata! Tant’è che ho deciso di recuperare tutti i libri di Alice basso dedicati a questa fantastica ghostwriter!

Mmm che belle letture che mi aspettano il prossimo anno! Voi la conoscete Vani? Consigli su quale libro scegliere per primo?

A domani
Federica 💋

“Un secondo, primo Natale” di Silvia Devitofrancesco

Ciao 🤶

Nuovo giorno, nuova storia! Il libro di oggi è un gran passo avanti rispetto a ieri, sia perché già un po’ lo conosciamo (ve l’ho segnalato due anni fa), sia perché, ora che è arrivato il momento di scoprirlo fino in fondo, ho trovato un vero Christmas tale!

cover-s-dTitolo
Un secondo, primo Natale
Autore

Silvia Devitofrancesco
Editore
Amazon Self Publishing
Anno
2016
Genere
Commedia romantica
Formato
Cartaceo ~ Ebook
Pagine
168
Prezzo
1,99€ (ebook ~ gratis con Kindle Unlimited) ~ 10,39€ (cartaceo)
Acquisto
Amazon

Da quando il suo fidanzato Bruce l’ha tradita con la sua migliore amica Shelly proprio la sera del 24 dicembre, Apple Horn odia il Natale con tutta se stessa. E se un aitante uomo con un ridicolo cappello da elfo sulla testa bussasse alla sua porta? Steve, fondatore del servizio gratuito “Secondo, primo Natale” ha una missione da compiere: trasformare la gelida fanciulla in una Christmas Lover Doc, step by step. Tra iniziali perplessità, abeti da addobbare, batticuore e paure da vincere riuscirà la diffidente Apple a fidarsi dell’intrigante Steve? E il loro sarà destinato a restare solo un rapporto puramente formale?

È verità universalmente riconosciuta che una serata iniziata male può solo terminare peggio.
Non credevo a questa leggenda metropolitana fino a quando, purtroppo, sono state le circostanze della vita a smentirmi in toto.

Apple adorava il Natale, almeno fino a quando Bruce, l’amore della sua vita, ha pensato bene di presentarsi con un pacchetto di Tiffany in mano e… Le tracce di rossetto di un’altra sulla camicia. Da quel momento per Apple le feste di Natale diventano l’occasione per ricordare il tradimento subito, ma anche per vedere, in tutta la loro forza, le conseguenze che quella rottura ha avuto sulla sua vita e sul suo lavoro.

Per quale motivo odio il Natale?
Mettetevi comodi e vi racconterò quale evento nefasto si è abbattuto su di me la vigilia di Natale di due anni fa, quando ero ancora una comica incapace di far ridere.

Apple infatti, da comica un po’ in crisi, si ritrova a lavorare per un call center di oroscopi a cui nessuno telefona mai e a fingere di passare le feste con la sua migliore amica in una qualche meta caraibica per evitare il temuto pranzo natalizio con madre, zia e cugina, tutte pronte a rendere la giornata un inferno.
Ma questo Natale riserbo molti cambiamenti per Apple! Lo sai su oroscopo, lo sa la sua migliore amica e, purtroppo, lo scopri pure lei quando alla sua porta si presenta Steve, responsabile dell’associazione “Secondo, primo Natale” e un vero estimatore del periodo natalizio, tanto da presentarsi con indosso un cappello da elfo.

Un folle. In casa mia ha appena fatto irruzione un folle. Bellissimo, certo, ma pur sempre un folle.

A dispetto di quanto dice, Apple è una protagonista davvero spiritosa e divertente, nelle reazioni quanto nel suo rapporto di amore e odio con Steve. Mi è piaciuta anche per la sua cinica insicurezza: la storia e la rottura con Bruce non solo le ha fatto odiare il Natale, ma le ha anche fatto mettere in discussione se stessa, come donna e come comica, lasciandola in un limbo di oroscopi e risentimento.
Un limbo in cui fai lozione un vero e proprio elfo di babbo Natale di nome Steve, un personaggio che, grazie alla sua tenacia e alla convinzione Che il Natale (di per sé) sia il più bel periodo dell’anno, riesce a far breccia nella simpatia di chi legge, oltre che nell’appartamento di Apple. Tra i due è lui che ho adorato e mi sarebbe piaciuto approfondire di più la sua storia (Perché non è poi così scontata l’origine del suo essere un Christmas Lover doc), nonché leggere più spesso dal suo punto di vista, magari anche solo qualche pagina in più.
Un secondo, primo Natale è un romanzo carino, che si legge anche in una giornata e che fa ode al periodo delle feste come al momento in cui tutto può succedere in cui si può capire che a volte non sono gli altri a ostacolarci, ma lo facciamo noi stessi!
Mi sarebbe piaciuto, tuttavia, che fosse un pochino più lungo e che Steve avesse una voce un po’ più presente. Questi due aspetti lo avrebbero reso davvero perfetto.

Sarebbe 3.5 ombrellini in realtà, ma il mezzo da me non esiste, quindi si arrotonda… Per eccesso questa volta, perché mi sento una Christmas Lover doc anche io (e perché Steve è adorabile)!

E voi cosa siete? Grinch o elfi di Babbo Natale?

Federica 💋

“Natale a Whitehorn” di Susan Mallery

Buoh-oh-oh-n Lunedì!

A Natale ormai manca una sola settimana! Tra 8 giorni si festeggia, ma prima di pranzi super affollati e non, ci fermiamo a incontrare un nuovo protagonista che non vede di buon occhio questo periodo e la sua, perfetta, controparte!

Titolo
Natale a Whitehorn
Titolo originale
Christmas in Whitehorn
Autore

Susan Mallory
Editore
HarperCollins Italia
Anno
2018
Genere
Romance
Formato

Ebook
Pagine

143
Prezzo
2,99€
Acquisto
Amazon

Mark ha lasciato New York con un solo proposito: trascorrere le feste da solo e soprattutto lontano da qualsiasi rappresentante del gentil sesso! Purtroppo, però, non ha fatto i conti con l’effervescente altruismo di Darcy Montague, decisa a non permettere a nessuno di passare il Natale in solitudine.

Mark ho un passato difficile alle spalle, è taciturno per scelta e solitario perché ha imparato a sue spese cosa significhi essere tradito da chi gli era più vicino. Ne porta ancora addosso i segni e si ha fatto ritorno nella cittadina natale di Whitehorn è per dimenticare le insidie di New York e delle donne. Perciò il suo scopo è evitare tutti, soprattutto la giovane cameriera bionda che gli rinfaccia le sue pessime abitudini alimentari.
Darcy non si è più concessa distrazioni da cinque anni, da quando è rimasta orfana e assunto la custodia di suo fratello Dirk, ma il suo vicino e detective Mark Kincaid sembra essere arrivato apposta per metterlo alla prova, lei che non sa resistere quando si accorge di poter aiutare il prossimo.
Un cinico disilluso e una brava ragazza che si ritrovano attratti l’uno dall’altra nonostante le paure, i segreti e le differenze tra loro.

«Li divideremo per tipo e per colore, poi stabiliremo un piano d’azione.»
La fissò allibito mentre si chinava accanto alle scatole. «Serve un piano?»
«Assolutamente. Non possiamo limitarci ad appendere gli ornamenti come capita.»
«Perché no?»
Darcy non si prese la briga di rispondere. Alzò gli occhi al cielo, come se lui fosse troppo stupido per meritare una spiegazione.

Ma le esperienze e le ferite del passato ancora li condizionano, rendendoli entrambi incapaci di fidarsi, benché per motivi completamente diversi: Darcy, abituata essere scaricata non appena parte del fratello e dei suoi deficit intellettivi, tace sull’esistenza di Dirk per non vedere andar via anche quest’uomo fantastico. E Mark, sopravvissuto fino al tradimento e al tentato omicidio da parte della sua ex, non riesce a liberarsi dal sospetto che anche questa volta l’attrazione possa essere solo un inganno, soprattutto quando il suo lavoro lo porta a dubitare proprio di Darcy.

Solo perché avrebbe voluto che fosse colpevole.
Il pensiero lo colpì come un lampo.
Scosse il capo. Dannazione, perché non se n’era reso conto subito? Voleva che Darcy fosse disonesta perché così l’avrebbe estromessa dalla propria vita. Non avrebbe avuto il problema di domandarsi se fosse interessato a lei o meno.

Natale a Whitehorn è un romance con due protagonisti abbastanza interessanti che, da Ringraziamento a Natale, riscoprono la forza dei sentimenti, non solo romantici, ma anche l’altruismo e il prendersi cura degli altri, facendone una storia proprio in linea con questo periodo.

«Non hai abbastanza spazio per un albero gigantesco!»
Darcy scoppiò a ridere. «Possibile che tu abbia sempre da ridire? Mark, è Natale! Devi entrare nello spirito»

Questi aspetti positivi però si scontrano con una trama che, da metà per i personaggi e verso il finale per la storia in sé, fa (un po’) acqua da tutte le parti. L’intreccio e il problema che sembra dividere Darcy e Mark (il classico punto di rottura prima del gran finale) si risolve sì ma senza che venga detto come e perché, portando in uno schiocco di dita a lieto fine. Si ha infatti la sensazione che tutto sia affrettato, come se avessero tagliato dei pezzi per arrivare alla fine, cancellando i problemi senza averli effettivamente affrontati e chiusi (Per capirci: Darcy è l’unica sospettata di un crimine, su cui Mark deve indagare, ma non viene accusata perché lui capisce, non si sa bene come, che non c’entra nulla e che il responsabile è qualcun altro, qualcuno che non viene nemmeno nominato). Sembra quasi che questo libro sia l’inizio di una serie, quando in realtà è un volume unico, quando a tutti gli effetti dovrebbe essere (ed è) una storia auto conclusiva…
Altro dettaglio che mi ha fatto un po’ storcere il naso è il “segreto” di Darcy e la sua ostinazione a nascondere la presenza di suo fratello Dirk. Perché, se da un lato si dice orgogliosa di lui, dall’altro il non voler rivelare la sua presenza non le fa onore perché sminuisce l’importanza di questo personaggio secondario nella vita di Darcy. Sembra quasi un fratello di cui vergognarsi, un atteggiamento che, a mio avviso, rende questa ragazza così socialmente impegnata tanto superficiale quanto i ragazzi che l’hanno lasciata dopo aver saputo di Dirk perché, se davvero è così importante come dice e davvero è orgogliosa di lui, dovrebbe fregarsene di chi rinuncia a lei a causa di suo fratello.

Questa settimana inizia in sordina… Peccato, perché sembrava promettente come libro!
Però le prossime recensioni natalizie saranno tutte in crescendo!

A domani
Federica 💋

“Ricatto di Natale” di L. D. Blooms

Ciao 🤶

Quella di oggi è l’ultima recensione della settimana a tema natalizio! Domani si torna nel mondo di Rebel Queen, però oggi vi porto a conoscere una vera Grinch!

Titolo
Ricatto di Natale
Autore
L. D. Blooms
Serie
Christmas Criminal Love
Editore
Amazon Self Publishing
Anno
2015
Genere
Narrativa rosa
Formato

Ebook
Pagine

335
Prezzo
0,99€
Acquisto
Amazon

Se c’è una cosa che Ivy Winters detesta con una passione tale da renderla la versione femminile più carina del Grinch, quella è la stagione natalizia.
Ivy odia il Natale con tutti e cinque i sensi: dalle canzoni, ai film; dalle decorazioni, alle luci, passando per le pietanze tipiche e le bevande, non c’è una sola cosa che sopporti!
Un’infanzia solitaria e durissima, trascorsa a prendersi cura di sé e della sognante e iper-positiva sorella maggiore, Misha, l’ha resa ribelle e irriverente e le ha lasciato un’antipatia smodata per le festività di Dicembre, e per il Governo.
Nicholas Jensen sarebbe un uomo normale, se non fosse una star del cinema famosa in tutto l’universo conosciuto in grado di scatenare un tifone ormonale con il semplice sbattere delle sue ciglia; divide il suo tempo fra Los Angeles e New York e si aspetta di passare Dicembre in modo tranquillo e, chissà, magari anche noioso, ma i suoi piani vanno in fumo quando nella sua vita come un tornado di umorismo sarcastico e pessimista arriva Ivy.
Ma che cosa può aver messo sulla strada del bell’attore dalla vita all’apparenza perfetta una cyber-attivista con una fedina penale lunga un chilometro, i federali sempre alle calcagna, la fastidiosa abitudine di inventarsi parole che non esistono e un bagaglio emozionale così grosso da poter riempire per intero la stiva di un Boeing 747?
E perché sono costretti a passare il mese di Dicembre in mezzo al nulla, nella fredda, nevosa e minuscola città di Havenford, Connecticut?
Un ricatto bello e buono e una bimba da salvare in una commedia romantica, divertente e frizzante su cosa NON fare assolutamente nel periodo di Natale.

Ivy Winters odia, con tutta se stessa, il periodo delle feste. Dicembre possiede i venticinque giorni peggiori dell’intero anno e per lei potrebbero tranquillamente andare al diavolo, tanto trova insopportabili i jingle, le decorazioni e compagnia bella.
Però quest’anno le cose cambiano, devono farlo, perché Ivy si ritrova a cambiare radicalmente la sua vita da hacker cinica e solitaria per prendersi cura della piccola e indifesa Emma, figlia di sua sorella Misha e rimasta orfana giusto prima del periodo più brutto dell’anno. Ma non è per niente semplice rispettare l’ultimo desiderio di una sorella con la quale non parlava da quattro anni; non è facile impedire che Emma sia portata via dai servizi sociali, soprattutto se la propria fedina penale è secretata dai pinguini dell’FBI e la responsabile del proprio caso la crede una tra le peggiori criminali del pianeta.
Però Ivy vuole Emma con sé e per dimostrare di essere idonea alla fido, che male può fare dire di essere fidanzata? Che sarà mai mostrare quella foto sul cellulare all’assistente sociale e farle credere che quell’uomo bellissimo trascorrerà un mese con lei come secondo care-giver di Emma? Beh…

Che cos’ho fatto? E, soprattutto… Che diavolo è questo Nicholas… Jensen?

Nessuno, tranne l’attore più in voga del momento e il prototipo del bravo ragazzo, alto, bello da morire e con l’abilità di ammorbidire persino la più rigida e bacchettona delle donne, proprio l’esempio dell’assistente sociale con la quale Ivy a a che fare. È inarrivabile, ma Ivy è disposta tutto per tenere Emma cose. Veramente a tutto!

“Mi spieghi che succede, prima che io salti alla peggiore conclusione possibile?”
“Nah… salta pure. Il peggio che ti potresti immaginare non arriva neanche a sfiorare il casino in cui a partire da questo momento ti dò ufficialmente il benvenuto.”

Ricatto di Natale è un romanzo davvero divertente, dove il sarcasmo di Ivy, il suo odio per tutto ciò che è natalizio e comunque la sua grande risolutezza nel sopportare canzoncine, film e decorazioni varie per il bene di Emma, trascinano la lettura dall’inizio alla fine senza quasi accorgersene.
La storia mi ha fatto sorridere anche grazie a Nicholas, Nick, che, come il suo omonimo panzuto e circondato da renne, è un esperto del Natale, un cultore delle feste e dello spirito del Natale. La nemesi di Poison Ivy (parole sue!), la quale si rivela un Grinch fatto e finito.

Ivy si sentiva in preda al panico come un povero sopravvissuto umano circondato da un’orda di zombie famelici, solo che in realtà lei era nel vivaio della città, circondata di abeti di varia forma e misura.

In tutta l’allegria del romanzo, quello che più mi ha colpito e mi ha piacevolmente sorpreso è in realtà la tristezza che permea il personaggio di Ivy e ciò è all’origine del suo rifiuto, del suo immenso odio, per dicembre e le feste. Questa cinica Grinch impossibile da convincere nasconde un animo ferito che ben si sposa con un romanzo a tema natalizio, perché permette di vedere come il Natale possa cambiare la percezione che si ha del mondo, seguendo quell’ottimishmo (perché era Misha l’ottimista tra le due) che lei ha sempre trovato insopportabile, aiutandola a prendere consapevolezza di come la bellezza possa emergere dove meno la si aspetti.

Il Natale serve a questo, Ivy. Il suo potere è farti capire che è in noi che dobbiamo trovare la bontà di fare le cose che rendono felici gli altri… E la forza di fare le cose che sono necessarie per rendere felici noi stessi. Devi solo avere fiducia…

Il romanzo è davvero fantastico e soprattutto adatto al periodo di Natale, ma ci sono due aspetti che, secondo me, lo privano di incisività: il primo sono i diversi riferimenti che fanno capire l’origine dell’autrice, privando così il romanzo della finzione narrativa. Mi spiego meglio: vengono citati elementi caratteristici del Natale, o anche solo della cultura di massa, che però rivelano la loro italianità (come il soprannominare l’assistente sociale “signorina Trinciabue”) e questo fa sì che la trama risulti sminuita, perché è evidente che non si tratta di una traduzione (prova ne è che esiste solo la versione italiana) e fa cadere un po’ l’illusione di avere davvero a che fare con un personaggi nati e cresciuti negli Stati Uniti. Il tutto funziona comunque? Si, ma non benissimo (quindi perché non ambientarlo direttamente Italia?)…
Il secondo aspetto è la poca attenzione dedicata alla descrizione effettiva di come e quando cambiano i sentimenti di Ivy e di Nicholas. Vengono raccontate le azioni, ciò che accade mentre il loro “amore“ nasce, ma l’introspezione (anche solo di Ivy, la voce narrante) è ridotta al minimo indispensabile per non essere poi così spaesati al momento decisivo, quando arriva la rivincita dell’amore e dello spirito natalizio. Però, ecco, si ha comunque la sensazione di avere un filtro tra noi e la storia, una barriera difficile da superare nonostante tutti gli aspetti positivi del romanzo.

E voi da che parte state, siete Grinch o elfi di Babbo Natale? Personalmente, una via di mezzo!

Passate una buona giornata e… a domani!
Federica 💋