[Domino letterario] “L’Atelier dei miracoli” di Valérie Tong Coung

Buongiorno e buon Sabato 😊

Il mese scorso mi sono assentata da questa iniziativa a causa di alcuni impegni, ma sono felice di tornare a proporvi il Domino letterario, la catena di libri che vi fa viaggiare tra i diversi blog! La mia tessera di questo mese si collega a Le sette sorelle di Lucinda Riley scelto da Every book has its story! Eccola qui!

Titolo
L’Atelier dei miracoli
Titolo originale
L’Atelier des miracles
Autore
Valérie Tong Coung
Traduzione
Riccardo Fedriga
Editore
Salani
Anno
2014
Anno prima edizione
2013
Genere
Narrativa contemporanea
Formato
Ebook
Pagine
166
Prezzo
8,99€
Acquisto
Kobo

Tre vite sull’orlo del baratro: Mariette, insegnante di storia che, provocata una volta di troppo, ha superato il limite e ha scaraventato uno studente giù dalle scale; Millie, che si è gettata nel vuoto dalla sua casa in fiamme; Mike, disertore dell’esercito e homeless che viene aggredito da una banda di balordi. A salvare tutti arriva all’improvviso Jean, un benefattore, che li accoglie nel suo Atelier dei Miracoli, dove le persone semplicemente guariscono. Ma Jean è un uomo ambiguo e manipolatore e forse i motivi della sua generosità sono più oscuri: eppure la salvezza può arrivare nelle maniere e dalle persone più impensate, e il confronto con i propri fantasmi e con lo spregiudicato Jean potranno aiutare Mariette, Millie e Mike più di ogni altro miracolo. Ma quanto si mescolano, nella vita reale, il Bene e il Male? Dov’è il confine? Chi non ha mai incontrato una persona che ci aiuta ma, al tempo stesso, ci manipola?

Quando le difficoltà della vita diventano troppo grandi per essere affrontate si corre il tutto per tutto, rischiando di finire anche per perdere la strada. È questo che accomuna Millie, il signor Mike e Mariette, tre parigini che si ritrovano contemporaneamente a vivere il momento peggiore delle loro vite. Millie, 23enne apatica e rassegnata, dopo essere miracolosamente sopravvissuta a un incendio che ha divorato il suo palazzo, finge di soffrire d’amnesia per poter fuggire dalla sua esistenza e dalle dolorose ferite del passato. Michel, che pretende di essere chiamato Signor Mike per recidere ogni legame con la sua vita, è un senzatetto finito all’ospedale dopo un’aggressione per il controllo dei gradini dove dormire. Mariette, un’insegnante che fatica ad avere il controllo della sua classe nonché della sua famiglia, cede ad una provocazione di un suo studente e si ritrova accolta in una clinica psichiatrica per far fronte ad una crisi di nervi.
Ad aiutarli appare il misterioso Jean Hart, direttore di un Atelier che accoglie le persone in difficoltà e le spinge a ritrovare un senso alle loro esistenze, fornendo loro tutto ciò di cui hanno bisogno.

«Del resto, ricaricare gli orologi, riparare la meccanica umana, è un po’ la nostra specialità, no?»

Chi sia quest’uomo non è dato saperlo ma grazie a lui Millie (conosciuta da tutti come Zelda, una giovane senza memoria), Mariette e Mike ritrovano fiducia in loro stessi, ricostruendo tutti i pezzi che le esperienze di una vita hanno contribuito a rompere e rovinare. L’Atelier “dei miracoli” è un grande centro di recupero che, caso per caso, non lascia nessuno alla deriva, ma contribuisce a ricreare quella determinazione, quel desiderio di riuscita, necessario a non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà.

La bellezza si alimenta del tempo che passa. Tuttavia c’è qualcosa di vero nelle sue critiche. Per ottenere rispetto occorre alzare la testa. Credere nelle proprie capacità per ottenere disciplina.

Lo stile e i personaggi creati da Valérie Tong Coung sono una sorpresa dolce e malinconica allo stesso tempo, vividi e reali nell’approcciarsi tanto alle loro difficoltà quanto alla prospettiva di aver guadagnato una seconda occasione per poter diventare ciò che si desidera, per sperare di ottenere il meglio dalle opportunità della vita. Millie e Mariette sono le due che crescono maggiormente e con più profitto, soprattutto la seconda, perché imparano dalle ferite e dalle scelte sbagliate che hanno commesso e si sforzano di costruire qualcosa di positivo per loro stesse e per gli altri.

L’intenzione è quella estrema volontà di vivere nel senso più forte del termine. Vivere nella piena coscienza di ogni istante, di ogni elemento che ci circonda o ci governa, ma anche vivere nella piena fiducia, fiducia nell’avvenire, negli altri, nella possibilità di essere felici.

Ad avermi un po’ rammaricata è la conclusione dedicata al terzo protagonista, il Signor Mike, perché dopo la sua esperienza all’Atelier e al contatto costante con il benefattore Jean Hart non riesce a cambiare la propria vita quel tanto che basta a risollevarsi. Si modifica la sua visione del mondo, aumenta la speranza che, per gli altri, sia possibile modificare in meglio le proprie esistenze, un aspetto che per lui viene purtroppo trascurato.
L’Atelier dei miracoli è un romanzo interessante e profondo nei suoi protagonisti, ma risulta un po’ trascurato a livello di intreccio e sviluppo della trama, specie per tutto quello che ruota attorno alla figura dell’enigmatico benefattore dell’Atelier. Jean Hart è un personaggio fondamentale per l’evoluzione di Millie, Mike e Mariette e sarebbe davvero un elemento di spicco nel romanzo se le sue motivazioni e gli interessi, che lo spingono ad aiutare il prossimo senza apparentemente chiedere nulla in cambio, fossero approfondite un po’ di più e non spiattellate in un finale fin troppo rapido. Sembra quasi che si stiano tirando le somme perché la trama ha esaurito gli argomenti, cosa che non è assolutamente se si prendono in considerazione i tre protagonisti. Millie, il Signor Mike e Mariette sono i veri gioielli de L’Atelier dei miracoli, loro hanno tutta la carica che serve a far appassionare al romanzo, regalandogli la quasi totalità dei suoi pregi. Se non ci fossero stati loro sarebbe stata una storia poco interessante, con un finale che lascia in sospeso e manca di qualcosa.

Qui accanto trovate le date del Domino e i blog partecipanti! Io sono stata la prima della giornata, ma non perdetevi tutte le altre tappe, sia prima sia dopo di me, perché ci sono dei libri davvero interessanti da scoprire e da tenere d’occhio!

Vi aspetto per sapere se avete letto questo romanzo e cosa ve ne è parso! Siete i benvenuti anche se non fa parte delle vostre letture 😉 Ditemi che impressioni vi ha fatto!

Un abbraccio
Federica 💋

“Deathdate” di Lance Rubin

Buongiorno! E buon inizio settimana 😊

Ritorno a parlarvi di un altro libro appartenente alla mia lista di Libera lo scaffale 2017, una sfida di lettura che consiste nel leggere 12 libri che stazionano sulle nostre mensole da almeno un anno (quindi almeno dal 2016). È il sesto che termino e direi che sono già a un buon punto con questa challenge 😄 Per fortuna, perché tra un po’ gli esami mi assorbiranno e allora addio tempo libero!

Ma torniamo al vero protagonista della giornata!

Titolo
Deathdate
Titolo originale
Denton Little’s Deathdate
Autore
Lance Rubin
Editore
DeAgostini
Anno
2015
Genere
Distopico
Formato
Hardcover
Pagine
400
Prezzo
8,42€
Acquisto
Amazon

Vi siete mai chiesti come sarebbe un mondo in cui tutti conoscono la data precisa della propria morte? Un mondo in cui nessuno ha più niente da vincere o da perdere? Questo è il mondo di Denton Little, diciassette anni e un’unica certezza. Morirà la notte del ballo scolastico. La sua vita è sempre stata piuttosto normale, ma – ora che mancano solo due giorni alla fine – Denton sente di non avere più tempo da sprecare. In meno di quarantotto ore vuole collezionare più esperienze possibili, come la prima sbronza o la prima volta. Ma le cose si complicano quando Denton incontra uno strano tizio che dice di avere un messaggio da parte della madre, morta ormai da molti anni. All’improvviso le ultime ore di Denton si trasformano in una corsa contro il tempo, una disperata ricerca della verità, e forse di una via di uscita.

Oggigiorno tutti conoscono il giorno della loro morte e Denton Little è conosciuto come il ragazzo che morirà durante l’ultimo anni di liceo, il secondo della sua scuola che non raggiungerà la maggiore età e che non parteciperà nemmeno al ballo scolastico. Ma il giorno del suo funerale (una celebrazione pre morte in cui il futuro defunto, i suoi parenti e gli amici si radunano per dirgli addio in tutta calma) Denton si risveglia inspiegabilmente a casa del suo migliore amico Paolo, senza avere idea di cosa sia accaduto la sera prima o del perché si trovi nella camera di Veronica, la sorella maggiore di Paolo, con in testa il vago ricordo di averla baciata.

È un posto in cui sono stato due o tre volte: la stanza di Veronica, la sorella maggiore-ma-non-di-molto di Paolo. Ricapitolando: oggi è il giorno del mio funerale, e mi sono appena svegliato nel letto della sorella del mio migliore amico. I miei progetti erano un po’ diversi.

Essendo l’ultimo giorno della sua vita Denton non ha tempo per cercare di scoprire cosa sia accaduto; ha dei parenti da vedere, deve presenziare al proprio funerale, deve tenere un discorso di commiato che non diventi la solita lagna di autocommiserazione che lo ha sempre annoiato agli altri funerali e poi partecipare alla sua Seduta, la lunga attesa di qualcosa, qualunque cosa, che trasformi un giorno come tanti altri nel Giorno della sua morte. Insomma, tutte le normali cose che ci si aspetta da chi sta per vivere le ultime 48 ore della sua esistenza.
Ma Denton non è come tutti gli altri e i suoi due ultimi giorni di vita si trasformano in una continua sequenza di incidenti potenzialmente mortali e di scoperte incredibili.
Leggendo la storia dal punto di vista del protagonista Denton Little mi sono chiesta cosa avrei fatto io se mi fossi trovata al suo posto. Avrei passato del tempo con la mia famiglia? O avrei cercato di spuntare più voci possibili dalla mia lista delle cose da fare prima di morire? Beh, credo che avrei agito come Denton, seguendo la corrente e condendo il tutto con una buona dose di avventura e comicità.

L’idea che domani morirò mi mette ansia lo stesso? Sì, accidenti. Ma devo per forza parlarne col tono accorato della voce fuoricampo nel trailer di un film? Probabilmente no. Il che non significa che la gente non possa dispiacersi per me, se proprio ci tiene. Tra tutti i miei compagni di scuola ci sono solo tre ragazzi destinati a morire prima del diploma: oltre a me c’era Ashley Miller, che è morta al primo anno per uno strano problema al cervello; e Paolo, il mio migliore amico, la cui data di morte cade ventisei giorni dopo la mia. Una splendida coincidenza, no? Due amici per la pelle che moriranno nell’arco di un mese! Anch’io la penserei così, se non sapessi che abbiamo fatto amicizia proprio per questo.

Più che il racconto delle ultime e tristi ore della vita di Denton, Deathdate è una divertente e misteriosa serie di incidenti e imprevisti che continuano a rimandare qualcosa che diamo per scontato sin dall’inizio e sappiamo essere inevitabile: la morte di Denton Little. Tra misteriose macchie cutanee, che si diffondono da Denton a chiunque abbia un contatto intimo con lui (un particolare che scatena diversi momenti ricchi di ironia e di battute sagaci), e lo strano interesse che tutti sembrano nutrire per lui e la sua dipartita, il romanzo porta avanti il tema della morte annunciata e dell’affrontare gli ultimi istanti di vita con grande ironia e ilarità, soprattutto quando ci si aspetterebbe di trovare dei personaggi e delle descrizioni estremamente seri.
Lo stile di Lance Rubin e la visione della vicenda attraverso lo sguardo di Denton rendono la lettura davvero piacevole e non c’è capitolo in cui non mi sia ritrovata a sorridere. Il nostro protagonista è diretto, positivo e sempre pronto alla battuta nonostante siano i suoi ultimi istanti e leggendo non si può che apprezzare questa sua attitudine ad affrontare la vita… meglio, la sua imminente morte.

Lance Rubin, pur trattando un tema così importante come il dare il giusto valore a ogni istante che fa parte della vita, crea una storia e dei personaggi che riescono ad affrontare tutto con la giusta misura di serietà unita a umorismo e leggerezza, due aspetti che rendono questo romanzo distopico una vera e propria ventata d’aria fresca nel genere. Tutto, anche il giorno della propria complemorte, può essere vissuto in semplicità, accettando ciò che viene e godendosi la vita, possibilmente in compagnia.

Le note di un organo rintronano dagli alto parlanti, seguite dalla familiare prima strofa: «Bone Bone Bone Bone… BONE Bone BONE Bone BONE». I presenti si guardano l’un l’altro, perplessi. Ma io e Paolo riconosciamo subito la canzone.
«Amico» gli dico.
«Che c’è, amico? Se nessuno attacca con una coreografia spontanea, dovremo arrangiarci da soli! Alza il volume,
DJ
Molto tempo fa, quand’eravamo in terza media, l’amore di Paolo per l’hip-hop lo ha condotto a scoprire questa canzone intitolata
The Crossroads, di un gruppo chiamato Bone Thugs-n-Harmony. […] È diventata la nostra canzone non ufficiale. (Sì, lo so, abbiamo una «nostra canzone».)
[…] Abbiamo inventato anche un balletto da accompagnare alla canzone. (Sì, lo so.) Doveva essere una cosa buffa, ma poi una sera l’anno scorso sono rimasto a dormire a casa sua e ci siamo impegnati a fondo nella coreografia perché ci sembrava che così sarebbe stata ancora più buffa. Ci abbiamo lavorato fino alle tre di notte. (Sì, sì, fatevene una ragione.) Ogni tanto, negli anni di liceo, Paolo faceva partire The Crossroads dal telefono, e ovunque fossimo […] ci mettevamo a ballare. Non avevo mai previsto di esibirmi davanti a tutta la scuola, però. Né prevedevo che sarebbe stato questo il Gran Finale della mia vita.

È un romanzo che ho divorato in un pomeriggio e che ho trovato brillante, specie per i suoi personaggi. Primi tra tutti Denton e il suo migliore amico Paolo, un’accoppiata scoppiettante e molto divertente sempre pronta alla battuta di spirito, ma ho apprezzato tantissimo anche i genitori e il fratello di Denton (finalmente una famiglia unita che fa di tutto per il nostro protagonista!!), l’enigmatica Veronica e Millie (un personaggio che secondo me riserverà grandi sorprese nel prossimo volume).

Non vedo l’ora di avere tra le mani il secondo volume per sapere come andrà a finire questa duologia! Birthdate sarai mio ✌️ Spero di avervi fatto scoprire un nuovo libro e che decidiate di leggerlo perché merita davvero!!

Visto che domani è festa ed io sarò in viaggio per rientrare da Parigi (esatto, anche questo è un post programmato), vi do appuntamento tra due o tre giorni. Giusto il tempo di riprendermi dalla sfacchinata e poi sarò di nuovo da voi!

Un abbraccio
Federica 💋

“Strider – La grande foresta” di Andrea Grassi

Ciao 😊 buon Venerdì, lettori e lettrici!

Oggi come anticipazione del weekend vi propongo la recensione di un fantasy/distopico tutto italiano interessante e che promette bene con il suo seguito!

strider-lgf-andrea-grassiTitolo
Strider – La grande foresta
Autore 

Andrea Grassi
Illustrazioni

Ivan Calcaterra
Editore
Amazon Self Publishing
Anno
2013
Genere
Fantasy
Formato
Cartaceo ~ Ebook
Pagine
340
Prezzo
8,22€ (cartaceo) ~ 0,99€ (ebook)
Link acquisto
Amazon

Un tempo vi fu una guerra terribile, un conflitto tra gli uomini… e qualcos’altro. 
La Storia è un susseguirsi d’invasioni e soprusi, ma nessuno era preparato ad affrontare ciò che uscì dalla nebbia che un giorno avvolse il Nord. Da quel momento qualcosa cambiò per sempre, nel mondo e nelle persone. 
Ma, per due ragazzini di quello che potrebbe essere l’ultimo villaggio ancora esistente, la Nebbia Nera ed i guerrieri conosciuti come Strider sono solo vecchie storie… 
Fino a quando un orfano senza alcuna memoria del proprio passato sconvolge le loro vite, perché la Progenie non è solo un ricordo e la guerra… forse non è mai davvero finita.

In quello che ricorda a tutti gli effetti un futuro post apocalittico si sviluppa la storia dei tre tredicenni protagonisti, Ian, Elana e Nora, presi dal desiderio di scoprire il mondo che li circonda, di crescere e di dimostrarsi all’altezza dei pericoli da affrontare nella vita di tutti i giorni. Tre adolescenti come tanti, se non fosse che il loro mondo è abitato da creature impensabili e mostruose, retaggio di una guerra che quattordici anni prima ha scatenato il caos e la devastazione, e da individui dalla forza sovrumana addestrati per sconfiggerli.
Gli Strider, questo il loro nome, sono guardati come degli eroi da chi è cresciuto nel culto della loro figura, ma anche temuti per via delle loro abilità fuori dal comune e i tre ragazzi di Cori, il piccolo villaggio sperduto nella Grande Foresta, si trovano ben presto coinvolti nel ritorno di una minaccia che è più grande di loro e che vede nell’intervento di questi straordinari soldati il solo modo per uscirne vivi.
Strider – La Grande Foresta è il primo volume della saga di Andrea Grassi ed è una grande introduzione all’universo che ha creato, nonché alle avventure che di certo aspettano Ian, Nora ed Elana nel libro successivo. Serve a mettere a fuoco tutti i dettagli che poi verranno di certo svelati più avanti e a introdurre i personaggi e i diversi rapporti che li legano.
È una storia coinvolgente e accattivante, anche se manca di un vero e proprio collegamento tra il prologo iniziale e le vicende dei tre amici protagonisti dell’intero romanzo. Si percepisce un legame e gli indizi lasciati di tanto in tanto avvalorano l’ipotesi che per Nora, Ian e Elena ci sia un collegamento con i due Strider (e con il loro scontro) che fanno da apripista al volume, ma non sono abbastanza marcati da mettere in moto l’ansia che spinge a divorare le pagine per scoprire cosa accadrà ai tre amici. Ovvio, non tutti i libri svelano gli intrighi e i dettagli fondamentali nelle prime pagine, però credo che, con una dose di colpi di scena in più e qualche velato accenno aggiuntivo a proposito del legame di cui vi dicevo qui sopra, questo romanzo sarebbe potuto esplodere come una bomba.
Strider – La grande foresta ha tutti gli elementi per diventare una di quelle storie che lasciano il segno nei lettori – l’amicizia e la rivalità tra ragazzi, delle figure femminili forti e capaci al pari di quelle maschili, l’idea dell’avventura e della minaccia da sconfiggere come un percorso di crescita e formazione, gli intrighi e i misteri di un passato sconosciuto, la varietà di esseri e gruppi da far invidia a altri universi fantastici – ed è un peccato che restino un po’ sottotono. Scatenano la curiosità di chi legge e di certo invitano a scoprire come proseguirà la storia, però il ritmo della narrazione andrebbe velocizzato e reso un po’ più incalzante per sfruttare appieno il potenziale che possiede.
strider-andrea-grassi-uomo-leopardoUn occhio di riguardo va alle illustrazioni, un accompagnamento alla lettura che ne diventa parte integrante quando si tratta di mettere in evidenza certi eventi della trama o alcune caratteristiche dei personaggi. Le ho trovate davvero molto belle e, soprattutto, utili, funzionali a far entrare in contatto la storia e i suoi protagonisti con il lettore, benché alcune di esse non siano messe esattamente in corrispondenza di ciò che rappresentano e si debba fare un piccolo lavoro di avanti/indietro tra le pagine.
In conclusione, è un romanzo interessante e particolare, che ha tutte le carte in regola per essere una di quelle storie che ti restano nel cuore. Vanno solo sfruttate al meglio!
Un piccolo consiglio prettamente grammaticale: attenzione all’accento. “É” invece di “È” non pregiudica la lettura né l’apprezzamento o meno della storia, ma vista la frequenza con cui appare non può essere giustificato come un semplice refuso e è poco piacevole da vedere.

Ovviamente sono curiosa di sapere come continuerà l’avventura di Nora, Ian e Elana in Strider – I marchiati di Minharan! È sempre bello sostenere il made in Italy, specie se promette bene, perciò stay tuned e tra un po’ vi parlerò di nuovo di questa storia 😉

Ci risentiamo presto
Federica 💋

“Il club delle cattive ragazze” di Sophie Hart

Buongiorno a tutti 😊

Spero che le feste e il Martedì di assestamento siano andati bene! Questa settimana è particolare, non solo perché saranno tutti post programmati (compreso questo) ma perché ho in serbo per voi tante recensioni. La prima riguarda un altro libro della mia lista di letture per il 2017, il quinto della reading challenge di Libera lo scaffale ed è Il club delle cattive ragazze di Sophie Hart. È un’autrice che mi sta piacendo molto e devo assolutamente recuperare anche gli altri suoi libri! Questo romanzo, poi, è stato abbastanza leggero e piccante da incuriosirmi fino alla fine. Adesso vi spiego perché…

Titolo
Il club delle cattiva ragazze
Titolo originale
The Naughty Girls Book Club
Autore
Sophie Hart
Traduzione
Monica Pesetti
Editore
Feltrinelli
Anno
2013
Genere
Narrativa rosa, erotica
Formato
Paperback
Pagine
352
Prezzo
7,65€
Acquisto
Amazon

Torte di mele, brownies al cioccolato, muffin e tisane profumate… È questo il regno di Estelle, l’intraprendente proprietaria del Café Crumb. Ma gestire una piccola pasticceria non è facile: come allargare il giro di affari, spingendo nuovi clienti a varcare la soglia del delizioso caffè dalle tovaglie bianche e rosse? Rattristata dalla chiusura della libreria accanto al suo locale, Estelle, fervida lettrice, ha un’idea: perché non provare a risollevare le sorti del Café con un book club, affiancando ai dolci qualche buona lettura? La partenza non è delle migliori. Gli iscritti al club, oltre a Estelle, sono solo quattro: Gracie, giovane bibliotecaria femminista e fissata con la moda vintage; Rebecca, un’insegnante trentenne sposata da poco più di un anno; la neopensionata Sue, ansiosa di fuggire da casa e da un marito in pantofole, e il timidissimo Reggie, presente solo per fare ricerche per la propria tesi. Un piccolo gruppo fin troppo eterogeneo, con gusti che non potrebbero essere più diversi tra loro. Il primo libro preso in esame non scatena alcun dibattito. Estelle decide allora di giocare il tutto per tutto aggiungendo un pizzico di pepe agli incontri. La lettura successiva verterà sul bestseller del momento: una piccante storia d’amore e sesso, condita da sculacciate e frustini. Il successo è sfrenato, tanto che il book club decide di focalizzarsi solo sulla letteratura erotica. Libro dopo libro, spaziando dai classici ai casi editoriali più recenti e peccaminosi, Gracie, Rebecca, Sue, Reggie ed Estelle lasceranno da parte inibizioni e paure, dando un salutare scossone alle loro vite. Perché, come direbbe Mae West, che senso ha resistere a una tentazione, se tanto poi ce n’è subito un’altra?

La crisi economica colpisce un po’ tutti e non fa sconti, ma quando la libreria del quartiere chiude per fallimento dopo trent’anni di attività, Estelle Humphreys si accorge che, se non corre subito ai ripari, lo stesso destino potrebbe toccare anche al suo piccolo caffè. Ma da una riflessione involontaria dell’ex libraia, Estelle trova la soluzione a tutti i suoi problemi.

Tutti pensano che leggere sia un’attività solitaria, ma non deve esserlo per forza. […] I libri migliori dovrebbero essere condivisi e discussi, dibattuti. È una tradizione vecchia di secoli. La gente ha sempre amato le storie.

Il book club del Café Crumb apre così i battenti, nella speranza che diventi la svolta necessaria a risollevare Estelle e suo figlio dai problemi economici. E all’annuncio rispondono quattro persone: Rebecca, insegnante di storia da poco sposata di fronte già a una routine matrimoniale insoddisfacente; Sue, una neo-pensionata alla ricerca di un nuovo ruolo e di un hobby diverso rispetto al poltrire davanti alla tv come il marito; Gracie, una femminista convinta e spumeggiante con una passione per la moda d’altri tempi; e Reggie, impacciato studente universitario che sta scrivendo una tesi sulla funzione sociale del libro e che spera di sfruttare il book club per raccogliere dati e idee.
Tuttavia, la prima lettura del club (Tess dei d’Uberville di Thomas Hardy) non riscuote molto successo e la lista di classici in programma lascia il posto a una direzione un po’ più spinta: il book club si focalizzerà sulla letteratura erotica!
Come in Lezioni d’amore per amanti imperfetti, Sophie Hart crea e segue passo per passo un gruppo eterogeneo di persone, concentrandosi questa volta sulla scoperta del lato piccante dei rapporti tra donne e uomini nelle diverse situazioni di vita dei personaggi.
Abbiamo così Estelle, una madre divorziata che riscopre la passione dopo averla accantonata in favore del lavoro e del dedicarsi a crescere suo figlio Joe; Rebecca e il marito Andy, che trovano una nuova intesa grazie a un diverso approccio verso il sesso; Sue, sessantenne convinta che la vita e il rapporto di coppia abbiano ancora molto da offrire a lei e al sedentario marito George; Gracie, combattiva nell’affermare che le donne dei romanzi erotici sono delle smidollati ma sorpresa dalla scoperta di come sia appagante la sensualità per conquistare l’uomo giusto; Reggie, così fuori luogo tra le donne del book club ma altrettanto illuminato dalle sue letture. Ognuno di loro, così restio all’inizio ad affrontare la letteratura erotica, si ritrova a crescere e a acquistare sicurezza in se stesso/stessa proprio grazie a questi libri scandalosi, scoprendo qualcosa di loro stessi che non avrebbero mai immaginato.
Tutti i membri del club cambiano e crescono, ma a stupirmi di più sono stati Sue e Reggie. Il club delle cattive ragazze è un romanzo rosa dai connotati erotici che indaga i caratteri di questo genere controverso e come questi si adattino alla vita “reale” grazie a tre protagoniste femminili tipiche dei romanzi hot (Estelle, Rebecca e Gracie potrebbero benissimo essere le nuove Anastasia Steele, ma più divertenti) e a due personaggi più alieni ai canoni dell’erotico.

Che bello essere giovani e carine e rifarsi il guardaroba, pensò Sue con una fitta di invidia. Tirò fuori una camicetta e la sollevò controluce per ammirare il motivo di minuscole rondini sulla stoffa color crema.
Ma che senso ha, ormai? si disse con amarezza. Rimise la camicetta al suo posto e si allontanò in fretta.
[…] Invece le esperienze descritte da Christina in Ten Sweet Lessons avevano risvegliato in lei un’invidia inaspettata. Ok, aveva sessant’anni suonati, ma era troppo chiedere una vita sessuale soddisfacente prima di essere fuori tempo massimo?

Sue è una donna di mezz’età e di solito nei romanzi erotici le protagoniste sono tutte giovani, inesperte e ignare della propria sessualità e sensualità. Introducendo un personaggio come Sue e la dinamica di coppia tra chi è sposato da una vita, Sophie Hart dimostra ancora una volta che l’amore e la passione non hanno una scadenza o un’età precisa da rispettare. Tutti possono provare quei sentimenti intensi, viverli come meglio si crede e sentirsi ancora vivi nonostante non si sia più giovani. È questa idea del “Non si è mai troppo vecchi per…” a rendere belli e veri i libri della Hart, perché la vita e le sue esperienze sono aperte a tutti, giovani e non.
Reggie, invece, è il solo ragazzo a frequentare il book club, quindi a leggere le letture proposte durante gli incontri e avvicinarsi a un genere che di solito viene affibbiato alle “casalinghe frustrate”.

Si sentiva a disagio all’interno di gruppi numerosi, soprattutto in quelli dominati da maschi alfa che si scaldavano parlando di calcio e rugby o cercavano di surclassarsi a vicenda a suon di barzellette sporche e battute da macho. Di solito andava a finire che se ne stava seduto in un angolo in silenzio con la sua pinta in mano, pentendosi di essere uscito.

Lui è l’antitesi per eccellenza dei protagonisti dei romanzi erotici alla Cinquanta sfumature, lo – passatemi il termine – sfigato goffo e timido che non crede di poter essere all’altezza di una qualsiasi ragazza. È estraneo ai superuomini che incontra durante le letture del book club, ma è proprio la sua natura a renderlo perfetto all’interno di questo libro, nonché ad averlo reso il mio personaggio preferito. Grazie alla guida del suo Alexander Black interiore (il protagonista maschile del romanzo fittizio Ten Sweet Lessons e chiaramente ispirato a Christian Grey) Reggie si sforza di diventare l’uomo dei sogni che sembra far impazzire l’altro sesso, un modello di spigliatezza e virilità così lontano dalla sua abituale timidezza.

Pensò a Ten Sweet Lessons e alla domanda che aveva fatto a una delle prime riunioni del book club: Alexander Black è davvero quello che vogliono le donne? A giudicare da come l’intera popolazione femminile aveva perso la testa per quel romanzo, si sarebbe detto di sì. Volevano un uomo che fosse forte, affascinante, bello e anche parecchio pericoloso. Reggie sospirò. Lui era l’esatto opposto. Ma almeno per una sera avrebbe potuto provare.

Tutti i personaggi seguono un simile percorso di crescita e di conoscenza di sé, tutto grazie alle letture del book club, e Il club delle cattive ragazze è proprio il racconto di come quelle opere scandalose influenzano e trasformano le vite dei personaggi. Ad ognuno di loro viene dedicata la stessa cura e attenzione nel descrivere la crescente sicurezza e autostima dei cinque membri del club, in uno stile semplice, divertente e accattivante che mi ha strappato diversi sorrisi e mi ha letteralmente impedito di staccarmi dalla pagine fino alla fine.

Devo dire che, finora, i libri scelti come sfida di quest’anno mi stanno piacevolmente sorprendendo! Voi avete mai affrontato quest’autrice? Oppure un libro erotico sul genere di Cinquanta sfumature? Io ne ho una conoscenza, beh, discreta e devo dire che a volte non sono poi così delle cattive letture. Non tutti i libri devono essere dei classici intramontabili o dei mattoni assurdi, talvolta capita di volersi lanciare su storie un po’ più terra terra, per così dire. Voi che ne dite?

Aspetto le vostre impressioni 😉
Federica

“Atlantis Saga” di A. G. Riddle [Recensione]

Buongiorno 😊

Quest’oggi sono davvero felice di proporvi la recensione di una trilogia sorprendente. Si tratta dell’opera d’esordio di A. G. Riddle, un libro che mi è stato regalato al compleanno e sul quale all’inizio non avrei affatto scommesso! Devo ammettere di essermi ricreduta e di aver sviluppato una sorta di culto per un romanzo che non credevo mi ispirasse. Quella che credevo fosse solo la mia quarta lettura per la reading challenge di Libera lo scaffale 2017 si è rivelata essere una delle migliori fatte finora!!

Titolo
Atlantis Saga ~ Genesi. Secret. Code
Autore
A. G. Riddle
Traduzione
T. Dobner

Saga
The Revelation (The Origin Mistery in v.o.)
Editore
Newton Compton Editore
Anno
2016
Anno prima edizione
2013/2014
Genere
Fantapolitico, fantascienza
Formato
Hardcover
Pagine
981

Trama

La dottoressa Kate Warner, brillante genetista, è convinta di aver trovato la cura contro l’autismo, invece ha fatto una scoperta ben più pericolosa per lei, e per l’intera razza umana. Intanto, in Antartide, una missione scientifica ha identificato un sommergibile nazista sepolto all’interno di un iceberg e difeso strenuamente da una potentissima organizzazione globale. David Vale ha passato gli ultimi dieci anni a tentare di comprendere quale segreto questa organizzazione protegga con tanta tenacia, ma ormai è troppo tardi: quegli uomini sono sulle sue tracce e lo stanno braccando. Un pericolo immenso e remoto come una galassia, una minaccia invisibile come un virus. L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo stanno per collidere. L’umanità è a un crocevia decisivo. Benvenuti ad Atlantis Saga.

Parere

Antartide, due esploratori incorrono nella scoperta del secolo: tra i ghiacci giace un sottomarino nazista perfettamente conservato e, sotto di esso, una struttura immensa. Contemporaneamente in Indonesia, sull’isola di Giacarta, l’agente David Vale si trova a dover fermare un’operazione terroristica su scala mondiale denominata “Protocollo Toba”, mentre la ricercatrice Kate Warren assiste impotente al rapimento di due suoi pazienti, due bambini autistici sui quali la cura sperimentale da lei creata sembra avere avuto ottimi risultati.
Quindi… Cos’hanno in comune un operativo di un’agenzia di spionaggio segreta, una ricercatrice decisa a trovare una cura per l’autismo e un sottomarino nazista? Apparentemente nulla e questi tre punti di partenza non potrebbero essere più diversi tra loro di così. Ma se li si posiziona come cornice di una storia più ampia, molto più ampia, allora questi tasselli iniziali assumono un significato imprevedibile.
Genesi, primo volume della Revelation Saga di A. G. Riddle, si apre proprio con questi presupposti e da qui sviluppa una trama a matrioska ricca di rivelazioni e colpi di scena incredibili. Le vicende che si diramano attorno a David, Kate e all’Immari, il gruppo dietro all’operazione chiamata “Protocollo Toba” e che si occupa di estrarre la struttura scoperta in Antartide, si articolano come un puzzle del quale ci vengono fornite solo poche tessere alla volta, poche informazioni che di capitolo in capitolo avvicinano la singole storie di Kate, David e Dorian Sloane, responsabile della Immari, fino ad intrecciarle così saldamente da diventare indivisibili.
La storia creata da Riddle è concepita come un trittico fantapolitico e fantascientifico, in cui l’Immari decide di scatenare la più grande epidemia mondiale dopo la Peste Nera per dare il via a una nuova fase dell’evoluzione umana e creare un esercito di superuomini in grado di affrontare i pericolosi nemici nascosti tra i ghiacci dell’Antartide. A fermarli si schierano David e Kate, il primo spinto dal desiderio di fare la cosa giusta e dal tentativo di proteggere la ricercatrice, la seconda dalla decisione di salvare i due bambini rapiti a Giacarta e che in qualche modo sono necessaria alla riuscita del progetto di Dorian e della Immari.
Giocando con abilità nella commistione tra storia, miti, teorie cospirative, evoluzionistiche e quelle dell’intervento di civiltà più progredite nello sviluppo della vita sulla Terra, Genesi si apre come una messa in discussione di tutto il nostro patrimonio di conoscenze e in cui gli Atlantidei, dei misteriosi alieni legati alla storia umana, costituiscono una novità disarmante e stupefacente, legata a doppio filo alle vite dei tre principali protagonisti in un modo che mi ha sorpresa.
Un legame che in Secret, il secondo libro, diventa ancor più profondo ed estraniante, specie per Kate e Dorian, i quali vedono messe in discussione le loro certezze dalla prima all’ultima pagina. In questo capitolo le maglie della trama si allargano ulteriormente e di fronte alla pestilenza scatenata nel globo, Kate si mette al lavoro per cercare una cura, mentre l’organizzazione mondiale sta crollando sotto il peso di questa emergenza, mentre l’Immari si batte per assumere il controllo del mondo e mentre David e Dorian sono imprigionati nella nave atlantidea in Antartide in compagnia di uno dei suoi occupanti.
Suspence e colpi di scena vengono mantenuti agli stessi livelli del volume precedente, portando la lettura a non perdere mai la sua natura incalzante e, di nuovo, sconvolgente nella miriade di dettagli che vengono aggiunti poco per volta. La sensazione che si ha leggendo è che da un punto centrale, in cui sono contenute tutte le informazioni scoperte in Genesi, ci si espanda verso l’esterno, creando una rete sempre più ampia in cui le esistenze di Kate, David e Dorian si legano e sovrappongono a quelle di tre Atlantidei; due scienziati, mandati a monitorare le forme di vita su pianeti meno evoluti e che hanno effettivamente influenzato l’evoluzione umana, e Ares, un generale convinto che il nuovo balzo evolutivo scatenato dal morbo (noto come Peste di Atlantide) sia la soluzione finale al conflitto che ha portato alla distruzione della civiltà atlantidea da parte di un nemico tanto terribile quanto sconosciuto.
Tutto Secret è scandito da un imminente conto alla rovescia che vede di nuovo David e Kate al centro dei tentativi per debellare la Peste di Atlantide e per fermare i piani di Dorian e Ares prima che sia troppo tardi. E di nuovo mi sono ritrovata a divorare le pagine per capire quanto ancora potesse crescere la trama e quanto potesse coinvolgere nell’esistenza umana la civiltà atlantidea.
È in Code, ultimo volume della trilogia, che finalmente si svela il quadro generale delle vicende evolutive dell’uomo, di quelle dei suoi progenitori atlantidei e infine di quelle che hanno cambiato le vite di David, Kate, Dorian e di tutti i sopravvissuti che li hanno accompagnati nei tre romanzi. Alla fine, dopo una serie di rivelazioni che sprofondano nella pura fantascienza, si scoprono le motivazioni che hanno fatto da filo conduttore a tutti i volumi ma che assumono un senso solo con il proseguirsi della lettura, quando David e Kate (e persino Dorian questa volta) si trovano catapultati in un conflitto molto più grande di loro, in un finale tutto da scoprire ma forse leggermente scontato.

«Giusto. La razza umana è la specie più sterminatrice di tutti i tempi. Pensaci: la sopravvivenza è al primo posto nel nostro codice genetico. Persino i nostri più antichi antenati erano governati da questo impulso, tanto forte da riconoscere negli uomini di Neanderthal e negli Hobbit dei pericolosi nemici. Possono aver decimato le altre sottospecie umane, e questa vergognosa eredità è ancora attiva dentro di noi. Aggrediamo tutto ciò che è diverso, tutto quello che non capiamo, tutto quello che potrebbe cambiare il nostro mondo, il nostro ambiente, tutto quello che potrebbe ridurre le nostre probabilità di sopravvivenza. Razzismo, lotta di classe, sessismo, Est contro Ovest, Nord contro Sud, capitalismo contro comunismo, democrazia contro dittatura, Islam e cristianesimo, Israele e Palestina: sono tutte facce diverse della medesima guerra, quella che ha per fine l’omogeneizzazione della razza umana, la fine della diversità. È una guerra che abbiamo iniziato molto tempo fa, una guerra che non abbiamo mai smesso di combattere. Una guerra che agisce nella mente di ogni essere umano sotto il livello della coscienza, come un programma di computer, sempre in funzione in background, e ci guida verso un esito finale che non ci è noto»

La costante che accomuna tutti e tre i volumi di questa saga è la presenza di colpi di scena sempre nuovi e diversi. A volte si corre il rischio che un’abbondanza di questo tipo distragga dal filo conduttore della trama, risultando pesante e eccessiva, ma nella saga di Riddle funziona alla perfezione. I colpi di scena rinnovano e mantengono alta l’attenzione dall’inizio alla fine, una caratteristica che ho decisamente apprezzato perché mi ha portata a divorare le pagine una volta messi in ordine i diversi pezzi e ad affezionarmi molto ai personaggi, soprattutto a David e Kate.
Questi due coprotagonisti singolarmente dimostrano un valore come individui che non è niente male, ma insieme funzionano benissimo, tanto che sono una delle coppie che più ho apprezzato tra i libri che ho letto e tra quelle presenti nella trilogia stessa. Se da soli fanno faville, quando collaborano sono una bomba a orologeria pronta a esplodere e a riportare il racconto sulla retta via, sventando i piani di Dorian e di Ares. Ovviamente non sono perfetti, né privi di colpe, ma agiscono per garantire la salvezza del maggior numero di persone, specie quelle che non hanno modo di risollevarsi da soli, anche quando ne va della loro stessa sopravvivenza. Forse in certe occasioni risultano leggermente stereotipati e prevedibili nelle azioni e nelle parole, ma questo non toglie nulla alla loro riuscita e al legame che si instaura con chi legge nel corso della trilogia.
Ma ad essere interessante e a rendere questa saga una vera panoplia dello scibile umano è lo stile di Riddle, in cui l’alternanza dei punti di vista diventa l’elemento dominante e centrale per la raccolta di tutti i pezzi dell’immenso puzzle che rappresenta Genesi, Secret e Code. Con calma e pazienza Riddle sparge gli indizi utili a capire la trama e ci aiuta a raccoglierli, aggiungendo però anche numerose storiche, mitologiche, biologiche e culturali e trasformando il suo romanzo in una lettura istruttiva, sorprendentemente semplice da comprendere e da ricordare. La comprensione della varietà di nozioni sfruttate e adattate per creare la base teorica di questa saga fantapolitica e, soprattutto, fantascientifica è una sfida stimolante per chi legge, perché le diverse conoscenze vengono articolate così bene da poter essere verosimili, da diventare credibili anche senza concedere il beneficio del dubbio alla loro effettiva attendibilità.
Revelation Saga è un’opera stimolante, una lettura appassionante e coinvolgente sotto molti punti di vista, una trilogia e un autore che non conoscevo ma che ho scoperto con immenso piacere e dei quali sentirò sicuramente la mancanza!

Innanzitutto, complimenti! Credo che questa sia la recensione più lunga che abbia mai fatto, perciò tanto di cappello per avermi sopportata ed essere arrivati fin qui! Come avrete notato questa trilogia mi ha entusiasmata e spero di avervi incuriositi abbastanza da darle un’occasione! Personalmente ne ignoravo l’esistenza fino allo scorso Settembre, ma mi piacerebbe sapere se voi invece ne avete già sentito parlare in precedenza, se l’avete letta o se, come per me, vi risulta totalmente sconosciuta 😊

A presto
Federica 💋