“Only The Winds” di Giorgia Vasaperna [Recensione]

Ciao a tutti!

Questa settimana si chiude con la recensione del secondo volume di una trilogia innovativa e che mi sta piacendo molto, scritta da Giorgia Vasaperna.

Titolo
Only The Winds
Autore
Giorgia Vasaperna

Editore
Panesi Edizioni
Saga
Trilogia di Like Lions
Anno
2017
Genere
Urban Fantasy
Formato
eBook ~ Cartaceo
Pagine
254
Prezzo
0,99€ (eBook) ~ 15€
Link
Amazon ~ Kobo

Sono passati mesi dalla missione che ha portato Avril, Matteo e Arisu nella terra dell’Etna: le loro vite sono andate avanti e i tre sono ormai proiettati verso il futuro. Tutto sembra filare liscio, finché un giorno un esercito di Domunty attacca il Villaggio della Pace e lo rade al suolo. L’illusione di una vita serena svanisce in un attimo. Una guerra sta per iniziare, ma chi è il nemico? Di chi ci si può fidare? I protagonisti di Like Lions sono tornati e dovranno affrontare una nuova e fantastica avventura. Durante il viaggio si ripresenteranno vecchie conoscenze e Avril dovrà prendere un’importante decisione.

In questo secondo capitolo della saga di Giorgia Vasperna ritroviamo la protagonista Avril (pronunciato alla francese) e il suo inseparabile amore Matteo alle prese con una sfida decisamente difficile, una difficoltà che sconvolge le loro vite in modi inaspettati quando credevano di essere finalmente pronti a vivere il loro attimo di felicità!
Ambientato dieci mesi dopo gli eventi di Like Lions, Only The Winds (titolo che ritroverete all’interno della narrazione in un momento davvero intenso, sotto molti punti di vista) vede nuovamente gli abitanti di Kyom, questa versione dell’Aldilà in cui i buoni vivono nel Regno di Luce e i malvagi in quello di Tenebra (rispettivamente padre e madre della protagonista), sottoposti a uno scontro con i terribili Dourmonty, creature mostruose e malvagie che cercano di distruggerli con ogni mezzo. Questa volta, però, Avril non è disposta ad attendere che siano loro, o il loro capo, a fare la prima mossa e, insieme a Matteo e all’amica Arisu, parte di nuovo per la Terra, senza sapere che questo scatenerà una serie di eventi che li metteranno tutti a dura prova!

Suonarono tutti e tre magistralmente, ma il biondino rubò la scena a tutti: era come se lui e il violino fossero una cosa sola. Attraverso quei suoni tanto eleganti, dolci e, a volte, malinconici, Matt raccontò la nostra storia d’amore. Era una poesia che parlava senza parole.

Come vi ho già detto per il primo romanzo (qui la recensione), ad attirare maggiormente l’attenzione, in una trama comunque ben strutturata, sono i personaggi. Tuttavia qui, diversamente dal tema della lotta tra il loro lato Buono e quello Cattivo presente in Like Lions, centrale è l’idea di crescita, dell’assumersi le proprie responsabilità come individui nei confronti degli altri ma anche di se stessi, in una cornice che vede gli immortali e i mortali di Kyom coinvolti in una guerra che riserva risvolti inaspettati. Avril e Matteo, in particolare, devono rivedere e mettere in discussione le loro priorità, scatenando una vera e propria maturazione psicologica che trasforma due giovani protagonisti in adulti ben prima del tempo.
È un libro ben scritto e interessante, in cui, personalmente, ho trovato solo un particolare che mi ha fatto storcere il naso, non perché sia brutto o incoerente con la trama (non è assolutamente così, anzi), ma perché sono io che preferirei vedere certi risvolti con protagonisti un po’ più “vecchi” rispetto a Avril e Matteo. Sono, in fin dei conti, ancora dei ragazzi, non ancora ventenni quasi, e mi sarebbe piaciuto vederli procedere con più calma.
Comunque Only The Winds cattura e tiene incollati alle pagine, in una lettura che, nella sua continuazione, promette grandi colpi di scena!

Adesso non vedo l’ora di leggere il terzo volume! Perché non posso restare con questo dubbio su cosa ne sarà di Avril e della sua grande famiglia!

Spero di avervi tenuto piacevolmente compagnia con quest’autrice e il suo romanzo.
Buon weekend 💋

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“Il circo della notte” di Erin Morgenstern

Buongiorno 😊

Non vedevo davvero l’ora di parlarvi di questo libro e di trascinarvi nelle sue atmosfere magiche e notturne! Allora armatevi di una sciarpa, o di un dettaglio, rosso scarlatto e superate con me il cancello de Le Cirque des Rêves!
Titolo
Il circo della notte
Titolo originale
The Night Circus
Autore
Erin Morgenstern
Traduzione
M. Magrì
Editore
Rizzoli BUR
Anno
2017
Anno prima edizione
2011
Genere
Narrativa fantastica
Formato

Cartaceo
Pagine
476
Prezzo
12€
Acquisto
Amazon

Appare così, senza preavviso. Le Cirque des Rêves apre al crepuscolo, chiude all’aurora. È il circo dei sogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono: acrobati volanti, contorsioniste, l’albero dei desideri, il giardino di ghiaccio affascinano un esercito di spettatori che li insegue ovunque. Ma dietro le quinte due misteriosi rivali ingaggiano una magica sfida: due giovani allievi scelti e addestrati all’unico scopo di dimostrare una volta per tutte l’inferiorità dell’avversario, inaspettatamente, si innamorano. Contro ogni regola, la passione tra Marco e Celia si scatena e travolge tutto come una corrente elettrica che minaccia di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza. Nemmeno la forza del destino sembra potersi opporre. Un tuffo nel mondo magico e seducente della fantasia, un romanzo di culto ormai diventato un classico del fantasy.

Le Cirque des Rêves è un mistero, un sogno, un inganno all’interno del quale niente è come appare, dove tutto è esibizione ma anche qualcosa di più, qualcosa di così immensamente reale da fare paura. Qualcosa le cui conseguenze possono cambiare per sempre le vite di chi vi si trova coinvolto, non sempre per il meglio.
E a tenere vivo il regno dei sogni, il circo dell’immaginazione è la sfida che vede contrapporsi Celia Bowen e Marco Alisdair, i predestinati allievi e sfidanti di due scuole di pensiero diverse, ognuna convinta di essere la migliore, i cui maestri sono disposti a tutto pur di dimostrate di avere ragione, anche a sottoporre i prescelti ad una sfida mortale.

«Non stai prendendo le cose sul serio.»
«È un circo» dice lei. «È difficile prendere le cose sul serio.»
«Il circo è soltanto il luogo dell’azione»
«Allora non è né un gioco né una sfida, è solo esibizione.»
«Ė molto di più.»

Erin Morgenstern crea una storia magica, che fa battere il cuore e che si tinge di tinte oscure quel tanto che basta a farci vivere sul confine tra sogno e incubo, tra gioia e paura, legandoci alle vicende che smuovono il circo e i suoi saltimbanchi con lo stesso vincolo inscindibile che lega Celia a Marco e entrambi alla sfida che devono portare a termine. Ma se i due “maghi” sono il motore che conduce il gioco, trasformandolo e rimescolando le carte ad ogni nuova mossa che Marco e Celia compiono, dandogli vita e alimentandolo, ad emergere come vero protagonista, il fulcro attorno al quale la storia si muove e si costruisce, è il Circo, i suoi abitanti, gli spettatori che restano incantati dai suoi prodigi e i rêveurs, appassionati che seguono il circo in lungo e in largo pur senza farne parte e con esso sognano (proprio come dice il nome).

«Sono stanca di cercare di tenere insieme cose che non possono essere tenute insieme» di Celia quando lui le si avvicina. «Di controllare ciò che non può essere controllato. Sono stanca di negare a me stessa ciò che desidero per paura di rompere cose che non sono in grado di riparare. Si romperanno comunque, nonostante tutto.»

Ad essermi piaciuto, oltre allo stile particolare dell’autrice e il senso di appartenenza che esso permette di sviluppare con la storia, è l’idea che, più che impedire qualcosa, il circo e il vincolo tra Celia e Marco siano lì per spronarli, per spingerli a dare il meglio di loro nonostante le circostanze avverse, a trovare l’attimo e il luogo della propria felicità anche se non sembra possibile, anche se sembra di non poter avere un lieto fine.
Chiudo, e qui mi fermo perché sono a poco dallo sforare nello spoiler, dicendovi che, sì, ho amato i protagonisti e ho pianto per loro (e se piango sono certa di aver trovato un buon libro 😅), ma che trovo fenomenale sono i gemelli Widget e Poppet, meravigliosi, e Bailey, un personaggio defilato, ma che è il nostro specchio nel romanzo e senza il quale, credetemi, niente ne Il circo della notte potrebbe combaciare e chiudersi.

È un libro particolare, che forse non fa per tutti, ma che merita sicuramente di essere letto perché regala tante emozioni, ognuna diversa dall’altra.

Questo libro rientra tra i miei 12 per la sfida di lettura del 2018 Libera Lo Scaffale ed è il terzo che depenno dalla lista, dopo Magic Questo canto selvaggio (entrambi di Victoria Schwab), uno di quelli che mi è stato regalato lo scorso Natale e che rientra a pieno titolo tra i libri più belli che abbia ricevuto! Adoro quando qualcuno trova i miei futuri amori letterari, perché vuol dire che c’è sempre spazio per sorprendermi e per ricevere delle sorprese 😊

Qual è stato per voi l’ultimo regalo (fatto o ricevuto) che è stata una vera sorpresa? Il circo della notte lo è stato per me, pari merito con i biglietti per il concerto di Jake Bugg dello scorso 6 Febbraio!

Federica 💋

“Beautiful Bastard Series” di Christine Lauren

Buongiorno e buon Giovedì 😊

Oggi, diversamente dal solito, non vi parlerò di un solo libro, bensì di un’intera serie e dei suoi 10 titoli!

Serie: Beautiful Bastard
Autore: Christine Lauren
Traduzione: Cristina Chiappa
Titoli:
Beautiful Bastard (#1), Beautiful Bitch (#1.5), Beautiful Stranger (#2), Beautiful Bombshell (#2.5), Beautiful Player (#3), Beautiful Beginning (#3.5), Beautiful Beloved (#3.6), Beautiful Secret (#4)Beautiful Boss (#4.5), Beautiful (#5)
Cliccando sui titoli trovate le singole trame
Genere: Romance
Formato
: Ebook
Acquisto:
Amazon

Parlare di una serie intera non è facile, perché ogni libro e i suoi protagonisti sono diversi l’uno dall’altro e tutti hanno delle caratteristiche che li rendono unici, a modo loro.
Chloe e Bennett, Max e Sara, Will e Hannah, Ruby e Niall e Jensen e Pippa sono le cinque coppie che animano i dieci libri della serie (cinque principali e cinque spin-off), ognuna in un modo diverso ma tutte con una carica di sentimenti e di attrazione che rende i libri dei perfetti esempi del genere romance.
La serie Beautiful Bastard, in linea generale, segue lo stesso schema nello sviluppo delle trame e può essere riassunto in cinque tappe: incontro, attrazione, relazione, problema, lieto fine. Con espedienti narrativi diversi a seconda della coppia e dei sui personaggi, ogni libro segue questi passaggi e ci si ritrova in un prevedibile avvicendarsi di situazioni spesso uguali in cui l’idea chiave non è lo sviluppo emotivo dei protagonisti, ma come questi non riescano a contenere il desiderio fine a se stesso, ripresentando descrizioni dei loro rapporti che non lasciano nulla, o almeno niente di quello che si cerca nei romance, cioè i sentimenti che fanno battere il cuore.
I primi due volumi e gli spin-off collegati mi hanno un po’ delusa da questo punto di vista, perché la componente emotiva entra in gioco solo verso il finale, quasi come una forzatura per arrivare alla conclusione felice, una mancanza nella prima parte dei libri che tuttavia viene risollevata proprio da questo scoppio di sentimenti e che ti porta a fare il tifo proprio per i due protagonisti che meno sembrano volersi innamorare (Bennett e Max). Dal terzo libro in avanti, però, con Will e Hannah si cambia rotta e finalmente anche la serie di Christine Lauren coinvolge più i sentimenti che i rapporti “terra terra” – anche se restano comunque una parte centrale dei romanzi -, regalando sin dall’inizio quel coinvolgimento che mancava ai volumi precedenti.

Era lì la vita. L’inizio della nostra vita: i matrimoni, le famiglie e la decisione di fare un passo importante e diventare un uomo per qualcuno. Non si trattava dei nostri lavori o di qualche brivido passeggero, né di qualsiasi altra cosa. La vita veniva costruita mattone dopo mattone attraverso questi legami, questi traguardi, e questi momenti in cui dicevi ai tuoi due migliori amici che stavi per avere un figlio. Presi il cellulare e scrissi a Hanna una sola frase. ‘Ormai sei tutto ciò cui riesco a pensare.’

Tra le cinque coppie, e i rispettivi libri, devo dire che la mia preferita è proprio quella formata da Hannah e Will, lui un’incallito donnaiolo e lei un’impacciata e un po’ nerd biologa, che brilla per lo spirito e la freschezza di entrambi i suoi protagonisti. Poi ci sono Chloe e Bennett, stakanovisti che se potessero si ucciderebbero prima di stare insieme per tutta la vita; Max e Sara, i più estremi tra le coppie descritte; Ruby e Niall (i secondi che preferisco), che sovvertono il classico cliché di un lui playboy e una lei fin troppo timida e riservata; e infine Pippa e Jensen, accoppiati per caso e ritrovatisi perfetti per stare insieme.
Ovviamente ogni libro è incentrato su una coppia, però quello che mi è piaciuta è l’idea del gruppo e dell’esperienza condivisa perché, lungo la serie sono presenti sempre tutti, o quasi, i personaggi, aiutando o divertendosi alle spalle degli innamorati di turno. Una caratteristica centrale negli spin-off.
Questi, invece che raccontare storie indipendenti dai libri principali, fanno da collegamento tra un volume e l’altro passando da una storia all’altra con fluidità e arricchendole di dettagli che le completano, senza i quali non si potrebbe avere una panoramica di tutto ciò che accade a Chloe e Bennett, Sara e Max, Will e Hannah, Ruby e Niall, Pippa e Jensen. È sia un punto a favore che a sfavore, perché gli spin-off sono fatti per influenzare relativamente poco la trama principale della serie, che può essere letta a prescindere dai volumi intermedi; qui, invece, si pongono più come volumi che come spin-off, dando uno sviluppo importate ai personaggi, senza il quale si capirebbe poco delle loro storie.
Quindi, per concludere, ho apprezzato appieno questa serie solo dopo il terzo volume, perché prima non era poi così coinvolgente. Sì, i personaggi sono ben fatti e intriganti, ma senza emozioni non ha la stessa attrattiva. Se non avete problemi a leggere scene un po’ più “spinte” in attesa del lato romantico, allora date a questo simpatico gruppo di amici una possibilità.

In realtà, sono due ombrelli e mezzo per la serie (la media aritmetica precisa tra i voti dei dieci libri), però ho voluto dare un bonus per le mie coppie preferite (Will e Hannah, Niall e Ruby) perché mi hanno davvero fatta emozionare!

A domani
Federica 💋

“Questo canto selvaggio” di Victoria Schwab

Ciao a tutti!

Per oggi arriva una recensione che non vedevo l’ora di pubblicare. Si tratta di un altro libro di Victoria Schwab e ne sono super entusiasta, perché mi sono innamorata di quest’autrice e del suo stile!

Titolo
Questo canto selvaggio
Titolo originale
This Savage Song
Autore
Victoria Schwab
Traduzione
Roberto Serrai
Saga
Monsters of Verity
Editore
Giunti
Anno
2017
Genere
Distopico, fantasy
Formato

Cartaceo
Pagine

400
Prezzo
18€
Acquisto
Giunti al punto

Per anni Verity City è stata teatro di crimini e attentati, finché ogni episodio di violenza ha cominciato a generare mostri, creature d’ombra appartenenti a tre stirpi: i Corsai e i Malchai, avidi di carne e sangue umani, e i Sunai, più potenti, che come implacabili angeli vendicatori con il loro canto seducente catturano e divorano l’anima di chi si sia macchiato di gravi crimini. Ora la città è attraversata da un muro che separa due mondi inconciliabili e difende una fragile tregua: al Nord lo spietato Callum Harker offre ai ricchi protezione in cambio di denaro, mentre al Sud Henry Flynn, che ha perso la famiglia nella guerra civile, si è messo a capo di un corpo di volontari pronti a dare la vita pur di difendere i concittadini e ha accolto come figli tre Sunai. In caso di guerra la leva più efficace per trattare con Harker sarebbe la figlia. Così August, il più giovane Sunai, si iscrive in incognito alla stessa accademia di Kate per tenerla sotto controllo. Ma lei, irrequieta, implacabile e decisa a tutto pur di dimostrare al padre di essere sua degna erede, non è un’ingenua…

La guerra in Vietnam ha gettato gli Stati Uniti nel caos e da quel caos sono nati i dieci Territori che compongono il mondo di Kate e August. Ma la loro realtà non è così semplice, perché a un certo punto la violenza a iniziato a generare dei mostri. Non metaforici, ma veri. Vere creature scatenate dall’odio che serpeggia tra le strade di Verity City. Corsai, Malchai e Sunai sono le ombre che serpeggiano nell’animo umano e in Questo canto selvaggio prendono corpo per metterci di fronte alle conseguenze delle nostre azioni violente. Pestaggi, omicidi e stragi è ciò che li genera rispettivamente e la loro presenza ha gettato nel caos V-City, lasciandola in balia di Callum Harker, a nord, e nelle mani di Henry Flynn, a sud. In mezzo c’è la Barriera e tra queste due realtà nasce un legame strano ma indissolubile tra Kate e August, la prima figlia di Harker, il secondo uno dei tre Sunai schierati con Flynn.

Non era la ragazzina che era tornata sei anni dopo, quella che piangeva quando faceva un brutto sogno e a cui veniva la nausea alla vista del sangue. Non era debole come la madre, non sarebbe crollata e non avrebbe cercato di scappare nel cuore della notte.
Era figlia di suo padre.

Kate è una ragazza forte, decisa, una protagonista che ho apprezzato moltissimo per la determinazione che dimostra nel voler eguagliare il suo modello di vita, suo padre, ma cercando allo stesso tempo di essere migliore di lui, di riuscire in ciò che in lui manca. Come per Lila di Magic (vi ho parlato di questo libro la settimana scorsa), Victoria Schwab tratteggia una giovane ragazza fisicamente imperfetta, lontana dai modelli di bellezza canonici che generalmente compaiono negli Young Adult (anche quando le protagoniste non sono delle reginette), ed è un aspetto che rende estremamente piacevole la lettura dei suoi libri, proprio come lo è l’idea che il coprotagonista maschile sia “imperfetto” dal punto di vista caratteriale.
August, come Kell (Magic), è il Sunai, l’essere soprannaturale da cui ci si aspetterebbe una completa padronanza delle proprie doti e che invece si dimostra ricco di dubbi e di paure come chiunque altro, come l’umana Kate e il suo timore della vita, dei mostri che non sono altro che la manifestazione della mostruosità umana. Ad essere intrigante in August è la riflessione sul significato di “umanità” e di ciò che ci rende tali, dimostrando che a volte può essere qualcuno che tutti considerano un mostro a spiegarci cosa significhi davvero essere umani.

«Perché mai, poi, vuoi essere umano? Siamo fragili. Moriamo»
«Ma vivete, anche. Non passate tutti i giorni a domandarvi perché siete al mondo ma non vi sentite reali, perché sembrate umani ma non potete esserlo davvero. Non fate il possibile per essere persone buone solo perché qualcuno vi sbatta in faccia di continuo che non siete nemmeno persone.»

E, come bonus in più, è il rapporto che August ha con la musica a renderlo un personaggio più che affascinante. Generalmente considerata come l’espressione esteriore dell’animo umano, la musica è ciò che rende pericolosi i Sunai ed è questa contraddizione a rendere fantastico August, il “mostro” che in realtà è molto più umano di chi lo è per natura.
Di Victoria Schwab e di Questo canto selvaggio si apprezza tutto. I personaggi, lo stile, la trama ricca di colpi di scena e di rivelazioni che rendono questo romanzo distopico uno di quelli da cui è impossibile staccarsi. Le scene sono vivide, descritte con una precisione tagliente, tanto che leggendo si ha la sensazione di guardare un film e di trovarsi davanti alla storia di August e Kate, di essere con loro a Verity, circondati da mostri fin troppo umani.

Questo è il secondo libro che leggo di Victoria Schwab e ho intenzione di recuperare anche gli altri, magari direttamente in originale se da noi non arriveranno nel giro di qualche settimana 😅 mi ha talmente stregata che mi sento come in crisi d’astinenza! Voi la conoscete come autrice? Se no, dovete recuperare!!

Per oggi è tutto! A domani
Federica 💋

“Magic” di V.E. Schwab [Domino Letterario]

Ciao a tutti! E ben ritrovati con il primo Domino letterario del 2018  ✌️

Ormai conoscete questa catena tra libri e blog meglio di me, perciò passo subito a raccontarvi la fantastica tessera che ho scelto per questo mese, collegandomi a Il salotto del gatto libraio!

Titolo
Magic
Titolo originale
A Darker Shade of Magic
Autore
V.E. Schwab
Traduzione
Clara Serretta, Angela Ricci
Saga
Shades of Magic
Editore
Newton Compton Editori
Anno
2017
Anno prima edizione
2015
Genere
Young Adult, fantasy
Formato

Cartaceo
Pagine

416
Prezzo
7,50€
Acquisto
Newton Compton Editori

Kell è uno degli ultimi maghi rimasti della specie degli Antari ed è capace di viaggiare tra universi paralleli e diverse versioni della stessa città: Londra. Ci sono infatti la Rossa, la Bianca, la Grigia e la Nera, dove accadono cose diverse in epoche differenti. Kell è cresciuto ad Arnes, nella Londra Rossa, e ufficialmente è un ambasciatore al servizio dell’Impero Maresh, in viaggio alla corte di Giorgio III nella Londra Bianca, la più noiosa delle versioni di Londra, quella senza alcuna magia. Kell in verità è un fuorilegge: aiuta illegalmente le persone a vedere anche solo piccoli scorci di realtà che non potrebbero mai vedere. Si tratta di un hobby molto rischioso, però, e adesso Kell comincia a rendersene conto. Dopo un’operazione di trasporto illegale andata storta, Kell fugge nella Londra Grigia e si imbatte in Delilah, una strana ragazza che prima lo deruba, poi lo salva da un nemico mortale e infine lo costringe a seguirla in una nuova avventura. Ma la magia è un gioco pericoloso e se si vuole continuare a giocare prima di tutto bisogna imparare a rimanere vivi.

La realtà non è una soltanto; ne esistono ben altre tre, ognuna con le proprie caratteristiche, i propri paesi, le proprie città e nessuna è uguale alle altre versioni, tranne che per un particolare: Londra. Quella che per noi è la capitale britannica esiste anche negli altri universi. Ma in comune hanno solo il nome e lo sa bene Kell, uno degli ultimi due appartenenti alla stirpe degli Antari, individui capaci di viaggiare tra le realtà grazie alla magia, il quale le distingue grazie ai loro colori: esistono così una Londra Grigia (la nostra Londra ottocentesca), una Londra Rossa, realtà natia di Kell e in cui la magia scorre tra gli abitanti, una Londra Bianca, città violenta governata dagli spietati gemelli Dane, e una Londra Nera, così chiamata perché lì tutto è oscuro, bruciato da una magia senza controllo, una terra in cui nessuno può entrare.
Kell e Holland, il secondo Antari, servono rispettivamente la Corona Rossa e Bianca, i messaggeri dei reali attraverso le tre realtà esistenti e i soli a sapere come sia vivere in ognuna di esse, cosa le renda ciò che sono. Almeno fino a quando Kell non si ritrova braccato in un’imboscata a Londra Rossa e la fuga non lo conduce dritto tra le braccia di Lila, scaltra ladra di Londra Grigia, in un incontro che segna per sempre i destini di entrambi.
L’avventura che nasce attorno a questi due protagonisti è una delle più avvincenti che abbia mai letto, mischia magia, intrighi, incontri sorprendenti e colpi di scena che catturano l’attenzione e rendono letteralmente impossibile staccare gli occhi dalle pagine. È un romanzo che mi ha ricordato la saga di Harry Potter per il fascino che le tre diverse Londra sanno suscitare, ma le atmosfere più dark di Magic tagliano l’innocenza del maghetto inglese e sbocciano in Kell, un protagonista che sin dalle prime pagine mi ha colpito al cuore e mi è entrato fin dentro la pelle.

L’assenza di ricordi lo divorava. Spesso si ritrovava a fissare la mappa centrale appesa al muro, chiedendosi da dove venisse. Da chi venisse.

Kell, e i suoi occhi di due colori diversi come simbolo della sua natura di Antari, sembrano fieri e indistruttibili, sicuri nella forza del loro potere, ma dietro nascondono un carattere ricco di incertezze e dubbi. Victoria Schwab è fenomenale nel regalare un protagonista che, apparentemente maestro in ciò che fa, si ritrova a vivere un’avventura sconvolgente insieme alla sempre sorprendente Lila – Delilah – Bard. Lei, umana come noi e senza una traccia di magia, è la vera sorpresa del romanzo perché è testarda, indipendente e pronta a vivere un’avventura impossibile e pericolosa proprio perché è ciò che cerca! Lila è uno spirito libero, ma nonostante questo è capace di dare tutta se stessa per qualcuno a cui vuole bene, senza dimenticare, alla fine, il lato pragmatico del suo carattere.

«La morte viene per tutti», disse semplicemente. «Non ho paura di morire. Ma ho paura di morire qui». Con un gesto della mano passò in rassegna stanza, taverna e città. «Preferirei morire mentre vivo un’avventura che vivere restando immobile»

La narrazione in terza persona attraverso i punti di vista di Kell e Lila permette di scoprire la storia, i suoi personaggi e gli eventi che ne travolgono le vite con un coinvolgimento senza eguali, trascinandoci per le strade straripanti di magia di Londra Rossa, quelle povere di Londra Grigia o per quelle minacciose e sbiadite di Londra Bianca. È come trovarsi dentro a un film così ben fatto che se ne sente fluire la trama quasi con fin troppa facilità, arrivando alle ultime pagine senza nemmeno accorgersene, morsi dalla tentazione di fermarsi di tanto in tanto per non arrivare alla fine e dover chiudere una storia così bella! Tentazione che, per una volta, non viene affatto ascoltata!!

Beh, che altro dirvi se non: LEGGETELO! Eh, sì, pure in lettere maiuscole! Perché è un libro che merita e che, non appena ne uscirà il film (eh, già, c’è quasi una sceneggiatura bella che pronta!), diventerà famoso più di quanto già non sia!

La mia tessera si chiude qui, però vi lascio il calendario del Domino per recuperare le tappe precedenti e quelle che vengono subito dopo di me!

A domani
Federica 💋