Lost in Translation : Carole David

Ciao a tutti 😊

In questa settimana prima di Pasqua, Lost in Translation arriva con qualche giorno di anticipo e per quello che, salvo altri cambiamenti, sarà il suo ultimo appuntamento. Questo perché, causa studio e impegni universitari, mi vedo costretta a sospendere per un po’ le traduzioni… Forse torneranno, io lo spero, però non so ancora se e quando.

Questa volta ho pensato di chiudere con una poesia, tradotta dal francese e incentrata sull’idea di modificare il proprio stile creativo, un momento visto come una specie di rito quasi cannibale. L’autrice di questa poesia si chiama Carole David, è canadese e questo è quello che ha scritto:

Entro, lo studio della creazione mi accoglie;
un tritacarne, una soluzione di liquidi,
un progetto orgoglioso,
tutto è pronto per la cerimonia.

Non resta che l’antico pensiero
del corpo illustrato sulle mie ossa,
filo che dipano tra poesia e narrazione.
Sono alla vigilia del cambiar pelle.

In posa dopo la caccia, un immenso corpus rabbioso
piccoli totem, strumenti del mio esercizio quotidiano;
le stelle soffocate nella mia alcova.
Una veglia funebre di quelle che amo;

intrappolo i miei demoni, verifico
la mia teoria sul cannibalismo.

E qui lo trovate nella versione originale:

J’entre, la chambre de la création m’accueille ;
mon hachoir à la main, ma préparation de liquides,
mon programme orgueilleux,
tout est en place pour la cérémonie.

Ne reste que la pensée ancienne
du corps illustrée sur mes os,
fil que je dévide entre poésie et narration.
Je suis à la veille de changer de peau.

Mon tableau de chasse, un immense corpus rageur
petits totems, instruments de mes exercices quotidiens ;
les étoiles étouffées dans mon alcôve.
Une veillée funèbre comme je les aime ;

je piège mes démons, vérifie
ma théorie sur le cannibalisme.

Come per le scorse settimane, sarei contentissima di ricevere una vostra impressione sulla mia traduzione, o anche solo sapere se la poesia vi ha trasmesso qualcosa 😊

Come detto, Lost in Translation vi saluta qui, però io ritorno domani con la recensione di un altro libro della mia lista per #MyLiberaLoScaffale2019 !

Come sempre Grazie per essere passati a leggermi!
Federica 💋

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Lost in Translation : Karen M. McManus

Buongiorno!

Anche oggi ritorna una traduzione per Lost in Translation! Il pezzo scelto questa volta arriva da un libro in inglese. Si tratta dell’inizio di One of Us is Lying (che fa parte della lista dei miei 12 libri da leggere quest’anno), il romanzo di Karen M. McManus pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo Uno di noi sta mentendo.

Come tutte le altre volte, vi propongo prima la mia traduzione e poi il paragrafo in versione originale 😊

Bronwyn
Lunedì 24 settembre, 14:55

Un video porno. Una sospetta gravidanza. Due scandali per tradimento. Ed è solo l’aggiornamento di questa settimana. Se l’app di gossip di Simon Kelleher fosse tutto ciò che si conosce di Bayview High, verrebbe da chiedersi come chiunque trovi il tempo di andare a lezione.
“Notizie sorpassate, Bronwyn” dice una voce alle mie spalle. “Aspetta di vedere il post di domani”
Maledizione. Odio essere beccata a leggere Senti Questa, specialmente dal suo ideatore. Abbasso il cellulare e chiudo l’armadietto sbattendolo. “Quali sono le prossime vite che rovinerai, Simon?”
Simon inizia a camminare accanto a me mentre seguo la corrente di studenti diretti verso l’uscita. “È un servizio pubblico” dice liquidandomi con un gesto. “Dai ripetizioni a Reggie Crawley, vero? Piuttosto non vorresti sapere che ha una telecamera nella sua stanza?”
Non mi prendo la briga di rispondergli. Che mi aggiri vicino alla camera del perennemente fumato Reggie Crawley è probabile tanto quanto lo è che Simon sviluppi una coscienza.
“Comunque, se la vanno a cercare. Se la gente non mentisse e non tradisse, sarei fallito.” I freddi occhi blu di Simon studiano i miei passi che si allungano. “Dove vai così di corsa? A ricoprirti di gloria con attività le extra curricolari?”
Lo vorrei. Quasi per deridermi, una notifica illumina il mio cellulare: allenamenti matematleti, 15, Epoch Cafè. Seguita da un SMS di uno dei miei compagni di squadra: Evan è qui.
Certo che c’è. Il bel matematleta – meno ossimoro di quanto si possa pensare – sembra farsi vivo solo quando non posso io.

E ora la versione originale:

Bronwyn
Monday, September 24, 2:55 p.m.

A sex tape. A pregnancy scare. Two cheating scandals. And that’s just this week’s update. If all you knew of Bayview High was Simon Kelleher’s gossip app, you’d wonder how anyone found time to go to class.
“Old news, Bronwyn,” says a voice over my shoulder. “Wait till you see tomorrow’s post.”
Damn. I hate getting caught reading About That, especially by its creator. I lower my phone and slam my locker shut. “Whose lives are you ruining next, Simon?”
Simon falls into step beside me as I move against the flow of students heading for the exit. “It’s a public service,” he says with a dismissive wave. You tutor Reggie Crawley, don’t you? Wouldn’t you rather know he has a camera in his bedroom?”
I don’t bother answering. Me getting anywhere near the bedroom of perpetual stoner Reggie Crawley is about as likely as Simon growing a conscience.
“Anyway, they bring it on themselves. If people didn’t lie and cheat, I’d be out of business.” Simon’s cold blue eyes take in my lengthening strides. “Where are you rushing off to? Covering yourself in extracurricular glory?”
I wish. As if to taunt me, an alert crosses my phone: Mathlete practice, 3 p.m., Epoch Coffee. Followed by a text from one of my teammates: Evan’s here.
Of course he is. The cute Mathlete—less of an oxymoron than you might think—seems to only ever show up when I can’t.

A differenza delle altre traduzioni, di questa esiste anche quella ufficiale… Non sono ancora andata a guardarla, ma non penso di trovare grandi differenze. Questo non perché io sia meravigliosamente brava nel tradurre (figuriamoci), ma perché Il testo in sé non è poi troppo complesso.

Come sempre, mi farebbe piacere avere un vostro riscontro e sapere se vi è piaciuta questa traduzione 😊

In ogni caso, grazie per essere passati di qui!

A domani
Federica 💋

Lost in Translation : Bernard Chambaz

Buongiorno 😊

Come avrete notato, questo Lost in Translation è più frequente e, praticamente, ve lo propongo tutte le settimane. Spero che vi stia piacendo come proposta (se vi annoia, ditemelo che si cambia 😉) e anche per oggi ho scelto un brano preso dal mio corso di traduzione!

Questa volta è un’opera di narrativa, tratta dal romanzo Martin cet été di Bernard Chambaz, in cui l’autore si accinge a descrivere come sia cambiata la sua vita, e quella della sua famiglia, dopo la morte del figlio Martin in un incidente. Lo spezzone che vi voglio far leggere segue la dichiarazione dell’autore di voler parlare della scomparsa di suo figlio in un modo diverso da quello utilizzato fino a quel momento, per descriverne la perdita attraverso la rappresentazione che si crea all’interno di un romanzo.
Ed ecco cosa scrive poi:

Rischio, forse, di provocare del disagio se non addirittura della paura. Le ho già osservate qui e là in coloro che non ne vogliono sentir parlare (Coraggio! Non c’è che dire!), che vi tendono la mano per tenervi a distanza (e senza dubbio le loro sono ottime ragioni). Rischio anche andare incontro a un rimprovero: la mancanza di pudore. Ma non c’è impudenza se non questo puro scandalo, la morte di un figlio.
Tanto più che queste pagine non faranno che suggerire in ogni momento l’entità del disastro, la profondità dell’abisso in cui cadiamo (quelle ore in cui abbiamo pianto, come delle bestie, sguazzanti, degradate a livello dell’inumano, quelle ore in cui, avendo smesso di piangere, restiamo prostrati: quegli accessi in cui le lacrime ricominciano, ci assaliscono come i demoni dell’Apocalisse). Quale convenzione sociale o morale pretende che si debba dissimulare i propri sentimenti, rifiutare di riconoscere il proprio simile in colui che soffre?
[…]
E come tacere un simile evento, che sarà, di certo, il più grave della mia vita? Come, davanti agli stessi occhi dei miei tre figli, parlare d’altro? Soffrire in silenzio, si dice. Ecco come passo la maggior parte del mio tempo, intollerabile eppure bisogna sopportarlo perché non abbiamo scelta; se queste non sono che alcune parole dette a chi sa ascoltare, alcune parole scritte per coloro che sapranno leggere, delle parole come i bambini del coro di Soutine, malaticce, ossia impotenti e tormentate, “nel bisogno”, delle parole bisognose quale che sia il lampo che per il momento le trasporta. Se scrivo è innanzitutto per amore. Per Martin; che altro posso fare per lui adesso? È anche, forse, al fine di non soccombere all’ebetudine, a questo crollo che vi lascia instupiditi, muti come una tomba; al fine di far vivere le parole (quelle antiche, quelle nuove) con ciò che stiamo vivendo.

E qui l’originale:

Je risque, peut-être, de provoquer la gêne voire la peur. Je les ai déjà observées ici ou là chez ceux qui ne veulent pas en entendre parier (Courage ! y a rien à dire !), qui vous tendent la main pour vous tenir à l’écart (et sans doute leurs raisons sont-elles bonnes). Je risque aussi d’encourir un reproche : le manque de pudeur. Mais il n’y a d’impudeur que ce pur scandale, la mort d’un enfant.
D’autant que ces pages ne feront que suggérer l’étendue à tout instant du désastre, la profondeur du gouffre où nous tombons (ces heures où nous avons pleuré, comme des bêtes, vautrés, ravalés au rang de l’inhumain, ces heures où, ayant cessé de pleurer, nous restions prostrés ; ces accès où les larmes nous reprennent, nous assaillent comme les démons de l’Apocalypse). Quelle convention sociale ou morale prétend qu’il faille dissimuler ses sentiments, refuser reconnaître son semblable dans celui qui souffre ?
[…]
Et comment taire un tel événement, qui sera, a coup sûr, le plus grave de ma vie ? Comment, aux yeux mêmes de mes trois enfants, parler d’autre chose ? Souffrir en silence, dit-on. Voilà bien ce à quoi je passe le plus clair de mon temps, intolérable et pourtant il faut le tolérer parce que nous n’avons pas le choix, si ce n’est quelques mots dits a ceux qui savent écouter, quelques mots écrits pour ceux qui sauront lire, des mots comme les enfants de choeur de Soutine, souffreteux, c’est-à-dire démunis et tourmentés, « dans le besoin », des mots nécessiteux quel que soit l’éclat qui par moments les porte. Si j’écris, c’est d’abord par amour. Pour Martin ; que puis-je faire d’autre pour lui aujourd’hui ? C’est aussi peut-être afin de ne pas succomber à l’hébétude, à cet effondrement qui vous laisse stupide, muet comme une tombe ; afin d’habiter les mots (les mots anciens, les mots nouveaux) avec lesquels nous vivons.

Come sempre, mi farebbe super piacere sapere come vi sembra la mia traduzione 😊

Grazie di essere passati!

Federica 💋

Leggendo un po’ di più: Le letture da Gennaio a Marzo

Buongiorno e buon Pesce d’Aprile!

Oggi non vi attende nessuno scherzo sul blog, no, no 😊 Si parla, invece, delle letture fatte dal 1 Gennaio al 31 Marzo e delle sfide di lettura in corso! Iniziamo!

Apre le danze la Top5 dei migliori libri letti in questo primo trimestre! Se cliccate sulle copertine, arrivate alle recensioni 😊

“Terre Desolate” di Stephen King
“Il caffè dei piccoli miracoli” di Nicolas Barreau
“L’assassino che donava girasoli ai cadaveri” di Giorgia Vasaperna
“Il Varco dell’Apocalisse” di Veronika Santiago
“Sonetti” di William Shakespeare

Proseguendo poi nelle diverse letture, sono arrivata a 40 libri letti su 200 per la Goodreads Challenge!

So che non sono tantissimi in vista del traguardo finale, però vedrò di metterci un po’ più impegno non appena gli obblighi universitari me lo permetteranno 😊 È 1/5 del totale, ma posso fare di meglio!

Per il #MyLiberaLoScaffale2019 devo ammettere di essermi un po’ arenata… Ho depennato un solo libro dei 12 scelti e mi dispiace un po’! Eccoli:

  1. Non è la fine del mondo di Alessia Gazzola (218 pagine)
  2. L’horizon à l’envers di Marc Levy (410 pagine)
  3. One of us is lying di Karen M. McManus (358 pagine)
  4. Shatter Me di Tahereh Mafi (394 pagine)
  5. Il bosco ricorda il tuo nome di Alaitz Leceaga (595 pagine)
  6. Animali fantastici e dove trovarli. Screenplay di J. K. Rowling (267 pagine)
  7. L’apprendista geniale di Anna Dalton (270 pagine)
  8. Dal Big Bang ai buchi neri di Stephen W. Hawking (221 pagine) => Attualmente sul comodino, in attesa 🙈
  9. Il caffè dei piccoli miracoli di Nicolas Barreau (236 pagine) => Letto
  10. Wolf 2 di Ryan Graudin (569 pagine)
  11. Wonder di R. J. Palacio (278 pagine)
  12. Lo strano caso dell’apprendista libraia di Deborah Meyer (348 pagine)

E infine, last but not leastContano le Pagine, Non i Libri! Se si contano le pagine sono arrivata 9778, sempre per i 40 libri letti in questi tre mesi. Sempre non tantissime, ma ho ancora nove mesi per macinare pagine 💪

Questi sono state le letture e i risultati per le sfide in corso! Le vostre come stanno andando?

Raccontatemi, se vi va 😊 E, in ogni caso, grazie di esservi fermati a leggermi!

A domani
Federica 💋

Lost in translation : Sylvie Fabre

Buongiorno 😊

Nelle ultime settimane sto seguendo un corso di traduzione per l’università e devo dire che, come pratica, si sta rivelando davvero interessante, soprattutto per capire come funziona l’intero processo.

Quindi, perché lo trovo particolarmente stimolante, ho pensato di proporvi un pezzo che ho tradotto per la scorsa settimana. Si tratta di una poesia francese, scritta da Sylvie Fabre e dedicata alla nipotina piccola. Come già fatto le scorse volte, dopo la traduzione vi metto l’originale, così mi saprete dire come vi sembra 😊

Ella ritrova la vera voce dell’assenza,
eclissa il tocco, gli odori e i rumori
all’altezza d’un silenzio purificato
nei nuovi sussulti dei sensi.
Dove sei? Il richiamo, la risposta:
È qui Anna Livia,
negli occhi mordorè dove sprofondano
il fiore, il cervo volante e la pozza,
lei è qui. Nella luna
una bambina sconvolge l’attimo,
in apparenza non ascolta più
(nessuno quando la voce interiore produce
la propria sarabanda fino all’estremo)
migra, con gli occhi e le labbra
come per svanire: Dove sei?
Anna Livia non è più qui,
l’assenza gioca a nascondino con l’io,
muta solitudine di una bambina di passaggio,
venti mesi, senza età,
e il padre non possiede che il folle auspicio:

insieme.

E ora l’originale:

Elle recouvre la vrai voix de l’absence,
efface le toucher, les odeurs et les bruits
à la mesure d’un silence purifié
aux neufs sursauts du sens.
Où est-tu ? L’appel, la réponse :
Elle est là Anna Livia,
dans les yeux mordorés où s’abîment
la fleur, la lucane et la flaque,
elle est là. Dans la lune
une petite fille retourne l’instant,
en surface n’écoute plus
(personne quand la voix du dedans mène
sa sarabande jusqu’au plus perdu)
émigre, les yeux et les lèvres
comme pour s’oublier : Où est-tu ?
Anna Livia n’est plus là,
l’absence est un cache-cache avec le moi,
muette solitude de petite fille traversière,
vingt mois, sans âge,
et le père ne possède que le fol vœu :

ensemble

Spero vi sia piaciuta la traduzione e mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate!

Grazie di essere passati a leggermi 😊

A domani
Federica 💋