La Bella e la Bestia (2017)

Ciao a tutti!

Siete pronti a tornare bambini?? Spero di sì perché oggi vi porto a scoprire l’ultimo film Disney su La Bella e la Bestia!

Titolo
La Bella e la Bestia
Titolo originale
Beaty and the Beast
Regia
Bill Condon
Anno
2017
Genere
Drammatico, fantastico, musicale, sentimentale
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
La bella e la bestia scritto da Linda Woolverton & La bella e la bestia di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont
Sceneggiatura
Evan Spiliotopoulos, Stephen Chbosky
Cast

Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevin Kline, Josh Gad, Ewan McGregor, Stanley Tucci, Ian McKellen ed Emma Thompson

Sulla scia di rispolverare i vecchi classici Disney e dare loro un messaggio che si adatti ai nostri giorni, il cartone sempre attuale de La Bella e la Bestia non poteva scampare a questa operazione di marketing. Lo hanno rifatto e, alla fine, ne è anche venuto un bel film.
Sud della Francia, all’incirca a metà del ‘700, in un tranquillo paesino dove il massimo del divertimento è ritrovarsi al lavatoio e dove il tasso di alfabetizzazione femminile è pari allo 0,0001% si ritrova incastrata la giovane Belle, figlia di un artista/orologiaio e additata da tutti come strana per la sua passione per i libri. La vita di Belle prosegue identica ogni giorno e la sola distrazione arriva in occasione della fiera annuale cui partecipa il padre Maurice, quando chiede che le venga regalata una rosa come ricordo di quella giornata.
Questa volta, però, Maurice si ritrova inseguito da branco di lupi lungo la via per la fiera, agguato che lo costringe a rifugiarsi in un grande quanto oscuro castello, dove tutto sembra essere stato appena preparato per lui ma senza che vi sia qualcuno ad accoglierlo. Spinto da questa misteriosa ospitalità a cenare nel castello, l’incontro con una piccola tazzina da tè parlante lo farà fuggire a gambe levate, salvo arrestarsi nell’immenso giardino di fronte a un bellissimo roseto. Pur di mantenere la promessa fatta a Belle, Maurice si accinge a cogliere una rosa tra le tante, finendo con lo scatenare l’ira del tremendo padrone del castello.
Da qui in avanti, e perdonate se mi sono dilungata ma mi sembrava necessario, la storia segue le vicende classiche del cartone nei suoi punti focali (Belle si offre prigioniera al posto del padre, viene rinchiusa nel castello ma i servitori trasformati in arredamento cercano di rendere il suo soggiorno più piacevole, ecc. ecc.), con qualche cambiamento e aggiunta che serve a contestualizzare nel mondo reale la storia fantastica di un principe vanesio trasformato in una bestia nella speranza che impari a guardare oltre le apparenze.
Così, diversamente dal cartone animato, ci viene detto che Belle è orfana di madre a causa di un evento doloroso e all’inizio non ben chiarito, mentre il principe, rimasto da sempre avvolto nella nebbia del “Basta che alla fine si trasformi, per il resto può anche non aver mai avuto una vita”, scopre il proprio passato e la sua infanzia, un modo nuovo per portare gli spettatori a capire come e perché abbia sviluppato una personalità edonista, votata alla bellezza in ogni sua forma, e l’atteggiamento di disprezzo verso ciò che non rientra nei suoi canoni. Insomma, viene spiegato perché si è meritato la maledizione che gli ha fatto spuntare due corna da satiro e una quantità incredibile di peluria.
Il mondo di entrambi io personaggi si amplia e diventa più complesso, ma questo non è un punto a sfavore, anzi non fa che renderli più interessanti perché acquistano spessore. Belle è sempre la stessa ragazza dolce e coraggiosa, pronta a tutto pur di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, iniziando dagli abitanti del villaggio, per poi passare a Gaston e finendo con la Bestia; è pronta a sfidare chiunque, persino le convinzioni sociali più radicate, pur di far valere le proprie idee, sicura che esse siano il giusto modo di comportarsi, e l’interpretazione di Emma Watson rende solo più speciale un personaggio che è già forte di per sé, unita alle nuove aggiunte nella trama che aiutano a renderla più vera e reale. Ma tra i due ad ottenere i maggiori benefici da questa novità è la Bestia, perché finalmente non è solo grosso e sempre irascibile, ma anche colto, ironico, romantico e altruista in modo sorprendente. Da mostro in 2D diventa un tuttotondo con un passato importante, un carattere certo difficile ma pronto ad aprirsi e dimostrare le proprie debolezze come se non fossero un limite ma un punto da cui partire per costruire qualcosa di nuovo.
Questo aspetto è quello che differenzia il film dal cartone del 1991, perché aggiunge una nuova visione dell’animo umano e un nuovo tipo di messaggio: non basta guardare oltre le apparenze per vedere la vera bellezza; bisogna anche essere capaci di accettare ciò che si è, con tutti i nostri punti di forza e le nostre debolezze. Su questo secondo messaggio si articola la scena che ho amato di più: dopo aver parlato della rispettiva estraneità nei confronti delle persone che li circondano, la Bestia propone a Belle di fuggire da quel luogo, usando una mappa magica lasciatagli dalla maga che lo ha trasformato, e andare ovunque lei voglia, così da poter ricominciare da capo.
Come musical si rivolge ovviamente ai più piccoli, ma ci sono tanti indizi e riferimenti, o anche atteggiamenti, che si possono capire meglio se si ha qualche annetto in più, come la smania del politically correct verso certi soggetti “sensibili” (vedi il bibliotecario o la signora armadio di colore o la presenza di gay e transgender) che forse stona un po’ per la presenza poi non così necessaria…
A parte questo, è un film godibile, divertente e coinvolgente, che reinterpreta ma non tradisce l’essenza della storia dei suoi personaggi. E poi lo ammetto: ho cantato le canzoni (come le ricordavo dal cartone) e per due ore sono ritornata bambina come non mi succedeva da tempo!

Spero di essere riuscita a trasportarvi di nuovo nella magia dell’infanzia, ma con una strizzatina d’occhio al lato adulto, perché questo film parla davvero a entrambi!

Lo avete visto?? Vi prego, ditemi che avete canticchiato anche voi 😆

A presto
Federica 💋

“Il club delle cattive ragazze” di Sophie Hart

Buongiorno a tutti 😊

Spero che le feste e il Martedì di assestamento siano andati bene! Questa settimana è particolare, non solo perché saranno tutti post programmati (compreso questo) ma perché ho in serbo per voi tante recensioni. La prima riguarda un altro libro della mia lista di letture per il 2017, il quinto della reading challenge di Libera lo scaffale ed è Il club delle cattive ragazze di Sophie Hart. È un’autrice che mi sta piacendo molto e devo assolutamente recuperare anche gli altri suoi libri! Questo romanzo, poi, è stato abbastanza leggero e piccante da incuriosirmi fino alla fine. Adesso vi spiego perché…

Titolo
Il club delle cattiva ragazze
Titolo originale
The Naughty Girls Book Club
Autore
Sophie Hart
Traduzione
Monica Pesetti
Editore
Feltrinelli
Anno
2013
Genere
Narrativa rosa, erotica
Formato
Paperback
Pagine
352
Prezzo
7,65€
Acquisto
Amazon

Torte di mele, brownies al cioccolato, muffin e tisane profumate… È questo il regno di Estelle, l’intraprendente proprietaria del Café Crumb. Ma gestire una piccola pasticceria non è facile: come allargare il giro di affari, spingendo nuovi clienti a varcare la soglia del delizioso caffè dalle tovaglie bianche e rosse? Rattristata dalla chiusura della libreria accanto al suo locale, Estelle, fervida lettrice, ha un’idea: perché non provare a risollevare le sorti del Café con un book club, affiancando ai dolci qualche buona lettura? La partenza non è delle migliori. Gli iscritti al club, oltre a Estelle, sono solo quattro: Gracie, giovane bibliotecaria femminista e fissata con la moda vintage; Rebecca, un’insegnante trentenne sposata da poco più di un anno; la neopensionata Sue, ansiosa di fuggire da casa e da un marito in pantofole, e il timidissimo Reggie, presente solo per fare ricerche per la propria tesi. Un piccolo gruppo fin troppo eterogeneo, con gusti che non potrebbero essere più diversi tra loro. Il primo libro preso in esame non scatena alcun dibattito. Estelle decide allora di giocare il tutto per tutto aggiungendo un pizzico di pepe agli incontri. La lettura successiva verterà sul bestseller del momento: una piccante storia d’amore e sesso, condita da sculacciate e frustini. Il successo è sfrenato, tanto che il book club decide di focalizzarsi solo sulla letteratura erotica. Libro dopo libro, spaziando dai classici ai casi editoriali più recenti e peccaminosi, Gracie, Rebecca, Sue, Reggie ed Estelle lasceranno da parte inibizioni e paure, dando un salutare scossone alle loro vite. Perché, come direbbe Mae West, che senso ha resistere a una tentazione, se tanto poi ce n’è subito un’altra?

La crisi economica colpisce un po’ tutti e non fa sconti, ma quando la libreria del quartiere chiude per fallimento dopo trent’anni di attività, Estelle Humphreys si accorge che, se non corre subito ai ripari, lo stesso destino potrebbe toccare anche al suo piccolo caffè. Ma da una riflessione involontaria dell’ex libraia, Estelle trova la soluzione a tutti i suoi problemi.

Tutti pensano che leggere sia un’attività solitaria, ma non deve esserlo per forza. […] I libri migliori dovrebbero essere condivisi e discussi, dibattuti. È una tradizione vecchia di secoli. La gente ha sempre amato le storie.

Il book club del Café Crumb apre così i battenti, nella speranza che diventi la svolta necessaria a risollevare Estelle e suo figlio dai problemi economici. E all’annuncio rispondono quattro persone: Rebecca, insegnante di storia da poco sposata di fronte già a una routine matrimoniale insoddisfacente; Sue, una neo-pensionata alla ricerca di un nuovo ruolo e di un hobby diverso rispetto al poltrire davanti alla tv come il marito; Gracie, una femminista convinta e spumeggiante con una passione per la moda d’altri tempi; e Reggie, impacciato studente universitario che sta scrivendo una tesi sulla funzione sociale del libro e che spera di sfruttare il book club per raccogliere dati e idee.
Tuttavia, la prima lettura del club (Tess dei d’Uberville di Thomas Hardy) non riscuote molto successo e la lista di classici in programma lascia il posto a una direzione un po’ più spinta: il book club si focalizzerà sulla letteratura erotica!
Come in Lezioni d’amore per amanti imperfetti, Sophie Hart crea e segue passo per passo un gruppo eterogeneo di persone, concentrandosi questa volta sulla scoperta del lato piccante dei rapporti tra donne e uomini nelle diverse situazioni di vita dei personaggi.
Abbiamo così Estelle, una madre divorziata che riscopre la passione dopo averla accantonata in favore del lavoro e del dedicarsi a crescere suo figlio Joe; Rebecca e il marito Andy, che trovano una nuova intesa grazie a un diverso approccio verso il sesso; Sue, sessantenne convinta che la vita e il rapporto di coppia abbiano ancora molto da offrire a lei e al sedentario marito George; Gracie, combattiva nell’affermare che le donne dei romanzi erotici sono delle smidollati ma sorpresa dalla scoperta di come sia appagante la sensualità per conquistare l’uomo giusto; Reggie, così fuori luogo tra le donne del book club ma altrettanto illuminato dalle sue letture. Ognuno di loro, così restio all’inizio ad affrontare la letteratura erotica, si ritrova a crescere e a acquistare sicurezza in se stesso/stessa proprio grazie a questi libri scandalosi, scoprendo qualcosa di loro stessi che non avrebbero mai immaginato.
Tutti i membri del club cambiano e crescono, ma a stupirmi di più sono stati Sue e Reggie. Il club delle cattive ragazze è un romanzo rosa dai connotati erotici che indaga i caratteri di questo genere controverso e come questi si adattino alla vita “reale” grazie a tre protagoniste femminili tipiche dei romanzi hot (Estelle, Rebecca e Gracie potrebbero benissimo essere le nuove Anastasia Steele, ma più divertenti) e a due personaggi più alieni ai canoni dell’erotico.

Che bello essere giovani e carine e rifarsi il guardaroba, pensò Sue con una fitta di invidia. Tirò fuori una camicetta e la sollevò controluce per ammirare il motivo di minuscole rondini sulla stoffa color crema.
Ma che senso ha, ormai? si disse con amarezza. Rimise la camicetta al suo posto e si allontanò in fretta.
[…] Invece le esperienze descritte da Christina in Ten Sweet Lessons avevano risvegliato in lei un’invidia inaspettata. Ok, aveva sessant’anni suonati, ma era troppo chiedere una vita sessuale soddisfacente prima di essere fuori tempo massimo?

Sue è una donna di mezz’età e di solito nei romanzi erotici le protagoniste sono tutte giovani, inesperte e ignare della propria sessualità e sensualità. Introducendo un personaggio come Sue e la dinamica di coppia tra chi è sposato da una vita, Sophie Hart dimostra ancora una volta che l’amore e la passione non hanno una scadenza o un’età precisa da rispettare. Tutti possono provare quei sentimenti intensi, viverli come meglio si crede e sentirsi ancora vivi nonostante non si sia più giovani. È questa idea del “Non si è mai troppo vecchi per…” a rendere belli e veri i libri della Hart, perché la vita e le sue esperienze sono aperte a tutti, giovani e non.
Reggie, invece, è il solo ragazzo a frequentare il book club, quindi a leggere le letture proposte durante gli incontri e avvicinarsi a un genere che di solito viene affibbiato alle “casalinghe frustrate”.

Si sentiva a disagio all’interno di gruppi numerosi, soprattutto in quelli dominati da maschi alfa che si scaldavano parlando di calcio e rugby o cercavano di surclassarsi a vicenda a suon di barzellette sporche e battute da macho. Di solito andava a finire che se ne stava seduto in un angolo in silenzio con la sua pinta in mano, pentendosi di essere uscito.

Lui è l’antitesi per eccellenza dei protagonisti dei romanzi erotici alla Cinquanta sfumature, lo – passatemi il termine – sfigato goffo e timido che non crede di poter essere all’altezza di una qualsiasi ragazza. È estraneo ai superuomini che incontra durante le letture del book club, ma è proprio la sua natura a renderlo perfetto all’interno di questo libro, nonché ad averlo reso il mio personaggio preferito. Grazie alla guida del suo Alexander Black interiore (il protagonista maschile del romanzo fittizio Ten Sweet Lessons e chiaramente ispirato a Christian Grey) Reggie si sforza di diventare l’uomo dei sogni che sembra far impazzire l’altro sesso, un modello di spigliatezza e virilità così lontano dalla sua abituale timidezza.

Pensò a Ten Sweet Lessons e alla domanda che aveva fatto a una delle prime riunioni del book club: Alexander Black è davvero quello che vogliono le donne? A giudicare da come l’intera popolazione femminile aveva perso la testa per quel romanzo, si sarebbe detto di sì. Volevano un uomo che fosse forte, affascinante, bello e anche parecchio pericoloso. Reggie sospirò. Lui era l’esatto opposto. Ma almeno per una sera avrebbe potuto provare.

Tutti i personaggi seguono un simile percorso di crescita e di conoscenza di sé, tutto grazie alle letture del book club, e Il club delle cattive ragazze è proprio il racconto di come quelle opere scandalose influenzano e trasformano le vite dei personaggi. Ad ognuno di loro viene dedicata la stessa cura e attenzione nel descrivere la crescente sicurezza e autostima dei cinque membri del club, in uno stile semplice, divertente e accattivante che mi ha strappato diversi sorrisi e mi ha letteralmente impedito di staccarmi dalla pagine fino alla fine.

Devo dire che, finora, i libri scelti come sfida di quest’anno mi stanno piacevolmente sorprendendo! Voi avete mai affrontato quest’autrice? Oppure un libro erotico sul genere di Cinquanta sfumature? Io ne ho una conoscenza, beh, discreta e devo dire che a volte non sono poi così delle cattive letture. Non tutti i libri devono essere dei classici intramontabili o dei mattoni assurdi, talvolta capita di volersi lanciare su storie un po’ più terra terra, per così dire. Voi che ne dite?

Aspetto le vostre impressioni 😉
Federica

Lovely Tag

Buongiorno 😊

Oggi rispondo a questo tag mandatomi da Shio e inventato proprio da lei! Grazie infinite ❤️

Le Regole

– Rispondere alle domande del tag
– Usare l’immagine del Tag
– Nominare e taggare il creatore del tag e chi vi ha nominati
– Sono consentite fino a 3 risposte per argomento e possono essere affiancate a immagini
– Taggare 10 amici blogger e avvisarli
– Divertirvi

Domande & Risposte

1) Il vostro Lovely letterario: autori o autrici che con le loro qualità vi fanno battere il cuore attraverso i loro romanzi.

Ecco la mia tripletta letteraria: Marc Levy, Sarah J. Maas e J. K. Rowling

Marc Levy è l’autore francese che mi ha conquistata! I suoi romanzi sono spettacolari e amo i suoi personaggi, soprattutto Arthur e Lauren di Et si c’était vrai…

Sarah J. Maas è una delle ultime autrici fantasy che ho scoperto e la saga di The Throne of Glass è davvero incredibile!

Zia Row non ha bisogno di un motivo per essere tra i preferiti. Basta il nome e dire che con Harry Potter ci sono cresciuta 😄

2) Il vostro Lovely sportivo: personaggi legati al mondo dello sport, che siano ancora in attività o in vita non importa, basta che sono riusciti a farvi sognare con le loro imprese.

Premesso che seguo poco lo sport, dico Felipe Massa. Non so, l’ho sempre trovato simpatico a pelle e mi sono sorpresa nel vederlo continuare la carriera in F1 anche dopo il suo incidente. Tanto di cappello!

3) Il vostro Lovely cinematografico: attori o attrici che si sono guadagnati un posto d’onore nella vostra top ten cinematografica (magari raccontando anche con quale interpretazione).

Ho una Lovely tutta britannica, incredibile!!! Comunque…

David Tennant, principalmente nella sua interpretazione del Dottore in Doctor Who. In realtà è un grandissimo attore teatrale e vorrei davvero vederlo a teatro, non solo sul piccolo e grande schermo!

Emma Thompson, semplicemente perché sì. Non ho un suo personaggio preferito, la trovo splendida in tutte le sue interpretazioni.

Tom Hiddleston perché ha regalato al mondo Marvel una versione di Loki impossibile da odiare! In generale so che se è presente lui in un film (o serie tv), finirò per adorarlo!

4) Il vostro Lovely musicale: il cantante, la cantante, il gruppo, il cantautore/trice che vi fa sognare con la loro musica.

Green Day, da buona anima rock! Non c’è nulla da fare, se li ascolto so che arrivano dritti al cuore (soprattutto con Good Riddance!!)

Muse perché loro riescono a trasmettere una carica incredibile! E il loro ultimo album è una gran fonte di ispirazione per quando scrivo.

Fabrizio De André. Ha sempre saputo cosa cantare per raccontare delle grandi verità e senza le sue parole non saprei stare.

5) Il vostro Lovely fumettistico: I vostri idoli fumettistici! Da La Pimpa a Bonelli a Toriyama, chiunque abbia fatto breccia nel vostro cuore e per questo sono diventati i vostri preferiti.

Hiro Fujiwara, autrice di Kaichou-wa Maid Sama (in italiano sarebbe qualcosa come “La presidentessa fa la cameriera”…) uno dei manga che più ho adorato!

Kyousuke Motomi, autrice di Degeki Daisy (Elettroshock Daisy) e altri manga che mi hanno conquistata sia per la comicità, sia per la loro dolcezza.

6) Il vostro Lovely serial TV: gli attori che hanno fatto battere il vostro cuore (scrivete anche la serie che hanno interpretato così possiamo guardarla se interessati), ma mi raccomando, solo attori di serie TV.

Tom Ellis (di nuovo un britannico 😅) perché con lui la serie Lucifer è davvero un’altra storia!

Billie Piper (inglese anche lei…). Meravigliosa sia in Doctor Who, la mia compagna preferita, sia in Penny Dreadful, dove interpretava Lily Frankenstein.

7) Il vostro Lovely teatrale: Il teatro, il grande teatro e i suoi grandi interpreti, che siano di prosa, di musical o di danza classica il discorso non cambia, basta che vi hanno emozionato.

Vado sul classico che più classico non si può: Shakespeare!! Adoro tutte le sue opere teatrali. Come lui nessuno mai 😄

8) Il vostro Lovely televisivo: I personaggi della TV italiana che non vi stancate mai di seguire, ovviamente se la seguite xD

Maurizio Crozza. Adoro i suoi personaggi e mi piace il modo in cui ironizza su tutto e tutti, anche quando si dovrebbe piangere invece che ridere!

9) Il vostro Lovely fantastico: Il personaggio di fantasia che più amate. Non l’attore o l’attrice che lo interpreta, ma proprio il suo personaggio, esempio Harry Potter 😉

Sirius Black, dal mondo di Harry Potter. Ho adorato questo personaggio dalla sua prima apparizione fino alla fine. Mi sarebbe piaciuto anche se avesse davvero voluto uccidere Harry…

Per Loki non vi devo spiegazioni, no? Cioè, guardatelo!! Non è adorabile?! Il Villian che meriterebbe un film Marvel tutto per sé!!

10) Il vostro Lovely di sempre: Colui o colei che hanno superato le barriere del tempo, che nonostante gli anni che passano, continuate a seguirlo ed a amarlo come il primo giorno (o che avete amato e ora non c’è più).

Mr Hugh Jackman!! Da Kate&Leopold all’ultimo Logan, lui sarà sempre il primo attore di cui mi sono innamorata e non perderà mai il suo fascino.

Mark Ruffalo un po’ per lo stesso motivo del Mr che lo precede… Da quando l’ho visto in Se solo fosse vero (trasposizione di Et si c’était vrai… di Marc Levy) si è scolpito un posto in pianta stabile nel mio cuore.

Eva Green è sempre insuperabile, qualsiasi personaggio lei interpreti!

Le Nomine

Perdonate se vi avviso così, senza passare da voi singolarmente, ma al momento dovrei essere da qualche parte oltre le Alpi francesi… Prometto di farmi viva appena ottengo internet e di avvisarvi se non è arrivato l’avviso!

Jessica ~ Laura ~ Sara ~ Francesca ~ Il mondo oltre un libro ~ Visioni dal basso ~ Milioni di particelle

A presto e buona giornata!
Federica 💋

P.s. Ovviamente il post è programmato! Ma avete notato: 3/4 delle persone citate sono inglesi!! Non si capisce che adoro il Regno Unito, vero? 😅

Buona Pasqua

Buongiorno!

Oggi passo solo per farvi gli auguri di buona Pasqua e pasquetta 😊 Spero passiate bene i prossimi giorni di festa (e, perché no, che vi divertiate anche parecchio)!

Settimana prossima sarà un po’ particolare: Martedì alzataccia e viaggio in macchina fino a Parigi!! Starò via fino al 25 ma ho già messo in programma diverse recensioni, così da non sparire del tutto senza lasciare traccia, una cosa che proprio non mi piace!

A presto
Federica 💋

Heartbreaking Punches

Adesso sì che ero caduto in basso.

Raschiavo il fondo del baratro senza nemmeno accettare l’idea di esserci finito con le mie stesse mani. Con i miei pugni, ad essere onesto.

Stringere le nocche faceva un male cane, perciò le lasciai stese, le dita doloranti e rosse. Avevo la pelle spaccata là dove si era infranta contro gli zigomi e il faccione dell’ultimo tizio che mi avevano spinto contro. Erano passati tre giorni e ancora non ero riuscito a muovere nemmeno una falange, però quell’armadio vivente ci aveva rimesso i connotati. E la mandibola.

Mesi fa, addirittura un anno prima di questo giorno, avrei esultato per quello che ero riuscito a fare. Ora sentivo solo un senso di vuoto, lo stesso che non sono mai stato capace di placare in tutta la vita. E se il vuoto aveva la meglio era giunto il momento di smettere.

In fondo, non mi erano mai piaciuti i combattimenti clandestini. L’unico aspetto tollerabile erano i soldi e quei pidocchiosi figli di papà pagavano bene per vedere due coglioni fare a botte finché uno non stramazzava al suolo. Io generalmente ero quello che restava in piedi; sanguinante e ridotto a una merda, ma pur sempre in piedi. Stavolta ero stato a un soffio dal perdere la faccia, compreso l’occhio destro, e anche se quel lato tirava ed era gonfio peggio che con un’iniezione di Botox finita male, ero io quello che era riuscito a lasciare la bettola con le proprie gambe e non su una barella. Laggiù era tutto ciò che contava.

Lo scricchiolio delle assi ruppe il silenzio ma quando una figura mi si fermò accanto non fece o disse nulla. Stese gli avambracci sul parapetto in pietra del ponte su cui mi aveva trovato e si piegò in avanti, imitando con molta più grazia la posizione in cui mi ero bloccato io diverse ore fa.

Non avevo bisogno di voltarmi per riconoscerla; bastava la vicinanza. Mi aveva sempre fatto quest’effetto, nonostante l’averla sempre considerata quasi come una sorella. Appunto, quasi ed era questo a fregarmi perché, con lei qui, il sole diventò più caldo e l’aria piacevolmente irrespirabile. Mi sentivo come un’assetato nel deserto con accanto la fonte d’acqua più pura che potesse esistere al mondo e la certezza di non potermici avvicinare.

«Reen»

«Jakob»

Ecco il massimo dei saluti che avremmo mai potuto scambiarci. Intrecciai le mani trattenendo un’imprecazione per il dolore e continuai a fissare senza vederlo il fiume che ci scorreva sotto i piedi e che ci conosceva sin da quando eravamo piccoli, sfigati e pure un po’ bruttini. Crescere aveva fatto bene a tutti, ma a Reen era riuscito particolarmente bene.

«Come sta tuo fratello?»

Anche lei intrecciò le dita, ma con una disinvoltura da lasciarmi per un attimo senza fiato. Le sue erano mani perfette, immacolate e, ci avrei scommesso il lato buono della mia faccia, morbide. Niente a che vedere con le mie.

«È il solito rompicoglioni intrattabile»

Abbozzai un sorrisetto alla sua risposta ma solo con il lato sinistro della bocca. Se ci avessi provato con l’altro sarei caduto in ginocchio a piangere per il dolore. Tenevo ancora alla mia dignità per non farlo, non davanti a lei, nonostante mi avesse visto in condizioni peggiori.

«Mi ha detto di venirti a chiedere quando ti saresti fatto vedere»

«Immagino non con queste parole»

«Non esattamente» la sentii spostarsi verso di me e immediatamente la mia pelle prese fuoco. «Ma il concetto era quello»

«Sì, immagino» recuperai lo spazio vitale e accennai alle nostre spalle. «Sta’ nei tuoi confini»

Reen scoppiò a ridere e a quel suono il vuoto scavato al posto del mio cuore fu riempito fino a traboccare. Dimenticai tutto tranne quanto mi fece stare bene aver avuto la fortuna di sentirlo ancora una volta.

«Non dirmi che tieni ancora a quella sciocchezza?» si voltò indietro, guardando di certo la linea rossa che divideva il ponte in due metà perfette, la separazione tra le proprietà della sua famiglia e quelle della mia.

Così voltata riuscivo a scorgere il suo profilo con la coda dell’occhio. Mi sentii stupido come un quindicenne quando pensai di allungarmi verso di lei. Non mi chiesi a che scopo lo avrei fatto, volevo solo che accadesse.

«Già. Se non si è scolorita in tutti questi anni ci sarà un motivo» ritornai al poco interessante spettacolo del fiume, allentando le mani perché iniziavo a non sentire più le dita. «Io mi limito a stare dalla mia parte del ponte, cosa che tu non stai facendo»

«Mi scusi, signor Hicker» quando si spostò mi rilassai ma il vuoto riprese a fare male. «Dimentico sempre quanto sei fissato»

«Non sono stato io a iniziare questa storia. E Hunter ha fatto il resto»

«Tu e mio fratello siete i soliti bambini» mi riprese con il suo tono canzonatorio da mestrina. «Sarete vecchi e decrepiti prima di ammettere che è una scemenza»

Reen, implacabile voce della ragione, che da bambini toglieva il divertimento a me e a suo fratello con i suoi ragionamenti saccenti. La ignoravamo ogni volta e poi toccava a lei fare in modo che arrivassimo a casa ancora tutti interi.

«Non ho mai capito perché nostro padre e il tuo abbiano disegnato questa linea» si voltò verso di me, con solo un gomito poggiato sul parapetto. «Sono sempre stati grandi amici, come lo siete tu e Hunter del resto»

Secondo le regole che avevamo stabilito da ragazzini avrei dovuto mettermi esattamente come lei, ma restai immobile, incapace di mostrarle cosa avessi combinato alla faccia. Avrebbe capito subito perché non mi fossi ancora fatto vivo da Hunter e non volevo infierire più del necessario.

«Lo sono diventati dopo averla tracciata. Prima litigavano per qualsiasi cosa. Poi, quando è stato chiaro quali fossero i confini di uno e dell’altro, hanno smesso e si sono trovati simpatici. Come abbiamo fatto tuo fratello ed io»

La prima volta che incontrai il mio futuro migliore amico e la sua meravigliosa sorellina, avevo sette anni. Accadde su questo stesso ponte e di fronte a un coetaneo con le mie stesse rivendicazioni di proprietà su chi potesse restare e chi dovesse andarsene, finimmo per fare a botte. Eravamo due incapaci più che altro, ma scoprimmo dell’esistenza della linea e da allora decidemmo di rispettarla. Nessuno poteva andare oltre senza aver ricevuto il permesso e quando ci fossimo trovati entrambi lì, ognuno sarebbe rimasto nella sua metà. La sola a cui fu concesso di trasgredire la regola fu Reen, ma accadde solo una volta.

«Pensavo che vi sareste uccisi a vicenda. Invece avete scoperto che vi riusciva meglio farlo insieme»

«Eravamo bravi a farti morire di paura»

«Lo siete di più adesso» confessò, facendomi sentire tutta la potenza del suo sguardo sulla parte intatta del mio viso. «Perché non ti giri e mi fai vedere che hai combinato alla faccia? Sono stanca di guardarti le mani e immaginare il peggio»

Sentii le sue dita sfiorarmi e le seguì come una sirena, lasciando che mi osservasse il viso tumefatto con occhio esperto. Restai fermo mentre accoglievo il tocco fresco della mano all’altezza dello zigomo e poi del labbro e mi chiesi come fossi potuto restare lontano da questo posto e da lei così a lungo. Non mi ero sbagliato: aveva le mani morbide e delicate.

«Hanno mancato l’orbita per un soffio. Sei fortunato a riuscire a tenere l’occhio ancora aperto»

«Una settimana e sarò come nuovo» provai a scherzare ma Reen non sembrò apprezzarlo e il sorriso che cercai di farle mi strappò un gemito. «Ho chiuso con quella gente»

Lei si staccò e la bocca mi si seccò in risposta, di nuovo assetata della sua vicinanza. Passò alcuni istanti a fissarmi e io mi persi nei suoi occhi più blu dell’oceano stesso, senza immaginare che in questo modo le avrei permesso di vedere il vuoto che mi divorava da una vita.

«Lo dici sempre, lo sai Jakob? Ma se non saranno loro, ne troverai degli altri e ricomincerai da capo. E avanti così finché non ci ritroveremo di nuovo qui, tu pestato a sangue, a chiedermi come sta Hunter e altre cazzate di circostanza, e io a fingere di non dovermi sentire in colpa e a ricordarmi che non dovrebbe importarmi un’accidenti di te»

«Reen…»

Alzò una mano per farmi stare zitto. «Risparmiamelo, Jakob. Ho sentito le tue giustificazioni troppo spesso per poterti credere ancora. Però pensavo che dopo quello che è successo a Hunter ti saresti fermato. Sai, da ingenua quale sono, credevo che vedere il tuo migliore amico su una sedia a rotelle ti avrebbe fatto riflettere» scosse la testa e puntò un dito in direzione delle mie mani. «Invece no. Frequenti ancora gli stessi tizi che gli hanno spaccato la schiena e fai le stesse cose che facevate insieme fino a…»

Sentire la voce cristallina di Reen morirle in gola mi colpì e mi stese al tappeto la mente. Un gancio poderoso che mi mandò KO, incapace di riprendere fiato e che ridusse la percezione del mondo attorno a me completamente in frantumi.

«Sai qual è la cosa che più mi fa incazzare, Jakob?! Che tu hai sempre avuto il permesso di oltrepassare questa maledetta linea, che lo chiedessi o no, e nonostante questo non ti sei fatto vedere per due anni. Non ti sei più fatto vivo da quando Hunter è uscito dall’ospedale e te ne sei fregato, come se il tuo migliore amico avesse smesso di esistere solo perché non poteva più fare a pugni insieme a te»

«L’ho fatto per lui» le parole mi scivolarono con facilità tra le labbra. Ci credevo, ci avrei sempre creduto, ma sembrarono così prive di valore e significato in quel momento. «Pensavo fosse meglio così»

«Per te, forse. Perché per Hunter è stato come perdere un altro pezzo di sé»

«E per te?»

«Io non ti ho mai avuto, Jakob»

La sua voce fu un suono chiaro, deciso, impossibile da fraintendere e allora tutto il mondo tornò ad essere come era prima dell’arrivo di Reen. Il sole si raffreddò, l’aria tornò respirabile ma nonostante questo non mi sentii meglio. La avvertii issare la stessa barriera che le avevo ricordato esistere tra le nostre proprietà, solo che lei lo fece tra noi.

«Hunter ha perso molto di più del suo stupido passatempo, come lo chiamavate voi. Ha perso un fratello e anche per te è stato lo stesso, solo che tu continui a combattere come se non fosse mai accaduto nulla. Ti rifiuti di vedere che c’è altro nella vita oltre al fare a pugni capace di riempire il vuoto che ti tormenta»

«Non ne sono capace» distolsi lo sguardo, tornando ad appoggiarmi al parapetto del ponte con i gomiti.

«No, hai solo scelto la strada più facile, ma continua a ripetertelo e forse un giorno ci crederai»

Sentii la mano di Reen all’altezza della mia spalla ma non mi toccò. Il suo calore filtrò attraverso la maglietta e la mia pelle dandomi un secondo di pace prima che si allontanasse nella direzione da cui era arrivata.

Mi obbligai a non guardarla mentre andava via. Avevo raggiunto il fondo del baratro da solo e non avrei trascinato dentro lei e Hunter, non di nuovo, perciò tenni lo sguardo fermo sulle mie mani rovinare.

Le avevo detto di aver chiuso con gli incontri ed era così, almeno finché non sarebbero stati di nuovo capaci di farmi dimenticare che aver perso Hunter e lei aveva ingrandito una voragine ben più grande. Capii in quel momento che non lo avrei mai superato, ci sarei sempre ricascato finché non mi fossi deciso ad ascoltare la verità nelle sue parole.

Non vedevo Hunter dal giorno in cui mi disse che non avrebbe più camminato. Era vero che fingevo di non sapere cosa gli avessero fatto,, ma Reen ci aveva visto giusto: mi rifiutavo di vedere come stavano realmente le cose perché così era tutto più facile.

Non lo aveva detto ma lei ed io sapevamo cosa fossi; ero solamente un codardo.

Ripensai a tutto quello che avevamo passato insieme. Troppi guai ci avevano uniti per dimenticare adesso cosa sarebbe stato giusto fare, come mi sarei dovuto comportare per non abbandonare il mio migliore amico e la sola ragazza che fosse mai riuscita a mandarmi al tappeto.

Istintivamente mi voltai e guardai in basso. Avevo un piede sulla linea. Reen aveva detto che non avevo bisogno di un permesso per oltrepassarla.

Strinsi i pugni, imprecando tra me per il dolore. Pregai con tutto me stesso che il ponte sotto i miei piedi non cedesse e solo allora iniziai a camminare, un passo dopo l’altro, raggiungendo una riva che toccavo da più di due anni.

Buongiorno 😊

Questo racconto è stato scritto per il contest XV Challenge Raynor’s Hall ( => qui <= trovate il sito), una sfida di scrittura creativa tra blogger e scrittori, del tutto amatoriale e senza premio. Così, uno stimolo per far viaggiare la nostra fantasia! Il tema di questo mese era “PUGNI” e l’ho interpretato in questa versione… Spero vi sia piaciuta 😊 (mi trovate anche su Wattpad 😓😅)

A presto
Federica 💋