Hammamet

Ciao!

Oggi vi porto nella storia politica italiana, con un super Pierfrancesco Favino!

Titolo
Hammamet
Regia
Gianni Amelio
Anno
2020
Genere
Biografico, drammatico
Lingua
Italiano
Paese di produzione
Italia
Sceneggiatura
Gianni Amelio, Alberto Taraglio
Cast
Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Alberto Paradossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Renato Carpentieri, Claudia Gerini, Federico Bergamaschi, Roberto De Francesco, Adolfo Margiotta, Massimo Olcese, Omero Antonutti, Giuseppe Cederna

Tunisia. Nella villa della famiglia Craxi, dieci anni dopo l’ultimo congresso del PSI e la caduta del suo governo, fa irruzione un giovane vestito da militare, un giovane che Craxi riconosce come figlio di Vincenzo, un vecchio amico che lo aveva messo in guardia dalla futura crisi del Partito Socialista. Fausto, questo il nome del ragazzo, ha fatto un lungo viaggio per consegnare una lettera, l’ultima, scritta poco prima di suicidarsi per la vergogna delle appropriazioni indebite.
L’arrivo improvviso di un ragazzo problematico, con i suoi segreti e rancori verso gli uomini che hanno rovinato l’Italia, diventa il pretesto per il Presidente (nessuno viene mai chiamato per nome, nemmeno Craxi e i membri della sua famiglia) di raccontare la sua verità, la sua versione della storia, puntando il dito non sugli uomini, ma sul sistema che lo ha visto a capo di un organico politico marcio e corrotto.
In Hammamet sono gli ultimi anni di vita di Craxi a essere al centro della narrazione umana di Gianni Amelio, in un racconto sulla politica che si fa a-politico, umano e interessato più al lato personale dell’iconica figura che è diventato Craxi con il passare degli anni. A vent’anni dalla sua scomparsa, si indaga nelle ragioni che lo hanno portato al suo esilio volontario, a ciò che avrebbe potuto raccontare il leader del PSI e che invece ha preferito tenere per sé, per non macchiare i nomi di coloro che il suo, invece, non si sono fatti alcun problema a vendere e a lasciar portare l’onta dello scandalo.
I tanto paventati segreti custoditi da Craxi, la sua versione dei fatti, restano una confessione inascoltata, affidata a un pazzo e nascosta in un nastro che nessuno troverà mai. Ma non sono importanti, non quanto il lato umano di un uomo bistrattato e odiato, un uomo che, nei suoi ultimi anni non era altro che una persona malata, il capro espiatorio di un sistema marcio che lo ha additato come unico responsabile.
Il film di Gianni Amelio, con la straordinaria interpretazione di Pierfrancesco Favino (che non lo ricorda fisicamente, ma ne interpreta una versione assolutamente credibile e intensa), non vuole ricordare il politico, colui a cui furono lanciate le monetine, ma l’essere umano lasciato solo, deriso e forse condannato anche per colpe altrui. È un film che non scagiona, ovvio, ma ricorda un aspetto importante: Craxi non era il solo politico invischiato, eppure è stato il solo a pagare davvero.

Non so se è ancora nelle sale, ma se vi capita guardatelo, anche solo per una versione d’insieme su una questione davvero complessa. Se invece lo avete visto, come vi è sembrato?

Fatemi sapere
Federica 💋

Professor Marston and the Wonder Women

Buongiorno!

Il  film di oggi è stata una scoperta inaspettata, ma incredibilmente gradita! Non avrei mai pensato che Wander Woman fosse nata così 😊

Titolo
Professor Marston and the Wonder Women
Regia
Angela Robinson
Anno
2017
Genere
Drammatico, biografico
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Angela Robinson
Cast
Luke Evans, Rebecca Hall, Bella Heathcote, Connie Britton, JJ Feild, Oliver Platt

William Marston e sua moglie Elizabeth lavorano nella prestigiosa università di Harvard come insegnante e assistente di psicologia, un lavoro che permette loro di analizzare e studiare la mente umana, nonché produrre invenzioni utili e strepitose come la macchina della verità. Hanno un rapporto molto aperto e quando al loro corso si iscrive la giovane studentessa Olive Byrne, qualcosa cambia nella vita di questa coppia. Marston, indubbiamente attratto dalla giovane, riesci ad ottenere che faccia da seconda assistente per lui e la moglie, iniziando a stabilire un rapporto personale, un legame che si approfondisce sempre di più man mano che il lavoro li avvicina e mette a confronto le loro menti.
Tre spiriti che si ritrovano affini l’uno all’altro, diversi dai loro contemporanei e capaci di una connessione profonda, tanto che i confini tra professori e studentessa, tra moglie, marito e amica si fanno sempre più in consistenti, scatenando il loro sentimenti non previsti e non comprensibili per la maggior parte delle persone. William, Lizzie e Olive, tuttavia, sono affascinati dai meccanismi della mente umana e quando questi vanno in cortocircuito per l’amore che li lega, loro sono i primi a voler approfondire questi inspiegabili sentimenti, anche se dopo un inizio burrascoso.
Professor Marston and the Wonder Women racconta gli antefatti e i dietro le quinte che hanno portato alla nascita di una delle supereroine più conosciute e famose del nostro tempo: Wonder Woman. L’aspetto più sorprendente di questo film è che non è la banale storia di come sia nato un personaggio iper conosciuto, ma diventa il racconto delle vite che si nascondono dietro alla protagonista di un fumetto, delle gioie, dei dolori e delle passioni che questa incarna e dalle quali prende forma. Wonder Woman è l’elogio massimo di un uomo innamorato, che sa riconoscere il valore di coloro che ha accanto e che rappresentano tutto il suo mondo. Il tema principale è quello di rapporti poliamorosi, cioè quelle relazioni in cui non ci si ama solo in due, ma in tre (o più) contemporaneamente e insieme si vivono tutti gli aspetti della vita quotidiana e dell’intimità, trasportando in un contesto sociale davvero ostile (l’America tra le due guerre e dopo la Seconda Guerra Mondiale) dei concetti e delle idee sempre attuali e moderne.
Il film è anche un inno al coraggio e al rispetto della privacy (dell’intimità) altrui, due concetti ostici in ambito americano, dove tutti appaiono sempre pronti a farti le pulci e a criticarti per i tuoi comportamenti, anche quando non dovrebbero. Scene iconiche pentano così quella in cui la vicina entra in casa loro senza essere stata minimamente invitata e quella in cui William si arrabbia perché ci si permette di giudicare ciò che non si conosce. A rendere, però, Professor Marston and the Wonder Women memorabile è il trio Luke Evans, Rebecca Hall e Bella Heathcote (William, Elizabeth e Olive), che regalano momenti emozionanti e intensi, oltre a rendere memorabile questa storia e le persone che l’hanno vissuta, più che enfatizzare il suo simbolo, quell’eroina capace di dare loro ciò che il mondo non riusciva a fare.

Il tema, quello dei rapporti poliamorosi, l’ho già trovato anche in una serie tv targata Netflix: You, Me, Her! È particolare e molto carina, e magari tra un po’ potrei fare una recensione anche di quella 😉 Ma ditemi, avete visto questo film? O conoscevate già la storia di Marston?

A presto
Federica 💋

Joker

Buongiorno 😊

Oggi giornata super, perché vi parlo di un film strepitoso!

Titolo
Joker
Regia
Todd Phillips
Anno
2019
Genere
Drammatico, poliziesco, thriller
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Bob Kane, Bill Finger, Jerry Robinson (personaggio)
Sceneggiatura
Todd Phillips, Scott Silver
Cast
Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Glenn Fleshler, Bill Camp, Shea Whigham, Marc Maron, Douglas Hodge, Leigh Gill, Josh Pais, Brian Tyree Henry, Dante Pereira-Olson

Arthur Fleck vive a Gotham City, lavora come clown pubblicitario (cioè fa pubblicità fuori dei negozi) e benché sul suo volto si è sempre dipinta un’espressione sorridente, la sua vita è tutt’altro che felice e ricca di momenti per cui sorridere davvero. Arthur, infatti, è affetto da depressione e da un disturbo che lo costringe a ridere nei momenti meno opportuni, è insoddisfatto della propria vita e subisce regolarmente le vessazioni da parte di colleghi e di completi estrani in una città che, giunta ormai al proprio limite, rischia di collassare sotto il peso di una meschinità e di crimini sempre più efferati.
Anche se a rendere la sua vita un po’ meno oscura ci pensano sua madre, gravemente malata e della quale deve prendersi necessariamente cura, lo show di Murray Franklin, al quale Arthur si spira nella sua speranza di diventare un giorno un cabarettista conosciuto, e la sua vicina Sophie, a Gotham City non è così facile realizzare le proprie speranze. Questa città, infatti, vive in un clima di terrore e criminalità crescente, il quale pesa su Arthur poiché lui è uno tra gli ultimi e più deboli dei suoi abitanti, arrivando fino all’estremo quando, per difendersi dall’ennesima aggressione, uccide tre uomini appartenenti alla Gotham bene. Sarà questo evento a far scattare in Arthur e nell’intera città la miccia di una follia incontrollabile.
Joker, ennesima pellicola in cui compare il clown super cattivo di Batman, è qualcosa di completamente diverso dai personaggi che già si sono visti con questo nome. Il regista Todd Phillips prende infatti il villain più conosciuto della DC Comics, lo spoglia di tutte le caratteristiche fantasiose da fumetto e lo immerge in una realtà tanto immaginaria quanto terrificante, che nulla esclude possa essere reale. Arthur, in questa nuova versione, non è più vittima di un incidente che lo rende pazzo, ma deriva la propria insanità mentale da un disturbo tutto interiore, generato come conseguenza del vivere in un contesto sociale crudele e che rappresenta la totale negazione della tristezza. A circondare quest’uomo costantemente afflitto da pensieri negativi, il cui volto però è sempre costretto a sorridere a causa del trucco, non è altro che un mondo in cui ogni sentimento di bontà e altruismo ha ceduto il posto a un egoismo devastante, a un odio indiscriminato verso chi appare diverso, solo o più debole del gruppo.
Joaquin Phoenix, irriconoscibile nell’aspetto da tanto è magro, fa un’interpretazione di Joker che, secondo me, è iconica. Di attori ce ne sono stati tanti a interpretare questo ruolo, dall’inguardabile Jared Leto di Suicide Squad al meraviglioso Heath Ledger de Il cavaliere oscuro, ma questa interpretazione le batte tutte, fondamentalmente perché non rappresenta il personaggio dei fumetti; Joaquin Phoenix è Arthur Fleck, l’uomo che ha problemi, che subisce le cattiverie del mondo e che, per quanto ci provi, non riesce a realizzarsi, né a sfuggire alla spirale di crudeltà e devastazione in cui si trova coinvolto e della quale è una vittima. È il capro espiatorio e l’incarnazione del male, della cattiveria insensata e incontrollata che si spregio dell’altro, dimenticando l’importanza delle conseguenze che ogni gesto ha, grande o piccolo che sia.
Joker non è un film fantastico, ne ci parla del super villain psicopatico di Batman; è la cronaca di come un uomo comune, identico a tanti altri, finisca per essere schiacciato dal peso dell’insensibilità. È un film drammatico e crudelmente reale, nel quale si può riconoscere, oggi quanto ieri, il mondo nel quale viviamo, troppo incentrato sull’odio per ciò che non tolleriamo, o che ci appare diverso, per accorgersi della deriva pericolosa che sta prendendo, quando basterebbe dimostrare un po’ di gentilezza e comprensione per salvarlo e per aiutare chi ci vive.

È scontato aggiungere che ve lo super consiglio?! Spero riusciate a trovarlo ancora in qualche cinema, perché merita di essere visto! In caso lo abbiate già fatto, sono curiosa di sentire le vostre impressioni 😊 Vi è piaciuto? O no?

Federica 💋

Edison – L’uomo che illuminò il mondo

Buongiorno e buon Mercoledì!

Siamo ormai giunti a metà della settimana e anche Novembre è ben avviato! Il tempo vola, ma per oggi voglio portarvi indietro al 1800, quando ha avuto inizio la scoperta moderna che oggi diamo tanto per scontata: la luce elettrica!

Titolo
Edison – L’uomo che illuminò il mondo
Titolo originale
The Current War
Regia
Alfonso Gomez-Rejon
Anno
2017
Genere
Biografico, storico, drammatico
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Michael Mitnick
Cast
Benedict Cumberbatch, Michael Shannon, Nicholas Hoult, Katherine Waterston, Tom Holland, Simon Manyonda, Tuppence Middleton, Matthew Macfadyen, Conor MacNeill, Damien Molony, John Schwab

Menlo Park, New Jersey. Thomas Alva Edison, inventore della celebre lampadina con il filamento, capace di restare accesa per tredici ore consecutive, accoglie dei possibili investitori per vendere la propria, innovativa idea: illuminare le grandi città americane con la propria invenzione e la corrente continua. Dal canto suo, l’inventore George Westinghouse, già noto per le sue efficienti locomotive, acquista i diritti della corrente alternata, mettendo a punto un altro sistema di illuminazione. È quindi verso la fine del secolo che più ha rivoluzionato la vita umana che Thomas Edison e George Westinghouse, insieme a Nikola Tesla, inaugurano la guerra delle correnti (come da titolo originale in inglese, The Current War).
Ed è sulle esistenze umane e professionali dei tre inventori che si concentra questo film, il cui titolo italiano concentra tutta l’attenzione sulla persona di Edison ma finisce per sminuire l’importanza, il ruolo e soprattutto il lato umano di due figure altrettanto centrali: George Westinghouse e Nikola Tesla.
A partire dai primi approcci per una possibile collaborazione nel campo dell’illuminazione, passando per anni di ripicche e attacchi sempre più senza scrupoli, fino all’inevitabile resa di conti, le società di Westinghouse ed Edison mostrano la nascita e l’evoluzione storica di una cosa per noi scontata: la luce elettrica ovunque. Tuttavia, lo fanno mostrando un aspetto non così immediatamente percepibile della diatriba che ha contrapposto le due tipologie di corrente e i suoi fautori: il lato umano.
In The Current War parteggiare per uno o per l’altro tipo di corrente, o semplicemente riconoscere a uno di essi un pregio maggiore rispetto all’altro, significa accettare l’idea promossa da uno o dall’altro inventore. O almeno in apparenza. Perché ciò che di grande ha questo film, grazie anche al livello altissimo del cast che vi recita, è la centralità della persona nell’avvento di una rivoluzione storica come lo è stata l’illuminazione pubblica tramite la corrente. Grazie a uno strepitoso Benedict Cumberbatch si adora e detesta Thomas Edison; con Michael Shannon prende vita un signor Westinghouse che non si lascia affondare dalle stoccate infide del rivale; con Nicholas Hoult è Nikola Tesla (che personalmente ho sempre preferito a Edison) a dare il meglio di sé e a mostrare tutte le piccole (e grandi) manie dell’uomo che “vedeva la corrente”. Una piccola citazione, infine, va a Tom Holland, che con Samuel Insull dà lustro al secondario ruolo dell’assistente di Edison, un uomo all’ombra del grande inventore ma necessario per la sua riuscita.
È decisamente un bel film, quasi due ore in cui la storia ci mostra dove ha avuto origine la modernità e che prezzo sono stati disposti a pagare i suoi creatori, quei padri senza i quali forse non avremmo tutto ciò che adesso è per noi ben più che scontato.

Un film davvero eccezionale, che spero recupererete se ancora non lo avete visto! Merita, anche solo per il cast che vi prende parte!

Grazie per essere passati e passate buona giornata!

Alla prossima
Federica 💋

Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey

Buongiorno e auguri a tutti per Ognissanti!

La recensione di oggi ci porta indietro al tempo dell’Occupazione, a Guernsey, Inghilterra, con un altro film Netflix. Questo, però, è da vedere!

Titolo
Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey
Titolo originale
The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society

Regia
Mike Newell
Anno
2018
Genere
Drammatico, storico
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America, Regno Unito
Soggetto
Mary Ann Shaffer e Annie Barrows (romanzo)
Sceneggiatura
Thomas Bezucha, Don Roos, Kevin Hood
Cast
Lily James, Michiel Huisman, Glen Powell, Jessica Brown Findlay, Katherine Parkinson, Matthew Goode, Tom Courtenay, Penelope Wilton, Bronagh Gallagher, Kit Connor, Andy Gathergood, Florence Keen, Nicolo Pasetti

La guerra è ormai finita e per tutti coloro che sull’isola di Guernsey hanno vissuto l’occupazione nazista è giunto il momento di andare avanti, di ritrovare le loro vite e la normalità. E lo stesso fa la scrittrice londinese Juliet Ashton che, forte del successo del suo ultimo libro, sta girando le librerie per promuovere un romanzo che, purtroppo, non la entusiasma più di tanto.
Juliet vorrebbe fare altro, vorrebbe scrivere di storie più vere e importanti, mentre il suo editore e il suo fidanzato la spingono entrambi verso le strade che, secondo loro, sono quelli più adatti a lei: il tour promozionale da un lato, una nuova vita in America dall’altro. Ma Juliet non ci sta e grazie all’inaspettata corrispondenza con Dawsey Adams, iniziata per caso grazie a un vecchio libro appartenuto alla stessa Juliet, scopre l’esistenza dell’isola di Guernsey e del suo stravagante club del libro, nato come rifugio all’occupazione nazista e al regime imposto agli abitanti. Una storia, quella del club del libro e della torta di bucce di patata, che non vede l’ora di conoscere nei minimi dettagli e di raccontare nel suo prossimo romanzo.
Così Juliet parte, lasciandosi tutto alle spalle, e raggiunge Guernsey per incontrare i membri fondatori del club: Dawsey Adams, Isola Pribby, Eben Ramsey e Amelia Maugery. Tra loro, tuttavia, manca Elizabeth McKenna, vera ideatrice del club, che è partita per un viaggio all’estero e nessuno sa quando tornerà. O almeno è ciò che viene detto a Juliet al suo arrivo.
Ma più i giorni passano, più la vera storia del club e dei suoi partecipanti si complica, svelando a poco a poco i retroscena di una comunità e di un gruppo di amici che ancora non sono riusciti a superare gli eventi negativi della guerra e dell’occupazione, che forse non riusciranno mai a farlo. E tutto ruota attorno a Elizabeth, a perché sia così importante capire cosa le sia accaduto.
Attraverso l’indagine di Juliet questo film ricostruisce gli anni bui del conflitto da un altro punto di vista, quello del fronte interno, raccontando come la speranza possa viaggiare attraverso strani canali e supporti, di come i libri si trasformino in ancore di salvezza nelle difficoltà della vita e di come l’altruismo e i sentimenti, seppure senza lieto fine, riescano a scavalcare nazionalità, ideali e doveri per ricordarci che, in fondo, siamo tutti esseri umani.
Nonostante la vena romantica un po’ scontata e un finale altrettanto prevedibile, la storia raccontata da Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey mi ha tenuta incollata allo schermo fino alla fine con il fiato sospeso, perché svela, con delicatezza ma anche senza illusioni, cosa significava vivere in territori occupati da un nemico crudele ma pur sempre umano. E anche perché non tralascia il lato ingiusto della vita a favore del dramma romantico, in una rappresentazione completa di ciò che ha reso gli anni della guerra un periodo buio e triste, ma anche colmo di ragioni per lottare.

Romantico e drammatico al punto giusto! E soprattutto legato al potere di aggregazione dei libri, il che è sempre un punto a favore! Ve lo consiglio, se oggi non avete nulla da fare.

Comunque, passate una buona giornata!
Federica 💋