Una scribacchina bagnata fradicia #11 : Gli enigmi di Chevalier (terza parte ~ finale)

Prima & Seconda parte

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Andy è un idiota. Un completo idiota, che quando si fissa sulle proprie idee non torna indietro nemmeno se di fronte si trova un muro chiamato Joanne Trevers.
Venerdì abbiamo litigato perché mi sono lasciata sfuggire quanto fossi entusiasta che si stesse avvicinando il giorno del mio compleanno e che i preparativi della festa fossero quasi ultimati. Lui ha dato di matto, sostenendo che un ballo con quei viscidi del Magisterium non avrebbe significato assolutamente nulla, né avrebbe migliorato le mie capacità magiche.
Secondo Andy, l’usanza di festeggiare in pompa magna il proprio diciannovesimo compleanno non è altro che un inutile spreco di tempo, nonché un’ottima occasione per i vermi – alcuni ministri del consiglio particolarmente… caparbi, ma lui direbbe viscidi – di mettersi in mostra più di quanto già non facciano.
So che non era diretto a me quel suo sfogo e adesso che conosco la storia di Victor, capisco cosa lo spinga a pensarla così, ma darmi della sciocca perché tengo alla festa del mio compleanno mi ha fatta arrabbiare così tanto da spingermi a tirar fuori ciò che non andava. Gli ho detto persino quanto mi avesse delusa il suo comportamento della sera prima e ho concluso il tutto urlandogli contro che non era obbligato a partecipare se proprio non voleva. Devo avergli anche detto di sparire.
E pensare che per chiedergli scusa avevo intenzione di chiedergli di farmi da accompagnatore per tutta la sera, così da non avere molto a che fare con i vermi, come li chiama Andy.
Per distrarmi dall’ennesima crisi in cui quell’idiota del mio migliore amico mi ha incastrata, mi accoccolo contro il tronco della grande quercia che occupa il giardino sul retro di casa mia e tolgo il quarto indovinello dalla tasca.
Quarto tranello: nell’eterno ho posto radici e son confidente di ciò che non dici. Tremante chioma la vita mi ha dato, silenziosa consiglio il tuo Fato.
Inclino la testa all’indietro, facendo scorrere lo sguardo tra le fronde dell’albero e sui suoi rami così spessi. Per una volta l’indovinello è stato risolto prima di essere letto…
Possibile che chi abbia preso il mio ciondolo mi conosca così bene? Nemmeno Andy sa che vengo qui quando voglio restare sola e lui è come un fratello. No, non è proprio un fratello, ma potrebbe dire di conoscermi bene esattamente quanto i miei tre fratelli maggiori.
Ultimamente sono uscita spesso qui in giardino e sono rimasta a fissare il nulla seduta tra le radici della quercia. Giovedì ci ho passato tutta la sera, pensando che sfogarmi con una pianta mi avrebbe fatta sentire meglio, ma non è stato così. Anzi, tirare fuori i problemi da sola ha peggiorato la situazione, perché ho realizzato quale sia il vero problema con Andy.
Sono stanca di dover stare attenta alle “situazioni limite” e contemporaneamente comportarmi come se fossimo ancora quelli di qualche mese fa. È impossibile pensare di continuare a essere migliori amici quando sprofondiamo nell’imbarazzo ogni volta che ci ritroviamo da soli a non fare nulla.
Se non avessimo ceduto alle provocazioni di David, adesso saremmo ancora inseparabili come prima. Invece eravamo così sicuri che non sarebbe cambiato nulla da non accorgerci che stava già andando tutto a rotoli. Siamo entrambi testardi, Andy ed io, e pur di dimostrare a quel guastafeste di David che si sbagliava, ci siamo convinti che un bacio non avrebbe intaccato l’amicizia di una vita.
Per quel che mi riguarda, l’ha rasa al suolo in mezzo secondo, e anche se quell’idiota continua a sostenere che vada tutto bene, io non ci riesco. Ci ho provato ma, dopo essere stata messa da parte in quel modo, Giovedì ho fatto un esame di coscienza. Non posso più fingere che sia il mio migliore amico e basta; l’ho detto ad alta voce, fissando la quercia proprio come sto facendo adesso, e le ho chiesto di mantenere il mio segreto finché non avessi deciso cosa fare.
Credevo di essere sola ma evidentemente non era così, altrimenti adesso non sarei in questa situazione. Al momento, però, non ho nessuna voglia di proseguire la ricerca.
Voglio restare seduta qui, immobile, finché non mi sarà passato il dolore al centro petto che quell’idiota mi ha procurato. E nonostante il male e ciò che è successo tra noi finora, sono certa che se Andy fosse qui potrei arrivare al prossimo indovinello in un batter d’occhio.
«Andy sei davvero un idiota» mormoro tra me, rileggendo il quarto indovinello. «Un grandissimo…»
«Idiota? Sì, lo so»
Andy appare da dietro l’albero e si ferma di fronte a me, le mani nelle tasche dei pantaloni tutti sgualciti e la testa bassa.
«Hai tempo di ascoltare le scuse di uno stupido?»
Annuisco, stringendo le ginocchia tra le braccia.
«Mi dispiace di aver detto quelle cose e mi dispiace ancor di più di averle pensate. Non ti meriti una così bassa opinione»
«Scusa se ho dubitato di te» replico, perché so di aver sbagliato anche io nel non credere alla sua parola.
«No, va bene. Benché io non c’entri, il sospetto era lecito. Sono io quello fissato con gli indovinelli»
«Come mi hai trovata?» chiedo alzandomi e facendo mezzo passo verso di lui.
«Tua madre» toglie una mano dalla tasca e indica verso casa mia con l’indice. «Mi ha mandato a chiamarti. Sono quasi le sei»
«Dobbiamo sbrigarci allora. Abbiamo ancora un indovinello da trovare prima della festa»
Andy solleva gli occhi per guardarmi. È stupito ma io gli sorrido. Non posso restare arrabbiata con lui per molto, anche se il dolore al petto non accenna a diminuire.
«Cosa dice l’indovinello?»
«Che il posto è questo» gli passo il biglietto. «È qui che vengo per stare da sola o quando voglio riflettere»
Andy si passa una mano nei capelli mentre legge le due righe, poi guarda meditabondo la quercia.
«Io mi arrampico sui rami e tu cerchi a terra» dice alla fine, arrotolando le maniche della camicia e avvicinandosi al tronco. «L’ultimo indovinello deve essere in uno di questi due posti»
«Vedi di non farti male»
Aspetto che Andy si issi sul primo ramo e che sia in equilibrio prima di mettermi a cercare ai piedi dell’albero, osservando tutti i suoi movimenti. È sciocco che mi preoccupi, tanto so che è abbastanza atletico da arrampicarsi senza troppo sforzo, ma mi sento lo stesso in ansia al pensiero che si metta a salire così in alto solo per un pezzo di carta.
«Dimmi una cosa» chiede, mentre la sua voce giunge da un ramo più alto. «Perché non sapevo di questo posto?»
«Perché non sei tenuto a sapere tutto» controllo tra le radici che sbucano dalla terra ma non trovo ancora nulla.
«Invece dovrei. Sono il tuo migliore amico»
«Proprio per questo non devi» il pensiero di dirgli che solo se fosse il mio ragazzo gli racconterei tutto mi attraversa la mente come un fulmine, ma fortunatamente non me lo lascio scappare.
Se dovesse perdere l’equilibrio e cadere per la sorpresa non me lo perdonerei mai.
«Non lo sa nessuno comunque» aggiungo, come a volerlo tranquillizzare. «Tranne la mia famiglia»
«Abbiamo cinque possibili sospetti» la voce di Andy arriva lontana e affaticata. «Ma escluderei i tuoi genitori»
«E Taylor» sogghigno. No, è troppo complesso perché Taylor abbia organizzato tutto questo.
«Tuo fratello non saprebbe nemmeno da che parte iniziare» lo sento ridacchiare. «Josh?»
«No, Laureen lo sta tenendo occupato con i preparativi per il matrimonio. Lo ucciderebbe se perdesse tempo a fare una cosa simile»
«Resta Carter» un tonfo e Andy è di nuovo con i piedi per terra. Com’è possibile che abbia già finito?
«Non lo so… Mi sembra strano che faccia uno scherzo simile»
«Allora anche qualcun altro sa di questo posto»
Il problema non è questo, ma che non fossi sola Giovedì. Sapendo quello che ho detto, mi preoccupa che chi ha messo insieme gli indovinelli abbia coinvolto anche Andy. Spero non voglia farmi fare qualcosa di stupido per riavere il ciondolo.
Ci dividiamo i due lati che ancora mancano da controllare, mentre continuo a chiedermi chi possa avermi fatto una cosa simile.
Carter è dispettoso, è vero, ma non fino a questo punto. E poi avrebbe avuto altre occasioni per mettere in pratica questo piano, senza dover aspettare che arrivasse il mio compleanno.
«Trovato!» Andy, inginocchiato accanto a una grossa radice, alza un braccio e sventola della carta tutta sporca di terra. «A te l’onore»
Avere l’ultimo indovinello tra le mani mi manda in ansia. Cosa dovrò fare per riavere ciò che è mio?
Il mio migliore amico si stiracchia mentre si rialza, fissandomi con impazienza ma i suoi occhi brillano anche di fiducia e curiosità. So a cosa sta pensando e come lui anche io sono certa che lo risolveremo. Mi chiedo solo a quale prezzo.
«Quinto tranello: come colei che d’ago punta riposa, la cruna riappare per chi nel torpore osa. Un bacio è dovuto, misero tributo all’incantesimo dell’Amor perduto»
Prendo un lungo respiro per evitare di dare di matto. Misero tributo? Adesso lo vedremo.
Bastano due passi e mi ritrovo a un millimetro dal viso di Andy, le mie labbra incollate alle sue.
È paralizzato, dalla sorpresa probabilmente, ma quando inizia a capire e sta per stringermi, mi stacco e gli assesto uno schiaffo in pieno viso.
Sono furiosa e questa volta non riuscirà a calmarmi.
«Sapevo che eri tu! Sei sempre stato tu!» urlo, mentre Andy mi fissa stralunato. «Tu! Tu, incredibile, grandissimo e inutile…»
Il mio amico scoppia inspiegabilmente a ridere e lo fa con così tanta foga che gli salgono le lacrime agli occhi. Si piega addirittura in due dalle risate, tenendo entrambe le braccia attorno allo stomaco.
«Sono un genio!» esclama, quando riesce a restare di nuovo dritto. «Oppure il più grande degli idioti»
«Che cosa significa?» domando con così tanta rabbia da stare male. «Lo hai sempre avuto tu il mio ciondolo! Tu! E ti sei anche arrabbiato con me!»
Sono così sconvolta da avere i brividi. Il mio migliore amico mi ha rubato l’oggetto più importante che possiedo e ha anche avuto il coraggio di mentirmi per tutto questo tempo.
Solo lui sapeva del mio tentativo di imparare l’incantesimo del Sonno Eterno; è l’unico a cui ne ho parlato perché è particolarmente difficile e non sapevo se sarei riuscita a padroneggiarlo. È anche chiamato l’Incantesimo della Bella Addormentata perché le sue vittime cadono in un sonno da cui è impossibile svegliarsi, come la principessa della favola.
«Ridammelo!» strillo. «Adesso!»
Andy infila una mano nella tasca posteriore dei pantaloni e toglie un sacchettino di stoffa, chiuso da un nastro di raso. Lo ha avuto con sé per tutto il tempo! Era a pochi centimetri da me e non sono riuscita a capirlo.
Cerco di strapparglielo di mano così da potermene andare, ma Andy stringe la presa e allontana il sacchetto dalla mia portata.
«Puoi ascoltare quello che ho da dirti?»
«No, certo che no! Mi hai presa in giro e non ho intenzione di starti a sentire. Ridammi il mio ciondolo!»
«Non posso» è serio e calmo, quando dovrebbe sapere che potrei stenderlo per quello che ha fatto.
«Non puoi?! André Chevalier, tu devi ridarmi quel ciondolo!»
Mai fidarsi della famiglia Chevalier. L’unica cosa che sanno fare bene dopo creare artefatti è inventare indovinelli che solo loro sanno risolvere. Il mio istinto non si sbagliava nel dubitare di Andy ma ho voluto credergli lo stesso.
«Non posso perché non è più un semplice ciondolo. È un artefatto adesso»
«Un… Un…» non riesco a crederci. «Andy!» esplodo, esasperata. «Come hai potuto?!»
«Ho dovuto farlo, Joanne. La notte in cui mio fratello è scomparso mi ha raccontato che i Figli di Merlino stanno cercando membri in ognuna delle famiglie magiche. Ne prendono uno a famiglia e il momento migliore è la festa del diciannovesimo compleanno, quando possono avvicinarsi senza destare sospetti»
Mentre parla apre il sacchetto e toglie il mio ciondolo a forma d’ago prima di avvicinarsi a me. Mi prende la mano e la solleva, portando il mio polso alla sua altezza. La catena del braccialetto tintinna spostandosi.
«I tuoi fratelli sono ancora tutti qui e tu sei l’ultima dei Trevers a raggiungere la maturità magica. Stasera dovrai parlare, ballare e passare il tuo tempo con dei completi estranei e non so chi di loro sia il nemico» Andy fissa il ciondolo facendo passare il fermaglio nella cruna dell’aghetto. «Non voglio che ti accada nulla di male Joanne, per questo ho trasformato il tuo ciondolo in un artefatto. Se ti troverai in pericolo, ti basterà pungere il polpastrello con l’ago e arriverò da te, ovunque sarai»
Non so cosa dire. Una parte di me vorrebbe prenderlo ancora a schiaffi per quello che ha fatto, ma l’altra in questo momento sta facendo le capriole a mezz’aria per il suo discorso.
«Un po’ invadente come migliore amico» osservo il ciondolo ma quello che davvero occupa i miei pensieri è il calore che ha lasciato sulla mia pelle la mano di Andy. «Ma non mi dispiace, anzi»
«È anche un’occasione per mettere in chiaro una volta per tutte questa storia» mi lascia andare e infila le mani nelle tasche dei pantaloni. «Forza. Sfoga i tuoi insulti. Così poi potremo parlare»
Scuoto la testa. «Non posso insultarti dopo un discorso simile»
«Davvero?» sorride. «Allora ho fatto bene a prepararlo»
«Voglio delle risposte, però» continuo, accennando anch’io un mezzo sorriso. «Immagino che gli enigmi su di te fossero facili da creare, ma come sapevi della pendola?»
«Ieri notte ho aiutato tuo padre e il mio a portarla giù dalla soffitta, mentre tu dormivi come un ghiro. Mi ha spiegato la tradizione e ho pensato di sfruttarla. All’inizio non faceva parte del piano ma è tornata utile»
«E la quercia? Giovedì eri alla tua festa» non lo dico con risentimento, ora che so quanto tiene a me. Avrei voluto esserci, ma sapere che è disposto a correre in mio aiuto ha notevolmente ridotto il malumore.
«In realtà no» fa spallucce senza togliere le mani dalle tasche. «Stavo per andarci, ma mi sono trovato di fronte i tuoi fratelli»
«Cosa?»
«Già. Josh, Taylor e Carter sono venuti a trovarmi e mi hanno fatto un discorso da fratelli maggiori, se così si può chiamare»
Ho quasi l’impressione di sapere cosa intende. Immagino Taylor che lo tiene premuto contro un muro, mentre Josh e Carter attuano le loro minacce psicologiche… Sì, possono averlo fatto.
«Mi hanno chiesto perché dopo essere venuta alla mia cerimonia fossi tornata a casa con il muso lungo e ti fossi rintanata in fondo al giardino a piangere. Devo ammettere che i tuoi fratelli sono esperti di metodi persuasivi e così sono venuto a cercarti. Volevo capire quale fosse il problema, parlarne, ma il tuo monologo alla quercia mi ha risparmiato la fatica»
«Hai sentito tutto?» lo fisso, imbarazzata come non mai, mentre lui annuisce.
«Ogni parola, cara la mia streghetta» sorride. «Allora ho pensato di organizzare una caccia al tesoro con gli indovinelli, sia per creare l’artefatto, sia per farmi perdonare. Tuo padre e il mio sono stati degli ottimi assistenti»
«Anche mio papà?!» devo fare un bel discorso a mio padre quando rientro. Come ha potuto dire di sì quando si lamenta che passo troppo tempo a imitare Andy?
«Beh sì. Ho appena detto di aver legato la mia esistenza a quell’ago per proteggerti. È quasi peggio dell’averti chiesto di sposarmi, no? Il minimo che potevo fare era avvisarlo»
Perché dice certe cose con tanta disinvoltura? Non può davvero non essersi accorto di quali parole hanno appena lasciato la sua bocca.
Mi basta un’occhiata per capire che Andy sa perfettamente che effetto ha su di me ciò ha appena detto. La sua mania di stuzzicarmi in questo modo mi fa impazzire!
«Perché hai detto di essere un genio?» mi riprendo in parte dallo shock ripensando alla sua reazione al mio schiaffo. «O un idiota?»
«Perché, per fare in modo che il piano funzionasse, ho incantato la mia memoria. Non potevo mentirti sapendo quanto tieni al tuo ciondolo, quindi ho bloccato i miei ricordi e ho aggiunto l’effetto sbornia che avrei dovuto avere dopo la festa»
«E sono tornati con il bacio, giusto?»
«No» si sfrega i capelli con forza, inclinando la testa all’indietro. «Con l’ultimo indovinello avresti capito che ero io il responsabile, perciò non sapevo cosa avresti deciso di fare prima, se risolverlo o sfogare la rabbia»
«Hai incantato la tua memoria perché ti tornasse con lo schiaffo» quasi mi viene da ridere. «Sei un idiota»
«Però ha funzionato, o sbaglio?»
Gli appoggio il pugno chiuso sulla camicia, all’altezza dello stomaco, come a volerlo colpire ma poi stendo la mano. Sì, ha funzionato.
«Hai impegni per stasera?» gli chiedo, restando ferma in quella posizione e abituandomi lentamente al fatto che non sto più parlando con il mio migliore amico. «Perché potrei avere bisogno del tuo aiuto»
Andy appoggia entrambe le mani sulla mia e sorride. «Sono a tua disposizione»

Una scribacchina bagnata fradicia #10 : Gli enigmi di Chevalier (seconda parte)

Prima parte

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Sto ancora riprendendo fiato dalla prima corsa quando rientriamo nella rimessa dove sono andata a prenderlo quasi un’ora fa.
«Se diamo per certo che sia tu l’aiuto, la descrizione “ore di sonno reclama” è fatta apposta per te» scherzo, sedendomi un attimo sul divano.
«Le lezioni mi distruggono» si difende, rovistando sullo scaffale. «Però ha ragione: dormo troppo. E comunque questo potrebbe tornarti utile»
«Sì, certo» minimizzo alzandomi. «Ripetimi che forma ha»
«Scatola cilindrica, verde mela e grande all’incirca come un termos» si inginocchia, passando in rassegna i ripiani più bassi.
«E tu davvero non ricordi dove l’hai messa?»
«Non ero molto lucido quando sono rientrato»
«Deve essere stato un Giovedì sera interessante» commento, acida.
«Ti ho già chiesto scusa mi sembra» è seccato ma non mi interessa.
«Sì, sì» taglio, ancora offesa.
Giovedì Andy ha ricevuto la sua Alta Fornace ed è ufficialmente entrato a far parte della Gilda dei Creatori come novizio. È stata una cerimonia importante e avrei voluto festeggiare con lui, ma i suoi nuovi confratelli e consorelle mi hanno esclusa, dicendo che un’esterna non avrebbe retto, che non faceva per me.
Andy non si è opposto, anzi ha dato loro ragione. Secondo lui non mi sarei divertita e avrei fatto meglio a tornarmene a casa.
Quello che più mi ha ferita non è stato capire che il mio migliore amico voleva andare da solo, ma la frase con la quale ha cercato di convincermi.
«Lo sai che se ci sei anche tu sarei troppo impegnato a preoccuparmi per te per divertirmi» ha detto, sfoderando un sorriso bellissimo che mi ha pugnalata nella schiena.
È meraviglioso sapere cosa pensa di te il tuo migliore amico. Davvero meraviglioso.
Mi avvicino a un cumulo di scatole e cerco se può essere finita lì in mezzo, approfittandone per fregare con forza gli occhi senza che lui mi veda. Basta piangere!
«Perché sei convinto che l’indovinello si trovi nella custodia?» cambio argomento perché questo silenzio mi opprime.
«Là dove la voce tace, la seconda via mostra il passo verso la pace» recita, sedendosi sul pavimento con i piedi incrociati e cingendo le ginocchia con le braccia. «La prima lezione che un creatore deve imparare è controllare il silenzio. Per usare la pietra devi saper zittire tutti i tuoi pensieri e raggiungere la massima concentrazione»
«E cosa ha a che fare con la pace?» chiedo, guardandolo ma continuando a cercare sempre più verso il fondo.
«Se riesci a raggiungere quello stato, l’Alta Fornace può mostrarti tutto il tuo potenziale. Ti dirà fin dove sarai in grado si spingerti come creatore e darti pace qualora il tuo potere non sia così eccezionale» Andy fa correre lo sguardo su tutta la scaffalatura.
«L’ho trovato!» sollevo la mano con cui ho afferrato il cilindro e glielo passo. «Come diavolo è finito quaggiù?»
«Non ne ho idea ma sei un ottimo segugio Joanne» scherza mentre svita la scatola in due metà.
In quella inferiore, adagiato su un cuscinetto di velluto color vinaccia, trova un sasso nero, il cui centro pulsa di una luce rossa intensa.
Andy toglie la sua Alta Fornace, la infila in tasca dicendo che potrebbe tornarci utile e poi si mette a disfare l’interno della custodia. Il cuscino e il sostegno sottostante, che lo ha tenuto in posizione e che doveva portare il peso della pietra, scivolano fuori con agilità.
«Bingo!» esulta e mi mostra il pezzo di carta trovato sul fondo.
Lascia cadere tutto ciò che non gli interessa sul pavimento, dopodiché afferra il biglietto con de mani e lo apre.
«Secondo tranello: nel tempo mi perdo se scordata vengo; di antichi segreti mi faccio custode e la porta al caldo legno chiudo prode»
«Sembra una cosa sola questa volta» commento non appena finisce di leggere.
«Vedo che inizi a cavartela con gli enigmi»
«Imparo in fretta» Andy fa per darmi l’indovinello ma gli rispondo di no. È lui l’esperto, mentre io gli faccio da spalla.
«C’è per caso un posto dove andavi a nasconderti da piccola? Deve poter essere chiuso dall’esterno»
«Sì, ma non è nelle vicinanze» mi rannicchio su me stessa, pensando all’armadio nella camera dei miei genitori. «È a casa, in città»
«Allora questo indovinello è per me» si alza per metter il foglio sul tavolo.
Mi da la schiena ma non serve che lo veda per capire che quell’indovinello lo ha fatto innervosire. Sembra addirittura sconvolto.
«Sai risolverlo?» scatto in piedi anche io e gli appoggio una mano sulla spalla per farlo voltare. Nulla, Andy non sembra nemmeno avermi notata e continua a fissare la carta in modo truce, respirando a lungo.
«La risposta è “chiave”, ma non intende una chiave qualsiasi» stende la mano sinistra sul tavolo.
Tante macchie di un rosa più scuro del normale ne coprono il dorso, fino a diventare una chiazza marroncina sulle prime falangi dell’anulare e del mignolo.
«Dobbiamo entrare nella vecchia legnaia» prende il biglietto e fa per raggiungere la scala.
«Aspetta un secondo… Quella legnaia?»
«È il posto dove mi andavo a nascondere da bambino, quando marinavo le lezioni. Era un posto segreto, che conoscevamo solo io e mio fratello» stringe i pugni. «Chiunque sia stato, ricordati di fargli male quando lo troveremo»
La rabbia di Andy è giustificata e mi dispiace che sia costretto a tornare laggiù per me.
Non so come sia andata realmente e lui si rifiuta sempre di parlarne, però una decina d’anni fa quel posto ha preso fuoco. Andy e suo fratello Victor erano dentro quand’è successo e nessuno lo ha mai ritrovato.
Scendiamo di sotto in silenzio e a pochi passi dalla cucina mi fa cenno di aspettare fuori mentre lui va a recuperare la chiave. Entrando, non si accorge che la porta sul retro rimane aperta e quando anche i suoi genitori compaiono in cucina, io sento ogni loro parola.
So che non dovrei origliare, benché tecnicamente non lo sia, ma i miei piedi si ostinano a restare inchiodati sul posto.
«Andy dobbiamo parlare»
«Non ora papà. Ho da fare»
«Qualunque cosa tu e Joanne stiate facendo può aspettare. Ci sono cose più importanti che…»
«No, non può aspettare» lo interrompe e le sue parole sono accompagnate dal rumore di un cassetto che si chiude.
«Dove credi di andare con quella chiave?» interviene sua madre.
«Nel solo posto che può aprire»
«Andy non dovresti… Abbiamo delle…»
«Lo so cosa dovete dirmi. Lo so, papà, ma lo faccio per un buon motivo» sento un tintinnio. Deve avere in mano la chiave. «Il Sommo Mago mi ha già dato la sua approvazione»
«Se non ha cambiato idea. Non era felice dopo lo scherzo di questo pomeriggio» suo padre non lo sta rimproverando ma è strano. Lo ha scoperto e non si arrabbia?
«Non era uno scherzo. Sto aiutando Joanne e lei è qui fuori»
Chiamata in causa mi volto per dare le spalle alla casa e fingere di non aver sentito assolutamente nulla, facendo anche qualche passo nel giardino per allontanarmi di più.
Che cosa vuole fare Andy? Deve essere qualcosa di importante e pericoloso per aver scelto l’approvazione del Sommo Mago.
Sono un’egoista! Andy mi sta aiutando quando è ovvio che ha altro da fare con i suoi genitori.
E poi non dovrebbe tornare nella legnaia. Quel posto gli ricorda un momento doloroso della sua vita e non voglio che soffra solo per aiutarmi. Non avrei dovuto lasciare che si coinvolgesse così tanto.
Li sento parlare indistintamente e dopo poco Andy arriva di buon passo, mostrandomi un portachiavi con una sola chiave stretto in mano.
«Possiamo andare»
«Andy se non…» mi blocco, tesa.
Sto per fare proprio quello che ieri gli ho rinfacciato di aver fatto a me Giovedì. Io però sto pensando al suo bene. «Forse dovrei proseguire da sola»
«Perché?» è più stupito che seccato, ma di certo dopo avermi ascoltata lo stupore passerà e rimarrà solo il fastidio, insieme alla sensazione di aver appena ricevuto una pugnalata alle spalle dall’unica persona che non avresti mai creduto capace di farlo.
«Senti Joanne, a qualunque cosa tu stia pensando, smettila! Sono coinvolto anch’io e non ho intenzione di tirarmi indietro» mi anticipa e mi mette in mano la chiave. «E sappi che ti avrei aiutata in ogni caso. Adesso muoviamoci, altrimenti potresti non essere a casa in tempo per la tua stupida festa»
Si incammina verso la rimessa e la oltrepassa. È già all’altro cancello del giardino quando io mi decido a seguirlo.
Quello che mi piace di Andy, e che gli invidio, è il suo carattere forte. Non importa quanto qualcosa possa fargli male, affronterà sempre tutto a testa alta.
La legnaia è una casupola comune ad altre quattro famiglie oltre a quella del mio amico, il che rende impossibile capire chi ci sia dietro gli indovinelli, e ciò che resta della costruzione originale è una stanzetta quadrata, occupata da pile e pile di pezzi di legna. Il resto è andato distrutto nell’incendio.
«Ora che siamo qui dove cerchiamo?»
Andy recupera il biglietto con il secondo enigma e lo rilegge per entrambi.
«Forse il prossimo è in mezzo a tutti questi ciocchi» ipotizza alla fine.
«Ma sono tantissimi! Non finiremo mai in tempo!» è assurdo pensare di potercela fare. «È la tua sola idea?»
«Scusa se la mia proposta non ti aggrada»
«È solo che mi sembra strano serva così tanto tempo. Chi ci ha messo in questa situazione vuole farci finire in fretta»
«E lo deduci da…?» si mette comodo su una pila di ceppi.
«In poco più di un’ora siamo arrivati fin qui e gli indovinelli non erano impossibili da risolvere, specie per te» devo riconoscere che la maggior parte del merito è sua, perché se non fossi andata da lui mi starei ancora rigirando nella mia stanza in cerca di un’idea. «Per questo fatico a credere che voglia farci cercare nella legna»
«Cosa suggerisci Sherlock?»
Sinceramente non so cosa rispondergli perché è un indovinello più complesso di quanto pensassimo. Indica la chiave, è vero, ma anche qualcos’altro, altrimenti saremmo finiti in un vicolo cieco e non sarebbe possibile.
«Deve avere due soluzioni» mi avvicino e prendo il biglietto dalle mani di Andy. «Di antichi segreti mi faccio custode… Di che parla?»
Il mio amico inclina la testa all’indietro, ignorandomi come se non avesse sentito, ma so che non è così.
«Ti ho detto che venivo a nascondermi qui quando ero piccolo» fa una mezza pausa e si osserva la mano. «Anche la sera dell’incidente lo stavo facendo, ma mi nascondevo da Victor, non dal maestro»
Sono sorpresa. Da quello che mi racconta sempre, suo fratello era una specie di eroe per lui e andavano anche molto d’accordo. Ogni volta sottolinea quanto fossero inseparabili.
«Due settimane prima avevamo festeggiato il suo diciannovesimo compleanno e sembrava fosse andato tutto bene. Da quel giorno però ha iniziato a comportarsi in modo strano, spariva per ore durante la notte e non andava più alle lezioni… La sera dell’incendio l’ho sentito parlare con una ragazza. Delirava, Joanne, e lei lo stava convincendo a unirsi ai Figli di Merlino»
Questo sì che è assurdo e sconvolgente! Da non credere!
I Figli di Merlino sono maghi e streghe convinti che la magia non debba avere restrizioni e che possa essere usata per qualsiasi scopo, anche i più amorali, compreso rendere gli umani loro schiavi.
Portano avanti il credo di Merlino, lo stregone più potente che sia mai esistito, ma che non è mai stato come i senza magia lo dipingono. È ricordato come il più grande nemico del primo Magisterium e lo avrebbe anche distrutto se non fosse stato tradito dalla sua allieva più fidata, Morgana.
È solo grazie a lei se è stato sconfitto definitivamente.
«Cos’è successo dopo?»
«Mi hanno scoperto e sono scappato qui. Una mossa stupida» accenna un sorriso rassegnato. «Victor mi ha trovato subito. Credeva che io avrei capito e così mi ha raccontato tutto. Ha conosciuto la ragazza alla festa e è stata lei a “aprirgli gli occhi” su cosa fossero davvero il Magisterium e le sue gilde. L’ha definito un covo di viscide serpi interessate solo al potere e non al bene della nostra società. Voleva che lo seguissi ma ho risposto che non lo avrei mai fatto e che non lo avrei mai lasciato andare via»
Lo sguardo di Andy è vuoto, come se stesse rivedendo la scena di quella sera mentre me lo racconta.
«Poi è scoppiato l’incendio. Victor non voleva assolutamente appiccarlo ma…»
«È stato tuo fratello a dare fuoco alla legnaia?!» non riesco a trattenere la domanda e è solo perché lo conosco da una vita che non faccio scorrere lo sguardo verso la sua mano.
«È stato sul serio un incidente. Aveva in mano la sua Alta Fornace e non è riuscito a controllarsi. L’istinto di proteggersi lo ha spinto a attaccarmi, ma quando mi ha visto circondato dalle fiamme è tornato in sé per un attimo. Ha cercato di spegnerle. Poi sono arrivati i miei genitori e altre persone, credo attirati dal fuoco, e Victor è scappato»
«Allora non è morto»
«Non lo sappiamo. Però è stato ferito dal tetto mentre cadeva. L’idea che l’incendio si trattasse di una casualità e che Victor fosse scomparso e magari morto serviva a non raccontare la verità. Nessuno ne avrebbe sopportato la vergogna» Andy si stringe nelle spalle e inspira a lungo. «Scusa se te l’ho tenuto segreto, ma è una cosa che ho promesso ai miei genitori»
«Perché dirmelo adesso? Non eri obbligato e avremmo trovato un altro modo per risolvere l’indovinello»
«Perché si verrà a sapere presto e volevo essere io a raccontartelo prima che te lo dicesse qualcun altro. Ho chiesto al Sommo Mago un colloquio con il Magisterium al completo per metterli al corrente di quello che è accaduto. Prima parlavano di questo i miei genitori. E non fare la finta tonta: ti ho vista là fuori»
«Scusa» chino la testa e lo guardo dal basso verso l’alto, imbarazzata.
«Non è nulla di che…» Andy si alza, le braccia incrociate al petto, e fa mezzo giro per la legnaia. «Sai che forse hai ragione sull’indovinello. Perché mandarci qui senza aggiungere dove trovare il prossimo tassello?»
«Forse un incantesimo di ritrovamento può aiutarci» l’ultimo pezzo dell’enigma continua a ronzarmi in testa. Nasconde qualcosa.
Penso alle diverse formule per ritrovare gli oggetti, molte delle quali non hanno funzionato quando ho provato ad usarle per riavere il ciondolo, e tante hanno una struttura simile alla frase dell’indovinello. Assomiglia quasi a un incantesimo.
Lo sguardo mi cade accidentalmente sulla chiave infilata nella porta e allora capisco tutto.
«Non ti muovere» è una specie di ordine il mio e non gli lascio nemmeno il tempo di ribattere. Quando Andy realizza cos’ho in mente di fare, sono già fuori.
Accosto la porta e dopo aver infilato la chiave nella toppa, la giro con un movimento rapido. Ora il mio migliore amico è chiuso dentro l’ultimo posto in cui vorrebbe essere.
«Joanne che diavolo stai facendo?» lo sento battere dall’altro lato. «Apri!»
«No! No, Andy, so come risolverlo ma devi avere pazienza»
«Che significa? E perché non posso uscire?»
«Perché, nella logica contorta di questo pazzo, tu sei il caldo legno. È un incantesimo, Andy! L’enigma è un incantesimo di giuramento» stendo il foglio davanti al mio viso e mi preparo a leggerlo. «Devo giurare di custodire quello che mi hai appena raccontato»
«Come può essere un giuramento? Tra una settimana lo sapranno tutti»
«Vero, ma oggi sono ancora in pochi a conoscerlo. Resta calmo, cerco di fare in fretta» memorizzo l’intera formula e poi appoggio entrambe le mani sulla tavola di legno.
Non so come agirà questo incantesimo, ma sono sicura si stia riferendo al segreto di Andy e devo giurare di proteggerlo.
Però devo esserne convinta, altrimenti non funzionerà. Il mio cuore deve volerlo e l’unica cosa che non farò mai in tutta la mia vita è tradire la sua fiducia. Non farò mai nulla che possa ferirlo.
«Nel tempo mi perdo se scordata vengo: di antichi segreti mi faccio custode e la porta al caldo legno chiudo prode»
Una nebbiolina bianca mi circonda le dita, segno che l’incantesimo ha funzionato, ma questa sparisce non appena un altro rettangolo di carta appare in mezzo alla porta fissato con una puntina.
«Trovato!» esulto, staccando il foglio mentre contemporaneamente giro la chiave per aprire la porta.
La prima cosa che faccio vedendo Andy è saltargli al collo e abbracciarlo euforica. Continuo a ripetere che ha funzionato, che ho saputo risolvere un indovinello da sola, o quasi, mentre lui ricambia la stretta attorno alla mia vita.
Sento solo dopo alcuni secondi che ha le mani appoggiate sulla mia schiena ed è una cosa abbastanza imbarazzante. Ok, siamo amici da una vita ma è una situazione che va oltre.
Ci siamo già passati e fare due volte gli stessi errori è da stupidi.
«Adesso torno seria» mi stacco e arretro di qualche passo.
«Situazione limite?» chiede, scompigliandosi i capelli.
“Situazione limite”… Un pessimo nome in codice per tutti quei momenti in cui ci accorgiamo di sembrare qualcosa di più che semplici amici. Tutti e due abbiamo le nostre di situazioni limite e io devo aggiungere anche gli abbracci alla lista.
«Abbastanza»
«Ricevuto!» accenna a un assenso portandosi la mano sinistra tesa alla fronte e allontanandola subito con uno scatto. «Dove ci porta il nostro nuovo indovinello?»
«Terzo tranello: Tra i tanti miei fratelli, ve n’è uno dei più belli; la Regina ha domato e di un leone si è forgiato»
«Questo è semplice» si acciglia per un attimo prima di proseguire. «La risposta è lo stemma della famiglia Chevalier»
Sbuffo. «Tu ti conservi per gli indovinelli più facili. E poi non vale, sei avvantaggiato»
Andy sogghigna, spostandosi verso una delle pile di ceppi e togliendoli fino a liberare un pezzo della parete.
«Quando mi nascondevo qui, lo facevo principalmente per non studiare araldica» spazza la polvere e le ragnatele dal muro, rivelando dei piccoli disegni, tante forme ovali ma con la parte superiore piatta. «Però Victor si sedeva qui con me e cercava di spiegarmi quello che non avevo capito. Questi scudi li ha disegnati lui»
Mi avvicino e li studio, ma sono in grado di riconoscere solo i cinque delle grandi famiglie, tra i quali c’è anche il mio, con una salamandra stilizzata.
«Era portato» sono estasiata dal tratto delicato del disegno, sembrano quasi miniature di stemmi veri.
Andy si siede sul pavimento, davanti ai disegni, ed estrae la sua Alta Fornace, soppesandola da un palmo all’altro.
«Già, lui era il più talentuoso della famiglia, in qualunque cosa facesse. Gli ho sempre invidiato la sua bravura»
«Tu non sei da meno. Sbaglio o sei il migliore del tuo anno?» mi appoggio alla parete rivolta verso di lui, con le mani giunte dietro la schiena.
«Adesso lo scopriremo» accenna un sorriso complice mentre socchiude le palpebre e stringe la pietra tra i due palmi, le dita intrecciate le une alle altre.
La frase che lascia le labbra del mio migliore amico è in una lingua che non conosco, ma contiene un potere immenso. Lo avverto in ogni centimetro del mio corpo e capisco che si tratta di magia antica, impossibile da padroneggiare a meno che non si possieda una Alta Fornace.
Solo i creatori di artefatti possono cercare di controllare l’essenza primigenia della magia attraverso la lingua che l’ha forgiata, anche se nemmeno loro sono in grado di destreggiarsi completamente con la sua forza. Solo un mago ne era capace, Merlino, e questo potere lo ha reso folle.
Quando Andy riapre gli occhi, questi non sono più castani, ma brillano della stessa luce rossa che ho visto pulsare nel cuore della sua pietra. Quindi è questo che succede quando un creatore entra in contatto con il fuoco magico della propria Alta Fornace.
Con movimenti lenti allunga le braccia finché non sfiora la parete con le unghie, esattamente dove è disegnato uno scudo con un leone rampante e la criniera scarmigliata.
Al contatto i bordi del disegno si mettono a brillare dello stesso rosso, come fossero stati uno stampo e un liquido color rubino li avesse riempiti. L’intero scudo adesso risplende di quel rosso vivo e pian piano si trasforma in una figura a rilievo, con un piccolo pomello in mezzo alla criniera.
Le mani di Andy si disgiungono e una delle due si affretta ad aprire quello che ormai è un cassetto vero e proprio. Dentro trova il pezzo di carta con il quarto indovinello.
Quando lo ha in mano il cassetto si richiude da solo, strattonato verso la parete dal brusco ritrarsi del liquido rosso. Gli occhi di Andy tornano normali e il cuore della pietra ricomincia a pulsare, là dove è racchiuso di nuovo il fuoco magico.
«Come sapevi che l’immagine era un artefatto?» gli chiedo, stanca e un po’ esasperata. Finalmente ho capito.
«Perché ero qui quando mio fratello l’ha creato» si alza e spolvera i pantaloni e le mani.
Sospiro a lungo, con la testa inclinata in avanti e i capelli che mi circondano il viso.
«Andy adesso puoi dirmelo» raddrizzo il collo e lo blocco mentre sta per leggere il prossimo pezzo degli enigmi. «Ti giuro che non me la prenderò»
«Dirti cosa?» fa il finto tonto.
«Che hai organizzato tu tutta questa caccia al tesoro con gli indovinelli»
Il mio migliore amico non fa una piega ma si schiarisce la voce. «Quarto tra…»
«Andy!» sbraito, chiudendo gli occhi per un secondo. «Smettila! E dimmi la verità!»
«Credevo di averlo già fatto!» alza anche lui la voce, ma senza rabbia. «Pensi che sia stato io perché sapevo del cassetto nascosto?! Beh non sono l’unico! Victor raccontò dell’esistenza di questo artefatto a mezza Gilda»
Guardandolo sento che è ferito, ma non so se dal mio sospetto o da ciò che ha fatto suo fratello.
«Cosa ti serve per fidarti di me?» domanda e subito scuote la testa. «No, non rispondere. Tieni» allunga il foglio verso di me. «Così potrai tornartene a casa e pensare a quale idiota scegliere come accompagnatore per stasera»
«Lo avrei chiesto a te» sibilo ferita, strappandogli il foglio di mano e avviandomi fuori dalla legnaia.

Una scribacchina bagnata fradicia #9 : Gli enigmi di Chevalier (prima parte)

Le nocche mi fanno male ma non smetto di bussare. Prima o poi verrà ad aprirmi.
Sua madre, che non lo vede da stamattina, è certa che sia entrato nel laboratorio sul retro della casa. Mi guardo indietro e la intravedo attraverso le tende della finestra della cucina, mentre mette a bollire l’acqua per il tè.
Ricomincio a battere con più forza perché se mi fermo da loro per il tè del pomeriggio potrei non rispettare i termini del biglietto. Lo stringo nell’altra mano e mi accanisco contro quella tavola di legno. Coraggio! Quanto ti ci vuole per scendere?
Dei tonfi rapidi e un “arrivo” ovattato mi fanno allontanare dalla porta prima che questa si apra verso l’esterno. Appena mi vede sembra sorpreso poi si sistema la camicia sfatta nei pantaloni e sogghigna.
«Guarda chi si rivede!»
Andy, il mio migliore amico e con il quale ieri ho litigato fino a dirgli di sparire, è davvero insopportabile e adesso mi deve delle risposte.
«Non sarei qui se non fosse importante» lo sposto con una spinta e mi avvio su per la scala, verso il nascondiglio sopra la rimessa di suo padre.
È un buco ma ha abbastanza spazio per contenere uno scaffale con gli attrezzi da lavoro, il tavolo e un divano dismesso.
«E cosa ti avrebbe fatta uscire il giorno del tuo compleanno per venire da me?» chiede, seguendomi con passo calmo e lasciandosi andare sul divano non appena arriva di sopra.
Altro che esercitarsi! Ha passato la mattina a dormire.
«Questo» gli passo il biglietto, in attesa di una spiegazione.
«Del tuo oggetto più caro mi sono fregiato. Catturato nella mia maglia, ho posto sulla sua cruna una taglia. Nei miei lustri enigmi, solitaria tu erri. Tieni a mente: il ticchettio si spegne nell’ora in cui i servi danzanti mostrano i loro ispidi manti» legge, con un braccio sotto la testa e le gambe accavallate. «Quindi?»
«Ridammelo!»
Allunga il braccio verso di me e mi mostra il pezzo di carta. «Tieni. Ma sei stata tu a darmelo per prima»
«Non il foglio! Voglio il mio ciondolo!»
«Il tuo ciondolo?» mi fissa stupito. «Cosa ti fa pensare che l’abbia io?»
«Chi altro potrebbe averlo preso? Proprio oggi poi»
Andy si mette a sedere, passandosi ripetutamente una mano nei capelli. «Senti, lo so che sei arrabbiata con me per quello che ti ho detto ieri e anche se sono convinto di aver ragione, non arriverei a tanto» si alza dal divano per mettersi di fronte a me. «Joanne credimi, non ti farei mai una cosa simile solo per ripicca»
«Davvero?» adesso mi sento una sciocca.
Il ciondolo di mia nonna è scomparso e sono corsa qui pensando che lo avesse rubato lui a causa di quello sciocco biglietto scritto come indovinello. Andy li adora, per questo ho creduto fosse il responsabile, ma è mio amico e sa quanto conti per me. Davvero, non farebbe mai una cosa simile.
«Certo» mi rassicura, stringendomi le spalle. «Ora che facciamo?»
«Facciamo
«Non posso farti cercare il ciondolo da sola, proprio il giorno del tuo compleanno. Inoltre, chiunque l’abbia preso ha predisposto degli indovinelli da risolvere» gli occhi gli scintillano mentre si risiede sul divano.
«Questo l’ho capito anche io, ma non so da dove iniziare» mi sistemo accanto a lui e fisso il foglio da sopra la sua spalla. «C’è anche una scadenza»
«Oggetto rubato, richiesta di riscatto, numero di indovinelli e indizio dove poter trovare il primo, ma niente scadenza» sospira divertito. «Joanne fai proprio schifo con i rompicapi»
«Come? E la parte sul ticchettio?»
«Quella è l’indizio» mi mette il foglio tra le mani e indica la prima frase. «“Del tuo oggetto più caro mi sono fregiato”. L’oggetto cui tieni di più al mondo è il ciondolo a forma di ago di tua nonna. E questo è l’oggetto rubato» segna un uno con l’indice prima di proseguire. «Con “Catturato nella mia maglia, ho posto sulla sua cruna una taglia” ti chiede un riscatto, anche se non rivela cosa sia. “Nei miei lustri enigmi, solitaria tu erri”. Non penso che intenda “lucidi” quando dice lustri, perciò deve avere un secondo significato»
«Un lustro equivale a cinque anni» è assurdo che intenda un periodo così lungo.
«Esatto e qui è usato proprio come sinonimo di “cinque”, perciò abbiamo cinque indovinelli da risolvere» si gratta la fronte, dubbioso. «Il ladro sperava che arrivassi al primo da sola»
«Lo capisci da “Solitaria tu erri”?»
Annuisce, aggiornando il conto con le dita a tre. «Infine “Tieni a mente: il ticchettio si spegne nell’ora in cui i servi danzanti mostrano i loro ispidi manti”. Non può essere la scadenza perché altrimenti il gioco si fermerebbe qui e non avresti modo di proseguire. No, è l’indizio che ci porterà al punto di partenza»
«“Danzanti” può riferirsi al ballo di stasera. Ho pensato che dovessi recuperare il ciondolo prima dell’arrivo degli ospiti»
«I servi dagli ispidi manti è un po’ altisonante come definizione dei consiglieri ma non così sbagliata… A che ora è la festa?» me lo chiede rigido, perché è proprio per questo che abbiamo litigato.
«Alle 19» lo sa a che ora è perché è invitato anche lui, ma finge di fare il superiore, come se per lui fosse una cosa sciocca festeggiare l’ingresso ufficiale nella comunità magica.
«Perché un ticchettio dovrebbe fermarsi alle 19? Cosa significa?» Andy si strofina le mani nei capelli. «Posso dare per scontato che non parla di un vero orologio»
Una lampadina scatta nella mia testa. «E se non fosse così? Forse parla di un vero orologio» raddrizzo la schiena e guardo attentamente il foglio.
Un compleanno magico non è come tutti gli altri e il diciannovesimo anno è festeggiato in pompa magna perché è il momento in cui i poteri di una persona raggiungono il loro apice. A questo proposito, c’è una vecchia usanza durante i compleanni nella nostra famiglia, così antica e desueta che l’ultima ad averla vissuta è la mia tris nonna. Per esseri sicuri che la strega, o lo stregone, sia degno del titolo è obbligato a fermare con le proprie forze il moto di una vecchia pendola di fronte a tutti, pendola precedentemente stregata per non fermarsi mai.
«Vieni! Dobbiamo andare!» scatto in piedi e volo giù dalle scale. 
«Cosa?» Andy è ancora sul divano quando io sono già sulla soglia, una mano stretta sulla maniglia della porta.
«So dov’è il primo indovinello»
Lo sento esclamare un’imprecazione solo perché sono stata io a capire l’indizio per prima, poi corre di sotto anche lui. Sua madre, vendendoci uscire, si fa avanti dalla cucina con una tazza tra le mani ma Andy le fa cenno di no con la testa. Lei alza gli occhi al cielo prendendo un sorso di tè. 
«Dove andiamo?» fuori dal giardino di casa si rassetta i pantaloni e la camicia della divisa.
«A casa mia, no?» in breve gli spiego la tradizione del compleanno e della pendola che troneggia nella sala centrale da questa mattina e che ho notato solo uscendo.
Il primo indizio è sempre stato sotto il mio naso e aveva ragione. Avrei potuto trovarlo anche da sola se mi fossi impegnata un po’ di più.
Andy è un razzo quando corre, ma mi aspetta perché sa che ai miei non piace che mi sforzi per tenere il suo passo.
Non ho esattamente un fisico atletico e gli sforzi eccessivi mi sfiancano, però cerco di non farci caso. È una prerogativa del ramo femminile della mia famiglia quella di essere fisicamente deboli, tant’è che sospetto sia colpa nostra se esiste il cliché del sesso debole, con ragazze cagionevoli e delicate.
Avendo come parola d’ordine “segretezza”, il viale della nostra casa di campagna e il suo ingresso sono occupati da troppe auto e persone per passare inosservati.
«Che si fa?» domanda, riparandosi dietro una siepe nell’istante in cui un’auto nera varca il cancello.
«Di qua» gli faccio cenno di seguire la stradina laterale e silenziosi facciamo il giro dal retro, entrando in casa dalla sala lavanderia.
Nessuno deve scoprire cosa stiamo facendo perché sarebbe un tremendo guaio se scoprissero che il ciondolo mi è stato rubato. Nessuno deve saperlo, men che meno i miei genitori, perciò sgattaioliamo verso la sala grande fermandoci ogni trenta secondi per non essere visti dal frequente via vai.
Chi ha architettato tutto questo ha un pessimo tempismo, o senso dell’umorismo se crede che mettermi in difficoltà sia divertente, perché è impossibile non rischiare di incontrare qualcuno con tutta questa gente che va e viene per ultimare i preparativi. Per fortuna la casa ha molte nicchie e angoli ciechi.
A pochi metri dal nostro obiettivo blocco Andy dietro una colonna, mentre il Sommo Mago entra nella sala accompagnato dai miei genitori. Dev’essere qui per l’orologio.
«Dobbiamo distrarli. Se getta l’incantesimo sulla pendola, potremmo non recuperare il primo indovinello»
«Lascia fare a me» estrae dalla tasca una biglia e la sfrega tra le mani.
Lo sta ancora facendo quando al suo viso si sostituisce quello di suo padre.
«Se non sapessi che sei tu, inizierei ad agitarmi» confesso, sorpresa dalla verosimiglianza dell’incantesimo.
«Mi fa piacere» sogghigna. «Adesso vado. Tu vedi di recuperare l’enigma»
Andy si allontana dal nostro nascondiglio e ricompare alcuni istanti dopo dall’altro lato della casa, davanti alla porta dove sono entrati i miei genitori. Bussa e dopo aver ricevuto la risposta, li segue all’interno.
I minuti passano lenti e sento la casa fremere attorno a me, però non mi muovo finché non li vedo uscire; con le quattro sagome che si allontanano mi faccio avanti verso la seconda porta della sala centrale.
Appena la varco mi prende l’ansia. Tutto è già sistemato e pronto per stasera, persino l’orologio, il cui pendolo oscilla a destra e sinistra.
Con lo sguardo cerco una sedia e quando la trovo la trascino al centro della stanza, vi salgo e osservo il quadrante.
Tic, tac. Tic, tac. Tic, tac.
Il ticchettio si spegne nell’ora in cui i servi danzanti mostrano i loro ispidi manti.
L’ora in cui dovrei fermare il ticchettio sono le sette di stasera ma non potendo aspettare sposto le lancette in avanti finché non le segnano.
Spero accada qualcosa e miracolosamente il pendolo rallenta fino a fermarsi, emettendo un leggero suono. Un clic.
Da l’impressione che si sia aperto un cassetto e smonto dalla sedia per controllare. Lo scomparto è lì, in vista proprio sopra il piedistallo dove poggia la colonna con il pendolo.
Dentro, piegato in quarti, si nasconde un pezzo di carta.
Lo afferro, richiudendo lo sportello segreto, e sto per risalire sulla sedia per aggiustare l’ora quando la porta alle mie spalle scricchiola.
«Joanne» Andy, di nuovo con il suo aspetto, si affretta a raggiungermi.
È rosso in viso e trafelato si allunga per aiutarmi a sistemare le lancette.
«Non dovevi distrarli?» domando, stupita che sia qui.
«Lo stavo facendo finché non arrivato mio padre. Ho rischiato che il Sommo Mago mi incenerisse» mentre racconta mi da una mano a scendere. «Dobbiamo andarcene. Ora!»
Con Andy ad assistermi come una vecchia nonna iperprotettiva rimetto la sedia dove l’ho presa e ce ne andiamo nell’esatto secondo in cui i miei ricompaiono con il Sommo Mago e il padre del mio migliore amico.
Salvi, anche se per poco.
Di comune accordo ripercorriamo a ritroso la strada verso la lavanderia e poi in giardino, dove corriamo a perdifiato finché non raggiungiamo la strada che costeggia le proprietà e che è riparata dalle loro siepi.
Sono piegata dalla corsa che abbiamo fatto fin qui per non essere scoperti; il respiro è spezzato e il fianco punge, ma mi sento bene. Ho il primo indovinello stretto in mano.
«L’hai trovato?» Andy, sempre più rosso per lo sforzo, mi guarda mentre ancora riprende fiato, con le mani appoggiate alle cosce e la schiena curva.
Sono anch’io nella stessa posizione, con la sola differenza che io non riesco a parlare per la fatica e così annuisco, mostrandogli un sorriso a trentadue denti.
Davvero: potrei morire per quanto sono stanca e provata ma sono troppo felice perché accada.
«Brava!» si raddrizza e allunga una mano. «Posso?»
Prendendo fiato gli lancio il pezzo di carta e mi sposto dalla strada, andando a sedermi all’ombra di una siepe.
«Primo tranello: ore di sonno reclama, ma solo può fare da lama; là dove la voce tace, nel tiepido fuoco dell’alta fornace, la seconda via mostra il passo verso la pace» recita, alzando un sopracciglio.
«Ok» replico, allungando la “o” e fissandolo in attesa della sua illuminazione. «Ora dove cerchiamo?»
«Prima dobbiamo risolvere questo» si accomoda accanto a me sospirando. «Vediamo un po’»
Andy si mette a studiare l’enigma con occhi penetranti, quasi volesse bucare la carta con lo sguardo per liberarne i segreti.
«Sono due parti distinte» afferma dopo qualche attimo. «La prima indica un oggetto o una persona che ti sarà utile, la seconda porta al prossimo indovinello»
«Dove troviamo chi o quello che serve?»
«Insieme al secondo indizio, credo»
«Andy… L’“Alta Fornace” non è un oggetto dei creatori di artefatti?» mi sporgo verso di lui per poter leggere il biglietto.
Sarò anche una schiappa con gli enigmi, però posso provare a risolverli con lui.
«Sì, è la pietra con il fuoco magico che usa mio padre. Ho pensato la stessa cosa quando l’ho letto, ma non ha senso»
«Cosa sai della pietra?»
«Permette di creare artefatti. Un oggetto non può accogliere un incantesimo se prima non è stato scaldato con il fuoco della pietra» stringe il foglio tra le mani, rileggendo attentamente quella parte a mezza voce. «Ogni creatore ha la propria e più è potente, più la Fornace diventa calda. Qui è “tiepida”, perciò potrebbe indicare uno stregone non molto forte»
«O un novizio. Anche tu hai la tua pietra, giusto?»
«Sì, ma è un tizzone spento» i suoi occhi si illuminano. «Giusto! Sono io l’aiuto che avresti dovuto cercare»
«Sicuro di non aver organizzato tu tutto questo?» glielo richiedo perché è una coincidenza fin troppo sospetta che sia coinvolto anche lui.
«Solo un imbecille ruberebbe qualcosa per poi indirizzare il proprietario verso di lui»
«Hai ragione ma il sospetto mi resterà finché non ci saranno prove sufficienti a scagionarti»
Andy si alza sorridendo e mi afferra le mani per obbligarmi a fare lo stesso.
«Coraggio, Poirot. Abbiamo un enigma da trovare e risolvere»


Poiché il racconto è diventato più lungo di quanto avessi previsto, sarà suddiviso in tre parti. Le prossime due saranno pubblicate Sabato 12 e 19, sospendendo quindi temporaneamente l’introduzione di nuove storie nella rubrica.
Questa riprenderà regolarmente Sabato 26 Dicembre.

The Rainist #9 : Haven

Buongiorno 😊

Oggi gli enigmi ci portano con The Rainist alla scoperta della cittadina di Haven!

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Poster

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Informazioni generali

TitoloHaven
Titolo originaleHaven
Ideatori: Sam Ernst, Jim Dunn, Stephen King (romanzo)
Paese: Stati Uniti d’America
Anno: 2010-2015
Genere: Drammatico, fantasy, thriller 
Stagioni: 5
Episodi: 78
Lingua: Inglese

Trama

Ambientata in una piccola città del Maine, Haven, dove i cittadini sono piagati da quelli che loro chiamano “Problemi”, piccole o grandi manifestazioni ed eventi impossibili, alcuni innocui, altri molto pericolosi che mettono a rischio la vita degli abitanti. A dare una mano ai locali ci pensano l’agente dell’FBI Audrey Parker e l’agente di polizia Nathan Wuornos.

Cast principale

  • Emily Rose è Audrey Parker
  • Lucas Bryant è Nathan Wuornos
  • Eric Balfour è Duke Crocker
  • Nicholas Campbell è lo Sceriffo Wuornos

Promo

Parere

Ispirata, abbastanza liberamente, al romanzo Colorado Kid di Stephen King, ho sempre trovato interessante questa serie non tanto per gli strani eventi che incorrono in questa cittadina del Maine, i “Problemi”, ma per l’enigma vero e proprio delle cinque stagioni: cos’è il caso “Colorado Kid” e chi è Lucy Ripley, donna misteriosa dallo stesso aspetto della protagonista.
Tutto è già avvenuto nel 1983 e questi “Problemi” che ricompaiono secondo fattori ereditari non hanno fatto altro che mettermi continuamente in scacco fino alla fine.

C’è anche un secondo elemento costruito bene ed è la componente fantastica resa dall’effetto speciale, che in una serie tv non sempre è curato o degno della denominazione di “fantasy”. Qui invece funziona e da una gran mano alla resa dell’intera trama.
Purtroppo, e è un aspetto che pesa parecchio, questo suo prendere spunto dal romanzo di Stephen King la penalizza sui raffronti con l’opera d’origine. A mio avviso, citando il caso perno del romanzo, si prende troppe libertà nei confronti della storia; forse avrebbero dovuto cercare un adattamento più fedele, o addirittura cambiare nome e tenere solo la dicitura “Ispirato a…”. Ma a parte questa mia pignoleria è una serie davvero carina e che mi ha fatta davvero impazzire per svelare gli enigmi dietro al caso “Colorado Kid”!!

Voto

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Ok, questa serie è forse un po’ di “nicchia” per l’aspetto degli enigmi, ce ne sono sicuramente tante altre, ma, personalmente, mi ha tenuta incollata allo schermo per cercare di risolvere i suoi misteri!
Raccontatemi pure, senza essere timide e timidi, quali sono le vostre e se avete visto almeno qualche episodio di Haven!
Noi ci risentiamo domani con due sorprese librose 😄

A presto 💋

La météo de Baudelaire #9 : Un enigma color porpora

Buondì e buon Mercoledì!

Non so voi, ma questa settimana sto facendo super fatica a incastrare gli impegni (e infatti ho solo il tempo per una recensione short)! Dicembre è impegnativo! Per fortuna è Mercoledì e torna La météo de Baudelaire 😊

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Copertina 

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Informazioni generali

TitoloUn enigma color porpora
Titolo originale: Die Purpurlinie
Autore: Wolfram Fleischhauer
Traduzione: R. Cravero
Editore: Longanesi
Anno: 2004
Anno prima edizione: 1996
Genere: Mistero, storico
Formato: Cartaceo
Pagine: 452
Prezzo: 14,03€
Link acquisto: Amazon / Mondadori

Trama

Enigmatico, allusivo, sottilmente erotico, un po’ inquietante, persino morboso. È un quadro celebre, una delle glorie del Louvre. Ne è irresistibilmente attratto, durante uno dei suoi viaggi nelle sedi universitarie in cui viene chiamato a tenere dei corsi, un professore tedesco di letteratura americana. Ne parla con colleghi e amici, senza riuscire a scoprire molto in proposito. Nessun libro di storia dell’arte può rispondere alle molte domande che la visione di quell’opera suscita in lui. Ma un giorno l’amico Nicolas Koszinski, bibliotecario, lo invita a esaminare un manoscritto in cui si narra della duchessa di Beaufort, giovane amante del re di Francia Enrico IV: Gabrielle d’Estrées, la donna ritratta nel quadro. Quel dipinto è senz’altro il più noto di una serie che presenta la stessa iconografia di base, con varianti più o meno vistose. Il punto comune a tutti è l’anonimato degli autori, un fatto piuttosto inconsueto nella storia dell’arte, e uno degli elementi su cui poggia il loro indubbio fascino. Ma qual è il loro significato? Quale misteriosa vicenda si cela dietro quelle immagini dipinte e tra le pieghe della storia di Francia? Gabrielle, incinta di sei mesi, morì dopo alcuni giorni di lancinanti dolori il 10 aprile 1599. Si trattò di morte naturale o di avvelenamento? Forse la verità è nascosta in uno di quei quadri… 

Parere

Intrigante e sorprendente, ecco come definire questo romanzo.
Raccoglie tanti elementi che lo rendono interessante: gli intrighi, in primis, perché personalmente mi affascina l’idea che qualcosa di famoso come quel quadro (non so voi, ma io lo conoscevo già prima) sia oggetto di una vicenda segreta che contempla anche un omicidio; la mescolanza tra passato e presente nella narrazione, che rende il passato attuale e lo fa sentire vicino a chi legge e non una specie di appendice che ci precede e della quale non sappiamo nulla; l’arte, perché in fondo è un viaggio nel mondo artistico del 1600 e nelle sue ombre, nelle sue possibili interpretazioni.
Questo romanzo è davvero incredibile perché regala una visione più cupa ma reale sulla storia e i suoi intrighi. Gli enigmi non riguardano solo il quadro, ma soprattutto chi vi è ritratto e le storie delle loro vite, complicate e profondamente intrecciate con il potere.

Voto

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È un romanzo che mi ha sconvolta e tenuta con il fiato sospeso perché volevo sapere, volevo risolvere l’enigma.
Ne avete mai trovati di libri enigmatici, di quelli da lasciarvi mentalmente distrutti perché troppo contorti? Vi aspetto nei commenti 😊 E vi do appuntamento a domani con The Rainist!

Ciao 💋