[Recensione] “L’orphelin de Perdide” di Stefan Wul

Buongiorno 😊

La recensione di quest’oggi ci porta nella fantascienza alla francese, che, vi dirò, è molto simile a quella americana (almeno in questo caso).

2735088Titolo
L’orphelin de Perdide
Autore
Stefan Wul
Editore
Denoël
Anno
1993
Anno prima edizione
1958
Genere
Fantascienza
Formato

Cartaceo
Pagine

205

Que faire quand vous avez 4 ans et que vous vous retrouvez tout seul sur une planète peuplée de frelons géants ? Vous écoutez la petite voix qui sort de votre radio. Car à l’autre bout, il y a le Grand Max, un pirate de légende. Il a tué des dragons, soumis des mondes et acheté une planète. Et il compte bien venir vous sauver.

Spazio profondo, sul pericoloso pianeta chiamato Perdide un padre, Claude, e suo figlio lottano per raggiungere dei boschi prima che dei calabroni giganti li raggiungano e li divorino. Nella traversata a piedi del deserto, però, Claude, stremato, comprende di non riuscire più a proseguire il cammino. In un ultimo disperato tentativo di proteggere il bambino di soli quattro anni, invia un messaggio al trasmettitore intertemporale e spaziale (cioè capace di abbattere la distanza e consegnare i messaggi in tempo reale) del suo caro amico Max, esploratore spaziale e unico in grado di andare a salvare il piccolo Claudi prima che sia troppo tardi.

Perdide n’est pas le coin tranquille dont vous nous donniez l’image l’autre jour.

Ricevuto il messaggio, il Grande Max, impegnato a trasportare due regnanti fuggitivi in un’altra galassia, abbandona quel compito e insieme a Belle e Martin (i due coniugi) e Silbad, un vecchio amico, nonché custode del pianeta di cui lui è proprietario, si imbarca in un viaggio che, in pochi mesi, dovrebbe portarli su Perdide, alla ricerca di Claudi, il bimbo che, miracolosamente, è ancora vivo.
Il nodo cruciali, tuttavia, è capire come farsi che il bambino resti in vita mentre loro viaggiano per raggiungerlo. A questo serve però il trasmettitore che Claudi ha portato con sé dalla morte di suo padre: attraverso quel piccolo oggetto, il bambino sente le voci (sempre diverse) di quell’amico di cui il padre gli ha spesso parlato e grazie al quale, soprattutto grazie all’esperienza di Silbad, riuscirà a nutrirsi e sopravvivere su quel pianeta altrimenti ostile.
Perché quel vecchio un po’ strampalato, che si dichiara innamorato di un intero pianeta, è anche lui un sopravvissuto scappato da Perdide, un luogo del quale conosce ogni segreto e pericolo, ogni minaccia nascosta che il bambino potrebbe trovarsi davanti e della quale lui porta ancora le cicatrici sulla propria testa, nascoste da una placca di metallo.

« En fait, ce voyage m’aura profiter plus que tous les autres à la fois… »
Elle eut presque l’air choqué.
« Vous avez trouvé un moyen… »
Il coupa :
« Je ne parle pas d’argent. »
Il la regarda et la trouva splendide. Ses yeux levés vers lui s’avivaient de l’éclat de larmes récentes. Avec ses lèvres légèrement gonflées, entrouvertes par l’attente sur la nacre des dents, elle était plus désirable que jamais.

L’ophelin de Perdide è un romanzo che, secondo me, si inserisce senza problemi tra i classici della fantascienza americana, pur essendo scritto in francese. Lo stile, la trama e i personaggi mi hanno ricordato molto la saga di George Lucas di Star Wars (che vedrà la luce quasi vent’anni dopo questo romanzo) e i rompicapo temporali in stile Doctor Who, che fanno del viaggio per salvare Claudi una vera corsa contro e indietro nel tempo!
Il grande paradosso temporale, quello di due persone che, benché distanti anni luce le une dalle altre, possono comunicare tra tra loro come se si trovassero nello stesso posto e nello stesso momento, gioca infatti in questo romanzo un ruolo centrale nello sviluppo della vicenda e soprattutto nella preparazione di quello che sarà il vero punto di svolta per la chiusura del romanzo. Io non ve lo svelo, perché magari conoscete il francese e volete leggervi questa storia comunque in lingua originale senza conoscerne il fulcro e il grande segreto attorno al quale ruota la vicenda, però, e qui prendo in prestito una frase del Dottore: “si chiama paradosso Dummet. Cercate su Google.”

Voi leggete libri di fantascienza? Conoscete dei romanzi fuori dai classici più “commerciali”?

Fatemi sapere

Federica 💋

Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Venerdìììììì!!

Ciao 😊 Scusate ma questa settimana è stata lunghissima per me, ma siamo finalmente alle porte del weekend! Non che si riposi, ma sono due giorni abbastanza calmi.

Oggi prima recensione filmica dell’anno e si parla del controverso (per gli appassionati) ultimo capitolo di Star Wars!

Titolo
Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Titolo originale
Star Wars: The Rise of Skywalker
Regia
J. J. Abrams
Anno
2019
Genere
Fantascienza, azione
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
J. J. Abrams, Chris Terrio, Colin Trevorrow, Derek Connolly & George Lucas (personaggi)
Sceneggiatura
J. J. Abrams, Chris Terrio
Cast
Carrie Fisher, Mark Hamill, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Anthony Daniels, Naomi Ackie, Domhnall Gleeson, Richard E. Grant, Lupita Nyong’o, Keri Russell, Joonas Suotamo, Kelly Marie Tran, Ian McDiarmid, Billy Dee Williams

Per la Galassia circola un messaggio inquietante: Palpatine, l’imperatore, è sopravvissuto all’esplosione della seconda Morte Nera ed è pronto a ricostruire ciò che gli è stato portato via trent’anni prima. Kylo Ren, ora comandante supremo del Nuovo Ordine, si mette alla sua ricerca, convinto che voglia sottrargli il controllo dell’Universo.
Giunto su Exelor, il pianeta roccaforte dei Sith, tuttavia, Kylo Ren scopre che è sempre stato Palpatine a guardare l’Ordine, attraverso la figura di Snoke, e che ora può finalmente regnare con lui, sempre che prima uccida Rey, l’ultima vera Jedi rimasta.
Nel frattempo, però, anche la Resistenza è alla ricerca di Palpatine e del tracciatore in grado di condurli a Exelor, per mettere fine ai Sith e alla loro sete di potere, liberando così la Galassia una volta per tutte. Rey, l’ex Stormtrooper Finn, Poe Dameron, Chewbecca e gli androidi BB-8, R2-D2 e C-3PO partono per recuperare il tracciatore, mettendosi senza saperlo sulle tracce del passato e della vita della giovane Jedi, legata a doppio filo non solo a Kylo Ren, ma anche a Palpatine.
Star Wars: L’ascesa di Skywalker è l’episodio conclusivo di questa trilogia sequel nell’universo di Star Wars e, non me ne vogliano i cultori, l’ho trovato un bel film! Visivamente impressionante, nelle scene ambientate nelle spazio quanto in quelle sui diversi pianeti toccati, credo che in questo aspetto riprenda tutti i caratteri che hanno reso impressionante la prima trilogia e ne rispetti le idee di partenza. Anche a livello di tematiche affrontate ci si trova di fronte a un ampio spettro di possibilità di interpretazioni, nonché di spunti niente male, primo tra tutti il concetto di dicotomia, che mette per la prima volta in comunione i due aspetti della Forza, quei Lati che sono sempre sembrati inconciliabili ma che alla fine generano il tanto cercato Equilibrio.
Personalmente, ho apprezzato tanto i personaggi di Rey e Ben (Kylo Ren), perché funzionano bene insieme e mi aspettavo quel risvolto finale (in tutto ciò che avviene tra e con loro, perché di indizi ce ne sono a bizzeffe nel film per capire già prima cosa succederà). So che il rapporto tra loro è stato oggetto di nasi arricciati e critiche, ma è un aspetto che caratterizza i prodotti di J. J. Abrams e che immaginavo avrebbe riportato anche nell’intoccabile mondo dei Jedi/Sith, quella malcelata considerazione dei sentimenti come un qualcosa di secondario rispetto alla via della Forza (e che a suo tempo ha iniziato il cammino di Anakin Skywalker verso il Lato Oscuro).
Cosa che, invece, non mi ha convinta ma che, anzi, mi ha un po’ delusa è stato il dover sottolineare la presenza di certe “preferenze” e la mancanza di esse all’interno del film. Parlo, in primo, della scomparsa del rapporto tra Rose e Finn iniziata nel capitolo precedente (quando lei lo salva da morte certa, dichiarandogli il suo amore) e che qui appare esattamente per ciò che era: il contentino alle comunità afro e orientali, nonché dell’amore senza distinzioni di colore. Secondo, il passaggio di un secondo netto in cui si vede un bacio saffico, a testimonianza che anche Star Wars sostiene la comunità LGBT. Ebbene, a mio avviso, entrambe erano sottolineature inutili e per una semplice ragione: i prodotti Star Wars, con tutta la varietà aliena presentata in ben nove film, è sempre stata il baluardo della diversità e del rapporto tra persone con caratteristiche fisiche diverse e non aveva bisogno di queste sterili testimonianze. Anzi, lo hanno un po’ penalizzato, perché è sintomo di una perdita della grandezza di questa immensa saga, da sempre capace di testimoniare ciò che qui si sono sentiti in dovere di puntualizzare, come a dire “Visto, ci teniamo. Ora godetevi il film”. Va beh…

A parte quell’ultimo aspetto, mi è piaciuto, molto! Tra qualche anno sarà bello rivedere tutti i film, in un’unica carrellata 😊 Ma non sarà presto!

Voi lo avete visto? Piaciuto o detestato?

Federica 💋

Legends of Tomorrow [1ª Stagione]

Buongiorno 😊

E ben arrivato Dicembre! Sembra ieri che è iniziato il 2019 ma siamo già quasi alla fine… mi è letteralmente volato quest’anno! E di tempo che vola si parla anche nella serie di oggi.

Titolo
Legends of Tomorrow
Ideatori
Greg Berlanti, Marc Guggenheim, Andrew Kreisberg, Phil Klemmer
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2016 —
Genere
Avventura, azione, drammatico, fantascienza, supereroi
Stagioni
4
Episodi

67
Lingua
Inglese
Cast
Caity Lotz, Brandon Routh, Dominic Purcell, Victor Garber, Arthur Darvill, Franz Drameh, Wentworth Miller, Ciara Renée, Falk Hentschel, Casper Crump, Martin Donovan

Vandal Savage minaccia il futuro del Signore del Tempo Rip Hunter, ma non solo il suo, perché la sua vita millenaria è legata alle esistenze di Kendra e Carter, reincarnazioni di una gran sacerdotessa egizia e del suo faraone, costretti a morire e rinascere finché non avranno posto fine alla vita del loro più grande nemico: Vandal Savage!
Costretto a una caccia attraverso il tempo, Rip Hunter mette insieme una squadra di “Leggende”, supereroi che saranno famosi per aver salvato il futuro. Solo che Sarah Lance, Ray Palmer, Martin Stein, Jefferson Jackson, Kendra Saunders, Carter Hall, Mick Rory e Leonard Snart non sono esattamente gli eroi della situazione; anzi, nelle loro rispettive città sono le spalle, se non i cattivi, e Rip ha bisogno di loro perché sono, beh, sacrificabili e una loro scomparsa non segnerà molto la linea temporale.
Prendendo tutti i personaggi secondari dell’Arrowverse, introdotti in Arrow e The Flash, questa serie si struttura come un prodotto a sé stante e contemporaneamente come un ulteriore tassello della macro-narrazione che unisce tutte le serie. È necessario, quindi, aver visto sia la serie di Oliver Queen (Arrow) sia di Barry Allen (The Flash), ricordando tutti i dettagli, e nel frattempo continuare a guardare la quarta e seconda stagione delle serie maggiori (credo siano queste, ma correggetemi se sbaglio
😉). Quello che ne risulta è un prodotto un po’ anonimo e ancora dipendente da quelle serie da cui si è staccato, dove l’inseguimento a Vandal Savage si perde nelle trame da tenere a mente, nell’idea che, da sé, la serie è un po’ lenta e poco interessante. I personaggi, se nell’Arrowverse avevano un ruolo, qui si trovano spaesati, devono riscrivere loro stessi e questa, forse, è la parte che più mi è piaciuta, perché da spalle e cattivi trovano un ruolo centrale e funzionale rispetto al resto del gruppo. Si fanno “eroi”, a modo loro, ed è diverso vedere un gruppo di eroi e non solo un supereroe, circondato da un gruppo di supporto che, ovvio è importante, ma non ha mai una rilevanza centrale. Qui ci sono scontri, disaccordi, ma comunque alla fine il bene del futuro (e delle persone) trionfa, riportando l’unità dove non sembrerebbe esserci.
Insomma, mi sarei aspettata una serie un po’ autonoma, certo con riferimenti a ciò che è avvenuto prima ma non così dipendente da ciò che c’è stato nelle altre serie. Sembrava ci potesse essere un passaggio di testimone, ma non mi sembra sia riuscito più di tanto…

Ecco una serie DC che non continuerò! Anche a rischio di non capire dei particolari nelle prossime stagioni 😅 Voi la conoscete?

A domani
Federica 💋

“Il giorno della vendetta” di Ryan Graudin

Buongiorno!

È passato del tempo da quando vi ho parlato del primo volume (accidenti a me!!), ma alla fine sono riuscita a terminare la duologia di Ryan Graudin! E che serie! Strepitosa!

(Attenzione: ci sono spoiler sul finale del primo volume!!)

Titolo
Il giorno della vendetta
Titolo originale
Blood for Blood
Autore
Ryan Graudin
Traduzione
Roberta Verde
Saga
Wolf by Wolf
Editore
De Agostini
Anno
2017
Anno prima edizione
2016
Genere
Distopico, Young Adult 
Formato

Cartaceo
Pagine

575
Prezzo
14,90€
Acquisto
Amazon

È il 1956 e il mondo è in fermento: dopo decenni di dominio assoluto, Hitler è stato assassinato e la Resistenza è pronta a prendere le armi. A innescare la scintilla è stata Yael, la ragazza dagli straordinari poteri mutaforma, miracolosamente sopravvissuta al campo di concentramento. È solo grazie al suo coraggio se il Nuovo Ordine ha le ore contate. O almeno così tutti credono. Ma la verità è molto più complicata di come appare, e le conseguenze di quanto è accaduto sono devastanti. Ora Yael è in fuga in territorio nemico. Non è sola, però. Insieme a lei ci sono Luka e Felix, i due ragazzi che ha dovuto tradire per portare a termine la sua missione e che adesso vuole proteggere a ogni costo. Ed è nel bel mezzo del caos che il passato e il futuro di Yael si scontrano, obbligandola a fare i conti con i propri sentimenti. Odio e amore, vendetta e perdono. Scegliere non è facile, soprattutto quando sul piatto della bilancia ci sono da un lato il destino del mondo intero e dall’altro la vita di chi ama. Quale sarà la scelta di Yael? Vita o morte?

1956. Finito il tour motociclistico dell’Asse, Yael ha preso parte al ballo del vincitore e a portato a termine la missione affidatale dalla Resistenza. Solo che l’uomo a cui ha sparato si è rivelato essere un mutaforma come lei; Hitler non è morto e allora non le resta che una cosa da fare, scappare.
Tuttavia, nemmeno questa parte del suo piano sembra andare per il verso giusto e si ritrova a scappare per le strade di Tokyo insieme a Luka, ormai consapevole del suo segreto e in pericolo a causa sua, proprio perché è stato lui a farla partecipare al ballo. Ma, al Palazzo Imperiale, anche Felix (legato e imbavagliato da quella che credeva essere sua sorella) si ritrova al centro dell’attenzione dei soldati, come possibile complice dell’assassina più famosa del mondo, Adele Wolfe. Solo che lui non ha idea di chi sia, né del perché Hitler sia ancora vivo.

Era una registrazione. Doveva esserlo. Anche se il Führer fosse in qualche modo riuscito a sopravvivere a un colpo in pieno petto, non poteva essere seduto dritto su una sedia appena poche ore dopo.

Ma la prima fuga non termina affatto bene, e Yael, con Luka e Felix, si ritrova prigioniera su un aereo diretto in Germania. Una prigionia che, grazie al “fratello” tradito, ha le ore contate, permettendo così ai tre ragazzi di ritrovarsi liberi tra le montagne del territorio sovietico, tra i nemici certo, ma almeno in grado di poter decidere cosa fare delle loro vite. Ma per nessuno di loro esisteste davvero una scelta: ognuno per le proprie ragioni, si ritrovano a proseguire verso Germania, in una marcia difficile e segnata dalla lotta tra passato, presente e futuro, da una fiducia forse impossibile da ricostruire e da decisioni che metteranno tutti loro alla prova.

Dentro di lei c’era il coraggio di cento Croci di Ferro, fuso e rimodellato in qualcosa di più puro: un coraggio non contaminato dalla crudeltà.

Il giorno della vendetta è, come il primo volume, un condensato di emozioni forti, adrenalina e coinvolgimento. Trasporta chi legge in questa realtà alternativa, regalando personaggi con i quali è impossibile non entrare in sintonia, che è impossibile non amare e odiare per ciò che accade loro, o per le scelte che sono portati a fare in questo mondo che sta andando a pezzi, frammentato quanto lo è la protagonista, Yael, combattuta tra ciò che ancora deve fare e la risposta a una domanda tanto semplice, quanto complicata: “E adesso?”.

I pezzi di Yael, la sua vita e la sua anima, stavano entrando in collisione.

Ho letteralmente divorato questo libro e le sue, quasi, 600 pagine. Lo stile e l’incredibile attenzione all’aspetto emotivo dei personaggi creano dipendenza, rendendo impossibile staccarsi dalle pagine e dalle emozioni che regalano. I sentimenti, positivi e negativi in egual misura (dipende da quale personaggio ha la parola), trascinano in un turbine continuo di soddisfazione e terrore, di amore e odio, che culmina in un finale tanto sorprendente quanto profondo e, devo ammetterlo, un pizzico insoddisfacente per una come me, sempre pronta al lieto fine assoluto.

I mostri sono quelli che aprono i bambini con i bisturi e lo chiamano progresso. I mostri uccidono interi gruppi di persone senza battere ciglio ma sì impressionano se devono pulire le fragole del giardino dalle ceneri umane. I mostri sono quelli che guardano questa gente fare queste cose e non fanno niente per fermarla. Tu e io non siamo mostri. Siamo miracoli, semmai.

È un libro sorprendente e ho rivalutato tantissimo i personaggi di Luka e Felix, entrambi in due prospettive diametralmente opposte, arrivando a capirne i ragionamenti, persino i cambi di prospettiva e opinione, anche se (soprattutto nel caso di Felix, che avrei preso a randellate dall’inizio alla fine!) non li ho sempre condivisi fino in fondo. Per Yael, invece, una grande riconferma, una protagonista incredibile e impossibile da non amare, non con tutto il suo coraggio, i suoi dubbi e timori così grandi eppure stimolo a essere una persona migliore.

Da questo libro ho preso veramente tante citazioni, una più bella dell’altra, e ho fatto fatica a sceglierne solo quattro! Resterà a lungo tra le migliori saghe che ho letto e che ho amato (versando anche un sacco di lacrime, tra l’altro)! È davvero super consigliato!

Fatemi sapere se darete a Yael, Luka e Felix una possibilità… O se già li conoscete 😉 

Federica 💋

See You Yesterday

Buongiorno 😊 e buon pranzo, vista l’ora!

Oggi riesco finalmente a pubblicare qualcosa!!
La recensione di quest’oggi riguarda un film che ho visto diverso tempo fa ma del quale non mi decidevo ancora a parlarvi. Ho dovuto aspettare un po’ di tempo per capire se mi fosse piaciuto oppure no e adesso vi spiego perché.

Titolo
See You Yesterday
Regia
Stefon Bristol
Anno
2019
Genere
Drammatico, fantascienza, thriller
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Fredrica Bailey, Stefon Bristol
Cast
Eden Duncan-Smith, Danté Crichlow, Brian “Stro” Bradley, Marsha Stephanie Blake, Johnathan Nieves, Michael J. Fox, Myra Lucretia Taylor, Wavyy Jonez, Rayshawn Richardson

CJ e Sebastian, amici da una vita, sono due adolescenti un po’ nerd e super patiti di scienza che cercano di creare uno zainetto per viaggiare nel tempo, giusto per dare uno stacco alla noia durante le vacanze estive, tra un laptop da riparare e nuove tesi scientifiche da dimostrare.
L’estate, con loro stupore, parte persino con il piede giusto, perché i loro zaini-macchine del tempo funzionano davvero! Ma se da un lato questa scoperta ha dell’incredibile, dall’altro portano CJ ad avere uno scontro con il proprio ex ragazzo, un evento dal quale si scatenano conseguenze impossibili da prevedere e con esiti terrificanti, che porteranno Calvin, il fratello maggiore di CJ, a perdere la vita a causa di uno scambio di persona. E da qui, CJ e Sebastian mettono in atto una serie di tentativi sempre più ingarbugliati di impedire che la tragica morte di Calvin avvenga. Per quante volte ripetano il viaggio, però, l’esito non sembra cambiare, almeno finché non è Sebastian a finire nei guai nel passato, alterando sempre di più la linea temporale.
Senza svelarvi altro della trama, See You Yesterday si costruisce come una specie di Back To The Future moderno, strizzando l’occhio al film con il cameo di Michael J. Fox e la battuta “Grande Giove”, ma attorno a questo articola diverse tematiche sociali interessanti e non scontate, tra le quali i pregiudizi dei bianchi nei confronti della comunità afroamericana, causa della morte ingiusta di Calvin. Non sorprende, se si nota che tra i produttori esecutivi del film figura Spike Lee (di suo ho recensito anche BlacKkKlansman) e che lui è da sempre attento (e critico) sul tema dell’esclusione razziale negli Stati Uniti d’America. Vi è poi la bulimica ripetizione dei tentativi di CJ di cambiare il passato, simbolica rappresentazione del continuo rivivere dell’evento tragico da parte di chi è sopravvissuto, senza mai poterne cambiare gli esiti. Il viaggio nel tempo diventa così la metafora della memoria, del suo riproporre ancora e ancora ciò che non possiamo né dimenticare né cambiare.
Interessanti e ben riuscite le tensioni emotive che muovono CJ e Sebastian, benché si accrescano in direzioni diverse, ma ad avermi colpita di più è la parte marginale di Calvin, che si vede poco e tuttavia è il perno del film, del suo scorrere e della sua intera identità. Nel suo essere “assente”, il fratello di CJ muove le azioni e le reazioni di tutti gli altri personaggi, arrivando anche a scegliere di farsi fantasma pur di aiutare la sorellina a capire chi deve davvero aiutare da quel momento in avanti.
Insomma, See You Yesterday gioca con la fantascienza per raccontare l’esperienza del dolore, dei soprusi e di come convivere (o non convivere) con le conseguenze negative di ciò che accade, sancendo come tutto sia in realtà un’esperienza solitaria, condivisibile con gli altri solo fino a un certo punto ma mai completamente. Unica pecca è, forse, il finale, ma non più di tanto. Per i miei gusti, avrei preferito qualcosa di più definito, di meno aperto, che desse una conclusione alla ripetizione. Però nulla può porre fine un dolore e un processo come quello affrontato da CJ, quindi nemmeno il film si può chiudere in maniera definitiva, assimilando così il mezzo cinematografico a supporto della memoria umana, un’idea davvero ben studiata e riuscita.

All’inizio non ero molto soddisfatta del finale, ma poi ho meditato un po’ e credo che sia adatto, forse non perfetto, ma giusto per il film!

Voi lo avete visto?

Alla prossima (spero presto)
Federica 💋