[Review Tour] “Collisione” di Monica Brizzi

Buongiorno a tutti!

Questa settimana ho l’onore, e l’onere, di chiudere il review tour che accompagna l’uscita dell’ultimo romanzo di Monica Brizzi, Collisione, terzo volume della saga romance-distopica La Principessa dei Mondi! Ebbene sì, per chi conosce la storia di Niris e Max, siamo arrivati all’ultima entusiasmante avventura, che vedrà i nostri eroi lottare dopo le sconvolgenti rivelazioni nel finale di Mirika!

Prima di passare alla recensione vera e propria, ringrazio la CE per la copia ARC e vi lascio le mie precedenti recensioni di La Terra e Mirika, rispettivamente il primo e il secondo volume della trilogia. Ora a noi, anche se vi avviso che non sono riuscita ad essere pienamente obiettiva e distaccata. Ma come si fa, con due protagonisti come questi?!

Titolo
Collisione
Autore
Monica Brizzi
Editore
Genesis Publishing
Saga
La Principessa dei Mondi #3
Genere
Romance distopico
Pubblicazione
26 Giugno 2020
Formato
Ebook (3,99€) ~ Cartaceo (10,60€)
Pagine
252
Acquisto
Amazon

Il dolore si era trasformato in collera e rivalsa. La mia mente urlava una sola cosa: vendetta.
Vendetta. Vendetta. E lo sputai, come un drago con il fuoco.
Sputai ciò che desideravo e che bramavo con una nuova forza.
«Se siete stati voi… beh, sto venendo a prendervi.»

Maxilimilian Davis Hall e Niristilia Nerol della famiglia Neraides sono due leggende, tuttavia i popoli preferiscono acclamarli come Max, colonnello e capo dei ribelli terrestri, e Niris, principessa e futura regina di Mirika. E nessuno sa cosa il futuro ha in serbo per loro.
Il pianeta rosa ha bisogno di una guida, quello blu di risposte. Perché le domande si affollano intorno a H e Mirikantes e le spiegazioni sembrano sempre più confuse e oscure.
Nuove città, scoperte sconcertanti, perdite e addii. Tra una rivelazione e l’altra, Max e Niris dovranno cercare di tenere insieme i pezzi dell’universo e di loro stessi. Perché tutto sta per cambiare. E questa volta, sarà per sempre.

Collisione, volume conclusivo della trilogia romance-distopica La Principessa dei Mondi, si prepara a fare giustizia laddove è sempre stata negata e a collegare due mondi apparentemente troppo distanti. Max e Niris vi aspettano per raccontarvi il loro strabiliante e rocambolesco epilogo.

Mirika. Dopo la morte di Nantius, Niris e Max devono fare i conti con la verità che ha destabilizzato tutto ciò che credevano fosse accaduto tra il misterioso, colorato pianeta alieno e la Terra, cercando di capire come la nuova condizione di Niris, quella di futura Regina di Mirika, cambierà il loro rapporto.
Ma prima è tempo del cordoglio, dell’ultimo saluto a colui che per la Principessa rinnegata è stato come un padre. Malarka, una guardia, un soldato, un amico, che ha dato la vita per lei e il quale lei, e Max, sono disposti a onorare come il guerriero che è stato in vita.
E nel frattempo Niris affronta la distruzione di tutte le verità su cui sono stati costruiti i rapporti tra i due mondi nell’unico modo in cui è sempre sopravvissuta, estraniandosi e racchiudendo dentro di sé emozioni che potrebbero destabilizzare quel controllo che, invece, deve mantenere per il bene di Mirika, della Terra e di tutti i loro abitanti, anche se forse non sembrano così ben disposti verso di lei.

Tuttavia, la mia condizione non cambiava: ero e sarei sempre stata un’estranea. Qualunque fosse il mio pianeta, qualunque fosse il mio sangue, gli abitanti di quei globi mi avrebbero considerata tale.

Ma ciò che conta è avere Max, e solo lui, il Colonnello che con la sua imperturbabilità e forza sarebbe capace di guidare il mondo intero verso obiettivi e giorni migliori. La persona che, anche se Niris non osa chiedere, vorrebbe vedere reclamare per il diritto a definirla sua, la sua ragione di vita, sua compagna e moglie, prima ancora del titolo di Regina. E quando accade, nient’altro al mondo, in entrambi i mondi, ha più importanza. Per un attimo, tra due pianeti in guerra, esistono loro e soltanto loro.
La realtà, tuttavia, non scompare e Max e Niris devono fare ritorno là dove tutto è cominciato, sulla Terra, per affrontare un nemico che di umano non ha più nulla e che cerca, in ogni modo possibile, di piegare entrambi al proprio volere, alla propria versione dei fatti, alle proprie azioni e menzogne crudeli. Che cerca di sottrarli l’uno all’altra per renderli deboli, malleabili. Dando loro, invece, una ragione in più per combattere, sopravvivere e, infine, vivere, e farlo insieme.

Il suo sorrisetto maldestro, quello che si apriva da un lato per poi comparire su tutto il viso, illuminò l’intero androne.
«Facciamo questa cosa» sussurrò.
Annuii e mi misi al suo fianco. Sollevai il cappuccio e mi coprii la testa, lui fece lo stesso con il suo. Senza smettere di sorridere, cominciammo ad avanzare
.

Collisione, terzo e ultimo capitolo della trilogia La Principessa dei Mondi, è una carambola di emozioni dall’inizio alla fine. Il suo ritmo trascinante, i colpi di scena e al cuore (per tutto ciò che accade a Niris e Max) che vengono raccontati attraverso gli occhi della protagonista, con qualche intermezzo da colpo di fulmine immediato perché scritti dal punto di vista di Max, si incastrano alla perfezione in un intreccio nel quale è impossibile non restare catturati.
Quando si comincia a leggere, si è attratti come una calamita pagina dopo pagina, e si divorano gli eventi e le rivelazione senza possibilità di staccare lo sguardo. Accade troppo, e troppo in fretta, per pensare di prendersi una pausa dalla lettura e non sapere
subito cosa ne sarà di Niris e Max una volta fatto ritorno a 1, la prima città liberata nonché sede del CDC e, dopo tante difficoltà, a H, a casa, il rifugio sicuro dove essere loro stessi, gioire, soffrire e progettare un futuro migliore insieme agli amici di sempre. Si è coinvolti emotivamente in un mondo in guerra e se ne diventa partecipi fino in fondo grazie a Niris e Max, la coppia di protagonisti più tenera, più testarda e con più problemi di comunicazione di “livello base” che abbia mai visto, ma che per questo è tanto più facile da apprezzare e amare.

Come se tutto ciò che sono avesse come unica intenzione quella di giungere, colpire e consegnarle il mio cuore.
Eccolo, prendilo. È tuo, lo è sempre stato. Lo sarà per sempre.
E vorrei dirglielo, vorrei dirle tutto. Ciò che sento, ciò che mi dà. Che è bella, che ogni volta che mi tocca perdo consistenze e respiri.
Ma non ci riesco. E continuo a prendere tutto e a darle ogni cosa.

Qui arrivo alla parte meno obiettiva della recensione, perché quando finisci di leggere l’ultimo volume di una saga che ami, e che amerai a lungo, con personaggi impossibili da dimenticare, che ti sono entrati sottopelle e che sai, perché Lo Sai, che ti cambieranno la vita, ecco, quando arrivi alla fine dell’ultima pagina, ti senti in due modi.
Sei felice, perché, finalmente, hai conosciuto l’intera storia, l’hai amata e fatta tua. Ed è una esperienza meravigliosa. E sei triste, come se ti avessero strappato il cuore dal petto, perché sei arrivato alla fine. E ti dispiace, non vuoi lasciarli, perché personaggi e storia si sono presi una parte di te senza chiederti il permesso.
Leggere
Collisione è così che mi ha fatta sentire, felice e triste, con la voglia di ridere e piangere insieme, lo stomaco stretto in una morsa perché, alla fine, il viaggio si è concluso e io non ho idea se gioirne o disperarmene. Il vortice di emozioni è intenso durante tutta la lettura, ma soprattutto nel crescendo dei colpi di scena conclusivi e invidio, e compatisco, coloro che ancora devono scoprire Niris e Max, la loro forza, la loro resilienza, perché potranno incontrarli per la prima volta e farsi trascinare dalla loro avventura verso un Finale con l’iniziale maiuscola, oltre il quale resterà l’emozione pura, intensa, che ti fa star bene e, insieme, male, perché ti dispiace lasciarli, anche se sai che è giusto.
Monica ha creato un mondo da amare, dal quale imparare e che, per quel che mi riguarda, è diventato uno dei miei universi fantastici preferiti. È un universo distopico, quindi con tutte le negatività possibili di cui una realtà come questa è portatrice, eppure si riesce a trovare tanti motivi per amarlo, per prendere spunti costruttivi dai quali analizzare il proprio vissuto, la relazione con il nostro mondo e, soprattutto, la possibilità di vivere ciò che hanno Max e Niris pur nelle difficoltà.

Che dire? Niente, se non che l’obiettività ed io qui ci siamo salutate praticamente alla prima pagina del libro. E non sono mai stata più felice di farlo 😅 Perché è davvero impossibile non innamorarsi di questa storia, come di tutta la trilogia.

So che questa è l’ultima tappa, però vi lascio lo stesso il calendario del review tour così che possiate recuperare tutte le recensioni delle blogger che mi hanno preceduta.

Lunedì 29 giugno: Librintavola
Martedì 30 giugno: Esmeralda viaggi e libri 
Mercoledì 1 luglio: Rivendell: Katy Booklover
Lunedì 6 luglio: A libro aperto
Martedì 7 luglio: Vivianabooks
Mercoledì 8 luglio: Ilariabookpassion
Giovedì 9 luglio: The Reading’s Love
Venerdì 10 luglio:

Fatemi sapere se questo romanzo e il suo genere vi interessano, se lo leggerete o se in qualche modo attirato la vostra curiosità 😊

A più tardi,
Federica 💋

[Segnalazione] “Fantàsià” per l’Associazione ASROO

Buongiorno a tutti e buon mercoledì!

La segnalazione di oggi è molto, molto importante! Si tratta di una raccolta di racconti a scopo benefico per sostenere l’ASROO, l’Associazione Scientifica Retinoblastoma e Oncologia Oculare di Siena che si occupa di ricerca sul Retinoblastoma, tra i tumori più frequenti in età infantile.

Titolo
Fantàsià
Autore
Aharan Lee, Elena Panzera, Giorgia Sbuelz, Greta Guerrieri, Maggie Van Der Toorn, Monica Serra, Silvia Bruni, Stefano Labbia
Editore
Self Published
Anno
2020
Genere
Fantastico, raccolta di racconti
Formato

Cartaceo (15€) ~ Ebook (3,99€)
Pagine

166
Acquisto
Amazon

L’intero ricavato dell’antologia andrà devoluto a favore dell’ASROO. ASROO è un’associazione nazionale con sede a Siena che si occupa di ricercare fondi per sostenere la ricerca sul retino-blastoma, il tumore oculare più frequente in età pediatrica. Si tratta di una malattia rara diffusa in tutto il mondo. In Europa, Siena è il terzo centro dopo Parigi e Londra per numeri di casi trattati. L’Associazione dal 2011 finanzia borse di studio a giovani ricercatori e acquista macchinari altamente innovativi per diagnosticare precocemente la malattia. Nell’antologia si sperimenta il tema della fantasia, insieme a: Aharan Lee, Elena Panzera, Giorgia Sbuelz, Greta Guerrieri, Maggie Van Der Toorn, Monica Serra, Silvia Bruni, Stefano Labbia.

L’associazione

ASROO – Associazione Scientifica Retinoblastoma e Oncologia Oculare è nata il 27 aprile 2010 per iniziativa di medici e biologi del Centro di riferimento del Retinoblastoma, dell’Unità di Oftalmologia e della Sezione di Biochimica del Dipartimento di Medicina Interna Scienze Endocrino Metaboliche e Biochimica di Siena, che già da alcuni anni stanno collaborando per un progetto di ricerca sul retinoblastoma.

L’Associazione si prefigge le seguenti finalità:
– migliorare le conoscenze medico-scientifiche nel vasto campo dei tumori oculari;
– migliorare la qualità dei servizi offerti ai pazienti;
– diffondere e divulgare le conoscenze scientifiche raggiunte nel settore attraverso opuscoli distribuiti negli ospedali, negli studi medici, nelle manifestazioni pubbliche quali seminari e convegni;
– sostenere tramite raccolta di fondi il miglioramento dei centri specialistici dedicati attraverso la donazione di apparecchiature scientifiche.

È un progetto decisamente importante e va sostenuto in ogni modo possibile!

Federica 💋

“Ignite Me” di Tahereh Mafi

Buongiorno e buon giovedì!

Oggi parliamo dell’ultimo capitolo (ma anche no, e più giù vi spiego perché) della serie distopica di Tahereh Mafi!

34974533. sy475 Titolo
Ignite Me
Autore
Tahereh Mafi
Traduzione
S. A. Benatti
Saga
Shatter Me #3
Editore
Rizzoli
Anno
2017 
Anno prima edizione
2014
Genere
Fantasy, distopico
Formato

Cartaceo (18€) ~ Ebook (6,99€)
Pagine

469
Acquisto
Mondadori

Niente sarà più come prima.
Non si sa che fine abbia fatto il Punto Omega. Tutti i compagni di Juliette potrebbero essere morti. Forse la guerra è finita ancora prima di cominciare.
Juliette comunque non si arrende: affronterà la Restaurazione. Se vuole sopravvivere, deve sconfiggerla. Ma per abbattere la Restaurazione e l’uomo che l’ha quasi uccisa, le servirà l’aiuto di qualcuno che non avrebbe mai pensato di avere al suo fianco: Warner. E mentre si preparano insieme ad affrontare il loro nemico comune, Juliette scoprirà che tutte le sue certezze – su Warner, sui propri poteri, e perfino su Adam – erano sbagliate.

Juliette non è morta. Il supremo le ha sparato, un solo colpo dritto al petto, e per quanto ricordi esattamente cosa significhi morire, grazie al potere di Warren e a quello delle guaritrici Sonya e Sara, Juliette è sopravvissuta. E ha tutte le intenzioni di vendicarsi di Anderson.
Prima, però, deve fare i conti con le conseguenze dell’insurrezione del Punto Omega, perché mentre lei lottava con la morte, i suoi amici e i ribelli affrontavano l’esercito della Restaurazione. Ma ciò che Warren le rivela non è affatto ciò che si aspettava: il Punto Omega è stato raso al suolo, nessuno sembra essere scampato al massacro dell’esercito. Juliette è sola, ha perso tutti i suoi amici e chi le resta è Warren, con gli incomprensibili sentimenti che le scatena e la promessa di aiutarla a ottenere ciò che più desidera: vendetta e giustizia.

«Non ho mai sostenuto di seguire un insieme di principi» continua Warner. «Non ho mai detto di avere ragione o di essere buono e neppure che le mie azioni siano giustificate. La verità è che non mi interessa. Sono stato costretto a fare delle cose terribili nella vita, tesoro, e non cerco né il tuo perdono né la tua approvazione. Perché non posso concedermi il lusso di filosofeggiare, parlando di scrupoli, quando ogni giorno sono costretto ad agire in base all’istinto primario.»

Ma non tutti sono rimasti vittima dell’attacco di Anderson e quando Juliette ritrova Kenji, Adam, James, Castle e gli altri membri della squadra, ecco che il suo piano per sconfiggere il supremo si amplia. Il suo scopo sarà guidare la rivolta, perché nessun altro a parte lei ha la forza e la determinazione necessaria a portare a termine il piano di Castle. E può farlo solo se ciò che resta della ribellione e Warren lavoreranno insieme.
Ignite Me è il terzo capitolo della serie e attua una vera trasformazione con il personaggio di Juliette perché, da remissiva e spaventata in Shatter Me, si risveglia una combattente pronta a tutto per riscattare se stessa e coloro che ha perso. Lo stile si evolve, prende sicurezza come la protagonista e nel descrivere l’addestramento in vista dell’attacco decisivo, si assiste a un cambiamento che mi ha sorpresa in maniera positiva. C’è anche più cameratismo con chi, nei libri precedenti, restava magari un po’ in disparte o che, comunque, Juliette non riusciva a capire fino in fondo, per il semplice fatto che, per lei, ogni rapporto era nuovo ed estranea.

«Lotterai con me?» gli chiedo, respirando a stento. «Combatterai con me? Anche se ci sarà Warner?»
Kenji sorride. Alza gli occhi al cielo. «Ovvio.»
«Davvero?»
«Sono qui per te, ragazzina. È a questo che servono gli amici.»

A fare faville, come già in Unravel Me, sono Kenji, che si rivela essere il personaggio meglio riuscito e quello che ho adorato di più tra i secondari, e Aaron (Warren), un coprotagonista dieci volte più interessante di Adam (e un po’ mi rincresce, perché nel primo volume mi era super piaciuto). Warren non è buono, né gli interessa la redenzione universale per le nefandezze commesse, ma scende a compromessi con ciò che, per forza di cose, ha scelto di fare pur di arrivare dov’è, pur di sopravvivere a un padre del tutto folle. Eppure, di fronte alle scottanti rivelazioni che lo legano ad Adam e James, trova il modo di rivedere le sue certezze, nel tentativo di essere colui che Juliette riesca ad amare senza ripensamenti o preoccupazioni sulla correttezza delle sue intenzioni verso di lei.

Alza lo sguardo, lentamente, ciglia dorate che si sollevano rivelando più tristezza e bellezza di quante ne abbia mai viste nello stesso momento. Non credevo che qualcuno potesse trasmettere così tanto in un solo sguardo. In lui c’è un dolore straordinario. Una passione straordinaria.

Nonostante io mi sia spoilerata il finale andando a curiosare sui volumi successivi (il che ha rallentato molto la lettura), Ignite Me è la perfetta continuazione ed evoluzione di una storia distopica che cattura e coinvolge. Ha personaggi capaci di far innamorare (e credetemi, amerete Aaron alla follia!) e divertire come non mai, lasciando una sensazione dolce e amare quando si giunge alla fine, perché è una di quelle avventure che non si vorrebbe mai abbandonare.

Quindi, a parte l’essermi spoilerata la fine prima ancora di iniziarlo (🤦‍♀️), ho scoperto che ci sono altri tre volumi dopo questo e che, per adesso, non sono ancora stati pubblicati in Italia… a questo punto mi resta una sola cosa da dire: Perché? Perché non ci sono ancora?? Ne ho bisogno!

A parte lo sfogo, è una saga che vi super consiglio di iniziare e che, spero con tutto il cuore, decideranno di proseguire anche qui da noi (o mi toccherà finirla in inglese…)!

Federica 💋

The Order

Ciao a tutti!

E buon Primo Maggio, anche se quest’anno è un po’ strano, visto che siamo tutti chiusi in casa (ancora per poco, si spera!). Se oggi non sapete cosa fare, ho la serie tv giusta per tenervi impegnati 😊

Titolo
The Order
Ideatori

Dennis Heaton, Shelley Eriksen
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2019—
Genere
Orrore, drammatico, fantastico
Stagioni
1
Episodi

10
Lingua
Inglese
Cast
Jake Manley, Sarah Grey, Matt Frewer, Sam Trammell, Max Martini, Katharine Isabelle, Adam DiMarco, Louriza Tronco, Matt Visser, Jedidiah Goodacre, Sean Depner, Jewel Staite, Devery Jacobs, Aaron Hale, Christian Michael Cooper, Thomas Elms, Ty Wood, Dylan Playfair, Ajay Friese, Favour Onwuka, Drew Ray Tanner, Hiro Kanagawa, Ian Tracey

Jack Morton è stato ammesso alla Belgrave University e adesso, dopo anni passati ad architettare con il nonno la proprio vendetta contro Edward Coventry, è a un passo dal realizzarla. Gli basta riuscire a entrare nella confraternita super segreta dell’Ordine, i cui membri sono tra i membri più influenti della società americana. Ma quello che l’Ordine della Rosa Blu nasconde, e di cui Coventry è parte integrante, va ben oltre l’immaginazione di Jack e dopo essere stato preso alle prove di selezione per farne parte, una serie di omicidi sconvolge il campus, coinvolgendo proprio i candidati.
Della trama non vi svelo altro, se non che Jack dovrà far fronte a una università del tutto sui generis, dove magia, stregoni e licantropi si affrontano nel tentativo di conquistare l’equilibrio in una lotta che dura da secoli e lui si troverà giusto nel mezzo.
La prima stagione di The Order segue il primo anno universitario di Jack, tra lezioni, compiti segreti per l’Ordine e i tentativi di portare avanti il suo piano contro Coventry, ostacolato da una serie di imprevisti, uno dei quali è l’attrazione di Jack nei confronti di Alyssa Drake, di un anno più grande e membro anziano dell’Ordine. Scritta in toni quasi dell’orrore, o comunque del dark fantasy, la serie è un crocevia tra Teen Wolf e The Magicians, due serie che mi sono piaciute molto (e della seconda sto ancora aspettando la quarta stagione, mannaggia a Prime!) e dalle quali si distacca con una trama non scontata e ben delineata, che al finale di stagione (com’è ovvio) si chiude con dei mega colpi di scena e tanti interrogativi, in attesa della sua continuazione.
A parte l’elemento magico, che recupera il legame con le radici antiche della magia in quanto pratica che prevede erbe e mortai, secondo me è interessante lo svecchiamento che viene fatto della figura dei licantropi: niente pallottole d’argento e soprattutto niente morsi, né trasformazioni al chiar di luna, ma un secondo ordine segreto, pelli magiche e fischi strani nelle orecchie che legano tra loro i due schieramenti. E benché i dieci episodi approfondiscano in maniera accurata l’universo fantastico in cui è ambientata la serie, sono certa che molti altri dettagli devono ancora uscire e rendere più intrigante una storia già ben messa.

Questa è stata una delle mie scoperte da quarantena. Voi avete trovato nuove serie tv o ne avete riscoperte alcune, magari prima abbandonate?

Federica 💋

Storytelling Chronicles #3

Buongiorno e buon Lunedì 😊

Ormai l’appuntamento con la rubrica di scrittura creativa dello Storytelling Chronicles (creata da Lara de La nicchia letteraria e con la grafica di Tania di My CreaBookish Kingdom) sta diventando fisso… e mi sa che è li sto pubblicando pure nello stesso giorno 😅Coincidenze, giuro!

Il tema questa volta è un’immagine:

E si è adattata alla perfezione al continuo di Blue Melody (scritta il mese scorso). Devo dire di essere proprio contenta di partecipare a questa “sfida”, perché mi ha permesso di riprendere in mano un’idea su cui già stavo lavorando ed è esplosa, letteralmente 😊 È diventata molto, molto, molto più articolata e complessa di quanto avessi sperato all’inizio, perciò prima di lasciarvi leggere il racconto, vi metto => qui <= i capitoli precedenti, se vi andasse di leggerli 😊altrimenti il recap qui sotto serve a contestualizzarlo (è lungo, ma è il meglio che ho saputo fare).

Durante la ricerca di alcune piante officinali, la giovane erborista Melody scampa all’attacco di un lupo grazie all’intervento di un essere sovrannaturale, metà uomo e metà lupo, insieme a un grande lupo nero. Rientrata a casa, dove aiuta la madre e la nonna a preparare medicamenti e a prendersi cura del padre infermo, la giovane tace alla propria famiglia l’accaduto, decisa a dimenticare la presenza delle due creature per non cedere alla paura dei boschi e smettere di raccogliere le piante e le erbe necessarie alla sopravvivenza del villaggio.
Diversi giorni dopo, durante gli scambi commerciali presso la bottega del macellaio, Melody riesce a ottenere un buon prezzo per la propria merce, fatta salva la promessa di portarne altra entro sera. Ciò che cerca sono le erbe tardive, le cui foglie aiutano a ridurre il consumo di cibo durante i mesi invernali, necessarie a causa dei razionamenti delle provviste cui andranno incontro. Perché è proibito inoltrarsi nei boschi che circondano il villaggio, persino per cacciare; infestata da lupi che nessuno riesce a debellare, la foresta è un luogo ostile, che tuttavia Melody conosce alla perfezione e nella quale riesce a fare scorta di erbe prima che tramonti il sole.
Rientrata dai cancelli del villaggio, dopo l’ennesimo scontro verbale con il capitano delle guardie, consegna la merce al macellaio ma vi trova anche una misteriosa pelliccia di lupo grigio. Riconosciuta come quella del predatore che l’ha attaccata, scopre che è stato un cacciatore appena uscito dalla bottega a barattarla, insieme alla carne di lupo, il solo che riesca a vivere in mezzo ai boschi senza essere sbranato dalle bestie feroci. Benché dovrebbe tenere segrete la sue uscite, Melody decide lo stesso di affrontare l’uomo che, dapprima restio, si offre di rispondere alle sue domande in cambio di un rimedio per le ferite che contenga anche le radici delle erbe tardive, di norma urticanti.
Nel pieno delle preparazioni dei rimedi con la sua famiglia, tuttavia, una ragazza del villaggio viene trovata morta, sbranata dai lupi. Sotto un rigido coprifuoco, le uscite di Melody si fanno rare per non fornire alle guardie una ragione per arrestarla, eventualità che il loro capitano aspetta con ansia, finché queste non irrompono a casa. Una denuncia anonima contro di lei è quanto basta per ordinare la distruzione delle scorte raccolte e per farla arrestare. Decisa ad evitare di passare un mese a disposizione del capitano in una prigione, Melody sceglie l’esilio, stabilendosi nella casa della nonna al limitare della foresta nonostante il pericolo dei lupi.
Rimasta senza erbe e a corto di tempo prima dell’arrivo dell’inverno, la giovane si vede costretta a cambiare i termini del proprio accordo con il cacciatore. Gli fornirà quanto chiesto e parte dei guadagni ottenuti dal baratto dei medicamenti se le farà da guida nella foresta, in quanto lui è il solo che la conosca bene quanto lei, se non meglio. Il cacciatore, benché minacciato di ostracismo dal capitano delle guardie, accetta.

E ora la storia!

Il foglio di carta ammorbidito dall’umidità si scurisce nei tratti che traccio a carboncino. La nebbia di questa mattina si sta diradando con il passare delle ore, rendendomi più facile scorgere i dettagli principali di questa zona della foresta. È uno schizzo rudimentale dell’ansa del fiume, delle rocce alte e immense che la circondano, però basterà come appunto per la nuova mappa che sto costruendo.
Da quando ho iniziato a tracciarne le prime forme, più a memoria che altro, è stato chiaro che mi serviranno mesi per completarne solo la metà di quella che le guardie hanno bruciato. Non ho tutto questo tempo, però, e anche se ho saputo che la nonna sta cercando di disegnarne una a sua volta, io cerco di ricostruirne più porzioni possibili, approfittando di ogni momento libero.
Non che ne abbia mai. Tra la ricerca di nuove scorte e il prendermi cura di quelle che già sono in lavorazione, le mie giornate sono scandite da ritmi troppo serrati per trasgredire.
Guardo verso sud-est, dove emerge appena il profilo del lago Nero, il grande bacino che permette di irrigare i campi coltivati del villaggio e oltre il quale si estende un tratto selvaggio mai esplorato dalla mia famiglia. Traccio ciò che vedo sulla carta, soffermandomi più sulla forma generale che sui dettagli. Li aggiusterò in seguito, passando in rassegna ciò che mi è sfuggito nel viaggio di ritorno.
Non mi ha entusiasmata l’idea di venire da questo lato della foresta, ma il cacciatore è stato di tutt’altro avviso all’alba di oggi, proprio come nelle scorse mattine. Negli ultimi tre giorni mi ha mostrato porzioni di foresta che non avrei mai considerato, nelle quali nemmeno io mi sarei mai spinta. Tutte troppo lontane o delle quali non conoscevo l’esistenza, né i pericoli, che con lui ho attraversato e iniziato a catalogare.
Ho sempre saputo che la conformazione dei boschi fosse diversa da quel cha appariva sulla nostra mappa. Abbiamo una buona conoscenza del territorio, ma è parziale e frammentaria. Nessuno si è mai spinto oltre il lago Nero.
Soltanto io.
Frugo nella borsa con la mano libera, gli occhi fissi sulla foresta per non dimenticare il punto cui sono arrivata. La striscia di carne essiccata è facile da trovare. La porto alle labbra, addentandola e tenendola stretta tra i denti quando ricomincio a tenere il foglio e a tracciare la linea sinuosa dell’ansa del fiume. La tranquillità è assoluta, mi permette di restare concentrata anche se so che c’è un intero branco di lupi nascosto chissà dove, in attesa che cali il buio per uscire a caccia.
«L’ansa è più estesa.»
Mi chino di soprassalto, le dita strette attorno al manico del pugnale. Ma è solo il cacciatore e mi rilasso quando lo vedo passarmi accanto per abbandonare a terra la propria borsa. Quando si è allontanato per controllare alcune trappole era vuota; adesso il tessuto è teso e gonfio, pieno di prede.
Il suo cane lo segue a ruota, sdraiandosi accanto al bottino quasi a fare da guardia. Il muso longilineo posa sulle zampe incrociate, ma sono i suoi occhi quelli che non mancano di stupirmi. È soltanto un animale, eppure rivelano un’intelligenza fuori dal comune, come non ne ho mai vista nemmeno in certi miei simili. Ogni volta che incrocio quegli occhi, lo sento studiarmi, soppesarmi nel più profondo dell’anima, come se stesse decidendo se fidarsi di me.
Come adesso.
Il martellio del mio cuore si fa assordante sotto davanti al suo sguardo. Non è la prima volta che accade. Negli scorsi giorni, nei pochi momenti di sosta che il cacciatore mi ha concesso, ho osservato spesso quell’animale, senza una vera ragione. È stato per istinto, quasi ci sia qualcosa in lui che spinge a far gravitare lo sguardo su di sé. Esercita un magnetismo difficile da definire, eppure quando i miei occhi incrociano i suoi, non posso sostenerli a lungo.
Proprio per questo li riporto sul paesaggio e poi sul mio schizzo, i pensieri offuscati che cercano di ricordare cosa abbia detto il cacciatore. Ha parlato del fiume, di qualcosa di più esteso.
L’ansa.
«Da qui non sembra» metto via il pezzo di carne, l’unico gesto che mi permette di ritrovare la calma. «Arriva a quei faggi laggiù, poi ruota in direzione del villaggio.»
Il cacciatore nega, le braccia serrate al petto e uno sguardo di sufficienza puntato sulle linee a carboncino.
«Hai una buona mano, erborista, ma no, l’ansa è più estesa. Devi essere precisa con le mappe.»
«Lo sono. E non chiamarmi in quel modo.»
Le mie parole suonano secche nella pacifica quiete della foresta, affilate come artigli.
«Erborista?» chiede, una nota incredula a storcere l’innocenza della domanda. «È ciò che sei.»
«Sì. Ma non usarlo» ripeto, alzandomi per guardarlo dritto negli occhi. «Melody può andare.»
Il cacciatore mi soppesa, un secondo troppo esteso nella sua immobilità per essere reale. C’è desiderio di comprensione nelle sue iridi castane, un tremolio profondo di aspettativa che toglie il fiato. Si aspetta qualcosa da me, una qualsiasi rivelazione che temo di non volergli fornire; i suoi occhi chiedono un permesso alla mia anima e ho terrore di scoprire che cosa implichi.
«Concedi troppo potere al capitano delle guardie. È solo un uomo, non un dio.»
Stringo i pugni, il carboncino che si spezza tra le dita. «Io non gli concedo nulla.»
«Erborista» il mio corpo ha un fremito e lui annuisce. «Questo è il potere che ha su di te. Il tuo titolo è la sua arma per controllati. Non dovresti permetterglielo.»
Conb mi ha portato via quasi tutto ciò che possedevo, ma non ha potere su di me. Non deve averne. L’unica reazione che mi provoca è l’odio. E il ribrezzo, per ogni volta in cui ha osata toccare mia madre senza che lo sapessi.
«Non è così. E la mia vita non è affar tuo.»
«Lo è, da quando abbiamo un accordo» serra la mascella con forza, quasi infastidito dalla situazione. Poi rivolge un cenno al proprio cane, che si alza docile. «Ho altre trappole da controllare. Poi potremo proseguire.»
Si inoltrano lungo la curva del sentiero, la figura slanciata dell’uomo affiancata da quella massiccia dell’animale. La luce del sole taglia le fronde verdi e piove su di loro, lunghe lame dorate che giocano sui loro corpi per disegnare valli oscure e oceani dorati. Sentieri lucenti fatti di stoffa e pelliccia rivestono i muscoli, conducono alle ombre calate sui loro visi e le fanno emergere a nuova vita, mentre il baluginio del sole li accompagna nel loro cammino.
Appaiono eterei, creature fuori dal tempo e lontane da ciò che gli uomini hanno conosciuto in secoli di esistenza. Sono fantasmi emersi dalle profondità della foresta e quando il cacciatore esita, trattengo il respiro. Quasi avesse sentito il peso dei miei occhi su di sé, lui resta immobile sulla strada battuta, incerto se voltarsi a guardarmi o ignorare la mia presenza. Il capo si muove appena, di lui si vede solo un’ombra dove dovrebbe trovarsi il suo profilo. Eppure io lo percepisco, quello sguardo intenso che nasconde a chiunque si trovi davanti e che ancora non sono riuscita a decifrare. Non mi guarda dritta in viso, eppure mi studia, con la stessa attenzione che gli ho riservato io.
Un singolo frammento di tempo, sospeso nel nulla; ma l’indecisione non dura che l’anfratto di un respiro, un battito di ciglia così fugace da credere di averlo soltanto immaginato. L’oscurità torna ad avvolgere quel viso, finché entrambi non scompaiono alla mia vista.
Potrei aver sognato, sconfitta dai giochi di luce che fanno tremare la foresta e la mia percezione. Ma un’illusione può sciogliere le briglie del respiro e indurlo a correre senza freni? Può risvegliare ansiti rapidi quanto i battiti impazziti di un cuore? Potrebbe, ma il peso di quell’istante è troppo grande per credere che non sia mai accaduto.
Ma non è il cacciatore il solo responsabile. Il mio respiro vacilla perché un ricordo sepolto lotta per risvegliarsi, feroce nel mostrarmi un altro uomo avvolto in un mantello di raggi di sole, primaverili quella volta, e su un sentiero lontano miglia da qui.
È mio padre, il giorno in cui la sua vita si è spezzata. Il giorno in cui abbiamo cominciato a considerare i lupi una minaccia.
Prima della malattia, prima dei confini e della paura, era lui a scandagliare i boschi alla ricerca di piante e cortecce. Cacciava per noi e spesso mi portava con sé per insegnarmi ciò che negli anni mi avrebbe più volte salvato la vita. Per mio padre, la foresta doveva divenire parte della mia anima, perché solo così avrei potuto riconoscerne le voci. Ma non quel giorno.
Mi lasciò a casa. Si sarebbe spinto troppo vicino al Lago del Predatore e una bambina non era adatta per quelle zone impervie. Ero una preda troppo facile per i lupi e mi lasciò dalla nonna, dopo aver discusso con lei e mia madre mentre lui mi avrebbe voluta con sé. Quando, più tardi nella notte, le guardie lo riportarono al villaggio con le fauci dei lupi impresse sul corpo, ricordo che nonna fu grata mi avesse lasciata indietro.
Pianse e ancora rimpiange la tragedia che lo ha menomato nel fisico e nella mente, ma negli anni non ha mai cessato di ripetere quanta fortuna abbia avuto nell’essere rimasta a casa. Non ho motivo di dubitarne; quelle ore sono avvolte nel dolore e nel terrore di aver visto mio padre ridotto all’ombra di se stesso. Non ricordavo di essere con lui perché è così. Io rimasi al villaggio.
Melody.
La sua voce è un sussurro nel vento, una carezza che balla nei raggi di un sole traditore e mi inganna ancora. Perché lo vedo come se accadesse adesso, davanti ai miei occhi fissi su una strada deserta.
Melody, forza. Tieni il passo.
Lo ripeteva spesso. Ero sempre troppo lenta, troppo goffa, per tenere la sua andatura. Ma dovevo andare con lui, era importante che imparassi presto i suoi segreti. Era esigente, lo ricordo molto bene. A volte così esigente da contravvenire al buonsenso.
Guardo di nuovo il sentiero. I raggi di sole attraversano ancora le fronde, pugnali di luce sulla strada battuta che fanno della mia memoria un puntaspilli. Il sangue ronza nelle orecchie, un fiume rapido che attraversa gli anni e riporta alla luce suoni dispersi, odori di un bosco antico che a quel tempo non avrei saputo riconoscere. Oggi sì, li vedo per quel che sono.
Quel giorno non rimasi al villaggio.
Mio padre mi portò con sé perché così aveva deciso. Ma io ero piccola, stanca per una marcia che ancora non avevo la forza di terminare. Mi persi, tornai indietro, o almeno credo sia ciò che accadde, perché ero in casa quando lo trovarono.
Trovo l’appoggio di un tronco, sopraffatta dal peso di ricordi che non credevo d’avere, e lascio vagare la mente a quel giorno. Ero con lui, eppure non ricordo nulla a parte quel momento, l’istante in cui si voltò per spronarmi a raggiungerlo. È così chiaro adesso; è una candela che brilla tra i miei pensieri e fatico a credere di non averne avuto memoria fino a questo momento.
Se non avessi guardato verso il cacciatore, se non lo avessi osservato allontanarsi, quel giorno sarebbe ancora sepolto tra gli attimi dimenticati dell’esistenza. Ma non è solo questa consapevolezza a soffiare una nebbia gelata sulle mie ossa. È il volto del cacciatore, sconosciuto fino a pochi giorni or sono, perché è anche lui che ricordo.
No, non lui. Qualcosa di molto simile galleggia sulla superficie dei miei ricordi, un aspetto che il cacciatore mi ha rammentato con vividezza ma che non gli appartiene. L’uomo-lupo, ecco cos’è che tormenta la mia pace oltre a mio padre.
Quella maschera è l’incubo a occhi aperti che mormora una melodia seducente e antica; il bisbiglio dei boschi che ho sempre udito e che mai prima di quel giorno ha avuto un volto. Era solo una sensazione. Ora non può esserlo più.
Ha corpo e voce. Ha una forma. E io devo trovarle un nome.
Perché non ero sola quel giorno. Dietro ai raggi di sole che mi hanno separata da mio padre, acquattato tra le fronde, mi stava aspettando anche quel lupo cattivo.

Spero vi sia piaciuto e che, anche se non esaustivi, i chiarimenti e i dettagli bastino a rendere il racconto comprensibile. Tra l’altro, ho idea che sarà proprio una rivisitazione di Cappuccetto Rosso 😅 per qualunque cosa, vi aspetto nei commenti, se vi va!

Federica 💋

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