“Atlantis Saga” di A. G. Riddle [Recensione]

Buongiorno 😊

Quest’oggi sono davvero felice di proporvi la recensione di una trilogia sorprendente. Si tratta dell’opera d’esordio di A. G. Riddle, un libro che mi è stato regalato al compleanno e sul quale all’inizio non avrei affatto scommesso! Devo ammettere di essermi ricreduta e di aver sviluppato una sorta di culto per un romanzo che non credevo mi ispirasse. Quella che credevo fosse solo la mia quarta lettura per la reading challenge di Libera lo scaffale 2017 si è rivelata essere una delle migliori fatte finora!!

Titolo
Atlantis Saga ~ Genesi. Secret. Code
Autore
A. G. Riddle
Traduzione
T. Dobner

Saga
The Revelation (The Origin Mistery in v.o.)
Editore
Newton Compton Editore
Anno
2016
Anno prima edizione
2013/2014
Genere
Fantapolitico, fantascienza
Formato
Hardcover
Pagine
981

Trama

La dottoressa Kate Warner, brillante genetista, è convinta di aver trovato la cura contro l’autismo, invece ha fatto una scoperta ben più pericolosa per lei, e per l’intera razza umana. Intanto, in Antartide, una missione scientifica ha identificato un sommergibile nazista sepolto all’interno di un iceberg e difeso strenuamente da una potentissima organizzazione globale. David Vale ha passato gli ultimi dieci anni a tentare di comprendere quale segreto questa organizzazione protegga con tanta tenacia, ma ormai è troppo tardi: quegli uomini sono sulle sue tracce e lo stanno braccando. Un pericolo immenso e remoto come una galassia, una minaccia invisibile come un virus. L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo stanno per collidere. L’umanità è a un crocevia decisivo. Benvenuti ad Atlantis Saga.

Parere

Antartide, due esploratori incorrono nella scoperta del secolo: tra i ghiacci giace un sottomarino nazista perfettamente conservato e, sotto di esso, una struttura immensa. Contemporaneamente in Indonesia, sull’isola di Giacarta, l’agente David Vale si trova a dover fermare un’operazione terroristica su scala mondiale denominata “Protocollo Toba”, mentre la ricercatrice Kate Warren assiste impotente al rapimento di due suoi pazienti, due bambini autistici sui quali la cura sperimentale da lei creata sembra avere avuto ottimi risultati.
Quindi… Cos’hanno in comune un operativo di un’agenzia di spionaggio segreta, una ricercatrice decisa a trovare una cura per l’autismo e un sottomarino nazista? Apparentemente nulla e questi tre punti di partenza non potrebbero essere più diversi tra loro di così. Ma se li si posiziona come cornice di una storia più ampia, molto più ampia, allora questi tasselli iniziali assumono un significato imprevedibile.
Genesi, primo volume della Revelation Saga di A. G. Riddle, si apre proprio con questi presupposti e da qui sviluppa una trama a matrioska ricca di rivelazioni e colpi di scena incredibili. Le vicende che si diramano attorno a David, Kate e all’Immari, il gruppo dietro all’operazione chiamata “Protocollo Toba” e che si occupa di estrarre la struttura scoperta in Antartide, si articolano come un puzzle del quale ci vengono fornite solo poche tessere alla volta, poche informazioni che di capitolo in capitolo avvicinano la singole storie di Kate, David e Dorian Sloane, responsabile della Immari, fino ad intrecciarle così saldamente da diventare indivisibili.
La storia creata da Riddle è concepita come un trittico fantapolitico e fantascientifico, in cui l’Immari decide di scatenare la più grande epidemia mondiale dopo la Peste Nera per dare il via a una nuova fase dell’evoluzione umana e creare un esercito di superuomini in grado di affrontare i pericolosi nemici nascosti tra i ghiacci dell’Antartide. A fermarli si schierano David e Kate, il primo spinto dal desiderio di fare la cosa giusta e dal tentativo di proteggere la ricercatrice, la seconda dalla decisione di salvare i due bambini rapiti a Giacarta e che in qualche modo sono necessaria alla riuscita del progetto di Dorian e della Immari.
Giocando con abilità nella commistione tra storia, miti, teorie cospirative, evoluzionistiche e quelle dell’intervento di civiltà più progredite nello sviluppo della vita sulla Terra, Genesi si apre come una messa in discussione di tutto il nostro patrimonio di conoscenze e in cui gli Atlantidei, dei misteriosi alieni legati alla storia umana, costituiscono una novità disarmante e stupefacente, legata a doppio filo alle vite dei tre principali protagonisti in un modo che mi ha sorpresa.
Un legame che in Secret, il secondo libro, diventa ancor più profondo ed estraniante, specie per Kate e Dorian, i quali vedono messe in discussione le loro certezze dalla prima all’ultima pagina. In questo capitolo le maglie della trama si allargano ulteriormente e di fronte alla pestilenza scatenata nel globo, Kate si mette al lavoro per cercare una cura, mentre l’organizzazione mondiale sta crollando sotto il peso di questa emergenza, mentre l’Immari si batte per assumere il controllo del mondo e mentre David e Dorian sono imprigionati nella nave atlantidea in Antartide in compagnia di uno dei suoi occupanti.
Suspence e colpi di scena vengono mantenuti agli stessi livelli del volume precedente, portando la lettura a non perdere mai la sua natura incalzante e, di nuovo, sconvolgente nella miriade di dettagli che vengono aggiunti poco per volta. La sensazione che si ha leggendo è che da un punto centrale, in cui sono contenute tutte le informazioni scoperte in Genesi, ci si espanda verso l’esterno, creando una rete sempre più ampia in cui le esistenze di Kate, David e Dorian si legano e sovrappongono a quelle di tre Atlantidei; due scienziati, mandati a monitorare le forme di vita su pianeti meno evoluti e che hanno effettivamente influenzato l’evoluzione umana, e Ares, un generale convinto che il nuovo balzo evolutivo scatenato dal morbo (noto come Peste di Atlantide) sia la soluzione finale al conflitto che ha portato alla distruzione della civiltà atlantidea da parte di un nemico tanto terribile quanto sconosciuto.
Tutto Secret è scandito da un imminente conto alla rovescia che vede di nuovo David e Kate al centro dei tentativi per debellare la Peste di Atlantide e per fermare i piani di Dorian e Ares prima che sia troppo tardi. E di nuovo mi sono ritrovata a divorare le pagine per capire quanto ancora potesse crescere la trama e quanto potesse coinvolgere nell’esistenza umana la civiltà atlantidea.
È in Code, ultimo volume della trilogia, che finalmente si svela il quadro generale delle vicende evolutive dell’uomo, di quelle dei suoi progenitori atlantidei e infine di quelle che hanno cambiato le vite di David, Kate, Dorian e di tutti i sopravvissuti che li hanno accompagnati nei tre romanzi. Alla fine, dopo una serie di rivelazioni che sprofondano nella pura fantascienza, si scoprono le motivazioni che hanno fatto da filo conduttore a tutti i volumi ma che assumono un senso solo con il proseguirsi della lettura, quando David e Kate (e persino Dorian questa volta) si trovano catapultati in un conflitto molto più grande di loro, in un finale tutto da scoprire ma forse leggermente scontato.

«Giusto. La razza umana è la specie più sterminatrice di tutti i tempi. Pensaci: la sopravvivenza è al primo posto nel nostro codice genetico. Persino i nostri più antichi antenati erano governati da questo impulso, tanto forte da riconoscere negli uomini di Neanderthal e negli Hobbit dei pericolosi nemici. Possono aver decimato le altre sottospecie umane, e questa vergognosa eredità è ancora attiva dentro di noi. Aggrediamo tutto ciò che è diverso, tutto quello che non capiamo, tutto quello che potrebbe cambiare il nostro mondo, il nostro ambiente, tutto quello che potrebbe ridurre le nostre probabilità di sopravvivenza. Razzismo, lotta di classe, sessismo, Est contro Ovest, Nord contro Sud, capitalismo contro comunismo, democrazia contro dittatura, Islam e cristianesimo, Israele e Palestina: sono tutte facce diverse della medesima guerra, quella che ha per fine l’omogeneizzazione della razza umana, la fine della diversità. È una guerra che abbiamo iniziato molto tempo fa, una guerra che non abbiamo mai smesso di combattere. Una guerra che agisce nella mente di ogni essere umano sotto il livello della coscienza, come un programma di computer, sempre in funzione in background, e ci guida verso un esito finale che non ci è noto»

La costante che accomuna tutti e tre i volumi di questa saga è la presenza di colpi di scena sempre nuovi e diversi. A volte si corre il rischio che un’abbondanza di questo tipo distragga dal filo conduttore della trama, risultando pesante e eccessiva, ma nella saga di Riddle funziona alla perfezione. I colpi di scena rinnovano e mantengono alta l’attenzione dall’inizio alla fine, una caratteristica che ho decisamente apprezzato perché mi ha portata a divorare le pagine una volta messi in ordine i diversi pezzi e ad affezionarmi molto ai personaggi, soprattutto a David e Kate.
Questi due coprotagonisti singolarmente dimostrano un valore come individui che non è niente male, ma insieme funzionano benissimo, tanto che sono una delle coppie che più ho apprezzato tra i libri che ho letto e tra quelle presenti nella trilogia stessa. Se da soli fanno faville, quando collaborano sono una bomba a orologeria pronta a esplodere e a riportare il racconto sulla retta via, sventando i piani di Dorian e di Ares. Ovviamente non sono perfetti, né privi di colpe, ma agiscono per garantire la salvezza del maggior numero di persone, specie quelle che non hanno modo di risollevarsi da soli, anche quando ne va della loro stessa sopravvivenza. Forse in certe occasioni risultano leggermente stereotipati e prevedibili nelle azioni e nelle parole, ma questo non toglie nulla alla loro riuscita e al legame che si instaura con chi legge nel corso della trilogia.
Ma ad essere interessante e a rendere questa saga una vera panoplia dello scibile umano è lo stile di Riddle, in cui l’alternanza dei punti di vista diventa l’elemento dominante e centrale per la raccolta di tutti i pezzi dell’immenso puzzle che rappresenta Genesi, Secret e Code. Con calma e pazienza Riddle sparge gli indizi utili a capire la trama e ci aiuta a raccoglierli, aggiungendo però anche numerose storiche, mitologiche, biologiche e culturali e trasformando il suo romanzo in una lettura istruttiva, sorprendentemente semplice da comprendere e da ricordare. La comprensione della varietà di nozioni sfruttate e adattate per creare la base teorica di questa saga fantapolitica e, soprattutto, fantascientifica è una sfida stimolante per chi legge, perché le diverse conoscenze vengono articolate così bene da poter essere verosimili, da diventare credibili anche senza concedere il beneficio del dubbio alla loro effettiva attendibilità.
Revelation Saga è un’opera stimolante, una lettura appassionante e coinvolgente sotto molti punti di vista, una trilogia e un autore che non conoscevo ma che ho scoperto con immenso piacere e dei quali sentirò sicuramente la mancanza!

Innanzitutto, complimenti! Credo che questa sia la recensione più lunga che abbia mai fatto, perciò tanto di cappello per avermi sopportata ed essere arrivati fin qui! Come avrete notato questa trilogia mi ha entusiasmata e spero di avervi incuriositi abbastanza da darle un’occasione! Personalmente ne ignoravo l’esistenza fino allo scorso Settembre, ma mi piacerebbe sapere se voi invece ne avete già sentito parlare in precedenza, se l’avete letta o se, come per me, vi risulta totalmente sconosciuta 😊

A presto
Federica 💋

Beautiful Creatures – La sedicesima luna

Buongiorno 😊

Questo primo Lunedì di Aprile parte con la recensione di un film che ho trovato davvero carino, nonostante sia sempre critica nei confronti delle pellicole tratte da dei romanzi!

Una giovane maga in un piccolo paese conservatore e bigotto d’America, crea scompiglio, morale e meteorologico, nella comunità. E nel cuore di un ragazzo che è disposto a tutto per lei. Lei vive con lo zio e la nonna, lui ha subito un lutto che lo porta a isolarsi nella lettura. E saranno proprio i libri, di ogni genere, a unirli e, forse, dividerli. Il loro sentimento passerà per prove durissime, provocate dalla natura di lei ma anche dall’incantesimo che lui, umano, le ha fatto: l’amore.
Con: Alden Ehrenreich, Alice Englert, Viola Davis, Emmy Rossum, Emma Thompson, Jeremy Irons

Dopo aver letto il libro non potevo che rivedere (esatto, rivedere, perché ho scoperto la saga letteraria dopo essere incappata per caso nella sua trasposizione) il film per decidere effettivamente se fosse bello quanto ricordavo e, soprattutto se fosse fedele all’opera originale.
Devo dire che la memoria non ha fatto brutti scherzi e che, in fin dei conti, è una delle trasposizioni che più mi sono piaciute. Ci sono, come logico che sia per non sforare il muro dei 120 minuti, dei cambiamenti e dei tagli rispetto alla trama del libro e si è puntato qui (tecnica tipica per attrarre il pubblico) sul lato romantico/tragico della storia tra Ethan e Lena, piuttosto che su quello “teorico” più legato alla magia e alla maledizione che incombe su Lena per giustificare la conclusione comune a entrambi.
Purtroppo nell’operazione di snellimento (ed è la sola grande pecca di cui vi parlo) per adattare il libro al grande schermo, Marian, la bibliotecaria sempre pronta a sfoderare citazioni e consigli, si è ritrovata accorpata ad Amma, la veggente esperta di vudù, come unico personaggio, senza che il risultato mantenesse un po’ della sagacia che la caratterizza. Peccato, perché avrebbe reso questa nuova Amma memorabile.
Comunque, a dispetto delle differenze il film non è un obbrobrio come di solito accade in casi simili, ma si lascia guardare con piacere perché alla fine accoglie e rispetta la natura della storia e dei personaggi, mantiene molto la caratteristica dei tipi umani che è uno degli elementi centrali nel libro, oltre all’accanimento contro Lena a causa di idee bigotte e retrograde. È solo un po’ più romantico e devo dire che non mi è dispiaciuto (sapete meglio di me quanti adori le storie smielate 😄).
Vero punto di forza del film, al di là dell’accuratezza nella resa dei momenti e dei luoghi che nel libro sono fondamentali per la storia, è il cast che lo compone e prende parte alla realizzazione di un buon prodotto, perché bastano già i nomi di Jeremy Irons, Viola Davis ed Emma Thompson a segnare un alto livello di interpretazione e recitazione. Loro tre, nei ruoli di Macon Ravenwood, Amma e della signora Lincoln, rendono il film davvero spettacolare, anche nelle scene che non hanno nulla a che con la trama originaria e che potrebbero far storcere il naso per la troppa licenza poetica.
Però, ed è quello che più mi ha fatto apprezzare il film, sono stati i due attori protagonisti a colpirmi, sia per l’affiatamento tra loro nell’interpretare i loro personaggi, sia per l’empatia che ho sviluppato io nei loro confronti di fronte alla loro versione di Ethan e Lena. Alice Englert e Alden Ehrenreich non hanno tradito le aspettative che il libro mi ha dato verso la caratterizzazione di Lena e Ethan, con lei così cupa e desiderosa di rimandare una giornata che sa essere inevitabile e che la porta a vedere la visione peggiore del mondo e della situazione, mentre lui è il ragazzo privo di capacità soprannaturali che sembra il primo a dover rinunciare perché estraneo a tutto il mondo di Lena ma che si dimostra il più combattivo proprio perché agli umani non è concessa nessuna scappatoia magica, ma solo quella di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà. Inutile dirvi che è il mio personaggio preferito di tutto il film, nonché l’attore che più ho trovato adatto al ruolo.

Ovviamente sono tutta orecchie per sapere se avete mai visto questo film o le impressioni che vi ha suscitato se fa parte delle vostre conoscenze 😊 Tutti i vostri commenti sono sempre benaccetti e sono anche il miglior modo per iniziare una nuova settimana!

A presto
Federica 💋

“La sedicesima luna” di K. Garcia e M. Stohl

Buongiorno 😊

Come sta procedendo la vostra settimana??
La mia è abbastanza tranquilla, se escludo che tra un paio d’ore sarò in università per ufficializzare l’esito di un esame 😅 Dovrebbe essere una pura formalità, ma si tratta sempre di un appello e credo che non mi passerà mai l’ansia!

Per vostra fortuna, però, sono qui per raccontarvi qualcosa di un po’ più piacevole, un libro che mi ha sorpresa in positivo!

Info

Titolo
La sedicesima luna
Titolo originale
Beautiful Creatures
Autore
K. Garcia e M. Stohl
Traduzione
M. C. Leardini
Saga
Caster Chronicles Vol.1
Editore
Chrysalide Mondadori
Anno
2011
Anno prima edizione
2009
Genere
Fantasy, Young Adult
Formato
Ebook
Pagine
519

Trama

Le notti di Ethan sono tormentate da strani sogni che hanno per protagonista una misteriosa e bellissima ragazza. Un giorno, nel cortile della scuola, Ethan se la ritrova davanti. È Lena Duchannes, “la ragazza nuova” appena arrivata in città, nipote di Macon Ravenwood, il vecchio eremita pazzo che vive ai confini di Gatlin. Lena è diversa da qualsiasi ragazza Ethan abbia mai incontrato, talmente diversa che a scuola viene subito emarginata. Solo lui, assecondando l’inspiegabile connessione che sembra legarli, la avvicina e se ne innamora perdutamente. Ma Lena nasconde un segreto: la terribile maledizione che da generazioni perseguita la sua famiglia e che si compirà il giorno del suo sedicesimo compleanno.

Parere

Gatlin, Carolina del Sud. Una cittadina come tante in cui vivono solo due categorie di persone, “gli stupidi e gli ingabbiati” e dove la famiglia del giovane Ethan Wate abita da generazioni, sin dalla guerra civile tra Nordisti e Sudisti e dalla quale lui vuole disperatamente andarsene.

C’erano solo due categorie di persone nella nostra cittadina: gli stupidi e gli ingabbiati. Così mio padre aveva affettuosamente classificato i nostri compaesani. «Quelli che sono costretti a restare o sono troppo stupidi per andarsene. Tutti gli altri trovano una via d’uscita»

E Ethan vuole essere quel qualcuno, perché Gatlin è diventata troppo piccola, troppo stretta, sin da quando sua madre è morta e suo padre vive segregato nel suo studio con la scusa di dover assolutamente terminare il suo ultimo romanzo. O così ha sempre creduto, almeno fino all’arrivo di Lena Duchannes.
Lei, come tutte le ultime arrivate in una piccola comunità, viene emarginata immediatamente ma questo a causa della sua parentela con Macon Ravenwood, considerato l’eremita della comunità, una persona ritenuta pericolosa e chiamata con il nomignolo dispregiativo di Boo Radley (personaggio de Il buio oltre la siepe di Harpen Lee). È diversa da tutte le ragazze di Gatlin e la sua intelligenza, nonché il senso di ironia con cui cerca di controbattere alle frecciatine dei compagni di scuola, sono quello che attrae l’attenzione di Ethan e che lo spinge ad andare oltre la differenza “noi/loro” che tutta la cittadina sembra così interessata a portare avanti, soprattutto attraverso la voce della signora Lincoln. Questo, in un modo del tutto inaspettato, porterà Ethan a scoprire i segreti della famiglia di Lena, ma anche della stessa Gatlin, della sua famiglia e anche del passato che sembra influenzare le loro vite, in una corsa contro il tempo verso il sedicesimo compleanno di Lena e la maledizione che la minaccia.
Il primo volume della saga di Caster Chronicles (che in Italia è diventata inspiegabilmente Beautiful Creatures) mi ha colpita per due aspetti: da un lato, la possibile veridicità delle diverse reazioni e ripicche che i cittadini di Gatlin, un paesino ancorato alle proprie credenze e radici, hanno all’arrivo di Lena; dall’altro, il modo in cui Ethan reagisce, vive e racconta le sconvolgenti scoperte che cambiano la sua vita da quando lei entra a farne parte.
Spesso mi sono chiesta se, per verità o finzione, esistessero davvero persone così mentalmente chiuse come mi è capitato di vedere e leggere. Quello che trovo assurdo sono le convinzioni da medioevo che sembrano caratterizzare certe persone, lo stesso tipo che qui stigmatizzano Lena e la sua famiglia, e (coincidenza o no) mi sono ritrovata a leggere di una madre americana che ha reinventato la saga di Harry Potter così che i suoi figli potessero leggerla senza correre il rischio di diventare degli stregoni… Questa signora, tale
Grace Ann, mi ha subito ricordato la signora Lincoln, la madre di Link (il migliore amico di Ethan) che ha staccato il cavo della tv mentre i due ragazzi stavano guardando proprio un film del mio maghetto preferito. Un comportamento incredibile, ma che rende immensamente reale la finzione narrativa di questo romanzo, un elemento che va decisamente a suo favore.
Ma vi dicevo anche di Ethan. Ebbene, per una volta il punto di vista è quello maschile ed è lui a vestire il ruolo di comune mortale che si ritrova faccia a faccia con la magia senza sapere cosa fare, mentre Lena è la Maga che cerca di affrontare la propria natura fino al suo sedicesimo compleanno, notte in cui sarà reclamata dalla Luce o dalle Tenebre e in cui potrebbe cambiare per sempre. È interessante questo aspetto perché si assiste allo sviluppo della trama attraverso gli occhi del coprotagonista, la spalla del personaggio principale, in quanto è Lena il centro di ogni evento o azione, in una visione che ci permette di conoscere anche le impressioni, i pensieri e i sentimenti della controparte. È come se la storia della lotta di Lena fosse raccontata dal lato del b-side (come nelle cassette a nastro), solo che questo b-side corrisponde alla vita del suo ragazzo. È un tipo di narrazione che non ho mai incontrato prima e che ha reso la lettura interessante e curiosa perché Ethan, anche se il suo coinvolgimento nella vita di Lena non è casuale, alla fine resta se stesso, un comune essere umano senza capacità magiche di alcun tipo (che ancora si sappia).
Lo stile è semplice e lineare, come può esserlo un normale sedicenne preso dallo sport, dalle uscite con gli amici e dai primi tentativi con le ragazze, ma è accattivante perché permette di scoprire i misteri del mondo di Lena con uno sguardo attento e preciso e con un guizzo di sorpresa e humor che non guasta mai. I personaggi in questo modo emergono dalla storia grazie alle loro azioni e alle parole, più che con elaborate e complicatissime descrizioni, portando alla luce dei tipi umani complessi ma lo stesso tipici di un certo contesto socio-culturale: c’è Amma, la veggente che tanto mi ha ricordato quelle signore di New Orleans esperte di vudù e che parlano con i morti; Marian, la bibliotecaria con la testa sempre tra le nuvole e una citazione enigmatica sulle labbra, che ho adorato dal primo minuto per la sua spigliatezza e la convinzione che i libri ci vengano in aiuto nel momento del bisogno; Macon, così strano e particolare con il suo fascino anni ’40 e l’incapacità di capire per quale motivo nessuno lo abbia mai visto in città, è uno dei personaggi che più ho trovato simpatici e intriganti; la signora Lincoln, la peggior megera che possa esistere, capostipite della “americanità” più becera e ignorante con la convinzione che il suo operato sia ciò che serve all’interesse comune e al quieto vivere della comunità.
È una storia adolescenziale con due giovani protagonisti, ma non per questo non si apprezza anche a età diverse. Anzi, a distanza dall’età in questione è un libro che permette di capire sia il perché delle decisioni prese dai personaggi più adulti, sia le contraddizioni e le motivazioni che caratterizzano Lena e Ethan, creando una lettura a più livelli, nonostante l’unico punto di vista.

Mi è davvero piaciuto come libro e magari quest’estate proseguirò la saga con gli altri tre volumi 😊 Voi la conoscete?

Adesso scappo a prepararmi e non preoccupatevi se non rispondo subito, riprenderò il controllo del blog una volta tornata dall’esame!

A presto
Federica 💋

Shadowhunters e Netflix

Buongiorno e buon Lunedì!

Devo ammettere che questa settimana parto con una recensione che ha quasi toccato il fondo del baratro dei miei ombrellini. Riguarda una delle serie tv più discusse che qui in Italia fa parte della categoria degli Originali di Netflix (ma che negli Stati Uniti fa capo a Freeform, canale della ABC): Shadowhunters – The Mortal Instruments! Ecco perché…

Info

TitoloShadowhunters – The Mortal Instruments
Titolo originale
: Shadowhunters
Paese: Stati Uniti d’America
Anno
: 2016 – in produzione
Genere
: Fantasy, azione
Stagioni: 2 –
Episodi
: 23
Lingua originale
: inglese
Cast
: Katherine McNamara (Clary Fray), Dominic Sherwood (Jace Wayland), Alberto Rosende (Simon Lewis), Emeraude Toubia (Isabelle Lightwood), Matthew Daddario (Alec Lightwood), Harry Shum Jr. (Magnus Bane), Isaiah Mustafa (Luke Garroway)

Parere

Conosco poco la saga da cui è tratta questa serie tv, ma mi sono fatta spiegare la trama completa di tutti i libri senza filtri antispoiler da qualcuno che fosse più ferrato di me sulle opere di Cassandra Clare (personalmente ho letto solo Città di ossa e l’esperienza mi è bastata) per capire se fosse fedele ai romanzi come qualcuno ha sostenuto.
Ebbene, se per la prima stagione l’impressione generale sia stata quella di una trasposizione abbastanza corrispondente al primo e, in parte, al secondo volume, la seconda mi sembra sia stata partorita dalla mente schizzata di qualcuno che o non ha idea di che diamine sia accaduto negli altri quattro libri, o non ha particolarmente apprezzato le scelte narrative dell’autrice. Sono completamente campate per aria diverse parti della trama e mi sono chiesta più volte come sia stato possibile trasformare una saga letteraria così famosa in qualcosa di lontano anni luce dall’originale.
È un prodotto di pessima qualità in ogni suo aspetto, dalla scelta di reinterpretazione delle trame originarie alla resa degli aspetti tipici del fantasy, come gli effetti speciali per mostrare le particolarità che caratterizzano i diversi Nascosti o a quelli per gli Shadowhunters, dalle rune (i simboli che premettono loro di ottenere nuove abilità e capacità) alle diverse armi che utilizzano, che tra una stagione e l’altra cambiano pure, senza che nessuno sembri notarlo. Nella prima stagione sono armi luminose e nella seconda, pouf, semplici lame coperte di rune… Mah…
Nel complesso non ha nulla di positivo nemmeno nelle scelte degli attori, dove a fallire maggiormente sono proprio i due protagonisti. Non ho trovato nulla di speciale in questi Clary e Jace, perché lei continua a comportarsi come un’irresponsabile egoista ogni qual volta le si presenti una scelta e lui ha perennemente quell’espressione da finto duro imbronciato, con tanto di labbra sporgenti a mo’ di – perdonate la poca finezza – culo di gallina! Io Jace lo ricordo poco, ma non mi pare passasse tutto il suo tempo con una faccia come quella della Magnum di Derek Zoolander!

In tutto questo, però, mi sento di salvare qualcosa in una barca che cola disperatamente a picco e sono tre personaggi: Simon, il miglior amico di Clary (che da umano si ritrova trasformato in vampiro da una scelta, indovinate di chi?, di quella rincoglionita di Clarissa), lo Shadowhunter Alec e lo stregone Magnus. Tutti e tre, per motivi diversi, riescono a far dimenticare almeno per un po’ che tutto il contorno lascia davvero a desiderare.

E l’ombrellino va tutto per gli ultimi tre personaggi, altrimenti non avrebbe preso nemmeno quello, fate voi! Però, e aspettate a commentare, credo che continuerò a guardarla se andranno avanti con le stagioni, non perché ami guardare serie tv fatte male, ma per capire se può esserci un limite alla caduta nel baratro!

Voi l’avete vista? O ne avete sentito parlare? Fatemi sapere 😊

Vi auguro una buona giornata e un buon inizio di settimana!
Federica 💋

Recensione “Vanità di potenza – L’amore al tempo della musica” di Giulia Esse

Buongiorno 😊

Oggi ritorno con la recensione di un libro che mi è davvero piaciuto. Molto di più, mi ha intrigata nel suo essere la scoperta, da parte dei personaggi, del proprio valore come persone!

Info

61jrfgonb6lTitolo
Vanità di Potenza – L’amore al tempo della musica
Autore 

Giulia Esse
Editore
Youcanprint
Anno
2016
Genere
Romanzo storico
Formato
Cartaceo ~ Ebook
Pagine
283
Prezzo
17€ (cartaceo) ~ 1,99€ (ebook)
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Trama

Venezia 1797. Napoleone Bonaparte è ormai alle porte della Serenissima: dopo tanti colpi e sventure, presto la Repubblica cadrà. Insieme all’orgoglio della città deve piegarsi anche quello di Anna, giovane sposa costretta dai debiti del marito a trasferirsi nella casa dello zio di lui, Fosco Alvise Candiani, il più acclamato compositore di Venezia. 
Abbandonata in una casa ostile, strappata ai suoi affetti e a tutto ciò che conosceva, Anna si aggrappa all’unica cosa che le resta: il suo sogno di diventare violinista. Per farlo, è pronta ad assumere l’identità del marito, di cui nessuno ha più visto il volto fin da quando era ragazzo. Nei panni di un uomo, Anna trova la libertà che ha sempre bramato, ma rischia di perdere se stessa. E gli occhi severi di Fosco, l’uomo che sembra la sua perfetta antitesi, sono pronti a ricordarglielo in ogni momento.
Echi di concerti, clangore di spade e pettegolezzi sussurrati corrono tra le rughe e le calli , ma tra i mille specchi di Venezia si cela la domanda più importante di tutte: è più giusto vivere secondo coscienza, o secondo reputazione?

Parere

È un romanzo storico interessante, con il tema della realizzazione personale che si staglia di fronte alle campagne napoleoniche in Italia, il tutto ambientato in una Venezia tanto bella quanto decadente e contraddittoria.
Le storie incrociate di Anna Sommer e Fosco Candiani trasportano indietro nel tempo fino alla fine del 1700 e mettono in contatto con la mentalità tipica del periodo, con i suoi eccessi, i pregiudizi e gli scandali che condizionano e alterano le vite dei due protagonisti.
Anna, una giovane donna con una passione sfrenata per la musica ma privata dal padre di un’educazione in tal senso, si ritrova nella sconosciuta città lagunare completamente sola, abbandonata dal marito nella casa dello zio di lui e costretta alla convivenza con un uomo che crede di disprezzare per il modo autoritario con cui ha cresciuto il nipote. Fosco, da anni uno dei più celebri e rispettati compositori veneziani, è costretto a farsi carico della moglie del nipote mentre quest’ultimo, un idealista coperto di debiti, si arruola tra le fila del generale corso, in rotta di collisione con gli ideali oligarchici dello zio e della Serenissima.
Anna e Fosco, due animi e due mondi contrapposti che si ritrovano a convivere e comunicare tra loro pur non condividendo i rispettivi punti di vista. Da un lato lei, giovane e ricca di quello spirito che presto (nel romanzo, intendo) fiorirà nel movimento dello Sturm und Drang tedesco, dall’altro lui, temprato da anni di lavoro e fatica che ne fanno il perfetto portavoce del Neoclassicismo settecentesco. Ma entrambi amano la musica ed essa, insieme al rapporto affettivo verso il nipote/il marito Lorenzo Sommer, diventa il terreno di confronto per due personalità tanto diverse quanto profondamente simili.
Lo stile dell’autrice, curato nella prosa e nell’uso di un vocabolario consono al periodo storico, crea dei personaggi ben delineati e dettagliati, ai quali ci si affeziona fin dall’inizio e che si abbandona a malincuore. Ho avvertito una simpatia istantanea per Fosco, nonostante la sua apparizione sia fuorviata dai pregiudizi di Anna, mentre Lorenzo finisce per essere il destinatario dell’immagine negativa che intendeva affidare allo zio, ma tra tutti è Anna ad avermi colpita di più. Benché sia giovane e inesperta dimostra una forza d’animo, un desiderio di libertà e di autodeterminazione incredibili e invidiabili, così potenti da trascendere persino i sentimenti e l’amore.
Il solo aspetto che non mi ha soddisfatta appieno riguarda proprio il lato romantico della storia: non è fondamentale che un romanzo si concluda con il classico lieto fine da “… E vissero tutti felici e contenti”, ma mi sarebbe piaciuto che i motivi che rendono Fosco incapace d’amare e Anna così disillusa sui suoi sentimenti verso il marito fossero analizzati un po’ di più, perché si capisca fino in fondo che il loro rispettivo amore per la musica e per Venezia è un’esperienza così totalizzante da escludere ogni altra cosa.

Detto tra noi, il mio animo romantico un po’ ha sofferto per questo finale positivo ma non straripante d’amore, anche se alla fine ha convenuto con la parte più razionale che questa conclusione fosse quella più adatta 😊

Spero, come sempre, che la recensione vi sia piaciuta e lascio a voi la sezione dei commenti! Qualunque sia la vostra opinione sul libro e sul mio articolo, è sempre ben accetta!

A presto
Federica 💋