[Segnalazione] “L’estate interrotta” di Cosimo Mirigliano

Buongiorno 😊

Ormai manca pochissimo alla fine del mese, ma le segnalazioni estive non si fermano! E quella di oggi ha proprio che fare con l’estate!

Titolo
L’estate interrotta
Autore
Cosimo Mirigliano
Editore
Policromia (PubMe)
Genere
Narrativa
Pubblicazione
Giugno 2019
Formato
Cartaceo ~ Ebook
Pagine
234
Prezzo
14,90€ (cartaceo) ~ 4,99€ (ebook)
Acquisto
Amazon

Un cenno fortuito, un’occhiata furtiva, un luccicone fulgido può essere un indizio univoco per l’avvio di un rapporto di ostilità, amore, amicizia. Un viaggio, invece, può essere arginato o portare a una sequenza di fatti: Gabriel, Carlotta e Samuel attraverseranno l’aeroporto di Orio al Serio, in fila indiana, per conquistare l’avventura che cambierà definitivamente il corso dei loro vent’anni. Fronteggeranno quello che solo una città come Londra potrà elargire o tendenzialmente estromettere. Una voglia smodata di mettersi alla prova garantirà loro un’esperienza che nessuno aveva messo in conto prima di calpestare il suolo inglese; e solo quando vivranno la medesima quotidianità capiranno dove e come hanno preso un abbaglio. Equivoci e inesattezze che ognuno di noi potrebbe commettere. Il romanzo vuole narrare le loro vicissitudini, mettendoli a confronto e in tre dissimili relazioni: Gabriel e Carlotta fidanzati dal primo anno di liceo, Carlotta e Samuel compagni di scuola, sempre dal primo anno di liceo, Samuel e Gabriel migliori amici sin dalle elementari. Siamo sicuri che tutti e tre esprimeranno nell’altro la sincerità di un rapporto oramai consolidato? O Londra li cambierà così tanto che nemmeno a loro stessi lo confesseranno?

A volte i rapporti non sono mai come appaiono e di certo avremo modo di capirlo molto bene in questo romanzo! Che ve ne pare?

La settimana si chiude in anticipo questa volta! Come sempre grazie di essere passati qui sul blog!

A lunedì
Federica 💋

“New York” di Edward Rutherfurd

Buongiorno 😊

Wow, questa è ufficialmente la prima recensione di Agosto e si tratta di uno dei libri per la mia reading challenge di quest’anno, Libera Lo Scaffale 2018! È il libro più lungo che avevo in lista ma finora è quello che ho trovato più scorrevole e coinvolgente, nonostante i 400 anni e oltre in cui si svolgono gli eventi narrati.

15996108Titolo
New York
Autore
Edward Rutherfurd
Traduzione
S. Viviani
Editore
Mondadori
Anno
2011
Anno prima edizione
2009
Genere
Storico
Formato

Cartaceo
Pagine

984
Prezzo
14,50€
Acquisto
Amazon

New York suscita da sempre un fascino irresistibile. Ma quali sono i motivi che l’hanno resa una città unica al mondo? Dalla metà del Seicento – quando New York si chiamava ancora Nuova Amsterdam ed era soltanto una piccola colonia olandese – alla moderna metropoli dei grattacieli, Edward Rutherfurd ricostruisce il suo mito con questa saga appassionante. Quasi quattro secoli di storia, dai piccoli traffici con le tribù indiane alla dominazione inglese, dalla Rivoluzione alla Guerra civile, dalle moltitudini di immigrati che sbarcavano a Ellis Island tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento ai ruggenti anni Venti, dal crollo della Borsa nel 1929 alle guerre mondiali, fino alla tragedia dell’ll settembre. Nel caratteristico stile che lo ha reso famoso, l’autore mescola il rigore storico alle coinvolgenti vicende quotidiane dei suoi personaggi, tra cui diverse generazioni della famiglia Master, di origine anglo-olandese, attorno alla quale si muovono altre figure appartenenti a tutti gli strati sociali e a differenti etnie: nativi americani, africani, irlandesi, tedeschi, italiani, europei dell’Est, ebrei, testimoni e protagonisti dei molteplici eventi che hanno costruito il volto della “Grande mela”. Desideri e speranze, avidità e corruzione, una mescolanza di sogno e intraprendenza che è il tratto caratteristico di una città divenuta simbolo, centro nevralgico dell’economia, della finanza e della cultura non solo statunitensi.

La storia di una città raccontata attraverso i secoli e le generazioni che l’hanno attraversata è, in breve, il fulcro di questo immenso romanzo di Edward Rutherfurd. Partendo dal 1664 e da quella che all’epoca era una colonia olandese abitata per lo più da commercianti, New York si snoda attraverso quattro secoli della storia di quella che è tra le più conosciute e famose città americane, ne descrive i momenti più importanti in una scansione temporale estremamente ampia ma più che avvincente e ben riuscita, in cui si viene trascinati e coinvolti senza quasi accorgersi dello scorrere delle pagine.
Si parte da Nuova Amsterdam e dalla vita di un commerciante olandese, Dick Van Dyck, per poi seguire la storia della sua discendenza attraverso la travagliata storia americana e il punto di vista, assai longevo, della famiglia Master. Tutti i membri di questa famiglia benestante, ma fittizia, si rendono protagonisti o assistono silenziosi a tutti gli eventi formativi della nazione che oggi è una delle potenze mondiali e Rutherfurd evidenzia così come tutti quei caratteri tipicamente americani – la libertà, la lotta per i diritti e anche i grandi soprusi – siano il frutto di secoli di cambiamenti, scelte e azioni avvenuto in momenti estremamente normali, ma carichi di significati profondi.

Mentre il saluto del cannone riecheggiava sopra il porto di New York e il vecchio Andrew Hamilton prendeva congedo, gli abitanti della città, oltre a godersi il loro trionfo su un avido governatore, festeggiavano qualcosa di più profondo. La previsione di Eliot Master si rivelò corretta. Il processo Zenger non cambiò la legge sulla diffamazione, ma chiarì a ogni futuro governatore che i cittadini di New York, e di qualsiasi altra città nelle colonie americane avrebbero esercitato ciò che, senza bisogno di essere filosofi, ritenevano il loro diritto naturale di dire e scrivere ciò che volevano. Il processo non fu mai dimenticato. Divenne una pietra miliare nella storia d’America. E già all’epoca la gente se ne era resa perfettamente conto.

Ad essere protagonista è un’intera famiglia, dalle sue origini alle discendenze dei giorni nostri, ma attorno ai fittizi Master si articola un intero universo di personaggi anch’essi inventati ma rappresentativi di quella diversità umana che ha caratterizzato New York sin dalle sue origini. Perciò a raccontare il loro punto di vista ci sono anche gli schiavi neri, gli immigrati tedeschi, irlandesi e italiani, legando le loro vite a doppio filo con quella degli attori principali del romanzo. New York, quindi, non è solo la storia di questa famiglia nella città attraverso il tempo, è la storia della città stessa, perché essa diventa la vera protagonista della vicenda, nella mutevolezza dei suoi confini, delle sue strade e dei suoi abitanti, nelle sue multiple sfaccettature e diversità, che diventano via via sempre più complesse.

«È possibile. Ma tutti gli indizi ci dicono che la Gran Bretagna non ci concederà mai la vera indipendenza che cerchiamo.»
«Cosa volete creare? Una repubblica?»
«Sì. Una repubblica libera.»
«Sta’ attento a quello che desideri, James. Sei stato a Oxford e conosci la storia meglio di me. L’intransigente repubblica romana non è crollata alla fine? E in Inghilterra, dopo l’esecuzione di re Carlo, il governo di Cromwell si è trasformato in una dittatura tale che gli inglesi hanno preferito restaurare la monarchia.»
«Dovremo fare meglio.»
«Una buona intenzione, ragazzo mio, ma nessun paese, di qualsiasi dimensione, ci è mai riuscito.»

Il romanzo di Rutherfurd è sicuramente complesso e molto articolato, tuttavia lo stile è capace di coinvolgere nelle vite dei diversi protagonisti con una semplicità e un’immediatezza sorprendenti. Come vi accennavo, si resta incollati alle pagine, scoprendo le vite di persone normali insieme a tutti quei momenti storici fondamentali: le guerre con i nativi, lo scontro tra olandesi e inglesi per il dominio dell’isola di Manhattan, i litigi e le differenze tra colonia e madrepatria, la guerra d’indipendenza e quella civile, i problemi economici, l’arrivo del novecento e delle sue devastazioni.
È un inno a una città che ha attraversato la storia mantenendo un ruolo centrale nonostante gli alti e bassi della sua esistenza; è un inno alla collettività che l’ha animata e la anima qualunque cosa accada nelle sue strade e nel mondo. È, infine, la descrizione di come New York sia storicamente arrivata a trasformarsi nel simbolo di tutto ciò che è americano, nel bene e nel male del termine, in un tentativo di ripercorrerne obiettivamente le fasi e spiegarne l’evoluzione.

Io a New York ci sono stata (ormai 😢) due anni fa e mi ha fatto super piacere leggere questo libro, perché mi ci ha riportata, svelandomi anche tanti aspetti della sua storia che non conoscevo. È una super lettura, tra le migliori di quest’anno!

E i romanzi storici, ultimamente, mi stanno ri-affascinando. Credevo non succedesse più dopo aver letto Le Benevole di Jonathan Littell, ma è sempre bello ricredersi, non trovate? 😉

A presto
Federica 💋

“L’anima non si arrende” di Marco Conti [Segnalazione]

Ciao a tutti 😊

Torno a segnalarvi un autore italiano, questa volta con il suo secondo romanzo: la storia di Marco ed Emma in una Parigi tutta da scoprire!

Titolo
L’anima non si arrende
Autore
Marco Conti
Editore
Amazon Self Publishing
Anno
2017
Genere
Narrativa
Formato

Ebook
Pagine

192
Prezzo
0,99€ ~ Disponibile per Kindle Unlimited
Acquisto
Amazon

Una lettera, un improvviso tuffo nel passato per Marco; scrittore di successo abbandonato da Sabrina e dall’ispirazione, che accetta l’invito dello zio Nicola: recarsi a Parigi per ascoltare le ragioni della sua sparizione, avvenuta quando Marco era ancora bambino. Il viaggio a Parigi sarà l’occasione per riallacciare i rapporti col fratello Francesco e per riconciliarsi con il passato. Ad aspettarlo non sarà però Nicola, ma una scoperta inquietante. 
Emma, la sua compagna di viaggio, gli stravolge la vita; scompare, ma (forse) non per sempre…

Io ho questo romanzo sul mio scaffale virtuale, in attesa di essere letto e dalla trama non vedo l’ora di farlo!

Spero di avervi fatto conoscere uno dei vostri prossimi acquisti 😉

A domani
Federica 💋

Beautiful Creatures – La sedicesima luna

Buongiorno 😊

Questo primo Lunedì di Aprile parte con la recensione di un film che ho trovato davvero carino, nonostante sia sempre critica nei confronti delle pellicole tratte da dei romanzi!

Una giovane maga in un piccolo paese conservatore e bigotto d’America, crea scompiglio, morale e meteorologico, nella comunità. E nel cuore di un ragazzo che è disposto a tutto per lei. Lei vive con lo zio e la nonna, lui ha subito un lutto che lo porta a isolarsi nella lettura. E saranno proprio i libri, di ogni genere, a unirli e, forse, dividerli. Il loro sentimento passerà per prove durissime, provocate dalla natura di lei ma anche dall’incantesimo che lui, umano, le ha fatto: l’amore.
Con: Alden Ehrenreich, Alice Englert, Viola Davis, Emmy Rossum, Emma Thompson, Jeremy Irons

Dopo aver letto il libro non potevo che rivedere (esatto, rivedere, perché ho scoperto la saga letteraria dopo essere incappata per caso nella sua trasposizione) il film per decidere effettivamente se fosse bello quanto ricordavo e, soprattutto se fosse fedele all’opera originale.
Devo dire che la memoria non ha fatto brutti scherzi e che, in fin dei conti, è una delle trasposizioni che più mi sono piaciute. Ci sono, come logico che sia per non sforare il muro dei 120 minuti, dei cambiamenti e dei tagli rispetto alla trama del libro e si è puntato qui (tecnica tipica per attrarre il pubblico) sul lato romantico/tragico della storia tra Ethan e Lena, piuttosto che su quello “teorico” più legato alla magia e alla maledizione che incombe su Lena per giustificare la conclusione comune a entrambi.
Purtroppo nell’operazione di snellimento (ed è la sola grande pecca di cui vi parlo) per adattare il libro al grande schermo, Marian, la bibliotecaria sempre pronta a sfoderare citazioni e consigli, si è ritrovata accorpata ad Amma, la veggente esperta di vudù, come unico personaggio, senza che il risultato mantenesse un po’ della sagacia che la caratterizza. Peccato, perché avrebbe reso questa nuova Amma memorabile.
Comunque, a dispetto delle differenze il film non è un obbrobrio come di solito accade in casi simili, ma si lascia guardare con piacere perché alla fine accoglie e rispetta la natura della storia e dei personaggi, mantiene molto la caratteristica dei tipi umani che è uno degli elementi centrali nel libro, oltre all’accanimento contro Lena a causa di idee bigotte e retrograde. È solo un po’ più romantico e devo dire che non mi è dispiaciuto (sapete meglio di me quanti adori le storie smielate 😄).
Vero punto di forza del film, al di là dell’accuratezza nella resa dei momenti e dei luoghi che nel libro sono fondamentali per la storia, è il cast che lo compone e prende parte alla realizzazione di un buon prodotto, perché bastano già i nomi di Jeremy Irons, Viola Davis ed Emma Thompson a segnare un alto livello di interpretazione e recitazione. Loro tre, nei ruoli di Macon Ravenwood, Amma e della signora Lincoln, rendono il film davvero spettacolare, anche nelle scene che non hanno nulla a che con la trama originaria e che potrebbero far storcere il naso per la troppa licenza poetica.
Però, ed è quello che più mi ha fatto apprezzare il film, sono stati i due attori protagonisti a colpirmi, sia per l’affiatamento tra loro nell’interpretare i loro personaggi, sia per l’empatia che ho sviluppato io nei loro confronti di fronte alla loro versione di Ethan e Lena. Alice Englert e Alden Ehrenreich non hanno tradito le aspettative che il libro mi ha dato verso la caratterizzazione di Lena e Ethan, con lei così cupa e desiderosa di rimandare una giornata che sa essere inevitabile e che la porta a vedere la visione peggiore del mondo e della situazione, mentre lui è il ragazzo privo di capacità soprannaturali che sembra il primo a dover rinunciare perché estraneo a tutto il mondo di Lena ma che si dimostra il più combattivo proprio perché agli umani non è concessa nessuna scappatoia magica, ma solo quella di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà. Inutile dirvi che è il mio personaggio preferito di tutto il film, nonché l’attore che più ho trovato adatto al ruolo.

Ovviamente sono tutta orecchie per sapere se avete mai visto questo film o le impressioni che vi ha suscitato se fa parte delle vostre conoscenze 😊 Tutti i vostri commenti sono sempre benaccetti e sono anche il miglior modo per iniziare una nuova settimana!

A presto
Federica 💋

Lei & Lui di Marc Levy

Ciao 😊

Ad inizio anno ho partecipato al blogtour dedicato a questo nuovo (ormai non più) romanzo di Marc Levy e sinceramente non ho idea del perché ci abbia messo così tanto per pubblicare la recensione… Mah… Giuro che è un mistero!

Comunque sia, oggi intendo recuperare perciò… Pronti a sentirmi nuovamente parlare di Levy?!

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TitoloLei & Lui Autore: Marc Levy Editore: Rizzoli Anno: 2016 Pagine: 350

Lui è Paul Barton, americano, vive a Parigi da molti anni in attesa che il successo bussi alla sua porta: scrittore poco soddisfatto del proprio lavoro, ha raggiunto la popolarità solo nella Corea del Sud, dove ha conosciuto la sua traduttrice, cui lo unisce un complicato amore intermittente.
Lei è Mia, attrice inglese scappata a Parigi da un’amica che conosce il potere consolatorio della cucina: un rifugio sicuro per una donna delusa e schiacciata da una vita che non la soddisfa più. 
Le strade di Paul e Mia si congiungono in maniera imprevista grazie ai rispettivi amici, che un po’ per gioco e un po’ per affetto li iscrivono a loro insaputa a un sito di incontri. Inizia un’amicizia a tinte colorate, sempre sul punto di trasformarsi pericolosamente in altro, costellata di episodi romantici, buffi ed esilaranti. Tra chiacchiere nei caffè e passeggiate nelle piazze di Montmartre, dove le atmosfere sprigionano tutta la loro magia, Paul guida Mia attraverso una Ville Lumière spesso poco conosciuta, alla scoperta di incantevoli angoli nascosti e inedite prospettive sulla città.

Finalmente, dopo Se solo fosse vero e Se potessi rivederti, il protagonista assoluto di questa storia è Paul, il mio amatissimo e spiritosissimo Paul.
Ritiratosi a Parigi per non dover sopportare i riflettori dovuti al successo del suo primo libro (la cui trama è quella di Et si c’était vrai…), ho ritrovato un Paul meno brillante e spensierato di quello che ho conosciuto nelle altre due opere.

Paul, la cui affabilità e il cui tono di voce squillante mascheravano un pudore patologico, restò con gli occhi sgranati e le braccia molli, con l’unico desiderio di diventare, proprio come il suo personaggio, invisibile. […] Paul si sentì morire. Non di una morte istantanea, che l’avrebbe senz’altro sollevato, ma di un’agonia lenta e asfissiante.

Paul è un uomo provato e stanco, uno scrittore sconosciuto che però è incredibilmente famoso in Corea del Sud e che cerca di ritrovare se stesso dopo tanti anni passati in solitudine lontano dagli affetti più cari (indovinate? Arthur e Lauren). Paul non ha nessun altro a fargli compagnia se non i suoi personaggi ed è arrivando a un punto di non ritorno (il completo isolamento, interrotto solo dagli incontri con l’editore e la traduttrice sudcoreana) che i due combinaguai di San Francisco (Arthur e la moglie Lauren) correranno in suo aiuto, portandolo dritto tra le braccia di Mia. Ma anche lei, un’attrice temporaneamente in fuga dalla sua carriera e da un amore finito, ha il suo bel carico di insicurezze e l’incontro con Paul non fa che risollevarle di nuovo.
Entrambi, grazie a un aiuto reciproco e alla dolcezza di un sentimento che si sviluppa pian piano, ritrovano il piacere di godersi la vita e la compagnia altrui, scoprendo i difetti e i pregi dell’altro in un susseguirsi di situazioni che li mettono a dura prova (e per Paul prendere un’aereo è una vera tragedia). È, l’intera storia, una ricerca verso la felicità nonostante tutto ciò che ci può essere al mondo di orribile ma che, comunque, non è in grado di annegare gli aspetti belli e positivi dell’esistenza.

«Non le sembra che ci siano già abbastanza drammi nella vita vera, e che le persone siano già sufficientemente gravate da dolori, menzogne, vigliaccherie e meschinità? Vuole aggiungerne altri? Sprecare il loro tempo raccontando storie che finiscono male?»
«I romanzi hanno il dovere di riflettere la realtà, o rischiano di apparire sentimentali.»
«Ma che vadano al diavolo, quelli che non amano le storie felici, sguazzassero pure nel loro pessimismo, sono già abbastanza noiosi così, non gli lasceremo anche l’ultima parola.»
«È un punto di vista.»
«No, è una questione di buon senso e di coraggio. A che serve recitare, scrivere, dipingere o scolpire, correre rischi del genere se non per dare felicità agli altri? A commuovere con edificanti storie strappalacrime? Sa cosa serve oggi per conquistare un Oscar? Aver perso braccia o gambe, il padre o la madre, meglio ancora tutt’e quattro le cose insieme. Una buona dose di tristezza, di squallore, di bassezze per far sciogliere gli spettatori in lacrime e si grida al genio, ma far ridere e sognare la si ritiene una cosa da nulla. Ne ho abbastanza dell’egemonia culturale della depressione. Quindi il suo romanzo finirà bene, punto e basta!»

Come sempre, ormai mi avrete a noia per quante volte ve l’ho detto, lo stile è ciò che rende un romanzo di Levy speciale e indimenticabile. Intenso, quotidiano, realista e dolce sono i soliti aggettivi che uso, ma adesso aggiungo qualcosa di nuovo, perché in Lei & Lui Levy affronta una rinascita e il suo stile riflette questo aspetto, regalandoci il rinnovamento di Paul e Mia anche attraverso il modo in cui ci racconta la loro storia.
Ho adorato anche questo romanzo e ve lo consiglio se siete un animo romantico super positivo e alla ricerca del lieto fine!

Questa volta non mi sono dilungata molto 😏 Ho preferito lasciare la parola a Paul e Mia e spero che vi sia piaciuto!

È solo Venerdì, ma purtroppo so già che questo weekend non pubblicherò altro… Domani cena con i parenti e in generale un surplus di studio/libro 😓 Ovvio, dedicarmi al libro invece che allo studio mi fa più piacere e spero di riuscire a dedicarmici!

Voi invece che farete? Programmi particolari? Qualunque cosa facciate, spero vi divertiate e che possa essere bella 💋

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