EXTRA

Domani andiamo al mare è il primo racconto completo che ho pubblicato qui sul blog. Mi sembra giusto parlarne un po’, così, per tirare un po’ le somme e non lasciare cadere tutto nel vuoto.

Come ogni storia che si rispetti, dietro all’ispirazione che mi ha fatto conoscere Leo e Susan si nasconde una canzone. È una cosa che ho scoperto per caso, mentre trascrivevo gli ultimi capitoli. Avevo acceso la musica, un brusio di fondo che quasi non ascoltavo e che serviva solo per non sentire il ticchettio dell’orologio. Non è una novità (adesso sto ascoltando Apocalypse Please dei Muse ad esempio) ma a un certo punto ho smesso di scrivere, ho aperto iTunes e ho controllato che canzone fosse appena finita. Mi sembrava che l’ultima strofa avesse qualcosa in comune con la storia che stavo scrivendo…
Era Taking Pictures of You dei The Kooks, contenuta nell’album Junk of the Heart del 2011.

La canzone è scritta dal punto di vista di un innamorato, che dice di dover confessare un segreto alla persona che ama. Ogni volta che chiude gli occhi, ha la sensazione che sia con lui e le immagini, i ricordi che ha di lei gli riempiono la mente; le scattava delle fotografie ed era una cosa bellissima per lui. Questa persona però se n’è andata, nonostante entrambi chiedessero all’altro un posto dove poter stare e ciò che gli rimane è la memoria di quanto fosse bello scattarle fotografie.

Inevitabilmente ci sono rimasta di sasso! Era il mio racconto, dettaglio più, dettaglio meno…
Ci ho messo un po’ ma, superato il primo e più traumatico impatto, mi sono chiesta come fosse stato possibile un collegamento simile. Ovvio, la canzone fa parte della mia playlist, la conosco un pochino, è orecchiabile, il cervello tiene traccia di tutto ciò che lo bombarda senza avvisarci che è successo, ecc. ecc. … Ma non mi sembrano giustificazioni sufficienti. Cos’è che è avvenuto tra tutto questo Prima e il Dopo fatto e finito?

L’indagine è andata avanti un po’ maluccio, tra ipotesi smentite dai fatti e fatti smentiti da ovvietà palesi (del tipo: “Ho sempre saputo dell’esistenza della canzone mentre scrivevo” … mmm, raccontalo a qualcun altro!), e alla fine la mia risposta è stata niente: non è successo assolutamente niente tra la prima volta in cui la canzone si è depositata in un angolino lontano e polveroso del mio cervello e il giorno in cui ho scritto la primissima riga!

Con niente intendo che io non ho mosso un dito, nemmeno una falange, per far sì che ne uscisse una storia con un inizio, un centro, una fine e un messaggio di fondo con una parvenza di significato, e non solo di significante. Ma c’è stata un’altra, in collaborazione con il mio inconscio, che ha sgobbato a lungo per consegnarmi un pacchetto completo: l’idea.
Un’idea piantata nella mente di un’uomo diventerà un’idea che lo condizionerà per sempre. Può arrivare a cambiarlo radicalmente e crescendo piano piano, il significato, l’idea della canzone è riuscita a emergere in superficie.

Dire che è un parassita è un pochino eccessivo, però credo che l’immagine renda bene la forza che un’idea può avere, il suo “non schiodarsi” dalla testa una volta che riesce a stabilircisi…

Beh, che altro dire? Niente, se non che resto in attesa di un’altra idea come questa. Nel frattempo, continuo a ascoltare musica.

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