Guardaroba passpartout tag

Ciao 😊 e buon inizio settimana!

Oggi inauguro il Lunedì con un tag! Era da un po’ che non ne facevo e per questa nomina devo ringraziare Alessia (e Laura per l’immagine) ❤️ Io e la moda andiamo discretamente d’accordo (amore e odio più che altro), ma un armadio bello pieno lo possiedo anch’io e non sarà difficile trovare i miei dieci must tra i capi di vestiario 😊

Ma prima vi illustro le regole del tag:
– Citare il blog che ha creato il tag: Messy Streets
– Raccontare quali sono i 10 capi che non mancano mai nel nostro armadio (se vogliamo, aggiungendo delle foto nostre o prese dal web – le mie sono prese da quest’ultimo)
– Invitare a partecipare altri 10 blog

Purtroppo sono in periodo esami (ne ho uno dopodomani 😨) e ho giusto il tempo di selezionare i miei 10 must have tra i vestiti… Per le nomine, quindi, vi invito tutti a farlo, ovviamente se ne avete voglia (o a scrivermi le vostre scelte nei commenti)! E ora, si aprano le ante del mio armadio!! Ho deciso di andare per stagione: 5 capi per primavera/estate e 5 per autunno/inverno ✌️

1. Felpe sportive

Di H&M, ne ho due, una grigia e una rossa-mattone. Sono comodissime, come giacche in autunno e d’inverno sono praticamente una parte della mia tenuta “da studio” quando resto in casa.

2. Maglioni

Non importa la marca, il colore o il tessuto, se un articolo cade sotto l’etichetta di “maglione” entra sicuramente a far parte del mio abbigliamento. Avendo sempre freddo, non sfuggo al caldo rifugio dato da quest’invenzione geniale 😄

3. Jeans

Che sia per andare in università o da qualche parte, i jeans sono una scelta pratica e comunque sempre adatta a ogni situazione.

4. Camicie

Bianche, colorate, a scacchi. Maniche lunghe, corte, a trequarti, sbracciate. Ne ho davvero un bel po’ e basta poco per essere adatta a ogni occasione (con il maglione giusto, ovviamente 😂)

5. Sciarpe

Ovviamente, queste non possono mancare, dalle pashmine leggere a quelle di lana! Sono il mio rimedio preferito contro il freddo.

6. Giubbino in pelle

Questo, in realtà, lo uso sia in autunno sia in primavera, perché è della pesantezza adatta nella mezza stagione. E poi è super cool, lo adoro, anche quando è in stile biker 😍

7 . Leggings

Comodissimi e pratici, vanno bene con le magliette, gli abitini e i cardigan leggeri. Un capo super versatile!

8. Abito senza spalline

Perché se ho voglia di mettermi qualcosa di leggero e fresco, soprattutto in estate, è la scelta migliore per essere anche un po’ elegante 😊

9. Canottiere

Di queste ho perso il conto di quante ne ho… Giuro!

10. Pantaloncini

Anche di questi ho perso il conto!! E che volete che vi dica, mi piace vestirmi comoda!

E con questo conoscete a grandi linee il mio armadio! Devo dire che mi sono divertita a raccontarvelo 😊

Come vi dicevo a proposito delle nomine, tra due giorni ho un esame e purtroppo il ripasso mi porta via molto tempo 😔 per questo vi do appuntamento a dopo Giovedì!

A presto
Federica 💋

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Dunkirk [2017]

Ciao a tutti e buon Venerdì 😊

Martedì pomeriggio sono stata al cinema, in una full immersion totale nella Francia occupata del 1940! Ebbene sì, ho visto Dunkirk di Christopher Nolan!

Titolo
Dunkirk
Regia
Christopher Nolan
Anno
2017
Genere
Drammatico, guerra, storico
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Regno Unito, Stati Uniti d’America, Paesi Bassi, Francia
Soggetto
Christopher Nolan
Sceneggiatura
Christopher Nolan
Cast
Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard, James D’Arcy, Barry Keoghan, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy

Da Christopher Nolan, dati i precedenti come Inception e la trilogia del Cavaliere Oscuro, non mi aspettavo niente di meno che un Kolossal, rigorosamente con la “K” maiuscola e ricco di ansia, inquietudine e aspettative capaci di trascinare lo spettatore all’interno della storia e di farlo immedesimare con la nutrita schiera di personaggi senza nome che affollano lo schermo
Nella narrazione degli eventi che hanno portato all’evacuazione di Dunkerque e al salvataggio di più di 300.000 soldati inglesi, francesi e belgi, la pellicola si concentra maggiormente sui primi e sull’importanza giocata dai civili (anche qui rigorosamente inglesi) nelle operazioni di salvataggio, focalizzando l’attenzione su tre luoghi/momenti chiave: il pontile e la spiaggia, dove il film si apre e getta le basi della narrazione e le premesse per le operazioni di recupero; il mare, dove un distacco di diverse ore lo separa dal primo luogo e mostra il lato della guerra dedicato ai civili; e il cielo, intermediario e collante tra i due dove trovano posto solo tre aerei inglesi, unica speranza contro i bombardamenti tedeschi verso la spiaggia e il mare.
Ognuno di questi tre luoghi si fa portavoce, attraverso i propri e unici protagonisti, della devastazione della guerra, in una escalation che vede nella spiaggia il proprio fulcro e che nel mare, ma ancora di più nel cielo, spera di trovare la propria salvezza e la speranza di non essere così vicini alla morte. A rendere questa sensazione di disperazione grandiosa, profonda e altamente coinvolgente sono le inquadrature e, soprattutto, l’alternanza continua tra i grandi spazi aperti (che siano sulla spiaggia, in mare o nel vuoto del cielo) e i soffocanti e piccoli luoghi all’interno delle navi e degli aerei. Questo continuo dentro e fuori, infatti, descrive alla perfezione la totale precarietà della condizione umana di fronte a un nemico spesso invisibile ma costantemente presente (dell’esercito tedesco si vedono solo dei caccia, un siluro e un paio di soldati, nient’altro!!), una precarietà che si riflette soprattutto nel costante ticchettio di sottofondo, come se Dunkerque fosse una bomba pronta esplodere e a causare una strage immane (cosa che sarebbe potuta accadere benissimo), e negli animi dei soldati.
Quello che mi ha colpito di più in Dunkirk è il suo cast e la resa dei personaggi. Per prima cosa, e a ben donde, è un film esclusivamente maschile: le donne sono inquadrate raramente e in ogni caso sono infermiere, ma nonostante questa esclusività del “sesso forte” gli eventi descritti e narrati si distinguono per una totale ammissione delle proprie debolezze, per una disperata ricerca della fuga dalla spiaggia con ogni mezzo o sotterfugio possibile, anche dei meno nobili. Secondo, questa ammissione quasi anti-eroica genera il rifiuto psicologico non solo verso le proprie responsabilità in guerra, ma anche nella propria autovalutazione come individui umani degni di essere tali, in un’analisi anticipata di tutti i traumi psicosomatici che esplosero alla fine del conflitto.
Nolan è un regista che apprezzo moltissimo e con questo film ha saputo trasmettere non il senso di sollievo che ci si dovrebbe aspettare dopo una così fortunata evacuazione, ma la tragica verità che, a dispetto del successo, molte vite sono state spezzate, letteralmente e metaforicamente, in un conflitto che non finisce sui campi di battaglia o nelle zone di guerra e che continua anche in patria, il luogo dove ci si dovrebbe sentire al sicuro ma nel quale è comunque possibile continuare a far crescere la speranza.
Unica pecca del film è il suo focalizzarsi solo sul lato anglofono della vicenda, tralasciando e relegando in un angolo anche i soldati e i civili francesi e belgi che erano presenti a Dunkerque e che come gli inglesi hanno rischiato la vita per la liberazione.

Ovviamente sono curiosa di sentire se lo avete visto e, nel caso, cosa ve ne è sembrato! Comunque, trovo che film come questo siano assolutamente da avere, anche se non si è amanti del genere 😊

Per questa settimana è tutto. Vi auguro un buon weekend di relax (il mio sarà di studio, ma pazienza)!
Federica 💋

[Segnalazione] “Only The Winds” di Giorgia Vasaperna

Buongiorno 😊

Sono davvero contenta della segnalazione di oggi, perché torno a parlarvi di un’autrice e di una serie il cui primo capitolo mi è piaciuto moltissimo!

Titolo
Only The Winds
Autore
Giorgia Vasaperna

Editore
Panesi Edizioni
Saga
Trilogia di Like Lions
Anno
2017
Genere
Urban Fantasy
Formato
eBook ~ Cartaceo
Pagine
254
Prezzo
0,99€ (eBook) ~ 15€ (Cartaceo. I primi due volumi sono in promozione 2×1)
Link
Amazon ~ Kobo

Sono passati mesi dalla missione che ha portato Avril, Matteo e Arisu nella terra dell’Etna: le loro vite sono andate avanti e i tre sono ormai proiettati verso il futuro. Tutto sembra filare liscio, finché un giorno un esercito di Domunty attacca il Villaggio della Pace e lo rade al suolo. L’illusione di una vita serena svanisce in un attimo. Una guerra sta per iniziare, ma chi è il nemico? Di chi ci si può fidare? I protagonisti di Like Lions sono tornati e dovranno affrontare una nuova e fantastica avventura. Durante il viaggio si ripresenteranno vecchie conoscenze e Avril dovrà prendere un’importante decisione.

Estratto

Nessun immortale, prima di me, era stato in grado di sconfiggere un Domunty in meno di qualche secondo… da solo.
Digrignarono i denti tentando di reprimere le loro emozioni e si buttarono a capofitto su noi immortali; Matteo, che era l’unico mortale rimasto al nostro fianco per combattere si trasformò in una tigre e si gettò addosso a uno dei nemici. Quattro Domunty mi circondarono, e io, imprecando, provai a colpirne uno con un’altra sfera, ma fui distratta dall’urlo di Primavera; aveva dimenticato che questi nemici erano in grado di risucchiare e rilanciare i nostri incantesimi. Riuscì a evitare il contrattacco per un pelo!
Uno dei miei avversari ne approfittò per colpirmi in faccia con un pugno – non molto forte, devo dire – e per immobilizzarmi a terra, ma mi liberai con un calcio prima che gli altri mi arrivassero addosso. Senza attendere un attimo di più, lo colpii con una sfera di luce e buio; il suo corpo esplose, sporcando in giro.

Contatti

Wattpad ~ Facebook

Io tra qualche giorno ne inizierò la lettura e non vedo l’ora di scoprire cosa accadrà in questo nuovo capitolo!!

Ci sentiamo domani – preparatevi perché vi porto a Dunkirk!
Federica 💋

“La torre nera” [2017]

Ciao!

Non vi allarmate, non sarà una settimana dedicata solo a Stephen King. È più una coincidenza che oggi arrivi la recensione di questo film tratto dalla sua serie di sette romanzi 😊 Però mi piace, perché anche qui c’è una grande scoperta.

Titolo
La torre nera
Titolo originale
The Dark Tower

Regia
Nikolaj Arcel
Anno
2017
Genere
Fantastico, azione, avventura, fantascienza, western
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Stephen King (romanzi)
Sceneggiatura
Nikolaj Arcel, Anders Thomas Jensen, Akiva Goldsman, Jeff Pinkner

Cast
Idris Elba, Matthew McConaughey, Tom Taylor, Claudia Kim, Katheryn Winnick

Tratto da una serie di sette romanzi di Stephen King, il film è, in sostanza, una versione fantascientifica davvero di pregio di un film apocalittico, al cui centro emerge ancora una volta l’importanza che Stephen King attribuisce all’infanzia e all’immaginazione dei bambini/dei ragazzi.
Sulla Terra, Jake è tormentato da sogni tremendi in cui un uomo sfrutta i bambini per distruggere un’alta torre nera. Incapace di spiegare che i suoi sogni non sono semplici invenzioni della sua mente ma la realtà, si ritrova presto preso di mira da Walter Padick, uno stregone il cui obiettivo è proprio distruggere la torre e far calare le tenebre e i mostri su tutti gli universi esistenti. Ad aiutare Jake, anche se riluttante, si ritrova la leggendaria figura de Il Pistolero, Roland Deschain, impegnato da sempre nella lotta contro Walter. La trama, anche se qui l’ho ridotta davvero a grandi linee, è del tipo più semplice: c’è un cattivo (e che cattivo, visto che si tratta di Matthew McConaughey!), un eroe che ha perso di vista la propria missione e un giovane aiutante conteso dai due e in grado di influenzare le sorti della vicenda verso il bene (la vittoria dell’eroe) o verso il male (la supremazia del cattivo e la fine di tutto). Niente che non si sia già visto, eppure questo film è tutto fuorché scontato o banale!
In una mescolanza di generi, tra fantasy, fantascienza e western, La torre nera è un film davvero bello e interessante da vedere, che si pregia di due antagonisti d’eccezione: Matthew McConaughey e Idris Elba, alias Walter Padick e Roland Deschain. Il primo, tolti gli abiti da belloccio che veste nelle commedie romantiche, si trasforma in uno stregone degno di infestare gli incubi più tremendi, nemico senza scrupoli o morale che non esita a compiere (o far compiere) le azioni più indicibili se queste possono portargli un qualche guadagno. Devo dire che l’ho apprezzato in questo ruolo, anche per i segni dell’età che anche lui inizia a mostrare e che nel personaggio di Walter sono ben evidenti.
Tutt’altra storia per Idris Elba che, allontanatosi dai set Marvel per un po’, disegna un eroe non perfetto ma che si sforza di migliorare e di tornare a credere nelle proprie capacità dopo aver perso praticamente ogni cosa. È ombroso, caratterialmente, e uno di quei tipi che ti vien voglia di abbandonare in poco tempo, ma Elba, che è un attore sottovalutato secondo me, ha una mimica e un approccio al personaggio che, pur nelle sue imperfezioni, lo rendono il migliore degli “eroi” che si vedono ultimamente al cinema!
Ma, come vi dicevo all’inizio, ciò che viene messo maggiormente in evidenza è la forza immaginativa di Jake: è l’immaginazione, infatti, il fulcro della forza sia di Jake ma anche dello stesso Walter e di Roland, ma se quelle dello stregone e del pistolero rappresentano gli opposti (negativa la prima e positiva la senconda), quella di Jake risulta essere la più potente, semplicemente perché è ancora pura, non piegata a schemi e imposizioni che caratterizzano l’età adulta.
Belle le ambientazioni, soprattutto quelle del Medio-Mondo dove vivono Roland e Walter, una sorta di regno della fantasia dove tutto è possibile, sia nel bene che nel male. Ed è questo, la presenza sia del bene sia del male, a rendere il film ancora più bello: a Jake non viene risparmiata la sofferenza, il dolore, a differenza di come ci si potrebbe aspettare (di solito i bambini sono una categoria protetta al cinema e in tv: mai fare del male ai bambini, né ucciderli, se non si vuole scatenare il disgusto e la rabbia del pubblico), perché essi fanno parte della vita, anche se hai meno di diciotto anni, e ciò che gli impedisce di cedere all’odio è la convinzione che si possa sempre risolvere tutto per il meglio, nonostante a volte non sembri affatto così.

Sto iniziando a credere che, dove c’è lo zampino di Stephen King, si nasconda un prodotto con i fiocchi!! Che ne dite? Se, poi, siete indecisi se vederlo o no, io vi super consiglio di guardarlo, perché un film da vedere e che non lascia insoddisfatti! Ve lo garantisco 😊

A presto
Federica 💋

“IT” di Stephen King

Buongiorno 😊

Oggi pochi preamboli, perché vi parlo di un capolavoro che non ha bisogno di essere presentato! Ecco a voi il mitico IT!

Titolo
IT
Autore
Stephen King
Traduzione
T. Dobner
Editore
Sperling & Kupfer
Anno
2013
Anno prima edizione
1986
Genere
Thriller, Paranormal, Mistero
Formato

Brossura
Pagine

1315
Prezzo
13,90€
Acquisto
Amazon

In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: It. Quando, molti anni dopo, It ricompare a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano la famiglia e il proprio lavoro per tornare a combatterlo. E l’incubo ricomincia… Un viaggio illuminante lungo l’oscuro corridoio che conduce dagli sconcertanti misteri dell’infanzia a quelli della maturità.

È forse il romanzo più conosciuto di Stephen King e, dopo averlo letto, devo dire che è anche un bellissimo romanzo.
Io non sono da storie dell’orrore e ammetto che i primi capitoli mi hanno messa davvero alla prova, tanto che non potevo leggerlo dopo le nove di sera (tendenza che comunque ho mantenuto per tutta la lettura, giusto per essere sicura di non sognare palloncini o fogne durante la notte), ma una volta che la storia si è dipanata, allora è diventato impossibile staccarmi dalle pagine e vi giuro che è tra i libri migliori che io abbia mai letto!
IT è tutto fuorché un horror! È macabro, sì, fa paura, sì, ma non quel genere di paura che gli ho sempre associato in quanto romanzo horror e, in fondo, è una grande storia fantastica in cui sono le paure e le speranze a fare da padrone, non certo l’orrore.
Tutto si svolge a Derry, questa non grandissima cittadina del Maine, in cui sembra che le peggiori notizie (omicidi e disastri vari) non riescano a lasciare la città e cadano nel dimenticatoio ogni qual volta si cerchi di indagarne le cause, come se uno forza sconosciuta si mettesse in moto, prima, per scatenare la violenza e, poi, per attenuarne il ricordo e la portata.

Quello che accadde quella sera al Punto Nero, per quanto orribile… Vedi, io non sono molto convinto che sia successo perché eravamo neri. E nemmeno perché il Punto era subito dietro West Broadway, dove abitavano allora i bianchi ricchi di Derry e dove ancora ci abitano. Io non credo che la Legione per la difesa della Rispettabilità Bianca abbia attecchito così bene qui perché a Derry si detestavano i neri e gli straccioni più che a Portland o a Lewiston o a Brunswick. No, è per via del suolo. Sembra che le cose brutte, le cose malvagie, trovino il terreno adatto in questa città.

A fare da protagonisti sono sette ragazzini e loro stessi da adulti: Bill, Richie, Stan, Eddie, Ben, Mike e Beverly sono degli emarginati, che per sfuggire alle angherie del bullo Henry Bowers si ritrovano a proteggersi a vicenda e a formare il gruppo dei Perdenti. Ma non è solo l’essere perseguitati dal bullo a unirli: tutti loro, a partire dall’autunno del 1957, hanno incontrato Lui, It, la strana entità che vive sotto la città e che ne ha eletto i cittadini a suo personale buffet.
Questa conoscenza comune con Pennywise il clown, sembianza sotto la quale preferisce apparire It, e la determinazione di Bill a voler vendicare la morte del fratellino George sono il perno attorno al quale ruotano gli eventi del 1958 e del 1985. Perché il gruppo dei Perdenti ha una missione, uccidere It, e i suoi membri sono disposti a tutto pur di riuscirci, anche a giurare di tornare a Derry in caso non avessero davvero messo fine alla furia omicida del mostro.
È un romanzo decisamente complesso e articolato, che come punto di partenza sceglie di descrivere i due omicidi che danno inizio ai periodi neri nel 1957 e nel 1985, per poi ritornare al 1958 e da lì iniziare a raccontare ciò che è accaduto in una sorta di puzzle mentale, che fornisce i propri pezzi un po’ per volta e li sparpaglia tra gli anni ’50 e gli ’80. Innumerevoli sono le digressioni a proposito della città, della sua storia e della vita di chiunque abbia mai messo piede a Derry, in una costruzione continua delle ragioni e dei dettagli che la rendono ciò che è e che trasformano quei sette amici negli unici in grado di poter porre fine alla supremazia di It.
Stephen King costruisce un nutrito gruppo di eventi e personaggi capaci di tenere incollati alle pagine per la loro unicità, alternando con la narrazione in terza persona i punti di vista attraverso i quali un singolo evento viene descritto per dare veramente voce a tutti e fare in modo che ognuno diventi un tassello immancabile del puzzle che va formandosi capitolo dopo capitolo. Per questo, negli intermezzi che si discostano leggermente dalle vicende del 1958 e del 1985, non si ha la sensazione di essere finiti fuori strada ma di aver aggiunto un pezzo in più nella scoperta di ciò che è It e del suo rapporto con la città di Derry e i suoi abitanti.
È un libro simbolico, rituale e metaforico, al cui centro King mette i bambini e la loro incrollabile fede.

Da qui nascono interrogativi interessanti e, per quel che ne so, di vitale importanza. Per esempio, che cosa mangia in realtà It? So che alcuni bambini sono stati parzialmente divorati; è certo in ogni caso che si sono riscontrati segni di morsicature. Ma forse siamo noi a spingere It a farlo. A noi tutti è stato insegnato fin dalla prima infanzia che quel che fa il mostro se ti acchiappa nel folto del bosco è appunto mangiarti. È forse la cosa più terribile che riusciamo a immaginare. Ma in verità i mostri vivono di fede, no? Mi sento trascinato irresistibilmente verso questa conclusione. Il cibo può essere la vita, ma la fonte del potere è la fede, non il cibo. E chi più di un bambino è capace di un atto di fede assoluta?

Fede in ogni cosa, sia bella che brutta, sostenuta in ogni momento dalla viva immaginazione e dalla spensieratezza, che cede con il sopraggiungere dell’età adulta ma che non viene mai veramente dimenticata, non se subentra l’amicizia a tenerlo vivo.
Ho davvero apprezzato questo romanzo perché, a dispetto di tutti gli omicidi e del carattere macabro, ha un sottofondo positivo. “Una storia è semplicemente una storia”, può non avere implicazioni reali, eppure qualcosa di vero IT ce l’ha. Non sono né Derry, né il suo mostro, bensì i suoi personaggi e i loro caratteri, le loro prese di posizione e le vite che cercano di costruire nonostante le paure e le brutture che si incontrano ogni giorno.

Sapevo che Stephen King era un genio, ma senza mai averne la prova. Adesso ce l’ho e ho trovato un nuovo autore di cui mi sono innamorata e del quale recupererò tutti i libri!

Voi avete mai letto qualcosa di suo? O come me lo avete sempre evitato per paura degli horror? Uno sbaglio che spero di non ripetere ✌️

A domani!
Federica 💋