[Release Blitz] “L’ultimo sorriso” di Alfonso Pistilli

Venerdì!!

Ciao a tutti 🙂 Questa settimana si chiude con un Release Blitz del primo libro di una nuova collana. Si tratta di Policromia, curata da Emanuela Navone in collaborazione con PubMe, e il libro è L’ultimo sorriso di Alfonso Pistilli!

Il Romanzo

Titolo
L’ultimo sorriso
Autore
Alfonso Pistilli
Editore
PubMe
Collana
Policromia

Anno
2018
Genere
Narrativa contemporanea
Formato
Cartaceo ~ Ebook
Pagine
158
Prezzo
15€ (cartaceo) ~ 4,99€ (ebook)
Acquisto
Amazon

Tutti noi cerchiamo un sorriso in ogni angolo della vita, e talvolta lo troviamo laddove è impossibile. Alessandro Cocco, giovane venditore di vacanze a porta a porta, l’ha trovato in Halina, escort lituana trasferitasi a Bari, con la quale ha una profonda amicizia. Quando, al telegiornale, Alessandro apprende della sua morte, non vuole crederci, soprattutto dopo essere venuto a sapere che per la Scientifica si è trattato di suicidio. Conosceva davvero così poco la sua amica? O c’è dell’altro?

L’autore

Alfonso Pistilli
Nato a Bari il 5 luglio 1978.
Laureato in economia e impiegato amministrativo in un’azienda della Grande Distribuzione. Grande appassionato di sport, di lettura, viaggi, trading.
Sposato da nove anni con Nicoletta.
Ho frequentato tre corsi di scrittura creativa tenuti dallo scrittore Tommy Di Bari. Ho ricevuto lezioni di scrittura dal mio carissimo amico e maestro Ruggero Ruggiero, scrittore ex editor.
Perché scrivo? Perché amo immergermi in me stesso attraverso gli altri.

Com’è nato “L’ultimo sorriso”

Mi chiamo Alfonso Pistilli e scrivo di notte in una cameretta di un piccolo paese del profondo Sud Italia, Canosa di Puglia.
L’“Ultimo Sorriso” è il mio primo lavoro edito e nasce quasi per caso, come per caso è nata la passione per la lettura prima, per la scrittura poi.
Nonostante i miei quaranta (vi sento dire che non li dimostro affatto, grazie), sono da sempre una persona che non si avrebbe difficoltà a definire “iperattiva”. Io l’ho sempre considerato un lato positivo di me perché mi sono sempre detto che l’unico modo per combattere il tempo è viverlo.
Allora mi dedico allo sport, calcio e tennis soprattutto, ma non disdegno qualche vasca di nuoto. Amo viaggiare per immergermi nelle culture di paesi diversi dalla nostra amata penisola. Ma la mia iperattività non si esprime solo nelle passioni; sono eternamente incapace di rilassarmi, dunque ho sempre bisogno di “fare” qualcosa. Ricordo che da piccolo dicevo sempre a mia madre: «Mamma, io mi annoio.» Dopo due minuti di inattività.
La passione della lettura nasce come un’esigenza; avevo bisogno di sconfiggere l’insonnia. Perché fissare un soffitto quando posso fissare delle lettere?
Nata per necessità si è presto trasformata in un piacere. Libri su libri, divorati come per recuperare gli anni persi senza lettura fino a un giorno in particolare, quello in cui mio cugino Leo ha pronunciato una frase che tuttora è rimasta salda nella mia memoria: «Se ti piace così tanto leggere, perché non provi a scrivere?»
Io? A scrivere?
Ci risi su, poi però quelle parole non uscivano dal cervello, allora una sera lasciai il libro sul comodino e impugnai il mio iPhone. Non c’era bisogno di pensare a cosa avrei voluto scrivere, la storia era già dentro di me. Avrei dovuto solo dar vita ai personaggi e fargliela vivere.
Mentre scrivevo mi accorsi che molti particolari rimanevano ben fissi nella mia memoria nonostante normalmente non ci avessi dato alcuna importanza.
Scrivere è entrare in empatia con il lettore, è scendere nel profondo di me stesso dove le sensazioni sono primordiali, quasi istintuali ed accomunano ogni essere umano. È in quelle sensazioni che ci si ritrova come parte del tutto.
Da quel giorno con l’iPhone ne è passato di tempo e la vita mi ha dato una chance mettendo davanti al mio percorso una persona che non smetterò mai di ringraziare perché è stata la prima ad aver creduto in me, il “Maestro” Ruggero. A lui devo una grande crescita nella scrittura ma soprattutto nella curiosità di apprendere una materia ancora del tutto sconosciuta.
In seguito il mio percorso si è arricchito della creatività e infinita passione di uno scrittore, un amico, Tommy.
Nel frattempo “L’ultimo sorriso”, subiva le modifiche che io stesso subivo, fino ad aver scritto la parola “FINE” in un misto di felicità e tristezza. Non sapevo se esserne felice, soddisfatto o triste per aver lasciato andar via Alessandro, Alessandra, Mamadi, Pietro, Halina.
Oggi il loro posto è stato preso da Paolo e Janet, che stanno dando vita al mio secondo lavoro, un thriller finanziario, un intreccio tra finanza e politica ambientato nell’America della grande crisi del 2007.

Il romanzo esce proprio oggi e spero di avervi incuriositi con questa presentazione 😊

Vi auguro un weekend ricco di letture!

A Lunedì
Federica 💋

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[Segnalazione] “I fuochi di Valencia” di Elena Covani

Buongiorno!

Eccoci già arrivati a Giovedì! La settimana, non so voi, mi sta volando ed oggi è arrivato il momento di presentarvi la prima opera del catalogo di NPS Edizioni! Iniziamo con un Fantasy (che mi piace tanto)!

Titolo
I fuochi di Valencia
Autore
Elena Covani

Editore
NPS edizioni

Genere
Urban Fantasy

Formato
Cartaceo ~ Ebook

Pagine
192

Prezzo
14€ (cartaceo) ~ 2,99€ (ebook)

Acquisto
Amazon

Valencia, giorni di Las Fallas, la grande festa di primavera che anima le strade della città. Occasione ideale per gli Erjes per attaccare e contaminare numerosi umani, rendendoli loro schiavi. Le Sentinelle si apprestano a difendere la città, ma il Soldato José si interroga sul fine ultimo delle loro azioni: quella guerra tra le loro razze avrà mai termine?
Quando si imbatte in Maria, una ragazza contaminata ma in grado di resistere al virus dei demoni, i suoi dubbi aumentano e farà di tutto per proteggerla: dagli Erjes, che vogliono studiarla, dal Concilio, che vuole sopprimerla.
Una guerra per l’evoluzione, combattuta per le strade di Valencia.

Estratto

«La storia umana è piena di esempi di evoluzione naturale: il più forte da sempre sopravvive al più debole, è così che deve andare. Tu sei la prova vivente che anche noi ci possiamo evolvere, che non siamo creature sterili come ci hanno sempre definito, ma al contrario abbiamo enormi potenzialità; ci aiuterai a metterle in atto? Ci sono cacciatori e ci sono prede, tu devi solo scegliere cosa vuoi essere».

 L’autrice

Elena Covani è nata e cresciuta in Versilia. Appassionata di storia e cultura spagnola, ha trascorso un anno universitario a Valencia, le cui atmosfere le hanno ispirato il suo romanzo fantastico. Trascorre le giornate tra lavoro, famiglia, scrittura e la ginnastica ritmica, sua grande passione.
Ha pubblicato il romanzo “Una canzone all’improvviso”, una commedia romantica ambientata in Versilia, e alcuni racconti in antologie. “I fuochi di Valencia” è il suo primo urban fantasy.

Presto ci saranno le segnalazioni anche per gli altri libri! Stay tuned

Federica 💋

“Caught” di Henry Green

Buondì 😊

Visto che quest’anno per l’università ho dovuto leggere molto, mi è sembrato bello coinvolgere il blog (e tutti voi) in quella categoria di letture “parallela” ai libri che invece sono io a decidere di leggere e che comunque influisce sulle mie reading challenges del 2018. Quest’oggi vi riporto, come per il coro di Chilbury, nell’Inghilterra della Seconda Guerra Mondiale!

Titolo
Caught
Autore
Henry Green
Editore
Vintage Digital
Anno
2013
Anno prima edizione
1943
Genere
Storico, narrativa
Formato

Ebook
Pagine

206
Prezzo
6,32€
Acquisto
Amazon

When the war breaks out, Roe, a well-to-do widower with a young son, Christopher, volunteers for the Auxiliary Fire Service in London, and is trained under a professional fire officer, Pye. The two men discover that a quite different link already exists between them: it was Pye’s strange, disturbed sister who once upon a time abducted Christopher and kept him in her room until Pye rescued the terrified child. In the apocalyptic atmosphere of the Blitz the relationship between the two men develops as each of them grapples with his own troubled emotional attachments, the one to his dead wife, the other to his unhappy sister. Inevitably matters come to a head when history shows signs of repeating itself.

La seconda guerra mondiale vista attraverso gli occhi di chi si costituisce come il fronte interno è raccontata, in questo romanzo di Henry Green, da Richard Roe, volontario nel London Auxiliary Fire Service, il cui compito era di sedare gli incendi causati dalle incursioni tedesche sulla capitale britannica durante il blitz del 1940.
Centro di questo romanzo in parte autobiografico (lo stesso Green fece parte dell’Auxiliary Fire Service) è la visione di Roe della guerra, di come questa condizioni la vita degli uomini e il suo rapporto controverso con il superiore Pye, dovuto alla scoperta che la sorella di quest’ultimo, anni prima, aveva rapito il figlio di Roe e messo in pericolo la sua vita.

So the father, trying, during the blitz, while he was being bombed on twenty-four hours’ leave, to make himself believe that the war was just an interlude, found his memory at fault. But the rest he thought he remembered very well.

Henry Green, coinvolgendo esperienze personali e elementi narrativi fittizi, mette in luce l’insensatezza dell’evento bellico, la perdita di senso di ogni momento vissuto, sia che stia accadendo nel momento in cui si parla o che faccia ormai parte dei ricordi, di fronte alla cruenta ferocia degli attacchi e degli incendi che sconvolgono la città ma nei quali, caso vuole, il protagonista non si trova quasi mai coinvolto direttamente. Ad animare la narrazione sono le riflessioni di Roe sull’andamento dello scontro, su come questo cambi il suo legame con il figlio Christopher mentre è ospitato in campagna dalla zia materna, su come passato e presente si influenzino a vicenda nel descrivere l’incidente che, a loro insaputa, lega Roe a Pye e li mette di fronte a scelte difficili per prendersi cura dei più indifesi. E tutto questo in un clima in cui le parole, e di conseguenza i pensieri, sembrano perdere ogni valore e significato.

Words were no mean of communication now.

E dove non c’è più posto per le parole, si perde anche il senso di identità, nonché di una memoria capace di restituire l’esatta immagine di ciò che abbiamo vissuto, generando una realtà dove tutto ciò che conta per la maggior parte delle persone è il momento presente, il “qui e ora” che si sta vivendo e che potrebbe portare a nient’altro che a una fine improvvisa e inarrestabile.

As they were driven to create memories to compare, and thus to compensate for the loss each had suffered, he saw them hungrily seeking another man, oh they were sorry for the men and pitied themselves, for yet another man with whom they could spend last hours, to whom they could murmur darling, darling, darling it will be you always; the phrase till death do us part being, for them, to be left alone on a platform; the I-have-given-all-before-we-die, their dying breath.

A dispetto di temi e di un contesto decisamente importanti, ho faticato a leggere questo libro più che altro per la lentezza e la ridondanza dello stile con cui Green procede nel narrare la vicenda. Digressioni anche centrali nello sviluppo delle tematiche e che sarebbero esplicative della perdita di significato dall’identità finiscono per far deconcentrare per quanto sono articolate e lente. Leggendo, purtroppo, si avverte una sensazione di pesantezza che fa andare avanti poco per volta e senza grande entusiasmo ed è un peccato, perché per i temi trattati potrebbe essere una lettura veramente interessante.

Avrebbe potuto essere un libro interessantissimo, ma su di me ha avuto tutt’altro effetto… Peccato! Però ci sono quei libri che ci caricano di aspettative ma alla fine deludono… Caught è l’ultimo della mia lista di flop 😓 E il vostro? Qual è l’ultimo libro letto che vi aspettavate fosse grandioso e invece vi ha delusi?

Federica 💋

Rimbalzi d’amore

Buongiorno e buon inizio settimana!

Come vi ho accennato Venerdì, i problemi con internet mi hanno un po’ limitata nelle pubblicazioni dei post la scorsa settimana, così questa si recupera, partendo con un film!

Titolo
Rimbalzi d’amore
Titolo originale
Just Wright 
Regia
Sanaa Hamri
Anno
2010
Genere
Commedia, sentimentale
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Michael Elliot
Cast
Queen Latifah, Common, Paula Patton, James Pickens Jr., Phylicia Rashad, Pam Grier, Laz Alonso, Mehcad Brooks, Michael Landes

New York, Leslie Wright è una fisioterapista che, grazie alla sua migliore amica, si ritrova a rimettere in sesto il ginocchio malandato del miglior giocatore della sua squadra preferita di basket, Scott McKnight, nonché l’uomo che lei, e molte altre, idolatrano, seppure Leslie lo faccia per ragioni più sportive che altro.
Questa la trama concentrata ed essendo un film romantico credo possiate immaginarne il seguito, chi si innamora di chi, le rivalità e gelosie che sembrano insormontabili e poi, canonico, il lieto fine. Niente di nuovo o sorprendente, dunque, e sapevo già da prima come sarebbe andata la storia. Però, allo stesso tempo, mi aspettavo di più, anche solo per la presenza di Queen Latifah.
Generalmente quando leggo il nome di quest’attrice, che ricordo in film come 3 donne al verde o Un ciclone in casa come fonte di spasso assicurato ma anche di una recitazione profonda, vado sul sicuro, cioè do per scontato che il film mi piacerà già solo perché c’è lei. E in effetti mi sono lasciata tentare da Rimbalzi d’amore perché ho visto che ne era la protagonista, cadendo di fronte a un film che, sì, è carino ma non lascia il segno, né riesce a superare un intreccio che è già di per sé scontato per regalare quel qualcosa in più a chi guarda.
La trama, in breve, è quella di Cenerentola, la ragazza bistrattata che riesce ad attirare l’attenzione del principe prescelto e che poi viene fatta precipitare di nuovo nel suo mondo dalla rivale di turno, che qui (elemento che mi ha sorpresa) è molto più vicina alla protagonista del solito, creando una tensione anche di un altro tipo. Ci si chiede, oltre al retorico “Torneranno insieme?”, anche se alla fine la rivale e Cenerentola riusciranno a tornare amiche come prima. Le risposte, visto il genere, sono scontate, però avrei preferito meno cliché, meno personaggi stereotipati e più persone reali, realistiche negli interessi e nei comportamenti, perché va bene che un film romantico debba avere un lieto fine (anche se non è sempre vero, né obbligatorio) ma questo non deve essere a discapito di tutto il resto, specie della caratterizzazione dei protagonisti.
Il mondo del basket fa un po’ da contorno e avrebbe potuto essere sfruttato meglio, soprattutto per dare un po’ più di spessore alla vita del bello del film. Scott McKnight infatti sembra più una figurina appiccicata sulle scene che altro, i cui centri di interesse, guarda caso, sono gli stessi di Leslie e lo trasformano in una sua versione maschile. È un po’ poco, secondo me, per definire il coprotagonista, anche perché ne esce quasi come una maschera passiva, obbligata a capire l’errore commesso solo cinque minuti prima dei titoli di coda.
Pur sempre carino, è vero, ma anche deludente, perché quello che rende grande una storia romantica (per me, eh, poi voi siete liberi di dissentire e dirmi cosa ne pensate) sono il carattere e la forza d’animo dei personaggi coinvolti, due aspetti che qui non ho trovato.

Si inizia un po’ così e così, però la settimana continua e ci saranno anche delle segnalazioni davvero interessanti! Perciò stay tuned 😉

A domani
Federica 💋