Compleanno che chiude per ferie

Ciao 😊

Oggi è il quarto compleanno di On Rainy Days 🎂

Il blog ormai viaggia da solo e continua a crescere giorno dopo giorno. Tutto solo grazie a voi!

Ogni anno cerco sempre un nuovo modo per festeggiare e ringraziarvi per la vostra presenza. Questa volta ho scelto di darvi un pezzetto di me 😉 Come sapete ho pubblicato due libri fantasy, Alethè e Curadh, e per oggi tre di voi avranno la possibilità di leggerli entrambi! Due al prezzo di uno e adesso vi spiego come!

Acquistando Alethè oggi e solo oggi e inviandomi un’email con la prova dell’aver effettivamente comprato il libro a onrainydaysblog@gmail.com (nell’oggetto scrivete “Compleanno 2×1”), io vi invierò, senza ulteriori spese da parte vostra, anche il secondo volume così come segue:
~ Se acquistate in formato ebook, riceverete Curadh per email nello stesso formato
~ Se acquistate il cartaceo, nella mail con la prova indicate anche il vostro indirizzo e riceverete il cartaceo di Curadh

I fortunati vincitori saranno i primi tre che manderanno le email, complete con la prova d’acquisto e, se avete preso il cartaceo, con l’indirizzo.

E dopo i festeggiamenti…

Un’informazione di servizio: da adesso fino alla fine di Agosto il blog si prenderà una vacanza, anche perché nei prossimi giorni sarò (effettivamente) via. Martedì mattina presto, infatti, prenderò un volo per Londra e tornerò il 21.

Ho pensato di riprendere dopo il mio ritorno, ma sinceramente ho bisogno di un po’ di tempo in più per ricaricare le pile… Quindi rientrerò in piena attività a Settembre! Tenetevi pronti 😉

Perciò vi saluto e vi auguro, se non siete ancora andati o andrete presto, di passare delle ottime vacanze!

Federica 💋

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Festa a tema

Buonasera 😊

Stasera vi lascio il racconto che partecipa a Il Club di Aven, un gioco di scrittura che questa settimana aveva due temi tra cui scegliere: “Tema” e “Anima”. Io ho scelto il primo e spero vi piaccia!

«Che vuol dire che è “a tema”? Ce l’avrà un tema, no?»
«Non lo so! Senti, io ti ripeto solo quello che mi ha detto lei. Farà una festa a tema, venerdì, e ci ha invitate»
Guardo Clarissa come a chiederle se sembri solo a me che quello che ha appena detto suoni come una stronzata senza senso. Chi organizza una festa a tema senza specificare quale sia il tema?! Beh, considerato che l’invito arriva da Giada, non è poi così impossibile
«Ma almeno hai provato a chiederle che tema avesse in mente?»
La mia amica svia lo sguardo, provando a vedere come le sta un vestito argentato coperto di paillettes. Siamo inseparabili dall’asilo e conosco tutte le sue tecniche per glissare quando sa di aver fatto qualcosa di sbagliato. Quella dei vestiti è la sua preferita.
«Clari?» insisto, mettendomi tra lei e lo specchio del negozio. Quando sbuffa, le tolgo il vestitino e incrocio le braccia al petto.
«No! Non le ho chiesto nulla! Contenta?» mette il broncio e scatta sulla difensiva. «Mi ha placcata dopo l’appello di lunedì e tu sai come sono quando passo un esame»
Trattengo un sorriso, perché so davvero in che stato finisce appena firma il voto d’esame. E lunedì aveva lingua tedesca, che l’ha perseguitata per mesi.
«E quindi?»
«Quindi le ho detto che ci saremmo state e mi sono dileguata prima che iniziasse a parlare di nuovo. Sai che Giada è logorroica»
«Sì che lo so. Ma potevi sopportarla almeno un po’, no? Così adesso sapremmo il tema della festa a tema»
Sbuffa di nuovo, facendo tremolare la sua frangia castana e alzando gli occhi al cielo. Occhi che, poi, mi guardano come quelli del gatto con gli stivali di Shrek quando vuole fregarti.
«Tanto la chiami tu, vero?»
«Non ci penso nemmeno» sbraito, portandomi via il vestito nel camerino più vicino. «E poi io nemmeno posso venire. Lavoro venerdì»
«Cosa?!» Clarissa spalanca la tenda e mi segue dentro. Ha tra le mani un nuovo top rosso ciliegia e un paio di jeans e non ho idea di quando li abbia presi. «Tu devi venire, Chiara. Sei obbligata! Non ci sarà anima viva a quella festa e se manchi anche tu tanto vale che io resti a casa»
«Povera» le scompiglio i capelli per prenderla in giro. «Ma so che ha invitato mezzo dipartimento di economia e alcuni ragazzi di biotecnologie. Non mi sembra così deserta»
«Ma è questo il punto! Parleranno solo di cose assurde per tutta la sera, facendo battute su economi o robe di chimica che non capirò mai! Chi me le spiega se non ci sarai tu?»
«Dovresti portare mio fratello. Fede sarebbe ben felice di colmare le tue lacune»
Clari mi dà una sberla sul braccio. «Adoro tuo fratello ma no, grazie. Ha ancora una cotta assurda per me e non voglio dargli false speranze»
«Guarda che lui lo sa. Solo che ha troppa fiducia in se stesso per lasciarti perdere. È convinto che prima o poi cederai al suo fascino»
«Ecco perché devi venire tu e non Federico. Sai che ho la sbronza allegra»
«E senza freni» l’ultima volta è finita con il baciare un tizio del nostro corso di linguistica che nemmeno conosceva, così, perché le ispirava che fosse bravo a baciare. Sbagliava, ovviamente. «Quel tipo con gli occhiali ancora propone gruppi di studio e serate alcoliche su Whatsapp»
«Non. Ricordarmelo» scandisce, infilandosi i jeans e il top. Inutile dire che le stanno da dio.. «Che te ne pare? Per venerdì andrebbero bene»
«Se sapessi come dovresti vestirti, sì, sarebbero perfetti»
«Come dovremmo vestirci. Noi. Tu ed io, perché venerdì verrai con me a casa Monti. Chiaro, Chiara?»
Detesto quando dice “Chiaro, Chiara” e lo sa. Infatti quella strega mi ammicca nello specchio del camerino, e sorride, come se avesse appena chiuso la questione. Non se ne parla proprio.
«Clari io lavoro dopo domani. Ricordi?» mi indico, nel cambio tra la mia comoda maglia oversize e il vestito argentato. «Baby-sitter a una bimba di quattro anni»
«Figlia del più gran bel figo che io abbia mai visto» si sventola con la mano, fingendosi accaldata al pensiero del mio datore di lavoro. «Come potrei scordarlo?»
«Non avrei dovuto farti vedere la sua foto»
Lei ride mentre io mi guardo nello specchio. Indosso un vestito che costa un occhio della testa e che quindi non posso permettermi, ma che è davvero fantastico, corto al punto giusto da non essere volgare e mettere lo stesso in mostra le gambe.
«Ucciderei per avere le tue gambe. Vestita così stai benissimo e saresti perfetta per venerdì»
«Ah ah. Non attacca»
Faccio diversi giri, per controllare da ogni angolatura come mi stia l’abito, e più lo guardo, più faccio fatica a pensare ai cento motivi per cui non posso assolutamente ricorrere al fondo per le emergenze. Questa non è per niente un’emergenza, è solo un bel vestito che andrebbe bene per una festa a tema di cui non ho idea di che tema abbia.
«Lo so!»
Mi giro verso la mia amica mentre smanetta sul cellulare.
«Sai cosa?»
«Il tema!» esulta, alzando gli occhi dallo schermo e studiando il mio stile con un sorriso che mi ricorda quello di una maniaca. «È The Roaring Twenties. I ruggenti anni venti»
Accidenti. Questo vestito sarebbe perfetto sì. È esattamente nello stile degli anni venti e mi mancherebbe solo un cerchietto coordinato per essere perfettamente a tema. Accidenti!
«Devo lavorare» borbotto, sfilandomelo dalla testa e riponendo sulla gruccia. «Niente festa a tema»
Clarissa prova a convincermi di quanto sia assolutamente necessario che io partecipi alla festa di Giada. Però, ed è un bene che la mia amica non possa leggermi nella mente, non ha idea che io stia pregustando l’arrivo di una serata a tema di tutt’altro genere. Perché in realtà non vedo l’ora di andare a lavorare venerdì.
Non vedo l’ora di bussare a casa di Kevin Solberg e passare una serata a tema coccole e cartoni con una dolcissima bimba americana di quattro anni.
Questo sì che è un tema perfetto.

Before We Go

Buongiorno a tutti 😊

La prima recensione della settimana vi porta tra le strade della mia adorata New York!

Risultati immagini per before we goTitolo
Before We Go
Regia
Chris Evans
Anno
2014
Genere
Drammatico, commedia, sentimentale
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Ron Bass & Jen Smolka
Sceneggiatura
Ron Bass, Chris Shafer, Jen Smolka, Paul Vicknair
Cast
Chris Evans, Alice Eve, Emma Fitzpatrick, Mark Kassen, Daniel Spink, Elijah Moreland, John Cullum, Scott Evans

Una commedia romantica ambientata a New York che, effettivamente, di romantico non ha molto, se non il finale dolce amaro.
Brooke e Nick si incontrano per caso, alla Grand Central Station, e dopo che lei perde il treno verso casa, sarà proprio questo ragazzo sconosciuto a cercare di aiutarla per arrivare a Boston prima che sia giorno. Ma come nelle migliore commedie, un problema o un equivoco dietro l’altro legherà i due protagonisti e li porterà a passare la notte insieme tra le strade sempre sveglie della Grande Mela.
Il film, il primo diretto proprio da Chris Evans, è una commedia dolce-amara, dove Nick e Brooke affronteranno un po’ a turno i problemi e gli eventi lasciati in sospeso nelle loro vite, scontrandosi con la dura realtà e con la comprensione di qualcuno che, da estraneo, si trasforma in un confidente e poi in qualcosa, forse, di più.
È un film carino, giusto da vedere in queste giornate lunghe e afose, per immergersi nell’atmosfera altruista della città di New York, per incontrare chi, nonostante i propri problemi, si dà da fare per una sconosciuta.
Ed è così che il personaggio di Chris Evans funziona. Perché Nick, trombettista disilluso in fuga da un confronto con la propria ex, vede in Brooke una donna da aiutare ma anche la scusa perfetta per rimandare il tanto temuto incontro con l’amore della sua vita e che gli ha dato il ben servito. Alice Eve, invece, interpreta una Brooke decisamente intenzionata a rientrare a casa prima del marito e scongiurare una crisi misteriosa, svelata pian piano nel corso della vicenda e che, con Nick, vede forse una soluzione alternativa, qualcosa che nessuno dei due aveva considerato all’inizio. Insieme dall’inizio alla fine, da un incontro alla Gran Central Station a un arrivederci, di nuovo, tra le mura della stazione ferroviaria, senza creare chissà quale relazione, perché in fondo l’incontro di una notte non può far cambiare completamente la propria vita. Però può spingere a riflettere su se stessi e su ciò che si vuole, magari portando i protagonisti su strade che non avevano preso in considerazione fino a quel momento.
Non aspettatevi la solita commedia romantica irrealistica, del tipo che fa buttare all’aria l’intera esistenza solo perché un incontro fortuito ci ha fatti pensare alle alternative possibili, ma un racconto realistico un po’ sui generis su due sconosciuti trovatisi, per caso, l’uno di fronte all’altro al momento giusto.

È diverso da solito, ma merita, anche solo come passatempo in questo Agosto caldissimo 😉 Che ve ne pare? Vi tenta? Ditemi!

A presto
Federica 💋

[Segnalazione] “Il pastore di alberi” di Luciana Volante

Buongiorno e buon Martedì a tutti!

Con la segnalazione di oggi chiudiamo la presentazione alla casa editrice NPS Edizioni e ai libri che fanno parte del suo catalogo! Oggi si pensa a una lettura per i più piccoli!

Titolo
Il pastore di alberi
Autore
Luciana Volante

Editore
NPS Edizioni

Genere
Favola

Formato
Cartaceo (20×20)

Prezzo
8€

Acquisto
Amazon

Il regno del re Guglielmo è stato maledetto dalla strega Griselda, che ha catturato le Fate degli Alberi e lanciato un incantesimo su tutto il reame.
Il re incarica Sabatino, un giovane pastore, di compiere il viaggio verso la montagna per sconfiggere la strega, aiutato dal fedele cane Teo e dal vecchio saggio Aronte.
Una favola dal forte messaggio ecologista, che invita i lettori a riflettere sull’importanza della natura e sulla necessità di lottare per salvaguardarla.

Estratto

«Rosso fuoco per bruciare, blu intenso per ghiacciare, il bastone per comandare! Il cuore dovrai saper ascoltare, per le malvagie creature governare. Coraggio, forza e onestà ogni male dominerà».

L’autrice

Un’infanzia sempre con la valigia pronta, in continua trasferta per l’Italia, per poi stabilirsi in Toscana. Cresciuta in compagnia di un fratello maggiore, diligente e esigente, soprattutto in grammatica e temi d’italiano. Il risultato non poteva che essere quello di un’agente di viaggio, con il romanzo nascosto nel cassetto, pronto a saltar fuori ad ogni pausa. Momenti liberi che diventano sempre più rari, essendo mamma a tempo pieno. Condizioni tuttavia stimolanti per la fantasia, che trovano il tempo di farsi ritagliare in piccoli racconti. Ha scritto numerosi racconti, riuniti in antologie.

E questo è l’ultima opera da segnalare nel catalogo della nuova casa editrice NPS Edizioni! Come avete potuto vedere in queste settimane ci sono libri per tutti i gusti e tutti imperdibili! Da segnare nella wishlist, no? 😊

Ci sentiamo presto
Federica 💋

“New York” di Edward Rutherfurd

Buongiorno 😊

Wow, questa è ufficialmente la prima recensione di Agosto e si tratta di uno dei libri per la mia reading challenge di quest’anno, Libera Lo Scaffale 2018! È il libro più lungo che avevo in lista ma finora è quello che ho trovato più scorrevole e coinvolgente, nonostante i 400 anni e oltre in cui si svolgono gli eventi narrati.

15996108Titolo
New York
Autore
Edward Rutherfurd
Traduzione
S. Viviani
Editore
Mondadori
Anno
2011
Anno prima edizione
2009
Genere
Storico
Formato

Cartaceo
Pagine

984
Prezzo
14,50€
Acquisto
Amazon

New York suscita da sempre un fascino irresistibile. Ma quali sono i motivi che l’hanno resa una città unica al mondo? Dalla metà del Seicento – quando New York si chiamava ancora Nuova Amsterdam ed era soltanto una piccola colonia olandese – alla moderna metropoli dei grattacieli, Edward Rutherfurd ricostruisce il suo mito con questa saga appassionante. Quasi quattro secoli di storia, dai piccoli traffici con le tribù indiane alla dominazione inglese, dalla Rivoluzione alla Guerra civile, dalle moltitudini di immigrati che sbarcavano a Ellis Island tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento ai ruggenti anni Venti, dal crollo della Borsa nel 1929 alle guerre mondiali, fino alla tragedia dell’ll settembre. Nel caratteristico stile che lo ha reso famoso, l’autore mescola il rigore storico alle coinvolgenti vicende quotidiane dei suoi personaggi, tra cui diverse generazioni della famiglia Master, di origine anglo-olandese, attorno alla quale si muovono altre figure appartenenti a tutti gli strati sociali e a differenti etnie: nativi americani, africani, irlandesi, tedeschi, italiani, europei dell’Est, ebrei, testimoni e protagonisti dei molteplici eventi che hanno costruito il volto della “Grande mela”. Desideri e speranze, avidità e corruzione, una mescolanza di sogno e intraprendenza che è il tratto caratteristico di una città divenuta simbolo, centro nevralgico dell’economia, della finanza e della cultura non solo statunitensi.

La storia di una città raccontata attraverso i secoli e le generazioni che l’hanno attraversata è, in breve, il fulcro di questo immenso romanzo di Edward Rutherfurd. Partendo dal 1664 e da quella che all’epoca era una colonia olandese abitata per lo più da commercianti, New York si snoda attraverso quattro secoli della storia di quella che è tra le più conosciute e famose città americane, ne descrive i momenti più importanti in una scansione temporale estremamente ampia ma più che avvincente e ben riuscita, in cui si viene trascinati e coinvolti senza quasi accorgersi dello scorrere delle pagine.
Si parte da Nuova Amsterdam e dalla vita di un commerciante olandese, Dick Van Dyck, per poi seguire la storia della sua discendenza attraverso la travagliata storia americana e il punto di vista, assai longevo, della famiglia Master. Tutti i membri di questa famiglia benestante, ma fittizia, si rendono protagonisti o assistono silenziosi a tutti gli eventi formativi della nazione che oggi è una delle potenze mondiali e Rutherfurd evidenzia così come tutti quei caratteri tipicamente americani – la libertà, la lotta per i diritti e anche i grandi soprusi – siano il frutto di secoli di cambiamenti, scelte e azioni avvenuto in momenti estremamente normali, ma carichi di significati profondi.

Mentre il saluto del cannone riecheggiava sopra il porto di New York e il vecchio Andrew Hamilton prendeva congedo, gli abitanti della città, oltre a godersi il loro trionfo su un avido governatore, festeggiavano qualcosa di più profondo. La previsione di Eliot Master si rivelò corretta. Il processo Zenger non cambiò la legge sulla diffamazione, ma chiarì a ogni futuro governatore che i cittadini di New York, e di qualsiasi altra città nelle colonie americane avrebbero esercitato ciò che, senza bisogno di essere filosofi, ritenevano il loro diritto naturale di dire e scrivere ciò che volevano. Il processo non fu mai dimenticato. Divenne una pietra miliare nella storia d’America. E già all’epoca la gente se ne era resa perfettamente conto.

Ad essere protagonista è un’intera famiglia, dalle sue origini alle discendenze dei giorni nostri, ma attorno ai fittizi Master si articola un intero universo di personaggi anch’essi inventati ma rappresentativi di quella diversità umana che ha caratterizzato New York sin dalle sue origini. Perciò a raccontare il loro punto di vista ci sono anche gli schiavi neri, gli immigrati tedeschi, irlandesi e italiani, legando le loro vite a doppio filo con quella degli attori principali del romanzo. New York, quindi, non è solo la storia di questa famiglia nella città attraverso il tempo, è la storia della città stessa, perché essa diventa la vera protagonista della vicenda, nella mutevolezza dei suoi confini, delle sue strade e dei suoi abitanti, nelle sue multiple sfaccettature e diversità, che diventano via via sempre più complesse.

«È possibile. Ma tutti gli indizi ci dicono che la Gran Bretagna non ci concederà mai la vera indipendenza che cerchiamo.»
«Cosa volete creare? Una repubblica?»
«Sì. Una repubblica libera.»
«Sta’ attento a quello che desideri, James. Sei stato a Oxford e conosci la storia meglio di me. L’intransigente repubblica romana non è crollata alla fine? E in Inghilterra, dopo l’esecuzione di re Carlo, il governo di Cromwell si è trasformato in una dittatura tale che gli inglesi hanno preferito restaurare la monarchia.»
«Dovremo fare meglio.»
«Una buona intenzione, ragazzo mio, ma nessun paese, di qualsiasi dimensione, ci è mai riuscito.»

Il romanzo di Rutherfurd è sicuramente complesso e molto articolato, tuttavia lo stile è capace di coinvolgere nelle vite dei diversi protagonisti con una semplicità e un’immediatezza sorprendenti. Come vi accennavo, si resta incollati alle pagine, scoprendo le vite di persone normali insieme a tutti quei momenti storici fondamentali: le guerre con i nativi, lo scontro tra olandesi e inglesi per il dominio dell’isola di Manhattan, i litigi e le differenze tra colonia e madrepatria, la guerra d’indipendenza e quella civile, i problemi economici, l’arrivo del novecento e delle sue devastazioni.
È un inno a una città che ha attraversato la storia mantenendo un ruolo centrale nonostante gli alti e bassi della sua esistenza; è un inno alla collettività che l’ha animata e la anima qualunque cosa accada nelle sue strade e nel mondo. È, infine, la descrizione di come New York sia storicamente arrivata a trasformarsi nel simbolo di tutto ciò che è americano, nel bene e nel male del termine, in un tentativo di ripercorrerne obiettivamente le fasi e spiegarne l’evoluzione.

Io a New York ci sono stata (ormai 😢) due anni fa e mi ha fatto super piacere leggere questo libro, perché mi ci ha riportata, svelandomi anche tanti aspetti della sua storia che non conoscevo. È una super lettura, tra le migliori di quest’anno!

E i romanzi storici, ultimamente, mi stanno ri-affascinando. Credevo non succedesse più dopo aver letto Le Benevole di Jonathan Littell, ma è sempre bello ricredersi, non trovate? 😉

A presto
Federica 💋