Sopravvivenza

Buonasera 😊

Come la settimana scorsa partecipo con un racconto a Il gioco di Aven! Questa volta il tema è “Sopravvivenza”! Spero vi piaccia 😊

La strada battuta correva davanti ai suoi occhi. Non aveva fine, una distesa senza capo color della polvere e del fango. Alle sue spalle la guerra; davanti a sé l’ignoto e un futuro a breve scadenza.
La ferita gli apriva il fianco, univa ciò che racchiudeva dentro il suo corpo al resto del mondo e lo rendeva più simile a cibo per i vermi. Lo sarebbe diventato presto, era scontato accadesse se non fosse riuscito a mettersi al riparo. Arrancò nella terra solcata da impronte e orme di animali, strisciando i piedi lungo il margine per non essere d’intralcio ai destrieri bardati, ai loro condottieri armati fino ai denti e diretti là dove lui aveva appena assistito alla fine di ogni logica, di ogni senso d’umanità.
Nel luogo da cui lui stava fuggendo per sempre.
Un masso lo fece cadere prono, gli abiti subito insudiciati e con essi anche i lembi della ferita, che lanciò una stilettata acuta quando sfregò contro la terra. Il suo cervello ne fu sopraffatto e l’ultimo pensiero coerente fu che sarebbe marcito in quella strada, dimenticato dagli dèi e dagli uomini. Poi si arrese al dolore.

Si disse che la morte aveva uno strano aspetto.
Credeva nel mito dell’oltretomba propagandato dai sacri templi della capitale, nel banchetto eterno promesso ai guerrieri morti con onore, alla festa delle divinità che attendeva tutti al termine delle loro vite.
Credeva, come ogni altro suddito, che il dolore non lo avrebbe più toccato nella seconda esistenza.
Tuttavia il suo fianco bruciava come divorato dalle fiamme di Liodres, la dea immortale degli Inferi. Bruciava come se ancora fosse vivo.
Si mosse e comprese di trovarsi su uno scomodo giaciglio di fortuna. Un impiastro maleodorante copriva il suo addome e si chiese se le proprietà fossero migliori dell’aspetto. Lo sperava, perché aveva già immaginato di morire una volta; una seconda non lo avrebbe tollerato.
«Se ti muovi strapperai i punti»
A parlare fu un uomo accucciato accanto a un fuoco di braci. Non ne vedeva il volto, ma la figura imponente sì, e le mani, salde, grandi e strette attorno a una calotta nera. Era ammaccata e sporca di polvere e sudore, tuttavia il ragazzo riuscì a scorgere il lembo di tessuto rosso che pendeva da un’estremità. Era il velo che nascondeva il soldato durante la battaglia, ciò che lo caratterizzava come il guerriero più potente. Il simbolo di Testa-rossa, l’assassino di Dres.
D’istinto arretrò, causando una nuova fitta in tutto il corpo che lo fece restare senza fiato.
«Ora ti porrò una domanda» proseguì l’uomo, senza distogliere gli occhi dal copricapo tra le sue mani. «Ma valuta con attenzione la tua risposta»
Lo sconosciuto abbandonò la propria postazione. Si spostò con movimenti fluidi, impensabili per uno con la sua stazza, e inchiodò il ragazzo sul suo giaciglio con un semplice sguardo. Era un uomo diretto, anche nel modo di agire.
«Ti ho trovato quasi morto, agonizzante sul ciglio della strada a qualche miglio da una città sotto assedio e dove nessuno è sopravvissuto, né i suoi abitanti, né l’esercito degli aggressori» si fece più vicino, scrutando il ragazzo dritto negli occhi. «Perciò ora ti chiedo: tu chi sei?»
Il suo primo pensiero corse alla calotta ora abbandonata accanto al fuoco morente. Si chiese se avesse una qualche possibilità di fuggire, un’idea malsana che abbandonò nell’attimo in cui guardò quell’uomo negli occhi cristallini. Non lo avrebbe mai lasciato andare via, non vivo.
«Nessuno» pronunciò quell’unica parola con voce roca, ancora stretta nella morsa del fumo respirato chissà quante ore addietro. «Non sono nessuno»
L’uomo annuì con un breve cenno. Pareva soddisfatto, per un qualche indecifrabile motivo, e al ragazzo bastò quella reazione per sentirsi più al sicuro. Era ferito. Il suo istinto gli imponeva solo di sopravvivere.
«Hai un nome?» quando lo vide scuotere la testa, l’uomo fu tentato di sorridere di fronte all’accortezza di quel giovane. «Allora ti chiamerò Idris. Sai che significa?»
Chiunque nato tra le braccia degli dèi lo sapeva. Idris significava essere sopravvissuto. Era colui che aveva lottato per la propria sopravvivenza e ne era uscito vittorioso.
Idris era sopravvivenza. A qualsiasi costo.

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News

Buongiorno!

Oggi è più una comunicazione di servizio che altro, ma ci tenevo ad avvisarvi, così che sappiate le novità e non ne restiate spiazzati.

Quindi…

Non so se lo avete notato (in caso ve lo dico adesso 😆), però è da un paio di giorni che il racconto Time Murder e i suoi capitoli non sono più disponibili sul blog. Non allarmatevi, non è per un problema tecnico ma perché sono stata io ad oscurarli. Sono ancora qui, solo che adesso sono privati e non più visibili.

Perché questo? Semplice, perché ho in ballo qualcosa per quella particolare storia. Scaramanticamente preferisco non dirvi nulla adesso, se non che ho pensato a come valorizzarla al meglio e ho avuto il coraggio (eh, sì, il coraggio) di affidarla al nostro sistema postale. Tra 6/8 mesi saprete com’è andata 😊

È tutto! Ma voi tenete tutte le dita incrociate per me 😉

Federica 💋

[Segnalazione] “I figli di Cardea” di Alessio Del Debbio

Ciao a tutti!

Settimana scorsa, Venerdì, vi dicevo di questo libro e dell’incontro con il suo autore, Alessio. Ebbene, adesso è arrivato il momento di presentarvelo per bene!

Titolo
I figli di Cardea
Autore
Alessio Del Debbio
Saga
Ulfhednar War
Editore

Edizioni Il Ciliegio
Anno
2018
Genere
Fantasy contemporaneo
Formato

Cartaceo
Pagine

416
Prezzo
19,50€

Dopo lo scontro alla Grande Quercia, gli ulfhednar del Vello d’Argento sono senza un Alfa e temono attacchi da parte dei Figli di Cardea. Daniel cerca di addestrare i nuovi membri del branco, la Dottoressa è tormentata dai fantasmi del suo passato, Dominic, infine, medita vendetta, incolpando Ascanio e Daniel della morte di sua madre.
Quando un nuovo branco invade l’Appennino, i Figli di Cardea decidono di sferrare l’attacco finale, per cancellare lupi e stregoni dalla penisola. Nel frattempo, Ascanio è scomparso…

I Figli di Cardea è il secondo capitolo della trilogia Ulfhednar War, iniziata con La guerra dei lupi.
Ambientato in Toscana, tra Viareggio e le montagne della Garfagnana, il libro mescola mitologia nordica e celtica a storia e leggende toscane, alternando, con ritmo incalzante e colpi di scena, capitoli nel presente e altri nel passato.

L’autore

Alessio Del Debbio, scrittore viareggino, appassionato di tutto ciò che è fantastico e oltre la realtà. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste (come Con.tempo e StreetBook Magazine) e in antologie, cartacee e digitali (come I mondi del fantasy, di Limana Umanìta Edizioni, Racconti Toscani, di Historica Edizioni, Sognando, di Panesi Edizioni). I suoi ultimi libri sono Favola di una falena (Panesi Edizioni, 2016), Ulfhednar War – La guerra dei lupi (Edizioni Il Ciliegio, 2017) e Berserkr (Dark Zone edizioni, 2017).
Cura il blog “I mondi fantastici” che promuove scrittori di fantasy italiano. Scrive articoli per il portale di letteratura fantastica “Le lande incantate”. È presidente dell’associazione culturale “Nati per scrivere” che d’estate organizza la rassegna “Un libro al tramonto” – Aperitivi letterari a Viareggio, per far conoscere autori locali.

Contatti

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Come vedete ho entrambi i volumi, sia il primo sia il secondo, e non vedo l’ora di avere il tempo di leggerli e immergermi in questa storia!

Spero vi farete convincere da questa saga 😊

Alla prossima!
Federica 💋

“Caraval” di Stephanie Garber

Buongiorno 😊

Questo weekend sono riuscita a recuperare del tempo per scrivere qualche recensione e adesso ne recupero una che aspetta da un mese, decisamente tanto, una lettura che fa parte della mia lista di Libera Lo Scaffale di quest’anno!

Titolo
Caraval
Autore
Stephanie Garber 
Traduzione
Maria Concetta Scotto di Santillo
Editore
Rizzoli
Anno
2017
Genere
Fantasy
Formato

Cartaceo
Pagine

432
Prezzo
18€
Acquisto
Amazon

Ricorda, è solo un gioco…
Il mondo, per Rossella Dragna, ha sempre avuto i confini della minuscola isola dove vive insieme alla sorella Tella e al potente, crudele padre. Se ha sopportato questi anni di forzato esilio è stato grazie al sogno di partecipare a Caraval, uno spettacolo itinerante misterioso quanto leggendario in cui il pubblico partecipa attivamente; purtroppo, l’imminente, combinato matrimonio a cui il padre la sta costringendo significa la rinuncia anche a quella possibilità di fuga. E invece Rossella riceve il tanto desiderato invito, e con l’aiuto di un misterioso marinaio, insieme a Tella fugge dall’isola e dal suo destino… Appena arrivate a Caraval, però, Tella viene rapita da Legend, il direttore dello spettacolo che nessuno ha mai incontrato: Rossella scopre in fretta che l’edizione di Caraval che sta per iniziare ruota intorno alla sorella, e che ritrovarla è lo scopo ultimo del gioco, non solo suo, ma di tutti i fortunati partecipanti. Ciò che accade in Caraval sono solo trucchi ed illusioni, questo ha sempre sentito dire Rossella. Eppure, sogno e veglia iniziano a confondersi e negare la magia diventa impossibile. Ma che sia realtà o finzione poco conta: Rossella ha cinque notti per ritrovare Tella, e intanto deve evitare di innescare un pericoloso effetto domino che la porterebbe a perdere Tella per sempre.

La magica ed errante Caraval, con il suo gioco annuale, è un’attrazione che tutti vogliono visitare, rappresenta l’opportunità irripetibile di vivere un’avventura senza precedenti e che potrebbe cambiare le sorti di chiunque vi partecipi. Lo sa bene Rossella, che per sette anni scrive al misterioso e irraggiungibile Maestro Legend, il proprietario di questa città-attrazione, per implorarlo di far visita alla sua piccola isola con quel mondo di meraviglie prima che la sua vita e quella della sorella Donatella siano definitivamente sottomesse alla volontà di un padre cattivo e dispotico. Ma Maestro Legend non sembra dare ascolto alle richieste di Rossella, non fino a quando lei non gli comunica che non avrà più modo di visitate Caraval. Ed è a quest’ultima lettera che Legend risponde, inviandole tre biglietti con i quali lei potrà finalmente coronare il suo desiderio.

Ma prima d’immergervi nel nostro mondo, dovete ricordare che tutto è un gioco. Ciò che succede oltre a questo cancello potrebbe essere spaventoso o eccitante, ma non lasciatevi trarre in inganno. Proveremo a convincervi che sia vero, quando in realtà è tutta una messa in scena. Un mondo fatto di finzione. Noi cercheremo di coinvolgervi, e voi state attenti a non farvi coinvolgere troppo. I sogni che diventano realtà possono essere bellissimi, ma anche trasformarsi in incubi quando le persone non vogliono svegliarsi.

Ma Rossella è una ragazza ligia al dovere, impaurita da ciò che suo padre potrebbe farle se lei e la sorella dovessero sparire a pochi giorni dal matrimonio combinato che il genitore le ha organizzato con un conte mai visto. Se fosse per lei, non lascerebbe mai le mura di casa, tuttavia è Donatella a decidere per entrambe e, aiutata dal marinaio Julian, trascina Sella (questo il suo nomignolo, insieme a Tella per la sorella) su una nave diretta proprio a Caraval. Ed è alle porte di questa città, che per cinque giorni (la durata del gioco) vivrà solo di notte, che tutto inizia a precipitare: Tella scompare e a Rossella non resta che seguire Julian, scoprendo ben presto che, per ritrovare la sua adorata sorella, dovrà riuscire a vincere il pericoloso gioco orchestrato da Legend, battendo tutti gli altri partecipanti.
Se mi fermassi a questa descrizione, vi racconterei l’interessante storia di una ragazza intrappolata in una rete di inganni, dove nessuno è chi dice di essere e dove la suspence, il colpo di scena e l’adrenalina tengono con il fiato sospeso ad ogni pagina. Sarebbe la storia di un gioco pericoloso in cui la protagonista combatte con le unghie e con i denti per sovvertire le regole ferree imposte da Legend pur di trovare sua sorella, arrivando a scoprire i più oscuri segreti di questo misterioso burattinaio. E invece no.
Purtroppo, tra tutto, è proprio Rossella a deludere come protagonista. È una ragazza semplice, ma non in senso positivo, bigotta in certe idee e atteggiamenti e con un forte senso di vittimismo che stonano con l’idea dell’avventura che permea la trama di questo romanzo. Rossella non vive la sfida, si lascia vivere da essa, arrivando a pochi passi dalla soluzione del mistero senza aver ancora capito cosa sia veramente l’esperienza di Caraval.

Il destino la faceva sentire impotente, incapace, una vera nullità. Il destino le sembrava una versione più grande e onnipotente del padre, che s’impadroniva delle sue scelte e controllava la sua vita senza alcun riguardo per i suoi sentimenti. Destino significava che niente dipendeva da lei.

Altro punto dolente è Legend, tanto osannato nel romanzo quanto assente. Incredibile, ma il grande orologiaio in questo primo volume (si tratta infatti di una trilogia) è solo una presenza a bordo pagina, un riempitivo che, invece di essere il fulcro attorno al quale ruota la storia di Rossella, resta un accenno quasi estemporaneo, utile solo a definire pochi elementi nel romanzo e a dare l’idea che, in fondo, dietro a questa strana caccia al tesoro si nasconda qualcosa di molto diverso. Un qualcosa che però Rossella non riesce proprio a cogliere.
Lo stile di Stephanie Garber cattura, nonostante tutto, e compensa un po’ la mancanza di connessione con i personaggi e con ciò che accade loro, eppure non riesce a rendere propriamente interessante l’idea che sta dietro a Caraval. Aggiunge alcuni dettagli, delle impressioni e fa crescere le aspettative di comprendere il grande mistero finale, ma quando si tratta di svelarlo offre delle spiegazioni così frettolose che non sono soddisfacenti. Si ha la sensazione che, nel finale, manchi qualcosa di importante, non su Legend (perché credo, a questo punto, che di lui ne parlerà nel secondo volume…), bensì su Caraval stessa, sul perché della sua esistenza e di come questa influenzi e cambi le vite di Rossella, Donatella e Julian. Lui, specialmente, è un personaggio che, detto sinceramente, avrei voluto fosse sfruttato meglio, perché presenta un buon potenziale ma finisce, come Rossella del resto, con l’essere una comparsa pressoché scontata.

Sarebbe 2.5/5, però voglio fare un atto di fede e sperare che il secondo volume renda più comprensibile l’assenza di smalto che ho avvertito leggendo Caraval.

E voi lo avete letto? O è in wishlist?
Fatemi sapere!

Domani ho un esame in università, perciò non ci sarò, ma Giovedì ritorno!

A presto
Federica 💋

#SalTo18

Ciao a tutti!

In questi giorni sono assorbita dallo studio (settimana prossima si apre la mia sessione estiva e sarà un mese infernale) e mi dispiace trascurare voi e il blog, soprattutto perché sto anche leggendo pochissimo e le recensioni ne risentono!

Quindi, per oggi, vi faccio vedere le new entries della mia libreria, i tesori che Venerdì scorso ho portato a casa con me da Torino, dopo la mia visita al Salone Internazionale del Libro 😊

Pochi acquisti, è vero, ma buoni, anzi buonissimi e non vedo l’ora di avere tempo per parlarvene più nel dettaglio! Ecco i titoli:

  • I figli di Cardea di Alessio Del Debbio (di questo avrete una piccola anticipazione la prossima settimana 😉)
  • HoriMiya di HERO, uno Shonen Manga pubblicato di recente della J-Pop Manga (perché non ve l’ho mai detto, ma sono una fan dei fumetti giapponesi!)
  • Macerie Prime: Sei mesi dopo di Zerocalcare
  • Lo strano caso dell’apprendista libraia di Deborah Meyler

E comunque il bello di questo #SalTo18 sono stati gli incontri! Ho infatti rivisto, con super piacere, Alessio Del Debbio e chiacchierato un po’ con lui sull’esperienza al Salone. E, meraviglie delle meraviglie, ho incontrato (ed era a tipo 10 cm da me!!!) quel super mito che è Zerocalcare, riuscendo a portarmi a casa una copia del suo ultimo volume con un super disegno e un autografo! Vi giuro che, dopo averlo incontrato, avevo stampato in faccia un sorriso a trentadue denti impossibile da cancellare 😍😍 Effetto groupie all’ennesima potenza!

Ecco è poco, ma questo è stato il mio Venerdì a Torino, in mezzo al delirio delle scolaresche e a piccoli momenti di gioia che mi faranno compagnia per tutta la vita (da vecchia dirò ancora di quella volta in cui ho parlato a tu per tu con Zerocalcare, ve lo giuro 😂)!

Alla prossima!
Federica 💋