“L’horizon à l’evers” di Marc Levy

Ciao 😊

È venerdì e per chiudere questa settimana vi parlo di quello che, forse, è il libro più bello di Marc Levy che abbia mai letto!

Titolo
L’horizon à l’envers
Autore
Marc Levy
Editore
Pocket
Anno
2016
Genere
Narrativa
Formato

Cartaceo
Pagine

416

Che posto occupa la nostra coscienza? Cosa accadrebbe se potessimo trasferirla e salvaguardarla?
Hope, Josh e Luke, tre studenti di neuroscienze, formano un trio inseparabile, legati gli uni agli altri da un’amicizia incondizionata e da un’idea davvero geniale: salvare e ricreare i ricordi vissuti all’interno di un computer. E quando Hope scopre di avere una malattia incurabile, insieme decidono affrontare l’impossibile e portare a termine il loro incredibile progetto.
Una storia d’amore e di speranza, che sfida il tempo e le infinite possibilità della scienza.

Luke e Josh studiano e vivono insieme, amici da sempre e insieme ricercatori su un progetto tanto incredibile quanto impossibile: questi due geniali studenti di neuroscienze vogliono ricreare le cellule e i neuroni a partire da materiale sintetico, per poi immettervi, se possibile, dei ricordi. Lo scopo? Tracciare una mappa della coscienza umana e preservarla dal decadimento.
Ma qualcosa, nel loro progetto top secret, sembra mancare e quando si imbattono nella brillante e altrettanto geniale Hope, decidono che è arrivato il momento di espandere il loro duo e chiedere anche a lei di prendere parte alla scoperta che potrebbe cambiare il destino dell’umanità in modi sorprendenti.

C’est le point faible de votre génération, vous n’avez plus le temps de vous poser devant un bon roman, et pourtant, si vous saviez comme souvent la littérature présage les destinées de la science.

E la decisone si rivela quella giusta, perché grazie al suo aiuto i primi risultati positivi e soddisfacenti non tardano ad arrivare. La loro idea funziona, e non solo sono riusciti a creare ex novo delle cellule celebrali vive, capaci di connettersi tra loro e “pensare”, ma riescono persino a mappare la coscienza di Josh, ricreandone una versione digitale che permette di raccogliere dati precisi su come funzioni la mente umana. E più il loro progetto cresce, più diventano profondi i sentimenti che legano Hope e Josh, due anime gemelle disposte a tutto per di rendere l’altro felice.

C’est toi mon plus beau voyage.

Il loro amore è un sentimento senza eguali e persino quando una malattia incurabile minaccia di separarli per sempre, Hope e Josh, con l’aiuto di Luke, decidono di dare il tutto per tutto affinché quel progetto impossibile diventi realtà. Hope sarà la prima coscienza a essere conservata, nell’attesa di quando, si spera in un giorno non troppo lontano, la scienza sarà in grado di restituirle la vita che il destino le ha tolto fin troppo presto. E Josh l’aspetterà per sempre, lasciandole la possibilità di amare di nuovo anche se non sarà più lui a poterle regalare quel sentimento.
L’horizon à l’envers (letteralmente “l’orizzonte alla rovescia”) è un libro potente, ricco e capace di colpire nel profondo con semplicità. Narrato in terza persona, il punto di vista di Hope e Josh, meno quello di Luke, viene raccontato con dolcezza e tatto, lasciando che siano le loro parole, le emozioni e le reazioni alle avversità a emergere, piuttosto che le descrizioni. Ci si trova immersi nel loro amore e non si riesce a fare altro che condividerne la gioia, il dolore e, soprattutto, la grande tenacia, nella speranza di un lieto fine.

Tu me trouveras, j’en suis sûr, et si ce n’est pas moi, tu me trouveras dans le regard d’un autre, dans son cœur, dans sa jeunesse et tu l’aimeras de toutes les forces que je t’aurai données. Ce sera ton tour de m’offrir un moment d’éternité.

Ispirati a due persone reali (lo scrive lo stesso Levy alla fine del libro), i personaggi di Hope e Josh, con la loro storia e la delicatezza con la quale questa viene raccontata, catalizzano l’attenzione. Ogni altro personaggio potrebbe persino non esserci che nulla cambierebbe, perché bastano loro due a renderla speciale. Non è la descrizione di ciò che la scienza potrà raggiungere, no, L’horizon à l’envers è un inno alla forza dell’amore, alla speranza di poterlo coronare alla fine, spezzando le catene del tempo e sfidando le avversità con due delle capacità più straordinarie che rendono speciali gli esseri umani: l’Amore, ovviamente, e l’Immaginazione.

Io i libri di Levy li adoro, ma con questo ha raggiunto un livello di coinvolgimento ed emozioni mai provate! Non so dirvi quanto ho pianto! Bellissimo!

È un peccato che ancora non sia stato tradotto, ma se conoscete il francese (e se vi piace leggere in originale) dovete dargli una possibilità! Non ve ne pentirete!

Federica 💋

[Recensione] “End of the Road Bar. Vol. 1” di Daniele Batella

Buongiorno a tutti 😊

Questa settimana continua all’insegna della lettura e vi parlo di un libro davvero particolare!

Titolo
End of the Road Bar. Vol. 1
Autore
Daniele Batella 
Editore
Dark Zone Edizioni
Serie
End of the Road Bar
Genere
Narrativa
Formato
Cartaceo ~ Ebook
Pagine
227
Prezzo
14,90€ (cartaceo) ~ 0,99€ (ebook)
Acquisto

Amazon ~ Editore

All’End of the Road non si arriva per caso. È uno strano luogo, un vecchio bar nascosto in un vicolo di una metropoli, a metà strada tra una bettola e la sala di un cinema: un locale d’altri tempi, lontano dalla frenesia delle notti di baldoria della città. L’End of the Road ha un’anima. È questa l’unica certezza che colpisce sette avventori, giunti per caso una sera di aprile nell’atmosfera ovattata del bar. Sette sconosciuti, condotti nello stesso luogo da un curioso scherzo del fato. Penny, l’algida e imperscrutabile cameriera, li accoglie e serve loro da bere. Sarà il pretesto di una violenta tempesta a far avvicinare i sette l’uno all’altro, a sciogliere imbarazzi e timori prima e a condurli in un viaggio lungo il viale dei ricordi poi. Uno ad uno cominceranno a raccontare la propria esistenza, fatta di amori, gioie, dolori, segreti mai confessati e peccati indicibili. Sette vite si snodano nel flusso dirompente della memoria, svelando poco a poco le trame di un sorprendente destino. 

Penny è l’enigmatica barista che accoglie i clienti dell’End of the Road, un luogo difficile da trovare ma che appare al momento giusto. Questo non è un locale come gli altri, perché nessuno sa quando apre, né quando chiude, ma lavora di certo nelle ore più buie della notte e prima che sorga l’alba è già introvabile.
In molti si sono accomodati ai suoi tavoli, in tanti hanno cercato di sedurre Penny per fuggire con lei da quella bettola sempre piena, ma nessuno se n’è mai andato con lei. Né vi è mai stato una seconda volta. Perché l’End of the Road è fatto così: ci capiti per caso, resti anche se non vorresti fermarti e quando alla fine te ne vai lo fai sapendo che non lo vedrai più.

È pur vero che un locale malfamato, sconosciuto ai più, una vecchia stanza ricavata in un pertugio che compare come un miraggio quando la notte gocciola sulla città, non è il posto in cui torneresti due volte di fila.

Ed è in una sera come tante altre che sette avventori fanno il loro, caotico, ingresso. Sette persone che non potrebbero essere più diverse ma che di certo hanno qualcosa in comune, se tutte hanno travato posto tra i tavoli di Penny in una notte burrascosa o oscura. Così la distinta signora giapponese Hiroe, la coppia di artisti David e Lana, i novelli sposi Elizabeth e Zack, il travestito Elsa e il frettoloso Sean si ritrovano bloccati con Penny e Lenny, i due (intercambiabili) baristi, tra sbalzi di corrente, cocktail a non finire e strani presagi che mettono a nudo dettagli inconfessabili delle loro vite.

Penny fece vagare lo sguardo fra quei sette esempi di umanità, così diversi eppure così simili fra loro: nessuno avrebbe saputo dire come fossero entrati tutti insieme e nello stesso momento nel locale. Avevano capito che il loro trovarsi all’End of the Road non era casuale, eppure mostravano un cauto scetticismo.

Perché oltre ad apparire solo quando si ha bisogno di un drink, l’End of the Road ha anche il sorprendente potere di sciogliere le ritrosie, di indurre a confessare a Penny il cammino di vita che li ha condotti in quel luogo, affidando all’algida ragazza e gli altri presenti i segreti che nessuno al mondo ha mai ascoltato. Un cammino fatto di gioie e dolori, da affidare a confessori inconsapevoli e allo stesso tempo complici del loro avverarsi, senza essere poi giudicati colpevoli o innocenti.
In End of the Road Bar. Vol. 1 (o Prima parte) la parola viene lasciata a Hiroe, David, Lana ed Elsa, ognuno dei quali mette a nudo le proprie esperienze di vita, si mette in gioco, raccontando e raccontandosi senza filtri, fino a condividere segreti mai confessati prima. Si passa dal Giappone e dagli Stati Uniti del secondo Dopoguerra all’Europa e all’India degli anni Ottanta e Novanta, ascoltando anfratti di emozioni contrastanti e intense, impossibili da frenane e che si intrecciano nel momento finale, portando i quattro narratori a incrociare le loro strade (e di certo anche quelle degli altri tre) sui ponti di una nave da crociera, l’ultima tappa prima di giungere all’End of the Road.

Prima che la notte fosse finita, anche il suo destino si sarebbe compiuto e la verità sarebbe stata rivelata. Il velo che oscurava con i suoi drappeggi gli angoli oscuri della sua anima sarebbe stato squarciato. Tanto valeva prendersi una bella sbronza.

In questo primo volume le storie di Hiroe, Elsa, Lana e David tengono sotto scacco gli altri avventori e che legge, portandoli a svelare le loro vite con uno stile crudo, quasi grezzo, come possono esserlo quelle storie che non nascondono nulla e che per questo risultano belle. La narrazione in terza persona non riporta una versione edulcorata delle esperienze vissute, né occulta i dettagli più oscuri per rendere amabili i personaggi. Ce li presenta – o meglio, si presentano loro stessi – in tutta la loro imperfezione, con un linguaggio diretto ed evocativo, che fa sentire davvero all’interno del racconto, quasi fossimo capitati anche noi davanti a quella porta e ci fossimo seduti accanto ai sette protagonisti, con Penny che cerca di servirci da bere, mentre attendiamo di conoscere le loro singole storie e come queste si leghino tra loro.
È un romanzo davvero interessante, capace di evocare quell’atmosfera un po’ losca e insieme intrigante dei romanzi noir o dei film anni Quaranta, quelli in bianco e nero, dove il protagonista (i protagonisti, in questo caso) deve affrontare il proprio destino davanti a un barista che serve da bere, mentre in cambio pretende la storia della sua vita e, insieme, qualcosa di molto più prezioso.

Ora manca il continuo per sapere cosa è successo a questi quattro narratori, oltre che per conoscere le storie degli altri tre e la conclusione della loro serata all’End of the Road!

Vi tenta? Volete anche voi sedervi a quel bancone e conoscere la fine? Fatemi sapere 😉

A presto
Federica 💋

“Wonder” di R. J. Palacio

Buongiorno!

Questa settimana voglio iniziarla all’insegna della Gentilezza, parlandovi proprio del libro che ne ha fatto il suo mantra!

Titolo
Wonder
Autore
R. J. Palacio
Traduzione
A. Orcese
Editore
Giunti
Anno
2013
Anno prima edizione
2012
Genere
Narrativa
Formato

Cartaceo
Pagine

288

È la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno August durante l’anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo.

August Pullman ha dieci anni e la sua vita sta per cambiare: andrà a scuola! E per Auggie questa è una novità non da poco, perché finora ha sempre studiato a casa, con sua mamma Isabelle. Ma ormai è diventato troppo grande e ha bisogno di veri insegnanti, nonché di affrontare davvero il mondo esterno, perché più tardi lo farà, più difficile sarà per lui integrarsi e diventare capace di superare le difficoltà e i problemi che lo attendono crescendo.
August, però, a scuola non ci vuole andare, perché per quanto lui, e chi gli vuole bene, sappia di essere un ragazzino come tutti gli altri, con passioni e interessi normalissimi, ha anche imparato che negli occhi degli altri lui “normale” non lo è affatto. Tutto a causa del suo aspetto.

Mi chiamo August, per inciso. Non mi dilungo a descrivere il mio aspetto. Tanto, qualunque cosa stiate pensando, probabilmente è molto peggio.

Affetto da due malattie rare fin dalla nascita, che gli hanno deformato il viso, e ventisette operazioni dopo, August non ha l’aspetto che ci si aspetterebbe e questo non gli rende facile interagire con gli altri, soprattutto se si tratta di ragazzini sulle soglie dell’adolescenza, che sanno perfettamente come usare le parole e le frasi più semplici per ferire gli altri.
È per risparmiargli un po’ di questa diffidenza che, in accordo con i suoi genitori, il preside della nuova scuola organizza un incontro tra August e tre dei suoi futuri compagni – Julian, Jack Will e Charlotte –, per permettere a tutti di fare conoscenza e andare oltre, si spera, al primo impatto con la particolarità del volto di August. E dopo le prime impressioni, per alcuni sarà già chiaro chi è August e come fare per non avere assolutamente niente a che fare con lui. Per gli altri, invece, e per lo stesso August, sarà l’inizio dell’anno scolastico a cambiare tutto, in male ma anche, e soprattutto, in bene.

Vorrei che fosse sempre Halloween. Potremmo girare mascherati tutti i giorni. E andare in giro e conoscerci l’un l’altro prima di sapere che aspetto ha ciascuno sotto la maschera.

Tra scherzi di pessimo gusto, cattiverie ingiustificate, pregiudizi, progetti scolastici e un tavolo esclusivo a cui ci si può sedere solo se si ha un nome che ricorda l’estate (o con il benestare di August e della solare, dolce, Summer), il primo anno alle scuole medie è un banco di prova per tutte le persone che gravitano nel, e attorno al, mondo di Auggie, perché anche per la sua famiglia e i suoi compagni di scuola è un cambiamento non indifferente, che li porta a testare i limiti e la reale bontà dei loro caratteri. Iniziando da sua sorella Olivia – Liv –, che arrivando in una nuova scuola, lontana da chiunque conosca già la sua famiglia, ha la possibilità di esprimere sé stessa appieno, e non solo il suo essere la “sorella di August”.
O Jack Will e Summer, due dei suoi nuovi amici, che affrontano in modi molto diversi la perfidia con cui August viene trattato da chi, invece di conoscerlo davvero, si limita a giudicarlo in base al suo aspetto e ai pregiudizi che questo genera.

Ma la questione non è su chi abbia i giorni più difficili. Il punto è che tutti dobbiamo fare i conti con le nostre giornate no.

Wonder racconta l’esperienza di August durante il suo primo anno di scuola attraverso tanti punti di vista differenti, in un mosaico di emozioni e sensazioni che rendono assolutamente reali i personaggi creati da R. J. Palacio. I suoi protagonisti non sono perfetti, anzi, commettono errori, piccole azioni che hanno un grande impatto in una vita estremamente difficile come lo è quella della famiglia Pullman, ma più per August.
Auggie è un personaggio geniale, fragile ma con un senso dell’umorismo così spigliato che, nelle pagine in cui è lui a raccontarci la sua versione della storia, si finisce per dimenticare cos’è che lo rende diverso dagli altri. Ma in fondo è questo che emerge: August non è diverso dagli altri! Come tutti, deve affrontare giorni belli e brutti, sfide grandi e piccole, cercando, come ogni altra persona, di dare sempre il meglio di sé. Per lui è forse più difficile, ma per il semplice fatto che è lo sguardo, l’attitudine, degli altri nei suoi confronti a complicargli l’esistenza e a influenzare quella della sua famiglia.

Più gentili del necessario. Perché non è sufficiente essere gentili. Bisogna essere più gentili di quanto ci viene richiesto. Il motivo per cui amo questa frase, questo concetto, è perché mi rammenta che portiamo con noi, in quanto esseri umani, non solo la capacità di essere gentili, ma prima di tutto la gentilezza come vera scelta di vita.

Wonder è un libro portentoso, del quale ho amato profondamente i personaggi e le loro difficoltà nel vivere questo anno accanto a August (forse meno Jack, per un certo momento, ma poi ha recuperato alla grande), compresa sua sorella Liv, che è forse il mio personaggio preferito tra tutti. È una storia emozionate, divertente e a ogni pagina mi è sembrato di ritrovare un po’ di me stessa, di ciò che accade nelle persone che conosco e incontro, ed è questo a fare la grandezza di Wonder, la sua assoluta capacità di coinvolgerci, trasmettendo un messaggio importantissimo e allo stesso quasi sempre ignorato: “Non giudicare un libro (un ragazzo) dalla copertina (dalla faccia)”!

Dal libro è già stato tratto anche un film (di cui vi ho parlato quasi subito dopo l’uscita al cinema, tra l’altro) e se ancora non conoscete Auggie e tutti gli altri protagonisti, recuperate entrambi, libro e film, perché sono davvero, davvero speciali!

#IoScelgoLaGentilezza sempre e comunque 😊 E voi?

A presto
Federica 💋

Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Venerdìììììì!!

Ciao 😊 Scusate ma questa settimana è stata lunghissima per me, ma siamo finalmente alle porte del weekend! Non che si riposi, ma sono due giorni abbastanza calmi.

Oggi prima recensione filmica dell’anno e si parla del controverso (per gli appassionati) ultimo capitolo di Star Wars!

Titolo
Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Titolo originale
Star Wars: The Rise of Skywalker
Regia
J. J. Abrams
Anno
2019
Genere
Fantascienza, azione
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
J. J. Abrams, Chris Terrio, Colin Trevorrow, Derek Connolly & George Lucas (personaggi)
Sceneggiatura
J. J. Abrams, Chris Terrio
Cast
Carrie Fisher, Mark Hamill, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Anthony Daniels, Naomi Ackie, Domhnall Gleeson, Richard E. Grant, Lupita Nyong’o, Keri Russell, Joonas Suotamo, Kelly Marie Tran, Ian McDiarmid, Billy Dee Williams

Per la Galassia circola un messaggio inquietante: Palpatine, l’imperatore, è sopravvissuto all’esplosione della seconda Morte Nera ed è pronto a ricostruire ciò che gli è stato portato via trent’anni prima. Kylo Ren, ora comandante supremo del Nuovo Ordine, si mette alla sua ricerca, convinto che voglia sottrargli il controllo dell’Universo.
Giunto su Exelor, il pianeta roccaforte dei Sith, tuttavia, Kylo Ren scopre che è sempre stato Palpatine a guardare l’Ordine, attraverso la figura di Snoke, e che ora può finalmente regnare con lui, sempre che prima uccida Rey, l’ultima vera Jedi rimasta.
Nel frattempo, però, anche la Resistenza è alla ricerca di Palpatine e del tracciatore in grado di condurli a Exelor, per mettere fine ai Sith e alla loro sete di potere, liberando così la Galassia una volta per tutte. Rey, l’ex Stormtrooper Finn, Poe Dameron, Chewbecca e gli androidi BB-8, R2-D2 e C-3PO partono per recuperare il tracciatore, mettendosi senza saperlo sulle tracce del passato e della vita della giovane Jedi, legata a doppio filo non solo a Kylo Ren, ma anche a Palpatine.
Star Wars: L’ascesa di Skywalker è l’episodio conclusivo di questa trilogia sequel nell’universo di Star Wars e, non me ne vogliano i cultori, l’ho trovato un bel film! Visivamente impressionante, nelle scene ambientate nelle spazio quanto in quelle sui diversi pianeti toccati, credo che in questo aspetto riprenda tutti i caratteri che hanno reso impressionante la prima trilogia e ne rispetti le idee di partenza. Anche a livello di tematiche affrontate ci si trova di fronte a un ampio spettro di possibilità di interpretazioni, nonché di spunti niente male, primo tra tutti il concetto di dicotomia, che mette per la prima volta in comunione i due aspetti della Forza, quei Lati che sono sempre sembrati inconciliabili ma che alla fine generano il tanto cercato Equilibrio.
Personalmente, ho apprezzato tanto i personaggi di Rey e Ben (Kylo Ren), perché funzionano bene insieme e mi aspettavo quel risvolto finale (in tutto ciò che avviene tra e con loro, perché di indizi ce ne sono a bizzeffe nel film per capire già prima cosa succederà). So che il rapporto tra loro è stato oggetto di nasi arricciati e critiche, ma è un aspetto che caratterizza i prodotti di J. J. Abrams e che immaginavo avrebbe riportato anche nell’intoccabile mondo dei Jedi/Sith, quella malcelata considerazione dei sentimenti come un qualcosa di secondario rispetto alla via della Forza (e che a suo tempo ha iniziato il cammino di Anakin Skywalker verso il Lato Oscuro).
Cosa che, invece, non mi ha convinta ma che, anzi, mi ha un po’ delusa è stato il dover sottolineare la presenza di certe “preferenze” e la mancanza di esse all’interno del film. Parlo, in primo, della scomparsa del rapporto tra Rose e Finn iniziata nel capitolo precedente (quando lei lo salva da morte certa, dichiarandogli il suo amore) e che qui appare esattamente per ciò che era: il contentino alle comunità afro e orientali, nonché dell’amore senza distinzioni di colore. Secondo, il passaggio di un secondo netto in cui si vede un bacio saffico, a testimonianza che anche Star Wars sostiene la comunità LGBT. Ebbene, a mio avviso, entrambe erano sottolineature inutili e per una semplice ragione: i prodotti Star Wars, con tutta la varietà aliena presentata in ben nove film, è sempre stata il baluardo della diversità e del rapporto tra persone con caratteristiche fisiche diverse e non aveva bisogno di queste sterili testimonianze. Anzi, lo hanno un po’ penalizzato, perché è sintomo di una perdita della grandezza di questa immensa saga, da sempre capace di testimoniare ciò che qui si sono sentiti in dovere di puntualizzare, come a dire “Visto, ci teniamo. Ora godetevi il film”. Va beh…

A parte quell’ultimo aspetto, mi è piaciuto, molto! Tra qualche anno sarà bello rivedere tutti i film, in un’unica carrellata 😊 Ma non sarà presto!

Voi lo avete visto? Piaciuto o detestato?

Federica 💋

[Segnalazione] “Anello d’Ombra” di Alessandro Del Gaudio

Ciao 😊

Ad intrattenerci oggi arriva una segnalazione, la prima dell’anno!

Titolo
Anello d’Ombra
Autore
Alessandro Del Gaudio
Saga
L’Ombra di Big City
Editore
Il Foglio
Anno
2019
Genere
Fantasy
Formato

Cartaceo
Pagine

360
Prezzo
15€
Acquisto
Feltrinelli

Arsian, l’eroe proveniente dall’Anello che il mondo ha imparato a conoscere come Metallo d’Ombra, è un uomo di quarant’anni che deve confrontarsi con il difficile ruolo di padre. Lo abbiamo lasciato mentre confessa a Betty la sua identità segreta e lo ritroviamo con due figli, Astrea e Arno, fratelli gemelli eppure profondamente diversi. Ma il passato bussa alla porta del paladino di Big City presentandogli un conto salato: il Re Eterno sarebbe intenzionato a dichiarare guerra al mondo di superficie e a conquistare il pianeta. È forse per questa ragione che i fratelli di Arsian sono giunti fino a Big City? Per avvertirlo del pericolo? Oppure il conflitto tra l’Anello e la Terra nasconde una minaccia ben più terribile legata ad un’antica leggenda, che affonda le radici in un passato lontano, ai tempi in cui nacque il mondo stesso. Con “Anello d’Ombra” si chiude la trilogia de “L’Ombra di Big City”, i cui primi due volumi “Metallo d’Ombra” (2012) e “Lacrima d’Ombra” (2014) sono sempre editi da Il Foglio.

Passate una splendida giornata!

A domani
Federica 💋

P.s. Vista la nuova head grafica per le segnalazioni?! Vi piace??