La La Land

Buongiorno e buon Lunedì 😊

Questa recensione aspetta di essere pubblicata da diversi giorni e devo dire di aver aspettato perché avevo bisogno di farla maturare… O meglio, di maturare l’idea che mi ha lasciato il film.

la-la-land-poster-1-620x893Los Angeles. Mia sogna di poter recitare ma intanto, mentre passa da un provino all’altro, serve caffè e cappuccini alle star. Sebastian è un musicista jazz che si guadagna da vivere suonando nei piano bar in cui nessuno si interessa a ciò che propone. I due si scontrano e si incontrano fino a quando nasce un rapporto che è cementato anche dalla comune volontà di realizzare i propri sogni e quindi dal sostegno reciproco. Il successo arriverà ma, insieme ad esso, gli ostacoli che porrà sul percorso della loro relazione.

È, come certamente saprete, un film e allo stesso tempo un musical, incentrato sulle vite di Mia e Sebastian, ma anche sulla realizzazione dei propri sogni e sul trovare qualcuno con cui, forse, condividerli. Ricco sotto ogni punto di vista, da quello scenografico a quello musicale, La La Land si sviluppa in quattro periodi chiave (le stagioni che si susseguono nel corso di un intero anno) in cui Mia e Sebastian, interpretati da Emma Stone e Ryan Gosling, si incontrano e instaurano una relazione fondata sulla tenacia comune a entrambi nel realizzare i loro sogni, nell’alimentare le rispettive passioni (il cinema per lei, il jazz per lui) e sul sostegno reciproco lungo la strada per giungere al successo.

Quello che il regista propone è uno sguardo dolce e malinconico sull’amore che lega i due protagonisti, ma è riduttivo limitarlo solo a una storia d’amore, perché il film abbraccia una riflessione molto più ampia sugli imprevisti della vita e sulle infinite possibilità che aprono le nostre scelte. La La Land racconta con malinconica magia quale sia il prezzo per realizzare i propri desideri, le persone e le opportunità cui dobbiamo rinunciare mentre cerchiamo di farli diventare realtà.
Tuttavia questa malinconia lascia la bella e unica sensazione che, nonostante la rinuncia, essi continueranno sempre a far parte di noi, ricordandoci cosa avremmo potuto avere se avessimo imboccato una strada piuttosto che un’altra, ma non con un senso di rimpianto, bensì con la soddisfazione e la consapevolezza di non aver sprecato nemmeno un istante della nostra vita. Quello che abbiamo fatto è ciò che resta a dimostrazione dell’esistenza di quei momenti, come una canzone a due dimenticata che ci può spezzare il cuore se ascoltata con rimpianto o che può rappresentare il frutto migliore di ciò che non ha avuto modo di essere.

la-la-land-2016-posterrE ovviamente la canzone del “misfatto” è City of Stars, rappresentativa dell’intera pellicola e premiata con un Academy Award come Miglior Canzone Originale. Composta e eseguita principalmente dal personaggio di Ryan Gosling, è davvero la massima espressione del messaggio che accompagna durante le due ore del film e che sul finale colpisce in un tutta la sua forza. È un brano che resta in testa, come se fosse inscritto dentro di noi, e in fondo è davvero così, perché tutti abbiamo dei sogni, tutti cerchiamo di realizzarli e tutti, ognuno a modo nostro, ci ritroviamo a contemplare la nostra “Città dalle mille opportunità” per scoprire cosa abbia in serbo ber noi. Seb e Mia sono sfaccettature diverse di tutti quei sognatori che non cedono di fronte alle avversità, che vivono ogni istante delle loro vite fino in fondo anche quando questi non faranno parte del futuro che tanto desiderano realizzare, fondamentalmente perché anche quegli attimi ci raccontano una parte di noi.

L’ho trovato toccante e divertente, dolce e allo stesso tempo malinconico nel suo demitizzare uno dei miti più radicati nel cinema e nella cultura: l’amore, anche se è il più completo che potremo mai provare, non è l’unico motore della nostra esistenza e, a volte, rinunciare ai nostri sogni per amore non è ciò che ci renderà davvero felici.

Che il musical sia o no il vostro genere, vi consiglio di guardare questo film perché credo lascia qualcosa di importante. Se, invece, lo avete già visto sono curiosa di sapere come vi è sembrato!

A presto
Federica 💋

Slow West

Buongiorno 😊

Buon inizio settimana!!
Ieri su Netflix ho trovato un film davvero bello e visto che mi è piaciuto ho pensato di parlarvene un po’!

"Slow West" (2015) di John Maclean, con Michael Fassbender, Ben Mendelsohn, Kodi Smit-McPhee, Rory McCann, Brooke Williams
“Slow West” (2015) di John Maclean, con Michael Fassbender, Ben Mendelsohn, Kodi Smit-McPhee, Rory McCann, Brooke Williams

Con il lento incedere dei cavalli al passo, il regista-musicista John Maclean realizza il suo primo lungometraggio e lo veste con i costumi del vecchio western. Jay Cavendish (Kodi Smith-McPhee) è uno smilzo sedicenne scozzese, ingenuo e senza peccato, deciso a raggiungere il lontano West per ritrovare la sua bella Rose Ross (Caren Pistorius). In questo viaggio d’iniziazione è affiancato da Silas Selleck (Michael Fassbender), un cowboy fuorilegge, senza rimorsi e senza passato, taciturno con il ragazzo, ma eloquente voce narrante, che si offre come guida protettiva in cambio di pochi soldi. 

Un film western in piena regola, lento e carico di significati che raccontano la crescita personale e amorosa di un ragazzo scozzese attraverso gli immensi paesaggi americani. È una storia di formazione, che porta Jay, il protagonista, a prendere coscienza di sé come uomo, come individuo del mondo, ma che appare sempre e comunque come un giovane un po’ sprovveduto e ingenuo, cieco a tutto all’infuori del proprio amore per Rose e del desiderio di ritrovarla.
La varietà delle ambientazioni è minima, la si può ridurre ai grandi spazia aperti (siano essi deserti o praterie) e a quelli più raccolti delle foreste, ma entrambi assumono un significato simbolico: negli spazi aperti Jay riceve le più grandi rivelazioni e gli insegnamenti che ne forgiano via via il carattere, come se lo sconfinato nulla davanti lo portasse per la propria natura immensa a una profonda riflessione, dentro e fuori di sé; i boschi, invece, sono i luoghi degli incontri, delle rivelazioni personali e degli scambi con chi è evidentemente più esperto di lui, non solo nella conoscenza del mondo, ma anche in ogni aspetto della vita, e non è un caso che l’incontro con i personaggi chiave nell’avventura di Jay avvenga in queste enclave chiuse e “intime”.
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È uno di questi incontri, il primo in assoluto in realtà, a dare inizio alla lunga marcia di Jay. Silas, un cacciatore di taglie che si finge un semplice viaggiatore, si incarica di fare da guida a Jay per tutto il suo viaggio senza dargli la possibilità di rifiutare. L’aiuto giunge come una manna per l’ingenuo protagonista, ma quello che non conosce sono le motivazioni che spingono Silas a offrirgli il proprio aiuto e che durante il viaggio verranno scoperte poco a poco, insieme alle ragioni che hanno spinto Rose e suo padre a fuggire dalla Scozia: su entrambi pende una cospicua taglia per omicidio e l’intento di Silas è quello di raggiungerli prima di chiunque altro grazie all’inconsapevole aiuto di Jay. Quello che Silas non si aspettava, però, è il rapporto che inevitabilmente si instaura con Jay, diventando per lui come una sorta di fratello maggiore pronto a difenderlo dalle verità che potrebbero minacciare il suo universo, una versione ingenua della realtà in cui Jay non è a conoscenza della taglia su Rose e suo padre e in cui è convinto di raggiungerla e di sposarla senza che nessuno cerchi di fermarlo. Questo duo di personaggi è interpretato da Kodi Smit-McPhee (Jay) e Michael Fassbender (Silas) ed è il fulcro vero e proprio attorno al quale finisce per ruotare la storia perché, nonostante il motivo che fa da pretesto al viaggio di Jay, sono loro ad occupare lo schermo per la maggioranza del tempo, testimoniando un’evoluzione imprevedibile nel rapporto tra quelli che sono due sconosciuti e che finiscono per diventare come due fratelli, caratterizzati da stima reciproca, ma anche invidie e dispute, a maggior ragione quando riescono finalmente a raggiungere Rose.
Quello che colpisce di più nel film, al di là delle inquadrature ad ampio raggio delle distese americane (anche se in realtà il film è stato girato per la maggior parte in Nuova Zelanda) e dei personaggi di Jay e Silas, è l’aggettivo inserito nel titolo: Slow West. Non selvaggio, non lontano, ma “lento west” e la lentezza è proprio la caratteristica dominante della pellicola. Ogni momento, ogni azione, persino i dialoghi, procedono a un ritmo ben più lento del normale, una scelta che rallenta tanto lo scorrere del tempo fisico (l’alternanza giorno/notte e il passaggio da un giorno all’altro), quanto quello narrativo, portando avanti un grande dubbio: a questo ritmo, Jay arriverà mai a destinazione?
L’unico istante veramente veloce è proprio quando avviene l’incontro vero e proprio con Rose, l’ultimo momento prima dell’inevitabile conclusione, sia del viaggio, sia del film.

SALTATE PER EVITARE SPOILER

L’incontro tra Jay e Rose regala, secondo me, anche una delle scene migliori di tutto il film. Dopo un sogno a occhi aperti di Jay sul motivo che spinge Silas a impedirgli di ricongiungersi a lei (l’idea che in quel viaggio anche Silas si sia innamorato di Rose e che lei possa ricambiare i suoi sentimenti), Jay riesce a incontrarla. Purtroppo il momento non è dei migliori (la casa di Rose è sotto il fuoco di un gruppo di cacciatori di taglie decisi a ucciderla) e l’ingresso precipitoso di Jay gli costa un colpo di pistola dritto al cuore, sparato proprio da Rose, sul quale, meno di un secondo dopo, si riversa una manciata di sale. È la trasposizione del detto “Spargere sale sulle ferite”, cioè fare qualcosa che rende un dolore già presente ancora più insopportabile e straziante e che per Jay è il tradimento definitivo. Una scena davvero tragica, che però strappa un sorriso per il tempismo e il modo in cui avviene.

Il film è stato un po’ un outsider da quando è uscito. Presentato al Sundance Film Festival nel 2015 (dove ha vinto il premio della giuria come film drammatico), in Italia è arrivato solo grazie a Netflix e lo ha fatto abbastanza di recente. Peccato non sia arrivato nelle sale perché avrebbe meritato!

Voi ne avevate già sentito parlare?? Se il titolo vi è nuovo, spero di avervi incuriositi 😊

A presto
Federica 💋

Fallen

Buongiorno e buon Sabato 😊

Lo scorso weekend ho passato praticamente mezza giornata al cinema con mia cugina (siamo entrati alle 17.30 e ne siamo uscite poco dopo le 22!), facendo doppietta di film 😍 Era da un po’ che volevo fare una cosa simile e oggi vi racconto il primo dei due film visti: Fallen!

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TitoloFallen
Regia
: Scott Hicks

Anno: 2017
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Soggetto: Lauren Kate (romanzo)
Sceneggiatura: Nichole Millard, Kathryn Price, Michael Ross
TramaIn seguito a un passato misterioso e turbolento, Lucinda detta ‘Luce’ viene segregata a Sword and Cross, università e istituto correttivo insieme. Vincendo la diffidenza generale, Luce trova un’amica in Penn, ma ben presto attira le attenzioni di due ragazzi: il teddy boy maledetto Cam e il biondo Daniel, che sembra voler allontanare Luce pur essendone attratto. Ma a Sword and Cross nessuno è davvero ciò che sembra.

Film fantasy young adult che vede come protagonisti principali degli esseri soprannaturali. Non vampiri o licantropi questa volta, ma gli angeli caduti, coloro che, nella lotta tra Dio e Lucifero, non si sono schierati a favore di nessuno o, come il primo Caduto, che si sono schierati “A favore di un sentimento oggi chiamato Amore” (giusto per citare il soliloquio introduttivo).
Prima e unica premessa: non ho mai letto la saga di Lauren Kate, e di conseguenza il libro, da cui è tratto, perciò lo valuterò solo in base a come mi è sembrato (forse è un bene, visto che di solito sono impietosa con la trasposizione se conosco l’opera).
Essendo il primo film di una nuova serie e come capitolo di apertura e introduzione al millenario amore tra Lucinda e Daniel mi aspettavo qualcosa di meno affettato e più fluido nella narrazione. Guardandolo ho avuto più volte la sensazione che procedesse a scatti o per blocchi, tutti incastrati tra loro ma senza un vero e proprio raccordo e collegamento che rendesse tutto consequenziale e fluido nella successione.
A risentire del montaggio a scatti sono soprattutto i personaggi e lo sviluppo delle interazioni tra di loro. Queste ultime, in particolare, avanzano da zero a cento al primo cambio di inquadratura, cosa che per la protagonista è decisamente destabilizzante: si passa da una Lucinda ancora spaesata per il recente trasferimento alla Sword and Cross a una sua versione innamorata persa di un tizio che le avrà rivolto, sì e no, dieci parole in croce da quando ha fatto la sua apparizione; oppure l’incredibile velocità con cui attira l’attenzione del bad boy della scuola e si ritrova invitata a una delle feste più segrete e esclusive dell’istituto. Tutto questo mentre nella finzione scenica sono passati solo 7 giorni… Un po’ troppo veloce per essere credibile.
A mitigare questo fin troppo estremo “avanti veloce” del montaggio e della storia subentra un escamotage della trama, cioè il problema psichico di cui soffre proprio Lucinda: sin da bambina soffre di allucinazioni, nelle quali vede istanti di vite passate e cose che non esistono. Le Ombre, come le chiama lei, si intensificano quando arriva alla Sword and Cross, soprattutto dal momento in cui conosce Daniel (il tizio delle dieci parole in croce), raccontando a Lucida di due persone che si amavano e che erano identici a lei e Daniel. Questi nuovi ricordi che acquisisce aiutano a contestualizzare perché i rapporti cambino così in fretta, molto più di quanto accadrebbe in condizioni normali, ma non riescono a farlo in modo del tutto soddisfacente, soprattutto quando si inizia a capire che qualcuno sta cercando di ucciderla e di mettere fine alle sue reincarnazioni, tutto per convincere l’angelo caduto a rinunciare all’amore e schierarsi con Dio o con Lucifero (perché, anche se lasciata in ultimissimo piano rispetto a tutto il resto, la guerra tra i due è ancora in atto e aspetta da millenni la decisione dei Caduti per risolversi a favore di una delle due parti).
È sicuramente un film più per adolescenti, carino, ma nulla di speciale o di memorabile. L’ho trovato una via di mezzo tra Hush, Hush e Twilight, con una spruzzata di Romeo e Giulietta, in cui il tragico epilogo è destinato solo a lei.

Peccato, perché da come lo hanno impostato sembra anche difficile che decidano di proseguire con gli altri film (da quanto ho capito, Fallen libro e film hanno due finali diversi e sarebbe difficile collegare il seguito – Un altro flop cinematografico alla Shadowhunters, insomma)… Comunque è stato l’inizio di una doppietta di film che con il secondo si è decisamente rifatta in quanto a gradimento! Ma questo ve lo racconterò un’altra volta 😉

Voi Fallen lo avete visto? O avete in programma di vederlo nei prossimi giorni?
Fatemi sapere, mi raccomando, che sono curiosa di sentire le vostre impressioni! Buon weekend e a presto!

Federica 💋

Animali fantastici e dove trovarli

Buon pomeriggio 😊

Come potete immaginare dal titolo, sono stata al cinema (Venerdì) a vedere “Animali fantastici e dove trovarli”, il prequel di Harry Potter che vede come protagonista lo scrittore Newt Scamander, famoso nel mondo magico per aver redatta La Guida assoluta su tutte le creature magiche del mondo.
Prima delle mie impressioni vi lascio (come al solito) due informazioni generali:

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Titolo: Animali fantastici e dove trovarli Regista: David Yates Anno: 2016 Cast: Redmayne, Katherine Waterston, Alison Sudol, Dan Fogler, Ezra Miller, Samantha Morton, Jenn Murray, Faith Wood-Blagrove, Colin Farrell, Ron Perlman,  Jon Voight e Johnny Depp (cameo).

Ora che sapete il necessario, posso dirvi quanto le 2 ore e 10 minuti di film mi siano letteralmente volate!! È stata una serata meravigliosa e sono tornata veramente indietro nel tempo, a quando leggevo i libri del maghetto inglese e crescevo con i film della saga. In poche parole, sono tornata indietro di più di dieci anni.
Animali fantastici e dove trovarli mi ha riportata nella dimensione magica che tanto ho imparato ad amare con i libri su Harry Potter, ma ha anche aggiunto un qualcosa in più, una sfumatura matura – perdonate il gioco di parole – che forse mancava a Hogwarts e che trasporta davvero la magia nel mondo reale, quello abitato dai No-Mag (versione americana dei Babbani, cioè coloro che non sanno dell’esistenza mostrate-nuove-immagini-di-animali-fantastici-e-dove-trovarli-04della magia).
Per la prima volta ci si trova completamente in una grande città (il film è ambientato nella New York di metà anni ’20 – 1926, per la precisione) e non in una scuola piena di studenti. Anzi, il protagonista Newt Scamander è persino stato cacciato dalla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts per aver messo in pericolo una vita umana. Quindi non si potrebbe essere più lontani dall’“infanzia” conosciuta con Harry Potter, eppure il film trasmette la stessa magia della prima storia e mette lo spettatore di fronte al particolare rapporto tra No-Mag e Mondo Magico, in una metafora che racconta il rapporto di chi guarda con il mondo di finzione in cui ci trasporta il film (o la fantasia in generale).
maxresdefaultLa segretezza con cui la Madama Presidente cerca di avvolgere l’esistenza del Mondo Magico ai Babbani e l’amicizia che nasce tra Newt Scamander e Jacob Kowalski (un No-Mag) rappresenta alla perfezione il rapporto che un lettore o uno spettatore hanno con il prodotto di fantasia (libro o film che dir si voglia): esiste un mondo incredibile a noi sconosciuto, con il quale possiamo entrare in contatto per caso; magari questo mondo è strano e molto spesso pericoloso, ma non per questo privo di persone buone e queste persone ci conducono in un’avventura incredibile e insperata. Alla fine, però, l’avventura finisce e noi ci dobbiamo svegliare (come se fosse stato tutto un incredibile sogno), consapevoli che comunque, in un modo o nell’altro, quello che abbiamo vissuto farà sempre parte di noi.
Credo che, estrapolato, il messaggio del film possa essere questo e mentre me ne rendevo conto quasi piangevo al cinema (se vi ricordate, ho la lacrima facile per certe cose…), senza comunque perdere il fantastico ottimismo che certi film (e libri) mi hanno sempre lasciato. Bene o male, esiste un mondo pronto ad accoglierci tutte le volte che vogliamo e sarà sempre una grandiosa avventura.
eddie-redmayne-as-newt-scamander-164130-640x320In tutto questo, ho trovato spettacolare il cast e soprattutto Eddie Redmayne, che ad ogni suo nuovo film si dimostra poliedrico e incredibilmente adatto a qualsiasi ruolo. Inutile dirvi che ho adorato Newt Scamander e le prove d’attore che Eddie Redmayne ha affrontato e superato brillantemente. Se lo andrete a vedere o lo avete già visto, c’è una scena allo zoo di Central Park con una delle sue creature magiche. Ecco! Quella è decisamente la mia preferita (insieme a tutte quelle in cui è presente lo Snaso!!) ❤️
Non so come continuare per farvi capire che è fenomenale… Da vedere!!

Spero che la vostra Domenica sia andata bene! Io ho fatto due o tre cose per l’università e adesso ci vuole un po’ di pausa! Buona serata e… ci risentiamo in settimana!

Federica 💋

Camera con vista

Buongiorno!!!

Oooooh eccomi di ritorno! È da Venerdì sera che sono malata (meraviglia 😒) e oggi finalmente sono tornata in forze! Hallelujah!! Se c’è una cosa che detesto in questa stagione è proprio questa: dover starmene a letto malata!! Però adesso è passato e ricomincio ad occuparmi del blog (e anche di tutto il resto) come si deve!!

L’altra sera però non stavo esattamente bene e per ammazzare il tempo mi sono guardata un film abbastanza… beh non vecchio, ma di qualche anno fa. Una pellicola davvero interessante e soprattutto con una giovanissima Helena Bonham Carter!

locandina
TitoloCamera con vista Regia: James Ivory Anno: 1986 Genere: Sentimentale, drammatico Cast: Helena Bonham Carter, Julian Sands, Daniel Day-Lewis, Maggie Smith, Judi Dench, Denholm Elliott, Simon Callow, Rupert Graves, Patrick Godfrey
Trama: Nella splendida e luminosa Firenze dei primi del ‘900 l’inglesina Lucy scopre che c’è un’alternativa giocosa all’ossessivo puritanesimo in voga nel suo paese.

Da un’amante di Pride and Prejudice e di Wuthering Heights quale sono non ho potuto che apprezzare la storia dell’amore travagliato tra Lucy Honeychurch e George Emerson. La trasposizione del romanzo di E. M. Forster mi ha colpita per due fattori: il cast/i personaggi e la caratterizzazione storico-sociale che traspare nel corso di tutto il film e che è incentrata principalmente sull’emancipazione sociale e sessuale, soprattutto, della donna.
Il secondo elemento (parto da questo per lasciare per dopo la parte succosa) è tipico di un certo genere di letteratura di fine Ottocento/inizio Novecento e della cinematografia che, appunto, ne trasporta le storie sul grande schermo. In tutto il film c’è una grande attenzione alla dualità nelle figura di Lucy, simbolicamente identificata con la trasformazione del suo carattere mentre suona il piano (in particolare, legata alle sonate di Beethoven, famose per la loro veemenza), che fa da sfondo e da centro al suo sviluppo come persona e alla sua formazione come donna di un certo ceto sociale e con una precisa aspettativa di accrescimento.
camera-con-vistaIn lei combattono due nature che trovano la loro naturale espressione non solo nei momenti dedicati alla musica, ma anche in quelli trascorsi con Mr George Emerson, coprotagonista della storia. La tensione accumulata da una generazione di giovani donne all’inizio del nuovo secolo (l’anno in cui si svolge è il 1907/1908) e il loro desiderio di indipendenza e di staccarsi da una tradizione opprimente trovano in Lucy il prototipo ideale di espressione ed è proprio attraverso i suoi occhi che il film racconta questo continuo conflitto tra desiderio e dovere. Più che concentrarsi sull’idea della sessualità, cosa che comunque è ampiamente presente, il film racconta come una ragazza di classe agiata avesse la possibilità di desiderare (e ottenere, se fosse stata abbastanza caparbia) la stessa – o quasi – libertà d’espressione riservata ai giovani. Il tutto mettendolo a confronto con la rigidità e la pesantezze delle regole sociali che restavano in vigore per la generazione precedente a quella dei due protagonisti e di cui la povera Miss Charlotte è l’esempio più evidente.
Il film descrive molto bene tutto il contesto sociale grazie alla ricostruzione degli ambienti, dei costumi e delle pratiche che l’aristocrazia e l’alta borghesia inglese adottavano tra i due secoli, in particolare quella del Gran Tour e dell’idea di ottenere un’istruzione sul campo. Tuttavia, ciò che lo rende davvero memorabile sono i personaggi e gli attori che li hanno interpretati.

Non avendo mai letto Camera con vista (mancanza che vedrò di recuperare sicuramente) non so dire quanto accurata sia la trasposizione rispetto agli eventi del romanzo, ma ho apprezzato il lavoro fatto da tutti gli attori sui propri personaggi, in particolare quello di una giovanissima Helena Bonham Carter con Lucy Honeychurch e di Julian Sands su George Emerson.130802032-94be242d-0b23-45c5-bea8-8a26979a4ce2-2 Loro due incarnano alla perfezione l’idea di conflitto interiore vissuto dalle giovani generazioni, non sono dal punto di vista dell’emancipazione (per lei), ma anche il dilemma esistenziale dell’animo Romantico (lui), che ancora si interroga sul senso della vita, della natura e delle passioni umane nei confronti di un mondo votato alla modernità, allo sviluppo e alla conoscenza assoluta. Sono anime inquiete tra due secoli ricchi di contraddizioni e controsensi, che trovano l’una nell’altra il proprio simile. E a loro si affiancano i simboli di ciò che caratterizza il loro universo e che diventano i personaggi secondari della storia. Miss Charlotte, una versione “sfortunata” di Lucy, la cugina che non ha potuto coronare il proprio sogno d’amore e che si erge a paladina della tradizione – fallendo miseramente –, è interpretata da una straordinaria Maggie Smith (la professoressa McGranitt nei film di Harry Potter);camera-21 Mr Emerson, interpretato da Denholm Elliott, padre di George e esponente dell’alta borghesia che spinge il figlio sulla strada del libero pensiero e dell’autorealizzazione senza obblighi religiosi o di classe sociale; Simon Callow è Mr Beebe, vicario inglese dallo sguardo acuto e dall’incredibile senso della realtà (il mio personaggio preferito); Cecil Wyse, interpretato da un irriconoscibile Daniel Day-Lewis, aristocratico decadente, tipico esempio dell’uomo che contempla senza farsi toccare dagli eventi che colpisco la società e che si colloca all’opposto del personaggio George Emerson.

È un film che ho apprezzato molto, sia per i temi e i personaggi, ma anche per il taglio da pièce teatrale dato grazie ai sipari che hanno diviso la pellicola e le hanno dato una caratterizzazione spazio-temporale, dicendo dove e quando si sarebbe collocata la scena da vedere. Li ho trovati divertenti e stimolanti, ma forse troppo usati per segnare il cambio di ambiente e situazione, cosa che secondo me ha un po’ minato l’attenzione dedicata allo sviluppo del rapporto tra Lucy e George. Avrei preferito fosse spiegato meglio come i due arrivano a maturare i propri sentimenti e la presa di coscienza finale, ma nonostante questo resta un bellissimo film.

È da non perdere 😊 E mi sembra la giusta recensione per ripartire, visto quanto mi è piaciuto!
Voi lo avete visto?? So che è famoso (ma è sempre meglio chiedere), perciò fatemi sapere se fa parte del vostro bagaglio cinematografico! Oppure no O se avete letto il libro e com’è rispetto al film (questo mi incuriosisce parecchio). Sono tutta orecchie 😉

Bye bye 💋