Kingsman – Il cerchio d’oro

Buongiorno a tutti!!

Spero mi perdonerete per la lunga assenza ma dopo l’esame della settimana scorsa mi è diventato impossibile seguire il blog 😔  Ma adesso spero di ricominciare più assiduamente e per farlo che ne dite di una bella recensione su un film appena uscito?!

Titolo
Kingsman – Il cerchio d’oro
Titolo originale
Kingsman: The Golden Circle
Regia
Matthew Vaughn
Anno
2017
Genere
Spionaggio, azione, commedia
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Regno Unito, Stati Uniti d’America
Soggetto
Mark Millar, Dave Gibbons (fumetto)
Sceneggiatura
Jane Goldman, Matthew Vaughn
Cast
Colin Firth, Julianne Moore, Taron Egerton, Mark Strong, Halle Berry, Elton John, Channing Tatum, Jeff Bridges, Pedro Pascal, Edward Holcroft, Hanna Alström

Secondo capito del film che tanto ho adorato, questa volta i Kingsman si trovano di fronte a una minaccia davvero temibile, soprattutto perché di agenti ne restano solamente due: Egsy, diventato il nuovo Galahad dopo la scomparsa di Henry (Colin Firth), e Merlino! Costretti a chiedere aiuto agli sconosciuti cugini americani, gli Statesman (nemmeno a farlo apposta…), Egsy e Merlino si ritrovano a dover rintracciare un nuovo super criminale deciso a lasciar morire oltre metà della popolazione, sulla scia del progetto di Valentine, ma con molto meno carisma!
In generale Kingsman – Il cerchio d’oro regala attimi di divertimento puro, caratterizzati da uno humor nero e tipicamente inglese che adoro, il quale rende le due ore o poco più di film un vero gioiellino camp. Tra battute inimitabili e scene di combattimento che vanno al di là della fisica, questo film afferma a gran voce l’intenzione a non prendere nulla sul serio, né con drammaticità.
A renderlo unico ci sono ovviamente gli attori: oltre ai già collaudati Colin Firth (che resuscita miracolosamente), Mark Strong e Taron Egerton, al gruppo si uniscono Jeff Bridges, Channing Tatum, Halle Berry e Pedro Pascal nel ruolo degli agenti Statesman Champagne, Tequila, Ginger Ale e Whisky (tutti alcolici?! Beh, si sa che gli americani sono famosi per le distillerie, legali e non). Ovviamente scatta la competizione tra i perfetti gentlemen inglesi e i caotici (e rudi) americani, che regala davvero un divertimento garantito e sul filo del cliché senza come risultare prevedibile. Non altrettanto brillante lo è stata la cattiva di turno che, nonostante qualche tocco davvero geniale (come un tritacarne), credo venga un po’ sminuita dalla sua reclusione forzata in Cambogia, da dove gestisce il maggior cartello di droga al mondo.
Tra tutto e tutti, dalle scene d’azione girate a Londra ai remake di alcuni momenti del primo film, credo che il vero momento chiave ruoti attorno a un cameo che, secondo me, all’inizio doveva essere di poco conto ma che poi ha mostrato potenzialità devastanti: quello di Sir Elton Hercules John! Lui, un’icona inglese, è la vera scoperta di Kingsman – Il cerchio d’oro e dà un nuovo motivo per decidere di andare a vedere il film.

Spero andiate a vederlo! Tra l’altro, questo è anche meno splatter del primo e le scene sanguinolente sono ridotte al minimo, cosa che aiuta, se non si sopportano molto 😊 Comunque è davvero da vedere! Ovviamente, se già lo avete visto, voglio sapere come vi è sembrato!

A presto
Federica 💋

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Dunkirk [2017]

Ciao a tutti e buon Venerdì 😊

Martedì pomeriggio sono stata al cinema, in una full immersion totale nella Francia occupata del 1940! Ebbene sì, ho visto Dunkirk di Christopher Nolan!

Titolo
Dunkirk
Regia
Christopher Nolan
Anno
2017
Genere
Drammatico, guerra, storico
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Regno Unito, Stati Uniti d’America, Paesi Bassi, Francia
Soggetto
Christopher Nolan
Sceneggiatura
Christopher Nolan
Cast
Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard, James D’Arcy, Barry Keoghan, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy

Da Christopher Nolan, dati i precedenti come Inception e la trilogia del Cavaliere Oscuro, non mi aspettavo niente di meno che un Kolossal, rigorosamente con la “K” maiuscola e ricco di ansia, inquietudine e aspettative capaci di trascinare lo spettatore all’interno della storia e di farlo immedesimare con la nutrita schiera di personaggi senza nome che affollano lo schermo
Nella narrazione degli eventi che hanno portato all’evacuazione di Dunkerque e al salvataggio di più di 300.000 soldati inglesi, francesi e belgi, la pellicola si concentra maggiormente sui primi e sull’importanza giocata dai civili (anche qui rigorosamente inglesi) nelle operazioni di salvataggio, focalizzando l’attenzione su tre luoghi/momenti chiave: il pontile e la spiaggia, dove il film si apre e getta le basi della narrazione e le premesse per le operazioni di recupero; il mare, dove un distacco di diverse ore lo separa dal primo luogo e mostra il lato della guerra dedicato ai civili; e il cielo, intermediario e collante tra i due dove trovano posto solo tre aerei inglesi, unica speranza contro i bombardamenti tedeschi verso la spiaggia e il mare.
Ognuno di questi tre luoghi si fa portavoce, attraverso i propri e unici protagonisti, della devastazione della guerra, in una escalation che vede nella spiaggia il proprio fulcro e che nel mare, ma ancora di più nel cielo, spera di trovare la propria salvezza e la speranza di non essere così vicini alla morte. A rendere questa sensazione di disperazione grandiosa, profonda e altamente coinvolgente sono le inquadrature e, soprattutto, l’alternanza continua tra i grandi spazi aperti (che siano sulla spiaggia, in mare o nel vuoto del cielo) e i soffocanti e piccoli luoghi all’interno delle navi e degli aerei. Questo continuo dentro e fuori, infatti, descrive alla perfezione la totale precarietà della condizione umana di fronte a un nemico spesso invisibile ma costantemente presente (dell’esercito tedesco si vedono solo dei caccia, un siluro e un paio di soldati, nient’altro!!), una precarietà che si riflette soprattutto nel costante ticchettio di sottofondo, come se Dunkerque fosse una bomba pronta esplodere e a causare una strage immane (cosa che sarebbe potuta accadere benissimo), e negli animi dei soldati.
Quello che mi ha colpito di più in Dunkirk è il suo cast e la resa dei personaggi. Per prima cosa, e a ben donde, è un film esclusivamente maschile: le donne sono inquadrate raramente e in ogni caso sono infermiere, ma nonostante questa esclusività del “sesso forte” gli eventi descritti e narrati si distinguono per una totale ammissione delle proprie debolezze, per una disperata ricerca della fuga dalla spiaggia con ogni mezzo o sotterfugio possibile, anche dei meno nobili. Secondo, questa ammissione quasi anti-eroica genera il rifiuto psicologico non solo verso le proprie responsabilità in guerra, ma anche nella propria autovalutazione come individui umani degni di essere tali, in un’analisi anticipata di tutti i traumi psicosomatici che esplosero alla fine del conflitto.
Nolan è un regista che apprezzo moltissimo e con questo film ha saputo trasmettere non il senso di sollievo che ci si dovrebbe aspettare dopo una così fortunata evacuazione, ma la tragica verità che, a dispetto del successo, molte vite sono state spezzate, letteralmente e metaforicamente, in un conflitto che non finisce sui campi di battaglia o nelle zone di guerra e che continua anche in patria, il luogo dove ci si dovrebbe sentire al sicuro ma nel quale è comunque possibile continuare a far crescere la speranza.
Unica pecca del film è il suo focalizzarsi solo sul lato anglofono della vicenda, tralasciando e relegando in un angolo anche i soldati e i civili francesi e belgi che erano presenti a Dunkerque e che come gli inglesi hanno rischiato la vita per la liberazione.

Ovviamente sono curiosa di sentire se lo avete visto e, nel caso, cosa ve ne è sembrato! Comunque, trovo che film come questo siano assolutamente da avere, anche se non si è amanti del genere 😊

Per questa settimana è tutto. Vi auguro un buon weekend di relax (il mio sarà di studio, ma pazienza)!
Federica 💋

“La torre nera” [2017]

Ciao!

Non vi allarmate, non sarà una settimana dedicata solo a Stephen King. È più una coincidenza che oggi arrivi la recensione di questo film tratto dalla sua serie di sette romanzi 😊 Però mi piace, perché anche qui c’è una grande scoperta.

Titolo
La torre nera
Titolo originale
The Dark Tower

Regia
Nikolaj Arcel
Anno
2017
Genere
Fantastico, azione, avventura, fantascienza, western
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Stephen King (romanzi)
Sceneggiatura
Nikolaj Arcel, Anders Thomas Jensen, Akiva Goldsman, Jeff Pinkner

Cast
Idris Elba, Matthew McConaughey, Tom Taylor, Claudia Kim, Katheryn Winnick

Tratto da una serie di sette romanzi di Stephen King, il film è, in sostanza, una versione fantascientifica davvero di pregio di un film apocalittico, al cui centro emerge ancora una volta l’importanza che Stephen King attribuisce all’infanzia e all’immaginazione dei bambini/dei ragazzi.
Sulla Terra, Jake è tormentato da sogni tremendi in cui un uomo sfrutta i bambini per distruggere un’alta torre nera. Incapace di spiegare che i suoi sogni non sono semplici invenzioni della sua mente ma la realtà, si ritrova presto preso di mira da Walter Padick, uno stregone il cui obiettivo è proprio distruggere la torre e far calare le tenebre e i mostri su tutti gli universi esistenti. Ad aiutare Jake, anche se riluttante, si ritrova la leggendaria figura de Il Pistolero, Roland Deschain, impegnato da sempre nella lotta contro Walter. La trama, anche se qui l’ho ridotta davvero a grandi linee, è del tipo più semplice: c’è un cattivo (e che cattivo, visto che si tratta di Matthew McConaughey!), un eroe che ha perso di vista la propria missione e un giovane aiutante conteso dai due e in grado di influenzare le sorti della vicenda verso il bene (la vittoria dell’eroe) o verso il male (la supremazia del cattivo e la fine di tutto). Niente che non si sia già visto, eppure questo film è tutto fuorché scontato o banale!
In una mescolanza di generi, tra fantasy, fantascienza e western, La torre nera è un film davvero bello e interessante da vedere, che si pregia di due antagonisti d’eccezione: Matthew McConaughey e Idris Elba, alias Walter Padick e Roland Deschain. Il primo, tolti gli abiti da belloccio che veste nelle commedie romantiche, si trasforma in uno stregone degno di infestare gli incubi più tremendi, nemico senza scrupoli o morale che non esita a compiere (o far compiere) le azioni più indicibili se queste possono portargli un qualche guadagno. Devo dire che l’ho apprezzato in questo ruolo, anche per i segni dell’età che anche lui inizia a mostrare e che nel personaggio di Walter sono ben evidenti.
Tutt’altra storia per Idris Elba che, allontanatosi dai set Marvel per un po’, disegna un eroe non perfetto ma che si sforza di migliorare e di tornare a credere nelle proprie capacità dopo aver perso praticamente ogni cosa. È ombroso, caratterialmente, e uno di quei tipi che ti vien voglia di abbandonare in poco tempo, ma Elba, che è un attore sottovalutato secondo me, ha una mimica e un approccio al personaggio che, pur nelle sue imperfezioni, lo rendono il migliore degli “eroi” che si vedono ultimamente al cinema!
Ma, come vi dicevo all’inizio, ciò che viene messo maggiormente in evidenza è la forza immaginativa di Jake: è l’immaginazione, infatti, il fulcro della forza sia di Jake ma anche dello stesso Walter e di Roland, ma se quelle dello stregone e del pistolero rappresentano gli opposti (negativa la prima e positiva la senconda), quella di Jake risulta essere la più potente, semplicemente perché è ancora pura, non piegata a schemi e imposizioni che caratterizzano l’età adulta.
Belle le ambientazioni, soprattutto quelle del Medio-Mondo dove vivono Roland e Walter, una sorta di regno della fantasia dove tutto è possibile, sia nel bene che nel male. Ed è questo, la presenza sia del bene sia del male, a rendere il film ancora più bello: a Jake non viene risparmiata la sofferenza, il dolore, a differenza di come ci si potrebbe aspettare (di solito i bambini sono una categoria protetta al cinema e in tv: mai fare del male ai bambini, né ucciderli, se non si vuole scatenare il disgusto e la rabbia del pubblico), perché essi fanno parte della vita, anche se hai meno di diciotto anni, e ciò che gli impedisce di cedere all’odio è la convinzione che si possa sempre risolvere tutto per il meglio, nonostante a volte non sembri affatto così.

Sto iniziando a credere che, dove c’è lo zampino di Stephen King, si nasconda un prodotto con i fiocchi!! Che ne dite? Se, poi, siete indecisi se vederlo o no, io vi super consiglio di guardarlo, perché un film da vedere e che non lascia insoddisfatti! Ve lo garantisco 😊

A presto
Federica 💋

Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar

Ciao a tutti!

Anche per oggi ho scelto di portarvi al cinema con me e vi devo confessare che ho impiegato un sacco di tempo per decidermi a scrivere la recensione di quest’ultimo pezzo della iper conosciuta saga di Pirati dei Caraibi… Ma adesso eccola qui!

Titolo
Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar
Titolo originale
Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales
Regia
Joachim Rønning, Espen Sandberg
Anno
2017
Genere
Azione, avventura, fantastico
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Terry Rossio & Jeff Nathanson (storia), Ted Elliott, Terry Rossio, Stuart Beattie & Jay Wolpert (personaggi)
Sceneggiatura
Jeff Nathanson
Cast
Johnny Depp, Javier Bardem, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario, Kevin McNally, Geoffrey Rush, Orlando Bloom, Keira Knightley, Paul McCartney

Quinto capitolo della saga dedicata a capitan Jack Sparrow, in questa nuova avventura i protagonisti diventano due new entry che, più che promettere di rilanciare ls saga in nuove avventure, la fanno atterrare in un “trito e ritrito” che mi ha un po’ delusa.
A fare da padroni in Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, infatti, ci sono Henry Turner, figlio di Will ed Elizabeth Turner, e Carina Smyth, giovane intelligentissima accusata di stregoneria a causa della sua vasta cultura e della sua curiosità. Oltre che all’ormai imprescindibile capitan Jack Sparrow che, barattando la sua famosa bussola, si ritrova inseguito dal capitano Armando Salazar e dalla sua ciurma di morti. Differenze con il primo film? Nessuna. Differenze dagli altri? Poche.
Effettivamente è ormai un consueto meccanismo narrativo che Jack Sparrow venga inseguito a causa di qualcosa che ha fatto in passato e che questo si ripercuota anche sugli altri personaggi, costringendoli a fuggire e a barcamenarsi tra prigionie varie e imprevisti di ogni genere. 
Anche questa volta, poi, c’è un oggetto da recuperare e che promette di spezzare ogni maledizione lanciata dal mare (come quella che vincola Will Turner all’Olandese Volante). 
Tale oggetto, il Tridente di Poseidone, diventa il fulcro del viaggio di Henry, Carina, Jack e di Hector Barbossa, storico nemico-amico di Sparrow. Come vedete, a parte un cambio di nomi, la trama si riduce agli stessi espedienti di Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna: coppia di giovani (innamorati o quasi), maledizione di un qualche tipo, flotta di non-morti e infine Jack Sparrow a fare da collante.
A rendere diverso quest’ultimo film dagli altri subentra solo una piccola parte verso il finale e che coinvolge Barbossa e Carina. Senza fare spoiler, posso dirvi che ho apprezzato la scelta fatta da capitan Barbossa e me lo ha reso ancor più simpatico di quanto già non fosse (è sempre stato il mio personaggio preferito)! E ovviamente mi è piaciuta la sconclusionata natura di Jack Sparrow, una caratteristica imprescindibile per la saga che qui compare, ma resta un po’ sotto tono, quasi che fosse oscurata dall’ormai evidente avanzare dell’età.
Ultima nota dolente del film sono i due cameo di Keira Knightley e Orlando Bloom, che riprendono i loro ruoli di Elizabeth e Will Turner per una reunion che forse poteva anche essere evitata. Non dico che non mi abbia fatto piacere, ma la avrei apprezzata di più se avesse significato la chiusura della saga e non l’inizio di un nuovo possibile ciclo!

Forse ho capito perché ho impiegato tanto a scrivere la recensione… Ho dovuto metabolizzare una scoperta poco piacevole: dopo il secondo film è iniziato il declino! È una bella saga però credo abbia perso l’appeal e la verve dei primi due capitoli! Voi che ne dite?

Ci risentiamo dopo il weekend per una nuova recensione!
Federica 💋

2:22

Buongiorno e buon Venerdì! Anzi, buon inizio di Settembre 😊

Questo è il mio mese (tra qualche giorno ci sarà il mio compleanno) e non vedo l’ora di iniziarlo con nuove recensioni, tutte da leggere e da segnare, se volete vedere e scoprire film, libri e serie tv! Oggi inizio proprio con un film, non nuovissimo perché è uscito il mese scorso, ma che darà inizio a questa nuova serie di recensioni. Pronti??

Titolo
2:22 – Il destino è già scritto
Titolo originale
2:22
Regia
Paul Currie
Anno
2017
Genere
Thriller
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Nathan Parker, Todd Stein
Cast
Michiel Huisman, Teresa Palmer, Sam Reid, Simone Kessell, Maeve Dermody, Kerry Armstrong, John Waters

Dylan è un controllore di volo particolarmente bravo nel suo lavoro, finché un giorno, distratto da un’anomalia nei sistemi causata da una interferenza interstellare, si ritrova a evitare per un soffio la collisione tra due aerei e la morte di quasi 900 persone. Momentaneamente sospeso dal lavoro, le sue giornate si ripetono identiche, tanto che Dylan inizia a notare uno schema ricorrente: tutti i giorni, gli stessi eventi si ripetono ad un orario preciso, in una sequenza che si conclude alle 2:22 del pomeriggio alla Grand Central Station di New York, dove una piccola esplosione sconvolge gli ignari passeggeri.
All’inizio, date queste premesse, il film si costruisce su una sorta di loop temporale, seguendo stampo dei classici film fantascientifici: una stella morente, con le emissioni cosmiche, influenza il tempo sulla Terra e il solo a percepirne l’esistenza e la portata è Dylan, il quale realizza che questa sequenza di eventi deve portare a una conclusione, a un evento culminante che segnerà la vita di Dylan.
È nella scelta di quale sia questo evento culminante che, a mio parere, la trama perde un po’ di consistenza e credibilità. Ci sta la storia d’amore tra Dylan e Sarah, scampata al disastro aereo che lui ha quasi causato, ma che questa fosse il motivo centrale e scatenante del loop temporale mi ha un po’ delusa. Fino a tre quarti del film il lato fantascientifico ha dominato e questo ha reso la storia davvero interessante, perché restavano un mistero le cause di questa ripetitività. Poi, rivelatane la causa, scade nel dramma romantico che, per carità, mi piace ma avrei preferito restasse più un contorno che la vera chiave attorno alla quale è costruita la storia.
2:22 è un bel film, con una recitazione credibile e non deludente da parte dei protagonisti e con degli effetti speciali che, sebbene siano pochi, rendono l’idea dell’influenza cosmica da parte della stella morente in maniera impeccabile. Tuttavia sono rimasta delusa dalla piega che ha preso verso il finale, sia perché dal trailer e dalla trama mi aspettavo tutt’altro, sia perché questa concentrazione romantica ha portato con sé anche delle rivelazioni decisamente scontate e senza sorprese.
Ve lo consiglio? Sì, se volete vedere una storia d’amore. No, se vi aspettate un film alla Limitless o alla Sliding Doors.

Voglio ovviamente sapere se lo avete visto e nel caso come vi è sembrato!! Ditemi tutto, anche se volevate vederlo e avete perso l’occasione 😊

A presto
Federica 💋