La Bella e la Bestia (2017)

Ciao a tutti!

Siete pronti a tornare bambini?? Spero di sì perché oggi vi porto a scoprire l’ultimo film Disney su La Bella e la Bestia!

Titolo
La Bella e la Bestia
Titolo originale
Beaty and the Beast
Regia
Bill Condon
Anno
2017
Genere
Drammatico, fantastico, musicale, sentimentale
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
La bella e la bestia scritto da Linda Woolverton & La bella e la bestia di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont
Sceneggiatura
Evan Spiliotopoulos, Stephen Chbosky
Cast

Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevin Kline, Josh Gad, Ewan McGregor, Stanley Tucci, Ian McKellen ed Emma Thompson

Sulla scia di rispolverare i vecchi classici Disney e dare loro un messaggio che si adatti ai nostri giorni, il cartone sempre attuale de La Bella e la Bestia non poteva scampare a questa operazione di marketing. Lo hanno rifatto e, alla fine, ne è anche venuto un bel film.
Sud della Francia, all’incirca a metà del ‘700, in un tranquillo paesino dove il massimo del divertimento è ritrovarsi al lavatoio e dove il tasso di alfabetizzazione femminile è pari allo 0,0001% si ritrova incastrata la giovane Belle, figlia di un artista/orologiaio e additata da tutti come strana per la sua passione per i libri. La vita di Belle prosegue identica ogni giorno e la sola distrazione arriva in occasione della fiera annuale cui partecipa il padre Maurice, quando chiede che le venga regalata una rosa come ricordo di quella giornata.
Questa volta, però, Maurice si ritrova inseguito da branco di lupi lungo la via per la fiera, agguato che lo costringe a rifugiarsi in un grande quanto oscuro castello, dove tutto sembra essere stato appena preparato per lui ma senza che vi sia qualcuno ad accoglierlo. Spinto da questa misteriosa ospitalità a cenare nel castello, l’incontro con una piccola tazzina da tè parlante lo farà fuggire a gambe levate, salvo arrestarsi nell’immenso giardino di fronte a un bellissimo roseto. Pur di mantenere la promessa fatta a Belle, Maurice si accinge a cogliere una rosa tra le tante, finendo con lo scatenare l’ira del tremendo padrone del castello.
Da qui in avanti, e perdonate se mi sono dilungata ma mi sembrava necessario, la storia segue le vicende classiche del cartone nei suoi punti focali (Belle si offre prigioniera al posto del padre, viene rinchiusa nel castello ma i servitori trasformati in arredamento cercano di rendere il suo soggiorno più piacevole, ecc. ecc.), con qualche cambiamento e aggiunta che serve a contestualizzare nel mondo reale la storia fantastica di un principe vanesio trasformato in una bestia nella speranza che impari a guardare oltre le apparenze.
Così, diversamente dal cartone animato, ci viene detto che Belle è orfana di madre a causa di un evento doloroso e all’inizio non ben chiarito, mentre il principe, rimasto da sempre avvolto nella nebbia del “Basta che alla fine si trasformi, per il resto può anche non aver mai avuto una vita”, scopre il proprio passato e la sua infanzia, un modo nuovo per portare gli spettatori a capire come e perché abbia sviluppato una personalità edonista, votata alla bellezza in ogni sua forma, e l’atteggiamento di disprezzo verso ciò che non rientra nei suoi canoni. Insomma, viene spiegato perché si è meritato la maledizione che gli ha fatto spuntare due corna da satiro e una quantità incredibile di peluria.
Il mondo di entrambi io personaggi si amplia e diventa più complesso, ma questo non è un punto a sfavore, anzi non fa che renderli più interessanti perché acquistano spessore. Belle è sempre la stessa ragazza dolce e coraggiosa, pronta a tutto pur di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, iniziando dagli abitanti del villaggio, per poi passare a Gaston e finendo con la Bestia; è pronta a sfidare chiunque, persino le convinzioni sociali più radicate, pur di far valere le proprie idee, sicura che esse siano il giusto modo di comportarsi, e l’interpretazione di Emma Watson rende solo più speciale un personaggio che è già forte di per sé, unita alle nuove aggiunte nella trama che aiutano a renderla più vera e reale. Ma tra i due ad ottenere i maggiori benefici da questa novità è la Bestia, perché finalmente non è solo grosso e sempre irascibile, ma anche colto, ironico, romantico e altruista in modo sorprendente. Da mostro in 2D diventa un tuttotondo con un passato importante, un carattere certo difficile ma pronto ad aprirsi e dimostrare le proprie debolezze come se non fossero un limite ma un punto da cui partire per costruire qualcosa di nuovo.
Questo aspetto è quello che differenzia il film dal cartone del 1991, perché aggiunge una nuova visione dell’animo umano e un nuovo tipo di messaggio: non basta guardare oltre le apparenze per vedere la vera bellezza; bisogna anche essere capaci di accettare ciò che si è, con tutti i nostri punti di forza e le nostre debolezze. Su questo secondo messaggio si articola la scena che ho amato di più: dopo aver parlato della rispettiva estraneità nei confronti delle persone che li circondano, la Bestia propone a Belle di fuggire da quel luogo, usando una mappa magica lasciatagli dalla maga che lo ha trasformato, e andare ovunque lei voglia, così da poter ricominciare da capo.
Come musical si rivolge ovviamente ai più piccoli, ma ci sono tanti indizi e riferimenti, o anche atteggiamenti, che si possono capire meglio se si ha qualche annetto in più, come la smania del politically correct verso certi soggetti “sensibili” (vedi il bibliotecario o la signora armadio di colore o la presenza di gay e transgender) che forse stona un po’ per la presenza poi non così necessaria…
A parte questo, è un film godibile, divertente e coinvolgente, che reinterpreta ma non tradisce l’essenza della storia dei suoi personaggi. E poi lo ammetto: ho cantato le canzoni (come le ricordavo dal cartone) e per due ore sono ritornata bambina come non mi succedeva da tempo!

Spero di essere riuscita a trasportarvi di nuovo nella magia dell’infanzia, ma con una strizzatina d’occhio al lato adulto, perché questo film parla davvero a entrambi!

Lo avete visto?? Vi prego, ditemi che avete canticchiato anche voi 😆

A presto
Federica 💋

Beautiful Creatures – La sedicesima luna

Buongiorno 😊

Questo primo Lunedì di Aprile parte con la recensione di un film che ho trovato davvero carino, nonostante sia sempre critica nei confronti delle pellicole tratte da dei romanzi!

Una giovane maga in un piccolo paese conservatore e bigotto d’America, crea scompiglio, morale e meteorologico, nella comunità. E nel cuore di un ragazzo che è disposto a tutto per lei. Lei vive con lo zio e la nonna, lui ha subito un lutto che lo porta a isolarsi nella lettura. E saranno proprio i libri, di ogni genere, a unirli e, forse, dividerli. Il loro sentimento passerà per prove durissime, provocate dalla natura di lei ma anche dall’incantesimo che lui, umano, le ha fatto: l’amore.
Con: Alden Ehrenreich, Alice Englert, Viola Davis, Emmy Rossum, Emma Thompson, Jeremy Irons

Dopo aver letto il libro non potevo che rivedere (esatto, rivedere, perché ho scoperto la saga letteraria dopo essere incappata per caso nella sua trasposizione) il film per decidere effettivamente se fosse bello quanto ricordavo e, soprattutto se fosse fedele all’opera originale.
Devo dire che la memoria non ha fatto brutti scherzi e che, in fin dei conti, è una delle trasposizioni che più mi sono piaciute. Ci sono, come logico che sia per non sforare il muro dei 120 minuti, dei cambiamenti e dei tagli rispetto alla trama del libro e si è puntato qui (tecnica tipica per attrarre il pubblico) sul lato romantico/tragico della storia tra Ethan e Lena, piuttosto che su quello “teorico” più legato alla magia e alla maledizione che incombe su Lena per giustificare la conclusione comune a entrambi.
Purtroppo nell’operazione di snellimento (ed è la sola grande pecca di cui vi parlo) per adattare il libro al grande schermo, Marian, la bibliotecaria sempre pronta a sfoderare citazioni e consigli, si è ritrovata accorpata ad Amma, la veggente esperta di vudù, come unico personaggio, senza che il risultato mantenesse un po’ della sagacia che la caratterizza. Peccato, perché avrebbe reso questa nuova Amma memorabile.
Comunque, a dispetto delle differenze il film non è un obbrobrio come di solito accade in casi simili, ma si lascia guardare con piacere perché alla fine accoglie e rispetta la natura della storia e dei personaggi, mantiene molto la caratteristica dei tipi umani che è uno degli elementi centrali nel libro, oltre all’accanimento contro Lena a causa di idee bigotte e retrograde. È solo un po’ più romantico e devo dire che non mi è dispiaciuto (sapete meglio di me quanti adori le storie smielate 😄).
Vero punto di forza del film, al di là dell’accuratezza nella resa dei momenti e dei luoghi che nel libro sono fondamentali per la storia, è il cast che lo compone e prende parte alla realizzazione di un buon prodotto, perché bastano già i nomi di Jeremy Irons, Viola Davis ed Emma Thompson a segnare un alto livello di interpretazione e recitazione. Loro tre, nei ruoli di Macon Ravenwood, Amma e della signora Lincoln, rendono il film davvero spettacolare, anche nelle scene che non hanno nulla a che con la trama originaria e che potrebbero far storcere il naso per la troppa licenza poetica.
Però, ed è quello che più mi ha fatto apprezzare il film, sono stati i due attori protagonisti a colpirmi, sia per l’affiatamento tra loro nell’interpretare i loro personaggi, sia per l’empatia che ho sviluppato io nei loro confronti di fronte alla loro versione di Ethan e Lena. Alice Englert e Alden Ehrenreich non hanno tradito le aspettative che il libro mi ha dato verso la caratterizzazione di Lena e Ethan, con lei così cupa e desiderosa di rimandare una giornata che sa essere inevitabile e che la porta a vedere la visione peggiore del mondo e della situazione, mentre lui è il ragazzo privo di capacità soprannaturali che sembra il primo a dover rinunciare perché estraneo a tutto il mondo di Lena ma che si dimostra il più combattivo proprio perché agli umani non è concessa nessuna scappatoia magica, ma solo quella di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà. Inutile dirvi che è il mio personaggio preferito di tutto il film, nonché l’attore che più ho trovato adatto al ruolo.

Ovviamente sono tutta orecchie per sapere se avete mai visto questo film o le impressioni che vi ha suscitato se fa parte delle vostre conoscenze 😊 Tutti i vostri commenti sono sempre benaccetti e sono anche il miglior modo per iniziare una nuova settimana!

A presto
Federica 💋

La La Land

Buongiorno e buon Lunedì 😊

Questa recensione aspetta di essere pubblicata da diversi giorni e devo dire di aver aspettato perché avevo bisogno di farla maturare… O meglio, di maturare l’idea che mi ha lasciato il film.

la-la-land-poster-1-620x893Los Angeles. Mia sogna di poter recitare ma intanto, mentre passa da un provino all’altro, serve caffè e cappuccini alle star. Sebastian è un musicista jazz che si guadagna da vivere suonando nei piano bar in cui nessuno si interessa a ciò che propone. I due si scontrano e si incontrano fino a quando nasce un rapporto che è cementato anche dalla comune volontà di realizzare i propri sogni e quindi dal sostegno reciproco. Il successo arriverà ma, insieme ad esso, gli ostacoli che porrà sul percorso della loro relazione.

È, come certamente saprete, un film e allo stesso tempo un musical, incentrato sulle vite di Mia e Sebastian, ma anche sulla realizzazione dei propri sogni e sul trovare qualcuno con cui, forse, condividerli. Ricco sotto ogni punto di vista, da quello scenografico a quello musicale, La La Land si sviluppa in quattro periodi chiave (le stagioni che si susseguono nel corso di un intero anno) in cui Mia e Sebastian, interpretati da Emma Stone e Ryan Gosling, si incontrano e instaurano una relazione fondata sulla tenacia comune a entrambi nel realizzare i loro sogni, nell’alimentare le rispettive passioni (il cinema per lei, il jazz per lui) e sul sostegno reciproco lungo la strada per giungere al successo.

Quello che il regista propone è uno sguardo dolce e malinconico sull’amore che lega i due protagonisti, ma è riduttivo limitarlo solo a una storia d’amore, perché il film abbraccia una riflessione molto più ampia sugli imprevisti della vita e sulle infinite possibilità che aprono le nostre scelte. La La Land racconta con malinconica magia quale sia il prezzo per realizzare i propri desideri, le persone e le opportunità cui dobbiamo rinunciare mentre cerchiamo di farli diventare realtà.
Tuttavia questa malinconia lascia la bella e unica sensazione che, nonostante la rinuncia, essi continueranno sempre a far parte di noi, ricordandoci cosa avremmo potuto avere se avessimo imboccato una strada piuttosto che un’altra, ma non con un senso di rimpianto, bensì con la soddisfazione e la consapevolezza di non aver sprecato nemmeno un istante della nostra vita. Quello che abbiamo fatto è ciò che resta a dimostrazione dell’esistenza di quei momenti, come una canzone a due dimenticata che ci può spezzare il cuore se ascoltata con rimpianto o che può rappresentare il frutto migliore di ciò che non ha avuto modo di essere.

la-la-land-2016-posterrE ovviamente la canzone del “misfatto” è City of Stars, rappresentativa dell’intera pellicola e premiata con un Academy Award come Miglior Canzone Originale. Composta e eseguita principalmente dal personaggio di Ryan Gosling, è davvero la massima espressione del messaggio che accompagna durante le due ore del film e che sul finale colpisce in un tutta la sua forza. È un brano che resta in testa, come se fosse inscritto dentro di noi, e in fondo è davvero così, perché tutti abbiamo dei sogni, tutti cerchiamo di realizzarli e tutti, ognuno a modo nostro, ci ritroviamo a contemplare la nostra “Città dalle mille opportunità” per scoprire cosa abbia in serbo ber noi. Seb e Mia sono sfaccettature diverse di tutti quei sognatori che non cedono di fronte alle avversità, che vivono ogni istante delle loro vite fino in fondo anche quando questi non faranno parte del futuro che tanto desiderano realizzare, fondamentalmente perché anche quegli attimi ci raccontano una parte di noi.

L’ho trovato toccante e divertente, dolce e allo stesso tempo malinconico nel suo demitizzare uno dei miti più radicati nel cinema e nella cultura: l’amore, anche se è il più completo che potremo mai provare, non è l’unico motore della nostra esistenza e, a volte, rinunciare ai nostri sogni per amore non è ciò che ci renderà davvero felici.

Che il musical sia o no il vostro genere, vi consiglio di guardare questo film perché credo lascia qualcosa di importante. Se, invece, lo avete già visto sono curiosa di sapere come vi è sembrato!

A presto
Federica 💋

Slow West

Buongiorno 😊

Buon inizio settimana!!
Ieri su Netflix ho trovato un film davvero bello e visto che mi è piaciuto ho pensato di parlarvene un po’!

"Slow West" (2015) di John Maclean, con Michael Fassbender, Ben Mendelsohn, Kodi Smit-McPhee, Rory McCann, Brooke Williams
“Slow West” (2015) di John Maclean, con Michael Fassbender, Ben Mendelsohn, Kodi Smit-McPhee, Rory McCann, Brooke Williams

Con il lento incedere dei cavalli al passo, il regista-musicista John Maclean realizza il suo primo lungometraggio e lo veste con i costumi del vecchio western. Jay Cavendish (Kodi Smith-McPhee) è uno smilzo sedicenne scozzese, ingenuo e senza peccato, deciso a raggiungere il lontano West per ritrovare la sua bella Rose Ross (Caren Pistorius). In questo viaggio d’iniziazione è affiancato da Silas Selleck (Michael Fassbender), un cowboy fuorilegge, senza rimorsi e senza passato, taciturno con il ragazzo, ma eloquente voce narrante, che si offre come guida protettiva in cambio di pochi soldi. 

Un film western in piena regola, lento e carico di significati che raccontano la crescita personale e amorosa di un ragazzo scozzese attraverso gli immensi paesaggi americani. È una storia di formazione, che porta Jay, il protagonista, a prendere coscienza di sé come uomo, come individuo del mondo, ma che appare sempre e comunque come un giovane un po’ sprovveduto e ingenuo, cieco a tutto all’infuori del proprio amore per Rose e del desiderio di ritrovarla.
La varietà delle ambientazioni è minima, la si può ridurre ai grandi spazia aperti (siano essi deserti o praterie) e a quelli più raccolti delle foreste, ma entrambi assumono un significato simbolico: negli spazi aperti Jay riceve le più grandi rivelazioni e gli insegnamenti che ne forgiano via via il carattere, come se lo sconfinato nulla davanti lo portasse per la propria natura immensa a una profonda riflessione, dentro e fuori di sé; i boschi, invece, sono i luoghi degli incontri, delle rivelazioni personali e degli scambi con chi è evidentemente più esperto di lui, non solo nella conoscenza del mondo, ma anche in ogni aspetto della vita, e non è un caso che l’incontro con i personaggi chiave nell’avventura di Jay avvenga in queste enclave chiuse e “intime”.
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È uno di questi incontri, il primo in assoluto in realtà, a dare inizio alla lunga marcia di Jay. Silas, un cacciatore di taglie che si finge un semplice viaggiatore, si incarica di fare da guida a Jay per tutto il suo viaggio senza dargli la possibilità di rifiutare. L’aiuto giunge come una manna per l’ingenuo protagonista, ma quello che non conosce sono le motivazioni che spingono Silas a offrirgli il proprio aiuto e che durante il viaggio verranno scoperte poco a poco, insieme alle ragioni che hanno spinto Rose e suo padre a fuggire dalla Scozia: su entrambi pende una cospicua taglia per omicidio e l’intento di Silas è quello di raggiungerli prima di chiunque altro grazie all’inconsapevole aiuto di Jay. Quello che Silas non si aspettava, però, è il rapporto che inevitabilmente si instaura con Jay, diventando per lui come una sorta di fratello maggiore pronto a difenderlo dalle verità che potrebbero minacciare il suo universo, una versione ingenua della realtà in cui Jay non è a conoscenza della taglia su Rose e suo padre e in cui è convinto di raggiungerla e di sposarla senza che nessuno cerchi di fermarlo. Questo duo di personaggi è interpretato da Kodi Smit-McPhee (Jay) e Michael Fassbender (Silas) ed è il fulcro vero e proprio attorno al quale finisce per ruotare la storia perché, nonostante il motivo che fa da pretesto al viaggio di Jay, sono loro ad occupare lo schermo per la maggioranza del tempo, testimoniando un’evoluzione imprevedibile nel rapporto tra quelli che sono due sconosciuti e che finiscono per diventare come due fratelli, caratterizzati da stima reciproca, ma anche invidie e dispute, a maggior ragione quando riescono finalmente a raggiungere Rose.
Quello che colpisce di più nel film, al di là delle inquadrature ad ampio raggio delle distese americane (anche se in realtà il film è stato girato per la maggior parte in Nuova Zelanda) e dei personaggi di Jay e Silas, è l’aggettivo inserito nel titolo: Slow West. Non selvaggio, non lontano, ma “lento west” e la lentezza è proprio la caratteristica dominante della pellicola. Ogni momento, ogni azione, persino i dialoghi, procedono a un ritmo ben più lento del normale, una scelta che rallenta tanto lo scorrere del tempo fisico (l’alternanza giorno/notte e il passaggio da un giorno all’altro), quanto quello narrativo, portando avanti un grande dubbio: a questo ritmo, Jay arriverà mai a destinazione?
L’unico istante veramente veloce è proprio quando avviene l’incontro vero e proprio con Rose, l’ultimo momento prima dell’inevitabile conclusione, sia del viaggio, sia del film.

SALTATE PER EVITARE SPOILER

L’incontro tra Jay e Rose regala, secondo me, anche una delle scene migliori di tutto il film. Dopo un sogno a occhi aperti di Jay sul motivo che spinge Silas a impedirgli di ricongiungersi a lei (l’idea che in quel viaggio anche Silas si sia innamorato di Rose e che lei possa ricambiare i suoi sentimenti), Jay riesce a incontrarla. Purtroppo il momento non è dei migliori (la casa di Rose è sotto il fuoco di un gruppo di cacciatori di taglie decisi a ucciderla) e l’ingresso precipitoso di Jay gli costa un colpo di pistola dritto al cuore, sparato proprio da Rose, sul quale, meno di un secondo dopo, si riversa una manciata di sale. È la trasposizione del detto “Spargere sale sulle ferite”, cioè fare qualcosa che rende un dolore già presente ancora più insopportabile e straziante e che per Jay è il tradimento definitivo. Una scena davvero tragica, che però strappa un sorriso per il tempismo e il modo in cui avviene.

Il film è stato un po’ un outsider da quando è uscito. Presentato al Sundance Film Festival nel 2015 (dove ha vinto il premio della giuria come film drammatico), in Italia è arrivato solo grazie a Netflix e lo ha fatto abbastanza di recente. Peccato non sia arrivato nelle sale perché avrebbe meritato!

Voi ne avevate già sentito parlare?? Se il titolo vi è nuovo, spero di avervi incuriositi 😊

A presto
Federica 💋

Fallen

Buongiorno e buon Sabato 😊

Lo scorso weekend ho passato praticamente mezza giornata al cinema con mia cugina (siamo entrati alle 17.30 e ne siamo uscite poco dopo le 22!), facendo doppietta di film 😍 Era da un po’ che volevo fare una cosa simile e oggi vi racconto il primo dei due film visti: Fallen!

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TitoloFallen
Regia
: Scott Hicks

Anno: 2017
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Soggetto: Lauren Kate (romanzo)
Sceneggiatura: Nichole Millard, Kathryn Price, Michael Ross
TramaIn seguito a un passato misterioso e turbolento, Lucinda detta ‘Luce’ viene segregata a Sword and Cross, università e istituto correttivo insieme. Vincendo la diffidenza generale, Luce trova un’amica in Penn, ma ben presto attira le attenzioni di due ragazzi: il teddy boy maledetto Cam e il biondo Daniel, che sembra voler allontanare Luce pur essendone attratto. Ma a Sword and Cross nessuno è davvero ciò che sembra.

Film fantasy young adult che vede come protagonisti principali degli esseri soprannaturali. Non vampiri o licantropi questa volta, ma gli angeli caduti, coloro che, nella lotta tra Dio e Lucifero, non si sono schierati a favore di nessuno o, come il primo Caduto, che si sono schierati “A favore di un sentimento oggi chiamato Amore” (giusto per citare il soliloquio introduttivo).
Prima e unica premessa: non ho mai letto la saga di Lauren Kate, e di conseguenza il libro, da cui è tratto, perciò lo valuterò solo in base a come mi è sembrato (forse è un bene, visto che di solito sono impietosa con la trasposizione se conosco l’opera).
Essendo il primo film di una nuova serie e come capitolo di apertura e introduzione al millenario amore tra Lucinda e Daniel mi aspettavo qualcosa di meno affettato e più fluido nella narrazione. Guardandolo ho avuto più volte la sensazione che procedesse a scatti o per blocchi, tutti incastrati tra loro ma senza un vero e proprio raccordo e collegamento che rendesse tutto consequenziale e fluido nella successione.
A risentire del montaggio a scatti sono soprattutto i personaggi e lo sviluppo delle interazioni tra di loro. Queste ultime, in particolare, avanzano da zero a cento al primo cambio di inquadratura, cosa che per la protagonista è decisamente destabilizzante: si passa da una Lucinda ancora spaesata per il recente trasferimento alla Sword and Cross a una sua versione innamorata persa di un tizio che le avrà rivolto, sì e no, dieci parole in croce da quando ha fatto la sua apparizione; oppure l’incredibile velocità con cui attira l’attenzione del bad boy della scuola e si ritrova invitata a una delle feste più segrete e esclusive dell’istituto. Tutto questo mentre nella finzione scenica sono passati solo 7 giorni… Un po’ troppo veloce per essere credibile.
A mitigare questo fin troppo estremo “avanti veloce” del montaggio e della storia subentra un escamotage della trama, cioè il problema psichico di cui soffre proprio Lucinda: sin da bambina soffre di allucinazioni, nelle quali vede istanti di vite passate e cose che non esistono. Le Ombre, come le chiama lei, si intensificano quando arriva alla Sword and Cross, soprattutto dal momento in cui conosce Daniel (il tizio delle dieci parole in croce), raccontando a Lucida di due persone che si amavano e che erano identici a lei e Daniel. Questi nuovi ricordi che acquisisce aiutano a contestualizzare perché i rapporti cambino così in fretta, molto più di quanto accadrebbe in condizioni normali, ma non riescono a farlo in modo del tutto soddisfacente, soprattutto quando si inizia a capire che qualcuno sta cercando di ucciderla e di mettere fine alle sue reincarnazioni, tutto per convincere l’angelo caduto a rinunciare all’amore e schierarsi con Dio o con Lucifero (perché, anche se lasciata in ultimissimo piano rispetto a tutto il resto, la guerra tra i due è ancora in atto e aspetta da millenni la decisione dei Caduti per risolversi a favore di una delle due parti).
È sicuramente un film più per adolescenti, carino, ma nulla di speciale o di memorabile. L’ho trovato una via di mezzo tra Hush, Hush e Twilight, con una spruzzata di Romeo e Giulietta, in cui il tragico epilogo è destinato solo a lei.

Peccato, perché da come lo hanno impostato sembra anche difficile che decidano di proseguire con gli altri film (da quanto ho capito, Fallen libro e film hanno due finali diversi e sarebbe difficile collegare il seguito – Un altro flop cinematografico alla Shadowhunters, insomma)… Comunque è stato l’inizio di una doppietta di film che con il secondo si è decisamente rifatta in quanto a gradimento! Ma questo ve lo racconterò un’altra volta 😉

Voi Fallen lo avete visto? O avete in programma di vederlo nei prossimi giorni?
Fatemi sapere, mi raccomando, che sono curiosa di sentire le vostre impressioni! Buon weekend e a presto!

Federica 💋