Gold

Buongiorno 😊

Eccomi di ritorno (non mi sbilancio sull’esame di ieri, perché era scritto e per scaramanzia resto zitta e muta finché non usciranno i risultati) e questa volta per parlarvi di un film! È uscito un po’ di tempo fa, metà Aprile credo, però sono riuscita a scriverne una recensione solo ora… Lo so, tempi di elaborazione decisamente lunghi… Eh, diciamo che ho impiegato un po’ di tempo a decidere se mi sia piaciuto oppure no.

Titolo
Gold – La grande truffa
Titolo originale
Gold
Regia
Stephen Gaghan
Anno
2016
Genere
Avventura, drammatico, thriller
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Liberamente ispirato dalla vera storia dello scandalo minerario Bre-X del 1993.
Sceneggiatura
Patrick Massett, John Zinman
Cast
Matthew McConaughey, Édgar Ramírez, Bryce Dallas Howard, Corey Stoll, Toby Kebbell, Rachael Taylor, Bruce Greenwood, Joshua Harto, Timothy Simons, Michael Landes, Stacy Keach, Bill Camp, Macon Blair, Craig T. Nelson

Dopo The Wolf of Wall Street, torna una pellicola incentrata sul sistema americano degli investimenti e sulle truffe che ne sono insite, perché dove girano i soldi la tentazione di farne ancora di più è sempre altissima.
Questa volta al centro della speculazione c’è il settore minerario, uno dei pilastri del sistema economico e produttivo degli Stati Uniti (almeno finché non hanno esaurito il 90% dei loro giacimenti), e l’incredibile fortuna che la compagnia di Kenny Wells si ritrova tra le mani grazie alla sapiente intuizione del geologo Michael Acosta di scavare in mezzo alla sperduta giungla indonesiana.
Come rivela già il titolo di per sé, questa corsa all’oro che investe i mercati nasconde una seconda faccia. Peccato, perché per tutto il film quest’idea di “truffa” non esiste, ogni dettagli, scena e situazione è costruito in modo tale da non far sospettare di nulla, da far credere che quell’oro, e i soldi che promette di far guadagnare, esista davvero. Ma il titolo cala come una mannaia sul coinvolgimento dello spettatore, lo mette già in guardia sull’esito di tutta l’euforia generale e per questo il finale non sorprende come invece dovrebbe. Aspettandoci già che qualcosa non torni, quando effettivamente si scopre il segreto dietro a questa immensa fortuna se ne resta delusi, perché fondamentalmente lo si aspettava e non c’è più il gusto della sorpresa.
Tuttavia a essere grande, oltre alla truffa, lo è anche l’interpretazione di Edgar Ramirez (Michael Acosta) e di Matthew McConaughey (Kenny Wells), che ha rispettato il proprio obbligo contrattuale di apparire a torso nudo in ogni suo film anche con trenta chili di troppo e una pancia degna di Homer Simpson. Entrambi gli attori hanno l’aspetto e l’attitudine giusta ad incarnare l’ideale dei rispettivi personaggi, diventando il vero punto di forza della pellicola, insieme alla critica al sistema della borsa e ai suoi broker, gli sciamani moderni che mettono sul lastrico intere città.

Come film è nella media, bello ma senza grosse sorprese, forse proprio a causa di quel titolo con spoiler… Mi è piaciuto, alla fin fine, ma non mi ha entusiasmata ed è un peccato!
Voi lo avete visto? Impressioni?

Federica 💋

Crimson Peak [Il mio primo horror]

Ciao!

La recensione di oggi è un vero evento perché, come vedete dal titolo, vi parlo del mio primo film horror. L’ho guardato giusto di recente e anche se non credo che ripeterò l’esperienza tanto presto, con Crimson Peak sono rimasta folgorata!

Titolo
Crimson Peak
Regia
Guillermo del Toro
Anno
2015
Genere
Orrore, drammatico, fantastico
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Guillermo del Toro, Matthew Robbins

America, all’incirca verso la fine del 1800. Edith Cushing, una giovane scrittrice di storie sui fantasmi che vede le anime dei morti sin da molto piccola e che fatica a farsi pubblicare, si trova irrimediabilmente attratta da sir Thomas Sharpe, un baronetto inglese intelligente e pieno di idee ma spiantato, alla disperata ricerca dei finanziamenti necessari a realizzare il suo progetto di estrazione di un tipo di argilla molto particolare. Edith, a dispetto delle precauzioni, delle visioni del fantasma della defunta madre e del tentativo di suo padre di separarla da Thomas, dopo essere rimasta orfana anche del padre, riesce a coronare il proprio sogno d’amore e a partire per l’Inghilterra con Thomas e Lucille, sorella maggiore di quest’ultimo, allontanandosi da tutti gli affetti con cui è cresciuta e dall’inquietante avvertimento datole negli anni dal fantasma di sua madre. “Fa’ attenzione a Crimson Peak!” l’ha accompagnata per tutta una vita ma quello che Edith non sa è che i due fratelli Sharpe nascondono dei terribili segreti, che metteranno in pericolo la sua incolumità e la porteranno direttamente tra le braccia di Crimson Peak.
Come punto fisso nella scelta di cosa leggere/guardare evito tutto ciò che fa parte del genere horror perché mi impressiono davvero facilmente, del tipo che non chiudo occhio per tutta la notte, ma, prima di scoprire che questo film di Guillermo del Toro appartenesse a questa categoria, sono stata attirata dai nomi presenti all’interno del cast e mi sono ritrovata a guardarlo con un certo interesse. Ormai lo avevo iniziato, perciò potevo anche vederlo tutto!
Sono gli effetti speciali a (ri)portare in vita i fantasmi e il lato horror, quindi una volta accertatami che “fosse tutto finto”, Crimson Peak diventa più un film drammatico, un genere che metabolizzo meglio. Devo ammettere che mi è piaciuto molto e nonostante il lato macabro e da paura folle (almeno per me), le scene e i concetti sottintesi sono davvero profondi e poetici – raccapriccianti ma poetici –, un aspetto che rende la pellicola coinvolgente anche grazie alla presenza di un cast con i fiocchi.
Mia Wasikowska, Jessica Chastan, Tom Hiddleston e infine Charlie Hunnam sono i quattro interpreti che rendono vividi e reali i loro rispettivi personaggi: l’innocente e pura Edith, costretta a diventare forte per poter sopravvivere; Lucille Sharpe, misteriosa, distante e fredda, tanto da essere algida e pericolosa; Thomas, intelligente e consapevole delle proprie mancanze e delle proprie colpe, ma succube della sorella quasi fino all’estremo; e il dottor Alan McMichael, determinato e fedele, nonché così profondamente innamorato di Edith da sfidare ogni prova o dolore per lei.
È un film molto bello e quello che lo rende ancor più speciale è l’attenzione alla fotografia, ai campi lunghi nelle inquadrature e alle ambientazioni. Solo la scenografia e l’organizzazione dei diversi interni è stupefacente, il resto non fa che rendere Crimson Peak una vera e bella sorpresa.

Non credo, come vi dicevo, che mi avventurerò di nuovo in altri film (o libri) del genere perché già questo mi ha messo a dura prova!! Sono una fifona 😅 e voi? Siete anche voi facilmente impressionabili?

Vi auguro una buona giornata 💋

King Arthur – Il potere della spada

Buongiorno 😊

Lo scorso weekend sono riuscita ad andare al cinema e tra tutti i titoli del momento mi sono fiondata su un classico. Guy Ritchie e Re Artù hanno colpito nel segno 😅

Titolo
King Arthur – Il potere della spada
Titolo originale
King Arthur: Legend of the Sward
Regia
Guy Ritchie
Anno
2017
Genere
Azione, fantastico
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America, Regno Unito, Australia
Soggetto
David Dobkin, Joby Harold
Sceneggiatura
Joby Harold, Guy Ritchie, Lionel Wigram

Inghilterra, un medioevo lontanissimo e magico dove Uther Pendragon si trova ad affrontare la sete di potere e conquista di Mordred viene subito dopo sconvolto da un tradimento ben peggiore: quello da parte di Vortigen, fratello di Uther e invidioso del suo regno. Unico sopravvissuto della famiglia reale originaria è il giovane principe, che fugge da Camelot su una barca di fortuna.
Come se già Il Ciclo Arturiano non fosse stato sufficientemente stravolto, il film di Guy Ritchie si spinge ben oltre, trasformando il protettore dell’Inghilterra in un profeta profano dell’essenza inglese. Artù, trovato nella stessa barca da delle prostitute intente a lavare i propri vestiti lungo le sponde del Tamigi (ricorda nulla?! Ah, sì! Mosè), cresce in un bordello nei sobborghi di Londinium (che, si capisce chiaramente, è la Londra medievale) e dopo diverse vicissitudini, tanti soldi risparmiati e un addestramento completo come guerriero, riesce a costruirsi un proprio giro d’affari e soprattutto a farsi rispettare come capo di una sorta di gang del quartiere (il magnaccia, in sostanza). Il tutto mentre il nuovo re Vortigen costruisce il proprio regno di sottomissione e paura.
Un giorno, tuttavia, le acque che lambiscono Camelot si ritirano e dal fondo del mare emerge una roccia con una spada incastrata in essa. Excalibur, scomparsa il giorno della morte di Uther, è il segno che il legittimo re sta per tornare.
Perdonatemi, ma qui taglio un po’: per uno sfortunato caso, Artù si trova ad estrarre la misteriosa spada, a scampare a una decapitazione grazie a una Maga e al gruppo di ribelli gestito dagli ex cavalieri di Uther datisi alla macchia e da adesso in avanti a prendere coscienza della propria identità e del ruolo che è chiamato a rivestire, fino alla resa dei conti finale.
King Arthur – Il potere della spada è un melting pot di tradizione britannica, orgoglio nazionale, metafore sugli individui che dal nulla e cresciuti nel nulla conquistano il mondo, condito con un dose di testosterone così massiccia da essere quasi soffocante. Non c’è una figura femminile forte a parte quella della Maga che assiste Artù, una presenza più che altro marginale e che serve a mettere in luce ancora di più la figaggine dello stesso protagonista quando viene fatta prigioniera da Vortiger (il quale nemmeno sembra accorgersi di avere un potenziale nemesi sotto il proprio tetto) e deve aspettare di essere liberata come una tipica donzella indifesa. È un film per uomini duri e con uomini duri, implacabili e che di fronte alla minaccia verso le persone che amano sfoderano i muscoli e si riscoprono gli eroi della situazione, benché all’inizio non avessero nessuna intenzione di diventarlo. Non a caso, il cast annovera grandi attori maschili e solo quattro attrici (nemmeno troppo conosciute), in un tripudio di mascolinità che viene preso da tutte le produzioni fatte ultimamente per il piccolo e grande schermo e che soddisfa anche il gusto del pubblico femminile. A livello di trama è quel che è ma si apprezza lo spettacolo, per così dire…
E a poco vale il simbolismo decisamente esplicito di alcune scene chiave (come quella in stile “Mosè” che ho citato all’inizio), perché se da un lato spinge per dare profondità a un picchiaduro storico, dall’altro lo fa in tono talmente palese da far apparire scialba e poco credibile l’idea di Artù come profeta dell’animo inglese e dell’uomo che si è fatto da solo. È un bel concetto, soprattutto perché vede nel personaggio di Vortiger non il nemico da sconfiggere ma il motivo che ha dato luogo al cambiamento e alla crescita dell’eroe estremamente moderno e allo stesso tempo leggendario; Jude Law incarna la causa primigenia della grandezza di Artù e per questo la sua sconfitta è un atto di santificazione, il riconoscimento che la sua crudeltà un elemento positivo perché è servita a creare l’eroe. Interessante davvero, ma un po’ discordante con il concetto classico che è legato alla vita di Re Artù e che comunque poco va d’accordo con l’effetto in slow motion che Guy Ritchie mette in tutte le salse e in ogni suo film. Già in quelli su Sherlock Holmes le scene di lotta vengono mandate al rallentatore, così da poter cogliere ogni dettaglio, e qui non si fa eccezione, in un tentativo di mostrare quale sia il vero potere di Excalibur e come questo sia legato ad Artù. È un bell’effetto, ma non aggiunge nulla di nuovo, esattamente come la tendenza ai toni del grigio delle immagini, un altro marchio di fabbrica delle ultime pellicole di Ritchie.
Detto questo, King Arthur è un blockbuster divertente nelle battute e ricco di azione, in cui le musiche ultra moderne rendono il materiale classico più movimentato e lo liberano della sua aura aulica. Non sarà il film del secolo, ma dà esattamente ciò che ci si aspetta da lui: due ore di svago non troppo impegnative.

A quanto pare il film si è rivelato un vero flop al botteghino… Personalmente propendo per il “Mi è piaciuto”, ma capisco anche le ragioni per una sua bocciatura. Voi lo avete visto? O lo andrete a vedere? Raccontate(vi)!

Federica 💋

La Bella e la Bestia (2017)

Ciao a tutti!

Siete pronti a tornare bambini?? Spero di sì perché oggi vi porto a scoprire l’ultimo film Disney su La Bella e la Bestia!

Titolo
La Bella e la Bestia
Titolo originale
Beaty and the Beast
Regia
Bill Condon
Anno
2017
Genere
Drammatico, fantastico, musicale, sentimentale
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
La bella e la bestia scritto da Linda Woolverton & La bella e la bestia di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont
Sceneggiatura
Evan Spiliotopoulos, Stephen Chbosky
Cast

Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevin Kline, Josh Gad, Ewan McGregor, Stanley Tucci, Ian McKellen ed Emma Thompson

Sulla scia di rispolverare i vecchi classici Disney e dare loro un messaggio che si adatti ai nostri giorni, il cartone sempre attuale de La Bella e la Bestia non poteva scampare a questa operazione di marketing. Lo hanno rifatto e, alla fine, ne è anche venuto un bel film.
Sud della Francia, all’incirca a metà del ‘700, in un tranquillo paesino dove il massimo del divertimento è ritrovarsi al lavatoio e dove il tasso di alfabetizzazione femminile è pari allo 0,0001% si ritrova incastrata la giovane Belle, figlia di un artista/orologiaio e additata da tutti come strana per la sua passione per i libri. La vita di Belle prosegue identica ogni giorno e la sola distrazione arriva in occasione della fiera annuale cui partecipa il padre Maurice, quando chiede che le venga regalata una rosa come ricordo di quella giornata.
Questa volta, però, Maurice si ritrova inseguito da branco di lupi lungo la via per la fiera, agguato che lo costringe a rifugiarsi in un grande quanto oscuro castello, dove tutto sembra essere stato appena preparato per lui ma senza che vi sia qualcuno ad accoglierlo. Spinto da questa misteriosa ospitalità a cenare nel castello, l’incontro con una piccola tazzina da tè parlante lo farà fuggire a gambe levate, salvo arrestarsi nell’immenso giardino di fronte a un bellissimo roseto. Pur di mantenere la promessa fatta a Belle, Maurice si accinge a cogliere una rosa tra le tante, finendo con lo scatenare l’ira del tremendo padrone del castello.
Da qui in avanti, e perdonate se mi sono dilungata ma mi sembrava necessario, la storia segue le vicende classiche del cartone nei suoi punti focali (Belle si offre prigioniera al posto del padre, viene rinchiusa nel castello ma i servitori trasformati in arredamento cercano di rendere il suo soggiorno più piacevole, ecc. ecc.), con qualche cambiamento e aggiunta che serve a contestualizzare nel mondo reale la storia fantastica di un principe vanesio trasformato in una bestia nella speranza che impari a guardare oltre le apparenze.
Così, diversamente dal cartone animato, ci viene detto che Belle è orfana di madre a causa di un evento doloroso e all’inizio non ben chiarito, mentre il principe, rimasto da sempre avvolto nella nebbia del “Basta che alla fine si trasformi, per il resto può anche non aver mai avuto una vita”, scopre il proprio passato e la sua infanzia, un modo nuovo per portare gli spettatori a capire come e perché abbia sviluppato una personalità edonista, votata alla bellezza in ogni sua forma, e l’atteggiamento di disprezzo verso ciò che non rientra nei suoi canoni. Insomma, viene spiegato perché si è meritato la maledizione che gli ha fatto spuntare due corna da satiro e una quantità incredibile di peluria.
Il mondo di entrambi io personaggi si amplia e diventa più complesso, ma questo non è un punto a sfavore, anzi non fa che renderli più interessanti perché acquistano spessore. Belle è sempre la stessa ragazza dolce e coraggiosa, pronta a tutto pur di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, iniziando dagli abitanti del villaggio, per poi passare a Gaston e finendo con la Bestia; è pronta a sfidare chiunque, persino le convinzioni sociali più radicate, pur di far valere le proprie idee, sicura che esse siano il giusto modo di comportarsi, e l’interpretazione di Emma Watson rende solo più speciale un personaggio che è già forte di per sé, unita alle nuove aggiunte nella trama che aiutano a renderla più vera e reale. Ma tra i due ad ottenere i maggiori benefici da questa novità è la Bestia, perché finalmente non è solo grosso e sempre irascibile, ma anche colto, ironico, romantico e altruista in modo sorprendente. Da mostro in 2D diventa un tuttotondo con un passato importante, un carattere certo difficile ma pronto ad aprirsi e dimostrare le proprie debolezze come se non fossero un limite ma un punto da cui partire per costruire qualcosa di nuovo.
Questo aspetto è quello che differenzia il film dal cartone del 1991, perché aggiunge una nuova visione dell’animo umano e un nuovo tipo di messaggio: non basta guardare oltre le apparenze per vedere la vera bellezza; bisogna anche essere capaci di accettare ciò che si è, con tutti i nostri punti di forza e le nostre debolezze. Su questo secondo messaggio si articola la scena che ho amato di più: dopo aver parlato della rispettiva estraneità nei confronti delle persone che li circondano, la Bestia propone a Belle di fuggire da quel luogo, usando una mappa magica lasciatagli dalla maga che lo ha trasformato, e andare ovunque lei voglia, così da poter ricominciare da capo.
Come musical si rivolge ovviamente ai più piccoli, ma ci sono tanti indizi e riferimenti, o anche atteggiamenti, che si possono capire meglio se si ha qualche annetto in più, come la smania del politically correct verso certi soggetti “sensibili” (vedi il bibliotecario o la signora armadio di colore o la presenza di gay e transgender) che forse stona un po’ per la presenza poi non così necessaria…
A parte questo, è un film godibile, divertente e coinvolgente, che reinterpreta ma non tradisce l’essenza della storia dei suoi personaggi. E poi lo ammetto: ho cantato le canzoni (come le ricordavo dal cartone) e per due ore sono ritornata bambina come non mi succedeva da tempo!

Spero di essere riuscita a trasportarvi di nuovo nella magia dell’infanzia, ma con una strizzatina d’occhio al lato adulto, perché questo film parla davvero a entrambi!

Lo avete visto?? Vi prego, ditemi che avete canticchiato anche voi 😆

A presto
Federica 💋

Beautiful Creatures – La sedicesima luna

Buongiorno 😊

Questo primo Lunedì di Aprile parte con la recensione di un film che ho trovato davvero carino, nonostante sia sempre critica nei confronti delle pellicole tratte da dei romanzi!

Una giovane maga in un piccolo paese conservatore e bigotto d’America, crea scompiglio, morale e meteorologico, nella comunità. E nel cuore di un ragazzo che è disposto a tutto per lei. Lei vive con lo zio e la nonna, lui ha subito un lutto che lo porta a isolarsi nella lettura. E saranno proprio i libri, di ogni genere, a unirli e, forse, dividerli. Il loro sentimento passerà per prove durissime, provocate dalla natura di lei ma anche dall’incantesimo che lui, umano, le ha fatto: l’amore.
Con: Alden Ehrenreich, Alice Englert, Viola Davis, Emmy Rossum, Emma Thompson, Jeremy Irons

Dopo aver letto il libro non potevo che rivedere (esatto, rivedere, perché ho scoperto la saga letteraria dopo essere incappata per caso nella sua trasposizione) il film per decidere effettivamente se fosse bello quanto ricordavo e, soprattutto se fosse fedele all’opera originale.
Devo dire che la memoria non ha fatto brutti scherzi e che, in fin dei conti, è una delle trasposizioni che più mi sono piaciute. Ci sono, come logico che sia per non sforare il muro dei 120 minuti, dei cambiamenti e dei tagli rispetto alla trama del libro e si è puntato qui (tecnica tipica per attrarre il pubblico) sul lato romantico/tragico della storia tra Ethan e Lena, piuttosto che su quello “teorico” più legato alla magia e alla maledizione che incombe su Lena per giustificare la conclusione comune a entrambi.
Purtroppo nell’operazione di snellimento (ed è la sola grande pecca di cui vi parlo) per adattare il libro al grande schermo, Marian, la bibliotecaria sempre pronta a sfoderare citazioni e consigli, si è ritrovata accorpata ad Amma, la veggente esperta di vudù, come unico personaggio, senza che il risultato mantenesse un po’ della sagacia che la caratterizza. Peccato, perché avrebbe reso questa nuova Amma memorabile.
Comunque, a dispetto delle differenze il film non è un obbrobrio come di solito accade in casi simili, ma si lascia guardare con piacere perché alla fine accoglie e rispetta la natura della storia e dei personaggi, mantiene molto la caratteristica dei tipi umani che è uno degli elementi centrali nel libro, oltre all’accanimento contro Lena a causa di idee bigotte e retrograde. È solo un po’ più romantico e devo dire che non mi è dispiaciuto (sapete meglio di me quanti adori le storie smielate 😄).
Vero punto di forza del film, al di là dell’accuratezza nella resa dei momenti e dei luoghi che nel libro sono fondamentali per la storia, è il cast che lo compone e prende parte alla realizzazione di un buon prodotto, perché bastano già i nomi di Jeremy Irons, Viola Davis ed Emma Thompson a segnare un alto livello di interpretazione e recitazione. Loro tre, nei ruoli di Macon Ravenwood, Amma e della signora Lincoln, rendono il film davvero spettacolare, anche nelle scene che non hanno nulla a che con la trama originaria e che potrebbero far storcere il naso per la troppa licenza poetica.
Però, ed è quello che più mi ha fatto apprezzare il film, sono stati i due attori protagonisti a colpirmi, sia per l’affiatamento tra loro nell’interpretare i loro personaggi, sia per l’empatia che ho sviluppato io nei loro confronti di fronte alla loro versione di Ethan e Lena. Alice Englert e Alden Ehrenreich non hanno tradito le aspettative che il libro mi ha dato verso la caratterizzazione di Lena e Ethan, con lei così cupa e desiderosa di rimandare una giornata che sa essere inevitabile e che la porta a vedere la visione peggiore del mondo e della situazione, mentre lui è il ragazzo privo di capacità soprannaturali che sembra il primo a dover rinunciare perché estraneo a tutto il mondo di Lena ma che si dimostra il più combattivo proprio perché agli umani non è concessa nessuna scappatoia magica, ma solo quella di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà. Inutile dirvi che è il mio personaggio preferito di tutto il film, nonché l’attore che più ho trovato adatto al ruolo.

Ovviamente sono tutta orecchie per sapere se avete mai visto questo film o le impressioni che vi ha suscitato se fa parte delle vostre conoscenze 😊 Tutti i vostri commenti sono sempre benaccetti e sono anche il miglior modo per iniziare una nuova settimana!

A presto
Federica 💋