Professor Marston and the Wonder Women

Buongiorno!

Il  film di oggi è stata una scoperta inaspettata, ma incredibilmente gradita! Non avrei mai pensato che Wander Woman fosse nata così 😊

Titolo
Professor Marston and the Wonder Women
Regia
Angela Robinson
Anno
2017
Genere
Drammatico, biografico
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Angela Robinson
Cast
Luke Evans, Rebecca Hall, Bella Heathcote, Connie Britton, JJ Feild, Oliver Platt

William Marston e sua moglie Elizabeth lavorano nella prestigiosa università di Harvard come insegnante e assistente di psicologia, un lavoro che permette loro di analizzare e studiare la mente umana, nonché produrre invenzioni utili e strepitose come la macchina della verità. Hanno un rapporto molto aperto e quando al loro corso si iscrive la giovane studentessa Olive Byrne, qualcosa cambia nella vita di questa coppia. Marston, indubbiamente attratto dalla giovane, riesci ad ottenere che faccia da seconda assistente per lui e la moglie, iniziando a stabilire un rapporto personale, un legame che si approfondisce sempre di più man mano che il lavoro li avvicina e mette a confronto le loro menti.
Tre spiriti che si ritrovano affini l’uno all’altro, diversi dai loro contemporanei e capaci di una connessione profonda, tanto che i confini tra professori e studentessa, tra moglie, marito e amica si fanno sempre più in consistenti, scatenando il loro sentimenti non previsti e non comprensibili per la maggior parte delle persone. William, Lizzie e Olive, tuttavia, sono affascinati dai meccanismi della mente umana e quando questi vanno in cortocircuito per l’amore che li lega, loro sono i primi a voler approfondire questi inspiegabili sentimenti, anche se dopo un inizio burrascoso.
Professor Marston and the Wonder Women racconta gli antefatti e i dietro le quinte che hanno portato alla nascita di una delle supereroine più conosciute e famose del nostro tempo: Wonder Woman. L’aspetto più sorprendente di questo film è che non è la banale storia di come sia nato un personaggio iper conosciuto, ma diventa il racconto delle vite che si nascondono dietro alla protagonista di un fumetto, delle gioie, dei dolori e delle passioni che questa incarna e dalle quali prende forma. Wonder Woman è l’elogio massimo di un uomo innamorato, che sa riconoscere il valore di coloro che ha accanto e che rappresentano tutto il suo mondo. Il tema principale è quello di rapporti poliamorosi, cioè quelle relazioni in cui non ci si ama solo in due, ma in tre (o più) contemporaneamente e insieme si vivono tutti gli aspetti della vita quotidiana e dell’intimità, trasportando in un contesto sociale davvero ostile (l’America tra le due guerre e dopo la Seconda Guerra Mondiale) dei concetti e delle idee sempre attuali e moderne.
Il film è anche un inno al coraggio e al rispetto della privacy (dell’intimità) altrui, due concetti ostici in ambito americano, dove tutti appaiono sempre pronti a farti le pulci e a criticarti per i tuoi comportamenti, anche quando non dovrebbero. Scene iconiche pentano così quella in cui la vicina entra in casa loro senza essere stata minimamente invitata e quella in cui William si arrabbia perché ci si permette di giudicare ciò che non si conosce. A rendere, però, Professor Marston and the Wonder Women memorabile è il trio Luke Evans, Rebecca Hall e Bella Heathcote (William, Elizabeth e Olive), che regalano momenti emozionanti e intensi, oltre a rendere memorabile questa storia e le persone che l’hanno vissuta, più che enfatizzare il suo simbolo, quell’eroina capace di dare loro ciò che il mondo non riusciva a fare.

Il tema, quello dei rapporti poliamorosi, l’ho già trovato anche in una serie tv targata Netflix: You, Me, Her! È particolare e molto carina, e magari tra un po’ potrei fare una recensione anche di quella 😉 Ma ditemi, avete visto questo film? O conoscevate già la storia di Marston?

A presto
Federica 💋

Joker

Buongiorno 😊

Oggi giornata super, perché vi parlo di un film strepitoso!

Titolo
Joker
Regia
Todd Phillips
Anno
2019
Genere
Drammatico, poliziesco, thriller
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
Bob Kane, Bill Finger, Jerry Robinson (personaggio)
Sceneggiatura
Todd Phillips, Scott Silver
Cast
Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Glenn Fleshler, Bill Camp, Shea Whigham, Marc Maron, Douglas Hodge, Leigh Gill, Josh Pais, Brian Tyree Henry, Dante Pereira-Olson

Arthur Fleck vive a Gotham City, lavora come clown pubblicitario (cioè fa pubblicità fuori dei negozi) e benché sul suo volto si è sempre dipinta un’espressione sorridente, la sua vita è tutt’altro che felice e ricca di momenti per cui sorridere davvero. Arthur, infatti, è affetto da depressione e da un disturbo che lo costringe a ridere nei momenti meno opportuni, è insoddisfatto della propria vita e subisce regolarmente le vessazioni da parte di colleghi e di completi estrani in una città che, giunta ormai al proprio limite, rischia di collassare sotto il peso di una meschinità e di crimini sempre più efferati.
Anche se a rendere la sua vita un po’ meno oscura ci pensano sua madre, gravemente malata e della quale deve prendersi necessariamente cura, lo show di Murray Franklin, al quale Arthur si spira nella sua speranza di diventare un giorno un cabarettista conosciuto, e la sua vicina Sophie, a Gotham City non è così facile realizzare le proprie speranze. Questa città, infatti, vive in un clima di terrore e criminalità crescente, il quale pesa su Arthur poiché lui è uno tra gli ultimi e più deboli dei suoi abitanti, arrivando fino all’estremo quando, per difendersi dall’ennesima aggressione, uccide tre uomini appartenenti alla Gotham bene. Sarà questo evento a far scattare in Arthur e nell’intera città la miccia di una follia incontrollabile.
Joker, ennesima pellicola in cui compare il clown super cattivo di Batman, è qualcosa di completamente diverso dai personaggi che già si sono visti con questo nome. Il regista Todd Phillips prende infatti il villain più conosciuto della DC Comics, lo spoglia di tutte le caratteristiche fantasiose da fumetto e lo immerge in una realtà tanto immaginaria quanto terrificante, che nulla esclude possa essere reale. Arthur, in questa nuova versione, non è più vittima di un incidente che lo rende pazzo, ma deriva la propria insanità mentale da un disturbo tutto interiore, generato come conseguenza del vivere in un contesto sociale crudele e che rappresenta la totale negazione della tristezza. A circondare quest’uomo costantemente afflitto da pensieri negativi, il cui volto però è sempre costretto a sorridere a causa del trucco, non è altro che un mondo in cui ogni sentimento di bontà e altruismo ha ceduto il posto a un egoismo devastante, a un odio indiscriminato verso chi appare diverso, solo o più debole del gruppo.
Joaquin Phoenix, irriconoscibile nell’aspetto da tanto è magro, fa un’interpretazione di Joker che, secondo me, è iconica. Di attori ce ne sono stati tanti a interpretare questo ruolo, dall’inguardabile Jared Leto di Suicide Squad al meraviglioso Heath Ledger de Il cavaliere oscuro, ma questa interpretazione le batte tutte, fondamentalmente perché non rappresenta il personaggio dei fumetti; Joaquin Phoenix è Arthur Fleck, l’uomo che ha problemi, che subisce le cattiverie del mondo e che, per quanto ci provi, non riesce a realizzarsi, né a sfuggire alla spirale di crudeltà e devastazione in cui si trova coinvolto e della quale è una vittima. È il capro espiatorio e l’incarnazione del male, della cattiveria insensata e incontrollata che si spregio dell’altro, dimenticando l’importanza delle conseguenze che ogni gesto ha, grande o piccolo che sia.
Joker non è un film fantastico, ne ci parla del super villain psicopatico di Batman; è la cronaca di come un uomo comune, identico a tanti altri, finisca per essere schiacciato dal peso dell’insensibilità. È un film drammatico e crudelmente reale, nel quale si può riconoscere, oggi quanto ieri, il mondo nel quale viviamo, troppo incentrato sull’odio per ciò che non tolleriamo, o che ci appare diverso, per accorgersi della deriva pericolosa che sta prendendo, quando basterebbe dimostrare un po’ di gentilezza e comprensione per salvarlo e per aiutare chi ci vive.

È scontato aggiungere che ve lo super consiglio?! Spero riusciate a trovarlo ancora in qualche cinema, perché merita di essere visto! In caso lo abbiate già fatto, sono curiosa di sentire le vostre impressioni 😊 Vi è piaciuto? O no?

Federica 💋

Edison – L’uomo che illuminò il mondo

Buongiorno e buon Mercoledì!

Siamo ormai giunti a metà della settimana e anche Novembre è ben avviato! Il tempo vola, ma per oggi voglio portarvi indietro al 1800, quando ha avuto inizio la scoperta moderna che oggi diamo tanto per scontata: la luce elettrica!

Titolo
Edison – L’uomo che illuminò il mondo
Titolo originale
The Current War
Regia
Alfonso Gomez-Rejon
Anno
2017
Genere
Biografico, storico, drammatico
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Michael Mitnick
Cast
Benedict Cumberbatch, Michael Shannon, Nicholas Hoult, Katherine Waterston, Tom Holland, Simon Manyonda, Tuppence Middleton, Matthew Macfadyen, Conor MacNeill, Damien Molony, John Schwab

Menlo Park, New Jersey. Thomas Alva Edison, inventore della celebre lampadina con il filamento, capace di restare accesa per tredici ore consecutive, accoglie dei possibili investitori per vendere la propria, innovativa idea: illuminare le grandi città americane con la propria invenzione e la corrente continua. Dal canto suo, l’inventore George Westinghouse, già noto per le sue efficienti locomotive, acquista i diritti della corrente alternata, mettendo a punto un altro sistema di illuminazione. È quindi verso la fine del secolo che più ha rivoluzionato la vita umana che Thomas Edison e George Westinghouse, insieme a Nikola Tesla, inaugurano la guerra delle correnti (come da titolo originale in inglese, The Current War).
Ed è sulle esistenze umane e professionali dei tre inventori che si concentra questo film, il cui titolo italiano concentra tutta l’attenzione sulla persona di Edison ma finisce per sminuire l’importanza, il ruolo e soprattutto il lato umano di due figure altrettanto centrali: George Westinghouse e Nikola Tesla.
A partire dai primi approcci per una possibile collaborazione nel campo dell’illuminazione, passando per anni di ripicche e attacchi sempre più senza scrupoli, fino all’inevitabile resa di conti, le società di Westinghouse ed Edison mostrano la nascita e l’evoluzione storica di una cosa per noi scontata: la luce elettrica ovunque. Tuttavia, lo fanno mostrando un aspetto non così immediatamente percepibile della diatriba che ha contrapposto le due tipologie di corrente e i suoi fautori: il lato umano.
In The Current War parteggiare per uno o per l’altro tipo di corrente, o semplicemente riconoscere a uno di essi un pregio maggiore rispetto all’altro, significa accettare l’idea promossa da uno o dall’altro inventore. O almeno in apparenza. Perché ciò che di grande ha questo film, grazie anche al livello altissimo del cast che vi recita, è la centralità della persona nell’avvento di una rivoluzione storica come lo è stata l’illuminazione pubblica tramite la corrente. Grazie a uno strepitoso Benedict Cumberbatch si adora e detesta Thomas Edison; con Michael Shannon prende vita un signor Westinghouse che non si lascia affondare dalle stoccate infide del rivale; con Nicholas Hoult è Nikola Tesla (che personalmente ho sempre preferito a Edison) a dare il meglio di sé e a mostrare tutte le piccole (e grandi) manie dell’uomo che “vedeva la corrente”. Una piccola citazione, infine, va a Tom Holland, che con Samuel Insull dà lustro al secondario ruolo dell’assistente di Edison, un uomo all’ombra del grande inventore ma necessario per la sua riuscita.
È decisamente un bel film, quasi due ore in cui la storia ci mostra dove ha avuto origine la modernità e che prezzo sono stati disposti a pagare i suoi creatori, quei padri senza i quali forse non avremmo tutto ciò che adesso è per noi ben più che scontato.

Un film davvero eccezionale, che spero recupererete se ancora non lo avete visto! Merita, anche solo per il cast che vi prende parte!

Grazie per essere passati e passate buona giornata!

Alla prossima
Federica 💋

IT – Capitolo uno & Capitolo due

Buongiorno!

E buon Hallowe’en 🎃 Per celebrare questa spaventosa giornata, ho pensato di parlarvi di nuovo Pennywise! So di aver già recensito il primo, però mi è sembrato giusto parlarvene ancora insieme al secondo, perché per me sono una cosa unica.
Adesso ditemi: lo volete un palloncino?

Titolo
It – Capitolo uno It – Capitolo due
Titolo originale
It: Chapter One 
& It: Chapter Two

Regia
Andrés Muschietti
Anno
2017 & 2019
Genere
Orrore, drammatico, fantastico, thriller
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
It di Stephen King (romanzo)
Sceneggiatura
Chase Palmer, Cary Fukunaga, Gary Dauberman & Gary Dauberman
Cast
Bill Skarsgård, Jaeden Martell, Sophia Lillis, Jeremy Ray Taylor, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer, Wyatt Oleff, Chosen Jacobs, Jackson Robert Scott, Nicholas Hamilton, Owen Teague, Logan Thompson, James McAvoy, Jessica Chastain, Jay Ryan, Bill Hader, Isaiah Mustafa, James Ransone, Andy Bean, Jake Sim, Javier Botet, Tatum Lee, Steven Williams, Stuart Hughes, Megan Charpentier, Stephen Bogaert, Joe Bostick, Joan Gregson, Javier Botet, Teach Grant, Jess Weixler, Will Beinbrink, Xavier Dolan, Taylor Frey, Jake Weary, Stephen Bogaert, Molly Atkinson, Ryan Kiera Armstrong, Luke Roessler, Joe Bostick, Juno Rinaldi, Stephen King

Derry, metà anni ‘80 e 2018, il gruppo di sfigati composto da Bill, Richie, Stan, Eddie, Ben, Mike e Beverly si trovano a dover affrontare in due occasioni la paura in carne e ossa. O meglio, sotto cerone, naso rosso e sorriso dipinto che è quel clown chiamato Pennywise, il male assoluto che infesta la cittadina americana e i suoi abitanti.
Nel Capitolo uno l’avventura viene vissuta attraverso gli occhi di un gruppo di bambini, non ancora adolescenti, che si ritrovano in un mondo ostile solo perché la cittadina di provincia in cui abitano non è altro che il ricettacolo dell’ignoranza e della cattiveria più bassa e gratuita. A segnare il primo film, oltre a una sostanziale differenza con il romanzo, è la prevedibilità: non c’è sorpresa o shock nella comparsa di It, perché questa viene costantemente anticipata dagli effetti sonori. L’ansia dell’arrivo a sorpresa del mostro viene esorcizzata prima che il clown appaia per davvero, negando tutta la carica emotiva legata alle sue apparizioni.
Altro elemento, di cui vi dicevo, sono le differenze con il romanzo. Queste, ovviamente inevitabili vista la sua complessità, non solo stravolgono la struttura di alcuni eventi chiave, ma eliminano diversi aspetti e tappe fondamentali nella prima vittoria dei ragazzi su Pennywise. Di per sé, queste mancanze non sarebbero poi gravi – sono, infatti, una scelta narrativa diversa e apprezzabile, se si vuole puntare al grande pubblico e non al rispetto integrale del romanzo – ma diventano problematiche alla luce della seconda parte.
Nel Capitolo due, infatti, insieme alla versione adulta del gruppo di sfigati, riappaiono anche tutti gli elementi mistici e simbolici centrali nel libro ma tagliati nel film precedente. Queste aggiunte vengono giustificate come “vuoti di memoria” degli adulti su ciò che è accaduto nel passato. È una strategia passabile, ma non del tutto credibile rispetto alla versione della storia presentata nella prima parte; quello che si cerca di dire è che il Capitolo primo visto due anni prima è già la versione edulcorata rimasta nei ricordi degli adulti, i quali nel Capitolo secondo vanno a riempire i vuoti. E avrebbe anche potuto funzionare, se solo non si specificasse che, tra tutti e sette, l’unico a ricordare qualcosa degli eventi passati è Mike, rimasto a Derry per tutti quegli anni. Insomma, come possono raccontare quella versione se nemmeno la ricordano? Fortunatamente, ed è l’aspetto che salva il tutto, migliorano gli effetti sorpresa e la suspence nelle apparizioni di It, riportando in primo piano la paura e il lato horror del mostro nascosto nelle fogne.
Tra i due capitoli, quindi, mancano dei nessi logici, come se si fosse cercato di riempire i buchi narrativi lasciati nella prima parte per ragioni di tempo e di economia della visione, cioè il mitigare l’impegno mentale richiesto allo spettatore per capire tutti gli aspetti della trama. Ne risulta uno spiazzante shock quando ci si ritrova, nel secondo capitolo, a parlare di rituali, viaggi mistici e esperienze magiche, finendo per estraniare chi guarda dalla storia.
A livello di trame, in conclusione, i due film non mi hanno convinta moltissimo. Per fortuna ci pensa il cast! E la lista è immensa: Bill Skarsgård, Jaeden Martell, Sophia Lillis, Jeremy Ray Taylor, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer, Wyatt Oleff, Chosen Jacobs, Jackson Robert Scott, Nicholas Hamilton, Owen Teague, Logan Thompson, James McAvoy, Jessica Chastain, Jay Ryan, Bill Hader, Isaiah Mustafa, James Ransone e Andy Bean. Per citare solo i pricipali!
Tutti loro, compreso il cameo di Stephen King (geniale, per me), risollevano entrambi i film, soprattutto il secondo, regalando tante scene incredibili e profonde, mettendo su un piano prettamente reale, umano, l’intera idea del male, della paura e della cattiveria, incarnata nel personaggio di Pennywise ma che di fantastico (cioè non reale) hanno ben poco.

Personalmente mi ha terrorizzata di più il libro, però la seconda parte non è male in quanto a spavento!

Voi come passerete questa giornata? Lo festeggiate Hallowe’en o siete di quelli che non lo sopportano?
Io sto nel mezzo tra i due estremi e stasera, per mettermi comunque nel mood, guarderò il meraviglioso Intervista col vampiro 😍

Alla prossima
Federica 🎈

See You Yesterday

Buongiorno 😊 e buon pranzo, vista l’ora!

Oggi riesco finalmente a pubblicare qualcosa!!
La recensione di quest’oggi riguarda un film che ho visto diverso tempo fa ma del quale non mi decidevo ancora a parlarvi. Ho dovuto aspettare un po’ di tempo per capire se mi fosse piaciuto oppure no e adesso vi spiego perché.

Titolo
See You Yesterday
Regia
Stefon Bristol
Anno
2019
Genere
Drammatico, fantascienza, thriller
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Fredrica Bailey, Stefon Bristol
Cast
Eden Duncan-Smith, Danté Crichlow, Brian “Stro” Bradley, Marsha Stephanie Blake, Johnathan Nieves, Michael J. Fox, Myra Lucretia Taylor, Wavyy Jonez, Rayshawn Richardson

CJ e Sebastian, amici da una vita, sono due adolescenti un po’ nerd e super patiti di scienza che cercano di creare uno zainetto per viaggiare nel tempo, giusto per dare uno stacco alla noia durante le vacanze estive, tra un laptop da riparare e nuove tesi scientifiche da dimostrare.
L’estate, con loro stupore, parte persino con il piede giusto, perché i loro zaini-macchine del tempo funzionano davvero! Ma se da un lato questa scoperta ha dell’incredibile, dall’altro portano CJ ad avere uno scontro con il proprio ex ragazzo, un evento dal quale si scatenano conseguenze impossibili da prevedere e con esiti terrificanti, che porteranno Calvin, il fratello maggiore di CJ, a perdere la vita a causa di uno scambio di persona. E da qui, CJ e Sebastian mettono in atto una serie di tentativi sempre più ingarbugliati di impedire che la tragica morte di Calvin avvenga. Per quante volte ripetano il viaggio, però, l’esito non sembra cambiare, almeno finché non è Sebastian a finire nei guai nel passato, alterando sempre di più la linea temporale.
Senza svelarvi altro della trama, See You Yesterday si costruisce come una specie di Back To The Future moderno, strizzando l’occhio al film con il cameo di Michael J. Fox e la battuta “Grande Giove”, ma attorno a questo articola diverse tematiche sociali interessanti e non scontate, tra le quali i pregiudizi dei bianchi nei confronti della comunità afroamericana, causa della morte ingiusta di Calvin. Non sorprende, se si nota che tra i produttori esecutivi del film figura Spike Lee (di suo ho recensito anche BlacKkKlansman) e che lui è da sempre attento (e critico) sul tema dell’esclusione razziale negli Stati Uniti d’America. Vi è poi la bulimica ripetizione dei tentativi di CJ di cambiare il passato, simbolica rappresentazione del continuo rivivere dell’evento tragico da parte di chi è sopravvissuto, senza mai poterne cambiare gli esiti. Il viaggio nel tempo diventa così la metafora della memoria, del suo riproporre ancora e ancora ciò che non possiamo né dimenticare né cambiare.
Interessanti e ben riuscite le tensioni emotive che muovono CJ e Sebastian, benché si accrescano in direzioni diverse, ma ad avermi colpita di più è la parte marginale di Calvin, che si vede poco e tuttavia è il perno del film, del suo scorrere e della sua intera identità. Nel suo essere “assente”, il fratello di CJ muove le azioni e le reazioni di tutti gli altri personaggi, arrivando anche a scegliere di farsi fantasma pur di aiutare la sorellina a capire chi deve davvero aiutare da quel momento in avanti.
Insomma, See You Yesterday gioca con la fantascienza per raccontare l’esperienza del dolore, dei soprusi e di come convivere (o non convivere) con le conseguenze negative di ciò che accade, sancendo come tutto sia in realtà un’esperienza solitaria, condivisibile con gli altri solo fino a un certo punto ma mai completamente. Unica pecca è, forse, il finale, ma non più di tanto. Per i miei gusti, avrei preferito qualcosa di più definito, di meno aperto, che desse una conclusione alla ripetizione. Però nulla può porre fine un dolore e un processo come quello affrontato da CJ, quindi nemmeno il film si può chiudere in maniera definitiva, assimilando così il mezzo cinematografico a supporto della memoria umana, un’idea davvero ben studiata e riuscita.

All’inizio non ero molto soddisfatta del finale, ma poi ho meditato un po’ e credo che sia adatto, forse non perfetto, ma giusto per il film!

Voi lo avete visto?

Alla prossima (spero presto)
Federica 💋