Venom

Giovedì! Buongiorno a tutti!

Questo giovedì vi parlo di un film che è uscito qualche settimana fa, uno degli ultimi tratti dai fumetti Marvel (anche se non legato al MCU)!

Titolo
Venom
Regia
Ruben Fleischer
Anno
2018
Genere
Azione, supereroi
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Soggetto
David Michelinie e Todd McFarlane (fumetto)
Sceneggiatura
Jeff Pinkner, Scott Rosenberg, Kelly Marcel, Will Beall
Cast
Tom Hardy, Michelle Williams, Riz Ahmed, Scott Haze, Reid Scott, Jenny Slate, Melora Walters

Svincolato da rivale di Peter Parker a New York, Eddie Brock si rifà una vita a San Francisco come giornalista investigativo. Gli riesce anche davvero bene finché, troppo preso dalla brama di scovare il marcio negli altri, non perde il controllo e abusa delle informazioni che la sua ragazza, legale del magnate su cui lui sta indagando, riceve dallo studio. Scoperto, Eddie perde il lavoro e l’amore, diventando un vero e proprio derelitto umano. Un depresso cosmico, al verde, ma comunque pronto a riprendere in mano la sua vita quando si ripresenta l’occasione di smascherare i retroscena macabri della ricerca scientifica di Carlton Drake. Questi, finanziatore di un viaggio per cercare vita nello spazio, sta infatti progettando di far innescare uno sterminio di massa pur di liberare la Terra dal surplus di popolazione grazie a degli organismi alieni: i simbionti.
Ed è con uno di questi, chiamato Venom, che Eddie entra in contatto e inizia a convivere, generando una simbiosi perfetta tra i due, un processo che a Drake ancora non è riuscito e che è disposto a ottenere a qualsiasi costo.
Da antagonista di Spider-Man, il simbionte alieno Venom e il suo ospite Eddie Brock si ritagliano qui uno spazio tutto loro dal quale emergere e farsi largo, in maniera un po’ truculenta, in una varietà di supereroi ben sviluppata ma comunque quasi sempre caratterizzata da una consapevolezza di dover essere i buoni, coloro che salvano gli altri. Per Eddie e Venom invece non è così, perché la voce del simbionte è un continuo tentativo di convincere “l’umano” della sua sudditanza, della necessità di ammazzare e mangiare chiunque gli capiti a tiro. Perché i simbionti si nutrono di carne fresca, freschissima, e tocca a Eddie spiegargli che non si può mangiare le persone, non sta bene… a meno che non siano davvero cattive!
I protagonisti sono, a tutti gli effetti, due e devo dire che l’accoppiata Eddie/Venom funziona bene secondo me, con il simbionte che veste i panni dello psicologo interiore per risolvere i casini nella vita di Eddie, ma che rivela anche dettagli interessanti sulla sua specie e sul perché, alla fine, decida di stare bene nel corpo di Eddie e di voler vivere con lui sulla Terra, difendendola da Drake e dal simbionte che minacciano il suo territorio di caccia. Sono dettagli a volte un po’ ridicoli, che spezzano la serietà, il lato cupo e macabro di Venom per come è stato concepito nel fumetto, ma che lo rendono un antieroe degno di prendersi il posto da protagonista che gli spetta.
Tom Hardy, nel ruolo di Eddie, è perfetto e interpreta alla perfezione un uomo fallito che si fa quasi bullizzare da un alieno nascosto nel suo corpo, finché non giunge a una convivenza pacifica e sotto il segno del riscatto sociale, per entrambi. E tra un tentativo di divorare il cagnolino di Stan Lee (presente in un immancabile cameo) e quello di riconquista la propria ex-ragazza, Eddie e Venom strappano più risate che disgusto, benché le scene siano più splatter di quanto abituati a vedere nei prodotti targati Marvel/Disney. Ma qui siamo in casa Sony ed è tutta un’altra storia!

È un blockbuster, un buon blockbuster, che non pretende chissà quali vette ma che colpisce nel segno!

Voi lo avete visto? O evitate questo tipo di film?

Federica 💋

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Alla ricerca di Jane

Buongiorno a tutti!

Nella giornata di Guy Fawkes, io vi vado a raccontare di un film che, purtroppo, non è bello tanto quanto il libro da cui è tratto, un libro di cui vi ho parlato solo settimana scorsa: Tutta colpa di Mr Darcy!

Titolo
Alla ricerca di Jane
Titolo originale
Austenland
Regia
Jerusha Hess
Anno
2013
Genere
Commedia, romantica
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America, Gran Bretagna
Soggetto
Shannon Hale (romanzo)
Sceneggiatura
Shannon Hale, Jerusha Hess
Cast
Keri Russell, JJ Feild, Bret McKenzie, Jennifer Coolidge, Georgia King, James Callis, Jane Seymour, Ricky Whittle

Jane ha trent’anni, un amore sconfinato per i romanzi di Jane Austen e soprattutto per Mr Darcy nella persona di Colin Firth, del quale ha anche un cartonato di dimensioni reali. Jane è così persa nel mondo della Austen che, stanca delle insoddisfacenti relazioni con gli uomini reali, decide di spendere tutti i propri risparmi e partire per l’Inghilterra, per Austenland, la villa dove donne come lei possono finalmente coronare il loro sogno d’amore.
La trama si svolge esattamente come il libro da cui è tratto. Giunta nella “terra promessa” di ogni Janeites, l’immersione nell’epoca regency lascia un po’ a desiderare, tanto che Jane si ritrova a bramare e cercare l’attenzione di Martin, attore che interpreta il giardiniere della villa e che offre a Jane lo scampolo di modernità che incredibilmente le manca da quando è arrivata in Inghilterra. E a nulla valgono le presenze di Mr Nobley e del colonnello Andrews, pagati per dare alle ospiti l’avventura romantica che tanto desiderano.
Come vi dicevo, la trama (per fortuna) segue quella del libro, forse perché la scrittrice ha lavorato alla sceneggiatura, però a differenza del romanzo la resa dell’epoca di Jane Austen subisce un’incredibile caduta nello squallore più totale. È vero che Austenland è un covo per zitelle che sognano attenzioni da parte degli uomini, ma nemmeno lo immaginavo come un’accozzaglia di costumi posticci, di atteggiamenti adatti più a un Harmony che a una commedia romantica e di battute scontate quanto davvero fuori da ogni logica nel mondo di Jane Austen, tanto in quello reinterpretato da Shannon Hale. È il tripudio dello squallore e del trash americano, che nulla ha a che vedere con l’immaginario formale e raffinato inglese e che raggiunge il punto più basso, il peggio del peggio, sul finale, dove Austenland viene trasformato in un parco a tema da una delle ospiti, dove tutto è una fiera allucinante e priva di logica.
L’unico aspetto che mi sento di salvare, perché è un cambiamento che ho apprezzato rispetto al libro, è il personaggio di Mr Henry Nobley. Qui si chiama davvero così, non è un attore, ma una persona reale che si è trovata nella villa per una sfortunata coincidenza e che trova in Jane tutto ciò che sta cercando in una donna. La distinzione tra realtà e finzione qui è ancora meno marcata che nel libro, rappresentando appieno il messaggio del libro: si può trovare il proprio uomo dei sogni anche nella realtà.

 

E come spesso accade, le trasposizioni non reggono il confronto con il libro da cui sono tratti… Un altro caso che mi ha dato la stessa sensazione è tra i libri e i film di Harry Potter, per quanto tutti e due i prodotti mi siano piaciuti tantissimo! È capitato anche a voi?

Federica 💋

Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey

Buongiorno e auguri a tutti per Ognissanti!

La recensione di oggi ci porta indietro al tempo dell’Occupazione, a Guernsey, Inghilterra, con un altro film Netflix. Questo, però, è da vedere!

Titolo
Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey
Titolo originale
The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society

Regia
Mike Newell
Anno
2018
Genere
Drammatico, storico
Lingua
Inglese

Paese di produzione
Stati Uniti d’America, Regno Unito
Soggetto
Mary Ann Shaffer e Annie Barrows (romanzo)
Sceneggiatura
Thomas Bezucha, Don Roos, Kevin Hood
Cast
Lily James, Michiel Huisman, Glen Powell, Jessica Brown Findlay, Katherine Parkinson, Matthew Goode, Tom Courtenay, Penelope Wilton, Bronagh Gallagher, Kit Connor, Andy Gathergood, Florence Keen, Nicolo Pasetti

La guerra è ormai finita e per tutti coloro che sull’isola di Guernsey hanno vissuto l’occupazione nazista è giunto il momento di andare avanti, di ritrovare le loro vite e la normalità. E lo stesso fa la scrittrice londinese Juliet Ashton che, forte del successo del suo ultimo libro, sta girando le librerie per promuovere un romanzo che, purtroppo, non la entusiasma più di tanto.
Juliet vorrebbe fare altro, vorrebbe scrivere di storie più vere e importanti, mentre il suo editore e il suo fidanzato la spingono entrambi verso le strade che, secondo loro, sono quelli più adatti a lei: il tour promozionale da un lato, una nuova vita in America dall’altro. Ma Juliet non ci sta e grazie all’inaspettata corrispondenza con Dawsey Adams, iniziata per caso grazie a un vecchio libro appartenuto alla stessa Juliet, scopre l’esistenza dell’isola di Guernsey e del suo stravagante club del libro, nato come rifugio all’occupazione nazista e al regime imposto agli abitanti. Una storia, quella del club del libro e della torta di bucce di patata, che non vede l’ora di conoscere nei minimi dettagli e di raccontare nel suo prossimo romanzo.
Così Juliet parte, lasciandosi tutto alle spalle, e raggiunge Guernsey per incontrare i membri fondatori del club: Dawsey Adams, Isola Pribby, Eben Ramsey e Amelia Maugery. Tra loro, tuttavia, manca Elizabeth McKenna, vera ideatrice del club, che è partita per un viaggio all’estero e nessuno sa quando tornerà. O almeno è ciò che viene detto a Juliet al suo arrivo.
Ma più i giorni passano, più la vera storia del club e dei suoi partecipanti si complica, svelando a poco a poco i retroscena di una comunità e di un gruppo di amici che ancora non sono riusciti a superare gli eventi negativi della guerra e dell’occupazione, che forse non riusciranno mai a farlo. E tutto ruota attorno a Elizabeth, a perché sia così importante capire cosa le sia accaduto.
Attraverso l’indagine di Juliet questo film ricostruisce gli anni bui del conflitto da un altro punto di vista, quello del fronte interno, raccontando come la speranza possa viaggiare attraverso strani canali e supporti, di come i libri si trasformino in ancore di salvezza nelle difficoltà della vita e di come l’altruismo e i sentimenti, seppure senza lieto fine, riescano a scavalcare nazionalità, ideali e doveri per ricordarci che, in fondo, siamo tutti esseri umani.
Nonostante la vena romantica un po’ scontata e un finale altrettanto prevedibile, la storia raccontata da Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey mi ha tenuta incollata allo schermo fino alla fine con il fiato sospeso, perché svela, con delicatezza ma anche senza illusioni, cosa significava vivere in territori occupati da un nemico crudele ma pur sempre umano. E anche perché non tralascia il lato ingiusto della vita a favore del dramma romantico, in una rappresentazione completa di ciò che ha reso gli anni della guerra un periodo buio e triste, ma anche colmo di ragioni per lottare.

Romantico e drammatico al punto giusto! E soprattutto legato al potere di aggregazione dei libri, il che è sempre un punto a favore! Ve lo consiglio, se oggi non avete nulla da fare.

Comunque, passate una buona giornata!
Federica 💋

Sierra Burgess è una sfigata

Buongiorno!

Oggi inizia la settimana di Hallowe’en! È anche l’ultima di Ottobre e riprendo le recensioni con un film di Netflix che, contrariamente agli altri, mi ha un po’ delusa…

Titolo
Sierra Burgess è una sfigata
Titolo originale
Sierra Burgess is a Loser
Regia
Ian Samuels
Anno
2018
Genere
Commedia, sentimentale
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Sceneggiatura
Lindsey Beer
Cast
Shannon Purser, RJ Cyler, Noah Centineo, Kristine Froseth, Will Peltz, Loretta Devine, Lea Thompson, Alan Ruck, Chrissy Metz, Alice Lee, Giorgia Whigham, Mary Pat Gleason,
Joey Morgan

La vita al liceo non è mai facile, soprattutto se sei intelligente, un po’ sovrappeso e figlia di due genitori famosi e altamente comprensivi, che ti hanno insegnato l’importanza delle proprie scelte, delle conseguenze e il valore della maturità. Niente è facile se sei Sierra Burgess e sei presa di mira dagli scherzi della ragazza più popolare della scuola. Ma quando, proprio per uno stupido scherzo, inizi uno scambio di telefonate con un ragazzo (carino e persino profondo), ecco che i cambiamenti in positivo sono proprio dietro l’angolo, esattamente come problemi.
In una specie di rivisitazione di Cyrano, Sierra e Veronica, la bella arcinemica, si ritrovano ad aiutarsi a vicenda per mantenere il segreto di Sierra. Perché quello che Jamey, il belloccio di turno, non sa è che, dall’altro capo del telefono, non c’è la ragazza bionda e magra cui ha chiesto il numero, bensì Sierra e lei ha intenzione di fare tutto ciò che può per evitare che lo scopra, qualsiasi sia il costo.
Sierra Burgess è una sfigata è la classicissima commedia adolescenziale piena di cliché e stereotipi, dove la ragazza grassa e intelligente e quella bella e magra fanno coppia per aiutarsi a vicenda per questioni di cuore e che, sorpresa, finiscono per diventare amiche. Non ci sono novità, né sorprese e sinceramente mi aspettavo qualcosa di meglio, anche dal punto di vista degli stessi personaggi.
Sierra, tanto indipendente e sicura in apparenza, è invece fragile e segnata dalla frasi motivazionali di una madre praticamente assente, tanto quanto il padre, che, appena si trova a dover credere negli altri e in Veronica, si sabota e distrugge con le proprie mani. Veronica, dall’altro lato, si conferma la svampita di turno che, se davvero avesse imparato qualcosa dalla sua nuova amica, avrebbe di certo avuto un po’ più di vero amor proprio e non si sarebbe spogliata per il primo ragazzo che le ha chiesto di farlo…
Poi c’è il lui di turno, Jamey, sfortunatissimo sia perché preso in giro da entrambe le ragazze, sia perché il suo personaggio è poco sviluppato: lui deve stare lì, relegato al suo spazio, senza avere la possibilità di agire davvero nel film o di poter prendere una decisione da solo. Sono Sierra e Veronica a spingere verso una direzione, che poi lui segue e basta.
Dicevo, un cliché unico, dove il finale e il precedente crollo emotivo di Sierra non servono a scrollare di dosso l’etichetta dello stereotipo dalla storia, anzi la affossano, perché l’aspetto più interessanti della protagonista, il suo sembrare forte e matura, svanisce e lei si trasforma in una ragazza come tutti gli altri, dimostrandosi sciocca e cattiva senza che ve ne sia un vero motivo.

Non che mi aspettassi chissà che ma, decisamente, è uno dei peggiori finora prodotti da Netflix… A parte che ultimamente, di film, ne inizio tre e ne finisco forse uno, semplicemente perché non me ne sento ispirata. Vi è mai successo? Avete mai iniziato un film per poi abbandonarlo dopo pochi minuti?

Federica 💋

L’uomo che uccise Don Chisciotte

Buongiorno 😊

È Venerdì e chiudiamo la settimana con la recensione di un film che ha aspettato ben più di vent’anni per essere realizzato!

Titolo
L’uomo che uccise Don Chisciotte
Titolo originale
The Man Who Killed Don Quixote

Regia
Terry Gilliam
Anno
2018
Genere
Avventura, fantastico, commedia
Lingua
Inglese
Paese di produzione
Regno Unito, Spagna, Francia, Portogallo, Belgio
Sceneggiatura
Tony Grisoni, Terry Gilliam
Cast
Adam Driver, Jonathan Pryce, Joana Ribeiro, Stellan Skarsgård, Olga Kurylenko, Jason Watkins, Óscar Jaenada, Sergi López, Rossy de Palma, Jordi Mollà, Paloma Bloyd, Eva Basteiro-Bertoli

Un regista in crisi, con un produttore e un capo sopra di lui che ne condizionano il lavoro artistico, e un film sul mitico cavaliere spagnolo che non riesce ad essere girato dall’inizio alla fine, il sequel di un lavoro realizzato vent’anni prima come progetto universitario. Questa la vicenda che apre la storia narrata ne L’uomo che uccise Don Chisciotte, ma è anche la reale successione degli eventi dietro il film, ciò che è realmente accaduto a Terry Gilliam mentre, per venticinque anni, cercava di convincere produttori e attori della validità del suo progetto.
Realtà e fantasia si mischiano nel viaggio introspettivo di Gilliam in una Spagna straripante di pale eoliche, moderno mulino a vento, e di vaste zone brulle e disabitate, dove si inscenano i deliri quasi onirici di un regista (finto, perché interpretato da un attore) geniale ma sull’orlo di una crisi artistica, la personificazione di un altro regista (vero, questa volta) che ribadisce e ricerca la supremazia dell’opera sopra la logica del commercio e del denaro attraverso l’immortale viaggio di Don Chisciotte, un cavaliere matto che combatte i mulini a vento.
Perennemente sul confine tra sogno e realtà, tra pazzia e sanità mentale, ma anche tra un passato idilliaco e un presente dalle deludenti realizzazioni, il viaggio di Toby Grisoni (interpretato da Adam Driver) e di Javier, alias Don Chisciotte (un fantastico Jonathan Pryce, il migliore del film), è una successione di imprevisti e contrattempi che si intersecano con una trama romantica, dove la fanciulla da salvare è anche lei schiava del magnate che controlla il lavoro del regista, in un circolo vizioso che mette in una posizione di stallo l’artista, diviso tra aspettative altrui e il richiamo che sente di dover seguire. Perciò, più che raccontare dell’uomo che “uccise” Don Chisciotte, Gilliam articola una critica a tutta la serie di processi economici che regolano la produzione cinematografica, a discapito dell’arte di fare cinema, la quale diventa quasi una assurda caccia ai mulini a vento, un’inseguire una illusione trascinante quanto senza un vero scopo o una realizzazione.
L’ho trovato interessante e sinceramente geniale, almeno fino a mezzora dal finale… Da quel momento in poi, quando appare più chiara la disparità tra creazione/produzione e si mischiano i due ritmi del film, quello onirico del viaggio e quello canzonatorio della realtà dei produttori, tutto ciò che di buono aveva portato al film il legame tra Toby e Javier si perde, diventando confuso, precario e distruttivo, in una conclusione che mi ha lasciata un po’ delusa, che non mi ha soddisfatto tanto quanto mi sarei aspettata all’inizio.

Mi aspettavo molto di più e non so quasi dirvi quanto mi dispiaccia che il finale mi abbia delusa… Doveva essere quasi un tripudio di nonsense, ma si perde in critiche e divagazioni personali, tralasciando il mondo onirico come il regno della pazzia.

Voi lo avete visto? Come vi è sembrato?

A presto
Federica 💋