The Defenders

Buongiorno a tutti 😊

Anche per oggi vi porto a scoprire una serie tv, non recentissima ma uscita quest’estate, ad Agosto se non sbaglio, e che fa parte dell’universo Marvel!

Titolo
The Defenders
Ideatori
Douglas Petrie, Marco Ramirez
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2017
Genere
Azione, supereroi
Stagioni
1
Episodi
8
Lingua
Inglese
Cast
Charlie Cox, Krysten Ritter, Mike Colter, Finn Jones, Eka Darville, Elden Henson, Jessica Henwick, Simone Missick, Ramón Rodríguez, Rachael Taylor, Deborah Ann Woll, Élodie Yung, Rosario Dawson, Scott Glenn, Sigourney Weaver

Alcuni mesi dopo gli eventi della seconda stagione di Daredevil, e un mese dopo gli eventi della prima stagione di Iron Fist, i vigilanti Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist si alleano a New York City per combattere un nemico comune: la Mano.

Finalmente i quattro supereroi Marvel che hanno preso casa su Netflix si riuniscono e mostrano lo scopo per il quale si sono fatti attendere per cinque stagioni (due per Daredevil e una a testa per Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist): sconfiggere la Mano, l’organizzazione criminale che ha fatto da filo conduttore tra le serie, insieme all’infermiera Claire Temple.
Matt Murdock, ex Daredevil e votatosi solo all’avvocatura; Jessica Jones, investigatrice privata fuori dagli schemi; Luke Cage, appena scarcerato e alla ricerca di un motivo per aiutare il suo quartiere; e Danny Rand, multimiliardario detentore dell’arma mistica capace di distruggere la Mano. Ognuno ha i suoi demoni e nessuno ha voglia di collaborare con gli altri, soprattutto perché non tutti hanno intenzione di immischiarsi, prima tra tutti Jessica.
A differenza dei film Marvel, in particolare il primo Avengers, dove i supereroi si fanno in quattro per sconfiggere il nemico comune, qui ognuno va per la sua strada e il disaccordo è all’ordine del giorno, persino dopo aver deciso di unire le forze, tanto che rischiano spesso di commettere errori fatali.
Il paragone con i film arriva anche nel considerare i diversi stili narrativi: veloci e ricchi di colpi di azione i film; lenta e colma di dialoghi la serie, anche nei momenti in cui erano più richieste le manate delle parole. Ne risultano delle puntate prolisse, con fin troppe discussioni e diatribe sulle scelte da prendere, un elemento che penalizza soprattutto Danny Rand, un personaggio già non pienamente sviluppato nella serie che gli appartiene e che qui viene declassato praticamente a bambino viziato, incapace di capire che si sta comportando esattamente come fa comodo ai suoi nemici. A poco servono le tre balie, perché Daredevil, Jessica e Luke si muovono su un terreno che non conoscono e che li fa finire in guai ben peggiori del normale.
Ad essere interessante e a salvare le sorti dei quattro supereroi è l’importanza che viene sottolineata nel parlare delle loro spalle e degli amici, dei personaggi che non hanno un ruolo centrale ma che fanno da collante tra i quattro diversi mondi. Sono loro la forza dei Defenders, coloro che li spingono verso una missione per la quale sembrano impreparati.
Insomma, tutta l’aspettativa ha portato a una mezza soddisfazione perché, se da un lato si può apprezzare la serie per il contrasto con la finzione narrativa dei film (anche nei contrasti, uniamo le forze e tutti amici per un po’), dall’altro la sua lentezza non aiuta a creare un coinvolgimento. Se non lo dimostrano i protagonisti, perché dovrebbe essere il contrario per gli spettatori? Forse serviva più azione, meno dialoghi e un tentativo di rendere un po’ più intelligente il personaggio di Danny Rand…

Come vedete vi parlo spesso dei prodotti Marvel perché li adoro, ma vorrei sapere cosa ne pensate! Siete anche voi dei fan o non li sopportate?

Passate una buonissima giornata!
Federica 💋

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Limitless [Serie tv]

Ciao a tutti 😊

È da un po’ che voglio parlarvi di questa serie ma ho impiegato del tempo per riuscire a scriverne una recensione… Mi serviva spazio per metabolizzare e capire come dirvi le mie impressioni. Non perché non mi sia piaciuta, anzi, proprio perché mi è piaciuta troppo! Vediamo un po’…

Titolo
Limitless
Ideatori
Craig Sweeny, Alan Glynn (romanzo)
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2015-2016
Genere
Azione, fantascienza, poliziesco, commedia
Stagioni
1
Episodi
22
Lingua
Inglese
Cast
Jake McDorman, Jennifer Carpenter, Hill Harper, Mary Elizabeth Mastrantonio, Bradley Cooper, Ron Rifkin, Blair Brown

Brian Finch è un cittadino statunitense che, dopo aver assunto il farmaco sperimentale nootropo NZT, riesce a sfruttare le sue capacità neurali molto al di sopra della media, acquisendo una memoria e una capacità di comprensione e analisi sovrumane. Dopo averle sfruttate a proprio piacimento, l’FBI lo invita a collaborare con una squadra investigativa di New York per risolvere i casi più complessi. All’insaputa dei federali, nel frattempo Finch intrattiene però delle relazioni con il senatore Edward Morra, che gli fornisce un siero in grado di annullare i letali effetti collaterali dell’NZT.

Per essere una serie sequel dell’omonimo film con Bradley Cooper (che ho adorato, per altro), devo dire che come gradimento ha superato l’originale! Per chi non conoscesse né l’uno, né l’altra, Limitless parte dal presupposto che, grazie a una droga chiamata NZT, sia possibile usare il 100% delle facoltà mentali e diventare dei super geni.
La serie parte da dopo gli eventi del film (per farvene un riassunto breve: Eddie Morra, scrittore spiantato, per un caso sfortunato si trova a provare questa misteriosa droga mentre l’uomo che gliel’ha offerta viene ritrovato morto. Dopo diverse traversie, tra le quali la minaccia di morte da un malavitoso russo, e gli spiacevoli effetti collaterali dell’NZT, riesce a risollevarsi, avviando una produzione migliorata di NZT e mettendosi in corsa per il ruolo di senatore) e il protagonista è Brian Finch, anch’egli spiantato e senza prospettive. Ricercato dall’FBI per l’omicidio dell’uomo che gli ha fatto conoscere la droga, si ritrova a fare da consulente nell’agenzia governativa grazie all’intervento del senatore Morra, interessato alla sua collaborazione come infiltrato.
Da qui, la serie si sviluppa come un poliziesco classico, in cui Brian svolge un lavoro di consulenza per risolvere i casi che l’FBI affida all’agente che lo ha in carico per la supervisione. Tra le indagini ufficiali, i lavori che Morra e i suoi sottoposti gli affidano e i problemi con la sua famiglia, Brian si ritrova al centro del tiro incrociato di tre posizioni ben diverse, indeciso se fidarsi o no delle persone che lo circondano.
Ogni puntata è costruita attorno a un caso specifico, all’interno del quale le facoltà migliorate di Brian gli permettono di districarsi tra teorie fisiche, supposizioni di logica, calcoli degni di un genio e anche trovate che hanno dell’impossibile, ma che chiudono i casi molto più in fretta del normale. In questa serie, infatti, si fa riferimento a tante teorie di ogni ambito della conoscenza, spiegate però in modo comprensibile e alla portata di tutti, comprese un Brian non più sotto l’effetto dell’NZT.
È costruita bene, esattamente come il film, creando quel mix con il thriller e le cospirazioni che si trovano sempre più spesso. Il tutto con quel tocco di spiritosaggine che serve a spezzare l’eccessiva serietà che l’avrebbe caratterizzata. Brian è un bonaccione spiritoso, le cui battute non rendono molto nella versione italiana, ma sono esilaranti in quella originale, che cerca di mantenersi un bravo ragazzo nonostante i sotterfugi e le menzogne cui lo costringe il debito con il senatore Morra.
L’unica nota negativa della serie è la partizione degli episodi: sono 22 ma non è questo il problema; lo è il non lasciare il giusto grado di suspence nel finale di stagione, un accorgimento che di solito invoglia a sapere cosa ne sarà dei personaggi e che qui, mancando, lascia un po’ delusi per via di una conclusione scontata. A mio avviso bastava fermarsi all’incirca a 15 puntate e chiudere lì, così da lasciare in sospeso la storia e riprenderla in una seconda stagione.

Mi è piaciuta così tanto che, ragionamento dopo ragionamento, sono riuscita a trovare delle pecche! Cosa contorta, vero? Lo so, però ormai sapete che io prendo tutto di petto e se mi metto a ragionarci sopra è perché vorrei fare tutto per bene!

Adesso lascio a voi il campo libero! Conoscevate già, non dico la serie, ma il film? E cosa fareste se foste voi ad avere tra le mani l’NZT e non soffriste di effetti collaterali? Io ne approfitterei per leggere tutti i libri che ho in sospeso o sullo scaffale 😁

A domani!

Frontiera!!

Buongiorno 😊

Oggi vi parlo di una serie targata Netflix della quale mi hanno detto belle cose! Vero, è uscita diverso tempo fa ma, causa di forza maggiore, sono riuscita a recuperare solo di recente.

Titolo
Frontiera
Ideatori
Rob Blackie, Peter Blackie
Paese
Canada, Stati Uniti d’America
Anno
2016 –
Genere
drammatico, western, avventura
Stagioni
1
Episodi
6
Lingua
Inglese
Cast
Jason Momoa, Landon Liboiron, Alun Armstrong, Jessica Matten, Zoe Boyle, Allan Hawco

Tra i diversi prodotti che Netflix ha da offrire questa serie con protagonista Jason Momoa (ex Khal Drogo de Game of Thrones) spicca per la crudeltà che solo una terra selvaggia e inospitale come le Americhe settecentesche può dimostrare. In queste terre combattute tra Americani, Inglesi e Indigeni Nativi si sviluppa la storia di vendetta e riscatto di Declan Harp contro Lord Benton e la HBC (Hudson’s Bay Company, La Compagnia della Baia dell’Hudson) nelle fredde terre del Canada più settentrionale.
Essendo un prodotto anche di Discovery Channel la serie si dimostra storicamente ben adattata e sviluppata, con grande attenzione al dettaglio e al realismo che premia soprattutto la recitazione degli attori. Il ritratto che ne esce di questa terra di confine è molto più complesso di quello che appare ad un primo sguardo, soprattutto si rivela la complessità di carattere e di intenzione dei diversi personaggi coinvolti, arrivando (nel corso delle puntate) a un vero ribaltamento dei ruoli che, all’inizio, si davano per scontati.
La serie, di per sé, ha dei momenti e delle scene piuttosto crude (che io prontamente evitavo, giusto per risparmiarmi incubi) ma credo che questo sia proprio uno dei suoi punti di forza: non risparmiando nulla, dà a chi guarda l’esatta trasposizione di quello che doveva essere l’ambiente sociale dell’epoca, con i pro e i contro, le diverse possibilità di riuscita e di fallimento. Un esempio centrale di quella che è il rapido mutamento che caratterizza ogni puntata è il personaggio di Grace Emberly, non la mia preferita, ma di certo la migliore a dimostrare che sapersi adattare è fondamentale per restare in vita in un posto del genere.

Per essere una serie che mi è stata consigliata e che non ho scelto io, è stato un salto nel buio davvero soddisfacente 😊 Ovviamente aspetto la seconda stagione ma credo che arriverà per il 2018, ormai… Spero solo nella prima metà dell’anno!!

Voi la conoscete? O ne avete sentito parlare? Certe volte non tutti i prodotti hanno la stessa risonanza, ma devo dire che mi incuriosisce parecchio sapere se questa serie vi è giunta alle orecchie.

A presto
Federica 💋

The Musketeers

Ciao a tutti!

È da un bel po’ che non vi parlo di serie tv, anzi da un bel po’ che non mi faccio viva, ma visto che sto ricominciando ad ingranare la marcia con le pubblicazioni giornaliere ho pensato di continuare parlandovi di una serie. Oggi vi porto in Francia, nel 1630, alla corte di re Luigi XIII 😊

Titolo
The Musketeers
Ideatori
Adrian Hodges
Paese
Regno Unito
Anno
2014-2016
Genere
Avventura, drammatico
Stagioni
3
Episodi
30
Lingua
Inglese

Date del materiale storico alla BBC e lo trasformeranno in un piccolo prodotto di pregio, quanto meno a livello di trasposizione ed effetti scenografici. È quello che accade con The Musketeers, rielaborazione in chiave libera del romanzo di Alexandre Dumas che vede al centro dell’azione D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis, i moschettieri del Re di Francia.
Il concetto chiave in questa serie, composta da tre stagioni segnate da un continuo tentativo di minare la stabilità della monarchia, è proprio la reinterpretazione libera della trama e dei colpi di scena del romanzo, perché tutto viene fatto funzionare in funzione del quartetto di eroi per renderli dei veri e propri “renegade” del XVII secolo! Ovviamente, nelle sue idee generali, il romanzo di Dumas rappresenta la base teorica della prima stagione (e più blandamente delle altre) e ne dà un’infarinatura generale per quel che riguarda le storie personali dei personaggi, ma da questa si discosta per prendere una visione un po’ più movimentata.
Il gruppo di quattro amici, e dello stesso ordine dei moschettieri, si costituisce come una sorta di servizio segreto agli ordini del re e che oggi farebbe benissimo parte dei polizieschi e dei crime drama americani senza sfigurare. Per loro niente pistole, né auto, ma fioretti, moschetti e cavalli, però il concetto di fondo è lo stesso e lo prova l’efficienza nel portare a termine le diverse missioni che vengono affidate a Athos, Porthos, Aramis e all’apprendista D’Artagnan, sempre pronti a rispondere agli ordini di Luigi XIII quasi non ci fossero altri moschettieri disponibili. I quattro personaggi subiscono un restyle importante (evidente solo per Porthos e Aramis per le prime due stagioni, totale poi nella terza) e portando in primo piano dei temi che gli inglesi sembrano sdoganare senza troppi problemi: schiavitù, povertà, crescita personale, adulterio, sesso, bigottismo sociale, omicidio e l’inconsistenza religiosa di fronte ai problemi della vita reale; tutto questo permea le tre stagioni e avvicina la Francia della metà del 1600 alla nostra realtà, mostrando come certe condizioni si possano adattare a meraviglia per descrivere qualcosa di non così lontano nel tempo.
Se i temi la rendono attuale, ad aumentare l’effetto di vicinanza che la serie ha con i nostri costumi si aggiunge la mentalità aperta e moderna dei personaggi positivi che, come meglio si rispetta nella tradizione de “I buoni vincono sempre”, ottengono il loro scontato lieto fine, nonostante le traversie e le ovvie incongruenze storico-letterarie. Avere un finale da “E vissero tutti felici e contenti” è forse la scelta che ho apprezzato meno in tutta la serie, perché ha un sapore irreale rispetto al romanzo di Dumas, ma alla fine è tipica di un certo tipo di prodotto televisivo, dove non devono esserci dubbi sul ruolo che ogni personaggio è chiamato a ricoprire, nel bene e nel male.

Non credo che qui da noi abbia fatto fortuna come serie, la terza e ultima stagione infatti ci è arrivata grazie a Netflix, però devo dire che non è male, nonostante le licenze poetiche! E poi, ho sempre trovato che i prodotti BBC siano garantiti come buoni e ben realizzati… penso a Pride and Prejudice (1995), SherlockDoctor Who e tanti altri… Che ne dite? Voi ne conoscete qualcuno?

A presto
Federica 💋

In vacanza con “Glow”

Ciao e buon Sabato ❤️

Quest’oggi chiudo la settimana con una nuova recensione di una serie tv che ho adorato e che mi auguro venga continuata perché è una delle migliori che ho guardato nell’ultimo periodo!!

Titolo
Glow
Ideatori
Liz Flahive, Carly Mensch
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2017
Genere
Commedia, drammatico
Stagioni
1 —
Episodi
10
Lingua
Inglese

Ruth Wilder, un’aspirante attrice che riceve un invito per partecipare a un nuovo programma di wrestling, le Grandiose Lottatrici del Wresting (GLOW). Ruth si ritrova a dover lottare con un gruppo di donne dalla personalità eccentrica sotto la guida di Sam Sylvia, uno scorbutico regista di B movie.

La serie, targata come originale Netflix, affronta la nascita del primo programma televisivo di wrestling femminile a metà degli anni ’80 e lo fa con uno sguardo divertito, canzonatorio, ma anche attento all’aspetto psicologico che si cela dietro i protagonisti e ai cambiamenti che Glow (questo il nome scelto per lo show) porta nelle loro vite.

GLOW

Nessuno, dal produttore al regista e alle attrici che dovrebbero mettere in scena lo spettacolo per il pubblico pagante, è umanamente integro, soddisfatto o privo di problemi. Ognuno di loro, per vari motivi, fa acqua da tutte le parti e se messi insieme non sembrerebbero in grado di portare avanti il progetto senza rischiare di colare a picco di fronte a ogni nuovo ostacolo da superare.
Eppure, senza nessuno che scommetta veramente su di loro, ci riesco, si risollevano, e Le Gloriose Lottatrici del Wrestling (in originale Gorgeous Ladies of Wrestling o GLOW) diventa non solo un programma, ma prima di tutto è il collante capace di rimettere tutti in carreggiata e di creare dei legami tra donne che non avrebbero mai avuto nulla in comune.
La trama, di certo, crea una selezione tra il pubblico, perché chi detesta il wrestling non credo le darebbe un’occasione. io, quando mi capita di trovare programmi di wrestling alla tv, cambio senza nemmeno dare loro una chance, ma voglio comunque consigliarvela. Il centro dell’interesse qui è sul dietro le quinte di questa attività d’intrattenimento, su come da uno scatafascio più totale si possa costruire qualcosa di buono e redditizio, senza tralasciare lo spazio per scavare nei problemi quotidiani e nel contesto storico-sociale, trasformando tutto in un elemento dello spettacolo e far così sparire il confine fra realtà e finzione.

Come sempre, spero di avervi fatto conoscere qualcosa di nuovo e che vi possa piacere!

Per circa una decina di giorni il blog andrà in vacanza, perciò oggi non solo vi lascio questa recensione e vi auguro di passare un buon weekend, ma vi saluto anche per un po’! Ci risentiamo a fine mese con il ritorno del Domino letterario!!

A presto!
Federica 💋