Dear White People

Ciao a tutti!

In questa giornata che deciderà se potrò ancora avere un blog di recensioni oppure no (a causa della – forse – nuova legge europea sul copyright) ho deciso di parlarvi di una serie tv dai temi super attuali e che andrebbe guardata un po’ da tutti!

Titolo
Dear White People
Ideatori
Justin Simiens
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2017—
Genere
Comedy
Stagioni
2
Episodi
20
Lingua
Inglese

2017. Quando si crede che ormai l’integrazione razziale sia un fatto più che mai assodato e accettato dall’intera comunità, ecco che si viene prontamente smentiti. È questo che accade nell’università (fittizia) di Winchester, una delle più antiche e più “bianche” d’America, dove gli studenti di colore ospitati nel dormitorio Armstrong/Parker (da generazioni destinato agli studenti neri) si ritrovano al centro di un dibattito interrazziale in seguito ad una festa dove, in risposta al programma radiofonico Dear White People (Miei carissimi bianchi) della studentessa Sam White, gli studenti bianchi si sono presentati con i volti truccati ad imitazione del colore della pelle degli studenti di colore.
A fare da padrone nel dibattito che scuote l’università sono le diverse posizioni che una tale mancanza di rispetto verso l’altro suscita tra gli studenti dell’Armstrong/Parker e le ovvie scusanti che i bianchi sfoderano per giustificare quella che è, a tutti gli effetti, l’ennesima dimostrazione di una grande deficienza (nel senso di “deficere”, cioè “mancare di qualcosa”) culturale e sociale, in un’America sempre più fobica verso il colore della pelle dei suoi cittadini. E al centro del dibattito si erge Samantha (Sam) White, studentessa di origini miste (padre bianco e madre afroamericana) che con il programma Miei carissimi bianchi descrive tutti quegli atteggiamenti che vengono sfoderati dai bianchi per evidenziare la loro superiorità su tutti gli altri, fomentando una polemica sociale e portando a un’escalation di eventi sempre più drammatici e significativi che non fanno altro che dimostrare quanto la paventata uguaglianza sociale non sia altro che una bella facciata.
La serie tv prodotta da Netflix, remake e ampliamento del film omonimo uscito nel 2014 per la regia di Justin Simien, è straordinariamente attuale, crudamente ben fatta e capace di raccontare le variegate sfaccettature che descrivono questa vicenda e i suoi protagonisti attraverso degli episodi che si concentrano, di volta in volta, su uno studente diverso e su come quella festa di cui vi parlavo all’inizio abbia influenzato le vite degli inquilini dell’Armstrong/Parker. Nella prima stagione poi, oltre alla festa, è anche un secondo episodio di discriminazione ai danni di uno studente di colore a fomentare la protesta, ponendo l’accento sul tema delicato della condotta aggressiva della polizia di fronte a persone “dalla pelle nera”. Tutte tematiche decisamente attuali che, nella seconda stagione, si mescolano anche al fenomeno dei troll e del bullismo telematico, trasformando Sam nel bersaglio preferito di alcuni estremisti di destra razzisti e disposti a qualsiasi tipo di colpo basso pur di insultarla e definirla inferiore perché nera.
Ho apprezzato moltissimo questa serie e, da “bianca”, mi sono anche sentita un po’ uno schifo, perché tanti aspetti denunciati dalla serie ho potuto riconoscerli anche nella mia quotidianità. Dear White People non parla solo degli Stati Uniti, ma di tutto l’Occidente e vedere che, nel 2018, non siamo ancora riusciti a superare una cosa sciocca come il giudicare gli altri per il colore della loro pelle (o per il loro sesso) mi ha fatta pensare che ne abbiamo ancora di strada da fare per definirci persone civili. Ovviamente, nemmeno l’altro lato della barricata è perfetto, ma viene descritto nei 20 episodi delle due stagioni in tutti i suoi aspetti contraddittori, mostrando anche ciò che c’è di sbagliato nel punto di vista degli studenti afroamericani. Questo è il bello della serie: nessuno ha pienamente ragione o torto, ma tutti di certo hanno avuto modo di rientrare in entrambe queste categorie.

Se avete un po’ di tempo questa estate, datele un’occasione! Io aspetto con impazienza la terza stagione! 

Sempre che io possa poi parlarvene… speriamo non passi la legge sul copyright, se no non so se potrò citare più le trame o postare i video di terzi… Bah!

Noi, comunque, ci sentiamo domani!
Federica 💋

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Collateral [Miniserie]

Buongiorno!

Dopo tanto parlare di libri, oggi cambiamo con una serie tv decisamente attuale!

Titolo
Collateral
Ideatori
David Hare
Paese
Regno Unito
Anno
2018
Genere
Thriller, poliziesco
Stagioni
1
Episodi
4
Lingua
Inglese
Cast
Carey Mulligan, John Simm, Billie Piper, Nathaniel Martello-White, July Namir, Nicola Walker, Jeany Spark, Hayley Squires, Ben Miles, John Heffernan, Saskia Reeves, Mark Umbers

Attualissima nei temi come immigrazione e accettazione dell’omosessualità, questa miniserie tv co-prodotta da da BBC e Netflix segue l’indagine della determinata detective Kip Glaspie attraverso i nuovi volti che Londra, e in generale la Gran Bretagna, sta iniziando a mostrare in questi ultimi anni e che, insieme a lei, sono caratteristici di buona parte del mondo occidentale.
Dunque, siamo a Londra e un fattorino delle pizze viene accidentalmente ucciso dopo una consegna. Ma perché? È un errore? O uno scambio di persona? Da questi interrogativi parte l’indagine che, in soli quattro episodi, porta alla luce verità e collegamenti ben più profondi, inquietanti e sconvolgenti di come ci si sarebbe aspettati all’inizio, tanto che alla fine si scopre che nulla accade per caso in questa vicenda e che anche i coinvolgimento involontario di figure non strettamente legate all’indagine sono funzionali all’analisi sociale di questa serie.
Perché in fondo, senza svelarvi ciò che accade nello specifico, durante l’indagine il riflettore viene puntato con forza sui temi caldi della modernità: l’immigrazione in massa, l’omosessualità, la giustizia e il ruolo delle donne sono solo alcune delle tematiche che emergono e che puntano a mostrare come oggi gli inglesi del dopo Brexit, ma non solo, tendono ad approcciarsi al mondo, identificando in un altro, in uno straniero, il nemico dell’identità di sé, a discapito del senso di giustizia e, soprattutto, di umanità. NoiLoro sono i due pesi che vengono presi in esame, criticati e spogliati per rivelare che, alla fine, non esistono poi dei veri e inviolabili confini tra i due, né che ad essi corrispondono rispettivamente una visione giusta e una sbagliata. Anzi, quest’ultima è una convinzione che deve essere rivista e, in alcuni casi, ribaltata.
È una serie ben fatta e autoconclusiva, il che non guasta, che fa riflettere, perché cerca un approccio lucido e obiettivo su argomenti non facili, specie in questo preciso momento storico, in cui le differenze nazionali, religiose e di orientamento (che sia sessuale o di pensiero poco importa) ci spingono verso facili pregiudizi, fin troppo spesso infondati.

Io ve la super consiglio! Guardatela, anche solo per il cast che vi prende parte. Merita, infatti, solo per i suoi protagonisti, però aiuta anche a vedere certi temi sotto un’altra prospettiva, senza pretese di decretare quale sia la migliore. Solo per capire che, a volte, l’altro lato della medaglia è altrettanto vittima.

Spero di avervi invogliati a vederla 😉

Ci risentiamo nel weekend!
Federica 💋

Altered Carbon

Buongiorno e buon Venerdì 😊

Oggi vi porto a scoprire una serie tv davvero incredibile, incentrata sulla prospettiva di poter diventare immortali in un modo alquanto tecnologico!

Titolo
Altered Carbon
Ideatori
Laeta Kalogridis, Richard K. Morgan (romanzo)
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2018 —
Genere
Fantascienza, Tech noir
Stagioni
1 —
Episodi
10
Lingua
Inglese
Cast
Joel Kinnaman, James Purefoy, Martha Higareda, Chris Conner, Dichen Lachman, Ato Essandoh, Kristin Lehman, Trieu Tran, Renée Elise Goldsberry

In un prossimo futuro l’identità umana non sarà più legata a un solo corpo e la mente potrà vivere per sempre, in centinaia di esistenze e custodie (gli involucri fisici, cioè i corpi) diverse pur restando comunque se stessa. Tutto questo grazie a una pila corticale, una sorta di “hard disk” impiantato alla base del cervello in cui l’identità, l’“anima”, viene salvata e codificata come I.D.U. (Immagazzinamento Digitale Umano).
È in questo futuro dai caratteri cyberpunk che si risveglia, dopo 250 anni di prigionia, Takeshi Kovacs, l’ultimo Spedi esistente (un soldato che si oppone al governo centrale del Protettorato, particolarmente abile nell’infiltrarsi tra i nemici e nel combatterli dall’interno) assoldato da uno degli uomini più ricchi di Bay City per scoprire chi lo abbia assassinato (n.d.r.: il suo datore di lavoro possiede più custodie identiche, quindi non c’è da stupirsi che sia “ancora vivo” e che gli chieda di trovare il suo omicida).
La serie, distribuita da Netflix, si configura come un crime dove il protagonista, insieme all’agente di polizia Cristina Ortega, raccoglie prove e indizi per portare a termine il proprio incarico e ottenere così il condono per i crimini commessi in passato, ma via via che la trama si dipana, questa svela dei legami profondi con tutti coloro che sono coinvolti, compreso lo stesso Kovacs e i suoi compagni Spedi, trucidati tempo addietro come nemici e traditori. Non solo, perché in realtà è proprio la vita dello Spedi a muovere ogni tassello, in una storia dove nulla è come sembra.
Personalmente adoro la fantascienza e tutte le invenzioni del genere, che qui in Altered Carbon ruotano attorno all’idea dell’immortalità, della possibilità di estendere all’infinito le esistenze, ma se e quando si possiedono i mezzi per farlo. La ricchezza, a Bay City, fa da padrona e chi può permetterselo diviene una “divinità”, un immortale di fronte alla massa di poveri e diseredati che non possono permettersi un’esistenza degna di questo nome. Responsabilità, giustizia e dignità sono parole chiave nella serie, ma c’è anche spazio per il romanticismo. Ovviamente anche questo in chiave cyberpunk, ma non stona e rende affascinante tutti e dieci gli episodio, affievolendo (e rendendo fruibili) anche quelle scene un po’ crude e che fanno storcere il naso.

Un consiglio: deve piacervi la fantascienza distopica per guardare questa serie. È un paletto, ma merita secondo me, anche perché ci sono sullo sfondo degli intrighi niente male sullo sfondo! E promette grandi cose nelle prossime stagioni 😉

Fatemi sapere se vi può intrigare.
A presto
Federica 💋

Jessica Jones [Serie TV – Seconda Stagione]

Ciao a tutti 😊

Giusto sette giorni fa venivano rilasciati i nuovi episodi della serie Jessica Jones, targata Marvel&Netflix! E giusto una settimana dopo ne avete la recensione 😊

Titolo
Marvel’s Jessica Jones
Ideatori
Melissa Rosenberg, Brian Michael Bendis e Michael Gaydo (fumetto)
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2015–
Genere

Azione, supereroi, thriller, noir
Stagioni
2
Episodi
26
Lingua
Inglese

Un’eroina che non vuole responsabilità e una comune essere umana che vorrebbe cambiare il mondo ma che non ha mezzi per farlo. Sono questi i due cardini principali attorno ai quali ruotano i tredici episodi della nuova stagione di Marvel’s Jessica Jones, in cui l’investigatrice privata Jessica Jones si trova a fare i conti con il proprio passato e con i mostri che l’hanno trasformata in una cavia da laboratorio.
Rispetto alla prima stagione, dove il personaggio di Jessica lotta per restare a distanza dalle persone che ama (tenendo anche chi guarda un po’ a distanza), questa si sviluppa su un terreno più intimo, concentra lo sguardo sulla psiche del personaggio, sul suo rifiuto del passato come tentativo di estraniarsi dalla sofferenza e dal dolore dei ricordi. Contro voglia, Jessica (l’emblema del disinteresse verso tutto ciò che potrebbe fare con i propri super poteri) si trova a dover ripercorrere i giorni in cui l’azienda segreta chiamata IGH l’ha utilizzata per testare dei farmaci, i quali le hanno donato le sue super abilità. E se questi sguinzagliano un killer dalla super forza per mettere a tacere i testimoni, spetta a lei (e di questo non è felicissima) mettere fine agli omicidi e consegnare i responsabili alla giustizia.
Accanto a lei si muove Trish, l’amica che vorrebbe avere i super poteri di Jessica e trasformarsi nell’eroina che l’investigatrice privata non vuole assolutamente essere. Trish non è soddisfatta di denunciare per radio i crimini della IGH, vorrebbe fare di più, un desiderio che da sempre infiamma il suo personaggio ma che in questa stagione la porta a compiere scelte estreme, assolutamente discutibili e che rischiano di incrinare per sempre il rapporto con Jessica.
La serie, i cui episodi sono stati diretti tutti da donne, è un grande sipario che analizza le diverse sfaccettature dei personaggi, soprattutto di quelli femminili, ragionando sul loro ruolo (diverso per ognuna delle donne presentate, non solo Jessica e Trish, ma anche l’avvocatessa Jeri, l’infermiera Ingrid, la figura materna di Alisa Jones) e sulla percezione che ne ha la società, i suoi preconcetti e le paure impersonate principalmente dai personaggi maschili. Il tutto in un tentativo di affrontare il tema della disparità (non a caso il giorno di rilascio della nuova stagione è stato l’8 Marzo) tra uomo e donna, spiegandola attraverso la paura verso una donna incredibilmente forte, così forte da poter fermare un’auto a mani nude.
A livello di narrazione è una stagione (e una serie, perché presenta le stesse caratteristiche anche nella prima stagione) interessante, impostata alla maniera dei vecchi film polizieschi, in cui, di tanto in tanto, la voce fuoricampo del detective stesso interviene a commentare ciò che è appena accaduto, o ciò i suoi pensieri su ciò che deve fare. Un taglio noir che approfondisce diverse figure femminili e maschili, ognuna delle quali presenta lo stesso potenziale di trasformarsi in un personaggio positivo o negativo, di fare la cosa giusta o commettere errori imperdonabili, a dimostrazione che, superpoteri o no, sono tutti umani e come tali possono prendere decisioni che condizionano, nel bene e nel male, le loro esistenze.

Sapete quanto adori parlarvi dei prodotti Marvel e questa nuova stagione non ha fatto che convincermi di come, seppur profondamente diverse dai film e dai ritmi del grande schermo, anche le serie tv siano  ben progettate e di come la casa di produzione/editrice/azienda milionaria sappia creare super-eroi convincenti e ben delineati.

Un giorno mi direte che vi ho stancati di queste continue recensioni sulle produzioni Marvel, ma spero resistiate ancora un po’ 😉

A presto
Federica 💋

The Americans [Serie TV]

Buongiorno 😊

Ieri recensione di un libro, oggi di una serie tv da cardio palma!

Titolo
The Americans
Ideatori
Joe Weisberg
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2013 –
Genere
Drammatico, thriller, spionaggio
Stagioni
5 –
Episodi
65
Lingua
Inglese

Washington, 1981. Philip ed Elizabeth Jennings sono due agenti segreti del KGB, membri del direttorato «S» che riunisce le spie russe attive sotto copertura, illegalmente, all’estero. Nati, cresciuti e addestrati nell’Unione Sovietica, quindici anni prima furono mandati in incognito negli Stati Uniti con l’ordine di spacciarsi per una giovane coppia di americani.

Che la guerra fredda fosse un argomento scottante lo si sapeva, se ne parla anche in questi giorni, ma con questa serie tv assume tantissime altre sfaccettature, la più sorprendente delle quali è l’umanità di chi quella “non-guerra” l’ha combattuta e portata avanti a costi anche importanti.
The Americans segue le vicende di Philip e Elizabeth Jennings, due clandestini, cioè cittadini americani che sono in realtà spie russe incaricate di scoprire tutto ciò che possono sulla politica degli Stati Uniti, nel tentativo di alterare gli equilibri tra i due schieramenti e ottenere un vantaggio sul nemico della Madre Patria. E lo fanno rappresentando al meglio l’ideale anni ‘80 dei cittadini americani: sposati e con due figli, una famiglia modello dove non si esce di una virgola da quelli che sono i cliché preconfezionati della società (manca solo l’animale domestico, poi sarebbero il prototipo della classica famiglia americana), con un lavoro fisso e autonomo come proprietari un’agenzia di viaggi. Tutta una copertura che funziona alla perfezione per coprire il vero motivo dei loro frequenti viaggi, vale a dire compiere le missioni che di volta in volta la Resindentura (un’ambasciata russa che funge da punto di appoggio per le spie) affida loro.
Tra spionaggio industriale e incarichi di varia natura (veramente varia) Philip ed Elizabeth si trovano a dover gestire contemporaneamente due vite – quella di facciata, che non risparmia nemmeno i loro due figli, e quella segreta, che mette a rischio tutto ciò che hanno costruito – e le conseguenze che quelle hanno su di loro, nonché sulle relazioni con le persone che incontrano e frequentano.
Ed è qui che la serie si fa interessante! Perché, senza propendere per una o l’altra fazione, le cinque (finora) stagioni si pongono l’obiettivo di analizzare il grande conflitto mai, ufficialmente, scoppiato prendendo come punto di riferimento non i grandi leader, bensì la gente “comune”, coloro che hanno portato avanti la guerra fredda passando le loro vite a proteggere una causa, un ideale, americano o sovietico che fosse. Perché, anche se sono queste due spie i protagonisti, non c’è un unico punto di vista, non un’unica condanna o parte “nel torto”, esattamente come nessuno dei due schieramenti ha assolutamente ragione. The Americans è il racconto americano (non scordate che la serie è prodotta dagli Stati Uniti) della vita di tutte quelle spie russe infiltrate nella loro società tutt’altro che perfetta; è il tentativo di autoanalisi per capire cos’hanno rappresentato gli anni ‘80 e le paure che li caratterizzavano, un’autocritica insieme a una accusa verso l’Unione Sovietica, in cui nessuna delle due nazione ne esce intonsa.

E niente… dovete assolutamente vedere questa serie!! Io non aggiungo altro 😊

A presto
Federica 💋