The Punisher [Serie TV]

Ciao!

Come vi ho già raccontato le altre serie targate Marvel & Netflix, oggi è la volta di analizzare il loro ultimo prodotto, rilasciato verso la fine del 2017!

Titolo
The Punisher
Ideatori
Steve Lightfoot
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2017
Genere
Azione, thriller, supereroi
Stagioni
1
Episodi
13
Lingua
Inglese
Cast
Jon Bernthal, Ben Barnes, Ebon Moss-Bachrach, Amber Rose Revah, Deborah Ann Woll, Daniel Webber, Jason R. Moore, Paul Schulze, Jaime Ray Newman, Michael Nathanson

L’ultimo uscito tra i prodotti del duo Marvel/Netflix è quello che meno di tutti mi ha colpita e convinta. Incentrata sul personaggio di Frank Castle/The Punisher, introdotto nella seconda stagione di Daredevil, già mi aspettavo una serie tv diversa dalle precedenti, ma di certo non me la aspettavo così!
Sin dalla prima apparizione in Daredevil si capisce che quello di Castle è un personaggio violento, più facile all’uso delle armi che al dialogo, ma quello che non avrei mai immaginato era che, in una serie con lui come protagonista, ci si sarebbe infilati in una polveriera pronta a esplodere e a sfornare armi a destra e a manca come se fossero il solo oggetto disponibile su tutta la Terra.
The Punisher è un riciclo di violenza gratuita, efferata e crudele che mi ha decisamente nauseata, in cui il tema dei veterani e dei disturbi post-traumatici dovuti alla guerra trova sfogo in un pazzo dinamitardo pronto a farsi esplodere invece che in normali centri di sostegno psicologico. Non che questi non ci siano, anzi occupano un ruolo centrale nella serie, ma i loro rappresentanti finiscono per essere pestati a sangue e legati a una bomba dal dinamitardo di cui vi parlavo poc’anzi. Come a dire “Parlare non aiuta a risolvere il problema. Una bomba forse sì”…
A parte questa parentesi, la trama si concentra su Frank Castle e sul suo tentativo di sterminare chi gli ha ucciso moglie e figli, trasportandolo spesso in un delirio onirico in un la presenza della famiglia è più un tormento che un ricordo al quale aggrapparsi. E quando il vero responsabile viene scoperto la vera giustizia è quella fatta da sé, senza polizia, né tribunali, ma a suon di pugni, pistole e pugnali. La giustizia americana del secondo emendamento.

Decisamente, questa serie per me è un NO di dimensioni stratosferiche! Niente a che vedere con le altre serie o con gli stessi film della Marvel, perciò penso proprio che, se realizzeranno una seconda stagione, la eviterò!

Voi l’avete vista? O siete attratti da serie così violente? Personalmente, io no, non le capisco proprio e trovarmene una davanti mi ha spiazzata… Le scene d’azione e “crude” le capisco, la vita non è tutta rose e fiori, ma qui hanno un po’ esagerato!

A presto
Federica 💋

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Frontiera [Serie TV – Seconda stagione]

Ciao a tutti e buon Venerdì!

Visto che è stata una settimana impegnata, ho pensato di chiuderla con una serie tv che si può tranquillamente guardare in un weekend, se ancora non avete programmi!

Titolo
Frontiera
Ideatori
Rob Blackie, Peter Blackie
Paese
Canada, Stati Uniti d’America
Anno
2016 –
Genere
drammatico, western, avventura
Stagioni
2
Episodi
12
Lingua
Inglese
Cast
Jason Momoa, Landon Liboiron, Alun Armstrong, Jessica Matten, Zoe Boyle, Allan Hawco

Dopo una prima stagione di cui vi ho parlato in termini decisamente positivi (la trovate => qui <=), questo prodotto Netflix ritorna con una seconda stagione non così brillante. E, devo dire, meno appassionante.
Il gioco di vendette personali centrale per tutta la prima stagione viene momentaneamente abbandonato in favore delle rivalità commerciali tra i diversi uomini (e donne) d’affari coinvolti, un aspetto prima marginale ma che adesso rivela tutto il suo potenziale distruttivo. Ebbene sì, distruttivo, perché sconvolge e manda letteralmente a rotoli ciò che di buono ha costruito la serie nella prima stagione.
La crudezza delle scene e il ritratto delle difficoltà per sopravvivere tra spietati nemici e soci in affari non cambia, resta vivido e restituisce l’impressione di realtà di cui già vi dicevo. Però ad avermi “delusa” adesso è la macchinosità dei diversi pretesti narrativi: da un lato, infatti, Declan Harp e la sua compagnia si ritrovano a dover rimettere in sesto gli affari, ridotti quasi a zero; dall’altro, il personaggio di Jason Momoa deve fare i conti con le conseguenze della propria vendetta personale con il governatore Benton. Ebbene, questi due aspetti faticano a lavorare in coesione durante le sei puntate della stagione, generando un vero e proprio distacco che sembra saldarsi solo parzialmente nel finale.
Nulla da dire, tuttavia, sui personaggi, che comunque restano capaci di adattarsi alle diverse situazioni e di affrontarle mostrando la stessa attitudine alla sopravvivenza della prima stagione. Peccato solo che la trama non fosse allo stesso livello…

Anche se è appena uscita, la serie è già stata rinnovata per una terza stagione e spero che ritrovi tutti i punti di forza che aveva all’inizio!

Per questa settimana ci salutiamo. Spero che i vostri programmi per il weekend siano piacevoli e rilassanti (magari ricchi di letture 😉)!

A Lunedì
Federica 💋

Godless [Serie TV]

Buongiorno! Pronti per iniziare una nuova settimana?

Parto il Lunedì come si è chiuso lo scorso Venerdì, cioè parlandovi di una serie tv! Questa volta, però, di un genere completamente differente!

Titolo
Godless
Ideatori
Scott Frank, Steven Soderbergh
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2017
Genere
Western, drammatico
Stagioni
1
Episodi
7
Lingua
Inglese
Cast
Jack O’Connell, Michelle Dockery, Scoot McNairy, Merritt Wever, Thomas Brodie-Sangster, Tantoo Cardinal, Kim Coates, Sam Waterston, Jeff Daniels, Justin Welborn

Premettendo che non vado matta per i western, ho da dirvi solo cose buone riguardo a questa serie targata Netflix e al suo cast, composto principalmente da donne. Esatto, un western al femminile!
L’idea di un paese rimasto senza uomini in un periodo storico in cui le donne erano relegate alla vita domestica o a quella delle prostitute è decisamente geniale, non per chissà quale idea femminista, ma perché dimostra lo spirito di adattamento degli esseri umani in circostanze decisamente sfavorevoli e all’apparenza insuperabile. Al di là della trama di fondo, cioè della presenza in questo paese di un criminale ricercato dai suoi ex soci per averli traditi, Godless non fa che presentare personaggi capaci di reinventarsi e di affrontare le difficoltà con atteggiamenti pragmatici e con spirito d’iniziativa, anche quando sembra più logico lasciarsi vincere dai problemi.
E poi, insieme a tutto questo, emerge lo spirito del West: l’idea dei grandi spazi aperti, delle strade polverose e dei grandi duelli con le pistole alla mezzogiorno di fuoco, degli indiani come guide spirituali, ma soprattutto della differenza tra cultura maschile e femminile, la prima votata alle armi e all’ignoranza (esemplificata dal personaggio di Frank Griffin, capo della banda e padre adottivo del fuggiasco Roy Goode), la seconda all’istruzione e alla comprensione (con Alice Fletcher, che accoglie e aiuta Roy).
Una bella serie, coinvolgente ed appassionante, che però resterà senza un seguito in quanto già auto-conclusiva nei suoi sette episodi.

È un buon periodo per le serie tv e devo dire che questa mi ha proprio conquistata! Spero di avervi fatto scoprire qualcosa di nuovo e di interessante, soprattutto!

Per oggi è tutto, ma domani non perdetevi la mia tappa del blogtour dedicata al nuovo volume de Le Cronistorie degli Elementi di Laura Rocca! Non vedo l’ora di parlarvene!!

A domani
Federica 💋

L’altra Grace [Serie TV]

Buongiorno 😊

Oggi chiudo la settimana parlandovi di una super miniserie!

Titolo
L’altra Grace
Soggetto
Margaret Atwood
Paese
Canada, Stati Uniti d’America
Anno
2017
Genere
Drammatico, biografico
Stagioni
1
Episodi
6
Lingua
Inglese

Questa miniserie adattata dal romanzo Alias Grace di Margaret Atwood mi ha stupita perché, costantemente, ci viene ricordato che Grace è una bugiarda. Sin dall’inizio si viene messi in guardia rispetto a ciò che lei ci racconta attraverso le sedute con il Dottor Jordan, con un’insistenza incredibile sulla sua incapacità di dire la verità e di ritrattarla sempre a suo vantaggio.
Eppure, nonostante si venga messi in guardia sin dall’inizio di non fidarsi di Grace, si cede al coinvolgimento nel racconto, finendo inevitabilmente per dubitare non di Grace e della storia che ci sta raccontando, ma della veridicità delle altre voci che, riportate dal Dottor Jordan, intervengono per smentire ciò che questa donna ricorda a proposito della propria vita e dell’omicidio per il quale è stata condannata. Grace ci ammalia con la sua capacità di creare empatia, rendendoci parte di ogni cosa che le accade negli anni e sfidandoci a smentirla benché farlo sia pressoché impossibile. E, devo dirvelo, mi è stato davvero impossibile capire la verità fino alla fine!
Ad essere interessante è anche il personaggio del Dottor Jordan, psichiatra di filosofia junghiana e freudiana (cioè interessato all’analisi della mente di Grace, piuttosto che a sottoporla all’elettroshock per curarla), che è un po’ la nostra rappresentazione all’interno della serie. Chiamato per capire se Grace sia effettivamente colpevole o no, da imparziale osservatore il Dottore finisce per restare intrappolato nella rete, accidentale o meno, creata dal racconto di Grace, intrigandolo a tal punto da non riuscire più a mantenere il distacco emotivo necessario per una valutazione obiettiva.
Inganni, bugie, mezze verità e un pizzico di spiritismo fanno da sfondo a questa miniserie e la voglia di scoprire se Grace stia mentendo oppure no tiene incollati allo schermo per tutte e sei le puntate, regalando un finale decisamente e piacevolmente inaspettato.

Se l’avete vista sono curiosa di sapere se vi ha entusiasmato o se, invece, non vi è sembrata granché! In caso vi abbia fatto scoprire qualcosa di nuovo, spero che la guardiate perché merita!

A Lunedì
Federica 💋

White Collar

Buongiorno 😊

Perdonate l’assenza, ma negli ultimi giorni sono stata poco bene (gli strascichi della febbre 😔) e non sono riuscita molto a seguire il blog… Comunque da oggi riprendono le recensioni e anche se ci stiamo avvicinando al Natale e alla fine del mese, vi terrò lo stesso compagnia in questa fine di Dicembre!

Quest’oggi spetta a una serie davvero carina e che vi consiglio, soprattutto se non sapete cosa guardare nelle prossime vacanze!

Titolo
White Collar
Ideatori
Jeff Eastin
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2009-2014
Genere
Poliziesco, commedia, drammatico
Stagioni
6
Episodi
81
Lingua
Inglese
Cast
Matt Bomer, Tim DeKay, Willie Garson, Tiffani Thiessen, Natalie Morales, Marsha Thomason, Sharif Atkins, Hilarie Burton

New York. Neal Caffrey è un giovane e affascinante mago della truffa, geniale e spavaldo. Peter Burke è invece un esperto agente dell’FBI che fa parte della sezione White Collar Crime Unit, una divisione dell’agenzia che si occupa di crimini non violenti quali truffe finanziarie, falsificazioni e furti d’arte, perpetrati per la massima parte da persone di stato sociale medio-alto e spesso nell’ambito della loro professione.
I due sono agli antipodi, ma non potrebbero conoscersi meglio: infatti, dopo anni di indagini e inseguimenti, l’agente federale Burke è stato l’unico capace di catturare faticosamente Caffrey e consegnarlo alla giustizia. Pur di non rimanere in prigione, Neal si offre come consulente a Peter per aiutare l’FBI nei suoi casi irrisolti, chiedendo come ricompensa la semilibertà. Sulle prime l’agente rifiuta, poi però capisce che l’esperienza di Caffrey nel settore potrebbe rivelarsi molto preziosa per risolvere le indagini della sua divisione.
Neal ottiene così il rilascio sotto la custodia di Burke e, pur tra alti e bassi, la loro partnership funziona così bene che Neal diviene un consulente fisso dell’FBI. Il ragazzo trova però difficile adattarsi al suo nuovo ruolo dall’altra parte della barricata, rischiando spesso di ricadere nelle vecchie abitudini; allo stesso modo, pur concedendogli molto credito, Peter non riesce mai a nutrire piena fiducia nell’operato di Caffrey, mostrandosi spesso sospettoso e prevenuto nei suoi confronti. La libertà ottenuta è indispensabile a Neal per scoprire dove sia finita Kate, la donna di cui è innamorato, e che dopo un ultimo colloquio in carcere è misteriosamente scomparsa.

È una serie un po’ diversa dalle solite che guardo di genere crime. In generale perché viene etichettata come “dramedy”, cioè un mix tra commedia e drama che mischia, appunto, due generi quasi agli antipodi ma che invece insieme funzionano bene. Il rapporto di lavoro/amicizia tra Neal Caffrey, falsario e ladro incorreggibile, e l’agente FBI Peter Burke si costruisce proprio grazie alle due anime della serie, spazia da momenti più tesi a battute di spirito leggere adatte a proporre al pubblico la natura un po’ “scanzonata” dello show e dello stesso protagonista, che nel corso di sei stagioni ha modo di mostrare diversi aspetti di sé pur restando, costantemente, lo stesso Neal Caffrey della prima puntata.
È una bella serie, interessante per due motivi: parla di arte, portando sul piccolo schermo opere e temi relegati a settori non così conosciuti/apprezzati; si concentra sulla contraffazione, su ogni tecnica capace di rendere “vero” un falso e farlo passare come autentico al 100%! Inutile dire che Caffrey è il migliore nel suo campo e non c’è assolutamente nulla che lui non sappia fare, come ha modo di dimostrare in ogni puntata, e ad arginare il suo genio criminale (o a dargli man forte quando si tratta di risolvere un caso) si adopera Peter Burke, agente della sezione FBI nota come White Collar il cui compito è sequestrare opere contraffatte e arrestare chi le ha realizzate.
Loro sono un duo che funziona bene, non abbastanza vicini da essere veri amici ma nemmeno distaccati e formali da mantenere un semplice rapporto da agente e consulente, in un’incertezza che rende i loro casi, e le conseguenze che questi hanno sul rapporto tra i due, sempre una possibile fonte di disaccordo e di inganno ai danni dell’altro. Ad aiutarli c’è tutta una successione di personaggi secondari, tra aiutanti e antagonisti, che fa spiccare ancora di più il lato borderline della serie, perché mettono in evidenza, da un lato, la precarietà del rapporto tra un agente e un truffatore e, dall’altro, quanto questo rapporto funzioni a meraviglia nel risolvere i casi.
Rispetto ai polizieschi classici, quindi, in questa serie ci si concentra più su crimini d’arte, riducendo al minimo i morti e le sparatorie, ma lo fa con un piglio comico che rende le diverse stagioni una continua sorpresa e che fa affezionare ai personaggi quasi senza nemmeno accorgersene.
L’unica pecca è, per forza di cose, l’aderenza dei due protagonisti al “modello” dei loro personaggi, con Neal che, nonostante i buoni propositi, non può smettere di essere un truffatore e Peter che, malgrado la stima nei suoi confronti, sarà sempre il poliziotto che gli dà la caccia.

È una serie da vedere se ancora non la conoscete! Io l’ho adorata, soprattutto per il personaggio di Mozzie, l’amico un po’ fissato di Neal, ma un genio della truffa impagabile 😊

A domani
Federica 💋