Lucifer

Buongiorno!!

Quest’oggi vi porto a scoprire una delle mie serie tv preferite, parzialmente sconosciuta da noi (credo abbiano trasmesso la prima stagione questo inverno, su Rai 2…) e che a fine Settembre riprenderà con la sua terza stagione dopo un season finale bomba 💣 Si tratta di Lucifer!

Titolo
Lucifer
Ideatori
Tom Kapinos
Soggetto
Mike Carey (fumetto), Neil Gaiman (personaggio)
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2016 —
Genere
Fantastico, drammatico, horror, poliziesco
Stagioni
2 —
Episodi
31
Lingua
Inglese
Cast
Tom Ellis, Lauren German, Kevin Alejandro, D. B. Woodside, Lesley-Ann Brandt, Scarlett Estevez, Rachael Harris, Tricia Helfer, Aimee Garcia

Il diavolo, annoiato e infelice come Signore degli Inferi, abbandona il suo regno insieme all’alleata Maze per la bellezza di Los Angeles, dove gestisce il proprio locale Lux.
In seguito alla misteriosa morte di una pop star, la quale è legata al diavolo attraverso un patto, Lucifer si immischia nell’indagine di polizia portata avanti da Chloe Decker, un’affascinante detective la cui anima è l’unica imperscrutabile per lui. Sebbene “invitato” dall’angelo suo fratello Amenadiel a tornare nel suo regno e criticato da Maze circa la comparsa di sentimenti terrestri, Lucifer continua a collaborare con Chloe nei vari casi cercando intanto di scoprire i segreti della ragazza e inevitabilmente affezionandosene, tanto da ricorrere a frequenti visite dalla terapista Linda Martin.

Dopo due stagioni l’angelo caduto più cattivo della storia si riconferma una fonte infinita di sorprese!
Non credo di avervi mai parlato del mio amore per questa serie tv che vede come protagonista assoluto il demone per eccellenza, il primo ribelle della storia biblica: Lucifer! Ebbene eccomi qui a raccontarvi di questa versione decisamente fuori dal comune del Re degli Inferi.
È una serie che gioca tanto con i doppi sensi, ad iniziare dalla città in cui è ambientata e dal contesto che si viene a creare attorno al protagonista. 

Lucifer è stanco di fare da guardia alle anime dei dannati, perciò abbandona l’Inferno e raggiunge la scintillante città di Los Angeles, dove tutti hanno la possibilità di costruirsi un nuovo inizio. E cosa potrà mai fare Lucifer nella città degli angeli? Ma è ovvio, fondare un night club chiamato Lux e diventare il centro della vita mondana e della gente che conta, nonché il più ricercato sex symbol!
Il personaggio interpretato da Tom Ellis è un mix esplosivo tra un aristocratico libertino inglese d’altri tempi e una spregiudicata rockstar tutta sesso, droga e rock’n’roll. Salvo che, tra tutte queste sfaccettature, il sesso e lo sfrenato divertimento sono le uniche due attività che lo interessano. Almeno finché una cantante che è legata a Lucifer da un patto non viene uccisa con un colpo di pistola proprio di fronte al Lux e al suo sconvolto proprietario.
È da questo omicidio che prende piede l’espediente narrativo più geniale della serie: con l’idea di scovare e condannare alle pene dell’Inferno l’assassino (letteralmente, perché intende spedircelo con le sue mani), Lucifer collabora come consulente della polizia, assistendo la riluttante detective Chloe Decker. Geniale, dicevo, perché da angelo ribelle e torturatore demoniaco, Lucifer si fa in quattro per risolvere ogni nuovo caso affidato alla detective, l’unica che, misteriosamente, è immune al potere persuasivo di Lucifer. Ma non solo, perché l’ex signore degli inferi risulta mortalmente vulnerabile se c’è lei nei paraggi!
Lucifer è una serie a metà tra il poliziesco, il paranormal e il drama, il tutto tenuto insieme dall’humor spinto e sopra le righe del protagonista, dalle stroncature che Chloe gli rifila, dal mistero che la avvolge e dalla caotica e imprevedibile città di Los Angeles. A fare da perno, poi, ci sono i personaggi: non solo Lucifer e Chloe, ma anche Linda, la psicologa che assiste l’ex demonio per aiutarlo a risolvere la crisi dovuta agli sconvolgimenti emotivi – la morte della cantante e poi la scoperta che anche il Diavolo in persona può morire se si trova vicino a una certa donna – che lo hanno segnato (le sedute di Lucifer sono tra le mie scene preferite, perché Linda cerca di farlo riflettere e di spingerlo ad affrontare i problemi e lui finisce per ribaltare i suoi consigli secondo come gli fa comodo e fare esattamente l’opposto di quello che lei intendeva!); Mazikeen, detta Maze, demone che ha seguito Lucifer sulla Terra e che è il suo braccio destro/guardia del corpo/consigliera inascoltata (Lesley-Ann Brandt è meravigliosa nell’interpretarla! Ha quel giusto mix tra irriverenza e caparbietà che rendono Maze un personaggio letale e adorabile); Amenadiel, fratello angelico di Lucifer, inviato per convincerlo a tornare all’Inferno e custodire le anime corrotte; Dan, ex marito e collega di Chloe, nonché il bersaglio preferito delle battute di Lucifer; e infine, Trixie, figlia di Chloe e Dan, che più di tutto riesce a mettere in crisi Lucifer.
Al momento, nelle due stagioni che la compongono, la serie si è concentrata sul legame tra Lucifer e la detective e su come questo influisca sulla “redenzione” del Diavolo (da torturatore a protettore delle vittime e degli indifesi), ma ha anche affrontato due temi niente male: la necessaria presenza di un re negli inferi (1ª stagione) e la presenza sulla Terra della Mamma, la divinità che con Dio ha “messo al mondo” tutti gli angeli, Lucifer compreso (2ª stagione), un’introduzione frizzante e che si presta a fraintendimenti davvero divertenti! E come non nominare il gran finale?!? Una puntata che promette di trasformare la serie in un grande spettacolo!

 

Io sono dipendente da questa serie, soprattutto perché adoro il personaggio di Lucifer!! E non vedo l’ora che ricominci 😍 Se siete rimasti senza nulla da guardare in questi giorni, io vi super consiglio questa serie!! Non deluderà!

Aspettate un attimo! Ma domani è già Ferragosto?! Cavoli!!
Cosa farete di bello? Siete da gita fuori porta o da grigliata classica? Da me sarà una campale per una cena in famiglia! Siamo sempre in tanti ed è provante, però adoro tutte le occasioni in cui ci riuniamo 😊 È un divertimento unico.

Passate due splendidi giorni, oggi e domani!
Federica 💋

Once Upon A Time

Ciao 😊

Anche oggi vi parlo di una serie tv, finita qualche settimana fa e che ha portato alla conclusione le trame e le avventure dei personaggi che l’hanno resa famosa e così seguita: C’era una volta…

Titolo
Once Upon A Time
Ideatori
Edward Kitsis, Adam Horowitz
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2011 –
Genere
Fantasy, drammatico, avventura, mistero
Stagioni
6 –
Episodi
133
Lingua
Inglese
Cast
Ginnifer Goodwin (Biancaneve/Mary Margaret Blanchard), Jennifer Morrison (Emma Swan/Salvatrice/Signora Oscura), Lana Parrilla (Regina Cattiva/Regina Mills), Josh Dallas (Principe James “Azzurro”/David Nolan), Jared S. Gilmore e Andrew J. West (Henry Daniel Mills/Autore), Robert Carlyle (Tremotino/Signore Oscuro/Coccodrillo/Bestia/Signor Gold), Raphael Sbarge (Grillo Parlante/Archibald “Archie” Hopper), Eion Bailey (Pinocchio/August Wayne Booth), Meghan Ory (Cappuccetto Rosso/Ruby), Emilie de Ravin (Belle/Lacey French), Colin O’Donoghue (Capitan Uncino/Killian Jones), Michael Raymond-James (Baelfire/Neal Cassidy), Sean Maguire (Robin Hood), Rebecca Mader (Perfida Strega dell’Ovest/Zelena)

Dopo sei lunghe stagioni, in cui è successo veramente di tutto, anche Once Upon A Time (C’era una volta) ha portato alla sua conclusione le storie della Salvatrice Emma Swann, dei suoi genitori (Biancaneve e il Principe Azzurro), di suo figlio Henry, della Regina Cattiva, di Tremotino e di tutti i personaggi che hanno attraversato questa serie tv.
Dopo oltre 100 episodi, un numero indefinito di sortilegi e di altrettanti tradimenti e nemici, le avventure della Salvatrice assumono uno scopo in questa stagione, ma se da un lato ci si prepara per la battaglia finale che Emma dovrà affrontare scoprendo le storie di Alladin e Jasmin, dall’altro questa corsa verso lo scontro decisivo riporta in vita dettagli e momenti delle passate stagioni che destabilizzano la comprensione di chi guarda e lo mettono alla prova con un test di memoria che non aiuta a godersi gli episodi e la trama. Troppa carne al fuoco, insomma, che trasforma i 22 episodi in un patchwork fin troppo grande e che richiede un enorme sforzo per ritrovarne i contorni e la trama di base della stagione.
Gli espedienti e le diverse problematiche da affrontare non sono diverse da quelle delle passate stagioni, tanto che verso il finale abbiamo addirittura un rewind e si ritorna alle difficoltà della prima stagione: fare in modo che The Savior (la Salvatrice, anche se qui è fuorviante il femminile perché nella versione inglese è unisex) creda nelle sue capacità e faccia la cosa giusta. L’unico aspetto interessante, per quello che mi riguarda, è l’approfondimento sulla vita di Rumplestiltskin (Tremotino), il mio personaggio preferito (nel bene e nel male delle sue azioni e delle sue decisioni). Interessante davvero il lavoro che è stato fatto su di lui e per lui, così che potesse crescere e maturare pur nella sua natura di perenne voltafaccia e nemico dei protagonisti principali.
Lontana dell’essere conclusa (hanno già messo in produzione una 7ª stagione incentrata su un Henry adulto e sul suo ritorno a Storybrooke grazie all’intervento della figlia – come ha fatto lui con Emma nella primissima puntata della serie), con la chiusura di questa stagione sono stati mandati in pensione tutti i protagonisti che mi hanno fatta affezionare alla storia, creando però una continuità grazie allo stratagemma che vi ho appena descritto: il figlio di turno implora il genitore, ignaro di essere tale, di tornare a Storybrooke perché la sua famiglia ha bisogno di aiuto. Efficace, ma potevano anche metterci un po’ più di fantasia.

Per me l’avventura con Once Upon A Time si è chiusa con la stagione, perché questi 22 episodi hanno provato e minato la mia voglia di continuare a seguire la serie. Visto che inizia un nuovo ciclo, mi ritiro insieme ai vecchi protagonisti.

Voi la seguite/seguivate? O l’avete scoperta oggi per la prima volta? Contrariamente al mio solito, vi consiglio di guardarla solo se ve ne appassionate fino allo sfinimento, perché purtroppo le ultime due stagioni mettono alla prova anche la fedeltà più cieca… E ve lo dice una Oncer (una fan della serie) più che convinta!

A presto
Federica 💋

The Get Down (Part Two)

Ciao 😊

Oggi torno a parlarvi di una serie tv marchiata Netflix, che nella sua prima parte si è rivelata un gran bella sorpresa! Pronti per un po’ di Get Down??

Ritorna nella sua seconda parte la serie che segue la nascita del movimento hip hop nella seconda metà degli anni ’70. Dopo gli avvenimenti della prima metà della stagione, in cui i diversi protagonisti si danno da fare per avere un proprio posto nella scena musicale, in questa seconda parte il gruppo dei Get Down Brothers, composto da Ezekiel, Shaolin Fantastic, Ra-Ra, Dizzee e Boo-Boo, e il trio Mylene Cruiz e le Soul Madonnas si trovano a dover gestire tutte le contraddizioni che la fama richiede per poter mantenere il proprio posto sulla cresta dell’onda.
Tra i compromessi e le difficoltà, i due gruppi si fanno strada nel Bronx e nella Manhattan degli anni ’70, tra abusi edilizi, spaccio di droga, concussioni politiche e un razzismo nascosto che mette in crisi tutti i sogni e le certezze dei personaggi, le stesse che sono state il motore della prima parte della serie. È una continua messa in discussione dei valori che li muovono, alla luce delle infinite possibilità di fare soldi, magari in modo non sempre legale ma sicuramente facile. E nessuno di loro ne esce indenne.
Nel corso delle cinque puntate tutti i personaggi vengono messi alla prova, spesso dimostrando che la realtà e i sogni sono incompatibili, come nel caso di Ezekiel e Shaolin, o che per essere realizzati richiedono un enorme prezzo da pagare, come purtroppo scopre Mylene.
Rispetto alla Part One, questa volta nella storia appaiono meno riferimenti agli eventi degli anni in cui è ambientata e di conseguenza nel montaggio cala anche la presenza di scene prese da riprese reali e originarie del periodo, ad eccezione dei riferimenti alla diffusione epidemica della droga. A fare da riempitivo vengono montati degli spezzoni in taglio fumettistico che, per i miei gusti, fanno perdere smalto alla serie, come se non avessero trovato altro per collegare i diversi momenti. È altrettanto vero che, se per me risultano un po’ raffazzonate, la particolarità di quelle scene è perfettamente in linea con la mentalità del periodo (negli anni ’70 il fumetto vive una specie di momento di gloria) e stempera la serietà dell’insieme, ricordando che la storia racconta di ragazzi giovani, già messi di fronte ai pericoli della vita, ma pur sempre attenti agli svaghi in voga tra quelli della loro età.
Tra le due parti ho sicuramente preferito la prima, perché si assiste alla resa dei conti: ognuno paga i suoi dazi e anche se tutto sembra andare per il meglio, prima o poi arriverà il conto da saldare, e quando arriverà sarà a caro prezzo.

Una serie che è partita bene ma che avrebbe sicuramente potuto dare di più…

Voi l’avete vista? O siete dei fan dell’hip hop? Per me è un genere assolutamente sconosciuto, perciò vi ascolto volentieri se ne sapete qualcosa!

A presto
Federica 💋

Penny Dreadful

Buongiorno 😊

Come state?? Spero sia andato tutto bene durante la mia assenza! Sto preparando un piccolo resoconto dei miei 7 giorni parigini ma nel frattempo vi porto a fare un giro in una serie tv ambientata qualche chilometro più a nord della capitale francese! Si va a Londra 😊

Titolo
Penny Dreadful
Ideatori
John Logan
Paese
Stati Uniti d’America, Regno Unito
Anno
2014-2016
Genere
Fantastico, horror, drammatico
Stagioni
3
Episodi
27
Lingua
Inglese
Cast
Eva Green, Josh Hartnett, Timothy Dalton, Harry Treadaway, Rory Kinnear, Billie Piper, Danny Sapani, Reeve Carney, Helen McCrory, Simon Russell Beale, Patti LuPone, Wes Studi

Trailer Prima Stagione

Trailer Seconda Stagione

Trailer Terza Stagione

La serie è una grande tragedia in tre atti, costruita con coerenza e in un crescendo di pathos, unito alla sempre maggiore profondità dei temi trattati. Questi passano dall’ovvio doppio mostro/umano a una riflessione sulla fede e su Dio, passando da quella a proposito del male come totalmente estraneo al bene e quindi come elementi divisibili e inconciliabili, da una sul rapporto familiare e su cosa determini la classificazione di una gruppo come “famiglia”. Altri temi affrontati sono l’analisi delle tendenze e le realtà sessuali come semplice appagamento di un desiderio fine a se stesso (che sia etero o omosessuale non importa), la vicinanza e la comunione spirituale di fronte agli stessi intenti, l’amore e la passione come un terreno incerto e che fa paura, le debolezze umane, la disparità tra uomo e donna e la differenza tra ciò che è accettato/accettabile e ciò che non lo è.
Ma la parte migliore è costituita dai personaggi e dal fatto che siano tutti estrapolati e riattualizzati (in un certo modo) dai romanzi ottocenteschi. I classici Frankenstein, Dracula, Dorian Grey, Henry Jekyll sono la base per lo sviluppo dei protagonisti principali. Sono figure, unite a quelle della medium e dell’uomo-lupo, che ricorrono nella letteratura del periodo e nei Penny Dreadful, libretti horror/macabri pubblicati a metà dell’800, e tutti presentano una personalità spaccata, a partire dai protagonisti principali. Vanessa Ives è l’incarnazione perfetta di tutti i temi che vi ho elencato, perché è combattuta tra la luce e l’oscurità, perché è così ricca di contraddizioni, paure e ferite che appare sin da subito incapace di seguire la strada giusta, quella che le impedirà di soccombere alle tentazione dell’oscurità e mettere il mondo in pericolo. È, tuttavia, una donna forte e combattiva, dolce con le anime solitarie e aliene alla società, ma profondamente critica e insicura se si tratta di se stessa. Trae la propria forza dal sostegno e dalla vicinanza di Ethan, Sir Malcom, Victor e Sembene (il tuttofare di Sir Malcom), perciò quando si separano la solitudine e le ferite causatele dalla crudeltà umana la rendono una facile preda del nemico, che sia Dracula o Satana non fa differenza. Eva Green è eccezionale nel dare vita a Vanessa, un personaggio estremamente mutevole e che richiede cambi di espressione e movimenti repentini, convulsi fin quasi al limite dell’elasticità umana.
Ethan Chandler è un americano perennemente in fuga: da se stesso, dalla sua famiglia e dal padre, dalle proprie responsabilità e soprattutto dalle conseguenze delle proprie azioni. Ha un carattere insicuro a causa del suo rifiuto di affrontare la propria natura e il senso di colpa che deriva dal non essere propriamente conscio delle proprie azioni, ma è anche attratto dall’oscurità e dall’idea che non possa vincerla, un aspetto di sé che trova stabilità grazie al rapporto con due donne: Brona Croft prima e Vanessa Yves poi. È il solo tra i protagonisti a mostrare il suo lato mostruoso in modo evidente e che nonostante tutto riesce a non perdere di vista la propria umanità e la propria coscienza. Josh Hartnett e la sua fisicità (è più alto di tutti gli altri attori) rendono bene la doppia natura di Ethan e la trasformazione in licantropo è fatta in modo tale da non perdere la sua fisionomia, lo trasfigura quasi come se il suo secondo aspetto fosse del tutto naturale, mentre la recitazione lo porta ad assumere atteggiamenti dimessi, in netto contrasto con la natura feroce del lupo ma che rendono alla perfezione il senso di colpa di Ethan, creando così un personaggio realista e più incline al riscatto rispetto alla stessa Vanessa.
Tutta la trama si sviluppa in modo lineare e coerente, intrecciando alla storia di Vanessa e Ethan quelle dei singoli personaggi e rendendola un’unica grande narrazione, in cui temi e metafore si richiamano a vicenda e nella quale la Londra di epoca vittoriana si fa cupa, nebbiosa e fredda. È una serie con scarse scene diurne e quelle presenti sono comunque poco luminose/soleggiate, il tutto contornato dagli elementi tipici della Seconda Rivoluzione Industriale, la forte presenza di macchinari automatici, dell’elettricità, del vapore, in una oscurità che caratterizza la mente e l’animo dei personaggi, ma anche l’attitudine negativa della società verso i poveri, i malati e i diversi. Come vi dicevo sono proprio i personaggi il punto di forza, anche perché giocano un ruolo magistrale nel creare empatia con chi guarda, mettendo in luce le debolezze, i pregi e i difetti che tutti loro hanno e che li rendono reali e umani.
Di Penny Dreadful ho adorato la continua messa in discussione delle certezze, del confine tra bene e male, tra ciò che è essere umano e ciò che è mostro, in una ridefinizione costante della realtà e dei suo significati. È una serie a tutto tondo, horror e letteraria insieme, con un pizzico di romanticismo che ha fatto gioire e soffrire il mio lato sdolcinato attraverso le storie dei personaggi, ma soprattutto con quella di Ethan e Vanessa, la “non-coppia” per eccellenza. Purtroppo il finale da “E vissero tutti felici e contenti…” è stato categoricamente escluso, il che mi ha portata a guardare l’ultimo episodio con le lacrime agli occhi e un groppo in gola. E non sono nemmeno riuscita a piangere!!! Il finale infatti, nonostante mi abbia spezzato il cuore per poi camminarci sopra, è stato giusto per le premesse che lo hanno preceduto. Per Vanessa e Ethan, ma anche per Malcom, Victor e gli altri personaggi (di cui non vi ho parlato per non tenervi qui a leggere fino a stasera…) non poteva esserci altro destino se non quello degli amanti tragici visto ciò che hanno affrontato e come sono cambiati nelle tre stagioni.

Una serie bellissima in cui il lieto fine sarebbe stato fuori luogo rispetto alla trama…
Però non mi avrebbe fatto schifo, anzi!! Al diavolo la coerenza e la verosimiglianza! I presupposti per il “Vissero felici e contenti” c’erano se solo avessero voluto seguire questo filone. Purtroppo così non è stato e adesso devo accontentarmi del finale giusto ma che spezza il cuore 😭

Voi che mi dite: conoscevate già questa serie? O la scoprite per la prima volta qui da me? Ditemi, che sono curiosa!!

A presto
Federica 💋

Mozart In The Jungle [3ª stagione]

Buongiorno 😊

Oggi torno a parlarvi di una serie tv che mi sta piacendo moltissimo e che ha fatto di Amazon un ottimo produttore, oltre a essere il maggior sito di e-commerce. Parlo, come avrete capito dal titolo, di Mozart in the Jungle, serie tratta da un’opera autobiografica e arrivata alla terza stagione!

Titolo
Mozart in the Jungle
Ideatori
Roman Coppola, Jason Schwartzman & Alex Timbers
Paese
Stati Uniti d’America
Anno
2014 –

Genere
Comedy-drama 

Stagioni
3

Episodi
30

Lingua
Inglese, Spagnolo

(Perdonate ma non c’è ancora un trailer italiano…)

Dopo una prima stagione improntata alla scoperta della musica classica attraverso il lavoro della New York Symphony Orchestra (con le novità introdotte dall’arrivo del un nuovo direttore Rodrigo de Souza, compresi i suoi metodi poco ortodossi per dirigere l’orchestra e i tentativi di far emergere il talento dell’oboista Hailey, sua assistente personale e secondo oboe dell’ensemble musicale) e una seconda, in cui la musica diviene l’arma nello scontro tra il sindacato dei musicisti e il consiglio di amministrazione della New York Symphony Orchestra e in quello sentimentale/lavorativo tra Rodrigo e Hailey, con la sua terza stagione la serie mette in chiaro alcuni degli aspetti lasciati in sospeso nel season finale del 2016 e dà definitivamente inizia a un nuovo ciclo, come se le stagioni fin qui prodotte non fossero che un preludio, una preparazione, agli sviluppi accadranno da adesso in avanti.
La narrazione si focalizza sempre sui due personaggi chiave della serie, il direttore d’orchestra Rodrigo de Souza e l’oboista Hailey, ricostruendo passo dopo passo il loro rapporto, prima attraverso la musica lirica, poi con il ritorno insieme nella Grande Mela e alla loro famiglia artistica, la New York Symphony Orchestra, in una continua dimostrazione che la musica, l’amore e la vita sono indivisibili ma che nessuno dei tre deve prevalere sugli altri e oscurarli, altrimenti viene meno la perfezione e il senso di completezza che sanno creare.
Ma se Hailey e Rodrigo sono i due personaggi in cui questa idea è ben evidente, e nei quali cerca di vincere l’equilibrio piuttosto che la supremazia di uno dei tre aspetti, la serie non si dimentica di riproporla anche per tutti gli altri membri dell’orchestra, creando un grande scenario in cui questa triade di elementi gioca a scombinare le loro esistenze, mettendo alla prova la loro capacità di sapersi ritagliare il proprio punto di equilibrio.
A fare da sfondo c’è ancora New York, la giungla metropolitana dove tutto si intreccia e si confonde, ma lo scenario così familiare alle altre stagioni riappare solo nella seconda metà degli episodi. Prima è l’italianissima Venezia ad accogliere quella che ultimamente è una delle mie coppie di finzione preferita, una città in cui Rodrigo e Hailey si trovano a ripercorrere la tradizione lirica come se il loro avvicinamento costituisse un ponte con il passato, con la tradizione, e il tentativo di stabilire la direzione da seguire da quel momento in avanti.
L’unica pecca che mi ha fatta storcere il naso è dovuta alle aggiunte italiane al cast per i primi episodi. Personalmente non amo molto né Christian de Sica né Monica Bellucci, perciò vederli così centrali mi ha un po’ delusa, soprattutto perché avrei visto altri attori “nostrani” ben più adatti a interpretare i loro ruoli… Per mia fortuna sono stati accantonati in fretta.

Ovviamente sono già in ansia per sapere quando uscirà la quarta stagione e scoprire cosa accadrà di nuovo 😊 Voi la conoscete o l’avete vista? Fatemi sapere!

A presto
Federica 💋